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Approfondimenti sulla differenza di genere
Tipologia: Sintesi del corso
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Luce Irigaray è una filosofa e psicanalista esponente del pensiero della differenza di genere, da lei introdotto nel saggio “ Speculum “ del 1974 nel quale espone il Progetto di formazione alla cittadinanza nel riconoscimento delle differenze. Promuove un modello di cittadinanza che tenga conto dell'elemento della differenza sessuale, di etnia, di cultura o di religione. Il primo passo di questo progetto è la pubblicazione, nel 1994, del libro “ La democrazia comincia a due” , nel quale l'autrice, in seguito ad un'esperienza politica come deputata al Parlamento Europeo, getta le basi per una riflessione sulla convivenza civile nel rispetto delle differenze. Luce Irigaray conduce un'indagine nelle scuole di ogni ordine e grado dell'Emilia Romagna al fine di elaborare una proposta educativa spinta dalla consapevolezza che il mondo culturale, i programmi didattici e la maniera di insegnare rispondono al modello della soggettività maschile. Nell'intervista, Luce Irigaray descrive il metodo utilizzato e i risultati della sua ricerca. Ha richiesto alle scuole dell’Emilia Romagna, un gruppo di campioni di circa 20 soggetti di sesso diverso. Entrata in contatto con loro, ha chiesto una definizione riguardo la differenza di genere ottenendo come risultato elenchi di differenze soprattutto esteriori tra i due sessi. Ha fornito loro delle parole chiavi con cui formare delle frasi (insieme, con , amare, condividere, io, tu ,lui, lei). Durante questa indagine, ricorre alla mediazione del linguaggio perché ritiene che quando si tratta questo tema, il linguaggio consente perfettamente di far apparire la differenza di genere senza violentare la sensibilità sessuale. Successivamente propone una riflessione sulle frasi mettendo in evidenza differenze e similitudini, fa disegnare, scegliere colori, fare giochi teatrali per mostrare le differenze tra le scelte effettuate dai due sessi. Tra i risultati riscontra una notevole differenza tra il maschio e la femmina in quanto il maschio tende ad una relazione molteplice mentre la femmina tende ad una relazione su due soggetti. Dunque, la ragazza sceglie la relazione tra soggetti nella differenza mentre il ragazzo sceglie la relazione tra simili. Tali risultati, sono caratteri decisivi su cui bisogna lavorare nell’istruzione per insegnare come condividere nella differenza. Se ciò non avviene, il ragazzo resta nella sua bolla di cultura e la ragazza nella sua richiesta di un rapporto a due senza approvarlo in quanto i valori attuali della cultura sono fondati sulla soggettività maschile. Dunque si deve educare il ragazzo all’ intersoggettività e la ragazza all’oggettività.
In molte parti del mondo il destino delle donne è ancora quello della subalternità e della inferiorizzazione. Durante il corso degli anni, anche nel mondo occidentale, essere donne ha significato essere votate ad un destino di marginalità e di inferiorità, carenza di autonomia economica, assenza di istruzione, limitazione degli sbocchi lavorativi. Ancora oggi però in molti paesi le donne vivono la loro appartenenza al genere femminile con rapporti basati sulla violenza e sullo sfruttamento. Il così diffuso fenomeno del femminicidio ne è la dimostrazione. Ad esse non viene data istruzione e cultura, facendo loro pagare il destino naturale di essere nate femmine. Nel tempo la riproduzione dei ruoli ha creato stereotipi che ancora oggi collocano nel mondo del lavoro la professionalità femminile in situazioni di accudimento, di relazione con gli altri, di uso del proprio corpo e della propria femminilità in processi di mercificazione del sesso. Per le donne immigrate nel nostro Paese si compie lo stesso “destino”. Tra l’altro l’arrivo sempre più rilevante di ragazze immigrate in forme clandestine, rende più difficile il monitoraggio dei diversi destini esistenziali che le giovani donne incontrano e che sono costrette a vivere. La donna migrante, per il solo fatto di essere donna si trova in una situazione di maggiore vulnerabilità, rischiosa per il suo benessere e la sua integrità psicofisica. La presenza straniera in Italia ha raggiunto caratteristiche tali da dover essere considerata un fenomeno strutturale della nostra società. L’arrivo dei migranti, influenza molto la nostra società, che guarda a questi cambiamenti con timore, esprimendo a volte disagio o rifiuto, ma anche con empatia, attraverso proposte di accoglienza e di inclusione. Chi arriva sulle nostre coste, non può rinunciare a se stesso e al proprio passato ma ha bisogno di essere riconosciuto per ciò che è. Il disconoscimento genera disagio e sofferenza e per reazione ci si può accanire su di essa in forme patologiche che possono portare alla lotta armata e al terrorismo.(Stati Uniti anni ’70 black feminism critica al femminismo delle donne bianche e di estrazione borghese.). Femminismo e multiculturalismo si intersecano poiché le donne immigrate in quanto appartenenti al genere femminile e ad una cultura diversa sono soggette ancora di più ad una difficile socializzazione e inclusione nella società poiché si fondono sessismo e razzismo. Per corrispondere a tali differenze i percorsi formativi devono guardare alle diverse esigenze e ai diversi bisogni di conoscenza, mirando a promuovere una maturità individuale e collettiva, ma mai univoca alla base della quale deve esserci un pensiero critico e non autoritario, che proponga nuove prospettive culturali in cui i soggetti si formino al riconoscimento dell’altro da sé e al rispetto delle differenze .Dunque il compito per la pedagogia di genere è quella di sviluppare nuove forme di solidarietà tra donne di diversa etnia, creando relazioni tra le differenze promuovendo tra donne una “solidarietà riflessiva”. DIFFERENZA DI GENERE – FEMMINICIDIO E VIOLENZA SULLE DONNE Quotidianamente assistiamo ad uccisioni di donne da parte di uomini; donne che sono state a lungo ostaggio di una violenza domestica sempre più pesante, sempre più feroce da cui a volte avevano cercato scampo attraverso denunce rimaste inascoltate. Il femminicidio definisce la specificità di un’azione violenta contro la vita di una donna, da parte di un uomo che spesso è legato a lei da vincoli di sangue o parentela. È un fenomeno le cui motivazioni nascono da periodi storici in cui le donne tacevano, vivevano nell’ignoranza, erano considerate “mammifere” atte solo a fare figli e a soddisfare i bisogni sessuali dei loro uomini. Dacia Maraini che da anni si occupa di questi drammi dimostra che il femminicidio in Italia è solo la punta di un iceberg, che nasconde sotto la superficie una montagna di soprusi e di dolore di violenza
Il pensiero filosofico ha sancito fin dalle sue origini una precisa gerarchia dell'umano, che ha connotato la diversità come inferiorità. Si deve ad Aristotele la caratterizzazione della differenza biologica tra uomo e donna come fondamento "naturale" della subalternità di quest'ultima. Il genere umano si esplica nell'uomo libero, maschio e cittadino della polis ed è l'unico che può aspirare a posizioni socio-politiche di prestigio. La storia degli uomini ha finito per porre in essere, a partire dal XIX secolo, nuovi assetti economici e sociali che hanno reso solo possibile e necessaria una rinnovata ricerca relativa alla condizione femminile condotta dalle donne sulle donne. Il movimento delle donne è iniziato alla fine del Settecento e sviluppato le proprie rivendicazioni sia sul piano pratico e politico, sia su quello della riflessione teorica. Si sono rivendicati mutamenti di ordine sociale ed economico volti a restituire alle donne una dignità pari a quella degli uomini attraverso l'accesso all’ istruzione, alle professioni, alla proprietà, e mediante il riconoscimento dei diritti femminili di cittadinanza; dall'altra parte si è indagato il "piano del simbolico", cioè gli stereotipi e i modelli culturali che hanno contribuito a sancire nell'immaginario comune la discriminazione femminile. La Rivoluzione francese ha rappresentato una frattura radicale per la storia delle donne. La carta costituzionale francese emanata nel 1791, pur sancendo l'universalità dei diritti di cittadinanza, precludeva di fatto ogni forma di partecipazione femminile alle elezioni. Come reazione al testo costituzionale francese, nell’autunno del 1791, Olympe de Gouges scrive la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina , nella quale esprime la parità di condizioni tra uomini e donne sul piano politico e sociale che si traducono nella costituzione di associazioni politiche esclusivamente femminili e nella richiesta che gli impieghi civili e militari siano accessibili anche alle donne. Mary Wollstonecraft pubblica a Londra nel 1792 la Rivendicazione dei diritti della donna nella quale contesta la funzione ancillare che la società ha attribuito alla donna, la quale non è geneticamente inferiore, bensì storicamente oppressa. Nella riflessione della Wollstonecraft acquista centralità inedita il tema del l'educazione e dell'istruzione delle donne, destinate per secoli ad un modello pedagogico maschilista. La scrittrice pone una denuncia delle stesse donne, vittime di un'educazione pensata e voluta dall'uomo, se ne sono rese complici, piegandosi a un modello di femminilità che le vuole tutte "vezzi e frivolezze". Mary Wollstonecraft invoca una rivoluzione dei costumi sociali, da realizzarsi attraverso l'accesso delle donne all’ istruzione mediante l'assunzione di un modello di educazione integrale dei filosofi del Settecento, Locke e Rousseau, che hanno riservato agli uomini. Il processo di emancipazione delle donne si impone con vigore nella seconda metà dell'Ottocento, quando le esigenze produttive delle società industriali determinano l'ingresso delle donne nel mondo del lavoro extradomestico. A pronunciare una delle prime convinte affermazioni dell’irriducibilità del femminile al maschile è Elizabeth Cady Stanton , leader del suffragismo statunitense con un’altra storica dichiarazione dei diritti delle donne: la Convenzione di Seneca Falls. Il documento denuncia esplicitamente la completa perdita dei diritti civili delle donne statunitensi , le gravi condizioni di degradazione sociale e religiosa in cui essere sono costrette a vivere e afferma l’impossibilità da parte degli uomini di comprendere le donne e di esprimersi in loro nome. Dopo l’ottenimento del diritto di voto femminile, si ha l’esigenza di approfondire il senso della diversità tra uomini e donne per evitare che l’uguaglianza si trasformi in omologazione ovvero l’adozione da parte delle
donne del modello maschile come ideale di realizzazione personale. Si giunge così ad affermare che le donne hanno modalità di rapportarsi all’esistenza non omologabili a quelle maschili. Virginia Woolf scrive Una stanza tutta per sé , nella quale ripercorre il destino delle donne della classe media inglese evidenziando la sistematica sottrazione perpetrata alla società patriarcale e Le tre ghinee. La conquista dell’indipendenza economica rappresenta per la Woolf una delle condizioni necessarie per l’emancipazione delle donne da un sistema patriarcale che le sottopone da sempre a valori e norme maschili. L’autrice delinea una delle più efficaci difese della positività dei valori femminili, descritti come opposti a quelli maschili e distingue tre ghinee: la prima ghinea dovrà contribuire all'istituzione di un college per ragazze, con la clausola che l’ istruzione che vi sarà impartita non sia quella destinata ai ragazzi, ma consista nella promozione di una cultura "differente", capace di capovolgere i valori maschili; la seconda ghinea dovrà servire ad aiutare le ragazze nell'accesso alle libere professioni, con l'obiettivo che esse non si omologhino ai comportamenti maschili ma le trasformino sulla base del loro modo di essere e di pensare; la terza ghinea potrà essere destinata all'associazione pacifista costituita da sole donne; si chiamerà «Società delle Estranee», a sottolineare la totale alterità delle donne rispetto alla logica maschile della guerra. La pensatrice francese Simone De Beauvoir pubblica Il secondo sesso , saggio di indagine sulla condizione femminile che segna l’ingresso delle donne nell’ambito della ricerca filosofica, nel quale mostra come la differenza di genere sia alla base della discriminazione e della subalternità sociale alla quale da sempre è costretta la donna. Evidenza che non solo gli uomini, ma anche le donne considerano quello maschile come il primo sesso in quanto l'uomo, ponendosi come il soggetto per antonomasia, ha trasformato la donna nel secondo sesso e quest’ultima ha accettato tale condizione non solo perché vi è stata costretta, ma anche perché ha ella stessa rinunciato a esercitare la scelta, ovvero la possibilità di progettare la propria esistenza. Dunque, la donna ha riconosciuto la naturalità della propria inferiorità rendendosi in questo complice dell’uomo. La condizione di sudditanza della donna può essere modificata, ciò richiede un impegno che non può essere individuale ma collettivo cioè le donne insieme agli uomini. L'obiettivo è quello di spezzare il legame di dipendenza della donna dall'uomo, arrivando al riconoscimento reciproco della dignità e della libertà dei due sessi. Per la donna liberarsi significa rifondare i rapporti con l’uomo su una posizione di parità e conciliazione, che consenta a entrambi di riconoscersi come altro. Le qualità ascritte dall'uomo all'indole femminile sono il risultato dello specifico progetto educativo che la società riserva alle bambine diverso dalla formazione del bambino, al quale si riconosce il diritto di sperimentare le potenzialità del proprio corpo nei giochi e nei rapporti con i coetanei e di misurarsi con la realtà, favorendo lo sviluppo delle caratteristiche dell’essere e dell’agire considerate tipicamente maschili. Il bambino viene educato per essere soggetto, la bambino è trasformata in oggetto da un’educazione che le insegna a fondare la propria identità sull’approvazione e sul consenso degli altri, da cui dipende. Le donne hanno veicolato un modello educativo che ne ha fatto delle perdenti perché ne ha rafforzato il senso di dipendenza del maschio. Il femminismo è un movimento di protesta femminile che risale agli inizi degli anni ’60 soprattutto negli Stati Uniti d’America, la moderna società dei consumi. Nel 1963 Betty Friedan pubblica La mistica della femminilità , un saggio che demistifica l'immagine idilliaca della casalinga, moglie e madre felice nonché regina degli elettrodomestici, propagandata dalla cultura statunitense attraverso i giornali femminili e la pubblicità. Nel 1965 il documento A Kind of Memo denuncia come anche all'interno dei movimenti di rivolta le donne siano confinate in ruoli marginali e prende corpo la decisione di organizzare un seminario sulla questione femminile, in cui le donne possano discutere dei problemi che le riguardano. Nasce così un nuovo movimento politico delle donne, caratterizzato da un'inedita separazione dall'universo maschile.
nuove modalità di convivenza civile, che consentano a donne e uomini di creare relazioni di scambio fondate sull'apertura all'altro e sul valore positivo della differenza. Rosi Braidotti approfondisce il rapporto tra crisi del soggetto e femminismo. Propone di ridefinire il soggetto femminile a partire dal suo comporsi di molteplici differenze variamente interconnesse: sesso, razza, classe sociale, età, stile di vita, orientamento sessuale. Giunge a una definizione "plurale" della differenza che dia conto delle diversità esistenti tra uomini e donne, ma anche tra due donne e all'interno di ciascuna. Si tratta dunque di abbandonare il modello eurocentrico e di abbracciare un autentico pensiero della differenza, scoprendo che l'identità è poliedrica e mobile, e che pertanto non esiste "una sola" donna, ma esistono "tante" donne, diverse tra loro per progetti di vita, per desideri e per la quotidianità della loro esistenza. Matura la convinzione che, per riconoscere e valorizzare le differenze che intercorrono sia tra soggetti diversi, sia all'interno dello stesso soggetto, occorra assumere una coscienza nomade, ossia non considerare alcuna identità come permanente. Il nomade diviene un archetipo della soggettività femminile perché le donne, nel difendere e rivendicare la propria specificità, difendono ogni diversità, contro qualunque identità imposta. Il nomadismo è una disposizione mentale secondo la quale il nomade è colui che , abbandonata la concezione univoca e monolitica dell’identità soggettiva, si apre alle differenza e alla pluralità. Il nomade crea la propria identità in una costante relazione con l'altro e nell'inevitabile confronto con la diversità. Ma se l'identità è poliedrica e mobile, non esisterà la donna bensì tante donne, ciascuna con il proprio progetto, e tutte accomunate dal desiderio di affermare la propria specificità, la propria differenza. Il pensiero della differenza si sta trasformando in un pensiero delle differenze condivisibile da tutti gli esseri umani accumunati dalla consapevolezza che l’identità non è un fatto acquisito e irrevocabile bensì il traguardo di uno sforzo. Un segno della difficoltà di realizzare un modello di femminilità dotato di una propria pienezza di senso non strumentalizzabile è la continua proposta da parte dei mass media della riduzione della donna a mero corpo con l’unica finalità di piacere all'uomo. Uguaglianza e differenza devono continuare a costituire le parole-chiave del pensiero delle donne, nella consapevolezza, che la costruzione di un’ autentica identità femminile può comportare un radicale rinnovamento dell'esserci dell'uomo, di una riformulazione globale dei valori di libertà e di responsabilità degli esseri umani.