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manuale di indologia
Tipologia: Appunti
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Civiltà:
e distinzione tra ciò che è mito e ciò che è visto come storia;
che furono scacciati da Skanda Gupta
- (^) La differenza rispetto alle religioni di rinuncia è che il dio supremo è al di sopra del principio della Rinascita e della Causalità morale, ed è totalmente immune ai poteri di qualsiasi altra entità o forza - (^) la finalità, invece, è la stessa e riguarda la non-rinascita - (^) la tecnica per raggiungere lo stato di liberazione consiste nel rimettersi alla misericordia del Dio, sperando nella sua grazia come dono totalmente immeritato e gratuito - (^) la bhakti adotta molte forme di venerazione ( puja ) di Dio, che prevedono l’immagine e il tempio - (^) il contributo duraturo del devozionalismo consiste nel concetto di grazia di Dio come forza che si sottrae alla ruota del samsara - (^) i culti religiosi confluiti nell’induismo non risalgono all’epoca successiva ai Maurya, ma sono molto più antichi e solo in questa fase assumono una forma letteraria - (^) ciò solleva la questione della religione della civiltà della Valle dell’Indo, le cui vestigia materiali sembrano richiamare quelle dell’induismo storico (in particolare per quel che riguarda il culto di Shiva e della Dea) - (^) la storia indiana procede per accrescimenti più che per rivoluzioni: la sua natura è perciò diversa da quella delle religioni bibliche, che si considerano sostanzialmente una negazione delle precedenti e rivendicano fedeltà esclusiva - (^) alla fine dell’epoca classica esisteva un variegato spettro di culti religiosi, e questo è il risultato del carattere incrementale della storia religiosa indiana e dell’assenza di un’istituzione religiosa unitaria preposta a definire l’ortodossia - (^) il potere monarchico trovo opportuno sostenere in una certa misura tutti i culti esistenti, anziché tentare di eliminarne alcuni: nell’India classica nessun regno aveva una religione di stato e tutte le sette erano tutelate dal sovrano indipendentemente dalla sue preferenze personali - (^) la tradizione vedica fu perpetuata in epoca classica dal Dharmashastra , la scienza della legge che illustrava i doveri religiosi degli ordini superiori della società (i cosiddetti “nati due volte”) - (^) dottrina delle quattro fasi dell’esistenza ( ashrama ), che costituisce l’adeguamento della tradizione vedica con gli ideali dei rinunzianti: - (^) il giovane facente parte delle caste dei “nati due volte”, dopo l’iniziazione diviene 1. brahamacharin: studioso del Veda e sottomesso a un precettore, detto guru 2. grihastha: capofamiglia, dopo le nozze 3. vanaprastha: vive da eremita nutrendosi dei frutti che raccoglie e meditando 4. sannyasin: asceta errante - (^) solo le prime due fasi sono obbligatorie per tutti i “nati due volte”, mentre le ultime due prevedono forme di rinuncia ascetica che presuppongono di aver precedentemente assolto ai doveri di capofamiglia - (^) ai libri della legge si aggiunge la Mimamsa , la scienza dell’esegesi del Veda, il cui fine è specificare i rituali prescritti dalle scritture cui devono attenersi i “nati due volte” - (^) la tradizione ascetica delle religioni di rinuncia è rappresentata in periodo classico dal grande filosofo Sankara , un bramano vissuto nell’ VIII secolo in India meridionale. La tradizione filosofica di cui è esponente è chiamata Vedanta (“fine dei Veda”) e afferma: - (^) esistenza e unicità dell’Assoluto (Brahman) - (^) identità dell’Assoluto con l’Io (Atman) - (^) illusione o inganno (Maya) del mondo fenomenico, che induce l’uomo comune a credere che le differenze tra le cose siano reali - (^) la filosofia si Sankara deve molto al buddhismo, ma a differenza di quello che nega l’esistenza di un’anima duratura, essa afferma la realtà dell’io. Essa diede grande contributo all’inquadramento del rinunziante nella tradizione brahmanica, favorendo il declino della dialettica buddhista in India - (^) in questo periodo emerse anche il devozionalismo, soprattutto nell’India meridionale, dove santi fedeli a Vishnu e Shiva contribuirono alla diffusione di una religione ricca di emotività, che aveva una forza d’attrazione sulle masse ben più vasta rispetto agli insegnamenti sul dharma e sulla rinuncia - (^) sebbene la devozione hindu sia orientata soprattutto su Shiva e Vishnu, in questo periodo si fa sempre più spazio il culto di Devi, la Grande Dea. - (^) su di essa è incentrato il tantrismo , che dev’essere considerato un quarto momento della storia religiosa indiana: si tratta di una forma di induismo esoterico praticata da iniziati di status elevato Diritto: - (^) nella civiltà indiana la legge è pluralistica e assume tre forme principali: - (^) Dharma : legge morale ed eterna, immutata e universale. Non è concepita come la volontà del Dio, ma come qualcosa che non conosce creazione né mutamento - (^) la prima fonte del Dharma sono i Veda , ma essi contengono inni agli dei e istruzioni per la celebrazione dei riti, e dicono ben poco in fatto di leggi morali. Per ricavare dai Veda un insieme di
testi sul dharma nacque una scienza esegetica che setacciò dalla massa testuale un certo numero di autentici precetti
- (^) una seconda fonte è la smriti , “ciò che si ricorda”: è legata ai testi post-vedici più esaurienti in questo campo del Veda. Questi testi comprendono i manuali in prosa del Dharma Sutra , e i successivi libri in versi di Manu e altri autori: l’insieme di questa lettaratura è il Dharmashastra - (^) consuetudine : si tratta di una serie di dharma che fanno riferimento alle stirpi, alle caste e alle regioni. Sono immutabili nel tempo e il diritto basato sulle consuetudini è vincolante, ma strettamente limitato alle persone di una certa stirpe, casta o regione - (^) le consuetudini non sono registrate in un libro: il Dharmashastra tiene conto della loro esistenza e ne rispetta l’autorità, ma data la natura locale e contingente non ha interesse a metterle per iscritto - (^) un’usanza si basa sul consenso e sulla memoria dei gruppi che la adottano, e si fa valere attraverso le assemblee che regolano i comportamenti a livello locale - (^) editto : si tratta delle leggi sancite dal re e finalizzate al bene del regno. Sono vincolanti e prevalgono sul Dharma e sulle consuetudini. Gli editti hanno validità nel regno ma non si cumulano a formare un corpus di leggi permanenti Scienza: - (^) alla fine dell’era vedica furono redatti manuali che contenevano regole sintetiche in prosa facili da memorizzare, dette sutra - (^) con questi testi formali e sintetici, aventi per oggetto vari aspetti del rituale vedico, nacquero le prime scienze - (^) le scienze vediche sono dette vedanga , “membra del Veda” e sono sei: 1. rituali (kalpa) 2. fonetica 3. metrica 4. etimologia 5. grammatica 6. astronomia - (^) nel sacrificio è data grande importanza al controllo del linguaggio dei mantra, poiché l’efficacia del rituale dipendeva proprio dalla precisione con cui questo era pronunciato. Per questo motivo sono ben quattro le scienze vediche che si occupano di questioni linguistiche, e l’analisi linguistica è il campo in cui la civiltà indiana era più avanti di qualsiasi altra - (^) oltre a queste scienze va ricordata, anche se non è presente nei vedanga, la medicina, chiamata Ayurveda (“Veda della vita), che trae origine da alcuni mantra dell’Atharva Veda ed elabora una propria letteratura. La sua teoria è molto simile alla teoria degli umori greca. - (^) Le scienze dell’India antica si svilupparono, dunque, a partire dall’attenzione per il rituale vedico. Quando esso passò in secondo piano, le scienze iniziarono a svilupparsi autonomamente, perdendo il legame con le scuole vediche. - (^) nel periodo classico gli indù riconoscono l’ortodossia di sei sistemi filosofici ( darshana ): - (^) non sono sistemi di conoscenza fini a sè stessi, ma dono orientati alla salvezza dell’anima 1. Nyaya (logica) 2. Vaisesika (atomismo) 3. Shankhya (evoluzionismo) 4. Yoga (meditazione) 5. Mimamsa (teoria del rituale e del dharma) 6. Vedanta (monismo) Arti e lettere: - (^) Purana (“Antichità”): vasti compendi di mito e dottrina indù che derivano dai racconti sulle gesta eroiche dei re antichi - (^) Mahabharata : poema epico più lungo del mondo che prende le mosse dalle narrazioni bariche sul regno dei Kuru - (^) Ramayana : narra la vicenda del re Rama di Ayodhya, considerato modello del principe virtuoso e avatara di Vishnu - (^) letteratura kavya (poesia cortese classica): la sua finalità è suscitare piacere estetico (rasa) - (^) cerca la bellezza più nella narrazione stessa che nella novità della storia, che è sempre notissima - (^) adotta un linguaggio elaborato e decorativo - (^) lo stile kavya si formò in epoca precedente ai Gupta - (^) il massimo esponente della letteratura kavya, a detta degli antichi, fu Kalidasa (vissuto alla corte di Chandra Gupta II)
- (^) l’indianizzazione fu sempre selettiva e trainata dalla domanda - (^) in questo periodo l’Asia sud-orientale fu influenzata anche dalla Cina. Gli europei definiscono questo crocevia di cultura indiana e cinese “ Indocina ”, sebbene si registrasse una maggiore efficacia dei modelli indiani rispetto a quelli cinesi (escluso il Vietnam) - (^) il periodo d’oro degli stati indianizzati iniziò ad appannarsi nel XIV secolo, ma il bagliore residuo dell’influenza artistica indiana si coglie in molte usanze culturali tuttora vive - (^) i prodotti culturali importati furono: - (^) buddhismo ( Theravada in Birmania e Thailandia; Mahayana altrove) e induismo - (^) studio del sanscrito, del pali e nascita di scritture di derivazione indiana - (^) letteratura favolistica basata sull’epica indiana e dei racconti buddisti dei Jataka - (^) architettura monumentale di Angkor Wat in Cambogia e dello stupa buddhista in Indonesia Medio Oriente e Europa: - (^) nell’epoca antica il principale veicolo di comunicazione tra l’India e i paesi più a ovest fu il commercio, non la religione - (^) il buddhismo, che si dimostrò la religione indiana più esporatbile, si diffuse in gran parte dell’Asia orientale e sudorientale; verso ovest invece si spinse in Afganistan ma non riuscì ad andare molto più in là - (^) il commercio si intensificò particolarmente a partire dal I sec d.C. - (^) la domanda indiana verso il Mediterraneo riguardava soprattutto oro, ma anche corallo rosso e vino - (^) i popoli Mediterranei invece importavano pietre preziose, perle, avorio e tessuti pregiati (l’India rappresentava una terra di lussi favolosi e prodotti di pregio) - (^) un altro elemento tipico del commercio antico è la vendita di cavalli e elefanti, fondamentali per gli eserciti - (^) nel 1800 lo schema degli scambi si modificò per effetto della rivoluzione industriale: l’India divenne una fonte di materie prime (soprattutto cotone) e l’Europa il luogo dove il cotone veniva trasformato, grazie alle macchine, in tessuti a basso costo che potevano essere spediti in India e venduti a prezzo più basso del cotone locale tessuto a mano. Tutto ciò era a svantaggio dell’India
- (^) i turchi provenienti dall’Asia centrale conquistarono Delhi nel 1206 ; i Mughal, anch’essi provenienti dall’Asia centrale e appartenenti al gruppo etnico-linguistico turco, nel 1526
Turchi: