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Descrive il contesto storico, il ritrovamento e la descrizione di Ötzi.
Tipologia: Dispense
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Venne trovata una mummia nel territorio tra Austria e Trentino Alto Adige, nel Similaun. Si tende a dare un nome ai ritrovamenti, questo individuo è stato battezzato col nome di Otzi. Siamo in contesto alpino. È un’area di bilinguismo e gli austriaci chiamano quest’aria oetztaler albern e da qui il nome, perché la scoperta avvenne in maniera particolare. Nel settembre del 1991, una coppia mentre faceva trekking a più di 2.000 metri d’altezza individua una strana conformazione del terreno da cui fuoriusciva una massa di colore scuro, con loro sorpresa si resero conto che erano dei resti di corpo umano. Chiamano le forze dell’ordine austriaca perché pensavano si trattasse di un caso di delitto. L’alpinista Messner pensò si trattasse di un soldato austriaco o italiano morto durante la prima guerra mondiale. Solo quando fu chiamata l’equipe dell’università di Innsbruck per recuperare il cadavere e fare l’autopsia si accorse che quest’uomo aveva vissuto con abiti particolari ancora allo stato di conservazione a favore di un corpo dell’antichità più antico rispetto al periodo delle guerre. Venne fuori una seconda ipotesi, probabilmente un brigante del 1.500 che metteva a ferro e fuoco tutta l’area della val Venosta chiamato histler. Per tirare fuori il corpo fu portato un martello pneumatico per spaccare il ghiaccio e questo comportò una serie di lesioni. Cominciano le indagini al laboratorio di Innsbruck comincia l’autopsia che prosegue con le datazioni al carbonio 14 che oscillano tra 2.600- 2.500 a.C. Nasce a Bolzano il museo della mummia di Otzi e nasce al tempo stesso la contesa tra Austria e Italia per definire a chi appartenesse la proprietà e la responsabilità scientifica. Finalmente si è capito che fu trovato nell’area italiana. Nel museo tutto si concentra sulla mummia collocata dentro una teca con attorno una narrazione che fa vedere che come da una semplice mummia abbiamo raggiunto un grado di conoscenza della vita di questi individui del 3 millennio in zona sub alpina. Furono chiamati 2 fratelli inglesi da Oxford per le ricostruzioni facciali. Il volto e i lineamenti erano ancora intatti, una ricostruzione scientifica semplice perché sul volto erano presenti ancora tracce di peli e capelli, corrispondente dunque al 98%. Viene costruita una statua in cera collocata oggi nel museo di Bolzano. Sula conoscenza nel campo dei processi di mummificazione abbiamo 3 pori: egiziano, centro e sud americano e il caso cinese, poi Otzi, caso unico e raro conservato perché immediatamente dopo la morte venne ricoperto da uno strato di neve che solidificatosi ha fatto da cassa mortuaria dove poi si è depositato il ghiaccio. Una mummificazione per ibernazione. Sulla schiena, braccia, caviglie, dita delle mani, quest’uomo aveva dei tatuaggi costituiti da linee verticali, tagli sull’epidermide senza intaccare la massa muscolare, riempiti con carbone naturali e dopo il colore era stato impresso mediante fuoco. Un procedimento molto doloroso. Questi tatuaggi sono legati a delle patologie cui soffriva Otzi, soffriva di dolori alla colonna vertebrale causati da stress, legati all’età, forti dolori lombari e alle caviglie. Dagli studi sappiamo che questi tatuaggi avevano una funzione magico profilattica, servivano a far uscire il malessere attraverso l’azione di bruciatura che blocca l’insorgenza di una nuova patologia. TATUAGGI La tradizione del tatuaggio magico legato alla parte cui l’individuo soffre ha corrispondenze nel mondo antropologico, etnografico, ma apre campi di ricerca dell’uso di tatuaggi del mondo antico. Prima del ritrovamento conoscevamo un corpo mummificato trovato in una tomba nel cuore della Siberia a Pazyryk in un contesto legato a una tomba di un principe nomade, fine V inizi IV datato attraverso sistemi radiometrici, con tatuaggi di tipo magico religioso che narrano scene di caccia molto complesse, tappe di crescita di momenti salienti della sua vita avventurosa, iniziazione al mondo degli adulti, tatuaggi legati a ferite che aveva subito, anche qui abbiamo il tatuaggio legato a dei punti dove aveva subito delle fratture o colpi legati al combattimento. Nel neolitico dell’area bulgara abbiamo statuette con segni spiraliformi interpretati come delle rappresentazioni di tatuaggi su corpi femminili. Poi le famose statuette cicladiche che abbiamo sempre visto in bianco perché in marmo, grazie alle tecniche a infrarosso sappiamo che non erano bianche ma portavano segni di linee sulla faccia interpretate come segni di tatuaggio. CARTELLA CLINICA DI OTZI Otzi muore a 46 anni, era relativamente alto, il DNA ha permesso di conoscere il colore dei suoi occhi, marrone chiaro, capelli marroni raccolti in un codino che teneva annodato, si lavava perché non c’è traccia di pidocchi, un uomo che aveva estrema cura del suo corpo. Aveva il diastema, incisivi distanziati, particolarmente sviluppato nell’area della val Venosta, i denti non sono molto curati ma usurati per la presenza di carie procurate dall’alimentazione che praticava. Per genetica non aveva la 12 costola, fatto presente nella val Venosta. Il corpo è quello di un individuo avvezzo al combattimento, aveva lesioni su tutto il corpo, aveva la frattura del setto nasale recente, avvenuta poco prima della morte, aveva una ciste sul mignolo provocata dal congelamento. Dalla lettura delle unghie sappiamo che il suo sistema immunitario è basso. Dal sequenziamento della struttura del DNA sappiamo che avesse un’intolleranza al lattosio,
elemento comune presso le comunità alpine. Ultimo elemento interessante è che soffriva di borrelia, una forma di malessere intestinale che colpisce l’apparato digestivo e pare ci soffriva da molto tempo. VESTIARIO Otzi indossava dei pantaloni formati da due gambali che erano trattenuti alla cinta mediante striglie di cuoio, pantaloni che troviamo documentati ancora nel mondo Celtico presso le documentazioni delle popolazioni barbariche, tradizione provenienti anche nell’età dei longobardi. Il pantalone è fatto con strisce di pelle di capra che veniva rivestito all’interno con una pelliccia di ferro che serviva per rendere il pantalone isolante. Era vestito in maniera adeguata al percorso che stava facendo. Queste strisce sono bicolori, aveva un pantalone elegante con strisce di pelle di capra nere e bianche. Il sistema di fissaggio di queste fasce di pelle di capra è fatto in maniera accurata con fili di origine naturale e sistemati in maniera regolare, era un personaggio che poteva permettersi questi pantaloni. Otzi possedeva un perizoma anche fatto di pelle di capra a strisce cucite insieme con lo stesso sistema e sono utilizzati dei tendini di animali per rendere il perizoma più resistente. La parte alta era una sorta di giuba con strisce di colore bianco e nero. A un certo punto questa giuba si spezza e c’è un rammento fatto con fibre vegetali probabilmente fatto da lui stesso. Il punto di forza di quest’abbigliamento sono le calzature. Le scarpe avevano una base di pelle di cervo durissima essiccata su cui poi era montata la parte di protezione del piede, dentro un’imbottitura di erba essiccate per rendere caldo il piede, poi sistemato un retino di stringhe di cuoio bovino che servivano a mantenere la scarpa salda al pantalone per evitare che fuoriuscisse. Il copricapo è ricavato da una pelliccia di orso cucita con più strisce rammentate l’una sull’altro e il pelame rivolto verso l’esterno, l’interno era stato lisciato. Delle cinghie di pelle facevano da protezione fissando il cappello. Il forte freddo imponeva l’uso di una mantella con fibre di graminacee con un sistema fatto a cilindri. Altro elemento che accompagnava il personaggio era un marsupio trovato ancora attaccato sulla cintola con una serie di tasche per contenere vari oggetti: una lesina di rame con una punta piatta e una appuntita per vari usi, uccidere, raschiare, rammentare, probabilmente i suoi tatuaggi sono stati fatti con una lesina di rame simile. Uno strano oggetto sembra una matita ricavata da corno di cervo che nella parte finale ha infilato un elemento in osso bruciato, è un ritoccatore, serviva dopo la prima scheggiature a ritoccare e fare schegge più piccole per fare gli strumenti. Aveva ancora nel marsupio in una tasca il lapacendro che serve per accendere il fuoco, anche il ritoccatore emette delle scintille e accendeva il fuoco. Quello che è sorprendente è l’armamentario bellico che aveva al suo seguito: una paretra contenete un certo numero di frecce alcune prive di piume, probabilmente le stava preparando, un’ascia in rame puro innescata su un bastone di legno di tasso, l’ascia era fissata mediante strisce di betulla bloccate col catrame naturale, la resina ottenuta da betulla consentiva come una sorta di colla di saldare al legno l’ascia. Aveva ancora sul fodero un coltellino in selce montato su un manico di frassino ed era fissato con una doppia cordicella alla cintura. Altri oggetti sono un elemento di corno, corde annodate che sono trappole per animali, dal marsupio pendeva anche una perla di colore bianco legata con delle strisce di cuoio. Un oggetto variamento interpretato. Per alcuni è un oggetto simbolico, un porta fortuna che l’uomo si portava al collo ma non fu trovato lì. Questa perlina serviva a regolare l’apertura e la chiusura di una rete, un’altra rete per la cattura degli animali. Sono stati trovati 2 cilindri ricavati da corteccia di betulla, erano fissati col catrame e chiusi alla base formando un cilindro che troviamo nelle popolazioni della val Venosta, si tratta di scaldamano perché dentro sono stati trovati carboni e foglie d’acero. Per sopravvive al freddo non bastava solo la mantella ma questi 2 cilindri, uno vicino al petto e l’altro probabilmente lo teneva tra le mani per evitare il congelamento. L’uomo soffriva di borrelia, si è trovato un poliporo di betulla che teneva appeso al marsupio e che all’occasione addentava, ci sono ancora tracce di denti. Era molto morbido e quando cominciava a sentirsi male la addentava. Nella farmacopea medievale è l’antidoto al mal di pancia. Aveva una gerla, bisacce montate su supporto ligneo, in questo caso legno di nocciolo, che serviva a tener dentro cibo o altri elementi utili. Otzi tra i capelli aveva delle particelle di rame e antimonio, queste sostanze fuoriescono da un’azione fusoria, o aveva assistito a un’azione fusoria o lui stesso era un metallurgo, difficile da sapere. Ma sappiamo che a quel tempo esistesse una categoria di metallurghi che lavorano su committenza. Sappiamo che avesse a che fare con la metallurgia, magari per farsi l’ascia. L’ascia ha pochi segni di utilizzo, forse in occasione di questo viaggio che aveva fatto si era munito di un nuovo strumentario che lui stesso aveva fatto. La datazione sul cadavere fatta in più punti ci dice che visse tra il 3350 e il 3100 a.C., momento di passaggio tra neolitico e età del rame e conosceva la metallurgia. HABITAT