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la pace come principio, Appunti di Diritto Costituzionale

Buongiorno bentrovate/bentrovati, Grazie di essere qua e naturalmente anche al prof. Pastore e alla professoressa Bernardini per questo invito e insomma a tutto il gruppo Ferrarese che mi ospita, saluto anche chi è collegato e mi permetto in particolare di salutare il Ferrarese Francisco che in questo momento però non è qui a casa sua a Ferrara, ma è esiliato a Madrid e bene allora grazie davvero di questo invito che mi dà la possibilità di parlare non tanto del libro, ma delle cose che nel libro ho cercato di discutere di mettere in discussione il titolo pace come principio che abbiamo dato alla lezione mette in positivo quello che nel titolo del libro appare in negativo.

Tipologia: Appunti

2025/2026

Caricato il 12/12/2025

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pierangelo-ballotta 🇮🇹

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TOMMASO GRECO professore ordinario di filosofia del diritto
PACE COME PRINCIPIO
PASTORE - introduzione
Abbiamo fatto riferimento un po' di giorni fa una settimana fa con la lezione del professor
Andronico. Oggi a parlare di questo tema è il professore Tommaso Greco professor ordinario
di filosofia del diritto, nel dipartimento di giurisprudenza dell'università di Pisa, autore
prolifico di moltissime monografie, articoli, riviste e cito soltanto uno dei suoi ultimi libri.
Critica della ragione bellica di Tommaso Greco
(Autore) Laterza
, 2025
La fiducia nelle radici del diritto che affronti il tema che viene ripreso anche in questo libro a
cui si fa riferimento col senso del diritto e con la dimensione delle relazioni intersoggettive
del coordinamento delle azioni. Diciamo così come spesso dico che il diritto è il punto di
vista fondamentale. Il tema è la pace, come principio. Noi abbiamo parlato molto dei
principi di diritto, sempre ripetuto che quando parliamo di principi fondamentali, guardando
il nostro ordinamento si fa riferimento ai primi 12 articoli della nostra Costituzione primi 11.
Il dodicesimo sulla bandiera e l'articolo 11 della Costituzione fa riferimento proprio alla
dimensione della Pace, cioè all'idea secondo la quale appunto la pace è uno dei Principi
fondamentali e il professor greco, nel suo libro, discute questo tema. Avendo come
riferimento a due modi di intendere il principio, uno principio come la parola stessa dice
qualcosa che sta all'inizio, dunque la dimensione dell'origine e la tesi è quella che è l'origine.
C'è la pace e non la guerra come molte concezioni giuridico politiche evidenziano
sottolineano e pongono in prima battuta. Peraltro, per altro verso, il principio è la pace, un
principio giuridico la traccia che da questo punto di vista è un elemento strutturale
fondamentale della convivenza è il diritto ha la funzione appunto di rendere possibile la
convivenza e la coesistenza nell'ottica del riconoscimento. Questo ha ricadute importanti del
modo di considerare il diritto e il rapporto fra diritto, stato e politica. Perché il problema
della guerra è un problema per molti versi legato alla dimensione dello Stato e della
sovranie il problema della sovranità è una dimensione centrale nel considerare il primato
della guerra sulla pace. Dunque questo bel libro ha anche si pone fondamentalmente con
una critica della logica della sovranità, che è assoluta e che non è limitata, ha a che fare con
la dimensione della forza. Fondamentalmente e l'uso scriteriato della forza e la guerra sono
negazione appunto del diritto. Questi sono in estrema sintesi le questioni che il professor
greco affronterà.
Tommaso Greco
Buongiorno bentrovate/bentrovati, Grazie di essere qua e naturalmente anche al prof.
Pastore e alla professoressa Bernardini per questo invito e insomma a tutto il gruppo
Ferrarese che mi ospita, saluto anche chi è collegato e mi permetto in particolare di salutare
il Ferrarese Francisco che in questo momento però non è qui a casa sua a Ferrara, ma è
esiliato a Madrid e bene allora grazie davvero di questo invito che mi la possibilità di
parlare non tanto del libro, ma delle cose che nel libro ho cercato di discutere di mettere in
discussione il titolo pace come principio che abbiamo dato alla lezione mette in positivo
quello che nel titolo del libro appare in negativo. E quindi critica della ragione bellica e
appunto una critica di una narrazione nella quale oggi siamo immersi. L’uso di questa parola
è un qualcosa che arriva da tante parti. Arriva dalla politica, dal mondo dell'informazione.
Arriva dal mondo scientifico, una narrazione che sostanzialmente ci vuole far sembrare la
guerra Una cosa normale, una cosa scontata una cosa inevitabile ed è appunto una
narrazione e qualcosa che si basa sulla serie di presupposti che sono del tutto indimostrati o
quantomeno possono essere messi in discussione . Allora io seguirò il filo non tanto della
critica, anche se dovrò necessariamente fare riferimento agli elementi in negativo, ma
seguirò una traccia in positivo, cioè cosa vuol dire difendere l'idea della pace come
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TOMMASO GRECO professore ordinario di filosofia del diritto PACE COME PRINCIPIO PASTORE - introduzione Abbiamo fatto riferimento un po' di giorni fa una settimana fa con la lezione del professor Andronico. Oggi a parlare di questo tema è il professore Tommaso Greco professor ordinario di prolifico di moltissime monografie, articoli, riviste e cito soltanto uno dei suoi ultimi libri. filosofia del diritto, nel dipartimento di giurisprudenza dell'università di Pisa, autore

Critica della ragione bellica di Tommaso Greco (Autore) Laterza , 2025 La fiducia nelle radici del diritto che affronti il tema che viene ripreso anche in questo libro a cui si fa riferimento col senso del diritto e con la dimensione delle relazioni intersoggettive del coordinamento delle azioni. Diciamo così come spesso dico che il diritto è il punto di vista fondamentale. Il principi di diritto, sempre ripetuto che quando parliamo di principi fondamentali, guardando tema è la pace, come principio. Noi abbiamo parlato molto dei il nostro ordinamento si fa riferimento ai primi 12 articoli della nostra Costituzione primi 11. Il dimensione della Pace, cioè all'idea secondo la quale appunto la pace è uno dei Principi dodicesimo sulla bandiera e l'articolo 11 della Costituzione fa riferimento proprio alla fondamentali e il professor greco, nel suo libro, discute questo tema. Avendo come riferimento a due modi di intendere il qualcosa che sta all'inizio, dunque la dimensione dell'origine e la tesi è quella che è l'origine. principio, uno principio come la parola stessa dice C'è sottolineano e pongono in prima battuta. Peraltro, per altro verso, il principio è la pace, un la pace e non la guerra come molte concezioni giuridico politiche evidenziano principio giuridico la traccia che da questo punto di vista è un elemento strutturale fondamentale della convivenza è il diritto ha la funzione appunto di rendere possibile la convivenza e la coesistenza nell'ottica del riconoscimento. Questo ha ricadute importanti del modo di considerare il diritto e il rapporto fra diritto, stato e politica. Perché il problema della sovranità guerra e il problema della sovranità è una dimensione centrale nel considerare il è un problema per molti versi legato alla dimensione dello Stato (^) primatoe della della guerra sulla pace. Dunque questo bel libro ha anche si pone fondamentalmente con una critica della logica della sovranità, che è assoluta e che non è limitata, la dimensione della forza. Fondamentalmente e l'uso scriteriato della forza e la guerra sono ha a che fare con negazione appunto del diritto. Questi sono in estrema sintesi le questioni che il professor greco affronterà. Tommaso Greco Buongiorno Pastore e alla bentrovate/bentrovati, professoressa Bernardini Grazie per di (^) questoessere quainvito e enaturalmente insomma a tuttoanche il algruppo prof. Ferrarese che mi ospita, saluto anche chi è collegato e mi permetto in particolare di salutare il Ferrarese Francisco che in questo momento però non è qui a casa sua a Ferrara, ma è esiliato a Madrid e bene allora grazie davvero di questo invito che mi dà la possibilità di parlare non tanto del libro, ma delle cose che nel libro ho cercato di discutere di mettere in discussione il titolo pace come principio che abbiamo dato alla lezione mette in positivo quello che nel titolo del libro appare in negativo. E quindi critica della ragione bellica e appunto una critica di una narrazione nella quale oggi siamo immersi. L’uso di questa parola è un qualcosa che arriva da tante parti. Arriva dalla politica, dal mondo dell'informazione. Arriva dal mondo scientifico, una narrazione che sostanzialmente ci vuole far sembrare la guerra narrazione e qualcosa che si basa sulla serie di Una cosa normale, una cosa scontata presupposti che sono del tutto indimostrati o una cosa inevitabile ed è appunto una quantomeno possono essere messi in discussione. Allora io seguirò il filo non tanto della critica, seguirò anche una (^) traccia se dovrò in necessariamente positivo , cioè cosa vuol dire difendere l'idea della pace come fare riferimento agli elementi in negativo, ma

principio? il professor Pastore citava poco fa sono alcuni importanti punti centrali ai quali io ne aggiungerò altri e quindi difendere la pace come principio vuol dire difendere una serie di presupposti polemicamente, che retorica bellicista ovviamente si, cioè la retorica di cui parlavo prima si contrappongono contrappongono alla, permettetemi di chiamarla però sono una proposta anche in positivo, cioè vogliono dare un'idea di cosa ci può essere di cosa c'è nella nostra realtà, un insieme di elementi per raggruppare, appunto un insieme di elementi ai quali possiamo fare riferimento per costruire una narrazione diversa. Qui c'è poco da dire che è una narrazione reale e un'altra è utopistica come spesso si dice, la guerra è reale, la forza è reale la pace e utopia, qui ci sono diversi tipi di narrazione, si tratta di capire quale privilegiare nelle scelte che vengono fatte dai politici da chi fa informazione, ma anche dai cittadini quotidianamente. Diciamo allora pace come principio io la distribuirei e cerco di stare attento ai tempi, la distribuirei, questa esposizione in cinque punti più uno. Il primo è di carattere antropologico. il secondo è di carattere filosofico. il terzo è di carattere che fare più con la giuridico. il quarto è di carattere diciamo vicino a quello giuridico, però che ha a cultura giuridica. il quinto è di carattere politico istituzionale , poi aggiungerò un elemento che ha a che fare con il tema dei temi , cioè cosa vuol dire parlare della pace come principio quando tu ti trovi davanti al male che si manifesta. Quindi 5 + 1.

  1. Allora partiamo dal dato antropologico la cosiddetta teoria realista con la quale insomma io devo polemizzare per forza in tutte le cose che dirò con la teoria realista che ci dice una cosa. Uno dei punti di partenza della teoria realista sulla quale si appoggia la retorica bellicista e che c'è una natura dell'uomo dimostrata scientificamente addirittura che ci dice che gli contrapposizione, allo scontro, alla guerra e alla sopraffazione uomini sono qualcosa di tendente al negativo. è una vecchia narrazione alla che è nella tradizione filosofica o politica e giuridica e costantemente riproposta, cioè la troviamo negli antichi greci la troviamo per esempio nel quel famoso discorso che gli ateniesi fanno sull'isola di Melo ( Nell’ambito della guerra del Peloponneso che oppone Atene e Sparta come città egemoni in un gioco di alleanze che investe tutto il mondo greco, nel 416 a.C. gli ateniesi pongono un ultimatum agli abitanti dell’isola di Melo, nelle Cicladi: assoggettarsi al loro dominio o perire su cos’è giuste e cos’è ingiusto quando ci sono disparità di forze:), quando dicono che quello che conta è forza, non c'è tanto da ragionare chi è forte comanda e chi è debole ubbidisce perché gli uomini tendono a questo. Questa è una legge naturale molto particolare, che però alla quale gli uomini da questa tradizione realista viene spacciata come l'unica tendono e naturalmente c'è una visione antropologica scientifica, è una delle pretese del realismo politico presentare le proprie tesi. come le uniche scientifiche, pensate a uno dei grandi rappresentanti di questa tradizione che è Machiavelli che dice non che bisogna andare dietro alla verità fattuale della cosa, non bisogna pensare a come le cose ci piacerebbe che fossero perché chi insegue gli ideali, l’utopia, prepara piuttosto la ruina sua questa. allora il realismo presenta una doppia mossa cioè di piuttosto che la conservazione, quindi la realtà è dire che la sua visione è l'unica scientifica e però questa visione è molto essenziale è una visione riduzionistica. è una visione che seleziona una parte della natura dell'uomo e ne mette da parte un'altra o il realismo politico fa esattamente quell'operazione che viene fatta, viene benissimo riscritta in quel romanzo breve di Boemia e in Italia, più precisamente in Liguria, tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, Italo Calvino che il visconte dimezzato ( Ambientato in all'epoca della guerra austro-turca, presenta come tema centrale il problema dell'uomo contemporaneo (dell'intellettuale, per essere più precisi) dimezzato, scisso in due parti distinte dove la parte buona viene messa da parte e la parte cattiva che rimane è l'unica che poi ), sopravvive con tutto quello che ne consegue, quindi questa è l'operazione che fa il realismo politico. Allora una storia che ora non occorre mettere la pace al principio è necessario raccontare perché dopo ovviamente qui c'è tutto Nicolò Machiavelli (Machiavelli politica, sostenendo che essa è regolata da leggi specifiche diverse da quelle della religione o della è considerato il fondatore della scienza politica perché afferma l'autonomia della morale sul contrattualismo comune) (^) ,c'è secondo cui il diritto nasce da un patto tra gli individui per uscire dallo Thomas Hobbes (La filosofia del diritto di Hobbes è (^) stato dibasata natura privata né sicurezza, e la vita è in pericolo costante., una condizione di guerra di tutti contro tutti. Attraverso il patto, gli individui cedono la loroIn questo stato, non esistono leggi, proprietà libertà assoluta a un unico sovrano (il Leviatano), che detiene il potere politico e religioso, creando così lo Stato e le leggi positive che garantiscono pace e ordine) c'è tutta una storia che arriva fino a oggi, tanto per citare un testo recente che ci riguarda molto da vicino perché lo ha scritto un nostro collega, c'è un libro da scritto da un filosofo del diritto che insegna a Teramo che si chiama Gianluca Sadun Bordoni ( Guerra e natura umana. Le radici del

questa dicotomia che investe anche il tema della giustizia. Scusate stavo passando al secondo punto ma sto tornando indietro questa dicotomia tra l'essere anche relazionale è una concezione che invece non si vede, relazionalità naturale che investe l'idea della giustizia. Pensate alla discussione che si svolge in quella grande opera dell'antichità che di forte", come sostenuto in un famoso dialogo con Socrate nel "Repubblica" di Platone. Egli afferma Platone e Trasimaco ( Secondo Trasimaco, la giustizia è fondamentalmente "l'utile del più che ogni governo, indipendentemente dalla sua forma - tirannia, democrazia, aristocrazia - crea leggi per il proprio vantaggio. Di conseguenza, ciò che è "giusto" è ciò che è utile a chi detiene il potere, mentre chi trasgredisce le leggi è punito come ingiusto) che ovviamente uno dei capostipiti del realismo politico che arriva e dire, ma la giustizia non è niente di tutto quello che voi state dicendo, la giustizia è l'utile del più forte , quindi vedete che insomma c'è una diretta connessione tra il modo in cui pensano gli uomini, gli esseri umani e il modo in cui pensiamo la giustizia e tante altre cose.

  1. allora vado al secondo punto il piano filosofico il tema della del principio come origine. cosa mettiamo all'origine? allora qua ribadisco un punto al quale accennavo prima. Qui non si tratta di trovare la vera origine perché forse non c'è una vera origine negli esseri umani, nelle società umane, e forse sono molte le origini. Sappiamo che la tradizione filosofica ha privilegiato l'idea dell'origine come conflitto di Eraclito è centrato sul concetto di Divenire ("tutto scorre", panta. Cfr. rei), Eraclitodove la (realtà Il pensiero è in perenne mutamento, simboleggiato dal Fuoco, elemento che distrugge e crea incessantemente, incarnando l'armonia degli opposti (guerra/pace, giorno/notte, caldo/freddo. Questo flusso è regolato accessibile alla ragione, che unifica il conflitto e il cambiamento, trasformando la lotta dei contrari dal Logos, la legge razionale universale che governa il cosmo, spesso nascosta ma in un'unità dinamica come guerra o come conflitto o come quello che volete però l'idea è che) per cui il conflitto è all'origine di tutte le cose. Poi possiamo tradurre appunto è la realtà che muove la storia che è il vero DNA della storia delle società umane , quindi senza conflitto non ci potrebbe essere né società né storia e noi naturalmente sappiamo, e in questo io personalmente almeno do perfettamente ragione a Machiavelli, quando dice che l'elemento del conflitto è stato il primo elemento che ha tenuto libera Roma attraverso il conflitto, davvero tutte le nostre istituzioni, si spiegano a partire da questo e. Quindi il conflitto è importante, è fondamentale, ma davvero tutto si spiega quindi cosa ci mettiamo all'origine. È chiaro che se è nell'origine noi leggiamo solo questo anche ricaviamo una serie di conseguenzesu questo punto quando sant’Agostino per fare un po' di riferimenti anche classici critica la storia di Roma ( nel suo capolavoro esempio di " La Città di Diocittà terrena" guidata dall'amore di sé e dal potere, contrapposta alla ", non per negarne il valore ma per ridimensionarla: vede Roma come unCittà di Dio" spirituale; la sua grandezza è frutto della Provvidenza divina, non delle divinità pagane, e le sue virtù sono relative, poiché senza Cristo non esiste vera virtù, evidenziando ingiustizie e avidità di potere, e reinterpretando la sua storia sotto la lente della morale cristiana e del destino eterno cosa dice? la storia l’ha condannata fin dall'inizio, fin dall'origine, perché nella .). nell'origine della storia di Roma c'è un fratricidio c'è un fatto di sangue, quindi l'origine è qualcosa che poi storia attraverso un fatto di sangue, poi la storia ti condanna a ripeterlo continuamente ti condanna continuamente a ritornare su quel fatto. Se tu avvii la però forse Agostino qui faceva la classica operazione di riduzionismo anche lui perché uno potrebbe dire forse all'inizio la storia di Roma non c'è il fratricidio, ma allatta i due fratelli. Allora già cambierebbero le cose, cambia il punto che mettiamo c'è la lupa che all'origine, quindi il tema dell'origine è fondamentale perché ci permette di capire cosa c'è nel nostro DNA storia ci porta a ripetere man mano? che andiamo avanti? quindi questo è un tema. e cos'è che noi dobbiamo perpetuare? cos'è che la nostra fondamentale che mi porta immediatamente a fare una considerazione di carattere politico sta facendo ora sono fedeli alla sua origine, sono qualcosa che sta ripetendo la sua, di attualità cosa c'è nell'origine dell’Europa, per esempio le scelte che l’Europa origine o forse sta rimettendo in gioco qualcosa che l’Europa così come noi la conosciamo avrebbe voluto altro nemico alle porte, l’Europa che non crede più nella federazione, che non crede più nel quindi l’Europa che si riarma l’Europa che pensa al diritto internazionale, che non crede più in tante cose è fedele alla sua origine? Cosa c'è nell'origine dell’Europa è un tema che ci riguarda moltissimo in molte cose. Faccio un altro esempio vado fuori dal seminato quando noi Festa Della Repubblica e la celebriamo esclusivamente con la sfilata delle forze armate celebriamo il 2 giugno , la noi stiamo dicendo qualcosa che riguarda la nostra origine e però quello è sbagliato.

Stiamo dicendo qualcosa di sbagliato perché quello che spesso poi si ripete va bene, ma la Repubblica nasce dalla seconda guerra mondiale , dal fatto che abbiamo vinto la seconda guerra mondiale e quindi senza quello non ci sarebbe stata la repubblica e invece no non è vero , noi certamente come Italia come paese abbiamo avuto una certa storia perché è successo quello che è successo, ma la ricorrenza del 2 giugno in quanto due giugno, quindi ricorda? è il giorno in cui gli italiani e le italiane con un voto non in quanto venticinque aprile ma il 2 giugno cosa, quindi non convinta violenza ma con qualcosa che è istituzionale importante che poi assegnato la loro storia no e ed è importante questo il contrario della violenza hanno fatto una scelta politica sottolinearlo. Se coloro che hanno vinto la seconda guerra mondiale, cioè coloro che all'interno dicendo cose che dovrebbero essere i familiari, se le forze che hanno vinto attraverso la erano tra i vincitori, voi siete freschi da studi di storia liceali, quindi sto resistenza la seconda guerra mondiale avessero voluto instaurare un nuovo ordinamento in modo violento. lo potevano fare? potevano mettere a testa in giù anche il re come hanno messo a testa in giù il duce eppure non l'hanno fatto. Non c'è stata una fine violenta della monarchia. La repubblica inizia attraverso un mettere da parte la violenza riprendo il tema del suo bellissimo libro “PERCHÉ LA GUERRA? IL DIALOGO EINSTEIN -, ecco perché, visto che c'è stato il mio gemello Alberto Andronico , qui FREUD” sullo scambio, ecco perché non è accettabile quello che Freud risponde ad Einstein quando gli dice vanno bene il diritto e i tribunali, ma ricordati che il diritto però nasce sempre attraverso la violenza e si cambia la storia, si instaurano tutta una serie di cose nuove, quindi non è che non voglio vedere il ruolo che la violenza tragicamente ha nella storia dell'uomo, ma ma una forma di riconoscimento, il diritto in quanto fenomeno che implica non solo la violenza, una forma di ubbidienza, tutta una serie di cose, l'ordinamento giuridico nasce quando la violenza, in quanto tale, viene messa da parte e questo scelta ideologica? cosa ci mettiamo nella nostra origine, questo è importante, vuol dire vedere l'origine nel modo corretto, in cui vogliamo vederla. Cosa è una cosa c'è all'origine un'associazione, un gruppo qualunque gruppo sociale ha un’origine che poi segna la sua e questo forse riguarda anche i rapporti sociali, rapporti tra amici, storia. Ci sono molte cose nell'origine, però è bene scegliere la cosa alla quale decidiamo poi particolarmente importante è di essere più fedeli per l'osservazione di Agostino a Roma la sua importanza. Quindi il che fa quella scelta etema dell'origine è quell'accusa alla storia di Roma, perché ovviamente deve difendere il cristianesimo, quindi deve dire quello che dice sulla storia di Roma, però è importante perché ci ricorda appunto la connessione tra la storia e la sua origine, quindi l'origine è particolarmente importante.

  1. terzo punto qui arriviamo invece al principio inteso come giuridico , quindi cos'è cosa vuol dire mettere la pace come principio. Naturalmente c'è un elemento di diritto positivo in questo che veniva già richiamato è facile richiamare le varie dichiarazioni, la nostra Costituzione, innanzitutto con l'articolo 11 ( stabilisce che l'Italia ripudia la guerra come limitazione strumento della di (^) sovranità offesa e per per la (^) favorire risoluzione la (^) di pace controversie e la giustizia internazionali, tra le nazioni ma consente. Permette la inoltre missioni all'Italia di pace di (^) parteciparee umanitarie alla .) (^) , difesa ma anche di un (^) altre altro (^) dichiarazioni popolo aggredito che (^) ci e (^) sono ammette e che le addirittura dichiarano la pace come un diritto di tutti gli uomini. Però questo diciamo è solo il punto di partenza del ragionamento. Dire che la pace è un principio dal punto di vista giuridico e essenziale, per poter fare quell'operazione che io riprendo da Gustavo Zagrebelsky nell'Università di Torino e docente di Elementi di Diritto presso l'Università Vita-Salute San Raffaele ( Giurista e accademico, presidente della Corte costituzionale, è professore emerito di Milano. S causa del disincantoi concentra sulla, della perdita di rappresentanza, della manipolazione delle parole e della salute della democrazia , vista come sistema fragile e in pericolo a concentrazione del potere, sottolineando l'importanza di di espressione (non limitata da censure ideologiche) solidarietà, giustizia sociale, libertà e un ruolo cruciale della scuola per l'uguaglianza, il tutto ancorato a valori costituzionali e alla ricerca di pace e verità. Zagrebelsky è un appello alla responsabilità civica e alla difesa dei principi Il pensiero dicostituzionali democratici vivo che richiede, evidenziando come la democrazia non sia solo un sistema formale, ma impegno , uguaglianza nelle parole e giustizia per sopravvivere un processo e prosperare.). Questo importante costituzionalista torinese che è stato anche presidente della corte costituzionale. fa una distinzione che secondo me funziona molto bene, anche se da certi punti di vista è contestabile - e poi dico anche perché - o meglio qualcuno la contesta. La distinzione che fa, e forse voi avete già parlato della distinzione fra
  1. vado al quarto punto che riguarda la cultura giuridica. Cosa vuol dire mettere la pace al principio? cosa vuol dire per me che vi sto parlando e ribadisco non ci sono verità scientifiche giuridica che è troppo chiusa però per me mettere la pace al principio, troppo verticalistica, cioè una cultura giuridica che sia vuol dire uscire da una cultura tutta concentrata sull'elemento della verticalità del diritto. Vuol dire vedere il diritto attraverso il suo elemento violento, vedere il diritto come strumento della forza, vedere il diritto come una tecnica che usa la forza, che usa la forza come strumento, cioè vedere il diritto esclusivamente sul suo lato punitivo o il lato che implica la coercizione che implica l'esercizio di un potere, e l'esercizio implica l'organizzazione di un potere e implica, ovviamente una disparità tra chi questo potere lo possiede o è chiamato a esercitarlo e chi lo subisce, quindi è una visione verticale del diritto, che ha una ovviamente lunga e gloriosa storia, una tradizione positivistica, forse magari di un positivismo pieno di tantissime cose diverse tra di loro, però generalmente il positivismo giuridico cerca di individuare il fenomeno giuridico attraverso una serie di elementi estrinseci, di elementi oggettivi che hanno tutti a che fare con l'elemento del potere e con l'elemento dell'esercizio del potere e della forza della coercizione, il classico positivismo giuridico ottocentesco imperativismo (^). La definizione più in voga che viene sempre richiamata dai diritti e quellache è fatto di statualismo che è fatto di coattivismo che è fatto di di (John John Austin Austin (1790-1859) è stato un importante giurista e filosofo inglese, fondatore del positivismo giuridico analitico accompagnato da sanzione , noto per la sua definizione del diritto come "" e per aver distinto lo studio del diritto comando del sovrano com'è da quello come dovrebbe analitico. Sosteneva cheessere, influenzando il diritto positivo profondamente (quello creato dagli uomini) deve essere studiato in la giurisprudenza con il suo metodo modo empirico e " legge è un comando di un superiore politico (il value-free", separandolo dalla morale sovrano) verso un inferiore (il. La Teoria Imperativista cittadino), e l'obbligo cioè la deriva abituale da una società e dal timore della sanzione.non obbedisce a un'altra autorità superiore Il Sovrano (individuo o un'assemblea). Ha separato nettamente il riceve obbedienza diritto positivo naturale. Allievo di (ciò che è) Jeremy Bentham dalla morale positiva rielaborò le sue idee in modo originale, fu il primo professore (ciò che dovrebbe essere), criticando il diritto di giurisprudenza all'Università di Londra (dal 1826 al 1832) e la sua opera più nota è of Jurisprudence Determined (1832) che ebbe un’enorme influenza sul diritto britannicoThe Province e americano, ponendo le basi per il positivismo giuridico moderno.) Che nel 1832 che mette insieme tutti elementi verticali come il comando, la sovranità, la sanzione - questa è davvero il cuore di una di una definizione del diritto che è molto particolare e io aggiungo anche molto parziale e molto riduzionistica - e quando è la definizione è riduzionistica e ci metti tutti questi elementi è chiaro che poi dentro ci stanno poche cose e più la arricchisci di elementi e meno cose ci stanno dentro. Se io dico che ne so che un'aula universitaria deve essere fatta in un certo modo, per esempio dovrebbe essere fatta con la cattedra più rialzata oppure con la cattedra bassa e con la platea definizione di universitaria la presenza della rete wi-fi non tutte le aule universitarie che rialzata questa non sarebbe l'aula universitaria oppure se io metto nel nella usiamo sarebbero aule universitarie, quindi più elementi mettiamo in una definizione e meno questa definizione contiene. La definizione di Austin costringe poi a dire che ci sono tutta una serie di cose che noi chiamiamo diritto, ma che non sono diritto. Per esempio il diritto internazionale che infatti vale fino a un certo punto e mentre qualcun internazionale altro diceva è proprio che (^) èdiritto una moralitànel senso positiva pieno , , (^) ma Austin è chiaro dice se (^) che tu (^) il il diritto diritto lo definisci in quel modo per sottolineare l'importanza delle definizioni quando noi definiamo qualunque cosa, e non rientrarci, ma anche che noi già orientiamo lo sguardo certe cose si possono fare in un modo o in un altro e certe cose possono rientrarci. Quindi le definizioni sono particolarmente importanti e allora la definizione verticalistica del diritto perché ogni norma giuridica e innanzitutto una dimentica tutta un'altra parte che nel relazione giuridica diritto c'è cioè la parte. Non orizzontale c'è nessuna norma giuridica che non implichi, che non ci indichi, che non ci dia appunto la necessità di fare qualcosa verso qualcun altro verticale c'è la dimensione orizzontale, cioè c'è un, quindi nel diritto ancora prima della dimensione qualcosa che una persona deve fare nei confronti di un'altra persona o che una persona deve fare nel rispetto a più persone, per dire un atto amministrativo e un atto che a volte riguarda un singolo, ma a volte riguarda la collettività, quindi tutto ciò che era il diritto viene fatto anche il diritto più freddo, un diritto più così che noi saremmo tentati di ricondurre alla verticalità è sempre

e comunque un qualcosa che una persona fa nei confronti di un'altra persona. quindi c'è una dimensione orizzontale chiamiamola relazionale nel diritto che non possiamo occultare, nostra cultura giuridica e riguarda anche il modo in cui noi la trasmettiamo la non possiamo dimenticare questo è un punto che riguarda davvero la cultura giuridica , perché a noi spesso continuiamo a insegnare un diritto che è fatto esclusivamente di sanzione prevalentemente in questo modo, bisogna. Basta prendere i manuali di diritto che sono fatti riscrivere tutti i manuali di diritto riscriverli mettendo al centro delle singole norme violi sulla base della visione verticalistica, non le conseguenze ma innanzitutto il sistema dei diritti e dei a cui si va incontro se le doveri reciproci. Poi certo che ci sono le sanzioni, non è che si può fare a meno della dimensione verticale nel diritto però c'è innanzitutto la dimensione orizzontale e bisogna anche mettere le cose in piedi come ogni tanto qualcuno dice mentre sono state messe sulla testa, ed hanno rovesciato no la realtà, anche in questo caso bisogna rimettere le cose in piedi. fatto della presenza non è vero che la normatività giuridica deriva esclusivamente dal della sanzione , cioè non è vero che io ho l'obbligo di fare qualcosa perché se no mi puniscono, non è vero che è così, è chiaro che c'è anche la sanzione, fare determinate cose ma il mio obbligo deriva dal fatto che c'è una norma che mi chiede di. Poi certo c'è la sanzione che infatti rafforza l'efficacia , ma non è che costituisce la normatività. La sanzione è necessaria perché interviene in secondo grado purtroppo, perché poi, no anche ricade ovviamente nel paradigma Hobbiano anche lui Ferraioli, che però poi un po' se lo rimangia questo tema, ma quando parla dei diritti ed anche in generale delle norme giuridiche dice che c'è una garanzia primaria l'obbligo (^) che e (^) una l'altro garanzia ha nei (^) nostri secondaria confronti, spesso così comesta dicendo è il mio la obbligogaranzia nei primaria confronti è dell'altro e questa è la prima garanzia. ( Luigi Ferrajoli è un influente giurista, filosofo del diritto e teorico della democrazia italiano, noto per la sua teoria del per i poteri, non solo statali ma anche privati, per assicurare i diritti fondamentali (libertà, salute, garantismo costituzionale , che sottolinea l'importanza di vincoli e obblighi istruzione). Il suo pensiero si concentra sulla necessità di una democrazia sostanziale, non solo formale, attraverso la creazione di istituzioni globali di garanzia (una Costituzione della Terra) per affrontare sfide mondiali come crisi climatiche, pandemie e disuguaglianze, superando i limiti degli Stati nazionali di fronte a poteri economici e tecnologici.) Per fortuna gli ordinamenti giuridici funzionano innanzitutto in questo modo, per fortuna anche dovrebbero fare. Il diritto buono è fatto così, il diritto del dover essere, cioè il diritto che se a volte disgraziatamente le persone ubbidiscono per fare cose che non ci piacerebbe, ma il diritto come è fatto così ogni norma giuridica fatta. In questo modo qualcosa che io devo fare verso gli altri c'è sempre una relazione dentro. allora, se riprendiamo questo vuol dire che nel una norma giuridica , c'è sempre un diritto non c'è solo quello che la tradizione positivistica ha voluto dirci. per esempio il fatto che il diritto sia un rimedio al male, che il diritto sia necessariamente legato alla sfiducia, che il diritto interviene solo quando una relazione si è rotta per cui per esempio il diritto interviene quando un matrimonio finisce ma è da considerare che tutto quello che interviene quando qualcuno non adempie a un contratto c'era prima, quando il matrimonio non finisce, non e quando adempio non è un è diritto oppure il diritto diritto. Che ci stanno a fare le norme del codice civile non è diritto ed è diritto solo quando c'è l'inadempimento se l'adempimento di un contratto e quindi devo andare dall'avvocato e poi dal giudice. Il diritto è fatto prima di tutto di adempimenti quindi il diritto è fatto anche di questa parola che sembra tanto strana quando si parla di diritto, ma che invece c'entra moltissimo che è la fiducia. Ecco che si torna alla questione della pace come principio nel diritto c'è molta razionalità positiva, è quella che noi mettiamo in atto quando qualcuno a costringerci con la violenza facciamo tutto quello che facciamo, senza che ci venga e qui arrivo al punto che prima dicevo volevo fare un passaggio che non posso mettere, ma questo vale sempre cioè recuperare la dimensione osservazione che mi è stata fatta più volte orizzontale del diritto vuol dire quando parlo di diritto e fiducia fare l'elogio questo per esempio, ma dire è una che c'è un’orizzontalità nel diritto, che il diritto si basa prevalentemente sull'obbedienza o sul fatto che le persone si fidano degli altri come facciamo noi tutti i giorni costantemente, anche se noi non lo riconosciamo. Questo. Non si devono fidare e ribadisco si fidano, fa parte della narrazione terribile di questa, come dice uno studioso americano di questa orrenda immagine che abbiamo di noi stessi per cui altri tutti rispondiamo loro si, ma dei miei amici stretti se vi domando ma voi vi fidate degli però, fidarsi è bene non fidarsi al meglio , però poi in realtà, anche se diciamo questo noi ci fidiamo continuamente.

puri, non vogliamo essere troppo corrotti dobbiamo starcene alla larga, ma invece la politica non è solo questo, forse potrebbe essere qualcosa di diverso ma a me interessa molto di più. Il tema istituzionale del prendere molto sul serio quello che mettere la pace al principio Immanuel Kant dice nel per esempio, vuol dire testo fondativo del pacifismo giuridico "Per la pace perpetua" è un'opera fondamentale di, cioè il trattato per la pace perpetua del 1795 Immanuel Kant (1795) che propone un progetto filosofico-politico per eliminare le guerre attraverso una federazione di stati repubblicani e un diritto cosmopolitico, basato su principi come la costituzione repubblicana, una federazione di stati liberi e il diritto all'ospitalità universale che superi lo stato di natura conflittuale tra le nazioni., mirando a un ordine internazionale stabile la classica opera che letta dai realisti , letta da coloro che hanno tutto l'interesse a perpetuare un certo modo della realtà, è un'opera utopistica che invece però niente di utopistico , l'opera di Kant è un'opera estremamente pratica , anche se non ha piena di concetti filosofici è estremamente pratica. Per esempio qui riprendo tra le tantissime cose che Kant dice in questo breve trattato ma molto denso, articolo definitivo di questo che è un trattatello, che fonda il pacifismo giuridico, cioè riprendo il primo fonda, anche se ci sono molte cose alle spalle questo è l'atto originario di quel modo di pensare la pace attraverso il diritto che poi verrà chiamata molti i modi di pensare la pace, molti modi di organizzare il pensiero pacifista e uno di pacifismo giuridico. Sono questi è quello che insiste sull'importanza del diritto e il testo è fondamentale in questa tradizione nella quale poi si inserirà anche Il pensiero di Hans Kelsen si basa sul giuspositivismo Hans Kelsen , sostenendo che il diritto è un sistema di norme diritto cerca di definire il diritto in modo scientifico, separandolo dalla morale e dalla politica, e loposte da esseri umani e non da una verità trascendente. La sua dottrina pura del vede (Grundnorm) come (^) presupposta.un ordinamento Inoltre, Kelsen considera il diritto come un insieme di norme coattive gerarchico (piramidale) basato su una norma fondamentale che diritto) dal principio di causalità (proprio della natura). regolano il potere di coazione, distinguendo il principio di imputazione (caratteristico del e si inserirà a Secondo il filosofo, si dice democratico quel gruppo in cui una collettività partecipa ai processi Norberto Bobbio decisionali, indirettamente o direttamente, operando decisioni e scelte a maggioranza, a seguito di una libera discussione. e tanti altri. Kant organizza il suo testo attraverso diversi articoli. Io ne ricordo solo uno in cui è strutturata in 6 articoli preliminari e 3 articoli definitivi, seguiti da due supplementi (in cui indaga lo stato di natura conflittuale e riprende la questione della "clausola salvatoria" per i filosofi) e in conclusione due appendici (sulla discordanza e sull'accordo tra morale e politica), attorno a cui si svolge la riflessione del pensatore. noi ovviamente non abbiamo il tempo e non è questa la sede per fare una sintesi di questo testo, però c'è un articolo particolarmente importante, il primo articolo definitivo , nel quale Kant dice la costituzione interna di uno stato deve essere repubblicana articolo a proposito del mio e cosa sta dicendo e perché ci interessa? perché io sto richiamando questo quinto punto perché questa ha a che fare davvero col modo attraverso il quale noi pensiamo la natura e il compito. Le azioni delle istituzioni sta dicendo intanto una cosa che è già rivoluzionaria, ci siamo arrivati molto dopo, da poco a capire questa cosa. Kant sta dicendo che, ai fini della pace, per poter raggiungere la pace, stati. Il pensiero della guerra e della pace spesso parla dei bisogna preoccuparsi anche di come sono fatti gli ordinamenti all'interno degli rapporti tra gli stati come una cosa che appunto riguarda le relazioni esterne tra gli stati e quindi per esempio non possono essere relazioni regolabili dal diritto. Persino John Locke sosteneva che la conoscenza deriva dall'esperienza (empirismo), con la mente che John Locke 1632 - nasce come una sul consenso, garantendo diritti naturali come vita, libertà e proprietà "tabula rasa" (tavola rasa), e che il potere politico deve, con una chiara separazione essere limitato e basato dei poteri (legislativo, esecutivo, federativo) per prevenire tirannie. che è un autore molto particolare per aver pensato il potere come un qualcosa che deve essere sottoposto alle regole per Locke è impensabile che esista un potere non sottoposto alle regole che riguarda la guerra e la pace dice che bisogna fermarsi perché il potere federativo è però quando Locke si occupa del potere federativo, cioè del potere un qualcosa che può essere impiegato solo attraverso la prudenza, perché quello che fanno gli altri stati non è pensabile, non è prevedibile. non possiamo sapere cosa faranno gli altri stati quindi questo potere non è un potere davvero sottoponibile a regole previe e Kant invece ribalta il discorso, guardate che il tema della pace che fare col modo in cui gli ordinamenti si organizzano all'interno e perché ci sia la pace una repubblica all'interno. Cosa può significare questo dal punto di vista della definizione è necessario che ci sia

canto, usa la parola repubblica e non democrazia, ma nella sostanza vuole indicare un ordinamento che sia fondato sui diritti dei cittadini che riconosca i diritti dei cittadini e che quella che è la volontà popolare. Oggi potremmo dire che sta parlando della democrazia sia fondato sul potere rappresentativo, in modo che la volontà politica esprima costituzionale quindi affinché ci sia la pace, bisogna che all'interno degli stati ci sia una democrazia perché Kant dice questo molto semplicemente, molto banalmente e molto terra terra perché la guerra quando la si fa la subisce il popolo , le morti, le distruzioni, la devastazione dei campi, le tasse da pagare addirittura per poter fare poi altre guerre, i debiti, tutte le conseguenze negative della guerra le subisce il popolo, mentre invece coloro che decidono la guerra continuano tranquillamente le loro cacce, i loro banchetti, una parte della casa bianca per fare una sala da ballo i loro balletti e così via presidente Trump ora sta demolendo di non so quante migliaia di metri quadrati, quindi mentre si fanno le guerre anche lui vuole continuare i suoi balletti. Evidentemente allora questa è la vera questione e decidere la guerra è il popolo, ci penserà mille volte Kant dice se decide il popolo, se a. ci penserà infinite volte prima di iniziare un così cattivo gioco. Queste sono le parole di Kant, quindi bisogna fare in modo articolo è quella secondo cui che sia il popolo a decidere bisogna aspettare che tutti gli stati siano democratici per allora l'interpretazione che viene data di questo poter avere finalmente la pace e allora aspettiamo che tutti gli stati del mondo siano democratici speranza in questo caso sarebbero mal riposa, invece no. vuol dire che ora non si può far altro che c'è un altro modo di leggere aspettare e sperare, ma di questo articolo ed è quello di fare in modo che le istituzioni ovviamente l'istituzione all'interno degli stati democratici si comportino quindi di mettere la pace al principio (^) coerentementee di fare scelte a questo che principiopossano costantemente riferirsi. a questo principio per esempio la butto lì su questioni proprio principio le scelte che sono state fatte negli ultimi trent'anni dai paesi europei su temi attuali terra terra le nostre democrazie costituzionali lo rispettano, questo come rispettato, i parlamenti sono stati costantemente aggirati, la la guerra e la pace hanno rispettato il principio repubblicano scelta che l’EUROPA ha fatto o non l’hanno di recente sul riarmo ha rispettato il principio repubblicano o non lo ha rispettato perché il parlamento europeo è stato aggirato, quindi difendere anche questo sul piano politico istituzionale mettere la pace al principio. vuol dire, vuol dire che quando fai le scelte che riguardano la guerra e la pace tu ti rivolgi al popolo cioè a colui che la guerra la fa e la subisce ma invece bisogna rivolgersi a coloro che la guerra la fanno. perché poi dall'altra parte come dice il Zagrebelsky c'è chi la guerra la fa fare

  1. (5+1) Il discorso sarebbe lungo perché Kant offre moltissime suggestioni però invece dedico questi ultimissimi minuti della chiacchierata all'ultimo punto avevo detto cinque più uno perché poi uno può fare tanti discorsi, ma la questione davanti alla quale poi ci troviamo quando (^) arriva sempre (^) il è (^) tiranno la seguente. di turno Tutto (^) quando quello che arriva lei ha colui detto che va benissimo usa la forza, ma (^) poi la violenza tu puoi anche dire tutto quello che vuoi il diritto, la diplomazia, il dialogo, ma se poi dall'altra parte non c'è qualcuno che recepisce questa volontà di dialogo che fai porgi l'altra guancia? e come sappiamo questo Spinosa lo rimproverava a chi voleva tradurre i principi evangelici sul piano politico dire porgi l'altra guancia vuol dire fare la politica a favore del delinquente , è un modo per tollerare la prepotenza, tu politico dice Spinosa ed è esattamente l'accusa che negli anni recenti ma non da ora ma lo puoi fare sul piano personale, ma non lo puoi fare sul piano da tanto tempo viene fatta al cosiddetto pacifismo. Lo sapete è una delle parole più orrende che più orrende è stata usata nel dibattito pubblico di questi anni è dice molto su chi l'ha pronunciava e non su chi la subiva pacifinto , una delle parole, cioè tu parli di pace, ma in realtà sei un pacifinto, se tu parli di pace in Ucraina sei un alleato di Putin, c'entrano niente con le guerre recenti però c’è un bel brano perché denso dice tutto su questo è l'argomento. Quindi se tu parli di pace io cito alcuni brani che non questo di un premio Nobel della letteratura che È il maggiore e il più importante scrittore vivente Mario Vargas Llosa di lingua spagnola. (^) Per1936 – 2025 quanto riguarda l'impegno cubana guidata politico da di Fidel Vargas Castro Llosa,, per negli poi anni però cinquanta distanziarsene sostenne eapertamente criticarla. Mariola rivoluzione Vargas Llosa conformismo, sosteneva capace che ladi letteratura ampliare l'esperienza è libertà umana, e un antidotomentre politicamentecontro il totalitarismo si è evoluto e dail simpatizzante del comunismo a fervente sostenitore del liberalismo classico e del mercato

Grazie.