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Storia della didattica, La philosophy for children, la progettazione didattica e la progettazione a ritroso
Tipologia: Dispense
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Il termine didattica richiama tutto ciò che può essere condotto all’attività di insegnamento e apprendimento : la didattica si connette con le teorie pedagogiche, le teorie della conoscenza e l’evolversi delle istituzioni scolastiche. La didattica è la disciplina che si occupa di capire cosa e come va insegnato, essa ha per fine l’apprendimento. Essa si occupa di capire come va organizzato il discorso sulla conoscenza, la sua trasmissione e interpretazione. La didattica è una disciplina applicativa di 2° ordine perché parte dagli esiti di altre teorie elaborate in altri campi e li applica nel contesto dell’insegnamento per risolvere i problemi. È una scienza che unisce i problemi logici, teorici e pratici rielaborando le teorie formulate in altre discipline, per trasformarle in qualcosa di nuovo. La didattica è un sapere complesso che si basa sul dipende, poichè in didattica non esiste una soluzione uguale per tutti. La didattica è una disciplina trasformata, che si occupa anche di trasformare il reale e le condizioni di una situazione di realtà. Quando educhiamo abbiamo un margine di non noto, che corrisponde al potenziale del soggetto e che può comportare una trasformazione del mondo. La didattica opera nel mondo e si adopera per trasformarlo; essa è una:
Quando si parla di ragionamento didattico è sempre coinvolto un professionista , che durante la progettazione didattica dovrebbe saper valutare quale metodologia si possa rivelare più efficace in un determinato contesto e dovrebbe mettere a fuoco con chiarezza quali sono gli obbiettivi. Una progettazione didattica si colloca sempre al crocevia di influenzamenti che derivano dall’incontro tra spinte culturali ed educative differenti (da un lato riaffermare la continuità con il passato e dall’altro lato tendere alla trasformazione e al cambiamento).
Non esistono processi educativi di apprendimento efficaci senza che ci sia alla base una buona relazione educativa. Se non si riesce a costruire una buona relazione educativa, ciò che viene dopo non ha la stessa efficacia. La relazione fra insegnante ed allievi e la comunicazione fra loro non è stata considerata nei testi dei pensatori per molto tempo; ciò è connesso alla sensibilità e alle strutture di pensiero dei secoli passati. Nel corso dei secoli la relazione educativa è cambiata più volte:
Ci sono 3 concetti fondamentali in Comenio:
Locke è un filosofo, pedagogista e medico inglese; il suo pensiero non ha una matrice religiosa ma bensì laica. Egli è un esponente dell’empirismo educativo : non esistono idee innate e l’unica fonte di conoscenza è l’esperienza concreta, quindi l’esperienza vissuta è più importante dei contenuti. Ambiente ed educazione possono influire sulla personalità e bisogna imparare a pensare, ragionare e parlare in modo equilibrato. Nel 1693 pubblica Pensieri sull’educazione , in cui Locke delinea in 217 lettere il nuovo modello formativo della classe dirigente sulla base delle necessità sociali dell’élite dell’epoca. È il manifesto dell’individualismo liberale e dell’educazione borghese. Il fine dell’educazione, secondo Locke, è formare persone adulte capaci di atteggiarsi alla società in modo saggio e maturo (educazione del gentleman inglese). Locke riconosce al bambino delle specificità di pensiero e ragionamento che sono particolarmente avanguardiste rispetto alla visone educativa che c’era nell’600. Secondo Locke è fondamentale suscitare interesse e curiosità negli allievi favorendo un apprendimento incentrato sulla ricerca e sullo sforzo, rispettando la libertà di iniziativa dell'alunno e le sue modalità conoscitive. Tutta la conoscenza dipende dall’esperienza, quindi occorre imparare facendo e partendo dal pratico, per aprire e disporre la mente. La relazione educativa, basata sul ragionamento, è realizzata nell'equilibrio tra il rispetto dell'autonomia e la libertà dell'allievo e il rispetto dell'autorevolezza dell’insegnante. Egli afferma l’inutilità dei castighi , bisogna invece infondere l’amore della stima e il timore della vergogna. Egli va contro la riproduzione meccanica di contenuti e comportamenti, ma sostiene l’interiorizzazione dei principi perché curiosi e motivati ad apprenderli. Infine egli sostiene l’esercizio come abitudine, per promuovere atteggiamenti interiori di razionalità e riflessività ed acquisire senso di responsabilità.
Fu un filosofo, saggista e pedagogista francese. Egli sostiene che la dottrina pedagogica è un discorso pubblico che dovrebbe riformare la vita sociale e politica; per poter rifondare la società, infatti, occorre rinnovare l'individuo. Egli crede che l'uomo è buono per natura , ma i rapporti sociali lo fanno degenerare; quindi per rendere lo "stato di società" simile allo "stato di natura" bisogna partire dal fanciullo e dalla sua educazione. Educare secondo natura vuol dire rispettare la naturalità dell'uomo (i suoi tempi e i suoi bisogni): l'educazione secondo natura forma l'uomo, mentre l'educazione secondo i principi della società forma il cittadino: bisogna scegliere. Ne L'Emilio Rousseau disegna il percorso naturale di sviluppo degli uomini, chiamati a ritrovare la propria originaria autenticità che deve essere consolidata attraverso l’educazione. Rousseau sostiene il puerocentrismo , per cui il bambino deve vivere la sua età da bambino e l’educazione deve essere centrata sulle caratteristiche della sua età. Inoltre egli crede che nell’educazione del bambino ci siano 3 maestri:
senza l’imposizione dell’adulto, ma con il suo affiancamento e l’organizzazione dei contesti di apprendimento. Il maestro diviene allora colui che è in grado di trasmettere contenuti suscitando curiosità e attenzione nell’allievo. Il richiamo di Rousseau, tuttavia, non ebbe molto eco all’epoca: fra ‘700 e ‘800 la relazione fra insegnante e allievi viene risolta, nelle scuole, con sistemi di coercizione. Il mantenimento dell’attenzione e della disciplina si otteneva attraverso punizione fisiche o di ordine psicologico (pubbliche ammonizioni, note, sospensioni), che suscitavano vergogna e rimorso negli allievi. In alcuni documenti, però, comincia ad essere menzionata l'importanza dell'atteggiamento del maestro, come variabile che può fortemente condizionare la motivazione e l'impegno degli allievi.
Nelle sue opere letterarie e nelle sperimentazioni realizzate a Neuhof e Yverdon, propone un metodo di insegnamento fondato su una relazione profonda e affettiva tra maestro e allievi. Il clima deve essere affettivo e familiare , sereno e basato sulla fiducia, che consente al bambino di crescere culturalmente ed emotivamente. In Leonardo e Geltrude Pestalozzi narra la storia del villaggio di Bonnal, corrotto dalla miseria morale e materiale. Il protagonista, Leonardo, è muratore onesto ma debole che cade vittima dell’ alcol e delle manipolazioni dell’oste Hummel, che con l’appoggio del balivo (amministratore locale) sfrutta i contadini attraverso usura e corruzione. La svolta avviene grazie a Gertrude, moglie di Leonardo e madre esemplare, che con fermezza morale, saggezza pratica e dedizione rieduca il marito e i figli. La sua casa diventa modello di virtù domestica. L'intervento illuminato del signore Arner, nobile giusto, permette di smascherare la corruzione e avviare la rigenerazione del villaggio attraverso l'istruzione e riforme sociali. Si parla, quindi, di rigenerazione sociale attraverso l’ educazione : il miglioramento della società passa necessariamente dall’educazione popolare e dalla giustizia sociale. Si sostiene il metodo intuitivo : l’ apprendimento deve partire dall’esperienza concreta e dall’osservazione diretta. Per Pestalozzi, l’obiettivo di una qualsiasi educazione é l'uomo morale : colui che cerca il bene, aspira all'amore, è radicato nella fede religiosa e mette da parte il proprio egoismo; si sente interiormente libero di volere il bene ed è quindi "opera di se stesso". A ogni bambino sono state trasmesse, anche se non ancora in modo sviluppato, forze e talenti. Questi si sviluppano sulla base di un impulso immanente: la forza dell’aspirazione. Tutte le influenze educative devono assolutamente essere subordinate alla natura umana: la naturalezza è, quindi, la più alta richiesta di Pestalozzi all'educazione. Solo essa è "educativa" e qualsiasi influenza non naturale sull'uomo è “diseducativa”. I tre cardini in Pestalozzi sono:
La problematica della relazione ta insegnanti e allievi diventa più esplicita all’inizio del 900, quando prende vita il movimento delle “ scuole attive ” o “ scuole nuove ”, che propongono una nuova concezione degli spazi, materiali e curricula. Inoltre, si ripensa la relazione tra insegnante e allievi; il maestro diventa un facilitatore dell’apprendimento. L’obbiettivo deve essere quello di favorire la socializzazione e collaborazione dei bambini, che devono imparare a confrontarsi, a conversare, ad acquisire senso di responsabilità. Lo scopo finale è la conquista dell'autonomia da parte del bambino , raggiunta attraverso metodologie basate sul gioco e sul lavoro. Tutto il movimento delle scuole attive ridisegna il ruolo dell'insegnante e quello dell'allievo, mettendo al centro dell'azione didattica ed educativa gli interessi del bambino ( puerocentrismo ) e instaurando un clima relazionale improntato al rispetto, alla promozione dell’autonomia e alla cooperazione fra coetanei.
Egli conferisce centralità al ruolo e alla figura dell’insegnante , quale portatore di un grado di cultura e di spiritualità superiore. La proposta di Gentile è totalmente opposta rispetto alle teorie dell’attivismo, poichè elude il problema dell’individuazione e delle differenze tra gli allievi, della relazione con il gruppo e della disciplina; risolvendo il tutto con l’unificazione tra maestro e allievo.
Per lungo tempo, nell'antichità e nel Medioevo, la riflessione pedagogica non si è occupata esplicitamente della strutturazione degli spazi, pur essendo quest'ultima una variabile estremamente importante dei contesti educativi; a partire dall’età moderna, invece, la strutturazione degli spazi scolastici divenne oggetto di attenzione e di riflessione. Nel corso del seicento furono eretti edifici che rispondevano a criteri di organizzazione razionale e di controllo: le scuole presentavano una suddivisione in classi funzionale ad una pratica didattica connessa soprattutto con la lezione frontale , ampi corridoi di passaggio, finestre molto elevate, arredi concepiti ai fini di correggere posture non ammissibili o ai fini d i attribuire all'allievo un ruolo passivo. Fin dalla nascita della scuola moderna, nelle aule comparvero materiali che costituivano il necessario complemento di una didattica fondata sulla lezione frontale e sull'importanza del mostrare (cartelloni, cartine), mentre mancavano oggetti più funzionali al manipolare e allo sperimentare, oggetti che entrarono a far parte delle pratiche didattiche solo nel Novecento. Anche il quaderno rappresenta uno strumento sul quale i bambini non esercitano la loro creatività e la loro volontà, ma eseguono compiti strettamente dettati e controllati dall’adulto. Nel corso dell’ 800 il quaderno diventa illustrato, ma queste illustrazioni hanno solo uno scopo ludico o estetico, perché finalizzate a mostrare insegnamenti morali o contenuti didattici. Per quanto riguarda la scuola materna bisogna ricordare che lo scopo della scuola dell'infanzia era soprattutto quello di custodire i bambini, in secondo luogo, quello di istruirli nelle prime nozioni di cultura e solo in terza istanza quello di creare situazioni educative. Gli spazi venivano, quindi, pensati e progettati con attenzione alle esigenze di custodia di un grande gruppo di bambini affidato ad un adulto. Inoltre, la scuola materna era percepita come un’ appendice della scuola vera e propria, e non come un fondamentale segmento del percorso formativo ed educativo. Spesso fu condannata ad occupare spazi progettati e precedentemente utilizzati per altri scopi e condivise questo destino con buona parte delle scuole elementari delle zone di provincia e di campagna.
Fourier nella prima metà dell'Ottocento illustra il percorso educativo dei bambini e delle bambine del mondo utopico di Armonia e ridisegna sia l'immagine di bambino sia i luoghi, i tempi, i materiali per educare e per istruire: i bambini erano educati all'aperto , alla destrezza fisica e all'esercizio dei sensi. Venivano, poi, indirizzati verso l’apprendimento lavorativo , attraverso il gioco : il progetto didattico, quindi, usciva dalle tradizionali aule e dagli edifici scolastici ed era concepito come esperienza concreta, di manipolazione di materiali ordinari e di messa alla prova.
Nella prima meta dell’800 egli realizzò, per i bambini al di sotto dei sei anni, i giardini di infanzia (kindergarten), assai differenti dalle tradizionali scuole materne. Gli spazi, in questo caso, erano strutturati non ai fini della raccolta e della custodia dei bambini, ma ai fini di favorire la libera osservazione e l'esplorazione, nonché alcune attività collettive organizzate dalla maestra giardiniera, ma non programmate in forma organica e sistematica. Il bambino aveva la possibilità di vivere all'aria aperta e di immergersi nelle attività di scoperta della natura, oppure di svolgere altre attività in spazi pensati e progettati appositamente. Lo scopo della strutturazione di spazi e di materiali era, per Froebel, il potenziamento delle capacità di gioco, creative ed espressive del bambino. Froebel cura la predisposizione di materiali strutturati, chiamati doni (oggetti geometrici, quali la sfera, il cilindro, i l cubo): la manipolazione di questi doni, le possibilità di scomposizione e composizione di essi permettevano al bambino di conoscere la sostanza divina della natura.
All'inizio del novecento si moltiplicarono le considerazioni sugli spazi e materiali nei contesti educativi, che si intrecciavano con l'affermarsi di nuove visioni del bambino. Per questo motivo vi fu una rottura con l'idea tradizionale di spazio scolastico e si moltiplicarono le proposte relative all'abitabilità degli spazi per i bambini. Gli esponenti dell'attivismo iniziarono a proporre materiali scolastici e metodologie didattiche differenti da quelle tradizionali: l'aula si apriva ad un uso più libero e autonomo da parte del bambino, gli spazi si moltiplicavano e diversificavano, gli arredi erano costituiti da tavoli comuni, pannelli, scaffali per la raccolta e l'utilizzo dei materiali. La strutturazione di spazi e di arredi era collegata all’attenta comprensione dei bisogni e degli interessi del bambino e funzionale ad un ruolo educativo dell'adulto simile alla regia e alla guida, non più basato sulla spiegazione e sull’interrogazione. In Italia, le sorelle Agazzi hanno promosso un'immagine di maestra molto legata a ruolo materno e hanno modificato gli spazi scolastici e i materiali della scuola dell’infanzia. Il metodo delle sorelle Agazzi prevedeva l'uso di un materiale non strutturato e preordinato; era materiale occasionale e di recupero, funzionale all'esplorazione da parte del bambino. La loro scuola fu definita la “scuola delle cianfrusaglie”, e all'interno di essa vi era anche il “ museo delle umili cose ”, dove i bambini raccoglievano esperienze, ricerche e materiali di uso quotidiano. Questo modello ha avuto il merito di aver introdotto nella scuola materiali nuovi e di basso costo, facilmente reperibili. Inoltre venne data molta importanza all'esperienza e si pose come finalità educativa e didattiche l’ordine.
Maria Montessori nasce come medico e lavora con bambini portatori di handicap, da qui si dedica al problema dell'educazione, sottolineando l'importanza del senso motorio e psicomotorio e portando innovative indicazioni per la strutturazione di spazi, arredi, materiali. La più radicale esperienza relativamente allo spazio, con la progettazione e l'attuazione di ambienti totalmente a misura di bambino e di materiali funzionali all'apprendimento attraverso la manipolazione fu la “ casa dei bambini ”. Ella porta avanti un'idea di bambino esploratore, attivo, competente : a lui l'adulto doveva proporre materiali studiati per stimolare la sensorialità e l'apprendimento attraverso l'esperienza e la manipolazione. Tali materiali erano costituiti da oggetti raggruppati a seconda delle loro qualità fisiche e funzionali alla scoperta del concetto. Infine, sostiene l'importanza della socializzazione e dell’autoeducazione , per cui la maestra ha come compito quello di supervisionare.
Egli propone una concezione degli spazi e dei materiali sensibile a suggestioni artistiche e psicologiche, e strettamente connessa con una complessa teoria dello sviluppo cognitivo ed emotivo del bambino. Egli da importanza alle variabili di luce, di colore, di organizzazione e nell'influenza che tali variabili possono esercitare sulla mente, sulla comprensione e sulla concentrazione. Gli ambienti steineriani, quindi, erano edificati in base ad indicazioni di luminosità, di funzionalità alla libera esplorazione, di colore. I materiali erano proposti in base a successioni molto dettagliate e connesse con lo sviluppo percettivo ed emotivo del bambino.
Malaguzzi pensa lo spazio come luogo di esplorazione da parte del bambino e lo realizza attraverso ampie scaffalature a portata di bambino. Inoltre prevede la possibilità di utilizzo di materiali poveri e di recupero, quotidiani. Egli ha una concezione dell’ambiente come funzionale non solo all’esplorazione e alla ristrutturazione da parte del bambino, ma anche come luogo di documentazione : la scuola diviene spazio che permette ai bambini di vedere i percorsi attuati e agli adulti di confrontarsi e di riflettere sulla memoria delle attività.
Il dibattito illuminista ha visto molti filosofi e pensatori, condannare le metodologie didattiche tradizionali, finalizzate all'acquisizione di una cultura astratta e formalista. Gli uomini illuministi affermavano che la conoscenza pratica fosse una parte indispensabile per un'educazione completa dell’individuo. In questo secolo il testo più radicale è l' Emilio di Rousseau. Egli elimina dalle metodologie didattiche l'uso del libro e propone un metodo basato sull'importanza del fare. Egli sostiene la necessità di favorire il desiderio naturale di esplorazione del bambino , che può apprendere solo attraverso i sensi. Egli fonda il suo metodo su esperienze concrete che l'educatore deve predisporre e che, poi, permettono all'allievo di giungere successivamente ad acquisizioni teoriche. Rousseau, inoltre, ridisegna il curriculum formativo introducendo la problematica del lavoro: Emilio apprende la falegnameria per affinare i sensi e acquisire abilità manuali.
L'ottocento vide farsi sempre più vivo il dibattito sul gioco, sul lavoro e sulle metodologie di insegnamento. Il tema del gioco come principale metodologia di insegnamento è centrale nella proposta di Fröbel , che conferisce al gioco delle finalità proprie e lo definisce con chiarezza come attività conoscitiva e metodo didattico rispettoso dei bisogni del bambino. Egli guarda anche al lavoro come possibilità di crescita etica e di acquisizione di competenze sociali. Il metodo di Froebel accanto al gioco spontaneo e all'esplorazione attiva del bambino prevedeva l'utilizzo di materiali strutturati, i doni, che conferivano all'adulto un ruolo di regia e al bambino molto autonomia. Nel corso dell'ottocento, inoltre, si sviluppa un dibattito vivace riguardante l'introduzione del lavoro nella scuola con valenza educativa e pedagogica. Spesso si tendeva a diversificare il metodo per le scuole professionali e quello per le scuole destinate a creare la futura classe dirigente; era diversa l'idea della letteratura utopistica ottocentesca e di quella marxista, che concepiva il lavoro all'interno della scuola come produttivo.
In questo secolo vi è un ulteriore cambiamento nell'immaginario collettivo relativo all'infanzia , che viene precipita come una nota particolarmente fragile e preziosa: il bambino diventa un oggetto da tutelare ma anche un soggetto di cui è possibile misurare patologie fisiche e mentali (in questo periodo si diffonde la scala di sviluppo di Stanford, i testi intelligenza di Binet nei confronti nasce la psicoanalisi). A questi mutamenti dell'immaginario scientifiche divulgativo, rispondono alcune pratiche educative:
Nell’ educazione libertaria la libertà è intesa come promozione dell'autonomia e autodeterminazione di ciascuno. Gli autori che promuovono questo tipo di educazione credono nella funzione sociale e politica dell’educazione. Ciò che li accomuna e l’idea di emancipazione sociale e politica attraverso la parola, che è il potere che un cittadino necessita per partecipare in modo attivo e alla vita politica. Tra autori che condividono questo pensiero sono:
La progettazione didattica nella scuola contemporanea può essere compresa solo alla luce dell’interazione tra due dimensioni fondamentali: quella dei contesti esterni alla scuola e quella dei contesti interni. La prima dimensione riguarda i profondi cambiamenti che caratterizzano le società contemporanee sul piano sociale, culturale, economico e normativo; mentre la seconda riguarda le dinamiche interne all’istituzione scolastica , in particolare le reazioni dei docenti e dei dirigenti alle richieste di innovazione. Queste due dimensioni sono strettamente interdipendenti: la progettazione didattica si colloca infatti in un punto di intersezione tra spinte contrastanti, da un lato orientate alla conservazione e alla continuità con il passato, dall’altro aperte al cambiamento e alla trasformazione.
Per comprendere i condizionamenti esterni che incidono sull’istruzione, si può utilizzare la classificazione proposta da Cuban, che distingue tre livelli di cambiamento:
Secondo Marsh e Fullan, il processo di innovazione attraversa diverse fasi: inizialmente vi è resistenza (orientamento obbligato), poi una prima adozione delle novità, quindi una fase di implementazione e infine una stabilizzazione del cambiamento. Snyder, Bolin e Zumwalt propongono una classificazione più articolata, che va dalla totale non- adesione (non-use) fino a livelli avanzati di integrazione e rinnovamento (integration e renewal). Essi dividono il processo in sette livelli:
Tra queste coordinate, Goodlad e Su individuano tre principi fondamentali a cui la progettazione didattica deve ispirarsi.
In primo luogo, si pone grande attenzione all’analisi delle situazioni di contesto. Si ritiene fondamentale partire dallo studio dell’ambiente in cui la scuola opera, attraverso quella che viene definita “ analisi situazionale ”. Questa include l’esame dei bisogni degli studenti, ma anche quelli del personale scolastico, delle famiglie, del territorio e della società più ampia. Parallelamente, si considerano le risorse disponibili e i vincoli normativi, con l’obiettivo di costruire una progettazione realistica e coerente. Anche il contesto interno alla scuola viene analizzato, soprattutto per comprendere le dinamiche tra docenti, l’organizzazione del lavoro, la gestione degli spazi e dei tempi, e le modalità di collaborazione professionale. Le analisi delle situazione di contesto hanno lo scopo di:
Viene inoltre valorizzata l’importanza di integrare l’attività scolastica con il contesto esterno, attraverso esperienze di ricerca , sperimentazione e collegamento con il territorio, considerato come un’estensione dell’aula. Si promuovono anche discussioni guidate, attività collaborative e l’uso delle tecnologie per rendere più dinamici i processi di apprendimento. Si evidenzia poi la necessità di organizzare il lavoro in modo flessibile , alternando attività individuali, lavori di gruppo e progetti tra classi diverse. I gruppi dovrebbero essere eterogenei e non basati sul livello degli studenti, per favorire la cooperazione e l’inclusione. Viene inoltre sottolineata l’importanza della collaborazione tra docenti e tra cicli scolastici diversi per garantire continuità formativa. Si afferma anche che l’apertura a metodologie didattiche plurali implica una riconfigurazione del ruolo docente e del significato stesso dei saperi scolastici , che non devono essere considerati come sistemi chiusi e definitivi, ma come risposte dinamiche ai problemi della conoscenza. L’apprendimento non dovrebbe limitarsi all’acquisizione di informazioni, ma mirare soprattutto allo sviluppo di processi di scoperta e di problem solving , in modo che gli studenti possano comprendere e ripercorrere i processi con cui la conoscenza viene costruita nella società.
Infine, si considera la valutazione formativa come parte integrante del processo educativo. La valutazione non viene intesa solo come momento finale di verifica, ma come strumento continuo di regolazione dell’insegnamento e dell’apprendimento. Essa dovrebbe basarsi su criteri condivisi tra docenti e coerenti con gli obiettivi formativi, evitando eccessiva soggettività. L’attenzione principale è rivolta ai processi di apprendimento degli studenti, più che alla sola misurazione delle prestazioni. In questa prospettiva, la valutazione assume un ruolo sperimentale e dinamico, utile a migliorare continuamente la progettazione didattica stessa. Ad oggi, invece, i criteri di valutazione degli allievi spesso riflettono posizioni strettamente personali dei docenti; il Ministero dell’Istruzione aveva provato a risolvere questo problema creando delle schede di valutazione comuni , ma con l’attuazione dell’autonomia scolastica questi problemi rimangono invariati.
Un atto fondamentale della professione dell’insegnante è la progettazione del curricolo e delle esperienze di apprendimento che rispondano a determinate finalità. L’efficacia dei progetti corrisponde al fatto di aver realizzato gli scopi degli utenti finali. L’insegnante, tuttavia, è vincolato: non è libero di insegnare ciò che vuole, ma è guidato dagli standard nazionali, che specificano ciò che gli studenti dovrebbe sapere ed essere in grado di fare. Gli standard costituiscono un quadro di riferimento che ci aiuta a identificare le priorità dell'insegnamento dell’apprendimento. Oltre agli standard esterni, bisogna prendere in considerazione anche i bisogni degli studenti, i loro interessi, i loro livelli evolutivi, le conoscenze e abilità pregresse. La logica della progettazione a ritroso suggerisce una sequenza di pianificazione, che si struttura in tre fasi:
**1. Identificare i risultati desiderati.
In questa prima fase si considerano i propri scopi, si esamina il contenuto degli standard nazionali e si rivedono le aspettative a livello di curricolo. Poiché ci troviamo di fronte a una quantità di contenuti superiore a quella che si riesce a svolgere, siamo obbligati a compiere delle scelte. Per questo motivo è utile tracciare un quadro di riferimento per precisare le priorità curricolari :
L'approccio della progettazione a ritroso incoraggia gli insegnanti ad assumere la forma mentis delle progettista prima di sviluppare le lezioni, decidendo dall'inizio come determinare se gli studenti hanno compreso l'argomento. Quando pianificano come raccogliere evidenze di comprensione profonda, gli insegnanti dovrebbero tenere presenti una varietà di metodi di accertamento e valutazione. La sequenza o continuum dei metodi di accertamento include:
Queste domande sono definite domande essenziali , poiché si rivolgono alle idee centrali di una disciplina. Brunner suggerisce che le domande di questo tipo sono quelle che pongono dubbi, rovesciano l'ovvio e le verità canoniche, costringendoci a vedere le incongruenze. Esse:
Spesso gli insegnanti si accontentano di un apparente comprensione (definizioni e formule giuste), tuttavia se le si pongono le domande in modo diverso spesso i ragazzi rivelano di non avere realmente compreso. Bisogna, perciò, distinguere una comprensione profonda e una comprensione apparente. La comprensione profonda implica l'uso dell'apprendimento in nuovi modi (transfer); Perkins definisce la comprensione come l'abilità di pensare e agire in modo flessibile con ciò che una persona sa. La comprensione non è qualcosa di immediato ma una questione di gradi, il continuo della comprensione va dall'ingenuo raffinato e dal semplicistico al complesso. Gardner ha sottolineato come la maggior parte degli studenti mancano di un livello normale di comprensione profonda: persino alcuni dei migliori studenti, che sembrano comprendere i contenuti delle elezioni, successivamente rivelano significative comprensioni errate di ciò che hanno appreso.
Quando noi comprendiamo veramente siamo in grado di:
La spiegazione è una giustificazione raffinata e appropriata , una teoria che fornisce i rapporti ben informati di eventi, azioni e idee. La spiegazione è: raffinata, approfondita, personalizzata, accurata, giustificata, coerente. Questo aspetto presuppone un tipo di comprensione che deriva da una teoria ben sviluppata e giustificata, una spiegazione che dà senso a fenomeni, dati, sensazioni o idee. È un tipo di comprensione mostrata attraverso prodotti che spiegano chiaramente e in modo informativo come funzionano le cose. La comprensione non è semplicemente la conoscenza di fatti, ma del perché e del come, spiegati ed esposti attraverso evidenze e ragionamenti. Il semplice apprendere e restituire nei test la teoria ufficiale del libro di testo o dell'insegnante, non costituisce prova di comprensione. Bisogna invece richiedere agli studenti di spiegare ciò che sanno e di fornire valide ragioni giustificative , poiché quando uno studente comprende veramente è in grado di spiegare perché una risposta è giusta o sbagliata, fornendo evidenze argomentative a sostegno del suo punto di vista. Lo studente che possiede una comprensione profonda dovrebbe essere in grado di confrontarsi con un nuovo fenomeno, per vedere se è in grado di collegarlo al principio giusto e spiegare in modo soddisfacente gli argomenti. Per fare in modo che gli studenti sviluppino questo tipo di comprensione profonda, bisogna assicurarsi che essi si pongano le cinque domande che sono l'essenza del giornalismo: chi, cosa, dove, quando e perché. È poi necessario costruire le unità di apprendimento intorno a domande di inquadramento generale che esigono dagli studenti spiegazioni. Infine è necessario usare forme di accertamento e valutazione che chiedono agli studenti, non semplicemente ricordare, ma di spiegare e di giustificare i fatti.
L’interpretazione è una narrazione e traduzione che fornisce significato. L’oggetto dell’interpretazione è la comprensione, dove il comprendere è l’esito dell’organizzare le proposizioni attraverso la narrazione. L’interpretazione è: significativa, espressiva, intuitiva e profonda. I significati che attribuiamo agli eventi trasformano la nostra comprensione e percezione dei fatti: uno studente che possiede una tale comprensione è in grado di mostrare l'importanza di un evento o di offrire un'interpretazione che tocca un tasso profondo di riconoscimento. In classe l'interpretazione si manifesta in tutte le discussioni sui libri e sull'esperienze. La sfida per l'insegnante è da dare vita ai testi , rivelando che il testo parla alla nostra vita e alle nostre inquietudini. L'apprendimento non può essere esclusivamente il processo di imparare ciò che qualcun altro dice, ma uno studente deve essere in grado di pensare intelligentemente come gli adulti e deve apprendere il costruire interpretazioni che non siano condizionate da quelle ufficiali.
L'applicazione è la capacità di usare le conoscenze efficacemente in nuove situazioni e in vari contesti, in questo senso comprendere significa essere in grado di usare le conoscenze. L'applicazione è: operativa, efficiente, scorrevole, adattiva, risolutiva. Comprendere significa collegare le proprie idee e le proprie azioni al contesto: mostriamo che abbiamo compreso qualcosa usandola , adattandola e personalizzandola. L'applicazione della