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Perchè la democrazia liberale non può cambiare il mondo Scritto da Maersheimer
Tipologia: Sintesi del corso
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Mearsheimer sferra un attacco netto alla democrazia americana in questo libro, in quanto l’operato del paese secondo lui ha condotto ad una serie di conseguenze nefaste sui veri interessi nazionali degli usa. L’obiettivo dellattacco di Mearsheimer sono i paesi liberali con il liberalismo internazionale che viene confrontato con nazionalismo e realismo. Secondo lui l’obiettivo liberalista di democratizzare l’interno pianeta conduce solo a molte guerre con i nemici illiberali. Ma il problema si solleva anche all’interno di uno stato. Uno stato liberale all’esterno diventa anche uno stato di polizia all’interno. La tesi dii fondo del libro è che un paese deciso a perseguire l’egemonia liberale fa più male che bene a se stesso e agli altri paesi, specie quelli che intende aiutare -> troviamo ancora la tensione fra liberalismo e realismo. Tesi di fondo del libro: dalla fine della guerra fredda gli usa hanno adottato una politica estera liberale, chiamata egemonia liberale. L’obiettivo di questa strategia era trasformare il maggior numero di paesi in democrazie liberali promuovendo al contempo un’economia internazionale aperta e la creazione di istituzioni internazionali. Ma egemonia liberale ha fallito. Questo perche, secondo mearsheimer gli usa in politica estera sono sempre ostili nei confronti del realismo e del nazionalismo. Secondo lui la soluzione è quella di perseguire una politica estera più misurata basata sul realismo e su un’adeguata comprensione di come il nazionalismo condiziona le grandi potenze. Molti stati dell’occidente credono che la democrazia liberale sia necessaria x tutelare i diritti umani, che possa promuovere la pace internazionale e che possa proteggere il liberalismo in patria attraverso l’eliminazione di stati autoritari che potrebbero sostenere gli illiberali all’interno degli stati. Questa credenza è sbagliata: se ci sono almeno due potenze liberali esse si preoccupano della loro posizione dell’equilibrio internazionale del potere e agiscono in base ai dettami del realismo. L’unica situazione in cui una democrazia liberale può puntare sull’egemonia liberale è quando ci si trova in una situazione unipolare x cui la superpotenza non ha paura di essere attaccata da un’altra perché esiste solo lei. Maersheimer pensa che egemonia liberale non raggiungerà i suoi obiettivi e il suo fallimento comporterà dei costi enormi. Lo stato liberale finirà col combattere tante guerre, aggraverà i problemi della proliferazione nucleare e del terrorismo e condurrà ad ancora più illiberalismo in patria -> non produrrà pace. La chiave x capire il fallimento del liberalismo è confrontarlo con il realismo e il nazionalismo. Il nazionalismo prevede la divisione del mondo in tante nazioni ognuna delle quali ha la sua cultura specifica. Tutte le nazioni preferirebbero avere il proprio stato anche se non tutte sono in grado di averlo. Noi viviamo in un modo diviso in nazioni: liberalismo e nazionalismo convivono e quando si scontrano vince quasi sempre il nazionalismo. Il nazionalismo mette un’enfasi molto fore sull’autodeterminazione: questo vuol dire che tutti i paesi resisteranno ali tentativi di una grande potenza liberale di interferire nella loro politica interna. Anche per quanto riguarda i diritti individuali i due issi hanno due visioni diverse: i liberali sono convinti che tutti abbiano gli stessi diritti mentre i nazionalisti si preoccupano in misura maggiore dei diritti dei propri concittadini rispetto a quelli di altri individui -> il liberalismo sopravvaluta l’importanza dei diritti individuali. Il liberalismo non va d’accordo neanche col realismo: infatti la struttura del sistema internazionale è anarchica (non gerarchica per cui ce uno stato che può mantenere la pace ). Dunque il liberalismo non può funzionare in politica internazionale: i paesi x sopravvivere possono solo agire in base all’equilibrio di potere. Ci possono essere casi in cui un paese è cosi stabile da potere seguire politiche davvero liberali, ma i risultati sono sempre negativi a causa del nazionalismo. La tesi di maersheimer è che il nazionalismo e il realismo prevalgono sempre sul liberalismo. Maersheimer si focalizza sulla politica estera americana degli ultimi decenni. Dopo la guerra fredda gli usa hanno cominciato a perseguire egemonia liberale senza esitazioni ( anche l’opinione pubblica d’accordo ). Fukuyama in quel periodo scrisse un articolo d’accordo con la scelta degli usa dicendo che il liberalismo aveva sconfitto sia il fascismo che il comunismo e che il mondo alla fine sarebbe stato popolato solo da democrazie liberali. In quell’epoca si pensava anche che sarebbe venuta a meno grazie alla diffusione del liberalismo la politica dell’equilibrio di potere < realismo ). Probabilmente negli ultimi presidenti degli usa quello che ha creduto di più dell’ideale del liberalismo stato bush ( discorso fatto prima dell’occupazione dell’ira nel 2003 ). In realtà oggi l’opinione sulla politica estera americana è diversa rispetto a quella di quei tempi: pessimismo domina su quasi tutti i risultati conseguiti dagli usa. Si pensa che il liberalismo è una forma x cooperazione e pace in realtà è una formula x instabilità e conflitto. Maersheimer si concentra sulla politica liberale adottata da Clinton, bush e Obama.
Quando si valutano gli effetti del liberalismo sulla politica internazionale si considerano le alternative liberali al realismo:
sono più pacifiche delle non democrazie
significativi non si fanno quasi mai la guerra fra loro a causa dei costi alti di essa
tendono a cooperare fra loro a causa delle regole imposte dalle stesse organizzazioni.+ Maersheimer analizzerà tutte queste teorie. Ma prima di questo cercherà di capire che cosa si intende x liberalismo e quali sono i suoi fondamenti. Per capire che cos’è il liberalismo deve prima definire qual è lo stato di natura in cui si trovano tutti gli uomini ( parole di Locke padre fondatore del liberalismo ). Maersheimer pensa che noi individui siamo esseri profondamente sociali dall’inizio alla fine della nostra vita e che individualismo gioca un ruolo secondario. Inoltre è convinto che non si possa raggiungere un visione d’insieme comune in quanto le divergenze fra individui e gruppi possono essere profonde. Il liberalismo sottovaluta la natura sociale degli uomini. Esso non è in grado di rispondere alle domande sulla natura umana a differenza invece del realismo e del nazionalismo. Questo è il motivo x cui essi prevalgono sul liberismo e perché sono le forze ispiratrici della politica internazionale. Nonostante tutte le differenze i tre ismi hanno una caratteristica comune: tutti e tre hanno una profonda preoccupazione x la sopravvivenza che non si può mai dare x scontata. Nella definizione di liberalismo, nazionalismo e realismo maersheimer guarda fra le tante definizioni diverse che ci sono e sceglie in base al principio di utilità per cui si sceglie la definizione più utile per stabilire il valore del fenomeno in esame. Il liberismo politico è un’ideologia individualistica e attribuisce un’importanza fondamentale ai diritti inalienabili. Questa grande importanza è quella che spinge gli stati a perseguire politiche estere ambiziose -> grande enfasi sui diritti umani. Inoltre il liberalismo politico prevede che gli esseri umani abbiano profonde divergenze su questioni politiche e sociali e c’è la necessita che lo stato mantenga l’ordine se queste dispute degneranno in violenze. I liberali x questo attribuiscono molto potere alla tolleranza, norma sociale che invita le persone a rispettarsi nonostante le differenze. Il liberalismo politico si può dividere in: liberalismo modus vivendi e liberalismo progressista. Ci sono due differenze importanti fra essi:
concepisci i diritti individuali in termini di libertà individuali, ovvero come libertà di agire senza intrusioni da parte del governo ( libertà di parola, di stampa, diritto di proprietà ). Il compito del governo è quello di proteggere questi diritti dalle minacce interne ed esterne. Al contrario i l ibernasti progressisti ritengono che le libertà individuali chiamabili anche diritti negativi sono legati ad una serie di diritti che vengono promossi attivamente dal governo.
stato non dovrebbe intromettersi nelle dinamiche della società, mentre il liberalismo progressista preferisce uno stato interventista e capace di ingegneria sociale. Il liberalismo progressista ha vinto sul liberalismo modus vivendi. Maersheimer quando parla di liberalismo pollici intende quello progressista. Molte volte i termini democrazia e liberalismo vengono usati nello stesso modo anche se hanno due ruoli diversi. La democrazia è una forma di governo basata su un vasto consenso in cui i cittadini sono chiamati ad eleggere i propri leader attraverso elezioni periodiche. Il liberalismo si concentra solo sui diritti individuali. Comunque gli stati liberali sono quasi sempre democratici perché il concetto di diritti inalienabili implica il diritto di partecipare alla propria governance tramite elezioni. Maersheimer non è contrario al liberalismo, anzi è convinto che all’interno di un paese esso sia positivo in quanto privilegia e protegge i diritti individuali. Ma è contrario al liberalismo a livello internazionale perché secondo lui questo rende il mondo meno pacifico. Le tesi principali del liberalismo si fondano su una serie di assunti riguardo la natura umana, ovvero le caratteristiche comuni a tutti e che si contrappongono con quelle che variano da un individuo all’altro. Ovviamente ci sono differenze fra i popoli come fra le persone, ma alcune di esse sono permanenti e distintive in quasi tutti. Maersheimer cerca di presentare le sue idee sulla natura umana e sulla politica. Primo assunto di M.: tutti gli umani hanno la capacita di ragionamento che ha dei limiti. Inoltre sappiamo che la sopravvivenza è l’obiettivo individuale più importante in assoluto. Proprio per la capacita di ragionamento molte volte ci sono divergenze sui principi base fra gli uomini e queste divergenze comportano alla possibilità della violenza che spinge gli individui ad avere paura l’uno dell’altro e a temere x la propria sopravvivenza. Il secondo assunto prevede che gli essere umani siano
durante l’illuminismo. I maggiori esponenti di quel periodo credevano nella capacità della ragione di migliorare la condizione umana. la fiducia nel potere delle nostre facoltà si è andata perdendosi nel corso degli ultimi due secoli. Infatti gli individui continuano ad avere valori di riferimento e idee diverse su quale potrebbe essere la società migliore. Eppure molti continuano ancora a dire che esistono dei principi universali e che sanno quali sono. In realtà non è mai possibile stabilire chi ha risposta giusta, è solo questione di preferenze e opinioni personali. Infine abbiamo capito che la ragione non governa il mondo ma ha il compito di fare raggiungere un accordo ad un vasto numero di persone sulle preferenze di base. Per capire i limiti della ragione basta pensare a quello che ci dice sulla religione. Attraverso la ragione non siamo in grado di stabilire quale tra le tante religioni del mondo sia quella che mette a disposizione il miglior manuale per la condotta etica individuale o se può esserlo l’ateismo. Attraverso la storia della religione si comprende come le nostra ragione non ci aiuti a raggiungere un ampio consenso sui principi di base. Anche a livello di diritto è impossibile sviluppare un codice morale accettabile x tutti gli operatori di diritto. Un giudice potrebbe dire di avere scoperto la verità morale ma è difficile che trovi molti colleghi che possano concordare con lui. Per quanto riguarda l’aspetto economico invece, gli economisti sono convinti che gli individui attraverso la ragione possano scegliere preferenze e utilità. Strauss, filosofo politico, era convinto che i membri migliori e più brillanti di qualsiasi società fossero in grado di selezionare regole e diritti naturali e che potessero usare il loro intelletto superiore x scoprire verità eterne. nonostante questo Strauss sa bene che non è detto, anzi è molto difficile, che qualcuno riesca a scoprire la verità. Secondo Strauss la ragione ha un potere decostruttivo perché nessuno è in grado di scoprire la verità, ma bisogna mettere in discussione i codici morali e altre convinzioni radicate. Da questo abbiamo capito che ci sono limiti significativi a ciò che la ragione può dirci su una buona vita -> limiti: il primo è che la ragione non può rispondere a tutte le domande con cui dobbiamo confrontarci; il secondo è che molti fattori che influenzano le nostre preferenze sono spesso impermeabili alla ragione. Il concetto di ‘buona vita’ è influenzato da tre fattori:
sbagliato. Ma ogni società si è evoluta in modo diverso, per cui il concetto di buona vita varia da un individuo all’altro in base al contesto in cui è stato allevato.
la società inizino a condizionarli.
sentimento che è un processo intuitivo, infatti in quei due casi gli individui prendono decisioni senza riflettere sull’argomento in questione. Il ragionamento invece è un procedimento attraverso il quale l’individuo decide spontaneamente di lasciare da parte l’intuito e di usare fatti e logica x analizzare problemi e prendere decisioni. La ragione è la meno importante dei tre fattori. La socializzazione invece è molto più importante della ragione. Questo perché gli esseri umani hanno un’infanzia molto prolungata durante la quale vengono protetti dalle famiglie e dalla società circostante. Quando un individuo arriva a sviluppare le sue capacità di ragionamento, ormai la famiglia e la società l’hanno già influenzato. Inoltre quell’individuo ha anche sentimenti innati che influiscono sulla sua visione del mondo. Questo vuol idre che le persone hanno una scelta molto limitata nella formulazione del loro codice morale perché il loro pensiero viene da atteggiamenti innati e dalla socializzazione. Alcuni psicologi affermano che l’unico contributo della ragione è quello di fornire una base razionale a opinioni formate dal nostro intuito. Secondo maersheimer la ragione ha sicuramente dei limiti ma ha anche altri compiti: identifica gli obiettivi, fa da arbitro quando due soluzioni entrano in conflitto fra loro, aiuta una persona quando i suoi principi portano ad un comportamento distruttivo, e può anche spingere un individuo a cambiare i propri principi e ad avere altre visioni in quanto abbiamo la libertà di scelta e non siamo prigionieri dei nostri sentimenti e della socializzazione. Si potrebbe sostenere che la soluzione a questo possa essere l’istruzione. Ma gli umani sono animali sociali che tendono a formare stretti vincoli con i membri del loro stesso gruppo non mettendo più in discussione le logiche che vigono all’interno del gruppo stesso. Anche quando tentano di agire da razionalisti perfetti, tendono a partire da assunti che nascono da anni di socializzazione. In realtà dunque è la maggiore istruzione non comporta più consenso sui principi che dovrebbero governare la vita comune, anzi molte volte è più probabile il contrario ( scuole religiose, Università marxiste -> indottrinamento ). Molte forme di educazione tendono a rafforzare le differenze che dividono le società. L’educazione comunque promuove sempre la tolleranza dei punti di vista opposti. Più educazione ricevono le persone, più complicato appare il mondo e più diventa difficile credere in verità assolute. L’educazione insegna agli uomini a pensare criticamente. Ecco
perché l’educazione affina la nostra capacita di ragionamento ma rende più difficile raggiungere un accordo sui principi di base. Dunque le nostre capacita critiche non sono in grado di condurci a verità assolute ed universali. Viviamo in un mondo dominato dal relativismo anche se pochi di noi ammettono di essere relativisti. Il liberalismo prevede che gli individui sono liberi agenti che sviluppano la propria identità x onto proprio. Poi decidono di formare società e governo x il bene comune. Secondo maersheimer questo è una visione impropria della natura umana perché uomini e donne sono esseri sociali fin dal momento in cui nascono. Nei primi anni della loro vita stando in famiglia vengono influenzati nel modo di vedere il mondo. L’individualismo che è legato alla capacità di ragionamento si sviluppa dopo un po’ di tempo. Inoltre l’individuo è nato x stare all’interno di una società ed è destinato ad avere interazioni frequenti con altri individui anche al di fuori della propria cerchia famigliare. La sopravvivenza è la più importante ragione x cui gli esseri umani decidono di vivere in società al di fuori della famiglia. Prima di tutto gli uomini sentono il bisogno di accoppiarsi x creare e mantenere la specie -> avere figli comporta crescere numericamente e legami fra più famiglie che comporta la crescita dei gruppi sociali. I membri id qualunque gruppo hanno una varietà di competenze che permetteranno loro di diverserai il lavoro ( specializzazione e cooperazione ). Inoltre un gruppo sociale permette di avere una rete di supporto x ogni evenienza e di proteggersi a vicenda. Nonostante questo un grande dimensione ( un gruppo sociale molto grande ) non garantisce la sopravvivenza. Un gruppo sociale quindi è un veicolo di sopravvivenza. Per gli individui le probabilità di sopravvivere all’interno di un gruppo sociale sono maggiori rispetto a quelle di stare da soli. Al tempo stesso le probabilità di un gruppo sociale a sopravvivere all'interno di una società sono maggiori rispetto a quelle di sopravvivere al suo esterno. Ogni società ha la sua cultura specifica. Questo è causato principalmente dalla geografia. Ma non solo, anche gli individui possono influenzare la cultura. Per questo è impossibile cercare di creare delle società identiche. La cultura è dunque fondamentale nel pensiero e nei comportamenti degli individui. Il gruppo sociale in cui nasce una persona farà per sempre parte della sua identità perché esso influenza il modo in cui vede se stessa e il mondo che la circonda. Un individuo può decidere di rifiutare la cultura nella quale è nato e entrare a fare parte di un’altra società. Il problema è che comunque si porterà sempre dietro un bagaglio culturale che continuerà a influenzare la sua nuova vita. Un altro compito importante della cultura è quello di fare da collante all'interno della società. Gli individui che la compongono possono decidere di agire egoisticamente oppure non riescono a trovare un punto di incontro sui principi di base. Forze centrifughe di qualsiasi tipo cercano di distruggere le società che riescono a salvarsi grazie alla cultura che prova a tenerle a bada. All’interno dei gruppi sociali c’è quasi sempre un accordo sui principi primi perché i membri hanno una vita simili e storia comune. Inoltre i membri del gruppo tendono a rispettarsi a vicenda e a sviluppare forti legami che li aiutano ad andare d’accordo nonostante le divergenze. Quasi tutti i membri del gruppo identificano la sopravvivenza comune con la propria e x questo cooperano e accettano il dissenso anche su problemi fondamentali. Ma ci sono dei limiti a ciò che può fare la cultura x tenere insieme la società. A volte un singolo problema può mettere in luce problemi che possono minacciare la disgregazione, oppure situazioni nuove possono minacciare le convinzioni più radicate all'interno della società oppure shock imprevisti sono cosi pesanti che la società perde coesione. Quando una porzione della società rifiuta la propria cultura o decide di agire egoisticamente allora è difficile che la società riesca a sopravvivere. Il fatto che in ogni società vi siano forze centrifughe in grado di provocarne la disintegrazione mostra come la cultura non possa da sola tenere in piedi la società. Ci sono latri tre modi x tenere intatta una società: il primo è quello di identificare un nemico comune esterno alla società che induce i membri a collaborare x difendersi. Il secondo è identificare una minaccia interna alla società. E il terzo nonché il più importante è istituire delle istituzioni politiche solide. Le società devono avere istituzioni politiche che si occupano di aiutare i membri a vivere insieme e interagiscono con altri gruppi sociali. Tra di loro le istituzioni politiche interagiscono e si impegnano nel raggiungimento di obiettivi che in precedenza hanno prefissato. Esse definiscono la condotta attraverso l’imposizione di regole e stabiliscono come vanno risolte le dispute. I gruppi sociali hanno l’interesse a creare una gerarchica che affermi autorità per la propria sopravvivenza ( sia individuale che sociale ). Le istituzioni devono rivolgersi all’esterno sia per la sopravvivenza dell’intera società sia x altri problemi meno fondamentali. Le istituzioni politiche non sono entità imparziali. Le regole rispecchiano che cosa si intende per buona vita e considerando le divergenze che ci sono all’interno di un gruppo sociale riguardo l’argomento ci saranno individui che vedranno maggiormente tutelati i propri interessi. Per questo motivo si sarà sempre una forte competizione all'interno di un gruppo sociale x quanto riguarda la politica
dall’ingegneria sociale ) si può arrivare a dire che alla base del progressismo c’è una visione espansiva dei diritti individuali e fiducia nella capacità dello stato di fare dell’ingegneria sociale. il liberalismo progressista ha trionfato su quello modus vivendi. Lo si nota nella società liberali contemporanee nelle quali si promuovono politiche interventiste ( base del liberalismo progressista ). Il liberalismo inizia con Locke il quale crede in individui atomatizzati con tratti in comune, diritti inalienabili, e sono tutti uguali. Il secondo assunto del liberalismo concerne la capacità di ragionamento. Infatti tutti gli esseri umani la possiedono ed essa serve x capire cosa si intende per buona vita e non per affermare principi di base in quanto è subordinata ai sentimenti e alla socializzazione. Alcuni liberali si trovano d’accordo solo sull’esistenza di alcuni diritti naturali che accomunano tutti. Avendo tutti capacita di ragionamento e non potendo tutti concordare sui principi di base nascono desse si. Proprio x questo Locke afferma che lo stato di natura è un’arena violenta e brutale a causa della varietà di opinioni e la contrarietà di interessi -> la minaccia del conflitto sta alla base del liberalismo politico. Prima di tutto i liberali sottolineano che ogni individuo è dotato di un set di diritti inalienabili tra cui il diritto alla vita ovvero non solo il diritto a sopravvivere ma anche a vivere come meglio crede. Le persone hanno il diritto di scegliere come vogliono vivere a patto che non si leda il diritto di qualcun altro. Questo prevede anche le libertà religiose. In secondo luogo vogliono diffondere la tolleranza, infatti se gli individui possono decidere di vivere come vogliono essi hanno anche il dovere di riconoscerlo. La tolleranza prevede che si accettino principi di base diversi dai propri, che si risolvano pacificamente i conflitti e che si rispetti la legge. Bisogna convincersi che le differenze fra pensieri contribuiscano al benessere della società. Ma la tolleranza ha dei limiti: alcuni non riescono ad accettare il dissenso sulla propria visione di buona vita. Questo rende questi individui una minaccia non solo x gli antagonisti ma anche x l’intera società. Questo porta al terzo punto della strategia liberale: è necessario uno stato forte che si collochi al di sopra della società e che mantenga l'ordine. Per mantenere l’ordine lo stato deve essere: guardiano notturno, regolatore e arbitro. Lo stato ha tre compiti a riguardo:
ideali opposti
i diritti individuali
Oltre a mantenere l'ordine lo stato deve anche promuovere pari opportunità x i cittadini e impegnarsi in altre forme di ingegneria sociale. Il liberalismo può quindi funzionare se c’è uno stato forte. ma molti liberali politici hanno opinioni diverse su quello che dovrebbe essere il ruolo dello stato nonostante sanno bene che esso sia necessario x l'ordine e x la prosperità. Hanno paura che esso possa calpestare alcune libertà individuali -> stato come male necessario. i liberali cercano quindi di limitare il potere dello stato ad esempio gli stati liberali possono costruire un ordinamento politico basato sulla teoria dei pesi e contrappesi, oppure possono attuare il federalismo. Tendenzialmente gli stati liberali sono democrazie perciò c’è sempre il rischio che la maggioranza rischi di calpestare la minoranza. Per evitare queso bisognerebbe scrivere nella costituzione di ciascuno stato una carta dei diritti molto articolata. Uno stato liberale cerca di non dire ai cittadini se un comportamento si considera giusto o scorretto, incoraggia la tolleranza e si adopera per assicurare la prosperità e la sicurezza dei cittadini. Il problema è che creando pochi vincoli emotivi tra cittadini e governi, i cittadini non saranno mai indotti a morire o lottare x uno stato liberale. Lo stato è il prodotto di un contratto sociale predisposto da un gran numero di persone che fanno di tutto affinché il governo da loro creato non interferisca eccessivamente nella loro vita. L’obiettivo è quello di massimizzare la libertà delle persone nel vivere la propria vita nel modo che considera più opportuno. inoltre il liberalismo ha minimizzato la politica: essa dovrebbe regolare i conflitti che stanno alla base del concetto di buona vita, ma il liberalismo tende a raffreddare il conflitto politico lasciando agli individui la libertà di vivere come vogliono. I liberali credono molto nel fatto che gli individui si impegnino liberamente nell’attività economica: vogliono creare un mondo in cui l’economia stia al di sopra della politica. A riguardo si spese anche Smith ( non solo Locke ) che afferma che il governo non dovrebbe interferire nell’economia in modo che gli individui possano seguire le loro scelte economiche in maniera egoista perché tanto andrà comunque a beneficio della società grazie alla mano invisibile che guiderà il mercato alla creazione di una maggiore abbondanza a differenza di quello che potrebbe fare lo stato. Secondo maersheimer liberalismo e capitalismo vanno a braccetto. I liberali pongono una forte enfasi sul sistema giuridico rispetto a quello politico: è il sistema giuridico a fare rispettare le regole. Come abbiamo già detto ci sono dei limiti alla minimizzazione della politica: uno di questi è l’incapacità
dello stato di essere neutrale. Dato che è lo stato a dettare le regole e i primi principi ci sarà molta competizione x l’accesso al potere. E dato che gli stati liberali sono democrazie il trasferimento di potere avviene attraverso le elezioni. Questo fa capire che la politica entra a fare parte della vita quotidiana dello stato liberale perché non c’è modo di eliminare del tutto alcuni dissensi sui principi di base. Secondo maersheimer il liberalismo ha due grandi paradossi. Il primo concerne la tolleranza: in ogni società liberale ci sono delle persone che potrebbero rifiutare lo stesso liberalismo. Questo potrebbe portare alla distruzione del sistema politico. I liberali sono consapevoli di questo pericolo e questo comporta il fatto che ci sia dell’intolleranza anche all'interno del liberalismo stesso ( Locke stesso era intollerante nei confronti dei cattolici e degli atei ). inoltre il fatto che i liberali credono che il liberalismo sia superiore ad altri tipi di ordine politico e sono convinti che il mondo sarebbe un posto migliore se tutti i regimi fossero liberali comporta intolleranza verso altri regimi. L’enfasi sull’uso della tolleranza è funzionale x l’armonia interna. Un’altra contraddizione è il fatto che il liberalismo contenga sia un filone particolarista si uno universalista che sono in contrasto fra loro. Il filone universalista nasce dalla tutela dei diritti individuali. Essi appartengono a tutti gli essi umani x definizione e x questo il rispetto dei diritti altrui dovrebbe promuovere la tolleranza e scoraggiare la violenza. Il filone particolarista invece nasce sulla convinzione che non sia possibile essere d’accordo su cosa dovrebbe essere una buona vita. Alcuni concorderanno ma non tutti sempre. Questa potrebbe essere definita come la dimensione conflittuale del liberalismo sulla quale nasce il ruolo di guardiano dello stato [ universalista: forza della ragione, diritti inalienabili, non violenza ; particolarista: limiti della ragione, dissensi su prinicpi base e natura litigiosa della politica ]. Non è più importante uno dei due filoni, essi sono necessari: un rispetto rigido dei diritti individuali garantirebbe la tolleranza ed eliminerebbe caos e violenza ma tutti i liberali riconoscono i limiti della tolleranza e quindi c’è bisogno di uno stato che mantenga la pace. LIBERALISMO MODUS VIVENDI Liberisti modus vivendi sono Locke, Smith, Von Hayek. i liberali modus vivendi sono pessimisti in merito alla nostra capacita di raggiungere un accordo sui primi principi soprattutto perché concordano sul fatto che gli individui prendono molte volte decisioni senza ragionare. La ragione non porta quindi a nessuna verità obiettiva su quale possa intendersi il migliore ordine politico. i liberali modus vivendi sono convinti che bisogna lasciare agli individui la libertà di perseguire i loro interessi. Promuovono molto i diritti negativi concentrandosi sul diritto di possedere e scambiare bene -> ecco perché liberalismo collegato al capitalismo. Sono convinti che tutti gli individui siano uguali ma non che il governo debba creare stesse condizioni x tutti. Credono molte fortemente che sia necessario uno stato x mantenere l'ordine ( tolleranza principio base ) ma non vogliono che esso interferisca nella società civile. vogliono che l’obiettivo dello stato sia solo quello di proteggere i diritti individuali solo quando essi sono minacciati ma non che debba intervenire su di essi: motivo x cui sono contrari al fatto che lo stato crei opportunità uguali x tutti ( in questo caso dovrebbe interferire ). inoltre x loro lo stato non deve intromettersi nelle faccende economiche, optano x la costruzione di un’economia basata sulla libera concorrenza in mercati aperti. Il fatto che i liberali modus vivendi abbiano poca fiducia sulla nostra facoltà di ragione in quanto non credono si possa avere un accordo sui principi base li porta a pensare che lo stato non sia estremamente razionale e che quasi tutte le forme di ingegneria sociale sono destinate a fallire -> no stato sociale espansivo. In poche parole secondo i liberali modus vivendi lo stato deve impedire ai dissensi di generare violenza e deve lasciare alle persone libertà di vivere come vogliono. LIBERALISMO PROGRESSISTA I liberali progressisti sono più ottimisti dei modus vivendi ma sono d’accordo anche loro sul fatto che la ragione non possa portare a un consenso universale su ciò che dovrebbe costituire la buona vita. La differenza sostanziale tra i due è che i progressisti credono al diritto delle pari opportunità. Credono anche nella capacità dei governi di agire con modalità strumentali ( ingegneria sociale ) e riconoscono il fatto che lo stato ha ruolo del guardiano notturno perché non è possibile raggiungere un accordo sui principi base. Il liberalismo progressista ha le sue radici nell’illuminismo ( Kramnick, non illuministi Fukuyama, Pinker, Rawls ). I progressisti sono convinti che la ragione possa rendere il mondo un posto migliore. Ci sono due forme di liberalismo progressista, quello moderato e quello assoluto. Gli assoluti hanno massima fiducia nella ragione e credono che quando si scoprono prinicpi di base e li si associano ai diritti individuali la violenza scompare. I moderati invece non pensano che sia possibile raggiungere un consenso universale ma sono convinti che i membri id una società liberale possano accettare le divergenze e non scontrarsi. Tolleranza, risoluzione pacifica dei conflitti e rispetto x la legge sono
( diritti che si ricollegano a quello delle pari opportunità ). un problema nella promozione dei diritti positivi è che a volte collidono con quelli negativi. Ad esempio x quanto riguarda il diritto alle pari opportunità esso si scontra con la proprietà privata: x promuovere le pari opportunità i progressisti sono pronti a tassare i più ricchi x poi passare i soldi ai più poveri. Questo però non vuol dire che i progressisti non credono nella proprietà privata, ma gli danno meno importanza di quanto fanno i modus vivendi x i quali essa è sacra e inviolabile. Un’altra grande differenza fra le due fazioni concerne il ruolo dello stato: i liberali modus vivendi chiedono allo stato di fare il possibile x mantenere l’ordine lasciando però il massimo delle libertà individuali e non vogliono l’ingegneria sociale e neanche uno stato che si costruisca attorno a diritti positivi. Mentre i liberali progressisti riconoscono sia il ruolo da guardiano notturno dello stato sia il fatto che esso promuova diritti positivi x accrescere il benessere individuale. In questo caso lo stato si affiancherà a esperti i quali saranno scienziati sociali proprio perché questo sta facendo ingegneria sociale. I progressisti hanno una visione abbastanza contraddittoria dello stato: da una parte promuovono lo stato interventista che possa influenzare la società civile, dall’altra lo temono perché hanno paura che possa minacciare troppo le libertà individuali. la differenza fra modus vivendi e progressisti per quanto riguarda l’ingegneria sociale sta nella razionalità strumentale. I progressisti credono che le persone possano usarla x raggiungere obiettivi ambiziosi x la società mentre i modus vivendi non si fidano del fatto che gli stati possano usare questa capacità. Entrambi però si trovano d’accordo sulla razionalità sostanziale: la ragione da solo non può portarci a verità assolute. all'interno di una società liberale la politica è sempre in gioco: dato che lo stato deve fissare alcune regole che si attengono ai primi principi, x i cittadini la composizione del governo è importantissima. la competizione politica sarà maggiore in uno stato liberale progressista data l’importanza che loro danno al ruolo dello stato ma x i liberali modus vivendi sarà importante limitare l'interventismo di quest’ultimo. Inizialmente il liberalismo politico coincideva col liberalismo modus vivendi ma col tempo ha perso consenso perché avere un stato poco interventista ha portato a una forte diseguaglianza economica e a povertà. L’utilitarismo, l’idealismo liberale e il liberalismo progressista sono nati proprio come forma alterativa al liberalismo modus vivendi. Il trionfo del progressismo è dovuto al fatto che la pratica interventista dello stato promuovendo uguaglianza economica e diritti positivi permette più stabilità e permanenza. Nonostante questo il liberalismo modus vivendi esiste ancora fra varie fazioni politiche le quali si impegnando a ridurre l’interventismo statale. In America fin dalla fine del XIX secolo è in vigore il liberalismo progressista: basta pensare ai mezzi di ingegneria sociale che sono stati usati x esempio da Roosevelt col new deal ( ecc.. ) tutti tentativi di ingegneria sociale e promozione dei diritti positivi. Se si guardano i due partiti americani repubblicani e democratici ci si rende conto che i primi seguono i dettami del liberalismo modus vivendi ( anche se poi al potere si comportano esattamente come i democratici ) mentre i secondi sono progressisti. Infatti i repubblicani ( come Reagan che ha fatto approvare il divieto x gli ospedali di rifiutare di dare assistenza medica a chi si presenta in pronto soccorso ) sono comunque ( anche senza rendersene conto ) coinvolti nello stato interventista e nell’opera di ingegneria sociale che lo accompagna. Gli USA hanno un vero e proprio partito liberale modus vivendi che si chiama Libertarian Party il quale promuove le libertà civili e il capitalismo più puro, e vuole abolire lo stato sociale. I libertari si sentono prigionieri dello stato interventista e dei suoi programmi sociali. Il liberalismo progressista ha avuto la meglio sul liberalismo modus vivendi a partire dalla fine del XIX secolo quando lo stato ha cominciato a costruire grandi istituzioni dedicate all’ingegneria sociale x la promozione dei diritti. Ci sono state tre forze che hanno fatto si che il liberalismo progressista avesse il dominio:
grande cambiamento economico - sociale. Ha favorito l’ascesa di gradi attività economiche che hanno inciso sulla società promuovendo una rivoluzione sociale. L’industrializzazione ha contribuito ad alimentare la globalizzazione grazie ai nuovi mezzi di comunicazione e ai trasporti: una volta che succedeva qualcosa in un paese automaticamente questo aveva ripercussione anche in tutto il resto del mondo rendendo i paesi sempre più interdipendenti. Inoltre l'industrializzazione ha prodotto anche lavoro minorile, danno ambientale e sfruttamento della manodopera. Per fronteggiare tutto userò entra in gioco lo stato che ha dovuto cercare di prendere in mano l’economia in quanto i governi locali non ci sarebbero mai riusciti. Lo stato non solo gestisce l’economia nazionale ma anche quella internazionale. Questo chiede l’implementazione di politiche che incidano sui diritti individuali. Inoltre quasi tuti gli stati sono multietnici e questo comporta che bisogna lavorare x costruire un’identità comune tra i diversi
gruppi -> tutti gli stati promuovono nella popolazione un forte senso di nazionalità ( nazionalismo ) necessario x il raggiungimento di questi obiettivi.
promuova il benessere. E i politici cercano di soddisfare tutti i bisogni. Questo porta a favorire politiche che promuovono pari opportunità e diritti positivi
grossa struttura militare anche in tempo di pace: complesso militare - industriale. Il governo deve cercare di gestire questo sistema che è parte integrante dello stato stesso. Quando le forza armate moderne combattono grandi guerre ( come la II guerra mondiale ) lo stato finisce inevitabilmente x interferire nella vita quotidiana dei cittadini. Anche quando le forza armate vengono coinvolte in conflitti più lunghi come la guerra fredda o la guerra contro il terrorismo, lo stato interferisce intensamente nella società civile. Ad esempio durante la guerra fredda lo stato ha promosso diritti civili x gli afro americani per cercare di debellare il comunismo mondiale. Quando le guerre finiscono i reduci chiedono aiuto allo stato. Si è analizzato come dopo le guerre solitamente ci siano state delle estensioni di voti per i reduci i quali prima non li avevano. Inoltre i reduci chiedono anche pensioni, assistenza sanitaria e benefit educativi. Tutto questo ci ha mostrato perché oggi quando si parla di liberalismo politico si deve intendere quello progressista in quanto gli stati liberali non solo si impegnano in grandi progetti di ingegneria sociale ma promuovono anche i diritti individuali. UTILITARISMO Il padre di questo ismo è Jeremy Bentham. Oltre a lui troviamo anche James Mill e suo figlio, Henry Sidgwick e altri. Lo scopo principale di questo ismo è che la politica debba trovare la maniera di promuovere la felicità complessiva della società. la felicità ( x questa teoria ) coincide con l’utilità e l’obiettivo è quello di sviluppare politiche che contribuiscano ad ottenere la felicità x il maggior numero di persone. L’utilitarismo considera i cittadini uguali, nessun desiderio individuale può essere anteposto a quello degli altri. Gli utilitaristi rifiutano il concetto di individualismo e il concetto liberale dei diritti naturali. Questo non vuol dire che x loro i diritti non siano importanti: lo sono dal momento che vengono dettati dallo stato ( non sono naturali ) e devono massimizzare l’utilità collettiva x cui è possibile che una volta raggiunto un determinato obiettivo lo stato decida di toglierne o aggiungerne qualcuno -> visione molto lontana dal liberalismo politico. I leader hanno un ruolo fondamentale nella teoria dell’utilitarismo perché devono valutare i desideri dei loro sottoposti e accordasi con vari gruppi x massimizzare il benessere collettivo della società -> tutti gli interessi vengono considerati importanti e dunque possono essere negoziati, divisi e interscambiati. Gli individui non credono in principi di base o verità assolute: il loro unico pensiero deve essere quello di trovare la felicità ( seguendo i dettami del governo che cerca di aiutarli in questo compito ). Mettono quindi una grande enfasi sulla razionalità strumentale: la ragione identifica solo i mezzi x raggiungere il benessere. Gli utilitaristi sono ottimisti sulla possibilità di creare una società pacifica e prosperosa perché credono che essendo le persone intelligenti e ragionevoli essi possono fare la cosa giusta: se non tutti, almeno la maggioranza. Inoltre hanno una visione progressista della storia x cui la loro convinzione di una comunanza universale di interessi viene rafforzata. nell’utilitarismo il ruolo principale dello stato è quello di stabilire l’equa distribuzione della ricchezza e delle risorse e identificare i diritti da privilegiare. È un ruolo molto interventista e impegnato nell’ingegneria sociale. nonostante questo non credono nel ruolo di guardiano notturno perché sono convinti che non ci siano grandi divergenze sul concetto di buona vita. IDEALISMO LIBERALE Padre fondatore fu Green. Gli idealisti liberali sono principalmente idealisti. Essi rifiutano l’individualismo liberale e i diritti inalienabili. Prima di tutti gli idealisti sottolineano che gli uomini sono animali sociali che anno si delle libertà ma che esse non si scontrano con l’unità sociale ( come Hegel ). In secondo luogo credono che sia possibile costituire una società organica che permetta ai suoi cittadini di trarre massimo vantaggio dai diritti individuali. Ovviamente questo pensiero pone molto in contrasto liberalismo politico e idealismo liberale: ogni paese che promuove L’unità sociale deve porre limiti significativi alla libertà. Data l’importanza della società x gli idealisti liberali, il patriottismo ( o nazionalismo ) è estremamente importante x loro. Esso viene considerato come una forza positiva, un mezzo x arrivare all’unificazione della società. Il nazionalismo veniva molto ammirato perché sembrava incarnare la sovranità popolare molto legata alla democrazia. Col tempo, soprattutto dopo la I guerra mondiale, gli idealisti liberali si rendono conto che il nazionalismo ha anche un lato oscuro molto pesante, ma nonostante questo continuano a guardarlo nel complesso come una forza positiva. Idealismo liberale e nazionalismo vanno d’accordo perché
membro ha un forte senso di lealtà nei confronti di tutti gli altri, sentendosi responsabile nei confronti di tutti. Inoltre i membri di una nazione tendono sempre a mettersi su un piano di parità nonostante le ineguaglianza che possono sorgere all'interno di un gruppo. Prima dell’avvento delle nazioni i gruppo che c’erano erano molto malleabili e soggetti a trasformazioni continue. Queste caratteristiche sono impensabili x le nazioni che tendono ad essere al contrario permanenti e con confini chiari e marcati. Inoltre all'interno dei gruppi sociali originari pre nazionalismo non c’era alcun senso di uguaglianza. Nelle nazioni non c’è uguaglianza in senso stretto ma i divari si sono ridotti tantissimo. ma alla fine del XVIII quando le persone all'interno dei gruppi sociali cominciarono a parlare la stessa lingua e le differenza economiche e sociali cominciarono ad appiattarsi, tutti i membri cominciarono a vedersi come un’entità comune -> questa fusione ha indotto le persone a sentirsi tutte uguali. Però l’identità nazionale non è l’unica identità che possiede un individuo. È solo l’identità più forte. Ovviamente ci sono casi in cui gli individui si comportano egoisticamente durante la vita quotidiana senza pensare al benessere della collettività. Però quando logiche importanti entrano in conflitto quasi tutti privilegiano la lealtà alla nazione rispetto a quella x se stessi.
l’insieme di credenze e pratiche che vengono condivise da tutti i membri di una nazione. Ma sarebbe impossibile x tutti gli individui che compongono una nazione avere le stesse credenze e pratiche. X questo motivo si possono distinguere culture spesse che sono maggiormente omogenee come Polonia e Giappone, con culture sottili che sono più eterogenee come canada, india e e Spagna. Il senso di identificazione e di orgoglio dei membri di una cultura spessa o sottile non cambia. È impossibile fare generalizzazioni sulle caratteristiche culturali che ci permettono di distinguere una nazione dall’altra. Si potrebbe pensare alla lingua ma tante nazioni parlano la stessa, o alla religione ma stesse religioni sono diffuse in tutto il mondo. Culture che apparentemente sembrano molto simili hanno comunque delle differenze secondarie x gli estranei ma molto importanti x i membri delle due nazioni. Le culture non sono fisse perché le identità individuali non sono programmate nelle persone alla nascita. Non si puo parlare di etnia come caratteristica generale perché il ragionamento sui legami di sangue sarebbe non corretto dal momento in cui le nazioni si sono evolute insieme alla globalizzazione ecc. Se si parla di etnia maersheimer usa la definizione di Weber del termine x cui la vede come una credenza soggettiva di una comunità di origine, ovvero la convinzione che una popolazione abbia una tradizione culturale in comune. dunque la base di una nazione è più psicologica che biologica. Una nazione esiste quando un gran numero di persone si considerano membri dello stesso gruppo sociale accumunato dalla stessa cultura. Dato che al momento della nascita di un individuo esso si trova accerchiato da pratiche e credenze alle quali si abitua e nelle quali si identificherà, la nazione non è soggetta cambiamenti radicali. Un altra ragione x cui le nazioni sono resistenti al cambiamento è dovuto alla tradizione scritta ( prima orale ) del proprio gruppo sociale.
porta allo sciovinismo -> si pensa che la propria nazione sia superiore alle altre. Questo senso di unicità induce alcune persone a credere di essere state scelte da dio ( esempio americano ). Il senso di superiorità può sfociare in ipernazionalismo -> in questo caso le nazioni non solo vedono le altre come inferiori ma addirittura le vedono come pericolose, che vanno trattate duramente o con violenza. Non sempre però le nazioni si odiano, a volte esse vanno d’accordo.
veri accadimenti storici ) su se stesse x sminuire le altre. Alcuni miti mirano a glorificare il proprio comportamento, altri giustificano il proprio comportamento nel caso in cui esso possa essere considerato sbagliato o insensato, altri denigrano le altre nazioni facendole sentire inferiori e incolpandole dei loro problemi passati. Anche quando alcuni miti si dimostrano insensati e ingiustificabili la reazione rimane sempre quella di difendere la propria nazione. Le nazioni usano i miti anche x dimostrare di avere radici antiche. La storia va a braccetto con il nazionalismo.
territorio sacro. Le persone sviluppano un forte attaccamento col proprio territorio sacro. L’obiettivo è quello di avere la sovranità totale su quel territorio. In caso essa si dovesse perdere i membri della nazione quasi sempre sono decisi a recuperarla. Anche i gruppi sociali che cerano prima delle nazioni volevano controllare il territorio ma non gli hanno mai attribuito un carattere sacro. La differenza è che questi erano ossessionati dall’aspetto economico e militare, mentre le nazioni dalla sua tradizione culturale che pensano sia indivisibile.
all'interno di uno stato e tra gli stati. il sovrano infatti si occupa della formulazione e dell’esecuzione dell’autorità sia a livello interno sia a quello esterno. Ci può essere un solo sovrano all'interno di uno stato dal momento in cui la sovranità è indivisibile. In uno stato nazione la sovranità risiede nel popolo o nella nazione. Ma è impossibile x la collettività dei cittadini riuscire a prendere delle decisioni in una situazione di emergenza o anche di normalità. È necessario che l’autorità suprema si concentri nelle mani di pochi i quali vengono eletti democraticamente dai cittadini. A livello internazionale con sovranità si intende che lo stato sia libero di prendere decisioni autonome sia a livello interno sia a livello esterno senza l’interferenza di nessuno. Ogni stato agirà senza che nessun altro si immischi nelle sue vicende politiche. Sia gli stati che automaticamente anche le nazioni tengono molto all’autodeterminazione sia nei rapporti con altri stati sia all'interno dei propri confini. L’autodeterminazione insieme al senso di unitarietà tipico del nazionalismo sono gli elementi fondamentali di questo ismo -> democrazia e nazionalismo sono collegati. Questo non vuol dire che il nazionalismo è la causa principale della democrazia, ma comunque è un fattore importante. Queste sono le sei caratteristiche che distinguono le nazioni dai grandi gruppi sociali che c’erano prima di loro. Le nazioni servono i propri cittadini in due modi: facilitano la sopravvivenza e soddisfano i bisogni psicologici importanti. Le nazioni sono innanzitutto mezzi x la sopravvivenza. La cultura tiene insieme tutti i membri e permette loro di cooperare e di soddisfare le esigenze di base. ad esempio la lingua: il fatto che tutti i membri parlino la stessa lingua permette loro di comunicare e lavorare assieme x raggiungere obiettivi ( stessa cosa con tradizioni e rituali ). La cultura aiuta la nazione a creare dei confini chiari con le altre. Infine le nazioni tengono molto all’autodeterminazione che consente loro di prendere le decisioni necessarie x proteggersi dalle nazioni rivali. Ma le nazioni soddisfano anche i bisogni psicologici questo perché siamo animali sociali e non possiamo fare a meno di appartenere a dei gruppi. I membri della nazione vogliono vivere assieme x portare avanti la cultura e condividere un destino comune. Inoltre la nazioni promettono ai loro membri la continuità intergenerazionale ( esattamente come fa la religione ). Questa è una forza unificatrice che accresce la coesione e mira alla sopravvivenza. Maersheimer è convinto che una nazione ha bisogno di uno stato proprio x potere sopravvivere ( dal momento in cui nasce una nazione ha bisogno di istituzioni ). Per maersheimer lo stato è un’entità politica che iniziò a prendere forma in Europa ai primi del 500 e poi si diffuse in tutto il mondo. Maersheimer individua due forme di stato: lo stato dinastico ( 1550 - 1800 ) e lo stato nazionale. Lo stato è un’istituzione politica che controlla un vasto territorio dai confini bene definiti e usa la forza x disciplinare gli individui e i gruppi che vivono all'interno di quei confini. Nello stato il potere è concentrato al centro. lo stato ha una burocrazia permanente, un sistema di regole e di leggi, la possibilità di imporre tassi ai cittadini, controlla gli strumenti legittimi di violenza, e a livello internazionale gestisce la diplomazia, i rapporti economici, la sicurezza e la guerra con gli altri stati. Il concetto di sovranità nasce quando cominciamo ad affermarsi i primi stati dinastici, nei quali la sovranità era incarnata per l’appunto dal sovrano, ma essa con l’avvento degli stati nazionali si trasferisce al popolo. Prima che apparisse lo stato dinastico in Europa, l’autorità politica e il potere politico erano molto decentralizzati: non si capiva dove risiedeva la sovranità. Durante il medioevo ( esempio ) c’erano varie cose che detenevano l’autorità tra cui la chiesa, i re, la nobiltà locale, le cittadine, le grandi città e le corporazioni -> autorità politica eterogenea. Gli attori politici più importanti in quel periodo erano i nobili e i vescovi che gestivano la chiesa, molto più di quanto non lo fosse il re. La situazione cominciò a cambiare all’inizio del 500 con l’ascesa dello stato dinastico: era deciso ad assumere il controllo su tutti coloro che vivano all'interno dei suoi confini. Questo voleva dire indebolire l’autorità della chiesa cattolica e dei potentati locali. Solo 300 anni dopo l’ascesa di questi stati, essi riuscirono ad arrivare ala piena centralizzazione del potere. Alla fine del 700 ogni nazione cercava di avere il proprio stato. Le ragioni x cui le nazioni ambiscono ad avere un proprio stato sono due: prima di tutto x l’autodeterminazione: come ogni altro gruppo sociale, anche le nazioni preferiscono gestire autonomamente i propri affari e decidere il loro destino. Il modo migliore x fare questo è controllare le istituzioni politiche. Ma non tutte le azioni riescono ad avere un proprio stato. Non x questo però devono necessariamente scomparire: l’autodeterminazione può manifestarsi in diversi modi. Seconda ragione x la voglia di avere uno stato è la facilitazione della sopravvivenza verso le minacce esistenziali che provengono sia dall’esterno sia dall’interno. Infatti col fatto che il nuovo stato nazione sia più intromissione nella vita dei cittadini, lo stato ha tutto l’interesse a fondare insieme il proprio popolo con una cultura, una lingua e una storia condivisa. ma questo impulso
avere uno stato puramente liberale ( Smith ). la concezione di Smith sull’apparenza al popolo si è diffusa e ha trovato d’accordo molti studiosi contemporanei tra cui Huntington che è preoccupato perché secondo lui l’identità nazionale americana si sta indebolendo e ha paura che possa ridursi solo al credo liberale, che non potrebbe essere in grado di sostenere gli USA. infine basta pensare alla dichiarazione di indipendenza americana dove al suo interno c’era sia l’enfasi sui diritti universali degli uomini sia l’idea di un solo popolo che assumeva la sovranità. Alcuni studiosi fanno una distinzione fra nazionalismo civico e nazionalismo culturale. Per loro con nazionalismo civico si intende nazionalismo liberale x cui si tratta di costruire una nazione basata su valori liberali. Si potrebbe avere una nazione senza cultura che abbia solo accettato credenze e usanze specifiche. In realtà il liberalismo da solo non può assolvere questo compito. Infatti i valori liberali possono essere i componenti della cultura di una nazione ma non possono da soli costituire l’unica base dell’identità nazionale. Sopratutto perché le nazioni hanno al loro interno diverse pratiche e credenze che contano molto nella vita dei membri -> impossibile x una nazione funzionare senza una cultura uniforme. Oggi gli studiosi contemporanei parlano degli USA sia come nazionalisti sia come liberali. Il nazionalismo è più potente del liberalismo. Anche se in uno scontro fra i due ismi vince sicuramente il nazionalismo il liberalismo rimane un’ideologia importantissima. Questi due ismi non sono però sempre in contraddizione fra loro. Infatti quando si tratta di una società che coincide con una nazione ( come USA ), il nazionalismo non ostacola la creazione di una società civile che tuteli i diritti individuali e limiti l'interferenza dello stato. nello stesso modo, negli stati multinazionali la nazione maggioritaria e le nazioni minoritarie si rispettano l’una l’altra e tollerano le differenze ( Canada e India ). nazionalismo e liberalismo entrano in conflitto quando in un paese multinazionale c’è una grande ostilità tra diversi gruppi sociali. In questi casi quando domina ira e odio, la tolleranza e la parità dei diritti sono difficili da promuovere. Queste situazioni favoriscono il nazionalismo x due motivi: primo i liberali enfatizzano troppo l’importanza dei diritti inalienabili quando la loro influenza sulla vita politica è minoritaria e non è il problema primario dei cittadini. Secondo il fatto che il nazionalismo mette al centro la visione degli individui come esseri altamente sociali che sviluppano un senso di lealtà nei confronti del proprio gruppo, lo rende onnipresente ovunque nel mondo. Il liberalismo non fa sentire i membri parte di un gruppo numeroso e speciale, sentimento utile x il benessere psicologico delle persone e l’integrità della società. Oltre a contribuire poco nella costruzione della società, il liberalismo ha anche caratteristiche che invano la coesione sociale infatti essendo che promuove l’individualismo radicale, ignora totalmente l’esigenza di promuovere un senso di comunità. Ogni cittadino segue il proprio interesse egoistico secondo l’assunto che ogni comportamento egoistico si possa trasformare nel bene comune. Il nazionalismo invece cerca di creare un forte senso di appartenenza sodisfando il desiderio dei membri di fare parte di un grande gruppo con una ricca tradizione e un importante futuro -> nazionalismo tiene insieme una società. Il liberalismo non lega gli individui al proprio stato infatti nessun individui sarebbe disposto a morire per la propria nazione, mentre grande al nazionalismo il quale crea legami profondi fra individui e stato, quasi tutti sono disposti a sacrificarsi per la propria nazione. Oggi molte persone tengono al proprio territorio che quasi considerano sacro in quando la loro identità è legata a quella terra. Questa prospettiva come abbiamo già visto è centrale x il nazionalismo mentre per il liberalismo il territorio è solo visto come proprietà privata. questo x dire che il liberalismo è importante x la vita quotidiana ma è quasi sempre subalterno al nazionalismo. L’enfasi liberale sui diritti si basa su due ragioni: prima di tutto la maggioranza della popolazione mondiale sa quali sono quei diritti e pensa che siano universali e inalienabili. Secondo i diritti individuali sono davvero importanti e andrebbero privilegiati nell'arena politica. Ci sono in realtà ragione x dubitare di entrambe queste proposizioni: i diritti dovrebbero essere universali e inalienabili ma ci sono ancora alcuni paesi che non li riconoscono. Ci sono almeno tre ragioni che ci fanno dubitare che possa effettivamente esistere un insieme di diritti inalienabili che viene condiviso. Prima di tutto il liberalismo è convinto che non si possa avere un accordo universale sui principi di base, nonostante venga condiviso da tutti il diritto alla sopravvivenza. Inoltre il liberalismo è convinto che ci sia un insieme di diritti considerato corretto oggettivamente nel quale sono contenuti i diritti inalienabili. Questo fa strano perché sappiamo che dato i limiti alla nastro ragione, ci possa essere una sorta di accordo universale su quali sono i diritti inalienabili. È difficile però immaginare come sia possibile privilegiare i diritti in assenza di uno stato liberale o quasi liberale. Molte volte gli stessi liberali sono poco tolleranti nei confronti di stati illiberali perché pensano che possa essere legittimo solo l'ordinamento liberale. Dunque quando i liberali parlano di diritti inalienabili stanno definendo in realtà il concetto di buona vita. Ma sappiamo
bene che questo è impossibile perché non si può arrivare ad un consenso sui diritti inalienabili. per maersheimer stiamo parlando di liberalismo particolarista. C’è un secondo problema sulla questione del esiterò liberale sui diritti: vengono a volte relegati in secondo piano. Infatti le persone tendono ad anteporre la stabilità politica ai diritti quando questi due entrano in conflitto. questo succede molto negli stati multinazionali dove ci sono diversità fra gruppi rivali. in questi casi molti preferiscono un leader in grado di tenere a bada le fazioni. Ci saranno poi casi in cui una nazione è in subbuglio e l’adozione di un sistema democratico liberale potrebbe solo peggiorare il problema. A volte poi i diritti individuali diventano meno prioritari se c’è una minaccia esterna. In questo caso i paesi che devono affrontare x molto tempo minacce tendono a diventare stati di polizia che calpestano molto spesso i diritti individuali. Un ultimo problema consiste nel fatto che x il nazionalismo ogni stato sia libero di stabilire quali diritti contano e quanto contano: non ci potrà mai essere un accordo su questo fra tutte le nazioni. Inoltre il nazionalismo privilegia i cittadini della propria nazione rispetto a quelli delle altre. X cui non avranno difficolta a calpestare il diritto di un cittadino straniero privilegiando quello del cittadino locale. Per tutti questi motivi maersheimer afferma che il nazionalismo è una minaccia x i diritti inalienabili. Secondo lui è pericoloso ragionare in termini di diritti universali in un mondo di stati nazionali. Si rischia di credere che esista un’autorità superiore che tuteli i diritti delle persone a livello internazionale, ma questo non è vero: sono solo gli stati che proteggono gli interessi dell’individuo. La Arendt disse che gli apolidi e le minoranze vivono in pericolo perché nessuno protegge i loro diritti, incluso il diritto alla vita. La soluzione che venne proposta dalla Arendt e che era condivisa con Burke fu quella di non parlare di diritti universali ma di diritti nazionalmente garantiti, in quanto secondo loro i diritti nascono dall’interno della propria nazione. La ragione ci dice che i diritti naturali ( inalienabili ) sono posseduti da ognuno di noi. Per questo si potrebbe pensare che questa credenza ci sia da sempre, in realtà non è cosi infatti non è successo che dal momento che alcuni pensatori cominciarono ad affermare che ognuno possedesse dei diritti inalienabili, si creò consenso. Non c’è mai stato accordo né per quanto riguarda l’universalità dei diritti né per la loro essenzialità a livello di vita politica. Gli stessi liberali non s trovano d’accordo su quali diritti contano maggiormente soprattutto quando entrano in conflitto. I liberali assolutisti quando si tratta di diritti di parola sono convinti che ognuno debba esprimere la propria opinione anche quando essa incita all’odio. Altri liberali invece, credono che queste persone debbano essere messe al bando perché possono danneggiare gravemente gli altri i quali hanno diritto di essere protetti sia da offese verbali sia da abusi fisici. Non c’è quindi, per maersheimer un modo x classificare tutti i diritti. Il pensiero di liberali x quanto riguarda i diritti naturali fu molto influenzano dal contesto storico ( esempio Locke e Hobbes ). Proprio x questo le ideologie politiche non vengono create solo dalla ragione ma tendono a svilupparsi in momenti particolari della storia. Anche i maggiori sostenitori liberali ( Rawls, Mill, Walzer ) dei diritti naturali sono disposti a scendere a compromessi, ovvero a ignorarli quando ci si trova in una situazione di estrema emergenza. Infatti quando si tratta della sopravvivenza di un individuo o di una nazione, si è disposti a impedire la libertà di azioni di qualunque altro per preservare la propria protezione. Dopo un grande sconvolgimento, tutti i paesi sono più propensi a raggiungere la stabilità politica rispetto a creare una democrazia liberale ( vedi la Russia ). Infine se i diritti individuali venissero apprezzati e riconosciuti da tutti sarebbe facile esportare il liberalismo ovunque, ma non è cosi. Le persone possono convincersi a rispettare i propri diritti ma è più difficile che si convincano che i diritti degli altri siano importanti quanto i propri. È più facile semplicemente convincere ad avere una ridotta democrazia, dove si vota alle elezioni e chi vince assume il potere. Anche in occidente, nonostante sia la madre patria del liberalismo molte volte si è assistito a stati che hanno limitato i diritti individuali, soprattutto in situazione di emergenza ( esempio USA durante la guerra civile ). Basta pensare a come gli usa hanno tollerato prima lo schiavismo e poi il razzismo che x altro c’è ancora oggi anche se viene più mascherato. Nonostante gli USA siano stati fin dall’inizio un paese profondamente liberale, x quasi tutta la oro storia non hanno certo brillato di virtù liberale. A partire dagli anni 50 gli americani hanno cominciato a preoccuparsi dei diritti individuale ed effettivamente oggi cercano di essere un paese liberale sia nella teoria che nella pratica. Secondo il politologo Rogers, molti americani conosco poco il significato dei diritti inalienabili e soprattutto non sanno delle loro universalità. Tendono a rivendicare pretese che si rifanno ai propri interessi ma dedicano poca attenzione alle pretese che non li supportano. Rogers fa l’esempio della libertà di stampa: gli americani circoscrivono la libertà di stampa a ciò che piace all’opinione pubblica. Se qualcosa non viene gradito da essa allora la stampa non dovrebbe pubblicarlo. Stesso discorso vale x la libertà di parola: per gli americani difendono a spada tratta la libertà di parola ma allo stesso tempo si oppongono ai gruppi impopolari. Il fatto che gli americani non credono più di tanto ai diritti universali e non li difendono a spada tratta, ci fa pensare che questa sia una
principi liberali controllerà la loro tutela in tutto il mondo. Quando i diritti di uno straniero verranno minacciati, uno stato liberale cercherà di intervenire x proteggere i diritti di quegli individui. E arriverà alla conclusione che iI modo migliore x far sì che i diritti di tutti vengano rispettati sia quella di avere un mondo popolato solo da democrazie liberali -> questo porta a pensare che bisogna rovesciare tutte le dittature vigenti nel mondo. Inoltre i liberali sono convinti che vi sia un’altra ragione importante x diffondere il liberalismo in tutto il mondo: attraverso di esso si può arrivare ad avere la pace. Questo perché essendoci il rispetto x tutti i diritti individuali che trascende i confini nazionali, si promuove la tolleranza tra popoli che vivono in paesi diversi e si spingono le persone a risolvere pacificamente i conflitti. Inoltre tutti gli stati ( e con loro i loro membri ) convinceranno a sentirsi parte di una comunità internazionale basata sul rispetto dei diritti. Questo porterebbe alla costruzione di un mondo più pacifico in cui il problema della proliferazione delle armi o del nazionalismo verrebbero effettivamente rimossi. L’ultima ragione che induce i liberali a pensare che sia necessario esportare la democrazia liberale in tutto il mondo è circoscritta al fatto che se tutti gli stati avessero questa stessa filosofia si eliminerebbero tutti i competitori che potrebbe minacciare la loro stessa sopravvivenza. secondo maersheimer tutto questo non può avverarsi x due motivi: prima di tutto perché le grandi potenze liberali non sono mai in grado di promuovere egemonia liberale perché sono quasi sempre in competizione con altre potenze. Questa argomentazione è coerente con la logica del liberalismo: sappiamo benissimo che x il liberalismo ci deve essere un sistema politico gerarchico ( guardiano notturno ) x il controllo del funzionamento dello stato al suo interno e questo dovrebbe sister e anche all’esterno. Ma gli stati a livello internazionale operano in un’arena anarchica e non gerarchica x cui non possono agire tra di loro se non seguendo una logica realista. In secondo luogo si può pensare che esista un caso in cui effettivamente una democrazia liberale riesca a promuovere l’egemonia: quando ci si trova dinnanzi a non avere competizioni internazionale: sistema unipolare. Ma anche questa politica fallisce nel giro di poco tempo, e la potenza deve pagare un prezzo molto alto ( USA dopo guerra fredda ). Trasformare un paese in una democrazia liberale è complicato sia a causa delle differenti culturale sia perché molti popoli non privilegiano i diritti individuali. Inoltre il nazionalismo, che si basa sull’autodeterminazione, spinge i paesi a resistere alle interferenze esterne. E infine, anche se un paese decide di promuovere un’egemonia liberale si troverà gli altri paesi a opporsi duramente -> il liberalismo a livello internazionale è una grande fonte di guai. Nella politica estera degli stati vincono il nazionalismo e il realismo ( almeno finché l’anarchia durerà ). L’assunto base del realismo che prevede che gli uomini ovunque nascano abbiano gli stessi diritti spinge i liberali ad avere una visione universalistica del mondo. Uno stato liberale applica ingegneria sociale x tutelare e rimuovere i diritti dei suoi cittadini. Ma quando un altro stato non lo fa, ogni stato liberale si sente in dovere di tutelare quei cittadini x lui stranieri in quanto si tratta di diritti universali. i liberali sono quindi convinti che il modo migliore x salvaguardare i diritti sia quello di esportare la democrazia liberale ovunque. Quindi uno stato liberale cercherà di promuovere una politica estera incentrata su questo. Questo comporterà un cambiamento di regime, anche a livello militare, e soprattutto una grande attività id ingenera sociale nello stato vinto. L’obiettivo è quello id diffondere il liberalismo in tutto il mondo attraverso una politica estera interventista. Ricordiamo poi che gli stati liberali hanno anche una forte componente di nazionalismo: è proprio il senso di superiora rispetto agli altri che convince ancora di più uno stato liberale a potere cambiare il mondo. I liberali vogliono diffondere la democrazia non solo x proteggere gli altri individui ma anche x promuovere la pace. Questo perché le democrazie liberali non si fanno la guerra. Può capitare che anche due stati non si trovano d’accordo e in questo caso a differenza di quanto accada internamente x cui la controversia viene risolta grazie all’aiuto dello stato, a livello internazionale non abbiamo autorità. Per cui cosa succede? Succede che gli stati liberali hanno un profondo rispetto x i diritti altrui ( esattamente lo stesso che hanno x i propri cittadini ) e questo porta ad una profonda tolleranza x il diverso. Questo porta ad avere una profonda fiducia tra gli stati liberali. Nelle società liberali i conflitti si risolvono senza minacce e guerra ma con arbitrato e comprensione -> x gli stati la guerra non è un mezzo legittimo, anche se viene considerata legittima quando si tratta di tutelare i diritti umani all’estero x esportare la democrazia liberale. Gli stati quindi non avendo la paure di doversi aggredire a vicenda, non devono più pensare alla loro sopravvivenza e quindi non hanno bisogno di competere x il potere. Il nazionalismo viene in qualche modo neutralizzato dal liberalismo perché il primo non è d’accordo con l’affermazione del secondo x cui tutti gli individui hanno gli stessi diritti -> i liberali parlano di diritti individuali e non nazionali. Rawls is concentra sull’interazione fra popoli liberali: in questo caso il nazionalismo più oscuro è quasi completamente assente, perché entrambi i popoli condividono dei principi in
comune che superano il senso di superiorità di una nazione rispetto ad un'altra. Un’ulteriore considerazione è che in un modo compost solo da stati liberali i diritti individuali prevarrebbero addirittura sulla sovranità ( imprescindibile x nazionalismo e relativismo ) perché i diritti trascendono ogni confine nazionale. Una comunità internazionale di stati liberali sanno tolleranti l’uno con l’altro e saranno impegnati a risolvere pacificamente le loro controversie _> questo porterà a indebolire in nazionalismo e a togliere attenzione alla sicurezza e alla guerra. Una ragione x cui gli stati liberali vogliono che tuto il mondo sia a loro immagine e somiglianza è l’autoconservazione. Questo perché all'interno di ogni stato liberale ci sono persone che lo rifiutano le quali potrebbero coalizzarsi con stati non liberali che potrebbero andare contro lo stato stesso. Secondo Owen il fatto che nemici interni possano allearsi con nemici esterni induce tutti gli stati a volere espandere il regime liberale nel mondo, perché nel futuro i nemici esterni potrebbero essere una minaccia anche x loro. Dunque riassumendo gli stati liberali hanno 3 ragioni x promuovere una politica di cambiamento di regime: la tutela dei diritti individuali, facilitare la pace e salvaguardare il liberalismo in patria. Ma questo obiettivo è molto difficile, ci vuole una grande forza anche a livello militare e molta pazienza. Ma molti liberali considerano il cambiamento di regime come fattibile che porterà numerosi benefici. Uno stato che persegue l’egemonia libera si concentra su proteggere i diritti individuali, costruire istituzioni internazionali e promuovere rapporti economici fra stati. Questo perché istituzioni e rapporti economici possono contribuire alla pace. Le istituzioni dovrebbero dettare le regole da rispettare mettendo al centro la legalità e la tutela dei diritti e dovrebbero risolvere le controversie pacificamente tra paesi. Una politica estera liberale cerca di favorire l’economica di mercato e promuovere il commercio internazionale e gli investimenti esteri perché la globalizzazione economica offre agli individui la possibilità di portare avanti il loro interesse egoistico. Secondo i liberali l’economia limita i danni causati dai dissensi politici, e un’economia internazionale aperta rende gli stai interdipendenti l’uno con l’altro. Questo sarebbe un disincentivo alla guerra perché nessuno farebbe la guerra ad uno stato dal quale dipende. L’unica cosa in cui il liberalismo pecca secondo maersheimer è perché non rispetta l'assunto della teoria libera lista x cui sarebbe necessaria una ridistribuzione di risorse fra tutti gli stati x sconfiggere l’ineguaglianza. Nessuno stato ha mai e mai dimostrerà la volontà di dare vantaggi economici ad un altro stato a sue spese x combattere l’ingiustizia globale. L’egemonia liberale è voluta principalmente dalle élite, mentre la gente comune è più nazionalista. Questo può essere spiegato perché le élite liberali sono tendenzialmente più istruite del cittadino medio e soprattutto ultimamente i luoghi di istruzione come college ed università si sono internazionalizzati molto. Inoltre le élite delle società contemporanee fraternizzano molto fra loro, sono diventate cosmopolite. Per altro la politica estera è demonio esclusivo dello stato e si pensi che x le decisioni di politica estera l’influenza dell’opinione pubblica è molto limitata. Invece le élite sono più motivate a perseguire politiche attiviste come l’egemonia liberale, soprattuto perché crea numerose posizioni lavorative in vista e ben pagate sia all'interno sia all’esterno del proprio stato. Tutti questi motivi ci fanno capire come mai le élite siano interessate. A portare avanti una politica estera di egemonia liberale nonostante i casini che comporta. Riassumendo di può dire che una politica estera a liberale si preoccupa innanzitutto di massimizzare il numero delle democrazie liberali nel mondo, poi di costruire istituzioni internazionali e infine di promuovere un’economia internazionale aperta. L’egemonia liberale può essere promossa da uno stato se il sistema è unipolare, perché nel caso di sistemi bipolari o multipolari gli stati devono perseguire obiettivi realistici perché non possono permette di difendere i diritti altrui a spese proprie. Il liberalismo funziona solo se c’è un’autorità superiore ( a livello interno lo stato ): non essendoci a livello internazionale, il liberalismo lascia lo spazio al realismo. Maersheimer ci spiegherà come mai in assenza di uno stato mondiale i singoli stati competono x il potere, si fanno la guerra, come mai il liberalismo dipende dalla gerarchia e finisce x trasformarsi in realismo in presenza di due o più potenze, e cosa accade quando una solo superpotenza ( sistema unipolare ) decide di adottare l’egemonia liberale. I realisti affermano che gli stati a livello internazionale competono x il potere perché più potere ha uno stato più e probabile che esso sopravviva. Questo succede a causa della struttura stessa del sistema internazionale che obbliga gli stati a perseguire il potere solo a spese l’uno dell’altro. La teoria di base del realismo si fonda su 5 punti:
centralizzata. Proprio x questo si dice che operano in un contesto anarchico.
molta di più.