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L'Italia repubblicana (1945-2008) Barbagallo, Appunti di Storia Contemporanea

Riassunto dei primi due capitoli

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 15/12/2020

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L’Italia repubblicana
Dallo sviluppo alle riforme mancate (1945-2008)
1.La liberazione, la repubblica, la costituzione (1945-47)
La liberazione italiana dal fascismo, avvenuta nella primavera del’ 45, fu opera
degli eserciti alleati che risalendo la penisola incontrarono l’aiuto delle brigate
partigiane. Le forze estere manterranno la sovranità per altri due anni, fino alla
firma nel febbraio del ’47 con la quale l’Italia riacquisisce pienamente la propria
sovranità nazionale. Il paese si presenta estremamente eterogeneo al suo
interno in quanto furono diversi gli avvenimenti che segnarono le varie regioni
(vedi Nord/Centro la resistenza, Sud più moderato). La resistenza e la lotta
armata all’oppressore tedesco si configura come uno dei più alti riferimenti
morali del paese e punto focale per la ricerca dell’identità nazionale.
All’indomani della sconfitta fascista emergono sulla scena politico- sociale
nuovi soggetti che nell’Italia monarchica non trovavano spazio: si tratta della
porzione di popolazione non facente parte né della borghesia né
dell’aristocrazia votati ad un cambiamento radicale della società. Questo spirito
dovette però subito fare i conti con la mancanza di coesione nazionale e la
poca disponibilità che fin dai suoi esordi caratterizza lo stato italiano. A
complicare ulteriormente la situazione, negli anni che seguirono, si
aggiungeranno le tensioni delle due superpotenze USA e URSS. In seguito al
debellamento del pericolo fascista nascono in Italia numerosi partiti, che
proponendo strade alternative e spesso discordanti tra loro, propongono una
soluzione per quanto concerne i caratteri fondativi della nuova forma di Stato
nazionale. Troviamo il Partito socialista di Nenni, il Partito comunista di
Togliatti, la Democrazia Cristiana di Togliatti….
Nel giugno del ’45 furono i partiti appartenenti al CLN a formare il primo
governo dell’Italia liberata dovendo affrontare non pochi problemi e contrasti
sociali che emergevano a macchia d’olio sull’intero territorio nazionale. Anche
la convergenza di più partiti alla testa del paese impediva l’approvazione di
provvedimenti importanti in quanto era complicato trovare un punto di accordo
comune che causò giustappunto la caduta del governo nel dicembre del 1945.
Divenne presidente del consiglio Alcide De Gasperi che fondeva nella sua figura
le diverse tendenze cattoliche anche grazie ad uno stretto legame con la
Chiesa di Roma. In questo clima, in cui stava aleggiando anche la paura del
comunismo, gli italiani e le italiane dovevano recarsi alle urne sia per decidere i
membri dell’Assemblea Costituente, sia per esprimere la loro preferenza tra
Monarchia e Repubblica. Dopo vent’anni di mancate elezioni l’affluenza alle
urne è del 89% che a sua volta si divide tra un 54% di consenso per la
Repubblica (Nord/Centro) e un 46% a favore della Monarchia (Sud). Per quanto
riguarda invece l’assemblea costituente si affermano, con il 75% dei voti, i tre
partiti di massa (DC 35%, PSIUP 21% e PCI 19%). La scelta di Enrico De Nicola
come capo dello stato provvisorio, un monarchico liberale, voleva istillare un
sentimento di collaborazione pacifica in una Italia costantemente travagliata da
dissidi interni. Si affermava finalmente una nuova classe politica, che grazie al
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L’Italia repubblicana

Dallo sviluppo alle riforme mancate (1945-2008)

1.La liberazione, la repubblica, la costituzione (1945-47)

La liberazione italiana dal fascismo, avvenuta nella primavera del’ 45, fu opera degli eserciti alleati che risalendo la penisola incontrarono l’aiuto delle brigate partigiane. Le forze estere manterranno la sovranità per altri due anni, fino alla firma nel febbraio del ’47 con la quale l’Italia riacquisisce pienamente la propria sovranità nazionale. Il paese si presenta estremamente eterogeneo al suo interno in quanto furono diversi gli avvenimenti che segnarono le varie regioni (vedi Nord/Centro la resistenza, Sud più moderato). La resistenza e la lotta armata all’oppressore tedesco si configura come uno dei più alti riferimenti morali del paese e punto focale per la ricerca dell’identità nazionale. All’indomani della sconfitta fascista emergono sulla scena politico- sociale nuovi soggetti che nell’Italia monarchica non trovavano spazio: si tratta della porzione di popolazione non facente parte né della borghesia né dell’aristocrazia votati ad un cambiamento radicale della società. Questo spirito dovette però subito fare i conti con la mancanza di coesione nazionale e la poca disponibilità che fin dai suoi esordi caratterizza lo stato italiano. A complicare ulteriormente la situazione, negli anni che seguirono, si aggiungeranno le tensioni delle due superpotenze USA e URSS. In seguito al debellamento del pericolo fascista nascono in Italia numerosi partiti, che proponendo strade alternative e spesso discordanti tra loro, propongono una soluzione per quanto concerne i caratteri fondativi della nuova forma di Stato nazionale. Troviamo il Partito socialista di Nenni, il Partito comunista di Togliatti, la Democrazia Cristiana di Togliatti…. Nel giugno del ’45 furono i partiti appartenenti al CLN a formare il primo governo dell’Italia liberata dovendo affrontare non pochi problemi e contrasti sociali che emergevano a macchia d’olio sull’intero territorio nazionale. Anche la convergenza di più partiti alla testa del paese impediva l’approvazione di provvedimenti importanti in quanto era complicato trovare un punto di accordo comune che causò giustappunto la caduta del governo nel dicembre del 1945. Divenne presidente del consiglio Alcide De Gasperi che fondeva nella sua figura le diverse tendenze cattoliche anche grazie ad uno stretto legame con la Chiesa di Roma. In questo clima, in cui stava aleggiando anche la paura del comunismo, gli italiani e le italiane dovevano recarsi alle urne sia per decidere i membri dell’Assemblea Costituente, sia per esprimere la loro preferenza tra Monarchia e Repubblica. Dopo vent’anni di mancate elezioni l’affluenza alle urne è del 89% che a sua volta si divide tra un 54% di consenso per la Repubblica (Nord/Centro) e un 46% a favore della Monarchia (Sud). Per quanto riguarda invece l’assemblea costituente si affermano, con il 75% dei voti, i tre partiti di massa (DC 35%, PSIUP 21% e PCI 19%). La scelta di Enrico De Nicola come capo dello stato provvisorio, un monarchico liberale, voleva istillare un sentimento di collaborazione pacifica in una Italia costantemente travagliata da dissidi interni. Si affermava finalmente una nuova classe politica, che grazie al

ricambio generazionale, metteva in scena giovani provenienti da diversi partiti. Il governo di De Gaspari dovette affrontare numerose questioni spinose che erano del tutto normali all’indomani di un conflitto mondiale come la disoccupazione, violenze, delitti, contrasti politico/ideologici. Ad aggravare la situazione vi furono le dure condizioni del trattato di Parigi del 10 febbraio 1947 firmato da De Gasperi e Sforza: l’Italia perdeva gran parte dei territori del Friuli Venezia Giulia e numerose conseguenze militari. Il Papa, inoltre, inizia a esercitare forti pressioni nella DC affinché tagli i rapporti con i comunisti al governo. Queste verranno esaudite al ritorno del viaggio che De Gasperi effettuerà negli States (pochi giorni dopo la strage del 1 maggio del ’47 scoglie il governo e ne forma uno nuovo senza i partiti di sinistra). Coglie al volo l’occasione di stringere un rapporto privilegiato con la potenza egemone nel mondo occidentale vista come modello di democrazia. Nel frattempo il PSIUP da prova della sua fragilità interna dividendosi tra rivoluzionari (Nenni e il PSI) e i riformisti (Saragat e il PSLI). De Gasperi sa far confluire nella sua politica tutte le caratteristiche per la formazione di una repubblica democratica: la Chiesa cattolica, maggiori interessi economici, aspirazioni sociali di famiglie e lavoratori. Nel frattempo il lavoro per la stesura della carta costituzionale continua sotto la commissione di 75 costituenti che entrerà in vigore il 1 gennaio 1948. Essa esprimerà il nuovo ordine sociale e politico creando una rottura e l’innovazione rispetto al precedente, lo Statuto Albertino. Il potere è del popolo e i principi generali saranno quelli di libertà, eguaglianza, solidarietà e democrazia con l’affermazione della centralità della persona. Il collante tra i vari partiti (punto comune) sarà l’antifascismo. Il nuovo sistema politico doveva basarsi sulla collaborazione tra i partiti ma, vista la situazione internazionale sempre più delicata e conflittuale, questo progetto fallirà. Si formerà infatti un sistema caratterizzato dall’egemonia della DC in contrapposizione con il PCI escluso dal governo del paese (chiamata poi convenzio ad escludendum). Il desiderio di cambiamento, sentito da ogni singolo cittadino, troverà la sua massima espressione nel cinema che riuscirà ad esprimere tutti i desideri e le passioni di un Paese ancora sconvolto dagli avvenimenti degli ultimi decenni. Tra i maggiori troviamo Roma città aperta di Rossellini (1945), Ladri di biciclette. I protagonisti sono persone comuni, bambini, donne, contadini che con i loro personaggi trasmettono al pubblico le più intime e profonde verità della classe sociale più numerosa, il mutamento dei valori e dei comportamenti insieme al mutamento di volto delle campagne e delle città.

2.La ricostruzione, la guerra fredda, le premesse dello sviluppo

Il 18 aprile 1948 gli italiani si recano nuovamente alle urne e questa volta l’affluenza fu del 92% la quale esplicitò una preferenza maggioritaria per il partito della Democrazia Cristiana che si guadagnò così la maggioranza dei seggi parlamentari, eleggendo come Presidente della Repubblica Einaudi. La DC si poneva due obiettivi: il primo era quello di bloccare l’avanzata comunista vista la situazione interazionale, il secondo era l’alleanza, per dipiù riuscita, con i partiti di orientamento laico che rappresentavano i settori più influenti del

settori come quello siderurgico, cantieristico, meccanico, ecc che puntavano primariamente alla diminuzione della disoccupazione. ll clima di tensione che attraversava le campagne meridionali nell'immediato dopoguerra - soprattutto in Calabria e in Puglia - spinse il Governo a varare provvedimenti di riforma agraria, destinati a modificare l'assetto delle campagne italiane. Il 4 maggio 1950 venne approvata la "legge Sila", destinata alla Calabria, mentre nell'ottobre 1950 la "legge stralcio", che riguardava il comprensorio del Delta padano, Maremma tosco-laziale, Fucino, Campania, Puglia, Lucania, Molise e Sardegna. Gli obiettivi politici della riforma miravano a placare le tensioni sociali nelle campagne meridionali, cercando di mantenere la mano d'opera nelle attività agricole e di ricostruire un tessuto sociale ancorato alla campagna, partecipe e cointeressato alle sorti del sistema democratico repubblicano. Obiettivo della Dc era anche di eliminare le condizioni che favorivano il consenso al PCI e ai movimenti sindacali della sinistra da parte dei contadini poveri del Mezzogiorno. Il Mezzogiorno rimase, negli anni Cinquanta, al centro dell’interesse delle manovre politiche con l’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno: questo provvedimento si poneva l'obiettivo di favorire la realizzazione di opere di infrastrutture, di programmazione e di sostegno ai fini dello sviluppo delle regioni meridionali e di alcune aree depresse del Centro- nord. In questo clima di riforme e tensioni se ne acuisce un’altra: il conflitto bipolare. Gli USA decidono che il comunismo sia un nemico da debellare con le armi (il Piano Marshall provvedeva solo al benessere economico come antidoto) e per questo si avvia la fase del riarmo attraverso una “guerra psicologica”. Proprio in questa situazione essi premevano sul governo italiano, e in particolar modo alla DC, sul mettere fuori legge il PCI senza però mai venire soddisfatti in quanto non verrà mai violato il patto costituzionale che garantisce la libertà di espressione (obbiettivo per la DC sconfitta dell’avversario ma non la sua eliminazione). Se sul lato economico l’Italia risulta inserita pienamente nei cicli di sviluppo dell’economia, con una crescita costante del PIL, altrettanto non si può dire sulla condizione sociale che ancora non trovava pace (disoccupazione, condizioni edilizie, tasso di mortalità infantile più alto d’Europa e tenere alimentare basso). Due provvedimenti importanti vennero presi (anche se non risolsero i problemi sopra elencati): 1950 garanzia del posto di lavoro per le lavoratrici madri; 1952 “minimi” della pensione. Troviamo in questi anni il cosiddetto “sogno americano”, caratterizzato dall’espansione del benessere e dei consumi, in contrapposizione con il “mito sovietico” basato sull’attuazione del socialismo e il ritrovamento della pace. Nelle elezioni amministrative del 1951-52 è visibile un crollo, soprattutto al Sud, della DC e l’intensificarsi del consenso verso i partiti di estrema destra. Per ritrovare la stabilità De Gasperi propone una legge elettorale maggioritaria che elimina così il principio della rappresentanza proporzionale assegnando il 65% dei seggi della Camera alla coalizione di partiti che superava il 50%. Questo progetto scatenò un enorme opposizione anche se la sua approvazione

fu effettuata. Il risultato delle elezioni non fu favorevole per il partito che vede la sua sconfitta nell’eliminazione del timore di vincita comunista e nella mancata efficacia dei provvedimenti presi, facendo si che i voti si spostassero verso l’estrema destra o verso l’estrema sinistra. De Gasperi si vede quindi costretto a cercare una maggioranza parlamentare che lo sostenesse senza però trovarla.