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Buongiorno bentrovate/bentrovati, Grazie di essere qua e naturalmente anche al prof. Pastore e alla professoressa Bernardini per questo invito e insomma a tutto il gruppo Ferrarese che mi ospita, saluto anche chi è collegato e mi permetto in particolare di salutare il Ferrarese Francisco che in questo momento però non è qui a casa sua a Ferrara, ma è esiliato a Madrid e bene allora grazie davvero di questo invito che mi dà la possibilità di parlare non tanto del libro, ma delle cose che nel libro ho cercato di discutere di mettere in discussione il titolo pace come principio che abbiamo dato alla lezione mette in positivo quello che nel titolo del libro appare in negativo.
Tipologia: Appunti
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TOMMASO GRECO professore ordinario di filosofia del diritto PACE COME PRINCIPIO PASTORE - introduzione Abbiamo fatto riferimento un po' di giorni fa una settimana fa con la lezione del professor Andronico. Oggi a parlare di questo tema è il professore Tommaso Greco professor ordinario di prolifico di moltissime monografie, articoli, riviste e cito soltanto uno dei suoi ultimi libri. filosofia del diritto, nel dipartimento di giurisprudenza dell'università di Pisa, autore
Critica della ragione bellica di Tommaso Greco (Autore) Laterza , 2025 La fiducia nelle radici del diritto che affronti il tema che viene ripreso anche in questo libro a cui si fa riferimento col senso del diritto e con la dimensione delle relazioni intersoggettive del coordinamento delle azioni. Diciamo così come spesso dico che il diritto è il punto di vista fondamentale. Il principi di diritto, sempre ripetuto che quando parliamo di principi fondamentali, guardando tema è la pace, come principio. Noi abbiamo parlato molto dei il nostro ordinamento si fa riferimento ai primi 12 articoli della nostra Costituzione primi 11. Il dimensione della Pace, cioè all'idea secondo la quale appunto la pace è uno dei Principi dodicesimo sulla bandiera e l'articolo 11 della Costituzione fa riferimento proprio alla fondamentali e il professor greco, nel suo libro, discute questo tema. Avendo come riferimento a due modi di intendere il qualcosa che sta all'inizio, dunque la dimensione dell'origine e la tesi è quella che è l'origine. principio, uno principio come la parola stessa dice C'è sottolineano e pongono in prima battuta. Peraltro, per altro verso, il principio è la pace, un la pace e non la guerra come molte concezioni giuridico politiche evidenziano principio giuridico la traccia che da questo punto di vista è un elemento strutturale fondamentale della convivenza è il diritto ha la funzione appunto di rendere possibile la convivenza e la coesistenza nell'ottica del riconoscimento. Questo ha ricadute importanti del modo di considerare il diritto e il rapporto fra diritto, stato e politica. Perché il problema della sovranità guerra e il problema della sovranità è una dimensione centrale nel considerare il è un problema per molti versi legato alla dimensione dello Stato (^) primatoe della della guerra sulla pace. Dunque questo bel libro ha anche si pone fondamentalmente con una critica della logica della sovranità, che è assoluta e che non è limitata, la dimensione della forza. Fondamentalmente e l'uso scriteriato della forza e la guerra sono ha a che fare con negazione appunto del diritto. Questi sono in estrema sintesi le questioni che il professor greco affronterà. Tommaso Greco Buongiorno Pastore e alla bentrovate/bentrovati, professoressa Bernardini Grazie per di (^) questoessere quainvito e enaturalmente insomma a tuttoanche il algruppo prof. Ferrarese che mi ospita, saluto anche chi è collegato e mi permetto in particolare di salutare il Ferrarese Francisco che in questo momento però non è qui a casa sua a Ferrara, ma è esiliato a Madrid e bene allora grazie davvero di questo invito che mi dà la possibilità di parlare non tanto del libro, ma delle cose che nel libro ho cercato di discutere di mettere in discussione il titolo pace come principio che abbiamo dato alla lezione mette in positivo quello che nel titolo del libro appare in negativo. E quindi critica della ragione bellica e appunto una critica di una narrazione nella quale oggi siamo immersi. L’uso di questa parola è un qualcosa che arriva da tante parti. Arriva dalla politica, dal mondo dell'informazione. Arriva dal mondo scientifico, una narrazione che sostanzialmente ci vuole far sembrare la guerra narrazione e qualcosa che si basa sulla serie di Una cosa normale, una cosa scontata presupposti che sono del tutto indimostrati o una cosa inevitabile ed è appunto una quantomeno possono essere messi in discussione. Allora io seguirò il filo non tanto della critica, seguirò anche una (^) traccia se dovrò in necessariamente positivo , cioè cosa vuol dire difendere l'idea della pace come fare riferimento agli elementi in negativo, ma
principio? il professor Pastore citava poco fa sono alcuni importanti punti centrali ai quali io ne aggiungerò altri e quindi difendere la pace come principio vuol dire difendere una serie di presupposti polemicamente, che retorica bellicista ovviamente si, cioè la retorica di cui parlavo prima si contrappongono contrappongono alla, permettetemi di chiamarla però sono una proposta anche in positivo, cioè vogliono dare un'idea di cosa ci può essere di cosa c'è nella nostra realtà, un insieme di elementi per raggruppare, appunto un insieme di elementi ai quali possiamo fare riferimento per costruire una narrazione diversa. Qui c'è poco da dire che è una narrazione reale e un'altra è utopistica come spesso si dice, la guerra è reale, la forza è reale la pace e utopia, qui ci sono diversi tipi di narrazione, si tratta di capire quale privilegiare nelle scelte che vengono fatte dai politici da chi fa informazione, ma anche dai cittadini quotidianamente. Diciamo allora pace come principio io la distribuirei e cerco di stare attento ai tempi, la distribuirei, questa esposizione in cinque punti più uno. Il primo è di carattere antropologico. il secondo è di carattere filosofico. il terzo è di carattere che fare più con la giuridico. il quarto è di carattere diciamo vicino a quello giuridico, però che ha a cultura giuridica. il quinto è di carattere politico istituzionale , poi aggiungerò un elemento che ha a che fare con il tema dei temi , cioè cosa vuol dire parlare della pace come principio quando tu ti trovi davanti al male che si manifesta. Quindi 5 + 1.
questa dicotomia che investe anche il tema della giustizia. Scusate stavo passando al secondo punto ma sto tornando indietro questa dicotomia tra l'essere anche relazionale è una concezione che invece non si vede, relazionalità naturale che investe l'idea della giustizia. Pensate alla discussione che si svolge in quella grande opera dell'antichità che di forte", come sostenuto in un famoso dialogo con Socrate nel "Repubblica" di Platone. Egli afferma Platone e Trasimaco ( Secondo Trasimaco, la giustizia è fondamentalmente "l'utile del più che ogni governo, indipendentemente dalla sua forma - tirannia, democrazia, aristocrazia - crea leggi per il proprio vantaggio. Di conseguenza, ciò che è "giusto" è ciò che è utile a chi detiene il potere, mentre chi trasgredisce le leggi è punito come ingiusto) che ovviamente uno dei capostipiti del realismo politico che arriva e dire, ma la giustizia non è niente di tutto quello che voi state dicendo, la giustizia è l'utile del più forte , quindi vedete che insomma c'è una diretta connessione tra il modo in cui pensano gli uomini, gli esseri umani e il modo in cui pensiamo la giustizia e tante altre cose.
Stiamo dicendo qualcosa di sbagliato perché quello che spesso poi si ripete va bene, ma la Repubblica nasce dalla seconda guerra mondiale , dal fatto che abbiamo vinto la seconda guerra mondiale e quindi senza quello non ci sarebbe stata la repubblica e invece no non è vero , noi certamente come Italia come paese abbiamo avuto una certa storia perché è successo quello che è successo, ma la ricorrenza del 2 giugno in quanto due giugno, quindi ricorda? è il giorno in cui gli italiani e le italiane con un voto non in quanto venticinque aprile ma il 2 giugno cosa, quindi non convinta violenza ma con qualcosa che è istituzionale importante che poi assegnato la loro storia no e ed è importante questo il contrario della violenza hanno fatto una scelta politica sottolinearlo. Se coloro che hanno vinto la seconda guerra mondiale, cioè coloro che all'interno dicendo cose che dovrebbero essere i familiari, se le forze che hanno vinto attraverso la erano tra i vincitori, voi siete freschi da studi di storia liceali, quindi sto resistenza la seconda guerra mondiale avessero voluto instaurare un nuovo ordinamento in modo violento. lo potevano fare? potevano mettere a testa in giù anche il re come hanno messo a testa in giù il duce eppure non l'hanno fatto. Non c'è stata una fine violenta della monarchia. La repubblica inizia attraverso un mettere da parte la violenza riprendo il tema del suo bellissimo libro “PERCHÉ LA GUERRA? IL DIALOGO EINSTEIN -, ecco perché, visto che c'è stato il mio gemello Alberto Andronico , qui FREUD” sullo scambio, ecco perché non è accettabile quello che Freud risponde ad Einstein quando gli dice vanno bene il diritto e i tribunali, ma ricordati che il diritto però nasce sempre attraverso la violenza e si cambia la storia, si instaurano tutta una serie di cose nuove, quindi non è che non voglio vedere il ruolo che la violenza tragicamente ha nella storia dell'uomo, ma ma una forma di riconoscimento, il diritto in quanto fenomeno che implica non solo la violenza, una forma di ubbidienza, tutta una serie di cose, l'ordinamento giuridico nasce quando la violenza, in quanto tale, viene messa da parte e questo scelta ideologica? cosa ci mettiamo nella nostra origine, questo è importante, vuol dire vedere l'origine nel modo corretto, in cui vogliamo vederla. Cosa è una cosa c'è all'origine un'associazione, un gruppo qualunque gruppo sociale ha un’origine che poi segna la sua e questo forse riguarda anche i rapporti sociali, rapporti tra amici, storia. Ci sono molte cose nell'origine, però è bene scegliere la cosa alla quale decidiamo poi particolarmente importante è di essere più fedeli per l'osservazione di Agostino a Roma la sua importanza. Quindi il che fa quella scelta etema dell'origine è quell'accusa alla storia di Roma, perché ovviamente deve difendere il cristianesimo, quindi deve dire quello che dice sulla storia di Roma, però è importante perché ci ricorda appunto la connessione tra la storia e la sua origine, quindi l'origine è particolarmente importante.
e comunque un qualcosa che una persona fa nei confronti di un'altra persona. quindi c'è una dimensione orizzontale chiamiamola relazionale nel diritto che non possiamo occultare, nostra cultura giuridica e riguarda anche il modo in cui noi la trasmettiamo la non possiamo dimenticare questo è un punto che riguarda davvero la cultura giuridica , perché a noi spesso continuiamo a insegnare un diritto che è fatto esclusivamente di sanzione prevalentemente in questo modo, bisogna. Basta prendere i manuali di diritto che sono fatti riscrivere tutti i manuali di diritto riscriverli mettendo al centro delle singole norme violi sulla base della visione verticalistica, non le conseguenze ma innanzitutto il sistema dei diritti e dei a cui si va incontro se le doveri reciproci. Poi certo che ci sono le sanzioni, non è che si può fare a meno della dimensione verticale nel diritto però c'è innanzitutto la dimensione orizzontale e bisogna anche mettere le cose in piedi come ogni tanto qualcuno dice mentre sono state messe sulla testa, ed hanno rovesciato no la realtà, anche in questo caso bisogna rimettere le cose in piedi. fatto della presenza non è vero che la normatività giuridica deriva esclusivamente dal della sanzione , cioè non è vero che io ho l'obbligo di fare qualcosa perché se no mi puniscono, non è vero che è così, è chiaro che c'è anche la sanzione, fare determinate cose ma il mio obbligo deriva dal fatto che c'è una norma che mi chiede di. Poi certo c'è la sanzione che infatti rafforza l'efficacia , ma non è che costituisce la normatività. La sanzione è necessaria perché interviene in secondo grado purtroppo, perché poi, no anche ricade ovviamente nel paradigma Hobbiano anche lui Ferraioli, che però poi un po' se lo rimangia questo tema, ma quando parla dei diritti ed anche in generale delle norme giuridiche dice che c'è una garanzia primaria l'obbligo (^) che e (^) una l'altro garanzia ha nei (^) nostri secondaria confronti, spesso così comesta dicendo è il mio la obbligogaranzia nei primaria confronti è dell'altro e questa è la prima garanzia. ( Luigi Ferrajoli è un influente giurista, filosofo del diritto e teorico della democrazia italiano, noto per la sua teoria del per i poteri, non solo statali ma anche privati, per assicurare i diritti fondamentali (libertà, salute, garantismo costituzionale , che sottolinea l'importanza di vincoli e obblighi istruzione). Il suo pensiero si concentra sulla necessità di una democrazia sostanziale, non solo formale, attraverso la creazione di istituzioni globali di garanzia (una Costituzione della Terra) per affrontare sfide mondiali come crisi climatiche, pandemie e disuguaglianze, superando i limiti degli Stati nazionali di fronte a poteri economici e tecnologici.) Per fortuna gli ordinamenti giuridici funzionano innanzitutto in questo modo, per fortuna anche dovrebbero fare. Il diritto buono è fatto così, il diritto del dover essere, cioè il diritto che se a volte disgraziatamente le persone ubbidiscono per fare cose che non ci piacerebbe, ma il diritto come è fatto così ogni norma giuridica fatta. In questo modo qualcosa che io devo fare verso gli altri c'è sempre una relazione dentro. allora, se riprendiamo questo vuol dire che nel una norma giuridica , c'è sempre un diritto non c'è solo quello che la tradizione positivistica ha voluto dirci. per esempio il fatto che il diritto sia un rimedio al male, che il diritto sia necessariamente legato alla sfiducia, che il diritto interviene solo quando una relazione si è rotta per cui per esempio il diritto interviene quando un matrimonio finisce ma è da considerare che tutto quello che interviene quando qualcuno non adempie a un contratto c'era prima, quando il matrimonio non finisce, non e quando adempio non è un è diritto oppure il diritto diritto. Che ci stanno a fare le norme del codice civile non è diritto ed è diritto solo quando c'è l'inadempimento se l'adempimento di un contratto e quindi devo andare dall'avvocato e poi dal giudice. Il diritto è fatto prima di tutto di adempimenti quindi il diritto è fatto anche di questa parola che sembra tanto strana quando si parla di diritto, ma che invece c'entra moltissimo che è la fiducia. Ecco che si torna alla questione della pace come principio nel diritto c'è molta razionalità positiva, è quella che noi mettiamo in atto quando qualcuno a costringerci con la violenza facciamo tutto quello che facciamo, senza che ci venga e qui arrivo al punto che prima dicevo volevo fare un passaggio che non posso mettere, ma questo vale sempre cioè recuperare la dimensione osservazione che mi è stata fatta più volte orizzontale del diritto vuol dire quando parlo di diritto e fiducia fare l'elogio questo per esempio, ma dire è una che c'è un’orizzontalità nel diritto, che il diritto si basa prevalentemente sull'obbedienza o sul fatto che le persone si fidano degli altri come facciamo noi tutti i giorni costantemente, anche se noi non lo riconosciamo. Questo. Non si devono fidare e ribadisco si fidano, fa parte della narrazione terribile di questa, come dice uno studioso americano di questa orrenda immagine che abbiamo di noi stessi per cui altri tutti rispondiamo loro si, ma dei miei amici stretti se vi domando ma voi vi fidate degli però, fidarsi è bene non fidarsi al meglio , però poi in realtà, anche se diciamo questo noi ci fidiamo continuamente.
puri, non vogliamo essere troppo corrotti dobbiamo starcene alla larga, ma invece la politica non è solo questo, forse potrebbe essere qualcosa di diverso ma a me interessa molto di più. Il tema istituzionale del prendere molto sul serio quello che mettere la pace al principio Immanuel Kant dice nel per esempio, vuol dire testo fondativo del pacifismo giuridico "Per la pace perpetua" è un'opera fondamentale di, cioè il trattato per la pace perpetua del 1795 Immanuel Kant (1795) che propone un progetto filosofico-politico per eliminare le guerre attraverso una federazione di stati repubblicani e un diritto cosmopolitico, basato su principi come la costituzione repubblicana, una federazione di stati liberi e il diritto all'ospitalità universale che superi lo stato di natura conflittuale tra le nazioni., mirando a un ordine internazionale stabile la classica opera che letta dai realisti , letta da coloro che hanno tutto l'interesse a perpetuare un certo modo della realtà, è un'opera utopistica che invece però niente di utopistico , l'opera di Kant è un'opera estremamente pratica , anche se non ha piena di concetti filosofici è estremamente pratica. Per esempio qui riprendo tra le tantissime cose che Kant dice in questo breve trattato ma molto denso, articolo definitivo di questo che è un trattatello, che fonda il pacifismo giuridico, cioè riprendo il primo fonda, anche se ci sono molte cose alle spalle questo è l'atto originario di quel modo di pensare la pace attraverso il diritto che poi verrà chiamata molti i modi di pensare la pace, molti modi di organizzare il pensiero pacifista e uno di pacifismo giuridico. Sono questi è quello che insiste sull'importanza del diritto e il testo è fondamentale in questa tradizione nella quale poi si inserirà anche Il pensiero di Hans Kelsen si basa sul giuspositivismo Hans Kelsen , sostenendo che il diritto è un sistema di norme diritto cerca di definire il diritto in modo scientifico, separandolo dalla morale e dalla politica, e loposte da esseri umani e non da una verità trascendente. La sua dottrina pura del vede (Grundnorm) come (^) presupposta.un ordinamento Inoltre, Kelsen considera il diritto come un insieme di norme coattive gerarchico (piramidale) basato su una norma fondamentale che diritto) dal principio di causalità (proprio della natura). regolano il potere di coazione, distinguendo il principio di imputazione (caratteristico del e si inserirà a Secondo il filosofo, si dice democratico quel gruppo in cui una collettività partecipa ai processi Norberto Bobbio decisionali, indirettamente o direttamente, operando decisioni e scelte a maggioranza, a seguito di una libera discussione. e tanti altri. Kant organizza il suo testo attraverso diversi articoli. Io ne ricordo solo uno in cui è strutturata in 6 articoli preliminari e 3 articoli definitivi, seguiti da due supplementi (in cui indaga lo stato di natura conflittuale e riprende la questione della "clausola salvatoria" per i filosofi) e in conclusione due appendici (sulla discordanza e sull'accordo tra morale e politica), attorno a cui si svolge la riflessione del pensatore. noi ovviamente non abbiamo il tempo e non è questa la sede per fare una sintesi di questo testo, però c'è un articolo particolarmente importante, il primo articolo definitivo , nel quale Kant dice la costituzione interna di uno stato deve essere repubblicana articolo a proposito del mio e cosa sta dicendo e perché ci interessa? perché io sto richiamando questo quinto punto perché questa ha a che fare davvero col modo attraverso il quale noi pensiamo la natura e il compito. Le azioni delle istituzioni sta dicendo intanto una cosa che è già rivoluzionaria, ci siamo arrivati molto dopo, da poco a capire questa cosa. Kant sta dicendo che, ai fini della pace, per poter raggiungere la pace, stati. Il pensiero della guerra e della pace spesso parla dei bisogna preoccuparsi anche di come sono fatti gli ordinamenti all'interno degli rapporti tra gli stati come una cosa che appunto riguarda le relazioni esterne tra gli stati e quindi per esempio non possono essere relazioni regolabili dal diritto. Persino John Locke sosteneva che la conoscenza deriva dall'esperienza (empirismo), con la mente che John Locke 1632 - nasce come una sul consenso, garantendo diritti naturali come vita, libertà e proprietà "tabula rasa" (tavola rasa), e che il potere politico deve, con una chiara separazione essere limitato e basato dei poteri (legislativo, esecutivo, federativo) per prevenire tirannie. che è un autore molto particolare per aver pensato il potere come un qualcosa che deve essere sottoposto alle regole per Locke è impensabile che esista un potere non sottoposto alle regole che riguarda la guerra e la pace dice che bisogna fermarsi perché il potere federativo è però quando Locke si occupa del potere federativo, cioè del potere un qualcosa che può essere impiegato solo attraverso la prudenza, perché quello che fanno gli altri stati non è pensabile, non è prevedibile. non possiamo sapere cosa faranno gli altri stati quindi questo potere non è un potere davvero sottoponibile a regole previe e Kant invece ribalta il discorso, guardate che il tema della pace che fare col modo in cui gli ordinamenti si organizzano all'interno e perché ci sia la pace una repubblica all'interno. Cosa può significare questo dal punto di vista della definizione è necessario che ci sia
canto, usa la parola repubblica e non democrazia, ma nella sostanza vuole indicare un ordinamento che sia fondato sui diritti dei cittadini che riconosca i diritti dei cittadini e che quella che è la volontà popolare. Oggi potremmo dire che sta parlando della democrazia sia fondato sul potere rappresentativo, in modo che la volontà politica esprima costituzionale quindi affinché ci sia la pace, bisogna che all'interno degli stati ci sia una democrazia perché Kant dice questo molto semplicemente, molto banalmente e molto terra terra perché la guerra quando la si fa la subisce il popolo , le morti, le distruzioni, la devastazione dei campi, le tasse da pagare addirittura per poter fare poi altre guerre, i debiti, tutte le conseguenze negative della guerra le subisce il popolo, mentre invece coloro che decidono la guerra continuano tranquillamente le loro cacce, i loro banchetti, una parte della casa bianca per fare una sala da ballo i loro balletti e così via presidente Trump ora sta demolendo di non so quante migliaia di metri quadrati, quindi mentre si fanno le guerre anche lui vuole continuare i suoi balletti. Evidentemente allora questa è la vera questione e decidere la guerra è il popolo, ci penserà mille volte Kant dice se decide il popolo, se a. ci penserà infinite volte prima di iniziare un così cattivo gioco. Queste sono le parole di Kant, quindi bisogna fare in modo articolo è quella secondo cui che sia il popolo a decidere bisogna aspettare che tutti gli stati siano democratici per allora l'interpretazione che viene data di questo poter avere finalmente la pace e allora aspettiamo che tutti gli stati del mondo siano democratici speranza in questo caso sarebbero mal riposa, invece no. vuol dire che ora non si può far altro che c'è un altro modo di leggere aspettare e sperare, ma di questo articolo ed è quello di fare in modo che le istituzioni ovviamente l'istituzione all'interno degli stati democratici si comportino quindi di mettere la pace al principio (^) coerentementee di fare scelte a questo che principiopossano costantemente riferirsi. a questo principio per esempio la butto lì su questioni proprio principio le scelte che sono state fatte negli ultimi trent'anni dai paesi europei su temi attuali terra terra le nostre democrazie costituzionali lo rispettano, questo come rispettato, i parlamenti sono stati costantemente aggirati, la la guerra e la pace hanno rispettato il principio repubblicano scelta che l’EUROPA ha fatto o non l’hanno di recente sul riarmo ha rispettato il principio repubblicano o non lo ha rispettato perché il parlamento europeo è stato aggirato, quindi difendere anche questo sul piano politico istituzionale mettere la pace al principio. vuol dire, vuol dire che quando fai le scelte che riguardano la guerra e la pace tu ti rivolgi al popolo cioè a colui che la guerra la fa e la subisce ma invece bisogna rivolgersi a coloro che la guerra la fanno. perché poi dall'altra parte come dice il Zagrebelsky c'è chi la guerra la fa fare
Grazie.