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La civiltà dell india, Appunti di Letteratura

manuale di indologia

Tipologia: Appunti

2014/2015

Caricato il 13/08/2015

sabrina_serino
sabrina_serino 🇮🇹

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LA CIVILTA DELL’INDIA
T. R. Trautmann
Introduzione
Civiltà:
-Civiltà, ha due accezioni:
-indica una qualità (cortesia, raffinatezza, educazione)
-indica lo stile di vita di una particolare società. Ogni civiltà ha tre attributi:
1. una cultura comune: specifico insieme di credenze, valori e regole di comportamento
2. un complesso sistema sociale, dotato di gerarchia
3. un’area geografica
Indiani:
-sono coloro che formano la “civiltà indiana”
-non sono una “razza” perché dal punto di vista delle caratteristiche genetiche non sono né omogenei, né
riconoscibili rispetto agli altri
-la civiltà indiana nacque dalla combinazione di tre gruppi distinti, come indica il fatto che esistono tre
grandi famiglie linguistiche non imparentate tra loro:
1. famiglia indoaria: comprende hindi (lingua ufficiale della Repubblica dell’India) e urdu, parlate nel
bacino superiore del Gange. Tendenzialmente hindi e urdu sono parlati rispettivamente da hindu e
musulmani. I nomi di altre lingue indoarie sono legati alla rispettiva localizzazione regionale (punjabi,
gujarati etc.)Tutte queste lingue discendono dal sanscrito.
2. famiglia dravidica: presente in India già prima del sanscrito, ma di cui gli studiosi non sono riusciti a
stabilire la provenienza. Oggi le principali lingue dravidiche sono parlate nell’India meridionale
3. famiglia mhundha: giunta in India da est prima del sanscrito. Oggi le lingue mhundha sono parlate
da alcuni popoli tribali nell’India centrale.
-nel corso dei secoli i popoli indiani e le loro lingue si sono mescolati tra loro e ciò che definiamo “civiltà
indiana” è il risultato di questo amalgama
India:
-quando parliamo di India alludiamo alla civiltà indiana e
al suo paesaggio (che non ha confini immutabili, ma si
espande a seconda dell’espansione della civiltà) e non
alla Repubblica dell’India nata in seguito alla
dominazione britannica. Il territorio dell’India intesa
come civiltà comprende sette stati-nazione:
1. Repubblica dell’India
2. Pakistan
3. Bangladesh
4. Sri Lanka
5. Nepal
6. Buthan
7. Maldive
Storia della civiltà indiana
-la storia della civiltà indiana iniziò a essere studiata
durante il periodo coloniale britannico (1760 ca) da
studiosi europei dell’India e intellettuali indiani. Diede
vita a una narrazione diversa del passato indiano a
opera di due fattori:
-collegamento del passato antico dell’India con
quello di altre civiltà come quelle degli egizi, dei
caldei, dei greci e dei persiani;
-nuova lettura dei contenuti della letteratura sanscrita
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LA CIVILTA’ DELL’INDIA

T. R. Trautmann

Introduzione

Civiltà:

  • (^) Civiltà , ha due accezioni:
    • (^) indica una qualità (cortesia, raffinatezza, educazione)
    • (^) indica lo stile di vita di una particolare società. Ogni civiltà ha tre attributi:
      1. una cultura comune: specifico insieme di credenze, valori e regole di comportamento
      2. un complesso sistema sociale, dotato di gerarchia
      3. un’area geografica Indiani:
  • (^) sono coloro che formano la “civiltà indiana”
  • (^) non sono una “razza” perché dal punto di vista delle caratteristiche genetiche non sono né omogenei, né riconoscibili rispetto agli altri
  • (^) la civiltà indiana nacque dalla combinazione di tre gruppi distinti, come indica il fatto che esistono tre grandi famiglie linguistiche non imparentate tra loro: 1. famiglia indoaria : comprende hindi (lingua ufficiale della Repubblica dell’India) e urdu, parlate nel bacino superiore del Gange. Tendenzialmente hindi e urdu sono parlati rispettivamente da hindu e musulmani. I nomi di altre lingue indoarie sono legati alla rispettiva localizzazione regionale (punjabi, gujarati etc.)Tutte queste lingue discendono dal sanscrito. 2. famiglia dravidica : presente in India già prima del sanscrito, ma di cui gli studiosi non sono riusciti a stabilire la provenienza. Oggi le principali lingue dravidiche sono parlate nell’India meridionale 3. famiglia mhundha : giunta in India da est prima del sanscrito. Oggi le lingue mhundha sono parlate da alcuni popoli tribali nell’India centrale.
  • (^) nel corso dei secoli i popoli indiani e le loro lingue si sono mescolati tra loro e ciò che definiamo “civiltà indiana” è il risultato di questo amalgama India:
  • (^) quando parliamo di India alludiamo alla civiltà indiana e al suo paesaggio (che non ha confini immutabili, ma si espande a seconda dell’espansione della civiltà) e non alla Repubblica dell’India nata in seguito alla dominazione britannica. Il territorio dell’India intesa come civiltà comprende sette stati-nazione:
  1. Repubblica dell’India
  2. Pakistan
  3. Bangladesh
  4. Sri Lanka
  5. Nepal
  6. Buthan
  7. Maldive Storia della civiltà indiana
  • (^) la storia della civiltà indiana iniziò a essere studiata durante il periodo coloniale britannico (1760 ca) da studiosi europei dell’India e intellettuali indiani. Diede vita a una narrazione diversa del passato indiano a opera di due fattori:
    • (^) collegamento del passato antico dell’India con quello di altre civiltà come quelle degli egizi, dei caldei, dei greci e dei persiani;
    • (^) nuova lettura dei contenuti della letteratura sanscrita

e distinzione tra ciò che è mito e ciò che è visto come storia;

  • (^) fino al 1924 ebbe fortuna la “t eoria razziale della civiltà indiana ”, secondo la quale la civiltà indiana sarebbe sorta dallo scontro e dalla successiva mescolanza tra una razza civilizzata di pelle chiara e una razza barbarica di pelle scura;
  • (^) in seguito è stata scoperta la Civiltà della Valle dell’Indo , che veniva fatta risalire a un’epoca più remota. Da allora si distingue tra due civiltà: una costruita sopra l’altra. Sul rapporto tra le due gli esperti stanno ancora discutendo.
  • (^) nel suo lungo periodo di sviluppo la civiltà indiana ha ricevuto molti apporti forestieri attraverso i commerci, le guerre e i viaggi dei predicatori religiosi.
  • (^) la civiltà indiana si è trovata sulla direttrice di due grandi espansioni territoriali:
    • (^) quella dell’Islam
    • (^) quella dell’europa cristiana Cronologia della storia della civiltà indiana: Paesaggio della civiltà Indiana
  • (^) nome “India” deriva dal sanscrito sindhu , cioè “fiume” e per antonomasia indica il fiume Indo. Dal nome in sanscrito dell’Indo, attraverso persiani (che lo chiamavano “Hindush”) e greci (che lo chiamavano “Indos”), è derivata una serie di parole usate nella nostra lingua per indicare l’India, il suo popolo, la sua religione e la sua lingua.
  • (^) il paesaggio della civiltà indiana si divide in tre parti:
  1. Penisola del Deccan : il Deccan è un altopiano granitico molto antico (gli studiosi affermano che entrò in collisione con la massa dell’Eurasia creando l’Himalaya). Esso comprende molte catene montuose disposte parallelamente alle coste: i Ghat orientali e occidentali;
  2. Catena montuosa dell’Himalaya (che in sanscrito significa “dimora delle nevi”): è il territorio che divide l’India dal Tibet.
  3. Pianura indo-gangetica , formata dai bacini dell’Indo e del Gange, a cui si aggiunge più a est un terzo corso d’acqua: il Brahmaputra. E’ un’area fertile grazie al materiale alluvionale sedimentatosi nel corso delle ere geologiche, fatto di rocce erose trasformatesi in terriccio, e grazie ai fiumi che forniscono acqua per l’irrigazione. Clima:
  • (^) in India le precipitazioni sono stagionali
  • (^) il monsone è un vento umido che nei mesi estivi soffia dall’oceano Indiano in direzione nord-est, si riscalda, sale di quota e scarica la sua umidità sulla terraferma sotto forma di pioggia.
  • (^) il monsone fa sì che le precipitazioni si concentrino nella stagione delle piogge. Per questo motivo l’anno indiano è diviso non in 4 ma in 3 stagioni: dal 2500 al 1400 a.C. Albori della civiltà indiana dal 1400 al 500 a.C. Era Vedica dal 500 a.C. al 320 d.C. Nuove religioni e nuovi imperi dal 320 al 1200 d.C. Era classica dal 1200 al 1760 d.C. Dominio turco e Mughal dal 1760 al 1947 d.C. Dominio britannico dal 1947 a oggi formazione degli stati-nazione
  • (^) i principali prodotti agricoli erano frumento e orzo. Il riso era assente (forse coltivato in parte solo in Gujarat). Veniva coltivato anche il cotone, che è originario di questa regione e raggiunse il Mediterraneo molto più tardi.
  • (^) gli animali erano soprattutto zebù, pecore, capre e cammelli; mancavano invece cavalli e elefanti. I carri (con pesanti ruote massicce) erano probabilmente trainati da buoi.
  • (^) veniva utilizzata ancora la pietra, ma un inventario dei manufatti della civiltà dell’Indo evidenzia una vasta gamma di materiali utilizzati (alcuni dei quali non si trovano sul posto e pertanto sappiamo che le città della Valle dell’Indo avevano collegamenti commerciali con regioni anche distanti).
  • (^) tra i manufatti più interessanti troviamo dei sigilli rettangolari in steatite , che recano incisa un’immagine finemente lavorato di un animale (più raramente figure umane) e una breve iscrizione, in un sistema di lettura che non è ancora stato decifrato Religione:
  • (^) non sappiamo molto della religione di questa civiltà, anche perché non siamo ancora riusciti a decifrare le iscrizioni sui sigilli;
  • (^) c’è la forte tentazione di interpretare i reperti materiali che possediamo sulla Valle dell’Indo alla luce di ciò che sappiamo sull’induismo storico, partendo dall’assunto che tra i due vi sia continuità. Questa ipotesi richiede cautela, ma alcuni oggetti si prestano particolarmente a confermare l’idea che la religione di coloro che li hanno fabbricati abbia precorso alcune caratteristiche dell’induismo storico. Tre gruppi di oggetti sono di interesse per questa ipotesi:
    • (^) statuette in terracotta di donne abbondantemente ornate. Probabilmente si tratta di figure votive prodotte in massa per il culto popolare e la loro funzione era quella di favorire la fertilità (vi sono raffigurazioni simili anche in Asia occidentale e in Europa)
    • (^) sigilli, le cui raffigurazioni potrebbero riferirsi a divinità. Uno di essi è stato definito “proto-Shiva”, perché è raffigurato seduto con le piante dei piedi che si toccano, in una posizione yogica, e Shiva è chiamato anche “Signore degli yoga”; inoltre è circondato da due gazzelle, un bufalo, un rinoceronte, un elefante e una tigre e Shiva è anche chiamato “Signore degli animali”
    • (^) manufatti in pietra interpretabili come raffigurazioni convenzionali del fallo e della vulva. Questi possono essere associati alla pietra fallica - linga - che l’induismo considera sacra a Shiva. Origini, fine e lascito:
  • (^) la civiltà della Valle dell’Indo è un enigma, e tanto le sue origini quanto la sua sorte rappresentano dei punti interrogativi
  • (^) le datazioni al radiocarbonio indicano che la fase matura della civiltà va collocata tra il 2500 e il 1900 a.e.c.
  • (^) la civiltà della Valle dell’Indo, insieme a quelle del Tigri e dell’Eufrate e del Nilo costituisce una della civiltà più antiche del Vecchio mondo
  • (^) le vestigia delle città dell’Indo sono simili a quelle della Mesopotamia, ma ciò non è sufficiente a ipotizzare che gli urbanisti di questa civiltà provenissero proprio dalla Mesopotamia: è più probabile che i fondatori delle città dell’Indo provenissero dalle culture contadine dell’Età del bronzo
  • (^) le città della valle dell’Indo finirono intorno al 1900 a.e.c. benché molti degli insediamenti sopravvissero senza grandi mutamenti anche fino all’Età del ferro
  • (^) non sappiamo cosa ne provocò la fine e a riguardo ci sono due tipi di ipotesi:
    • (^) teorie dello “schianto” : si concentrano sulle evidenze di una grande catastrofe naturale (inondazione) o umana (invasione militare)
    • (^) teorie del “lamento”: fanno riferimento a cause ambientali (inaridimento) o endogene (stagnazione, perdita di fiducia).
    • (^) ciascuna di queste teorie, comunque, implica che il popolo dell’Indo non fosse in grado di opporre alcuna contromisura a una forza esterna soverchiante e di adattarsi alla nuova situazione. In ultima analisi, tutte le teorie riportano al nodo delle risorse interne, materiali e morali, di cui disponeva il popolo.
  • (^) questione delle possibili continuità tra la civiltà dell’Indo e l’India storica :
    • (^) alcuni studiosi hanno ipotizzato che la civiltà della Valle dell’Indo fosse stata creata dagli arii del Veda (insediatosi soprattutto lungo il fiume Saraswati), ma questa teoria presenta molte difficoltà: nella civiltà dell’Indo mancano totalmente reperti di cavalli e carri, presenti abbondantemente nei testi vedici
    • (^) probabilmente trascorsero diversi secoli prima che ricomparisse la scrittura e la vita urbana, con l’arrivo degli arii. Non sappiamo quali furono le sopravvivenze culturali della civiltà dell’Indo

L’era vedica

  • (^) il caso della civiltà del Veda è diametralmente opposto a quello della civiltà dell’Indo: se di quest’ultima, infatti, conosciamo solo i resti materiali, della civiltà vedica non conosciamo che pochissimi reperti archeologici ed è la loro letteratura religiosa (i Veda) a costituire una fonte utile per ricostituire la loro vita Il Rgveda:
  • (^) è l’opera più antica della letteratura vedica
  • (^) raccolta di 1028 inni , suddivisi in 10 libri
  • (^) gli inni sono rivolti principalmente ai deva (“i risplendenti”), tra questi:
    • (^) Dyaus Pita: il Dio Padre. Dalla sua unione con la Madre Terra è derivato il mondo
    • (^) Varuna: è il signore dell’ordine universale. Chi compie il male non ha speranza di fuggire ai suo mille occhi (divinità con carattere etico)
    • (^) Prajapat: il signore delle creature, che si fa uomo primigenio, sacrificandosi per dare vita al mondo fenomenico attraverso lo smembramento del proprio corpo
    • (^) Mitra: amico dei buoni e garante dei patti
    • (^) Agni: il dio Fuoco che divora l’offerta sacrificale e inoltra agli dei le offerte degli uomini
    • (^) Soma: nome di una bevanda inebrinate ricavata dal succo di una pianta, che diventa oggetto di importanti sacrifici
    • (^) Yama: primo uomo mortale, alla testa degli spiriti dei defunti riuniti nel mondo dei Padri
    • (^) Indra: vero eroe dei Veda, idealtipo del guerriero. Egli forgia il fulmine e uccide il demone Vitra. Regna sui deva e li guida in combattimento contro gli asura.
  • (^) le due grandi divinità dell’induismo, Shiva eVishnu, non sono che divinità minori nel Veda:
    • (^) Shiva è in questa fase Rudra l’Urlatore, un dio impulsivo che è meglio averlo propizio che doverlo supplicare
    • (^) Vishnu è un nano che compie tre passi giganteschi, conquistando agli dei la terra, l’aria e il cielo e relegando i demoni nel mondo degli inferi
  • (^) nozione di rita , simile al concetto di leggi di natura (con contenuto morale oltre che fisico). Il distacco dalle antiche consuetudine equivale a una deviazione dal rita e promuove il caos. L’ordine originario deve essere perennemente ripristinato, attraverso il sacrificio
  • (^) il culto degli arii è senza templi e senza immagini
  • (^) la religione vedica è basata sul sacrificio , che ripete l’atto iniziale della creazione compiuto da Prajpat.
    • (^) tre fasi:
      1. consacrazione dell’offerente: demarcazione di uno spazio sacro entro cui si predispone un altare e si accendono i fuochi. Offerente e sacerdote diventano misticamente un’unica persona e vengono purificati per poter accedere alla sfera sacra
      2. festa rituale: sul modello di una festa indotta per un ospite ario. Vengono offerti al fuoco doni come burro raffinato, latte, soma, palline di riso oppure carni. Gli dei o gli antenati che siedono invisibili sull’erba degustano l’offerta trasformata dal fuoco in forme più eteree
      3. sconsacrazione: abluzione, penitenza per gli eventuali errori commessi involontariamente e remunerazione dei sacerdoti. Questi atti hanno il fine di ripristinare la separazione tra i sacerdoti e gli offerenti
    • (^) due categorie:
      • (^) sacrificio domestico: più semplice e più arcaico. Per compierlo c’è bisogno soltanto del focolare domestico, acceso in occasione delle nozze dal capofamiglia che da quel momento ha il dovere di tenerlo sempre acceso
      • (^) sacrificio solenne: coinvolge diversi sacerdoti e si divide in tre grandi categorie:
        • (^) riti calendarci, legati al calendario lunare: riti del plenilunio e novilunio, di inizio delle stagioni etc.
        • (^) riti del soma
        • (^) riti riguardanti i sovrani: consacrazione reale, Bevanda della forza, Sacrificio del cavallo
    • (^) due livelli di importanza
      • (^) livello semplice: chi compie il sacrificio spera di ricavarne benefici terreni: lunga vita, figli maschi, ricchezza, speranza di entrare dopo la morte nel Mondo dei Padri
      • (^) livello filosofico: il sacrificio è un atto necessario per ricreare continuamente l’ordine dell’universo Popolo del Rgveda:
  • (^) il popolo del Rgveda è composto da allevatori e contadini
  • (^) l’aristocrazia si spostava su carri trainati da buoi (rispetto ai carri della Valle dell’Indo, però, le ruote erano a raggi, quindi più leggere)
  • (^) il Veda è costituito da quattro samitha , cioè “raccolte”:
    1. Rgveda: inni a lode degli dei, salmodiati dal sacerdote
    2. Yayurveda: a uso del sacerdote adhvaryu, adibito alle operazioni manuali richieste dal sacrificio
    3. Samaveda: composta per il sacerdote udgatar, che decamava gli inni sotto forma di canti
    4. Atharvaveda: miscellanea di formule magiche a scopo terapeutico (incantesimi d’amore, speculazioni filosofiche etc)
  • (^) ognuna di queste samitha diede vita a diverse scuole di sacerdoti preposti a perpetuare gli inni e le relative funzioni sacerdotali. Ciascuna di queste scuole compose un testo in prosa, detto brahmana , che esponeva il contesto rituale e il significato della raccolta di inni cui era collegato
  • (^) gli studi ulteriori sulle tradizioni sacre si sono sviluppati in due direzioni:
    • (^) Aranyaka (“trattati delle foreste”) e Upanishad (“insegnamenti esoterici”): direzione mistica e speculativa
    • (^) kalpa , escueza sistematica del rituale: dimensione tecnica e scientifica. Redatto in prosa sotto forma di regole criptiche (sutra)

Nuove religioni e nuovi imperi

  • (^) gli ultimi testi vedici, Aranyaka e Upanishad, contengono un’evoluzione teorica del sacrificio in senso filosofico
  • (^) la civiltà vedica entrò in crisi e si assistette al declino del regno del Kuru e Panchala e la fine della sua antica dinastia. Emersero nuovi re negli stati orientali , nella regione del medio Gange, e diedero vita a nuove forme di società e di stato che non trovavano più nella religione vedica una risposta adeguata
  • (^) i vecchi ideali eroici si affievolirono e gli individui, diversamente dalla fase precedente, non vedevano più nella società una parte dell’ordine divino ma un semplice prodotto umano e si trovavano, così, isolati Religioni di rinuncia:
  • (^) Affermarsi di nuove dottrine, che attribuiscono all’universo una struttura comprensibile, morale, imparziale e assolutamente giusta, in cui in un’altra vita se non in questa la virtù è sempre premiata e il male sempre punito - (^) Dottrina della Rinascita ( samsara ): ruota infinita di morte e risurrezione dell’anima in corpi sempre nuovi - (^) Dottrina della Causalità morale : l’elemento propulsore della trasmigrazione incessante sono le azioni ( karman ). A seconda del valore morale delle proprie azioni si è destinati a rinascere come essere superiore o inferiore - (^) Dottrina della Liberazione ( moksha- nirvana ): nuova concezione di salvezza, incentrata sulla liberazione permanente dal ciclo delle rinascite - (^) Dottrina delle Quattro Ere ( yuga ): il mondo è attraversato ciclicamente da 4 ere, che prendono il nome dal gioco dei dadi: Krita (4, lancio vincente), Treta (3), Dvpara (2) e Kali (1). A ogni nuova era il dharma perde un quarto dell’originaria perfezione. Noi viviamo in un’era kali.
  • (^) queste dottrine divennero gli assiomi di tutte le antiche filosofie indiane via via sviluppatesi
  • (^) esse sono presenti nello stato embrionale nelle Aranyaka e nelle Upanishad
  • (^) trovano espressione nei “Grandi enunciati”, una serie di sentenze memorabili che compendiano le più profonde verità della teoria del sacrificio e hanno orientamento spiccatamente monistico: - (^) “Io sono Brahman” o “Tu sei quello” esprimono l’identità tra anima individuale (A tman ) e anima del mondo ( Brahman ) - (^) “Non questo non quello” significa che il Brahman non va confuso con qualsiasi oggetto percepito con i sensi
  • (^) Questa nuova conoscenza tende a mettere in secondo piano l’adempimento esteriore del sacrificio per concentrare l’attenzione sul suo significato interiore. Ascetismo:
  • (^) nel contesto dei regni orientali del VI secolo si affermò la figura dell’asceta: shramana
  • (^) già nel Rgveda si parlava di “muni”, il silenzioso visionario che si lascia crescere i capelli e si aggira svestito
  • (^) lo shramana che rinuncia alla vita in società è però radicalmente anti-vedico : gli ideali del Veda, che impone di creare un figlio maschio per perpetuare il culto degli antenati, e quello dei rinunzianti che predicano il celibato si trovano chiaramente agli antipodi (il bramano e lo shramana sono nemici per natura, come il serpente e la mangusta)
  • (^) i rinunzianti proponevano diversi modi per sfuggire alla Rinascita e conquistare la Liberazione. Noi conosciamo solo tre delle molteplici dottrine che dovettero circolare al tempo:
  • (^) Movimento Ajivika, diffuso soprattutto in India meridionale: il percorso dell’anima da una esistenza all’altra obbedisce a un destino imperscrutabile (niyati), situato al di là delle possibilità di influenza umana;
  • (^) Gianismo, un tempo diffuso in tutta l’India e ora presente solo nel Gujarat e nel Karnataka: la luce originaria di tutti i viventi è offuscata dalla materia e qualsiasi atto (karma) perpetua questo vincolo appesantendo l’anima con ulteriore materia. La raccomandazione è quella di smettere di agire e questo assume forme radicali tra alcuni monaci, che rinunciano ad agire fino a lasciarsi morire per inedia. In questo ambito nacque anche il precetto di non nuocere ad altri esseri viventi (ahimsha), che poi si diffuse anche nel buddismo e nell’induismo.
  • (^) Buddhismo, recentemente scomparso dal subcontinente fatta eccezione per le regioni montuose periferiche, si diffuse in Afganistan, in Asia centrale e orientale e nello Sri Lanka. Ciò che ci lega alla ruota della Rinascita sono le brame egoistiche che ispirano le nostre azioni: se si rinuncia al desiderio si può continuare ad agire senza influenzare la propria Rinascita perenne. Il buddhismo si offre come via intermedia fra i due estremi dell’automistificazione ascetica (giainsimo) e della vita mondana (veda e ajivika) Ascesa del Magadha:
  • (^) al principio del V secolo la principale potenza dell’India settentrionale era il Kosala , che dominava il territorio alla confluenza tra il Gange e la Yamuna ed esercitava la propria supremazia anche su varie tribù ai margini settentrionali del regno (tra cui quella degli Shakya, che ha dato i natali a Siddhartha). Verso est si trovava poi Videha , che controllava una confederazione di tribù
  • (^) a sud del Gange sorgeva il regno di Magadha , che aveva un ruolo di secondo piano rispetto alla potenza di Kosala e Videha, ma finì con l’affermarsi su di esse ed estendere il proprio potere da una parte all’altra dell’India (326 a.e.c.).
  • (^) non sappiamo come ciò sia avvenuto, ma sappiamo che il re del Magadha era ambizioso e spietato
  • (^) dapprima conquistò Vidyhea e questo diede al regno il controllo della via del Gange
  • (^) la capitale fu trasferita da una roccaforte all’interno a una località sul corso del fiume: Pataliputra. Essa divenne il centro di comando di un impero in espansione e un grande emporio fluviale.
  • (^) la dinastia regnante era la dinastia Nanda
  • (^) in questo periodo (326 a.e.c.) Alessandro Magno, sconfitto l’imperatore persiano, spinse le sue truppe in India e raggiunse Taxila, dove il re locale lo accolse con solennità. In quella regione nord-occidentale gli stati erano più conformi al modello tribale vedico che non all’impero dei Nanda.
  • (^) Alessandro si scontrò con queste tribù e, seppur vittorioso, lo scontro con gli elefanti determinò grosse perdite in termini sia di uomini sia di morale delle truppe, che si rifiutarono di avanzare nel Punjab orientale.
  • (^) l’ammutinamento lo costrinse a tornare indietro La dinastia Maurya:
  • (^) dopo la morte di Alessandro Magno (321 a.e.c.), un avventuriero di nome Chandragupta Maurya devastò il Magadha ed estese il proprio dominio nel vuoto politico creato nel Punjab dalla ritirata di Alessandro
  • (^) arrivò in breve tempo ai confini con il regno dei Seleucidi
  • (^) i rapporti tra i due regni furono sempre pacifici
  • (^) dagli scritti di un ambasciatore di Seleuco, Megastene, conosciamo qualcosa di più del regno di Chandragupta:
  • (^) la popolazione è costituita da una massa contadina disarmata e intenta a coltivare la terra e un esercito mercenario con servitori personali
  • (^) Megastene traccia un quadro dell’India estremamente positivo (anche troppo)
  • (^) la massima estensione fu raggiunta con il terzo sovrano della dinastia: Ashoka (268- 231 a.e.c.): i confini comprendevano tutto il subcontinente (fatta eccezione per la parte meridionale), più alcuni territori occidentali ceduti da Seleuco e Orissa, conquistata dallo stesso Ashoka
  • (^) poiché era necessario che vi fosse collaborazione con le popolazioni locali, questi sovrani dovettero proteggere i culti locali e sappiamo che i Kushana patrocinarono il culto di Shiva e il buddhismo, ma anche numerose divinità iraniane.
  • (^) i Kushana, tuttavia, conservarono a lungo anche i simboli della propria identità centroasiatica: berretti appuntiti, giacche a coda di rondine (adatte alla cavalcatura), pantaloni ampi, stivali di feltro. Essi erano adatti al loro habitat ancestrale ma del tutto inadeguati alle calde pianure dell’India settentrionale
  • (^) da costoro la civiltà indiana importò ben poco a parte le tecniche di cavalleria che posero fine ai combattimenti con i carri (se le divinità vediche solcavano il cielo a bordo dei carri, i nuovi dei indù corrono in sella ai loro animali prediletti).
  • (^) favorendo le nascenti religioni popolari, le scienze e la poesia di corte, i popoli nomadi contribuirono significativamente alla formazione della cultura classica indiana Religione devozionale:
  • (^) la storia delle religioni vide un cambiamento di rotta:
  • (^) la religione vedica era imperniata sul sacrificio
  • (^) i culti antivedici avevano posto l’accento sulla rinuncia alla società
  • (^) i nuovi culti, per aprirsi alla partecipazione delle masse, posero l’accento sull’adorazione delle immagini divine nei templi, sulle offerte e le preghiere di gloria, sulla base della credenza che la grazia di Dio sia superiore alla giustizia automatica delle dottrine della Rinascita e della Causalità morale
  • (^) attraverso la grazia del Dio (Vishnu, Shiva o la Dea) che trascende lo schema della rinascita ci si può emancipare dagli effetti vincolanti delle azioni e ottenere più dei meriti
  • (^) il testo classico dell’induismo devozione è la Bhagavadgita , redatta nella forma di dialogo tra Arjuna e Krishna e inserita nel grande poema del Mahabharatha.
  • (^) il devozionalismo appare come una terza fase evolutiva delle idee religiose indiane, ma non è così: è più probabile che in India il culto delle immagini, la preghiera propiziatoria e la supplica, gli atti devozioni e l’dea di grazia risalissero già alla civiltà della Valle dell’Indo e venissero da sempre praticati negli ordini più umili della società. La novità di questo periodo è che esso si conquista una rispettabilità tra le classi colte (brahmani) e trova espressione letteraria in sanscrito
  • (^) l’induismo, quindi, è il risultato nella nuova combinazione tra sapere brahmanico e devozione popolare
  • (^) è in questo periodo che Vishnu e Shiva divennero ciò che sono oggi: i due centri gemelli dell’induismo
  • (^) le sette del buddhismo Mahayana importano l’idea di grazia con la dottrina dei bodhisattva (“Buddha a venire”), che per compassione donano i loro meriti sovrabbondanti a chi si rivolge loro con la preghiera
  • (^) persino le sette del più rigido buddhismo Theravada subiscono l’impulso devozionale, con l’adorazione delle immagini e le mete sacre di pellegrinaggio L’era classica (320-600 d.C.)
  • nel 320 la regione gangetica del Magadha tornò ad essere il centro di un impero in espansione, governato dalla dinastia Gupta
  • Chandra Gupta I (il “Gran re dei re”) ne fu il fondatore e il suo nome rimandava a quello dell’avventuriero Maurya che sei secoli prima si era impossessato del trono di Pataliputra
  • il figlio, Samudra Gupta, estese i confini d e l l ’ i m p e r o a t t r a v e r s o g u e r r e c h e g l i consentirono di annettere virtualmente tutti gli stati minori lungo il corso del Gange e della Yamuna e di assoggettare a tributi i regni di confine del Bengala, dell’Assam e del Nepal. I Gupta non cercarono mai di imporre il proprio dominio diretto sui regni del sud
  • Chandra Gupta II accrebbe ulteriormente il regno, ponendo fine al governo delle satrapie occidentali
  • durante il regno di Chandra Gupta II e di suo figlio Kumara l’India visse un’epoca di prosperità e ordine
  • nel 455 vi fu una prima ondata di invasione da parte degli huna provenienti dall’Asia centrale,

che furono scacciati da Skanda Gupta

  • (^) vi fu poi una seconda ondata di invasione che portò alla nascita di un impero nomade nel nord-ovest, che influenzò fortemente anche l’India centrale
  • (^) anche se il dominio dei Gupta resistette saldamente fino al 570, la disgregazione dell’impero fu provocata in gran parte dagli effetti diretti e indiretti della seconda invasione degli huna
  • (^) rispetto all’impero Maurya le cui province erano rette da principi nominati dal sovrano, i Gupta crearono una struttura meno centralistica e omogenea ed esisteva una varietà di rapporti tra le province e il potere monarchico Stato e società:
  • (^) i comportamenti degli indiani erano regolati in larga parte non dallo stato ma dal sistema delle caste
  • (^) ogni casta aveva la sua specializzazione lavorativa e il suo posto in una gerarchia basata sulla purezza
  • (^) le caste erano interdipendenti, ma separate fra loro da regole che limitavano i contatti reciproci (per timore che il meno puro contaminasse il più puro)
  • (^) in ogni casta un consiglio degli anziani vigilava sull’osservanza delle consuetudini
  • (^) si pensa spesso alle caste indiane come entità immutabili, ma non è così: la nascita di nuove caste o la divisione delle esistenti avviene in continuazione e anche i confini tra di esse si modificano lentamente. Ciò che non cambia è il sistema delle caste.
  • (^) il re indiano è custode di un ordine legale che non è stato lui a creare
  • (^) è un re che non legifera nel senso moderno del termine, ma è arbitro supremo nelle dispute
  • (^) quando gli veniva sottoposta una controversia, la decisione si basava sulle seguenti fonti:
  • (^) la legge sacra (dharma), a cui era dedicata una vasta letteratura: essa non aveva lo scopo di creare le leggi, ma di indicare il dovere religioso eterno, immutabile e trascendente
  • (^) le consuetudini ancestrali dei clan e delle caste
  • (^) gli usi del mercato
  • (^) l’editto regio che si basava sulle esigenze dello stato
  • (^) quando doveva prendere una decisione in cui dharma e consuetudini erano in conflitto, si presumeva decidesse in base alle seconde; le usanze del mercato prevalevano sul dharma e infine tutti e tre gli elementi potevano essere messi da parte in presenza di un editto regio
  • (^) il sovrano era libero di condurre gli affari di stato come meglio reputava
  • (^) il suo potere altrimenti dispotico andava però incontro a due tipi di limiti:
  • (^) sanzioni sovrannaturali: i brahmani incarnavano la suprema autorità sacra che era origine e legittimazione del potere regale. Quest’ultimo dunque doveva unirsi all’autorità dei brahmani sottomettendovisi
  • (^) considerazioni pratiche: attraverso il sistema delle caste la società era in gran parte capace di autoregolarsi con un ingerenza minima dello stato, finalizzato solo a ristabilire di tanto in tanto l’equilibrio. Dirimere le singole controversie toccava alla casta o al villaggio e il sovrano non poteva intervenire se non era chiamato in causa dalle parti. Egli poteva avviare un processo solo quando gli interessi del regno erano direttamente coinvolti La civiltà tardo classica (600- 1000):
  • il sistema politico dell’epoca successiva ai Gupta si articolò in cinque regioni principali, ciascuna delle quali dominata da un’unica dinastia con il proprio apparato statale 1.Harsa (regnava su un impero che comprendeva tutta la valle del Gange, ma che non seppe sopravvivere alla sua morte 2.Gurjara-Pratihara (dinastia Rajput) 3.Pala (sponda orientale del Gange) 4.Chalukya (alto Deccan occidentale) 5.Chola (sud-est)
  • questo assetto provocò una rivalità pressoché costante tra le varie potenze, ma l’equilibrio si rivelò stabile
  • (^) i genitori naturali, per non rimanere a loro volta senza offerte quando moriranno, devono avere altri figli maschi Posizioni delle religioni non vediche:
  • (^) buddhismo e gianismo affermano che sia gli uomini che le donne possono trovare la propria salvezza nella rinuncia alla vita familiare, ossia nella condizione monastica
  • (^) pur non essendo contrarie alla famiglia e alla casta, tendono a svuotarle del loro significato trascendente e a definire i rapporti familiari e sociali in termini di comportamento etico anziché di obblighi religiosi, e a considerarli propedeutici alla condizione più elevata del rinunziante
  • (^) anche l’induismo accoglie l’idea della rinuncia, ma la adegua alla norma della dimensione domestica, concependolo come uno stadio facoltativo che viene dopo l’assolvimento dei propri doveri di capofamiglia (vedi dottrina degli ashrama , stadi della vita) Eccezioni rispetto alla norma:
  • (^) casta alta/bassa : la regola di vita familiare fissata dal Dharmashastra ha a che vedere soprattutto con la formazione e la conservazione dei patrimoni immobiliari ed è la proprietà a fungere da principio organizzatore dei rapporti familiari. Nel caso dei poveri la vita familiare è strutturata in un modo più semplice:
  • (^) struttura nucleare
  • (^) matrimonio non combinato
  • (^) assenza del carattere patriarcale
  • (^) patrilinearità/matrilinearità : nonostante la grande diffusione della discendenza patrilineare, esistono diversi gruppi organizzati sul principio opposto, soprattutto nel sud
  • (^) esempio della famiglia Nayar (nel Kerala): gli uomini risiedevano nella famiglia di origine insieme a madri e sorelle e non coabitavano con le mogli, ma si recavano a far loro visita. Esse avevano spesso parecchi mariti che gli facevano visita in serate diverse, lasciando fuori casa il proprio scudo per informare gli altri della loro presenza. Il matrimonio aveva valenza più debole e in gran parte era questione di preferenze personali
  • (^) nord/sud : nel sud è permesso il matrimonio tra cugini incrociati, che è invece impossibile al nord
  • (^) esso consente di stipulare alleanze familiari perpetuate di generazione in generazione
  • (^) uno degli effetti è che per la ragazza si riduce la differenza fra famiglia di origine e famiglia acquista
  • (^) indù/musulmani : uno degli effetti dell’Islam fu di esportare nella consuetudine di una parte di musulmani che vivono in India uno schema di origine mediorientale che deriva dall’applicazione della legge islamica
  • (^) preferenza per i matrimoni non tra cugini incrociati (come per l’India meridionale) ma tra cugini patrilineari, cioè figli del fratello del padre. Questo contrasta con le prescrizioni del Dharmashastra , che proibiscono i matrimoni tra parenti stretti, soprattutto se si tratta di parentela patrilineare
  • (^) possibilità di divorziare e contrarre nuovo matrimonio
  • (^) schema ereditario diverso Strutture sociali:
  • (^) una famiglia si raggruppa con altre famiglie attraverso la forma prevalente di discendenza (patrilineare o matrilineare) formando stirpi o clan
  • (^) i clan sono esogami : i loro membri non si possono sposare tra loro perché imparentati in modo troppo stretto
  • (^) i brahmani sono suddivisi in 17 gotra , che discendono in via patrilineare dai saggi rishi che hanno ascoltato per primi i Veda e li hanno trasmessi agli uomini. Nessuno può sposare una donna sagotra , cioè appartenente allo stesso gotra
  • (^) le stirpi e i clan creano rapporti di alleanza con altre stirpi e clan attraverso i matrimoni
  • (^) questi gruppi di stirpi e clan vengono a formare una delle varie caste (jati )
  • (^) le caste sono sempre endogame : chi ne fa parte sposa una persona della sua stessa casta
  • (^) il matrimonio di una donna con un uomo di condizione superiore alla propria è consentito, mentre il caso opposto è oggetto di disapprovazione
  • (^) sistema delle caste ( jati )
  • (^) esistono migliaia di caste
  • (^) ciascuna casta ha un nome e il nome di una persona spesso segnala la sua appartenenza di casta
  • (^) ogni casta è generalmente associata a una particolare occupazione (anche se i membri della casta non son obbligati a svolgere quella occupazione)
  • (^) ogni casta prevede un’assemblea locale degli anziani che vigila sulla condotta dei suoi membri
  • (^) le norme comprendono limitazioni alle interazioni con i membri di altre caste, soprattutto riguardo a matrimonio e rapporti sessuali, e alla condivisione di cibo e bevande
  • (^) gli anziani possono imporre sanzioni e in casi estremi addirittura bandire coloro che violano le norme
  • (^) i rapporti tra le caste sono regolati da idee di impurità e contaminazione
  • (^) le secrezioni biologiche sono viste come fonti di impurità e necessitano di regole e prassi appropriate per l’eliminazione e per tenere a distanza le altrui impurità
  • (^) ambito familiare: regole di etichetta legate ai pasti, temporanea condizione di contaminazione in occasione della nascita o morte di un membro, provvisorio isolamento delle donne durante il ciclo
  • (^) ambito esterno: obbligo di ridurre al minimo i contatti fisici con membri delle caste inferiori
  • (^) Quattro Varna , già presenti nel Rgveda nel racconto della smembrazione di Prajapat
  1. brahmano: ha obbligo di insegnare i Veda, officiare i sacrifici e ricevere doni religiosi
  2. kshatrya: ha obbligo di proteggere gli altri
  3. vaisha: ha obbligo di produrre i mezzi materiali di sussistenza, attraverso agricoltura, allevamento e commercio
  4. shudra: escluso dallo studio del Veda e dal sacrificio, non può ricevere iniziazione e deve servire le altre caste
  • (^) rapporto tra jati e varna :
  • (^) il Dharmashastra afferma che gli jati sono stati generati dai varna attraverso matrimoni misti
  • (^) la teoria non va presa alla lettera e la trattazione del Dharmashastra offre un quadro molo distante da quello reale
  • (^) gli jati sono perlopiù concepiti come parte di questo o quel vara
  • (^) i varna dei brahmani, degli kshatrya e dei vagisca (“nati due volte”) sono una minoranza della popolazione
  • (^) la stragrande maggioranza della popolazione è formata da caste di shudra, più o meno impure
  • (^) la trattazione de
  • (^) in epoca moderna le caste sono cambiate ma tutt’altro che scomparse: ciò che è cambiato è che non esiste più come tale il sistema delle caste, le quali sono diventate ormai simili a gruppi di persone rivali Sistemi politici:
  • (^) il potere politico nell’ambito della tribù era ampiamente distribuito nella classe dei guerrieri che possedeva i mezzi per combattere
  • (^) la varietà delle forme di organizzazione politica si collocava tra due estremi:
  • (^) raja : monarchia
  • (^) sanga : repubbliche tribali (che si identificavano con determinate popolazione e non territori). Non si tratta di monarchie perché le decisioni sono prese dall’élite, ma nemmeno di monarchie (è qualcosa di simile all’antica repubblica romana)
  • (^) le religioni antivediche mostrano una preferenza per il sanga, mentre il brahmanesimo mostra una spiccata preferenza per la monarchia
  • (^) le repubbliche tribali erano società complesse ma avevano un sistema di classi sociali a due livelli: raja (capi) e dasa (schiavi); le monarchie avevano complessità sociale maggiore e un sistema di classi coincidente con i quattro varna
  • (^) l’ Arthashastra (trattato sull’arte di governo) è scritto nella prospettiva della monarchia, ma dedica un intero capitolo ai sanga e a come il re debba rapportarsi a essi.
  • (^) a lungo andare la monarchia ebbe la meglio sulla repubblica tribale di cui dopo il periodo Gupta si perse traccia
  • (^) uno dei tratti più spiccati delle monarchie era costituito dalle tendenze espansionistiche
  • (^) ciò aiuta a spiegarne il successo rispetto ai sanga, la cui capacità di annettere territori era limitata dalla forma di governo tribale, che consentiva di assorbire le popolazioni conquistate solo trasformandole in schiavi
  • (^) le diverse concezioni della monarchia si ritrovano in vari tipi di testi che si possono associare a forme politiche di epoche diverse:
  • (^) Mahabharata : ideale eroico, in cui il re è prima di tutto un capo militare, eletto spesso alla vigilia della battaglia e in tempo di pace aveva pochissimi poteri e prerogative. Era poco più che un “primo tra pari”
  • (^) Arthashastra : composto in epoca successiva ai Maurya, in esso la nuova arte di governo che emerge ha un atteggiamento freddamente razionalistico. Due dottrine:
  • (^) Quattro mezzi : il sovrano dispone di quattro mezzi per risolvere un problema
  1. conciliazione
  2. doni
  3. discordia
  4. forza (all’ultimo posto non perché ritenuta malvagia, ma perché quando la si usa bisogna mettere in conto delle perdite)

- (^) La differenza rispetto alle religioni di rinuncia è che il dio supremo è al di sopra del principio della Rinascita e della Causalità morale, ed è totalmente immune ai poteri di qualsiasi altra entità o forza - (^) la finalità, invece, è la stessa e riguarda la non-rinascita - (^) la tecnica per raggiungere lo stato di liberazione consiste nel rimettersi alla misericordia del Dio, sperando nella sua grazia come dono totalmente immeritato e gratuito - (^) la bhakti adotta molte forme di venerazione ( puja ) di Dio, che prevedono l’immagine e il tempio - (^) il contributo duraturo del devozionalismo consiste nel concetto di grazia di Dio come forza che si sottrae alla ruota del samsara - (^) i culti religiosi confluiti nell’induismo non risalgono all’epoca successiva ai Maurya, ma sono molto più antichi e solo in questa fase assumono una forma letteraria - (^) ciò solleva la questione della religione della civiltà della Valle dell’Indo, le cui vestigia materiali sembrano richiamare quelle dell’induismo storico (in particolare per quel che riguarda il culto di Shiva e della Dea) - (^) la storia indiana procede per accrescimenti più che per rivoluzioni: la sua natura è perciò diversa da quella delle religioni bibliche, che si considerano sostanzialmente una negazione delle precedenti e rivendicano fedeltà esclusiva - (^) alla fine dell’epoca classica esisteva un variegato spettro di culti religiosi, e questo è il risultato del carattere incrementale della storia religiosa indiana e dell’assenza di un’istituzione religiosa unitaria preposta a definire l’ortodossia - (^) il potere monarchico trovo opportuno sostenere in una certa misura tutti i culti esistenti, anziché tentare di eliminarne alcuni: nell’India classica nessun regno aveva una religione di stato e tutte le sette erano tutelate dal sovrano indipendentemente dalla sue preferenze personali - (^) la tradizione vedica fu perpetuata in epoca classica dal Dharmashastra , la scienza della legge che illustrava i doveri religiosi degli ordini superiori della società (i cosiddetti “nati due volte”) - (^) dottrina delle quattro fasi dell’esistenza ( ashrama ), che costituisce l’adeguamento della tradizione vedica con gli ideali dei rinunzianti: - (^) il giovane facente parte delle caste dei “nati due volte”, dopo l’iniziazione diviene 1. brahamacharin: studioso del Veda e sottomesso a un precettore, detto guru 2. grihastha: capofamiglia, dopo le nozze 3. vanaprastha: vive da eremita nutrendosi dei frutti che raccoglie e meditando 4. sannyasin: asceta errante - (^) solo le prime due fasi sono obbligatorie per tutti i “nati due volte”, mentre le ultime due prevedono forme di rinuncia ascetica che presuppongono di aver precedentemente assolto ai doveri di capofamiglia - (^) ai libri della legge si aggiunge la Mimamsa , la scienza dell’esegesi del Veda, il cui fine è specificare i rituali prescritti dalle scritture cui devono attenersi i “nati due volte” - (^) la tradizione ascetica delle religioni di rinuncia è rappresentata in periodo classico dal grande filosofo Sankara , un bramano vissuto nell’ VIII secolo in India meridionale. La tradizione filosofica di cui è esponente è chiamata Vedanta (“fine dei Veda”) e afferma: - (^) esistenza e unicità dell’Assoluto (Brahman) - (^) identità dell’Assoluto con l’Io (Atman) - (^) illusione o inganno (Maya) del mondo fenomenico, che induce l’uomo comune a credere che le differenze tra le cose siano reali - (^) la filosofia si Sankara deve molto al buddhismo, ma a differenza di quello che nega l’esistenza di un’anima duratura, essa afferma la realtà dell’io. Essa diede grande contributo all’inquadramento del rinunziante nella tradizione brahmanica, favorendo il declino della dialettica buddhista in India - (^) in questo periodo emerse anche il devozionalismo, soprattutto nell’India meridionale, dove santi fedeli a Vishnu e Shiva contribuirono alla diffusione di una religione ricca di emotività, che aveva una forza d’attrazione sulle masse ben più vasta rispetto agli insegnamenti sul dharma e sulla rinuncia - (^) sebbene la devozione hindu sia orientata soprattutto su Shiva e Vishnu, in questo periodo si fa sempre più spazio il culto di Devi, la Grande Dea. - (^) su di essa è incentrato il tantrismo , che dev’essere considerato un quarto momento della storia religiosa indiana: si tratta di una forma di induismo esoterico praticata da iniziati di status elevato Diritto: - (^) nella civiltà indiana la legge è pluralistica e assume tre forme principali: - (^) Dharma : legge morale ed eterna, immutata e universale. Non è concepita come la volontà del Dio, ma come qualcosa che non conosce creazione né mutamento - (^) la prima fonte del Dharma sono i Veda , ma essi contengono inni agli dei e istruzioni per la celebrazione dei riti, e dicono ben poco in fatto di leggi morali. Per ricavare dai Veda un insieme di

testi sul dharma nacque una scienza esegetica che setacciò dalla massa testuale un certo numero di autentici precetti

- (^) una seconda fonte è la smriti , “ciò che si ricorda”: è legata ai testi post-vedici più esaurienti in questo campo del Veda. Questi testi comprendono i manuali in prosa del Dharma Sutra , e i successivi libri in versi di Manu e altri autori: l’insieme di questa lettaratura è il Dharmashastra - (^) consuetudine : si tratta di una serie di dharma che fanno riferimento alle stirpi, alle caste e alle regioni. Sono immutabili nel tempo e il diritto basato sulle consuetudini è vincolante, ma strettamente limitato alle persone di una certa stirpe, casta o regione - (^) le consuetudini non sono registrate in un libro: il Dharmashastra tiene conto della loro esistenza e ne rispetta l’autorità, ma data la natura locale e contingente non ha interesse a metterle per iscritto - (^) un’usanza si basa sul consenso e sulla memoria dei gruppi che la adottano, e si fa valere attraverso le assemblee che regolano i comportamenti a livello locale - (^) editto : si tratta delle leggi sancite dal re e finalizzate al bene del regno. Sono vincolanti e prevalgono sul Dharma e sulle consuetudini. Gli editti hanno validità nel regno ma non si cumulano a formare un corpus di leggi permanenti Scienza: - (^) alla fine dell’era vedica furono redatti manuali che contenevano regole sintetiche in prosa facili da memorizzare, dette sutra - (^) con questi testi formali e sintetici, aventi per oggetto vari aspetti del rituale vedico, nacquero le prime scienze - (^) le scienze vediche sono dette vedanga , “membra del Veda” e sono sei: 1. rituali (kalpa) 2. fonetica 3. metrica 4. etimologia 5. grammatica 6. astronomia - (^) nel sacrificio è data grande importanza al controllo del linguaggio dei mantra, poiché l’efficacia del rituale dipendeva proprio dalla precisione con cui questo era pronunciato. Per questo motivo sono ben quattro le scienze vediche che si occupano di questioni linguistiche, e l’analisi linguistica è il campo in cui la civiltà indiana era più avanti di qualsiasi altra - (^) oltre a queste scienze va ricordata, anche se non è presente nei vedanga, la medicina, chiamata Ayurveda (“Veda della vita), che trae origine da alcuni mantra dell’Atharva Veda ed elabora una propria letteratura. La sua teoria è molto simile alla teoria degli umori greca. - (^) Le scienze dell’India antica si svilupparono, dunque, a partire dall’attenzione per il rituale vedico. Quando esso passò in secondo piano, le scienze iniziarono a svilupparsi autonomamente, perdendo il legame con le scuole vediche. - (^) nel periodo classico gli indù riconoscono l’ortodossia di sei sistemi filosofici ( darshana ): - (^) non sono sistemi di conoscenza fini a sè stessi, ma dono orientati alla salvezza dell’anima 1. Nyaya (logica) 2. Vaisesika (atomismo) 3. Shankhya (evoluzionismo) 4. Yoga (meditazione) 5. Mimamsa (teoria del rituale e del dharma) 6. Vedanta (monismo) Arti e lettere: - (^) Purana (“Antichità”): vasti compendi di mito e dottrina indù che derivano dai racconti sulle gesta eroiche dei re antichi - (^) Mahabharata : poema epico più lungo del mondo che prende le mosse dalle narrazioni bariche sul regno dei Kuru - (^) Ramayana : narra la vicenda del re Rama di Ayodhya, considerato modello del principe virtuoso e avatara di Vishnu - (^) letteratura kavya (poesia cortese classica): la sua finalità è suscitare piacere estetico (rasa) - (^) cerca la bellezza più nella narrazione stessa che nella novità della storia, che è sempre notissima - (^) adotta un linguaggio elaborato e decorativo - (^) lo stile kavya si formò in epoca precedente ai Gupta - (^) il massimo esponente della letteratura kavya, a detta degli antichi, fu Kalidasa (vissuto alla corte di Chandra Gupta II)

- (^) l’indianizzazione fu sempre selettiva e trainata dalla domanda - (^) in questo periodo l’Asia sud-orientale fu influenzata anche dalla Cina. Gli europei definiscono questo crocevia di cultura indiana e cinese “ Indocina ”, sebbene si registrasse una maggiore efficacia dei modelli indiani rispetto a quelli cinesi (escluso il Vietnam) - (^) il periodo d’oro degli stati indianizzati iniziò ad appannarsi nel XIV secolo, ma il bagliore residuo dell’influenza artistica indiana si coglie in molte usanze culturali tuttora vive - (^) i prodotti culturali importati furono: - (^) buddhismo ( Theravada in Birmania e Thailandia; Mahayana altrove) e induismo - (^) studio del sanscrito, del pali e nascita di scritture di derivazione indiana - (^) letteratura favolistica basata sull’epica indiana e dei racconti buddisti dei Jataka - (^) architettura monumentale di Angkor Wat in Cambogia e dello stupa buddhista in Indonesia Medio Oriente e Europa: - (^) nell’epoca antica il principale veicolo di comunicazione tra l’India e i paesi più a ovest fu il commercio, non la religione - (^) il buddhismo, che si dimostrò la religione indiana più esporatbile, si diffuse in gran parte dell’Asia orientale e sudorientale; verso ovest invece si spinse in Afganistan ma non riuscì ad andare molto più in là - (^) il commercio si intensificò particolarmente a partire dal I sec d.C. - (^) la domanda indiana verso il Mediterraneo riguardava soprattutto oro, ma anche corallo rosso e vino - (^) i popoli Mediterranei invece importavano pietre preziose, perle, avorio e tessuti pregiati (l’India rappresentava una terra di lussi favolosi e prodotti di pregio) - (^) un altro elemento tipico del commercio antico è la vendita di cavalli e elefanti, fondamentali per gli eserciti - (^) nel 1800 lo schema degli scambi si modificò per effetto della rivoluzione industriale: l’India divenne una fonte di materie prime (soprattutto cotone) e l’Europa il luogo dove il cotone veniva trasformato, grazie alle macchine, in tessuti a basso costo che potevano essere spediti in India e venduti a prezzo più basso del cotone locale tessuto a mano. Tutto ciò era a svantaggio dell’India

  • gli scambi intellettuali furono molto intensi per quanto riguarda il complesso di saperi astronomico- astrologico-matematici in cui l’India eccelleva; e per quanto riguarda l’analisi del linguaggio

Turchi e Moghul

- (^) i turchi provenienti dall’Asia centrale conquistarono Delhi nel 1206 ; i Mughal, anch’essi provenienti dall’Asia centrale e appartenenti al gruppo etnico-linguistico turco, nel 1526

  • (^) turchi e Mughal erano i prosecutori di uno schema che si ripeteva da millenni, ma differivano dai precedenti invasori per il fatto di essere parte di una comunità islamica vasta e cosmopolita - (^) è importante tenere presente che gli stati turchi e moghul non erano stati musulmani, ma stati indiani con componenti centro-asiatiche, iraniane e islamiche, e naturalmente indiane Islam e India:
  • (^) la religione islamica ha una fondamentale importanza nella storia dell’India:
    • (^) fino alla Spartizione (1947) l’India era nel suo insieme al primo posto nel mondo per numero di fedeli musulmani (molto più di quello dei paesi mediorientali in cui l’Islam aveva mosso i primi passi)
    • (^) quando gli inglesi posero fine al dominio coloniale divisero il territorio in due stati indipendenti - India e Pakistan - in base a criteri religiosi: il Pakistan (diviso in Pakistan orientale col nome di Bangladesh, e Pakistan occidentale) era uno stato a maggioranza musulmana, l’India a maggioranza indu.
    • (^) tuttora il maggior numero di abitanti musulmani si trova in Indonesia, ma al secondo posto c’è il Bangladesh seguito da Pakistan e India
  • (^) prima dell’arrivo dei turchi e dei Moghul, furono gli arabi a portare l’Islam in India, attraverso scambi commerciali e campagne militari - (^) nel 711 il Sindh divenne il primo stato indiano a guida musulmana e l’islamizzazione di questa società divenne un canale attraverso il quale gli elementi della cultura e del sapere indiani (matematica, astronomia, favolistica, medicina) furono assorbiti dal mondo islamico e si trasferirono in parte anche in Europa - (^) l’impero arabo tuttavia non poté espandersi ulteriormente in India, poiché era tenuto a bada dall’impero dei Gurjara-Prathiara. Non furono gli arabi, ma altri gruppi etnici provenienti dall’Asia centrale (Turchi e Moghul) a estendere all’India settentrionale il dominio musulmano

Turchi:

  • (^) la terra d’origine delle lingue turche è l’Asia centrale, e non la Turchia come si potrebbe pensare (fu quella regione a prendere il nome del popolo)
  • (^) la turchizzazione dell’Islam derivò dall’abitudine di utilizzare schiavi turchi come guardie d’élite al servizio del califfo e degli altri capi politici dei territori islamici - (^) l’istituzione dello schiavo militare ( mamluk ) ebbe particolare importanza per l’India perché la prima dinastia di sultani fu chiamata “dinastia degli schiavi” - (^) lo schiavo militare turco era molto agiato e poteva essere persino generale di un’armata o governatore di una provincia e in molti casi possedeva beni e altri schiavi - (^) le truppe mamelucche erano in grado di assumere il potere con un colpo di stato e nel XIV secolo sovrani mamelucche governavano diversi territori della civiltà islamica
  • (^) la conquista turca dell’India settentrionale iniziò intorno all’anno 1000, quando il re turco Mahmud di Ghazna, stabilitosi in Afghanistan, creò un vasto impero espandendosi verso ovest in Iran e verso est in India - (^) i suoi eserciti compirono numerose incursioni, penetrando in profondità nella valle del Gange e conquistando dai ricchi regni e dai templi un enorme bottino - (^) uno dei sovrani successivi fu assassinato mentre le sue truppe erano lontane, impegnate in una di queste spedizioni: la morte del capo indusse i generali a innalzare al trono uno di loro e fu così che nel 1206 fu costituito il primo sultano di Delhi
  • (^) il sultanato turco va immaginato come un agglomerato formato da tre gruppi:
    • (^) aristocrazia militare turca , che occupava le più alte cariche militari e politiche del regno.
      • (^) non avendo una cultura consolidata di avvicendamento al trono, era spesso dilaniata da guerre di successione. La successione avveniva spesso in modo violento
      • (^) il regime dipendeva da un grado elevato di uso diretto della forza militare e dalla distribuzione di ricompense da parte del sultano, che in tal modo tentava di assicurarsi la fedeltà dell’élite militare
    • (^) componente iraniana , a cui era affidata l’amministrazione locale
      • (^) in quel tempo sulle terre dell’Islam orientale c’era la minaccia mongola, che distrusse tutto ciò che restava del califfato abbazie e condannava gli iraniani a una vita miserevole. Questo provocò un flusso di emigrati iraniani verso Delhi, i cui sultani erano celebri per ricchezza e munificenza
      • (^) la minaccia mongola creò le condizioni affinché i turchi potessero avvalersi di un rifornimento di iraniani colti, la cui padronanza del persiano permetteva di affidare loro le cariche di giudici, funzionari per la riscossione delle imposte, burocrati di tutti i generi
      • (^) fu così che il persiano divenne la lingua del governo e della diplomazia
    • (^) componente indiana (la principale in termini numerici), che andava a costituire sia l’esercito sia l’amministrazione: - (^) la potenza militare turca si basava sulla cavalleria proveniente dall’Asia centrale, ma le campagne indiane offrivano un immenso serbatoio di soldati che i sultani ambivano a reclutare per i propri fini - (^) l’amministrazione civile, nonostante lo stile persiano degli atti, non poteva fare a meno di scribi che padroneggiassero le lingue autoctone per accertare e riscuotere l’imposta fondiaria che assicurava allo stato la sua grande ricchezza (la tassazione si inasprì notevolmente in questo periodo, fino ad arrivare alla metà del raccolto dei sudditi) - (^) a livello distrettuale la riscossione era demandata ai raja. Dunque, la società indu e la sua tradizionale leadership rimasero intatte, ma ai vertici della piramide del potere c’erano turchi e iraniani
  • (^) nelle campagne l’induismo rimase prevalente e le comunità islamiche si formarono soprattutto nelle città fortificate dell’India settentrionale: l’Islam si caratterizzò come un fenomeno soprattutto urbano - (^) nelle città la religione era affidata alla guida degli esperti di legge e studi islamici, che si preoccupavano di proteggere l’islam dalle contaminazioni con il contesto indu - (^) non esistevano le condizioni propizie per una conversione di massa all’Islam e la conversione, dove avvenne, non dipese mai dalle azioni dei governi - (^) i sultani adottarono quasi subito la politica secondo cui gli indiani avevano lo status di dhimmi , cioè seguaci di religioni tollerate che potevano essere liberamente professate a condizione di sottomettersi al sovrano e versare i tributi - (^) gli indiani accolsero positivamente soprattutto la forma devozionale e mistica dell’islam, che va sotto il nome di sufismo e prevedeva prassi devozionali simili a quelle dell’induismo della bhakti e dell’atteggiamento di rinuncia dello yoga (il folklore indiano rappresenta spesso i sufisti come santoni simili agli yogi)