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La sfida della complessità - Prof. Zizioli, Sintesi del corso di Sociologia Della Conoscenza

Il concetto di complessità secondo il pensiero di edgar morin. Morin critica il 'pensiero semplificante' che ha dominato la scienza classica, basata sui principi di ordine, separazione, riduzione e logica della non contraddizione. Egli propone invece un nuovo approccio che riconosca la complessità della realtà, caratterizzata da disordine, interconnessioni e contraddizioni. Come le rivoluzioni scientifiche del xx secolo, come la fisica quantistica e le scienze sistemiche, abbiano messo in crisi i pilastri della semplificazione, introducendo incertezza e complessità. Morin sottolinea la necessità di un pensiero complesso che sappia affrontare la sfida della complessità in tutti i campi della conoscenza, dalla fisica alle scienze umane. Le implicazioni epistemologiche, metodologiche ed etiche di questo nuovo paradigma.

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

In vendita dal 07/10/2024

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La sfida della complessità
“La sfida della complessità” di Edgar Morin è un testo fondamentale per comprendere il
pensiero di Morin e il concetto di complessità. Morin inizia chiarendo la confusione attorno
alla complessità, criticando l’intelligenza che riduce tutto a elementi semplici e ignora le
contraddizioni della natura. Questa intelligenza, che Morin chiama “Scuola del lutto”,
applica regole rigide e riduttive, eliminando la possibilità di una comprensione profonda e
di una visione a lungo termine.
Morin sottolinea che spesso la complessità viene confusa con la complicazione, ma la
vera sfida è comprendere la complessità come un concetto profondo e rivoluzionario.
Questo concetto ha un impatto significativo su come vediamo la realtà, organizziamo la
conoscenza e comprendiamo il mondo. La parola “complessità” è diventata così diffusa
che rischia di perdere il suo significato, diventando una parola vuota.
La sfida, secondo Morin, è arginare le conseguenze di un’intelligenza riduttiva che
distrugge la comprensione e la riflessione, rendendo le persone incoscienti e
irresponsabili. Questa intelligenza crede nella pertinenza delle sue attività
programmatiche, ignorando spesso il contesto e i limiti.
Morin evidenzia che il termine “complessità” ha acquisito una pregnanza epistemologica
che non è ancora completamente compresa. Esso racchiude una potenza rivoluzionaria
che investe il nostro modo di intendere la realtà, la visione del mondo e l’organizzazione
dei saperi. Alla “dissoluzione della complessità” promossa dal “pensiero semplificante”,
Morin propone di contrapporre una nuova via per la conoscenza, che si delinei man mano
che si procede.
Per invertire la tendenza riduttiva, Morin suggerisce di prendere consapevolezza dei
“quattro pilastri di certezza” su cui si è fondata la scienza classica: ordine, separazione,
riduzione e la logica della non contraddizione. Questi pilastri hanno generato una
conoscenza che ha esteso il proprio impero dalle scienze fisiche alle scienze umane,
influenzando le istituzioni industriali, burocratiche e pubbliche.
Il testo discute come i principi di ordine, riduzione e semplificazione abbiano influenzato la
comprensione del mondo. Per secoli, si è creduto che il tempo e lo spazio fossero assoluti
e che ogni cambiamento fosse solo uno spostamento nello spazio. Gli errori nella
conoscenza erano attribuiti ai limiti dell’intelletto umano.
La logica aristotelica ha sostenuto questa visione, rendendo il mondo coerente e
accessibile al pensiero. Tuttavia, si è estesa questa visione anche alle relazioni umane,
portando a una cristallizzazione della mente e trasformando la ragione in un mito.
Oggi, in una società multiculturale e globalizzata, il pensiero semplificante è pericoloso. È
necessaria una riforma dell’organizzazione dei saperi per affrontare la complessità della
realtà. Morin sottolinea che la semplificazione scientifica ha fallito, incontrando la
complessità che aveva cercato di eliminare.
Nel XIX secolo, Fourier ha scoperto il secondo principio della termodinamica, che ha
cambiato la comprensione della causalità e del disordine. La termodinamica ha mostrato
che il mutamento non è solo spostamento, ma anche trasformazione, e che il tempo ha
una direzione.
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La sfida della complessità

“La sfida della complessità” di Edgar Morin è un testo fondamentale per comprendere il pensiero di Morin e il concetto di complessità. Morin inizia chiarendo la confusione attorno alla complessità, criticando l’intelligenza che riduce tutto a elementi semplici e ignora le contraddizioni della natura. Questa intelligenza, che Morin chiama “Scuola del lutto”, applica regole rigide e riduttive, eliminando la possibilità di una comprensione profonda e di una visione a lungo termine. Morin sottolinea che spesso la complessità viene confusa con la complicazione, ma la vera sfida è comprendere la complessità come un concetto profondo e rivoluzionario. Questo concetto ha un impatto significativo su come vediamo la realtà, organizziamo la conoscenza e comprendiamo il mondo. La parola “complessità” è diventata così diffusa che rischia di perdere il suo significato, diventando una parola vuota. La sfida, secondo Morin, è arginare le conseguenze di un’intelligenza riduttiva che distrugge la comprensione e la riflessione, rendendo le persone incoscienti e irresponsabili. Questa intelligenza crede nella pertinenza delle sue attività programmatiche, ignorando spesso il contesto e i limiti. Morin evidenzia che il termine “complessità” ha acquisito una pregnanza epistemologica che non è ancora completamente compresa. Esso racchiude una potenza rivoluzionaria che investe il nostro modo di intendere la realtà, la visione del mondo e l’organizzazione dei saperi. Alla “dissoluzione della complessità” promossa dal “pensiero semplificante”, Morin propone di contrapporre una nuova via per la conoscenza, che si delinei man mano che si procede. Per invertire la tendenza riduttiva, Morin suggerisce di prendere consapevolezza dei “quattro pilastri di certezza” su cui si è fondata la scienza classica: ordine, separazione, riduzione e la logica della non contraddizione. Questi pilastri hanno generato una conoscenza che ha esteso il proprio impero dalle scienze fisiche alle scienze umane, influenzando le istituzioni industriali, burocratiche e pubbliche. Il testo discute come i principi di ordine, riduzione e semplificazione abbiano influenzato la comprensione del mondo. Per secoli, si è creduto che il tempo e lo spazio fossero assoluti e che ogni cambiamento fosse solo uno spostamento nello spazio. Gli errori nella conoscenza erano attribuiti ai limiti dell’intelletto umano. La logica aristotelica ha sostenuto questa visione, rendendo il mondo coerente e accessibile al pensiero. Tuttavia, si è estesa questa visione anche alle relazioni umane, portando a una cristallizzazione della mente e trasformando la ragione in un mito. Oggi, in una società multiculturale e globalizzata, il pensiero semplificante è pericoloso. È necessaria una riforma dell’organizzazione dei saperi per affrontare la complessità della realtà. Morin sottolinea che la semplificazione scientifica ha fallito, incontrando la complessità che aveva cercato di eliminare. Nel XIX secolo, Fourier ha scoperto il secondo principio della termodinamica, che ha cambiato la comprensione della causalità e del disordine. La termodinamica ha mostrato che il mutamento non è solo spostamento, ma anche trasformazione, e che il tempo ha una direzione.

Nonostante i tentativi di reintegrare le nuove scoperte nella meccanica tradizionale, il disordine e l’irreversibilità si sono affermati. Darwin ha introdotto l’evoluzione, sostituendo la fissità delle specie con la storia e il dinamismo. Anche a livello atomico, la semplicità non esiste. Le particelle sono instabili e presentano una duplicità intrinseca. Il principio di indeterminazione di Heisenberg ha cambiato la concezione della natura, che non può più essere considerata meccanica e semplice. Bohr ha introdotto il principio di complementarità, accettando che le contraddizioni siano parte della realtà. La microfisica ha scoperto una contraddizione fondamentale: la dualità onda-corpuscolo, dove una particella può comportarsi sia come un’onda che come una particella, minando così i principi logici tradizionali. Questo ha portato a una crisi nella logica identitaria e nella coerenza scientifica. Kurt Gödel ha dimostrato che ogni sistema formale contiene enunciati indecidibili, mentre Tarski ha trovato contraddizioni nei linguaggi chiusi. Queste scoperte hanno cambiato radicalmente l’epistemologia, portando a un’idea di progresso della conoscenza che accetta l’indecidibile. Le scoperte in microfisica e la teoria del calore hanno influenzato anche il macrocosmo. Wegener ha scoperto che l’energia della disintegrazione della materia guida fenomeni geologici come la deriva dei continenti. Hubble ha dimostrato che l’universo è in espansione, sfidando l’idea di un universo statico. La fisica ha rivelato che l’osservatore non può essere separato dall’osservazione, mettendo in discussione la separazione tra soggetto e oggetto. Mach ha dimostrato che tutte le conoscenze hanno un’origine storica e si sviluppano nel tempo, sfidando l’idea di verità assolute e immutabili. La natura non è un meccanismo statico, ma un sistema dinamico influenzato dal tempo, che ha aspetti contraddittori e circolari. Questo richiede un nuovo metodo di conoscenza che possa affrontare la complessità della realtà. La cibernetica, nata dalla teoria dell’informazione e dei sistemi, ha introdotto il concetto di retroazione, spiegando i fenomeni naturali attraverso una causalità circolare e interattiva. Le scienze neomeccaniciste hanno sostituito il concetto di oggetto singolo con quello di sistema, focalizzandosi sulle relazioni tra gli elementi. Nonostante la cibernetica abbia contribuito a descrivere una nuova visione della Natura, non è riuscita a superare completamente il meccanicismo. Il concetto di “auto-poiesi” di Maturana e Varela, che descrive la capacità di un sistema di auto-generarsi, è fondamentale per il nuovo paradigma di conoscenza. Lovelock e Margulis, con l’Ipotesi di Gaia, hanno proposto che la Terra si comporta come un organismo vivente, con un rapporto simbiotico tra vita e ambiente. Negli anni Sessanta sono emerse nuove scienze che collegano ciò che era separato dalle discipline tradizionali, affrontando la complessità della realtà. La conoscenza tradizionale, basata su logica classica e misurabilità, è limitata di fronte a problemi complessi e incalcolabili. Per rispondere a questa sfida, è necessario abbandonare l’idea di una conoscenza deterministica e oggettiva, favorendo invece una conoscenza che riconosca e gestisca le contraddizioni. Morin propone una nuova organizzazione della conoscenza che mantenga le relazioni tra i vari livelli della realtà (fisico-chimico, biologico, sociale, ecc.). Questa conoscenza deve essere flessibile, aperta all’innovazione e alla scoperta, e non deve essere vista come un privilegio di pochi, ma come un dovere di tutti.

portato a una visione deterministica e meccanicistica del mondo, dove ogni disordine apparente è solo una mancanza di conoscenza.

  1. Principio di separabilità : Per risolvere problemi complessi, è necessario scomporli in parti semplici. Questo ha portato alla specializzazione eccessiva e alla frammentazione del sapere, isolando le discipline scientifiche e separando la conoscenza dall’osservatore.
  2. Principio di riduzione : La conoscenza degli elementi di base è fondamentale, mentre quella degli insiemi complessi è secondaria. Questo principio riduce il conoscibile a ciò che è misurabile e quantificabile, escludendo concetti non traducibili in misure.
  3. Logica deduttivo-identitaria : Basata sull’induzione e deduzione, questa logica assicura la coerenza delle teorie. Tuttavia, esclude l’invenzione e la creazione, limitandosi a ciò che può essere logicamente analizzato. Questi pilastri hanno influenzato non solo le scienze fisiche, ma anche le scienze umane e le tecniche, estendendo il loro impatto alle istituzioni e alla società contemporanea. La logica classica, essendo strettamente additiva, non riesce a concepire le trasformazioni qualitative o le emergenze che derivano dalle interazioni organizzazionali. Questo tipo di logica rafforza il pensiero lineare, che procede dalla causa all’effetto, ostacolando la comprensione della retroazione dell’effetto sulla causa. È una logica dell’Ordine che sostiene il determinismo, escludendo ogni contraddizione come errore di ragionamento. Il principio d’identità ha fornito una base ontologica/metafisica per la ragione e la scienza occidentali, identificando le cose con se stesse. Questa logica ha creato una visione del mondo coerente e completamente accessibile al pensiero, relegando tutto ciò che non rientra in questa coerenza al di fuori della logica e della realtà. La razionalità si riconosce quindi nella sovranità assoluta della logica deduttivo-identitaria. C’è una perfetta corrispondenza tra logica classica e scienza classica. Il principio riduzionista della scienza classica isola unità elementari sostanziali e invarianti, corrispondenti al “medesimo” del principio d’identità aristotelico. Si basa sul determinismo universale, con la deduzione necessaria e l’induzione universalizzante. La logica classica ha rafforzato le caratteristiche semplificatrici della scienza classica, che a sua volta ha rafforzato l’idea della pertinenza ontologica della logica classica. Questa logica beneficia dello statuto di verità della scienza e dello statuto imperativo della norma, assicurando la correttezza dei ragionamenti e delle teorie. La verità di una proposizione dipende anche dal suo contenuto empirico, ma una volta verificato, la logica diventa il giudice epistemologico definitivo. Scienza, matematica e logica si sono sempre più associate, confondendo i loro fondamenti all’inizio del XX secolo. Hilbert sperava che la logica sovrana avrebbe controllato la scienza, mentre il circolo di Vienna credeva che la scienza sovrana avrebbe controllato ogni pensiero. I quattro pilastri sono interdipendenti e si rafforzano a vicenda. Disgiunzione e riduzione eliminano ciò che non è riducibile all’ordine, alle leggi generali, alle unità elementari, nascondendo il disordine e il problema dell’organizzazione. Questo tipo di conoscenza non può concepire l’unità del molteplice o la molteplicità dell’uno. Si oscilla tra un’unificazione che ignora la diversità e una diversità che ignora l’unità, senza riuscire a concepire l’unitas multiplex. Il pensiero semplificante: il pensiero semplificatore, basato su disgiunzione, riduzione e calcolo, ignori la complessità e il contesto, riducendo tutto a leggi generali e oggetti

semplici. Questo approccio crea una conoscenza anonima che non considera l’individualità, le emozioni e le esperienze umane, trattando il cosmo, la vita e la società come macchine prevedibili. La semplificazione scientifica ha portato a un universo meccanico, privo di innovazioni e individui, dissolvendo concetti come cosmo e natura. In antropologia e sociologia, ha ridotto l’essere umano a semplici strutture o leggi, eliminando la complessità. Questo pensiero semplificatore ha portato a spiegazioni grossolane delle credenze e pratiche umane, spesso considerate errori o superstizioni. Negli ultimi decenni, con la crisi della razionalizzazione europea, si è iniziato a riconoscere l’errore di ridurre tutto a spiegazioni semplici. Tuttavia, l’intelligenza emersa da questo pensiero ha permesso grandi vittorie tecniche, ignorando però gli effetti negativi e la complessità delle realtà umane. La semplificazione è strettamente legata alla manipolazione e al mito della conquista della natura, portando al dominio e al disprezzo di ciò che non rientra nel progetto di dominio. Questo paradigma di disgiunzione/riduzione ha dominato la conoscenza scientifica, tecnica e politica, eliminando l’essere e l’esistenza. Nonostante le rivoluzioni scientifiche del XX secolo, questo paradigma continua a influenzare la maggior parte delle menti. Lo sviluppo delle scienze fisiche ha portato a un’incapacità di affrontare la complessità delle realtà umane e i problemi globali. La scienza, nella sua natura complessa, ha visto progressi grazie a dialoghi interni tra razionalismo, empirismo, immaginazione e verificazione, ma la semplificazione ha fallito nel comprendere la complessità. La filosofia, originariamente aperta alla complessità, si è compartimentata, perdendo contatto con la vita reale. I nuovi saperi scientifici non riescono a integrarsi con la filosofia, che rimane isolata e inefficace. La crisi della conoscenza significante: La semplificazione, sebbene dominante, è in crisi nel XX secolo a causa di due rivoluzioni scientifiche:

  1. Prima rivoluzione scientifica (dal 1900) : In fisica, ha messo in crisi l’ordine, la separabilità, la riduzione e la logica.
  2. Seconda rivoluzione scientifica : Emergenza delle scienze sistemiche, che uniscono discipline diverse attorno a sistemi complessi, minando la separabilità e la riduzione. Questi cambiamenti hanno scosso i quattro pilastri della semplificazione, introducendo disordine, non-separabilità, non-riducibilità e incertezza logica. L’apparizione e il conflitto dei disordini: Il disordine è diventato una parte fondamentale delle scienze fisiche, iniziando con la termodinamica e l’agitazione molecolare disordinata (Boltzmann, 1877). Questo concetto si è esteso all’universo intero con l’espansione dell’universo (Hubble, 1930), lo scontro delle galassie, l’esplosione delle stelle e i buchi neri. Il disordine è presente a livello termodinamico, microfisico e cosmologico, e non può essere separato dall’ordine. Le idee di ordine e disordine sono complementari: l’ordine può nascere dal disordine e viceversa. Il sistema solare, considerato un modello di ordine, deriva da un processo caotico. La stabilità della Terra è dovuta alla presenza della Luna, che ha permesso lo sviluppo della

Riassumendo: una seconda rivoluzione scientifica iniziata intorno al 1960 ha portato alla nascita di nuove scienze che uniscono discipline precedentemente separate. Questo ha permesso lo sviluppo delle “scienze sistemiche”, che studiano le interazioni tra elementi piuttosto che isolarli. Questa rivoluzione ha ristabilito l’importanza delle interazioni e delle retroazioni, creando un tessuto complesso e auto-organizzante. Ha anche rivalutato concetti come la natura e il cosmo, mostrando l’inutilità del riduzionismo, che considera solo le parti separate, e dell’atomismo, che vede gli oggetti in modo isolato. L'inseparabilità micro-fisica: La microfisica ha rivoluzionato il concetto di particella, che non è più vista come un oggetto indivisibile e sostanziale, ma come qualcosa di intermittente e sfuggente. Le particelle si comportano sia come onde che come corpuscoli e sono entità che esistono solo teoricamente, come i quark. Einstein trovava assurdo che particelle distanti potessero rimanere collegate a velocità superiori a quella della luce, suggerendo che la teoria quantistica fosse incompleta. Tuttavia, il teorema di Bell del 1964 e l’esperimento di Aspect del 1982 hanno dimostrato che le particelle possono essere immediatamente correlate, indipendentemente dalla distanza. Questo ha portato alla conclusione che la separazione tra le particelle non è reale e che l’atomismo classico non può descrivere adeguatamente la realtà. Le particelle fanno parte di un insieme interconnesso che sfida i principi della fisica classica e il nostro modo di concepire lo spazio e il tempo. La crisi della separazione implica che dobbiamo considerare gli oggetti come parte di un sistema interconnesso piuttosto che entità isolate. La crisi della separazione osservatore/osservazione, soggetto/oggetto: La scienza classica si basava sull’idea che la conoscenza oggettiva potesse essere raggiunta attraverso il consenso tra scienziati. Tuttavia, Kant dimostrò che la conoscenza oggettiva richiede l’intervento delle categorie dello spirito umano. Nonostante ciò, la scienza classica continuava a credere che le sue teorie riflettessero fedelmente la natura. La fisica, in particolare la microfisica, ha messo in discussione la separazione tra osservatore e osservazione. Niels Bohr e la scuola di Copenhagen sostenevano che non si può separare il soggetto dall’oggetto della conoscenza. Heisenberg, con il suo principio di indeterminazione, dimostrò che l’osservatore influenza l’osservazione. In cosmologia, il principio antropico di Brandon Carter suggerisce una relazione reciproca tra l’uomo e l’universo. La logica induttivo-deduttiva, un pilastro della scienza classica, sembrava incrollabile. Tuttavia, negli anni '20, l’incertezza e la contraddizione emersero sia nella fisica che nella matematica, mettendo in crisi la fiducia nella logica assoluta e nella separazione tra logica e mondo oggettivo. Questo ha portato a riconoscere che le teorie scientifiche non possono essere completamente assiomatizzate e che esistono limiti intrinseci alla razionalità scientifica. La breccia irrefrenabile della contraddizione: La contraddizione può manifestarsi in vari modi: come paradosso (attacco al buon senso), antinomia (conflitto tra due proposizioni dimostrabili), aporia (confronto tra soluzioni incompatibili) o come l’abbinamento di termini che si escludono a vicenda.

Nella microfisica, la contraddizione è emersa quando si è scoperto che una particella può comportarsi sia come onda che come corpuscolo, a seconda delle condizioni sperimentali (esperimento delle due fessure). Questo ha messo in crisi i principi classici di identità e non contraddizione. Alcuni scienziati hanno cercato di risolvere questa contraddizione definendo la particella come “quanton”, ma ciò non ha eliminato la contraddizione interna. Niels Bohr ha accettato la complementarità di onda e corpuscolo, avviando una rivoluzione epistemica: la razionalità scientifica ha iniziato ad accettare le contraddizioni. La realtà microfisica non sempre segue la logica deduttiva. Le contraddizioni possono essere complementari e non necessariamente risolvibili. La complessità della realtà richiede un approccio che accetti e integri le contraddizioni, piuttosto che eliminarle. L'incompiutezza logica: le indecidibilità: Il Circolo di Vienna, noto per il positivismo logico, ha visto emergere critiche interne che hanno minato le sue certezze. Karl Popper ha evidenziato i limiti dell’induzione e della verificazione, mostrando che entrambe non possono garantire certezza universale. L’induzione, infatti, comporta sempre un rischio, soprattutto quando applicata a domini infiniti. Wittgenstein ha sottolineato che l’induzione si basa sull’idea di legge di natura, che a sua volta si fonda sull’induzione, creando un circolo vizioso senza un fondamento solido. Anche la deduzione ha mostrato i suoi limiti. Il paradosso del cretese e i lavori di Tarski hanno rivelato problemi intrinseci nella logica. Gödel, con i suoi teoremi di incompletezza, ha dimostrato che anche la logica matematica non è infallibile, mettendo in discussione l’idea di una logica autosufficiente e sovrana. La breccia/apertura gödeliana: Nel campo della meta-matematica, ci sono state dispute tra l’intuizionismo di Brouwer e il formalismo di Hilbert. Si è osservato che è impossibile completare l’assiomatizzazione, cioè ridurre tutto l’intuitivo alla logica. Arend Heyting, un matematico intuizionista, ha sostenuto che non si può formalizzare completamente il pensiero perché non può essere ridotto a un numero definito di regole. Molti credevano che, anche se c’era un residuo non logicizzabile, il regno formalizzato fosse perfetto. Tuttavia, il teorema di indecidibilità di Gödel del 1931 ha dimostrato che ogni sistema formalizzato con l’aritmetica contiene enunciati indecidibili e non può dimostrare la propria non-contraddizione. Questo ha mostrato che una teoria assolutamente dimostrabile è impossibile. Gödel ha riconosciuto che il suo teorema ha una portata generale: un linguaggio non può descrivere completamente se stesso. Tarski ha ottenuto un risultato simile studiando la verità nei linguaggi formalizzati, dimostrando che il concetto di verità non è rappresentabile all’interno dello stesso linguaggio. Questi teoremi hanno rivelato che il pensiero e l’oggetto non possono essere separati e che il sistema dell’intelligibile non può essere staccato dall’esperienza. Altri teoremi, come quelli di Cohen, Arrow, Gibbard e Satterthwaite, e Chaitin, hanno ulteriormente dimostrato i limiti della formalizzazione. In sintesi, il progresso della meta-matematica ha prodotto teoremi che limitano il dominio in cui si possono legittimamente porre i problemi di fondamento. La logica non può trovare in se stessa un fondamento assolutamente certo, e il teorema di Gödel è una delle più grandi scoperte scientifiche, ancora non completamente assimilata dalla filosofia.

Un altro progresso è stato capire che l’unità del codice genetico permette una grande diversità di specie e individui. L’evoluzione, attraverso mutazioni e selezione, non segue un ordine fisso ma è influenzata dal caso e dalle condizioni ambientali. Infine, mentre la biologia molecolare cerca di spiegare tutto con i geni, l’etologia ha scoperto la complessità dei comportamenti animali e vegetali. Tuttavia, le diverse aree della biologia non sono ancora ben coordinate, lasciando irrisolti alcuni problemi fondamentali come l’auto-organizzazione e le relazioni tra specie e individui. Un esempio del cammino zigzagante dal semplice al complesso: la storia delle idee sui cancro: Inizialmente, le cellule cancerose erano viste come cellule meno differenziate, con crescita rapida e disordinata. Il trattamento consisteva nell’asportazione dei tumori o nella loro distruzione con radiazioni. Negli anni '70, si pensava che il cancro fosse causato da virus, poiché molti cancri erano associati alla presenza di virus. Negli anni '80, si scoprirono i virus oncogeni, che influenzano la proliferazione cellulare. Tuttavia, si trovò che gli oncogeni sono presenti anche nel genoma normale e possono causare il cancro senza virus. Le cellule normali possono diventare maligne e viceversa. Si capì che il cancro è causato da una regolazione anomala della crescita cellulare, non solo da agenti esterni. Le cellule cancerose hanno pochi difetti genetici e rispondono ai segnali esterni come le cellule normali. La chiave del cancro sta nelle défaillances delle regolazioni cellulari. Si scoprì anche che la morte cellulare è programmata geneticamente, non solo dovuta all’invecchiamento. Le cellule inutili si auto-distruggono quando ricevono segnali esterni. Questo processo è simile a come gli alberi perdono le foglie. Le cellule ricevono molti segnali dalle altre cellule, alcuni dei quali indicano la morte. In un organismo, quasi tutte le cellule sono sempre sul bordo del precipizio, pronte a morire o sopravvivere. L’eccesso di morte cellulare causa malattie come AIDS, Parkinson e Alzheimer, mentre la mancanza di morte cellulare causa osteoporosi, sclerosi e alcuni cancri. Una mutazione genetica può impedire alle cellule di auto-distruggersi, favorendo il cancro. La ricerca sul cancro è passata dall’idea di un’origine virale a una visione più complessa, considerando anche il sistema di regolazione vita/morte delle cellule. Si riconosce che il cancro può derivare da una défaillance di questo sistema complesso, non solo da mutazioni genetiche. La ricerca continua a esplorare nuove strade per comprendere meglio il cancro e il funzionamento delle cellule. La tragedia delle scienze antropo-sociali: Le scienze umane sono state influenzate dal modello della fisica classica, che ha portato a una separazione dalle scienze naturali e ha impedito di considerare la complessità della realtà umana. Negli anni '60, si è iniziato a collegare aspetti biologici e culturali dell’essere umano. Tuttavia, l’adozione dei principi della scienza classica ha frammentato la comprensione della psiche e della società umana. La sociologia scientifica ha ignorato la storia e la psicologia, mentre la psicologia behavioristica ha trascurato la soggettività umana. La storia, invece, ha integrato vari aspetti della vita quotidiana e ora riconosce l’importanza degli eventi e del contingente.

Gli studi sulle civiltà lontane hanno rispettato la complessità delle società studiate, cercando di comprendere le loro culture in modo integrato. In antropologia, la crisi della ragione occidentale ha portato a una rivalutazione delle civiltà arcaiche, riconoscendo la loro razionalità. In sociologia, c’è stata una resistenza alla riduzione della complessità umana a categorie socio-economiche. Alcuni sociologi hanno cercato di comprendere la società in modo più olistico, riconoscendo che il ricercatore è parte della società che studia. Il nuovo mondo: La scienza classica ha influenzato le scienze umane e sociali, ma non completamente. Paradossalmente, le scienze naturali stanno riscoprendo la complessità che le scienze umane hanno mantenuto. Le recenti scoperte in fisica stanno sfidando il paradigma della semplificazione, reintroducendo la complessità nel mondo. Molte scienze stanno scoprendo che le affermazioni semplici sono spesso false e che il pregiudizio verso le leggi può essere dannoso. C’è una rinascita di concetti globali come il cosmo, la natura e l’uomo, che erano stati frammentati perché considerati troppo complessi. La scienza classica ha trattato problemi con fattori misurabili e logici, ma ora si trova bloccata di fronte a problemi dove la logica classica non funziona e le misure sono incerte. Il calcolabile e il misurabile sono solo una piccola parte dell’incalcolabile e dell’immisurabile. Per gli scienziati, perdere l’ordine del mondo è sconfortante quanto perdere Dio per un credente. C’è un crollo delle vecchie certezze scientifiche, e un nuovo mondo non è ancora emerso. Una rivoluzione è in corso, ma non è ancora completa. La perdita dei fondamenti: L’ordine e il disordine si intrecciano, e la logica, che una volta dominava il pensiero, è ora solo uno strumento. Questo non solo crea crepe nel sistema di comprensione classica, ma provoca anche una crisi dei fondamenti. Alla fine del secolo scorso, la scienza credeva di aver trovato basi empiriche e logiche sicure per le sue affermazioni. Oggi, però, né la verifica empirica né quella logica sono sufficienti per garantire la certezza delle teorie scientifiche. Popper ha dimostrato l’insufficienza della verifica empirica, mentre Gödel ha mostrato quella della verifica logica. L’incertezza fondamentale si nasconde dietro tutte le certezze locali. Al posto dei fondamenti perduti, c’è solo il vuoto, come descritto da Popper, o un “mare di fango semantico”, secondo Mugur-Schachter, su cui si ergono le palafitte della conoscenza. La crisi dei fondamenti scientifici si unisce a quella dei fondamenti filosofici, come annunciato da Nietzsche. In questa crisi e nella sfida della complessità del reale, ogni conoscenza deve ora riconoscersi, riflettersi, situarsi e problematizzarsi. La complessità sfinge: Man mano che il pensiero si sviluppa, incontra la complessità. La complessità è l’impossibilità di semplificare, dove disordini e incertezze disturbano la conoscenza. Ridurre un’unità complessa ai suoi elementi la disintegra, e le distinzioni e le causalità diventano confuse. La complessità è ciò che non può essere completamente unificato o diversificato. La complessità include ordine, disordine, uno/molteplice, tutto/parti, oggetto/ambiente, oggetto/soggetto, chiaro/scuro. È l’associazione di due verità contraddittorie. Tutto è

Questa impresa incontra resistenza perché siamo abituati a eliminare l’ambiguità e a preferire verità semplici. Tuttavia, il pensiero complesso non vuole creare un sistema universale di comprensione, ma deve essere dialogico e aperto all’incertezza. Non basta accettare la sfida della complessità, bisogna anche evitare concezioni troppo semplici della complessità. Non si tratta di cercare leggi o un nuovo sistema, ma di trovare un metodo che colleghi e tratti l’incertezza, permettendo il pensiero complesso. La riforma del metodo è inseparabile dalla riforma del pensiero e dell’insegnamento. La complessità è una nuova frontiera della scienza e richiede un pensiero complesso. L’evoluzione implica la creazione di emergenze e non può essere riduzionista. La conoscenza si impoverisce quando viene ridotta a matematizzazione e formalizzazione.