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L'ascesa dell'Impero Ottomano: Storia e Contesto del XIV e XV Secolo, Sintesi del corso di Storia Medievale

Riassunto capitolo 8 - L'islam nel Medievo

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 19/05/2021

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ISLAM TURCO, UN NUOVO APOGEO
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ISLAM TURCO, UN NUOVO APOGEO

Nel XIV e XV secolo il fatto determinante è la nascita e l’affermazione della potenza turca, quella degli Osmanli, che da vita all’Impero Ottomano. Ma in questa fine di Medioevo, la presenza Ottomana non deve fare tacere altre realtà notevoli come gli imperialismi europei e l’atonia che colpisce l’insieme del mondo arabo – musulmano.

1. Dal sultanato di Rum alla dominazione mongola Il sultanato di Rum, primo modello della futura Turchia Verso il 1080 il sultananto Selgiuchide di Rum ricopriva i due terzi dell’Anatolia, andava dal Caucaso alla costa occidentale della penisola. Per territorio, popolazione, mezzi, il sultanato è molto modesto, le stesse crociate che passano sulle sue terre indicano che il peggior pericolo in Turchia è la natura e non il nemico. Il sultanato alla morte di Suleyman, primo sultano, genera dispuse successorie che combinate con le agitazioni dei turkmeni impediscono al giovane stato di acquisire peso politico, gl istessi bizantini hanno con il sultanato relazioni pacifiche che si hanno con i sottomessi, inoltre in Turchia si riforniscono di mercenari, la stessa chiesa Bizantina afferma che è meglio vivere sotto i turchi che sotto i latini. Ancora nel XIII secolo la popolazione è a maggioranza cristiana, ne risultano insidiosi accostamenti che valgono al sultananto una fama di tiepidezza e persino di miscredenza da parte del mondo musulmano, dilaga il luogo comune che i turchi siano dei cattivi musulmani. Punti di forza e debolezze del sultanato di Rum Lo stato turco di Rum la cui triplice eredità amministrativa e culturale è turca, arabo-persiana e greca, non fu separato dal resto dell’Islam, i Selgiuchidi ripristinarono il sistema viario, l’iqta caratteristica dei Grandi Selgiuchidi non viene instaurata, favorendo l’insediamento di coltivatori e l’esistenza di un ceto rurale libero il cui modello è quello bizantino. La prosperità agricola era dovuta all’immigrazione di contadini greci e armeni la cui condizione nei paesi d’appartenenza andava degradandosi. Senza iqta l’esercito non disponeva di un arruolamento diretto, era composto da

I paesi turchi di fronte all’invasione mongola La fine del sultanato è frutto delle sue debolezze: un’altra crisi di successione e l’instabilità turkmena. I turkmeni refluiscono da Oriente, fuggendo ai primi attacchi mongoli, i confini rimangono quindi sguarniti e quindi nel 1242 l’invasione è totale. I mongoli non hanno intenzione di occupare il sultanato, vi stabiliscono una sorta di protettorato accompagnato da un tributo, le reti economiche rimangono intatte come la produzione agricola. Nel 1260 i mongoli vengono sconfitti da Baybars che viene chiamata in Turchia per essere eletto sultano, la reazione mongola è brutale, insediano un governo militare che elimina le istituzioni del sultanato, il sistema però degenera e beilicati di diversa dimensione diventano indipendenti soprattutto dopo il 1296, data alla quale possibile parlare della estinzione di fatto del sultanato di Rum.

2. Verso la nascita dell’impero Ottomano La Turchia dei beilicati I beilicati sono principati che hanno una forte colorazione turkmena e si sviluppano sotto l’occhio benevolo dei Mamelucchi. Questi beilicati fanno della lingua turca uno strumento letterario ed amministrativo ed hanno un ruolo simile alle taifas dell’al-Andalus. Il beilicato di Osmanli posto all’estremo nord- orientale dell’Anatolia è il solo a fronteggiare l’impero greco, il flusso turco verso l’Europa è ormai continuo anche se non sempre aggressivo. Approfittando delle guerre civile bizantine e delle conquiste serbe, che assorbono le forze imperiali in Europa, gli Osmanli conquistano le ultime terre greche in Anatolia, nel 1354 si impadroniscono dopo un violento terremoto delle coste del Mar di Marmara abbandonate dai bizantini. Il controllo sulla Tracia e la macedonia non sono diretti perché i beg portano avanti una politica indipendente che si traduce in un dominio relativamente pacifico. Primo tentativo di impero eurasiatico Il controllo dell’emirato Osmanli su buona parte della Tracia e

della Macedonia orientale non è diretto. I beg ghazi sono spesso tanto potenti da portare avanti una politica indipendente, cosa che si traduce in matrimoni incrociati con i cristiani e in un dominio relativamente pacifico dei contadini greci da parte dei capi turchi, tanto più autonomi poiché la crociata di Amedeo di Savoia del 1366 ha espugnato Gallipoli bloccando lo stretto davanti a Murad. Contro questa coalizione di beg si organizza nel 1370 il primo tentativo di “crociata balcanica” che raggruppa Greci, Bulgari, Serbi. Forse g qualche elemento Albanese. Murad I nel 1376 sottomette i beg della Tracia, della Macedonia e quelli di Adrianopoli facendola diventare capitale del regno. Conquista Serbia e Albania, popolazioni cristiane circostanti danno vita ad una coalizione che viene sconfitta nel 1389.

conto legiferando. L’Impero ottomano è dunque un raro caso di stato musulmano nel quale il sovrano detta le norme, il diritto si moltiplica e il suo insieme è garantito dal sultano, i cui poteri sono illimitati, egli è il legittimo proprietario dell’impero. I greci e i turchi designano il sultano come legittimo successore degli imperatori bizantini, per i musulmani il sultano rimane un capo militare e anche con la conquista dei paesi arabi del XVI secolo i sultani si accontentano di titoli puramente temporali: Grande Emiro, sono però legittimati anche religiosamente. Solo dal XVIII secolo

prendono il titolo di califfo, con carattere religioso, quando avvertono che la loro sovranità reale inizia a declinare. Dall’amministrazione alla coscienza del “popoli” Al centro del governo vi è il Gran Visir, unico ministro fino al XV secolo, poi sarà circondato da altri visir, lo aiutano i capi della cancelleria, della giustizia e delle finanze. Il popolo è composta da tributari siano essi musulmani, cristiani o ebrei, non sono legati alla terra ma viene ereditata la funzione quindi ogni ascesa sociale viene vietata, cristiani ed ebrei, zimmi, sono un po’ più tassati poiché devono pagare una tassa di capitazione simile al kharag, la suddivisione della popolazione avviene su base religiosa. La Rumelia, parte europea dell’impero, è all’80% cristiana, gli ottomani non hanno mai cercato di convertire i cristiani con la forza, ma convertirsi offre maggiori possibilità di ascesa sociale, mentre il sistema militare, la raccolta dei ragazzi, che da vita alla milizia dei giannizzeri, preleva i bambini dai 10 ai 13 anni dalle loro famiglie e gli educa severamente nella lingua turca e nella religione musulmana, non viene vissuta sempre come un’imposizione ma come mezzo di ascesa sociale. Anche le città sono un mezzo di acculturazione, i sultani vi deportano gruppi di origine diversa per promuovere un’islamizzazione più rapida che nelle campagne, producendo quel paesaggio umano tipicamente ottomano, che fino a epoca recente, in Bosnia, Albania o in Macedonia, opponeva campagne cristiane e città islamizzate.

4. Gli Occidentali a un Islam diviso Ruolo economico dello spazio Ottomano La presenza turca attira mercanti toscani e veneziani dal 1460 quando la situazione nei mari è più tranquilla dopo la caduta dell’impero bizantino, il commercio latino trionfa

in declino, lo sforzo bellico di fine secolo contro gli Ottomani finisce di rovinare il paese il cui tessuto economico e sociale andava disgregandosi e la cui dipendenza del mercato cristiano, analogamente a quanto accade per l’insieme dell’Islam mediterraneo, è sempre più grande. 5 Difficoltà e destini dell’islam verso la fine del Medioevo Riconversione economica e geopolitica del Vicino Oriente L’Egitto non perdeva la sua importanza commerciale, secondo Ibn Battuta i prodotti indiani diventavano meno sicuri nei mercati continentali, i saccheggi di Tamerlano e la presa di Costantinopoli indeboliscono ulteriormente i mercati del Mar Nero, della Cilicia e degli stretti. Siria ed Egitto rimangono mercati fiorenti, Venezia era di gran lunga dominante attraverso al mediazione di Creta, Genova commerciava soprattutto con la Siria il cotone. Questi mercati sono tutti però molto squilibrati, la vendita fornisce ai Mamelucchi l’essenziale delle loro risorse, cosa che rende Siria ed Egitto estremamente dipendenti dall’Occidente. L’Ifriquiya diventa nel XV secolo mercato sostitutivo dei circuiti non più operativi dell’Armenia e del Mar Nero, i genovesi cercano di penetrarvi ma i veneziani sono molto competitivi perché permettono ai sovrani maghrebini di commerciare visto che non hanno flotta. Addirittura per rispondere alla precisa necessità dell’Ifriquiya, Venezia decide di collegare regolarmente Alessandria e Beirut, il commercio veneziano risponde così alle esigenze private dello stato. Un Occidente musulmano allettante e minaccioso Maghreb diventa l’obiettivo principale di un’immigrazione andalusa iniziata da tempo, ma che segna sempre di più, da tripoli a Marocco, gli studi, la lingua, i costumi e le arti. Nel 1415, quando i Portoghesi si impadroniscono di Sebta, si può pensare che la Riconquista si possa espandere in tutto il Maghreb occidentale. Infatti, dopo la fiammata marinide degli anni 1347-1355 è senza dubbio la Tunisia a dominare. Nel XV secolo, nonostante una minore ricchezza e un riaffiorare dei disordini interni, l’Ifriquiyya, come l’Egitto, diventa un mercato sostitutivo dei circuiti non più operativi dell’Armenia e del Mar Nero. Mentre i Catalani e gli Aragonesi, rappresentano ormai una presenza declinante in

seguito ad un trattato poco vantaggioso, i Genovesi cercano di approfittare ma si scontrano contro una forte concorrenza veneziana. L’accordo rappresenta ormai un modello d tutti i successivi rinnovi che rendono Venezia sempre più indispensabile per i sovrani privi di flotta. Genova, al contrario, mal vista soprattutto a partire dalla fine del XIV secolo. I Genovesi tengono molto all’Africa e ci ritornano dopo ogni crisi, ma un accordo non si riesce a raggiungere. Non riesce ad approfittare dei suoi mercati perché non può beneficiare di trasporti sicuri e regolari. Venezia, invece, progetta e realizza, dal 1463, infatti, ha organizzato il convoglio (muda) di Barberia con l’obiettivo di collegare regolarmente il Maghreb e Alessandria. Questo convoglio però è in contrapposizione con le strutture del commercio veneziano che diventa decisamente privato. Il convoglio veneziano diventa così obiettivo degli Spagnoli mentre Maghreb continua a risultare indebolita. Dunque, fino a tutto il XV secolo, quando i Turchi fanno meno paura, l’immagine che danno i paesi dell’islam, da Oriente a Occidente, è quella di un forte contrasto tra un potente impero e un Islam occidentale in ritirata, forse destinata all’avidità latina, soprattutto a quella di un nuovo venuto nel Mediterraneo, la Spagna. CONCLUSIONE Due tratti essenziali, senza i quali sarebbe impossibile ricollegare l’Islam antico a quello dei nostri giorni:

  • Primo luogo, l’estrema diversità che caratterizza i paesi dell’Islam, con una cultura antica che non si spegne non viene ricoperta totalmente dall’islamizzazione, perché i musulmani non cercano di farlo
  • Secondo luogo, geopolitica del mondo musulmano medievale si ripercuote in quello moderno, precisi confini verso nord e ovest cosa che fa dell’Islam un fenomeno mediterraneo ed asiatico.