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INFINITIVE
INFINITIVE » La proposizione infinitiva, soggettiva o oggettiva, è caratterizzata da: — soggetto (e tutto ciò che a esso si riferisce) in accusativo; - verbo all'infinito; nelle forme composte il participio perfetto e il participio futu- ro concordano con il soggetto nel genere, nel numero e nel caso accusativo. Scribis te ad me venturum esse. (Cic.) Scrivi che verrai da me. >» Nella proposizione infinitiva il soggetto è sempre espresso, anche quando è co- stituito da un pronome personale, perché non potrebbe essere dedotto dal verbo all'infinito, che non ha desinenze personali. L'italiano, invece, tende a sottintendere il pronome personale soggetto che può essere individuato dal verbo di modo finito (indicativo, congiuntivo, condizionale). Scis me aegrum esse. Sai che sono ammalato. Scimus vos electos esse. Sappiamo che siete stati eletti. Spero vos verum dixisse. Spero che abbiate detto la verità. Putabam te venturum esse. Pensavo che saresti venuto. Quando il soggetto è un pronome di 3° persona singolare o plurale si trovano: - le forme in accusativo dei pronomi is (eum, cam, id, eos, cas, ca) o ille (illum, illam, illud, illos, illas, illa), se il soggetto è diverso da quello della reggente; - il pronome riflessivo se, invariabile nel genere e nel numero, se il soggetto coin- cide con quello della reggente. Dicunt eum diligentem fuisse. Dicono che (lui) è stato diligente. Lucius dicit se diligentem fuisse. Lucio dice di essere stato diligente. Lucius et Marcus dicunt se diligentes fuisse. Lucio e Marco dicono di essere stati diligenti. > I tempi dell’infinito hanno sempre valore relativo, indicano cioè un rapporto di tempo rispetto al verbo della proposizione reggente, e in particolare: — il presente > la contemporaneità; — il perfetto - l’anteriorità; - il futuro > la posteriorità. I verbi che mancano di supino e quindi di participio futuro esprimono la posteriorità con la perifrasi futurum esse ut o fore ut e il congiuntivo presente, se il verbo reggente è un tempo principale (presente o futuro), imperfetto, se è un tempo storico (tutti i tempi del passato). Questa perifrasi è usata dagli autori latini talora al posto del regolare infinito futuro attivo e molto spesso con il congiuntivo di forma passiva in sostituzione dell'infinito futuro passivo. Pompeius sperabat fore ut lassitudine exanimarentur Caesaris milites. (Ces.) Pompeo sperava che i soldati di Cesare sarebbero stati fiaccati dalla stanchezza. Numquam putavi fore ut venirem. (Cic.) Non ha mai pensato che sarei venuto.