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La moda spaziale , Tesine universitarie di Sociologia

tesina la moda spaziale

Tipologia: Tesine universitarie

2015/2016

Caricato il 06/02/2016

verdiana95
verdiana95 🇮🇹

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LA MODA SPAZIALE
Nel 1964 André Courrèes sfila lo Space Age Look, gonne corte, miniabiti iper
costruiti appesi solo da spalline, scarpe piatte, seguiranno combinazioni in
vinile, collant, cagolules e occhiali in plastica bianca tagliati da una fessura
per osservare il nuovo mondo.
Comincia l’Età Spaziale, condivisa con Pierre Cardin. Volumi organici
progettati con righello e compasso, tagli geometrici nei colori bianco o
argento, flash sintonici ai neon di Dan Flavin, sono destinati a donne libere
nei movimenti, moderne nel pensiero, forse astronaute. Più precisamente:
questi fashion astronauti, copiati poi in tutto il mondo, sono decollati
addirittura prima che l'uomo andasse sulla Luna.
Cardin, che ha indubbiamente percorso tutto, con una capacità quasi magica
di leggere nel futuro, specifica: «I vestiti che preferisco li invento per una vita
che ancora non esiste», in una memorabile intervista a proposito della
collezione proiettata nel domani che aveva affascinato, stupito e segnato
l'evoluzione del gusto.
Bagliori argentei di uno stile ispirato alla luna, riprendendone il suo chiarore
pallido e contaminato da riflessi cangianti e fluttuanti a cui l’ immaginavo
collettivo dava forma attingendo al proprio patrimonio onirico. Le tutine
attillatissime che a metà degli anni ’70 si illuminano di flash stroboscopici
nelle lunghe nottate allo Studio54 divengono simbolo e specchio di quella
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LA MODA SPAZIALE

Nel 1964 André Courrèes sfila lo Space Age Look, gonne corte, miniabiti iper costruiti appesi solo da spalline, scarpe piatte, seguiranno combinazioni in vinile, collant, cagolules e occhiali in plastica bianca tagliati da una fessura per osservare il nuovo mondo.

Comincia l’Età Spaziale, condivisa con Pierre Cardin. Volumi organici progettati con righello e compasso, tagli geometrici nei colori bianco o argento, flash sintonici ai neon di Dan Flavin, sono destinati a donne libere nei movimenti, moderne nel pensiero, forse astronaute. Più precisamente: questi fashion astronauti, copiati poi in tutto il mondo, sono decollati addirittura prima che l'uomo andasse sulla Luna.

Cardin, che ha indubbiamente percorso tutto, con una capacità quasi magica di leggere nel futuro, specifica: «I vestiti che preferisco li invento per una vita che ancora non esiste», in una memorabile intervista a proposito della collezione proiettata nel domani che aveva affascinato, stupito e segnato l'evoluzione del gusto.

Bagliori argentei di uno stile ispirato alla luna, riprendendone il suo chiarore pallido e contaminato da riflessi cangianti e fluttuanti a cui l’ immaginavo collettivo dava forma attingendo al proprio patrimonio onirico. Le tutine attillatissime che a metà degli anni ’70 si illuminano di flash stroboscopici nelle lunghe nottate allo Studio54 divengono simbolo e specchio di quella

fantasiosa scia planetaria metallizzata, metallica e futuribile materializzatasi con la missione Apollo15.

PIERRE CARDIN

nasce a Treviso il 7 luglio 1922. Il suo vero nome è Pietro Cardin. Trasferitosi a Parigi nel 1945, studia architettura e lavora prima per Paquin, poi per Elsa Schiapparelli. Conosce Jean Cocteau e Christian Berard con i quali realizza costumi e maschere per diversi film come "La Bella e la Bestia".

Diviene capo dell'atelier di Christian Dior nel 1947. Ha fondato la propria casa di moda nel 1950; il suo atelier in Rue Richepanse crea principalmente costumi e maschere per il teatro. Inizia a cimentarsi con il mondo dell'alta moda nel 1953, quando presenta la prima collezione.

I suoi vestiti BUBBLES in breve vengono conosciuti in tutto il mondo. Alla fine degli anni '50 inaugura la prima boutique «Ev» e la seconda boutique «Adam» dedicata all'abbigliamento maschile. Per il prêt-à-porter maschile realizza cravatte a fiori e camicie stampate. Sempre in questo periodo ha modo di viaggiare in Giappone, dove per primo apre un negozio d'alta moda.

Nel 1959 per aver lanciato una collezione per i grandi magazzini "Printemps", viene espulso dalla "Chambre Syndacale" (Camera Sindacale); viene presto reintegrato, ma si dimetterà.

Nel 1966 disegna la sua prima collezione interamente dedicata ai bambini. Due anni più tardi, dopo aver aperto una boutique dedicata alla moda per bambini crea la prima licenza per l'arredamento con la creazione di servizi di piatti in porcellana.

Cardin diviene noto per il suo stile d'avanguardia ispirato all'era spaziale. Ignorando spesso le forme femminili, preferisce forme e motivi geometrici. A lui si deve la diffusione della moda unisex, nello specifico talvolta sperimentale e non sempre pratica.

metallici, non più ago e filo dunque, ma strumenti sartoriali quali pinze e ganci. Altro elemento scioccante: le modelle erano di colore, mai viste prima nell’alta moda. La sfilata fece scandalo ed ebbe riflessi su tutta la stampa internazionale, mentre Coco Chanel gridava: “Questo non è un sarto, ma un metallurgico!”. Ma il successo arrivò e Rabanne divenne un fenomeno alla moda: nel 1966 presentò all’Hotel Georges V dodici “vestiti importabili in materiali contemporanei” indossati da modelle scalze. In seguito, anche grazie ai progressi tecnologici, il sarto sbrigliò ancor di più la sua scatenata fantasia. Nel 1967 lanciò una serie di vestiti pieni di accostamenti irriverenti: in carta, tessuti assieme a una trama di nylon e legati con bande adesive, in jersey di alluminio che imitavano i merletti, oppure in piume incollate a nastri, o in strisce di pelliccia lavorata a maglia con elementi metallici.

Per gli abiti da sera scelse sottilissimi tubi di plastica, mentre immaginò le sue spose vestite in rettangoli di rhodoïd opalescente.

L’idea alla base della creazioni di Rabanne stava in una precisa volontà di democratizzazione della moda, unita certamente a un forte gusto per la provocazione. I suoi abiti erano adatti a silhouette sottili, a donne coraggiose che non temevano né il caldo, né il freddo, né la scomodità: “i miei modelli sono come delle armi, quando sono chiusi si ha come l’impressione di udire il grilletto di un revolver” dichiarò a Marie Clerie.

Con tecniche artigianali realizzò tra il 1970 e il 1976 abiti in bottoni, vestiti in fazzoletti, maniche costruite con calzini, modelli in fasce di caucciù, ecc. In quanto agli accessori non erano meno stravaganti dei vestiti: caschetti in metallo, turbanti iridati, antenne e zampilli in plexiglass e alluminio.

Dopo lo sbarco sulla luna si era in pieno boom spaziale e molti couturier si ispirarono, come Rabanne, ad abiti siderali che mandavano bagliori luminescenti. Anche il mondo dello spettacolo richiese i suoi modelli: una delle prime attrici che lo seguì fu Audrey Hepburn nel film “Due per la strada”, nel 1966 vestì le ballerine del Crazy Horse, nel 1968 fece indossare alla cantante Françoise Hardy un abito in lamine d’oro con incrostazioni di diamanti e infine mise addosso a Jane Fonda, nel film Barbarella, un cortissimo e sensuale abitino in stile medievale fatto in maglia di metallo. La parabola di Rabanne terminò con l’ipotesi di abiti biodegradabili, in accordo con le nuove idee che predicavano il salvataggio della natura. Chiusa definitivamente la sua maison si ritirò dalla moda nel 1999.

ANDRE’ COURREGES :

Si laurea in ingegneria civile. Partecipa alla seconda guerra mondiale come pilota di aerei. Tornato dalla guerra, comincia a progettare ponti, e come hobby gioca a rugby e fa scalate in montagna.

Nel 1949 la passione per il design lo porta a farsi assumere come tagliatore dallo spagnolo Cristobal Balenciaga, che ha l'atelier a Parigi. Nel 1963 apre un salone di alta moda, con la moglie Coqueline Barrière. Si fa apprezzare da personaggi celebri che apprezzano in lui la purezza delle linee e la semplicità dei tagli. "Un design tipicamente automobilistico" dirà qualche sarto. Coco Chanel affonda la lama, suggerendo che Courrèges toglie sensualità alle donne, per infagottarle in bianchi capi in lana che starebbero meglio indosso alle bambinette di 2 o 3 anni. In risposta Courrèges rispondeva che la sua moda ringiovaniva le signore, senza farle ricorrere al bisturi. Il suo stile incontra il favore del pubblico, e per un decennio sarà uno dei capifila dell'alta moda francese. Dagli anni settanta firma occhiali, ombrelli, gioielli, profumi, vestiario per l'infanzia e vestiti da sposa.

Nel 1984 si trasferisce a Tokyo, e lì permane per un decennio a portare avanti le proprie ricerche e progetti. Alla fine cede l'azienda al gruppo