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Storia in televisione, appunti, scienze della counicazione
Tipologia: Appunti
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La storia è una delle discipline fondamentali tra le scienze umanistiche. La TV è il mezzo dell’epoca contemporanea, mezzo di comunicazione di massa insieme ad Internet e alla radio: il mezzo televisivo si può accoppiare a qualsiasi disciplina umanistica e scientifica (es. televisione e salute, televisione e informazione, televisione e giustizia).
Si diceva, al tempo della BBC , che la TV ha 3 compiti: informare, divertire, educare.
I contributi che la TV offre si dividono in 3 livelli di utilità :
Il rapporto tra storia e TV è oggi al centro di numerosi riflessioni. L’immagine televisiva e cinematografica costituisce una fonte preziosa per la ricerca storia del ‘900.
Immagine televisiva costituisce uno strumento che rappresenta la nostra memoria collettiva e l’opportunità di far crescere la nostra coscienza del passato. La TV è fonte e strumento di narrazione storica e fornisce alla storia delle fonti, molto ricche, per la ricerca.
Alla fine degli anni ’60 si elaborò una prima metodologia adatta alle fonti audiovisive : gli autori delle Nouvelle Histoire ( Marc Bloch e Lucien Febvre ), già negli anni ’30, allargarono il territorio in cui lo storico poteva operare. La nuova tendenza metodologica, affermata e ribadita da Jacques Le Goff (secondo cui “tutto è fonte per lo storico” ) si basava sull’inserire nell’ambito della ricerca documenti di varia estrazione. L’ istituzione degli audiovisivi come fonti è un processo ancora in corso: gli ambienti accademici resistono nel prendere in considerazione il materiale audiovisivo, per via della manipolazione, del discutibili livelli di veridicità e della difficoltà nel distinguere l’originale dalla copia per colpa dell’infinita riproducibilità.
Il ‘900 è definito il secolo della testimonianza , per la massiccia presenza dei mezzi di comunicazione di massa, al centro della vita politica e culturale delle società postmoderne.
La TV è lo strumento di alienazione della memoria e della storia, riducendo al minimo la distanza tra presente, passato e futuro. Esistono 4 tipi di programmi storici , che si caratterizzano per il loro rapporto con il passato:
La TV non si limita a rappresentare la storia in diretta: è in grado di produrre altri importanti eventi. È diventata una delle principali industrie della memoria e fonte del discorso storico.
Nel 1953 , la BBC ebbe delle limitazioni nel riprendere la cerimonia di incoronazione della regina Elisabetta (erano vietati i primi piani): si trattava di un avvenimento distinto dalla rappresentazione televisiva. I grandi fatti della nostra epoca esistono nella memoria collettiva nella forma in cui la TV li ha trasmessi, provocando una fusione tra evento e rappresentazione.
Tra il 1988 e il 1989 , le immagini della TV incisero sulla fine dell’Impero Sovietico. Le rappresentazioni che abbiamo del nostro passato sono il frutto delle immagini trasmesse dal piccolo schermo, invece che dai libri storici e dall’insegnamento scolastico, come si nota dal successo televisivo de La storia siamo noi.
Gli studiosi dei media utilizzano la propria conoscenza del sistema mediale per indagare nei rapporti con la storia. Il lavoro dello storico ha come punto di partenza l’autenticità di un documento. In TV si mescolano realtà e finzione, soprattutto per il fatto delle numerose repliche dei vari programmi: quando si occupa di storia ama semplificarla (es. in alcune fiction non viene chiarito il contesto storico). In Italia non esiste un archivio audiovisivo che permette di preservare e raccogliere fatti storici.
Esistono due tipi di sguardi per leggere , paragonabili alle dinamiche tra storia e TV:
IL DIBATTITO STORIOGRAFICO
La storiografia è l’insieme delle opere storiche di una determinata epoca: ha riflettuto sui suoi obiettivi e metodologie.
Fotografia e cinema , a causa delle loro possibilità riproduttive, hanno scatenato vivaci dibattiti sul loro ruolo di testimoni del tempo. Cinema e TV, infatti, possono essere utilizzati come fonte della ricerca storica.
è diventato modernista , ovvero non conoscibile né raccontabile in un’unica e definitiva storia, vedendo dissolversi i confini tra realtà e finzione, tra oggettività e soggettività. L’attribuzione di più significati ad avvenimenti contemporanei è una sfida posta dall’evento modernista, differente dalla sfida di tipo narrativo che si chiede come riuscire a rendere tali Per White, l’unica soluzione per superare questo ostacolo è affidarsi proprio alle innovazioni stilistiche del Modernismo come zoom, rallentatore, controcampo.
LA MEMORIA DEI MEDIA
La memoria è uno dei temi fondamentali dell’epoca contemporanea. Secondo Jacques Le Goff, il forte impatto dell’immagine fotografica sconvolge la memoria dandole una precisione e una verità visiva mai raggiunta in precedenza.
La moltiplicazione della memoria da parte dei media si forma con:
La storia si iscrive, ormai, sotto la pressione delle memorie collettive:
La storia subisce la pressione delle memorie collettive. Bisogna ricercare i luoghi della memoria , nei quali la memoria si forma, si deposita, viene rappresentata (es. luoghi tipografici, luoghi monumentali, archivi, biblioteche, cimiteri). La TV, che permette il moltiplicarsi delle memorie, è considerata un luogo della memoria. Stati e ambienti politico-sociali sono creatori e dominatori della memoria e costituiscono i propri archivi in base agli usi differenti che fanno della memoria. Per gli storici della Nouvelle Histoire , il rapporto tra storia e memoria è conflittuale: secondo Gary Edgerton , la memoria collettiva è il luogo di una mediazione tra storia accademica e storia popolare, poiché entrambe contribuiscono al formarsi della memoria collettiva.
LO STORICO E LA FONTE TELEVISIVA
Hubert Jedin è uno dei massimi storici della Chiesa; nella prefazione al 3° volume della Storia del Concilio di Trento propone una formulazione su cosa sia la coscienza storica : immagine del passato prodotta in me attraverso lo studio delle fonti. La formula di Jedin comprendeva tre punti fondamentali:
La TV, secondo Jedin, è prima di tutta una fonte, sui generis, perché essa è già immagine; fonte tipicamente novecentesca e come ogni fonte va decifrata. Nella sua qualità di documento si comporta come ogni altro testo, nella suq qualità di reperto invece suggerisce induttivamente un’immagine del passato, alla quale poi si apprendono altre conoscenze.
IMMAGINE TELEVISIVA E CONOSCENZA STORICA
Dietro la presenza massiccia di programmi di storia in TIV, si nasconde un rapporto tra storia e televisione declinato in tre direzioni:
Trasmettendo un continuo flusso di immagini, la TV non ha il tempo per la selezione, indugia sugli aspetti ordinari della vita e raccoglie fatti che possono illuminare le attività di tutti i giorni della gente (trattasi di rappresentatività della TV rispetto all’insieme di una società). I palinsesti televisivi si trasformano in documenti storici , fonti per la conoscenza delle società in un dato periodo storico. Per esempio, la trasmissione di Pippo Baudo prevedeva come premio per i concorrenti la possibilità di entrare in un supermercato e prendere tutto nel tempo di 5 minuti circa (difficile trovare altri documenti che potrebbero racchiudere meglio lo spirito degli anni ’80).
La TV diventa agente di storia, intervenendo pesantemente nella sfera della politica. La TV italiana di oggi più che indirizzare i voti, si presta a rispecchiare le identità e i comportamenti più profondi. Secondo la tesi di Ortoleva , il sistema televisivo di un paese può essere letto come la chiave per conoscere le forme che stanno assumendo le relazioni sociali. La TV si è assunta il compito di fornire un modello identitario in cui gli elettori possano identificarsi.
Nella TV, secondo gli studiosi dei media, l’immediatezza di fruizione e di consumo, la diretta, l’organizzazione a flusso dei contenuti non permetterebbero alla TV di essere storia in quanto ammetterebbero uno dei presupposti fondamentali della storia: il tempo (la TV non ha il senso del tempo). Gli storici invece hanno sottolineato, aggirando il problema, la forte presenza di programmi non in diretta.
Due sono le principali caratteristiche della TV: domesticità e quotidianità. Queste due peculiarità della televisione permettono al medium un rapporto privilegiato con la storia e tra la storia e il pubblico. La TV è diventata il mezzo principale di diffusione del sapere storico, una conoscenza influenzata dalle caratteristiche del medium.
L’ immagine è statica e si può conservare o cancellare; la memoria è mutevole e si modifica nel tempo. Anche le immagini in movimento sono statiche: rimangono le stesse, ma cambia il significato a esse attribuito.
indagano l’immagine televisiva come fonte per lo storico del futuro e che accentuano l’idea della TV per costruire una cultura popolare: lo scopo è quello di estendere ad un numero più ampio di persone le conoscenze storiche.
Secondo Alvise Zorzi , gli obiettivi delle trasmissioni storiche, teatrali e letterarie sono 3:
La TV sembra disperdere la storia nella quotidianità. La trasmissione storica della TV configurerebbe in una forma di svalutazione della temporalità, quella dell’indifferenza fra passato e presente. Alberto Farassino spiega che la TV ingloba il linguaggio, ogni forma di spettacolarità e ogni forma della realtà: queste forme portano con sé delle articolazioni che rompono la continuità televisiva, costretta a frantumarsi in palinsesti, generi e programmi. La TV attualizza e rappresenta la storia come una serie di eventi chiave.
Jean-Noel Jeanneney è tra gli storici dei media che ha dedicato prevalentemente i suoi studi all’analisi della TV come fonte storica. Secondo lui la TV crea o influenza eventi politici ed è essenziale per capire lo stile di vita e la mentalità della società. È necessario distinguere ciò che le immagini dicono da ciò che volevano esprimere e da ciò che esprimono malgrado le loro intenzioni.
Stuart Hall afferma che la gran storia proposta in televisione è rintracciabile negli sceneggiati, nelle biografie popolari e nelle serie in costume. Inoltre vuole capire come certi argomenti storici vengono presentati in TV e quale effetto hanno sulla formazione della memoria storica popolare. Distingue poi gli storici di professione dai professionisti dei media, trovando dei punti di contatto tra le due figure: il lavoro di entrambe si basa sulla didattica tra interpretazione e rispetto delle fonti. Da una parte Hall propende per un’analisi della memoria storica popolare veicolata dalla TV, dall’altra parte invece pone le basi per un annullamento delle differenze tra storiografia accademica e storiografia televisiva.
Il piccolo schermo ha mutato ogni aspetto della vita contemporanea e ha alterato il modo in cui eventi e figure storiche vengono recepite dagli spettatori. Hall cerca di capire come gli argomenti storici vengono presentati in TV e gli effetti che provocano sulla memoria storica popolare. Storici di professione e professionisti dei media hanno un compito in comune, il rispetto delle fonti.
La differenza tra storia popolare e storia accademica si è ridotta nel corso del tempo: la prima ha radici antiche, la seconda ha un orientamento scientifico ed empirico ma gli storici di professione contribuiscono sempre di più alla creazione della storia popolare, grazie anche alla loro collaborazione a programmi televisivi.
TV E MEDIA EVENTS
La TV è un’agente di storia diversa dal cinema: la TV diffonde immagini in diretta, diversamente dal cinema, e raggiunge tutto il globo grazie ai satelliti.
Daniel Dayan spiega come i media events siano eventi storici trasmessi in diretta che tengono ferma una nazione o il mondo intero. L’evento mediale attira audience sempre più ampie della
storia dell’umanità, poiché la TV permette alle persone di assistere in diretta, simultaneamente nelle proprie case, ad alcuni dei più importanti eventi della storia, altrimenti inaccessibili. I media events quindi rendono accessibile l’inaccessibile, creano nuovi legami sociali e comunitari, riaffermano alcuni valori condivisi dalla società e, per essere tali, devono ottenere la partecipazione del pubblico. Elihu Katz invece asserisce che l’incontro tra evento e TV da vita ad un nuovo genere televisivo: l’ evento mondiale.
Il giornalismo è diverso dalla sociologia (distinzione permessa dalla retorica degli eventi mediali): la sociologia vede processi deterministici a lungo termine, il giornalismo preferisce eroi o mascalzoni che si alzano la mattina decisi a cambiare il mondo. Dayan e Katz riconfermano la distinzione tra storia immediata e storia accademica e ribadiscono l’importanza dei media events nella riarticolazione dello spazio pubblico e privato e nella formazione della memoria collettiva. I media events sono eventi pubblici che entrano nello spazio domestico comportando una modificazione alla divisione tra sfera pubblica e privata. Gli eventi mediali si modellano su 3 forme (ovvero, significati storici) normative di base : competizione , conquista e incoronazione.
Vivian Sobchack sostiene che gli eventi del XX secolo sono uguali ai precedenti: solo le tecnologie di rappresentazione sono nuove. Secondo Sobchack, i media (in particolare la TV) hanno fatto collassare la distanza tra presente, passato e futuro che prima strutturava la nozione temporale di ciò che chiamiamo storia. A causa dell’immediatezza dei media perché un evento diventasse storia era necessario un determinato periodo di tempo, ora la storia è ciò che accade adesso, in ogni momento.
Pierre Sorlin considera il cinema e la TV come due agenti di storia importanti per la conoscenza della storia. Sorlin si prefigge lo scopo di indagare la natura degli eventi, partendo dal ruolo dell’informazione nella nostra società, diventata una merce: i fatti devono trovare offerenti sul mercato delle ultime notizie il cui valore, come quello delle immagino, viene stabilito dal loro impatto emotivo sull’opinione pubblica. Il mercato delle immagini contribuisce a fissare l’importanza di un evento. L’ informazione è un’attività finanziaria che soddisfa un bisogno del pubblico, è un modo di convincere e di mostrare alcune cose rispetto ad altre. Sorlin spiega che l’informazione audiovisiva è divisa in 3 fasi:
I media sono determinanti nel produrre eventi storici ma la storia avrebbe fatto il suo corso anche senza schermi, mentre i media possono solo accelerare i fatti storici.
Régine Chaniac suddivide gli eventi a seconda del posto da loro occupato nel palinsesto in TV: da un lato la TV tende ad escludere l’imprevisto e il programma unico e isolato, dall’altro lato la TV ha bisogno di proporre al suo pubblico degli eventi da lei prodotti che si inscrivano nella regolarità del palinsesto. Gli eventi imprevisti (di solito gravi) vengono collocati nei TG, dove trovano un posto regolare all’interno del palinsesto grazie alle edizioni speciali (es. Attentato dell’ settembre ).
In merito alla trasparenza , secondo la metafora di Daney “la TV è la radiografia di un’epoca ma che non rappresenta la società”. Esistono 2 aspetti importanti per spezzare l’illusione della trasparenza:
Riguardo il nazionalismo , tenere conto di questo aspetto significa cercare di immaginare quello che la TV non dice. Per esempio, i turchi immigrati in Germania fruiscono della televisione nazionale turca; la loro televisione d’origine non si occupa affatto di loro (turchi immigrati) e bisogna andare alla ricerca di mezzi diversi dalla televisione (come radio di quartiere o la stampa) per trovare archivi che rispecchiano esperienze multinazionali.
Infine, per illustrare il rapporto tra archivio e memoria si può ricorrere a due ragionamenti opposti: sostenere che l’archivio è memoria o affermare che l’archivio non ha nulla a che vedere con la memoria. La memoria non è un deposito, bensì un insieme in costante riorganizzazione. L’archivio non ha nulla a che vedere con il fenomeno della memoria biologica osservabile, non ha nulla a che vedere con la memoria della società. Non esistono meccanismi cognitivi in cui organizzavano scorte di rappresentazione comuni a una grande massa di individui.
ORIGINALITA’ E DISPERSIONE DELL’AUDIOVISIVO NELLA RICERCA STORICA
Il rapporto tra ricerca storica e audiovisivo presenta almeno 2 forti limiti:
Secondo Bourolon , questi limiti rappresentano problemi per il ricercatore in relazione agli archivi audiovisivi.
Dal 2000 in avanti, grazie al digitale, i programmi vengono archiviati integralmente (film, serie TV, programmi).
GLI ARCHIVI AUDIOVISIVI E LA DIRETTA TV
Un programma TV andato in onda in diretta, da un lato fornisce dati storici, dall’altro trasforma l’evento conferendogli una nuova dimensione pubblica. Vi sono 3 aspetti da prendere in considerazione quando ci troviamo di fronte a programmi TV registrati: il modo in cui sono stati registrati, la testimonianza del passato che mostrano e la trasformazione della sfera pubblica che esprimono.
Nel 1956 un programma della BBC mostrò già quelle caratteristiche: il programma si intitolava At Home (era a puntate e andava in onda in diretta), in cui l’ente della BBC portava le sue telecamere nelle abitazioni di alcuni personaggi noti per una breve trasmissione in diretta, durante la quale il personaggio pubblico veniva intervistato da un rappresentante della BBC. La registrazione audio venne introdotta nelle trasmissioni radiofoniche nei primi anni ’50. La TV era soprattutto in diretta e negli anni ’70 era per lo più pre-registrata. Nella serie televisiva At Home le telecamere potevano uscire dagli studi per trasmettere in diretta gli eventi che accadevano nel mondo e il materiale filmato pre-prodotto ripreso sul posto poteva essere inserito durante una trasmissione in diretta; inoltre venivano usate 2 diverse tecniche di registrazione, la trasmissione andava in onda ( ripresa ) e nello stesso momento veniva registrata su una pellicola ( registrazione ).
I programmi in diretta venivano registrati per tre motivi:
L’Europa ha attribuito una considerevole importanza nella salvaguardia e sistematizzazione degli archivi audiovisivi , grazie all’aiuto della nuova tecnologia digitale. Questi archivi sono il patrimonio della nostra memoria collettiva e della nostra identità e fonte della storia del ‘900.
Presto 2 è un progetto europeo che vede coinvolti BBC, RAI e INA. Testimonia l’esigenza di poter utilizzare e condividere un patrimonio audiovisivo in comune ed è un prezioso supporto nella costruzione in atto di un’identità europea sempre più allargata.
Le teche RAI sono archivi audiovisivi la cui prima organizzazione è datata 1965: servono a catalogare e conservare l’immenso materiale che documenta 50 anni di storia della nostra TV. Negli anni ’90 la RAI creò un’apposita struttura per la conservazione di tale materiale mentre nel 1999 viene realizzato un catalogo multimediale contenente tutto ciò che va in onda sulle 3 reti RAI. L’anno successivo le teche cominciarono ad essere utilizzate anche per programmi radiofonici.
L’ORGANIZZAZIONE
Alla direzione delle teche sono stati affidati alcuni compiti: catalogare e organizzare tutto ciò che viene trasmesso dalla RAI; integrazione e ottimizzazione di attività diverse, svolte in ordine sparso e in varie strutture.
Il compito delle audiovideoteche è quello di conservare , catalogare e documentare tutti i prodotti, sia quelli già archiviati che quelli che vengono archiviati giorno dopo giorno. Lo scopo principale è quello di conservare e riutilizzare il patrimonio e di poterlo mettere a disposizione degli utenti.
patrimonio televisivo e l’accesso ad esso, è stato dato ampio spazio alle partnership tra organizzazioni pubbliche e private. I punti chiave che differenziano l’approccio pubblico e quello privato sono i diritti e l’accesso. Gli unici diritti che il NFTA detiene sono quelli di copia per scopi conservativi e il permesso di consultazione per lo studio. La BBC coopera con la BFI al fine di rendere i propri beni disponibili per lo studio, segnando la differenza tra archivio pubblico e archivio privato.
La diffusione dei DVD rappresenta un’opportunità commerciale. Le trasmissioni recenti vengono ripetute sui canali digitali e ora anche nei siti web delle emittenti. Tra non molto sarà disponibile un archivio on demand. Sinora, l’organizzazione dell’archivio televisivo inglese ha tratto beneficio dalla cooperazione tra settore pubblico e settore privato.
L’AUDIOVISIVO IN FRANCIA
Ce n’è voluto di tempo prima che gli storici inserissero la fonte audiovisiva nelle loro ricerche. Pierre Sorlin si è dapprima interessato al cinema attribuendo ai film il ruolo di fonte originale sui fatti. Per vari motivi gli storici non hanno inizialmente ritenuto opportuno prendere in considerazione la TV come fonte storica: da una trentina d’anni a questa parte, essi hanno dato importanza all’immagine e al sonoro.
È nel campo della storia politica che si concentra il gran numero di studi da parte degli storici esperti di media. È l’ambito politico che ha maggiormente utilizzato la fonte audiovisiva. La storia dell’audiovisivo in Francia ha preso vigore proprio nel momento in cui la storia politica tornava alla ribalta.
I media audiovisivi sono percepiti come poste di un gioco politico o di potere, monopolio non totale dello Stato che sembrava inscindibile dalla sfera politica. Gli storici si sono occupati del modo in cui i messaggi erano formulati e il modo in cui la politica pesava sulla loro creazione. Le ricerche quindi si sono spostate sulla storia delle istituzioni. In Francia era presente una dipendenza politica della radio e della TV nei confronti del governo. I media audiovisivi hanno stimolato o semplicemente accompagnato i profondi cambiamenti del dibattito politico. Resta il fatto che non si può passare sotto il silenzio la questione della responsabilità dei media audiovisivi nel far risaltare certi leader politici nel momento del successo come in quello del declino. Non va sottovalutato il ruolo dei media audiovisivi nel forgiare l’immagine del potere e dei suoi rappresentanti per gli elettori, i quali sono anche cittadini, ascoltatori e telespettatori.
LA MEMORIA STORICA NELLA TV SVIZZERA ITALIANA
Mi ritorna in mente è un archivio della memoria collettiva fatto di ricordi privati. Nato nel 1995 , raccoglie il materiale filmato dai cinematori (i quali appartengono a tutte le categorie sociali), dandogli vita in TV. Il progetto si è ingrandito fino a permettere la costruzione di un archivio di dimensioni notevoli. I filmati raccolti vengono visionati, documentati e catalogati nell’archivio della Televisione Svizzera Italiana ( TSI ). Dopo il lavoro di restauro, pulizia e copiatura i filmati vengono montati e sonorizzati. La trasmissione è in diretta; l’ambiente è quello di un bar popolare degli anni ’50 chiamato Cafè Souvenir : ai tavolini sono seduti gli ospiti, tra i quali autori o donatori dei film, testimoni di un avvenimento ed esperti nel campo dei media. L’atmosfera è di tipo confidenziale, familiare: ognuno può parlare liberamente, esprimere le proprie emozioni. Il commento alle immagini viene fatto dal vivo, senza testo scritto. Il contatto con il pubblico a casa viene stabilito tramite un gioco telefonico il cui presentatore è Bigio Biaggi.
I cinematori non si sono dedicati esclusivamente alle riprese della loro famiglia ma anche ad avvenimenti locali come feste popolari, inaugurazioni, disastri naturali o manifestazioni sportive. Le interviste in studio completano il quadro della situazione.
Negli archivi della TSI si conservano oggi immagini uniche e di grande importanza, che permettono di mostrare un modo di vita scomparso. Ad ogni film corrisponde una scheda con la descrizione delle sequenze che comprende date, luoghi, nomi di persone, spiegazioni: questa documentazione scrupolosa permette un’archiviazione a “futura memoria” e il materiale potrà essere così utilizzato anche da altri giornalisti o studiosi. La gente si fida, sa che le pellicole sono in buone mani e che verranno sicuramente restituite.
La TV ha inciso sul rapporto tra uomo e realtà, sull’evoluzione delle facoltà, delle modalità, delle tecniche con cui l’uomo ha percepito la realtà circostante.
Edward Murrow , presentatore della tramissione See it now , nel 1951 aveva mostrato in diretta il ponte di Brooklyn a New York e il Golden Gate a San Francisco. Le due lontane frontiere degli Stati Uniti d’America, mai viste contemporaneamente fino a quel giorno.
La TV tende a diventare lo strumento certificatore principale. Ad esempio, oggi i Capi di Stato si “parlano” attraverso le interviste alla CNN, la TV con i suoi reporter e le sue telecamere attende per giorni la morte di un Papa. È un elemento modificatore del corso della storia, lo fa con diversi gradi di intensità, agendo sulla risonanza successiva di un evento, sulla sua dilatazione collettiva e sulle conseguenze di breve/lungo termine.
I CANALI TEMATICI
Il 1° gennaio 1995 negli Stati Uniti d’America nasce The History Channel , lanciato dall’Arts and Entertainment Television Network (AETN). Questo canale trasmette documentari sulla storia americana e mondiale, vincendo numerosi premi. Nel 1998 l’AETN introdusse 2 nuovi canali: History Channel International e Biography Channel. Questi canali tematici vengono proposit quasi esclusivamente su piattaforme pay-per-view. Il palinsesto è suddiviso in: storia antica, contemporanea, militare, biografie, misteri della storia ed altri argomenti. In Francia, AB Histoire si trasformò in Tout l’Histoire , parlando della storia francese e internazionale; in Italia, History Channel va in onda su Sky in prima serata per una durata di 2 ore.
Nel 2007 i canali tematici dedicati alla storia presenti sul satellite divennero 6:
La Grande Storia quindi diventa un programma fondamentale nel palinsesto della terza rete pubblica, poiché soddisfa la voglia di storia di quel tempo. Sulla scia di questo programma nascono Correva l’anno ed Enigma , trasmessi sempre sulla terza rete RAI: il primo viene trasmesso dal 2000 e si allinea alla tradizione dello speciale giornalistico con l’intervento di un giornalista esperto di storia come Paolo Mieli che introduce gli argomenti; il secondo va in onda in prima serata indagando attorno ad alcuni eventi, come ad esempio gli ultimi giorni di vita di Hitler e Mussolini, trattandosi quindi di una forma ibrida di talk show e presentazione di filmati di repertorio.
I programmi storici per ogni emittente televisiva pubblica e privata diventeranno 5:
Serie, telefilm e fiction monopolizzano buona parte dei palinsesti ottenendo ottimi dati d’ascolto. È possibile suddividere il sottogenere in 4 categorie distinte :
La fiction storica sembra dunque permeare di sé molti elementi della società ed essere in grado di riaprire il sipario su avvenimenti e personalità spesso dimenticati.