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ancora, anche se ridotto, ad un fenomeno di ineguaglianza dello stato sociale di uomini e donne. La storia, la letteratura e l’arte chi hanno tramandato e mostrato modelli di società in cui la donna, pur essendo ritenuta inferiore all’uomo e pertanto non degna di godere degli stessi privilegi di quest’ultimo, ricopriva un ruolo vitale per la società stessa. Nell’antica Roma, ad esempio, le donne con il loro coraggio e la loro modestia sono state capaci di incutere nei giovani figli un grande amore della patria, un’educazione improntata alla difesa di essa e all’obbedienza ai loro doveri di cittadini. E ciò è stato determinante per il grande splendore e successo militare che Roma ha conosciuto. Per lunghi secoli, per millenni, la donna è vissuta in una condizione di quasi totale sottomissione all’uomo nell’ambito della famiglia e di netta inferiorità umana e civile nel contesto più ampio della società. In ogni tempo e presso qualunque civiltà, infatti, le donne sono state destinate a svolgere compiti quasi esclusivamente familiari. L’allevamento dei figli, il disbrigo delle faccende domestiche, la conduzione generale della casa hanno costituito, sempre, le attività tipiche delle donne, la cui funzione umana e sociale si è costantemente identificata nella riproduzione della specie e in una servitù pratica e morale all’uomo. Madre e sposa per destino, o meglio per decisone degli uomini, la donna è dunque vissuta di generazione in generazione in una posizione di pesante dipendenza dall’uomo. Esclusa dalla vita politica, dalla cultura, dall’arte, da tutti i centri decisionali della società civile, la donna è stata considerata in ogni ambiente sociale, presso ogni popolo, come un essere inferiore, una creatura di secondo grado con pochi diritti e molti doveri. Perché le cose cambiassero è stato necessario che da una parte le donne prendessero coscienza della loro situazione e che dall’altra la società stessa si trasformasse riorganizzandosi secondo nuovi principi ed esigenze nuove. Il che si è appunto verificato nel XIX secolo con l’avvento della società tecnologica e democratica del nostro tempo. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento in molti Paesi europei sono nati movimenti femminili che lottavano affinché fossero riconosciuti alle donne diritti prima di allora negati. Un ruolo molto importante è stato ricoperto dalle cosiddette suffragette, che tramite lotte non violente sono riuscite a far ottenere il diritto di voto a tutte le donne. In Gran Bretagna le donne hanno potuto così votare per la prima volta nel 1918,negli Stati Uniti alcuni anni dopo, in Italia il 2 giugno 1946, solo dopo la caduta del fascismo e grazie alla Resistenza, a cui anche le donne hanno dato un contributo non indifferente come partigiane. La Costituzione della Repubblica, entrata in vigore nel 1948, stabiliva l’uguaglianza dei diritti civili e politici tra uomo e donna. Notevoli e rilevanti per il processo di emancipazione femminile sono state le nuove leggi dell’Assemblea Costituente, della quale facevano parte anche alcune donne elette. A loro si deve la stesura dell’art. 3 secondo cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione.. A loro si devono le leggi che prevedono il divieto di licenziamento delle donne dopo la nascita del figlio, la parità retributiva tra uomo e donna a parità di lavoro, l’abolizione delle pene per adulterio e del matrimonio riparatore, l’istituzione di asili nido comunali, la concessione di congedi
parentali, l’equiparazione dei figli legittimi ai figli naturali, l’introduzione del divorzio, l’accesso ai vari settori lavorativi quali le forze armate, la magistratura, il servizio militare ecc.. Si tratta di leggi, di diritti che la Costituzione garantisce a tutte le donne, ma che spesso sono dimenticati, violati spesso dai datori di lavoro. E’ per questo che è indispensabile difenderli e promuoverne la conoscenza tra le nuove generazioni. Questo processo verso un’uguaglianza giuridica e sociale è ancora oggi in corso poiché, checché se ne dica, la società odierna pone ancora la donna in seconda posizione dopo l’uomo. E non siamo noi a sostenerlo, ma i dati diffusi quotidianamente da giornali, telegiornali, così come le storie di donne che in parti del mondo quali India, Africa, America del Sud che sono ancora lontani dal traguardo di una parità di sessi. Quello verso il pieno riconoscimento della stessa dignità dell’uomo e della donna è un cammino lungo e non facile, che non ha ancora permesso di raggiungere l’obiettivo prefissato, soprattutto se guardiamo alle realtà sociali dei Paesi meno sviluppati. L’India, ad esempio nonostante sia stato il primo grande Paese al mondo ad avere una donna al capo del governo, presenta una condizione del mondo femminile assai difficile. Questo si riscontra fin dalla nascita, poiché la mortalità infantile è decisamente superiore per le bambine rispetto a quella dei maschi, a causa delle minori cure a loro riservate. Anche in alcune zone dell’America del Sud, dove permangono tradizioni molto antiche non toccate dai recenti processi di modernizzazione , domina una cultura che considera la dona inferiore. In Arabia Saudita solo dal 2005 le donne posso votare e candidarsi alle cariche pubbliche. Anche nei Paesi economicamente più sviluppati assistiamo a disparità. In Giappone, per esempio, la parità di sessi sancita dalla Costituzione è ancora un’utopia. Le donne si sono inserite nel mondo del lavoro, ma non è loro riconosciuta parità di retribuzione con gli uomini. Vi sono ragioni ben complesse, purtroppo, legate al perpetuarsi ancora oggi di questa condizione. Una di questa potrebbe essere legata all’economia ,alla politica, allo sfruttamento di alcune aree del mondo: liberare la donna dalla sua schiavitù, renderla e considerarla ,cioè uguale agli uomini come creatura e come cittadina, avrebbe significato distruggere le basi stesse della società tradizionale fondata, appunto, sulle differenze tra individui e individui, tra classi e classi sociali. Affermare l’uguaglianza della donna significherebbe, in questo senso, riconoscere che tutti gli esseri umani sono uguali tra loro e quindi che non possono e non devono esistere distinzioni di nessun genere tra uomo e uomo, tra ricchi e poveri, proprio perché tutti sono uomini con stessi diritti e doveri. Si tratta di una conseguenza verso cui, probabilmente, i” potenti” della terra non protendono certamente. In Italia il processo verso la piena emancipazione femminile è ancora in corso, ma sono fiduciosa che sarà possibile completarlo, anche se la realtà quotidiana ci colloca ancora un po’ lontani da questo traguardo. In generale lo sviluppo del nostro Paese ha reso possibile l’inserimento delle donne nel mondo del lavoro. Le donne, dunque, avendo la possibilità di trovare un’occupazione al di fuori della famiglia, sono finalmente “uscite fuori” dal ristretto ambiente casalingo. Ed hanno evidentemente cominciato a guadagnare, acquistando l’indipendenza economica e, conseguentemente la possibilità di mantenersi e di vivere autonomamente, senza dover dipendere da padri o mariti. Lavorare in fabbrica, in ufficio o