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La linguistica - Berruto, Sintesi del corso di Linguistica

Riassunto del libro "La linguistica" di G. Berruto, M. Cerruti

Tipologia: Sintesi del corso

2022/2023
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Linguistica generale
LA LINGUISTICA: UN CORSO INTRODUTTIVO
Anno accademico 2022/23
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Linguistica generale

LA LINGUISTICA: UN CORSO INTRODUTTIVO

Anno accademico 2022/

Capitolo 1: Il linguaggio verbale

La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua. Questo studio può essere suddiviso in:  LINGUISTICA GENERALE : si occupa di che cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue.  LINGUISTICA STORICA: si occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra lingua e cultura. Le lingue storico-naturali sono quindi oggetto della linguistica e sono le lingue che sono nate spontaneamente nel corso della civiltà umana e che sono state usate dagli esseri umani nel passato e che sono parlate tutt’oggi. Ad esempio: l’italiano, il francese, il romeno ecc.… Le lingue storico-naturali sono espressioni di ciò che è chiamato linguaggio verbale umano, che è una facoltà innata dell’ homo sapiens ed è uno degli strumenti di comunicazione che egli ha a disposizione. Da questo punto di vista, non esistono differenze tra lingue e dialetti poiché tutti i sistemi linguistici che sono esistiti e che esistono ancora sono una specifica manifestazione del linguaggio verbale umano. Infatti, la distinzione tra le lingue e i dialetti si basa su considerazioni sociali e storico- culturali in base alla distribuzione negli usi linguistici della comunità e del prestigio dei singoli sistemi zzlinguistici. Il segno Fra i vari modi di comunicazione vi è il segno , che è qualcosa che sta per qualcos’altro e serve per comunicare questo qualcos’altro. Comunicare: rendere comune. Secondo gli studiosi di semiotica (coloro che studiano i segni), in un senso molto generico, tutto può comunicare qualcosa. In un altro senso, la comunicazione significa “passaggio di informazione”, è utile però restringere il significato, ovvero inserire nella definizione di comunicazione l’ intenzionalità: infatti si comunica qualcosa quando c’è un comportamento da parte di un emittente che ha intenzione di far passare dell’informazione e che viene percepito da un ricevente ; altrimenti si ha un semplice passaggio di informazione. Per essere più precisi, si possono distinguere tre categorie nel fenomeno generale della comunicazione, in base a chi produce il messaggio (l’emittente), a chi lo riceve (il ricevente o interpretante) e dall’intenzionalità del comportamento: A. Comunicazione in senso stretto:

  1. Emittente intenzionale;
  2. Ricevente intenzionale (es. gesti, sistemi artificiali di comunicazione: segnali stradali.

Esempio: colore/bianco = lutto; rosso del semaforo = fermarsi

  1. SEGNI: non motivati (arbitraria, immotivata, basata convenzione) / intenzionali Esempi: messaggi linguistici; suono al telefono di una linea occupata; comunicazione gestuale come la “lingua dei segni” (lingua a gesti usata per i non udenti). Il motivo che lega il “ qualcosa ” al “ qualcos’altro ” che viene comunicato diventa man mano sempre più convenzionale o immotivato, quindi meno diretto. Aumenta inoltre anche la specificità culturale dei segni perché, mentre gli indici, che essendo fatti di natura sono universali e uguali per tutte le culture di ogni tempo, gli altri sono legati ad ogni singola tradizione culturale. I segni linguistici sono prodotti intenzionalmente per comunicare. Nella comunicazione in senso stretto, vi è un emittente che emette e produce un segno per un ricevente. Ciò che permette al ricevente di interpretare il segno è la conoscenza del “ codice ” di cui fa parte, cioè un insieme di conoscenze che permette di attribuire un significato a ciò che succede. Per codice si intende l’insieme di corrispondenze fissate per convenzione fra qualcosa “ insieme manifestante ” e qualcos’altro “ insieme manifestato ” che fornisce le regole di interpretazione dei segni. Quindi tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici e per questo i segni linguistici formano il codice lingua. Le proprietà della lingua È possibile capire quali sono proprietà rilevanti presenti nel codice lingua detto anche “ codice verbale umano ” (facoltà della specie Homo sapiens sapiens) ovvero la lingua, e capire anche quali proprietà essa condivida con altri codici e quali sembri avere come caratterizzanti. Biplanarità’ La prima proprietà della lingua, costitutiva di tutti i segni, è la biplanarità, ovvero che ci siano in un segno due facce/ piani compresenti: il “ significante ” ed il “ significato ”.  Il significante , chiamato anche “ espressione ”, è la parte fisicamente percepibile del segno, quello che cade ai nostri sensi (ovvero il qualcosa che sta per qualcos’altro  la parola gatto pronunciata o scritta)  Il significato, chiamato anche “ contenuto ”, è la parte non materialmente percepibile; quindi, è l’informazione veicolata dalla faccia percepibile (ovvero è il qualcos’altro  è il concetto o idea di gatto )

Un codice , quindi, è definibile come un insieme di corrispondenze tra significati e significanti. Un segno è l’associazione di un significante e un significato. Arbitrarietà Un’ulteriore proprietà dei segni è l’ arbitrarietà , che consiste nel fatto che non c’è nessun legame motivato , connesso alla natura o all’essenza delle cose, derivabile per osservazioni o ragionamenti, fra il significato e il significante di un segno. Esempio: il significante gatto , non ha nulla a che vedere con l’animale “gatto” poiché nella natura di una cosa non c’è nulla che rimandi al suo nome che faccia sì che quella cosa si debba o si possa chiamare così. Ciò però non vuol dire che tra il significato ed il significante non ci siano dei legami o rapporti, ma che i rapporti/legami dati e che costituiscono i codici, non sono dati naturalmente , ma sono fissati per convenzione. Se i segni linguistici non fossero arbitrari, le parole delle diverse lingue dovrebbero essere tutte simili. Inoltre, se i segni linguistici non fossero arbitrari, parole simili nelle diverse lingue dovrebbero designare cose o concetti simili e ciò è falso. Esempio: bello in italiano vuol dire “bello” In inglese bell vuol dire “campana” e belly vuol dire “pancia” L. Hjelmslev, studioso strutturalista, (approfondì il discorso di de Saussure, fondatore della linguistica moderna e dello strutturalismo) ha distinto quattro tipi/livelli di arbitrarietà. Ciò ammette che nel funzionamento dei segni linguistici vi sono 3 entità in gioco e questa relazione viene spesso presentata in forma grafica dal triangolo semiotico. Significato (“felino domestico, ecc.”) significante (gatto) referente [= realtà esterna] segn o

Gli ideòfoni sembrano più iconici, ovvero sono delle espressioni imitative o interiezioni descrittive che designano fenomeni naturali o azioni, essi sono frequenti nei fumetti ad esempio “ boom ” grande fragore, però vi è un dubbio esse sono o meno delle parole della lingua italiana. E’ stato notato che la formazione del plurale avviene tramite l’aggiunta di materiale linguistico dal punto di vista fonico, linguistico al singolare, quindi si rispetta un “principio di iconismo”. Esempio: child/children. In italiano ovviamente non è così: bambino/ bambini. Il fonosimbolismo afferma invece che certi suoni possiedono per propria natura dei significati ad esempio il suono “i” vocale chiusa e dal punto di vista fonico piccola sarebbe connesso a delle cose altrettanto piccole tipo in italiano “piccini, minimo” , in inglese “little” o in suffissi tipo -ino. Queste affermazioni però hanno anche dei controesempi, ovvero qualcosa che le smentisce poiché vi son parole che indicano cose piccole che non contengono la vocale “i” tipo “corto, poco” o in inglese “small” DOPPIA ARTICOLAZIONE Una proprietà importante del linguaggio verbale umano è la “doppia articolazione” che consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico è articolato in due livelli diversi. Ad un primo livello, il significante di un segno linguistico è organizzabile e scomponibile in delle unità che sono ancora portatrici di significato e vengono riutilizzate, con lo stesso significato per formare altri segni ( PRIMA ARTICOLAZIONE ) Esempio: la parola gatto è scomponibile in due pezzi “gatt -e -o” che rimandano a due significati diversi poiché il primo rimanda al felino domestico e l’altro al singolare, esse possono comparire in altre parole con lo stesso significato ad esempio “gatt-i, gatt-e, gatt- ino”. Essi sono le unità minime della prima articolazione e non sono scomponibili in elementi più piccoli che rimandano allo stesso significato. Ogni segno linguistico è scomponibile in unità minime di prima articolazione. Le unità minime di prima articolazione sono chiamate “morfemi” poiché sono associazioni di un significante ed un significato, essi sono segni ma sono i più “piccoli”. A un secondo livello ( seconda articolazione) , esse sono scomponibili in parti più piccole che però non sono portatrici di un significato autonomo e che combinandosi insieme danno luogo alle entità della prima articolazione: il morfema “gatt” è scomponibile in g,a,t,t; questi elementi non sono più dei segni poiché non hanno più un significato e sono chiamati “ fonemi ”. Ogni segno linguistico è scomponibile in unità minime di seconda articolazione. La doppia articolazione è una proprietà del significante dei segni linguistici. ( non esistono altri codici di comunicazione naturali che possiedono una doppia articolazione totale come la lingua).

Essa consente alla lingua una grande economicità di funzionamento ovvero che con un numero limitato di fonemi si può costruire un numero illimitato di unità dotate di significato. È molto importante nella strutturazione il principio di combinatorietà ovvero che la lingua funziona combinando unità minor per formare un numero indefinito di unità maggiori (segni). TRASPONIBILITA’DI MEZZO Il significante dei segni linguistici oltre ad essere doppiamente articolato ha un’altra proprietà importante che è caratterizzante della lingua poiché può essere trasmesso sia attraverso il mezzo aria, il canale fonico- acustico – sotto forma di suoni e rumori prodotti dall’apparato fonatorio umano che si propagano sotto forma di onde sonore sia attraverso il mezzo luce, il canale visivo-grafico, sotto forma di segni tracciati su carta o su un altro supporto e ricevuti tramite l’apparato visivo. Questa proprietà si chiama trasponibilità di mezzo. Il canale fonico-acustico appare per varie ragioni quello primario, per questo si dice che una delle proprietà del linguaggio verbale umano è la fonicità. PRIORITA’ ANTROPOLOGICA: il parlato è prioritario antropologicamente rispetto allo scritto. Tutte le lingue che hanno una orma e un uso scritti sono anche parlate mentre non tutte le lingue parlate hanno un uso scritto: esempio alcune lingue in Africa e Oceania non hanno una scrittura grafica che permette di usarle per comunicare con lo scritto. Ciò però è dovuto a fattori storico-sociali, ma è sempre possibile nel momento in cui ci sia l’esigenza di trovare una forma di scrittura. In effetti anche nelle nostre culture moderne quotidianamente noi parliamo molto di più rispetto a quanto scriviamo. La lingua parlata è impiegata in una gamma più ampia e differenziata di usi che non la lingua scritta. PRIORITA’ ONTOGENETICA: Relativa al singolo individuo parlato, ogni individuo impara prima al momento della socializzazione primaria e per via naturale a parlare e solo in un secondo momento specifico ma soprattutto guidato a scrivere. In effetti non tutti gli individui sanno scrivere. PRIORITA’ FILOGENETICA: Relativa alla specie umana del parlato, nella storia della nostra specie la scrittura si è sviluppata molto tempo dopo il parlare; le prime attestazioni di scritto risalgono a non più di 5 millenni prima di Cristo (pitture pittografiche) e quelle di un sistema di scrittura vero e proprio, la scrittura cuneiforme presso i Sumeri (tavolette d’argilla)

Successione lineare tale che non si può decodificare il segno e capire completamente il messaggio se non dopo che tutti gli elementi siano stati attualizzati l’uno dopo l’altro. Molti altri tipi di segni sono “globali” ovvero vengono percepiti come un tutto simultaneamente ad esempio i segnali stradali, il rosso del semaforo. L’ordine del susseguirsi dei segni è fondamentale poiché: “Gianni chiama Maria” e “Maria chiama Gianni” sono due cose ben diverse. Inoltre sempre relativa al significante vi è la proprietà dei segni linguistici di essere discreti, quindi la discretezza. Per essa si intende il fatto che la differenza fra gli elementi, le unità della lingua, è assolutamente non quantitativa o relativa: le unità della lingua non costituiscono una materia continua, senza limiti netti al proprio interno, ma c’è un confine preciso tra un elemento e l'altro. Ad esempio, le classi di suoni sono ben separate l’una dalle altre: pollo con la p e bollo con la b sono due parole distinte che non hanno nulla in comune dal punto di vista del significato un’eventuale pronuncia intermedia viene ricondotta ad una delle due forme e non ad un intermediario tra le due. Quindi si afferma secondo la teoria della comunicazione che i segni del linguaggio verbale sono digitali e non analogici. Una conseguenza della discretezza è che nella lingua non possiamo intensificare il significante per intensificare corrispondentemente il significato allo stesso modo come si fa per grida o interiezioni: mentre un “ahi” detto piano a voce bassa indica un male minore rispetto ad un “AH” detto ad alta voce. ONNIPOTENZA SEMANTICA, PLURIFUNZIONALITA’ E RIFLESSIVITA’ Una proprietà generale del linguaggio verbale umano che lo contrassegna profondamente è “ l’onnipotenza semantica ” che consiste nel fatto che con la lingua è possibile dare un’espressione a qualsiasi contenuto, nel senso che un messaggio formulato in qualunque altro codice o sistema di segni può essere sempre traducibile in lingua ma non viceversa. L’onnipotenza semantica si riferisce al fatto che con la lingua si può parlare di tutto. Anche se è più prudente parlare di plurifunzionalità come proprietà tipica della lingua, ovvero che la lingua permette di fare una lista ampia di cose. Le funzioni più rilevanti a cui serve la lingua sono: a) L’esprimere un pensiero, dare quindi una forma esterna a dei contenuti principalmente mentali. b) Il trasmettere informazioni c) Instaurare e mantenere rapporti sociali d) Esternare i propri sentimenti e stati d’animo e) Risolvere i problemi f) Il creare mondi possibili (ad esempio il mondo letterario) A proposito di funzioni della lingua, è necessario fare riferimento ad un modello noto ovvero lo schema proposto da R. Jakobson che identifica 6 classi di funzioni sulla base di un modello comunicativo generale.

Il verificarsi della comunicazione implica avere la presenza di almeno sei fattori ed ognuno di essi è riconducibile a delle funzioni. Ogni funzione si incentra su uno dei fattori  Funzione emotiva: un messaggio linguistico volto ad esprimere sensazioni del parlante. Esempio: “Che bella sorpresa!”  Funzione metalinguistica: Un messaggio che vuole specificare degli aspetti del codice o a calibrare un messaggio del codice Esempio: “Gianni è il soggetto della frase Gianni corre”  Funzione referenziale: un messaggio volto a fornire informazioni sulla realtà esterna Esempio: “Esistono piante carnivore”  Funzione conativa : un messaggio volto a far agire in qualche modo il ricevente ottenendo da lui un comportamento. Esempio: “Chiudi la porta!”  Funzione fàtica : un messaggio volto a verificare e sottolineare il canale di comunicazione e/o il contatto fisico o psicologico tra i parlanti. Esempio: “Pronto?; Ciao Gianni”  Funzione poetica : un messaggio volto a esplicitare, mettere in rilievo le potenzialità insite nel messaggio e i caratteri interni del significante. (Verso di una poesia) Esempio: “Sempre caro mi fu quest’ermo colle” Per precisione, dovrebbe chiamarsi “ funzione prevalente ” perché i sei fattori sono in genere sempre presenti in ogni comunicazione linguistica, ogni messaggio realizza in linea di principio tutte e 6 le funzioni contemporaneamente: una delle funzioni o anche più di una è predominante ed è quella che evidenzia il messaggio come realizzazione specifica di una delle 6 funzioni. Con la lingua si può parlare della lingua stessa, ad esempio “Gatto è un sostantivo singolare” o con terminologia corretta si può usare come metalingua e la lingua di cui parla la metalingua è nominata “lingua-oggetto” ( gatto è un termine della lingua oggetto che diventa nella metalingua segno di sé stesso), questa proprietà viene chiamata riflessività. Essa è fortemente caratterizzante del linguaggio verbale umano poiché non sembra che esistano altri codici di comunicazione che riescono ad inviare messaggi su sé stessi, che abbiano come oggetto il codice di comunicazione stesso. PRODUTTIVITA’ E RICORSIVITA’ Ulteriore proprietà della lingua è la produttività , ovvero che con la lingua è sempre possibile creare nuovi messaggi mai prodotti prima e di parlare di cose nuove ed esperienze mai fatte prima o addirittura di parlare di cose inesistenti. Con la lingua, quindi, è possibile produrre messaggi sempre nuovi poiché combinano in un modo nuovo significanti e significati ed è possibile associare messaggi già usati per nuove esperienze. La produttività è possibile grazie alla doppia articolazione poiché permette una combinatorietà illimitata di unità più piccole.

Ogni essere umano impara e conosce almeno una lingua, quella della comunità sociale in cui è nato e ha avuto la socializzazione primaria, e può apprenderne altre per trasmissione culturale. Si impara la lingua che è propria dell’ambiente in cui si vive e non è per forza quella dei genitori biologici. Anche in ciò, il linguaggio verbale è diverso dai linguaggi degli animali i cui segnali sono trasmessi geneticamente. Ciò però non vuol dire che il linguaggio verbale umano sia solo un fatto culturale poiché in esso vi è una componente culturale-ambientale (specifica quale lingua impariamo e parliamo) ma anche una componente innata che fornisce la “facoltà del linguaggio” cioè la predisposizione a comunicare tramite una lingua e le strutture portanti del linguaggio verbale. L’interazione tra queste due componenti fa sì che abbia un ruolo importante per l’apprendimento linguistico non solo la prima infanzia ma anche il periodo della prepubertà linguistica (periodo critico) poiché se entro l’età di 11-12 anni un essere umano non è stato esposto a stimoli linguistici dall’ambiente in cui vive lo sviluppo della lingua è bloccato; anche se entro quell’età l’apprendimento avviene in modo molto rapido, mentre imparare una seconda lingua più tardi diventa più faticoso e raramente porta un’abilità comparabile a quella di chi ha imparato quella lingua nel periodo della socializzazione primaria. COMPLESSITA’ SINTATTICA Ci sono due proprietà della lingua inerenti alla natura e configurazione interna del sistema linguistico: una consiste nel fatto che i messaggi linguistici possono presentare un alto grado di elaborazione strutturale, a differenza dei messaggi in altri codici naturali. La disposizione reciproca in un segno linguistico degli elementi che lo costituiscono non è MAI indifferente, e i rapporti fra gli elementi del segno dànno luogo a una trama percepibile nella sintassi del messaggio. Questa proprietà si definisce complessità sintattica. Fra gli aspetti che hanno una rilevanza nella trama sintattica ci sono: a) L’ ordine degli elementi contigui, le posizioni lineari: solo l’ordine permette di capire chi è che picchia e chi è che viene picchiato in “Gianni picchia Giorgio” b) Le relazioni strutturali e le dipendenze che ci sono fra elementi contigui: esempio in “Libro di Chomsky sulle strutture sintattiche” l’elemento “sulle strutture sintattiche” non dipende dall’elemento che lo precede immediatamente ma da “il libro”. I rapporti gerarchici fra gli elementi di una frase rappresentano una seconda trama della strutturazione sintattica che si sovrappone alla successione lineare ed è indipendente. La capacità degli elementi costituitivi di una struttura di intrattenere relazioni a distanza è una proprietà ignota ad altri sistemi cognitivi. c) Le incassature : “Il cavallo che corre senza fantino sta vincendo il palio” la parte “che corre senza fantino” è incassata dentro la parte “il cavallo sta vincendo il palio” d) La ricorsività, unita alla discontinuità, conferisce alle strutture linguistiche un particolare carattere di complessità interna. e) La presenza di parti del messaggio che dànno informazioni sulla sua strutturazione sintattica (sono tali tutte le congiunzioni coordinanti come e, ma … e subordinanti come che, perché)

f) La possibilità di discontinuità nella strutturazione sintattica: le costruzioni ammesse dalla lingua possono richiedere o ammettere che elementi o parti unite dal punto di vista semantico e sintattico non siano linearmente adiacenti. Esempio: in latino si separano elementi che sono strettamente uniti dal punto di vista strutturale e funzionale e costituiscono un’unica entità sintattica: “Gallia est omnis divisa in partes tres” (“La Gallia nel suo insieme è divisa in 3 parti”), omnis aggettivo collegato al nome Gallia è collocato a separare il verbo copulativo est e il suo complemento attributivo divisa. Tutto ciò rende a dare ai segni linguistici una complessità sintattica alta. EQUIVOCITA’ La lingua possiede una proprietà in quanto codice, infatti la lingua è un codice tipicamente equivoco : è un codice che pone corrispondenze plurivoche tra elementi di una lista e quelli della lista a questa associata. Mentre un codice non equivoco pone rapporti biunivoci cioè tali che a ogni elemento di un insieme A corrisponda uno e un solo elemento dell’insieme B e viceversa). Quindi ad un significante possono corrispondere più significati ( polisemia e omonimia ) ad esempio al significante “carica” possono essere associati i significanti:

  1. Mansione, funzione, ufficio svolto da una persona (Il sindaco è in carica da 4 mesi)
  2. Quantitativo di energia (il telefono non ha più carica)
  3. Assalto, (il Settimo Cavalleggeri partì alla carica
  4. Piena, (automobile carica di pacchi)
  5. 3° pers. Sing del presente del verbo caricare (Gianni carica i suoi pacchi sull’auto) Così ad un significato possono corrispondere più significanti ( sinonimia ) ad esempio “afferrare con la mente” può essere associato ai significanti “capire”, “comprendere” LINGUA SOLO UMANA? Gli studiosi si sono sempre chiesti se la lingua sia un sistema di comunicazione proprio e caratteristico solo degli esseri umani o non rappresenti altro che la manifestazione degli uomini di modalità comunicative diffuse in maniere quantitativamente diverse presso tutti gli esseri animati. Le opinioni però non sono concordi ma prevale la considerazione che la facoltà verbale di esprimersi attraverso sistemi comunicativi come le lingue sia specifica dell’uomo e sia maturata nel corso dell’evoluzione. In particolare, solo l’uomo possiede le precondizioni anatomiche e neurofisiologiche necessarie per l’elaborazione mentale e fisica del linguaggio verbale, ovvero: a) Adeguato volume del cervello, quantità dei collegamenti interneuronali; b) Conformazione del canale fonatorio a “due canne”: con un angolo (cambio di direzione) tra una canna, il cavo orale, e l’altra la laringe, e con una cavità intermedia (la faringe che fa da cassa di risonanza)

quello stato, senza dar conto alla loro evoluzione temporale e i mutamenti che essa ha avuto. Ad esempio, descrivere il significato che hanno oggi le parole in italiano e studiare com’è la struttura sintattica delle frasi semplici di una lingua. Nella concretezza è impossibile separare nettamente la sincronia e la diacronia poiché qualsiasi elemento della lingua in un certo momento è quello che è sia per le relazioni che intrattiene con altri elementi del sistema (sincronia) sia per la sua storia (diacronia), quindi c’è un continuo rimando tra diacronia e sincronia, infatti, la sincronia assoluta non esisterebbe poiché la lingua è in parte costantemente in movimento nel tempo. La distinzione fra considerazione sincronica e diacronica è uno dei fondamenti metodologici con cui ci si accosta alla lingua. Infatti, solo l’astrazione sincronica permette di vedere come funziona il sistema linguistico e di descrivere le unità che lo costituiscono. Ad esempio, al bambino che impara la propria lingua materna, la lingua è accessibile in modo sincronico ovvero il fatto che la parola “gatto” deriva dal latino cattum non ha nessuna importanza per l’apprendimento di essa; tutti parlanti inoltre conoscono e usano il giusto significato per esempio della parola “muscolo” ma probabilmente solo coloro che hanno a che fare con la linguistica sanno che i muscoli sono chiamati così per un’immagine metaforica che associa il rigonfiamento di un muscolo al guizzare di un topolino (musculus era il diminutivo in latino di “mus” topo) Ciò però non ha a che vedere col conoscere l’italiano poiché non incide sull’uso corretto delle parole. La linguistica sincronica spiega com’è fatta e come funzione la lingua. La linguistica diacronica spiega perché le forme di una determinata lingua sono fatte così. LANGUE E PAROLE Sistema astratto e realizzazione concreta La distinzione tra sistema astratto e realizzazione concreta si è ripresentata nella linguistica moderna in “ langue ” e “ parole ”, uno dei cardini del pensiero di Ferdinand de Saussure; l’opposizione tra sistema e uso che fa riferimento a Louis Hjelmslev e Coseriu; e l’opposizione fra competenza ed esecuzione (performance) tipica della linguistica generativa che fa capo a Chomsky, il più illustre tra i linguisti contemporanei. Col primo termine di tutte e tre le coppie (langue, sistema, competenza) si intende l’insieme di conoscenze mentali di regole interiorizzate incluse nel codice lingua, che costituiscono la capacità dell’uomo di produrre messaggi in una certa lingua e sono possedute come sapere astratto e inconscio ed in ugual misura da tutti i membri di una comunità idealmente omogenea.

Col secondo termine si intende l’atto linguistico individuale, cioè la realizzazione concreta di un messaggio verbale in una certa lingua. “ Parole ” in questo valore tecnico non può essere reso in italiano con “ parola ”, uso o esecuzione per essere messi in opera richiedono l’esistenza di “ langue ”, sistema o competenza di cui sono in un certo senso l’esternazione. Coseriu pone una terza entità intermedia tra il sistema langue e l’uso parole : la norma , che sarebbe un filtro tra l’uno e l’altro, specificando quali sono le possibilità del sistema che vengono attualizzate nell’uso dei parlanti di una lingua in un certo momento storico. Per esempio, in italiano si ha la formazione da verbi, col valore di indicare l’azione, processo, o risultato di quanto significato dal verbo tramite il suffisso -azion(e) -ament(o) applicato alla radice verbale. Il sistema ammette entrambi ma nella norma vengono realizzate certe combinazioni ed escluse altre. ESEMPI: da affidare si ha affidamento e non *affidazione; da cambiare cambiamento ma non *cambiazione. La norma, quindi, sarebbe sociale e concreta in quanto rappresenta l’insieme delle realizzazioni condivise del sistema; non tutte le possibilità da questo previste non realizzate nella norma, che compie una scelta all’interna di quanto reso possibile dall’interno. La lingua come sistema si manifesta nell’esperienza fattuale sotto forma di parole. In linea di principio ciò che interessa al linguista è la langue (lingua, sistema, competenza): per studiare e svelare la langue il linguista deve partire dalla parole che gli fornisce i dati da cui ricavare le leggi del sistema. Paradigmatico e sintagmatico La distinzione tra asse paradigmatico e asse sintagmatico è già presente in Saussure, tale distinzione concerne un duplice instaurarsi di rapporti nel funzionamento del sistema linguistico e nella produzione di messaggi verbali. Ogni attuazione di un elemento del sistema di segni in una certa posizione nel messaggio implica una scelta in un paradigma (un insieme) di elementi selezionabili in quella posizione: l’elemento che compare esclude tutti gli altri elementi che potrebbero comparire in quella posizione e coi quali quell’elemento ha rapporti sull’asse paradigmatico (asse delle scelte). D’altra parte, l’attuazione di quell’elemento in una certa posizione implica la presa in conto degli elementi che compaiono nelle posizioni precedenti e successive, coi quali l’elemento ha rapporti sull’asse sintagmatico (asse delle combinazioni).

3) Fonetica uditiva: che studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono ricevuti, percepiti dall’apparato uditivo umano. APPARATO FONATORIO E MECCANISMO DI FONAZIONE L’apparato fonatorio umano è l’insieme degli organi e delle strutture anatomiche che l’uomo utilizza per parlare. I suoni del linguaggio vengono prodotti mediante l’espirazione, quindi con un flusso di aria egressivo : l’aria attraverso i bronchi e la trachea, raggiunge la laringe, dove nella glottide incontra le corde vocali (o ‘pliche laringee’). Quest’ultime, che durante la normale respirazione silente restano separate e rilassate, nella fonazione possono contrarsi e tendersi avvicinandosi o accostandosi l’una all’altra, riducendo o bloccando il passaggio dell’aria. Lo spazio tra le corde vocali, detto “rima vocale”, in cui passa l’aria può risultare completamente libero, parzialmente libero o completamente ostruito. Cicli rapidissimi di chiusure e aperture delle corde vocali costituiscono le ‘vibrazioni’ delle corde vocali, l’insieme di questi fenomeni si chiama “ meccanismo laringeo ”. Il flusso d’aria passa poi nella faringe e da questa nella cavità boccale. Nella parte superiore della faringe, la parte posteriore del palato (o ‘velo’), da cui pende l’ugola, può a questo punto lasciare aperto o chiudere il passaggio che mette in comunicazione la faringe con la cavità nasale. Nella cavità orale, svolgono una funzione importante nella fonazione alcuni organi mobili o fissi:  la lingua , il più importante degli organi mobili, in cui si distinguono una ‘ radice’ (parte posteriore di essa ) , un ‘ dorso’ (parte centrale) e un ‘ apice ( la punta) ;  il palato , in cui occorre considerare separatamente il velo (o palato molle) e gli alveoli , cioè la zona immediatamente retrostante ai denti cioè gengive posteriori;  i denti ;  le labbra ; Anche la cavità nasale può partecipare al meccanismo di fonazione quando velo e ugola sono in posizione di riposo e permettono il passaggio dell’aria tramite il naso. In ciascuno dei punti compresi tra la glottide e le labbra al flusso di aria espiratoria può essere frapposto un ostacolo al passaggio, ottenendo così rumori che costituiscono i suoni del linguaggio. Il luogo in cui viene articolato un suono costituisce un primo parametro fondamentale per la classificazione e identificazione dei suoni del linguaggio; un secondo parametro fondamentale è dato dal modo di articolazione , e cioè dal restringimento relativo che in un certo punto del percorso si frappone o no al passaggio del flusso d’aria. Un terzo parametro è dato dal contributo della mobilità di singoli organi (corde vocali, lingua, velo e ugola, labbra) all’articolazione dei suoni.

In base al modo di articolazione abbiamo una prima grande opposizione fra i suoni del linguaggio: quella fra suoni prodotti senza la frapposizione di alcun ostacolo al flusso d’aria fra la glottide e il termine del percorso ed in presenza di vibrazioni delle corde vocali ( suoni vocalici ), e suoni prodotti mediante la frapposizione di un ostacolo parziale o totale al passaggio dell’aria in qualche punto del percorso sia in presenza che in assenza di vibrazione delle corde vocali( suoni consonantici ). I suoni prodotti con la concomitante vibrazione delle corde vocali sono detti ‘ sonori’. Le vocali sono normalmente tutte sonore, le consonanti possono essere sia sonore che sorde. CONSONANTI MODO DI ARTICOLAZIONE Le consonanti sono caratterizzate dal fatto che vi è frapposizione di un ostacolo al passaggio d’aria. A seconda che questo ostacolo sia completo o parziale, si riconoscono due grandi classi di consonanti:  consonanti occlusive = ostacolo completo (dette a volte anche ‘plosive/esplosive’;  consonanti fricative = ostacolo parziale (così chiamate perché l’avvicinamento degli organi articolatori produce un rumore di frizione). approssimanti , in cui l’avvicinamento degli organi articolatori non arriva a provocare una frizione, sono approssimanti le semivocali e le semiconsonanti. Esistono suoni consonantici la cui articolazione inizia come un’occlusiva (rapida occlusione del canale) e termina come una fricativa (l’occlusione si trasforma in un restringimento del canale), si tratta di consonanti ‘composte’, costituite da due fasi, che vengono chiamate consonanti affricate. Nel modo di articolazione per alcune consonanti intervengono altri fattori, quali movimenti, atteggiamenti della lingua, partecipazione della cavità nasale. Abbiamo così consonanti laterali , quando l’aria passa solo ai due lati della lingua, e consonanti vibranti , quando si hanno rapidi contatti intermittenti tra la lingua e un altro organo articolatorio. Laterali e vibranti sono riunite sotto l’etichetta di ‘liquide’. Abbiamo invece consonanti nasali quando vi è passaggio dell’aria anche attraverso la cavità nasale. Le consonanti possono essere caratterizzate anche in base all’energia articolatoria con la quale vengono prodotte le consonanti “ più forti”, le occlusive sorde, a quelle più “calme”, le approssimanti. Un altro parametro riguarda le occlusive e le affricate davanti una vocale ed è la presenza di un’aspirazione cioè un intervallo di tempo tra il rilascio dell’occlusione o della tenuta della consonante e l’inizio della vibrazione delle corde vocali caratteristica delle vocali che produce una specie di soffio laringale; le consonanti prodotte così sono chiamate “ aspirateLuogo di articolazione Le consonanti vengono classificate anche in base al punto dell’apparato fonatorio in cui sono articolate. Partendo dal tratto terminale del canale fonatorio abbiamo le consonanti:  (bi)labiali , prodotte dalle labbra o tra le labbra;  labiodentali , prodotte fra i denti superiori e il labbro inferiore;