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La Riforma Cattolica: Il Concilio di Trento e le Decreti Conciliari e Disciplinari, Appunti di Storia Moderna

La riforma cattolica, o controriforma, che seguì il concilio di trento (1545-1563). La situazione che portò alla convocazione del concilio, i lavori e i decreti conciliari e disciplinari, e le conseguenze, tra cui le guerre di religione in europa. Il concilio di trento non creò un nuovo libro liturgico, ma estese il rito romano e stabilì prassi ecclesiali rigorose.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 19/04/2021

gemma-de-zotti
gemma-de-zotti 🇮🇹

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Controriforma
Per riforma cattolica, o controriforma, si intende quell'insieme di misure di rinnovamento spirituale,
teologico, liturgico con le quali la Chiesa cattolica riformò le proprie istituzioni dopo il Concilio di
Trento. Già durante il Concilio di Costanza i padri conciliari avevano auspicato una riforma «nel capo
e nelle membra»; ma fu solo in seguito alla Riforma protestante iniziata da Martin Lutero, un
monaco agostiniano, che tale esigenza si fece urgente, concretizzandosi nell'applicazione delle
disposizioni conciliari tridentine.
Di fronte al disastro che il Cattolicesimo stava subendo in tutta Europa a causa dell'avanzata
del movimento protestante, la gerarchia romana cominciò a preparare una controffensiva. Papa
Clemente VII, memore del conciliarismo affermatosi a Costanza e a Basilea nel secolo precedente,
preferì non convocare alcun concilio ecumenico, timoroso che questo potesse mettere in
discussione il primato petrino.
La situazione cambiò con Paolo III (1534-1549), il quale affidò ai cardinali Contarini e Pole di mettersi
d'accordo con l'imperatore Carlo V per trovare una città dove i luterani e i cattolici potessero
confrontarsi. Si scelse Trento per due motivi: apparteneva all'Impero ed era geograficamente vicina
alla Germania luterana. Il percorso fu lungo e travagliato: convocato prima per il 1542, fu poi
definitivamente convocato dal pontefice per il 1545 con la bolla Laetare Jerusalem. I lavori furono
interrotti a seguito di contrasti con l'Imperatore e ripresero con Giulio III (1550-1555), mentre
l'intransigente Paolo IV (1555-1559) non volle che si continuasse in quanto riteneva che spettasse
solo alla sede romana il compito della Riforma. Ripreso sotto Pio IV (1562), si concluse soltanto nel
1563.
Decreti dottrinali
La conclusione dei decreti conciliari furono completamente opposti rispetto a quelli progettati
inizialmente da Paolo III e da Carlo V. Se costoro erano desiderosi di trovare un compromesso con i
luterani (significativa l'azione mediatrice del Contarini ai colloqui di Ratisbona[10]), l'ala reazionaria
guidata da Paolo IV prese il sopravvento, grazie alla morte dei fautori dell'ala mediatrice quali
Contarini e Pole. Difatti, i decreti conciliari che furono approvati poi con la bolla Benedictus Deus il
26 gennaio 1564 andavano a consolidare i punti dottrinali opposti a quelli promossi dal
Protestantesimo, sottolineando il rapporto tra fede e opere, l'autorità della Chiesa
nell'interpretazione delle Scritture e il ripristino della monarchia assolutista papale. Riassumendo:
1. La validità delle opere insieme alla fede (contro la sola fide protestante).
2. L'imposizione della Vulgata geronimiana come unica versione valida della Bibbia, e il divieto
di uso del volgare per le traduzioni della Sacra Scrittura e nel culto.
3. L'interpretazione delle Scritture è affidata esclusivamente al clero (contro il principio
del sacerdotium universale protestante).
4. Oltre alla Scrittura, si deve considerare come fonte rivelata anche la Traditio Ecclesiae.
5. Si rinnova un “ottimismo antropologico” per cui l'uomo è capace di scegliere fra bene e male
(il protestantesimo accentuava un pessimismo antropologico).
6. Riaffermazione dei 7 sacramenti (contro i due ammessi dalle confessioni
protestanti: battesimo e Santa Cena).
7. Riaffermazione del sacrificio eucaristico durante la Consacrazione (transustanziazione).
8. Riaffermazione del celibato ecclesiastico.
9. Riaffermazione del Primato petrino e della gerarchia ecclesiastica.
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Controriforma

Per riforma cattolica, o controriforma, si intende quell'insieme di misure di rinnovamento spirituale, teologico, liturgico con le quali la Chiesa cattolica riformò le proprie istituzioni dopo il Concilio di Trento. Già durante il Concilio di Costanza i padri conciliari avevano auspicato una riforma «nel capo e nelle membra»; ma fu solo in seguito alla Riforma protestante iniziata da Martin Lutero, un monaco agostiniano, che tale esigenza si fece urgente, concretizzandosi nell'applicazione delle disposizioni conciliari tridentine. Di fronte al disastro che il Cattolicesimo stava subendo in tutta Europa a causa dell'avanzata del movimento protestante, la gerarchia romana cominciò a preparare una controffensiva. Papa Clemente VII, memore del conciliarismo affermatosi a Costanza e a Basilea nel secolo precedente, preferì non convocare alcun concilio ecumenico, timoroso che questo potesse mettere in discussione il primato petrino. La situazione cambiò con Paolo III (1534-1549), il quale affidò ai cardinali Contarini e Pole di mettersi d'accordo con l'imperatore Carlo V per trovare una città dove i luterani e i cattolici potessero confrontarsi. Si scelse Trento per due motivi: apparteneva all'Impero ed era geograficamente vicina alla Germania luterana. Il percorso fu lungo e travagliato: convocato prima per il 1542, fu poi definitivamente convocato dal pontefice per il 1545 con la bolla Laetare Jerusalem. I lavori furono interrotti a seguito di contrasti con l'Imperatore e ripresero con Giulio III (1550-1555), mentre l'intransigente Paolo IV (1555-1559) non volle che si continuasse in quanto riteneva che spettasse solo alla sede romana il compito della Riforma. Ripreso sotto Pio IV (1562), si concluse soltanto nel

Decreti dottrinali La conclusione dei decreti conciliari furono completamente opposti rispetto a quelli progettati inizialmente da Paolo III e da Carlo V. Se costoro erano desiderosi di trovare un compromesso con i luterani (significativa l'azione mediatrice del Contarini ai colloqui di Ratisbona[10]), l'ala reazionaria guidata da Paolo IV prese il sopravvento, grazie alla morte dei fautori dell'ala mediatrice quali Contarini e Pole. Difatti, i decreti conciliari che furono approvati poi con la bolla Benedictus Deus il 26 gennaio 1564 andavano a consolidare i punti dottrinali opposti a quelli promossi dal Protestantesimo, sottolineando il rapporto tra fede e opere, l'autorità della Chiesa nell'interpretazione delle Scritture e il ripristino della monarchia assolutista papale. Riassumendo:

  1. La validità delle opere insieme alla fede (contro la sola fide protestante).
  2. L'imposizione della Vulgata geronimiana come unica versione valida della Bibbia, e il divieto di uso del volgare per le traduzioni della Sacra Scrittura e nel culto.
  3. L'interpretazione delle Scritture è affidata esclusivamente al clero (contro il principio del sacerdotium universale protestante).
  4. Oltre alla Scrittura, si deve considerare come fonte rivelata anche la Traditio Ecclesiae.
  5. Si rinnova un “ottimismo antropologico” per cui l'uomo è capace di scegliere fra bene e male (il protestantesimo accentuava un pessimismo antropologico).
  6. Riaffermazione dei 7 sacramenti (contro i due ammessi dalle confessioni protestanti: battesimo e Santa Cena).
  7. Riaffermazione del sacrificio eucaristico durante la Consacrazione (transustanziazione).
  8. Riaffermazione del celibato ecclesiastico.
  9. Riaffermazione del Primato petrino e della gerarchia ecclesiastica.

Decreti disciplinari Perché i decreti trovassero una concreta applicazione, si procedette alla definizione di una prassi ecclesiale estremamente rigorosa, volta all'edificazione del popolo attraverso una condotta esemplare del clero, stabilendo che:

  1. I sacerdoti dovessero essere preparati culturalmente e teologicamente. Si procedette all'erezione di seminari diocesani.
  2. I vescovi dovessero risiedere nelle diocesi, compiere delle visite pastorali e controllare direttamente l'operato del clero.
  3. Il clero avrebbe dovuto controllare scrupolosamente la moralità dei loro fedeli e annotare in appositi registri le date dei battesimi, di matrimonio, di morte.
  4. Ci fosse una "bonifica morale" di conventi e monasteri da tutti quei soggetti indegni o costretti alla vita monacale contro la loro volontà. Rito «tridentino» Fino al XVI secolo, esistevano numerosissimi riti liturgici occidentali che, benché uniformi dal punto di vista strutturale, si differenziavano per invocazioni e preghiere legate alla cultura locale. Il Concilio, per evitare ulteriori problematiche e per sottomettere l'edizione dei libri liturgici all'autorità delle Sede Apostolica, decise di estendere il più possibile il rito romano. Papa Pio V, proclamò, nella bolla Quo primum (1570), che l'eucaristia si dovesse celebrare in tutta la Chiesa latina secondo il Messale Romano edito in quello stesso anno, con l'eccezione di quei riti che avessero più di duecento anni, che potevano essere mantenuti. Benché sia diffuso, non è corretto parlare di rito «tridentino». In realtà, al Concilio di Trento non fu elaborato nessun nuovo libro liturgico, il Concilio chiese al Papa di esaminare il Messale, ma le uniche variazioni riguardano alcune feste di santi: per il resto il Messale ricalcava le precedenti edizioni a stampa, in particolare l'edizione veneziana del 1497 , a sua volta derivata dalla prima edizione a stampa del 1474. Le guerre di religione La conseguenza di queste drastiche riforme, fu un'accentuazione del clima di intolleranza che si poteva già percepire all'indomani della Riforma luterana. Dagli anni sessanta del XVI secolo, infatti, l'Europa sprofondò in una serie di guerre di religione tra protestanti e cattolici che destabilizzarono profondamente gli equilibri interni degli stati, accentuando il ruolo politico e religioso del campione della Controriforma, il cattolicissimo sovrano di Spagna Filippo II.  La Francia, guidata da Caterina de' Medici come reggente, si barcamenò tra momenti di momentanea riappacificazione e di aperto conflitto, favorito dalla conflittualità tra la monarchia e l'aristocrazia del sangue (i Guisa) e gli Ugonotti calvinisti. Il conflitto toccò l'apice sotto il regno di Enrico III (1574-1589), allorché il sovrano cercò di favorire la pace interna riconciliandosi con l'ugonotto Enrico di Navarra. La conseguenza di quest'atto fu l'assassinio di Enrico III, l'ascesa ostacolata di Enrico IV da parte dei membri della Lega cattolica (patrocinata dalla Spagna), la conquista del potere del Navarra e la proclamazione dell'Editto di Nantes (1598), con cui si tollerò la presenza del calvinismo in alcune piazzaforti francesi.  L'Inghilterra fu anch'essa centro delle guerre di religione tra cattolici e protestanti. Dopo la separazione da Roma (1534) ad opera di Enrico VIII, il re si proclamò capo della Chiesa anglicana. Enrico, nonostante la rottura, si mantenne sempre su un piano ortodosso a livello dogmatico. Al contrario, il suo successore, il re bambino Edoardo VI (1547-1553), attorniato da cortigiani e teologi calvinisti (quali Thomas Cranmer), si adoperò per l'introduzione dei dogmi calvinisti nel seno della Chiesa. A ribaltare la situazione fu la sorellastra e fervente cattolica Maria I (1553- 1558), figlia di primo letto di Enrico VIII e di Caterina d'Aragona. Maria, nel suo breve regno,