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La Preghiera: Origine Ebraica e Evoluzione Cristiana, Sintesi del corso di Teologia

La preghiera in base alla teologia spirituale, con un focus particolare sui Salmi ebraici e la loro cristianizzazione. Il testo illustra come la preghiera è un'espressione dell'esercizio delle virtù teologali e un mezzo per crescere nella nostra unione con Dio. Vengono presentate le due categorie di preghiera: lode e supplica, e si discute della loro importanza nella spiritualità. Il testo conclude con insegnamenti patristici sulla preghiera.

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 12/11/2021

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CAPITOLO 16: LA VITA DI PREGHIERA
La teologia spirituale dedica particolare attenzione alla preghiera perché essa è un’espressione
dell’esercizio delle virtù teologali e si rivela un mezzo indispensabile per crescere nella nostra
unione vitale con Dio Uno e Trino, ed è una delle armi essenziali per vincere nel combattimento
spirituale.
1. LA PREGHIERA NELLA SACRA SCRITTURA
A. LA PREGHIERA DEI SALMI
Natura dei Salmi: Il libro dei Salmi costituisce il serbatoio più ricco della preghiera ebraica; essi
traducono nella preghiera la storia d'Israele, il dramma della salvezza e celebrano le opere di Dio
in mezzo al suo popolo. In essi si trova tutta la dottrina religiosa dell'Antico Testamento, sotto
forma di preghiera e di meditazione, proprio per questo il Salterio diventò un vero e proprio
«manuale» di preghiera, la preghiera ufficiale di Israele.
I Salmi non sono letture, né preghiere scritte in prosa, ma poemi di lode.
Nei Salmi ci troviamo di fronte a una preghiera esistenziale, che è espressione di una fede vissuta e
frutto di una esperienza di vita spirituale; essi mettono in scena l'intera gamma degli atteggiamenti
con cui una persona si incontra con Dio, e chiunque li faccia propri può ripercorrere e rivivere in sé
l'esperienza del salmista.
Il libro dei Salmi - che non comprende tutti gli inni biblici- è formato da 150 brani composti lungo i
secoli - molto probabilmente in un arco di 1000 anni da autori prevalentemente anonimi, anche se
spesso è attribuito al re Davide, che effettivamente è l'autore di molti di essi, l'iniziatore del genere
salmico e l'organizzatore della liturgia ebraica.
Il popolo ha rielaborato il testo dei Salmi, adattandolo alla liturgia e modificandolo a seconda delle
circostanze e situazioni storiche. Nei Salmi s’intrecciano la pierà popolare e quella collettiva: le
cosiddette «lamentazioni individuali» rappresentano il gruppo più nutrito del Salterio, in cui si
nota come delle preghiere private all'origine siano state adottate come testi pubblici e, viceversa,
nelle preghiere di carattere pubblico si notano accenti di profonda pierà individuale.
I Salmi, frutto plurisecolare della pietà di tutto un popolo, insegnano all'individuo e alla comunità
l'atteggiamento che si deve assumere davanti a Dio nelle varie circostanze; essi sono una scuola di
preghiera per qualsiasi anima amante del dialogo personale con Dio, e hanno un enorme valore
per la spiritualità.
Il contenuto della preghiera dei Salmi: abbiamo due categorie: a) Salmi di lode; b) Salmi di
supplica.
a) I Salmi di lode: La lode può essere: descrittiva («Dio è) allorché si tratta di una lode globale, di
Dio, del suo essere e del suo agire, senza riferimento a un'azione particolare, oppure narrativa
(«Dio ha fatto») se vengono proclamati i benefici concreti che Dio ha accordato al suo popolo.
Tra i Salmi di lode, i più importanti sono gli inni; essi iniziano di solito con una esortazione a lodare
Dio, ad esempio: Cantate al Signore un cantico nuovo. Dio viene lodato in primo luogo per se
stesso, e dopo per le sue manifestazioni: Israele esalta Yahwéh soprattutto perché Egli è l'autore
della sua salvezza.
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CAPITOLO 16 : LA VITA DI PREGHIERA

La teologia spirituale dedica particolare attenzione alla preghiera perché essa è un’espressione dell’esercizio delle virtù teologali e si rivela un mezzo indispensabile per crescere nella nostra unione vitale con Dio Uno e Trino, ed è una delle armi essenziali per vincere nel combattimento spirituale.

  1. LA PREGHIERA NELLA SACRA SCRITTURA A. LA PREGHIERA DEI SALMI Natura dei Salmi: Il libro dei Salmi costituisce il serbatoio più ricco della preghiera ebraica; essi traducono nella preghiera la storia d'Israele, il dramma della salvezza e celebrano le opere di Dio in mezzo al suo popolo. In essi si trova tutta la dottrina religiosa dell'Antico Testamento, sotto forma di preghiera e di meditazione, proprio per questo il Salterio diventò un vero e proprio «manuale» di preghiera, la preghiera ufficiale di Israele. I Salmi non sono letture, né preghiere scritte in prosa, ma poemi di lode. Nei Salmi ci troviamo di fronte a una preghiera esistenziale, che è espressione di una fede vissuta e frutto di una esperienza di vita spirituale; essi mettono in scena l'intera gamma degli atteggiamenti con cui una persona si incontra con Dio, e chiunque li faccia propri può ripercorrere e rivivere in sé l'esperienza del salmista. Il libro dei Salmi - che non comprende tutti gli inni biblici- è formato da 150 brani composti lungo i secoli - molto probabilmente in un arco di 1000 anni da autori prevalentemente anonimi, anche se spesso è attribuito al re Davide, che effettivamente è l'autore di molti di essi, l'iniziatore del genere salmico e l'organizzatore della liturgia ebraica. Il popolo ha rielaborato il testo dei Salmi, adattandolo alla liturgia e modificandolo a seconda delle circostanze e situazioni storiche. Nei Salmi s’intrecciano la pierà popolare e quella collettiva: le cosiddette «lamentazioni individuali» rappresentano il gruppo più nutrito del Salterio, in cui si nota come delle preghiere private all'origine siano state adottate come testi pubblici e, viceversa, nelle preghiere di carattere pubblico si notano accenti di profonda pierà individuale. I Salmi, frutto plurisecolare della pietà di tutto un popolo, insegnano all'individuo e alla comunità l'atteggiamento che si deve assumere davanti a Dio nelle varie circostanze; essi sono una scuola di preghiera per qualsiasi anima amante del dialogo personale con Dio, e hanno un enorme valore per la spiritualità. Il contenuto della preghiera dei Salmi: abbiamo due categorie: a) Salmi di lode; b) Salmi di supplica. a) I Salmi di lode: La lode può essere: descrittiva («Dio è) allorché si tratta di una lode globale, di Dio, del suo essere e del suo agire, senza riferimento a un'azione particolare, oppure narrativa («Dio ha fatto») se vengono proclamati i benefici concreti che Dio ha accordato al suo popolo. Tra i Salmi di lode, i più importanti sono gli inni; essi iniziano di solito con una esortazione a lodare Dio, ad esempio: Cantate al Signore un cantico nuovo. Dio viene lodato in primo luogo per se stesso, e dopo per le sue manifestazioni: Israele esalta Yahwéh soprattutto perché Egli è l'autore della sua salvezza.

b) I Salmi di supplica: Israele non esauriva la sua preghiera nella lode di Dio, ma si rivolgeva a Dio anche per implorare il suo soccorso con delle suppliche, che sono essenzialmente delle invocazioni per ottenere l'aiuto di Dio in qualsiasi disgrazia o calamità. Le suppliche possono essere sia collettive che individuali: quelle collettive vengono innalzate in occasione di calamità nazionali, quali pericolo immediato d'invasione, servitù e sofferenza degli esiliati, ecc.; le suppliche individuali, invece, riflettono la pietà intima delle persone concrete che soffrono, sono state composte da un dato individuo per un bisogno particolare. Sono testimonianze di una fede personale che si rivolge a Dio nella sofferenza, e in questo risiede il loro valore spirituale. Un modello di supplica individuale è il Salmo 51 (Miserere), in cui il supplicante è un penitente che chiede a Dio di essere perdonato. Il Salmo Miserere è un trionfo della religione del cuore. I Salmi e la preghiera cristiana : l'uso cristiano dei Salmi si muove in due direzioni: da una parte se ne è compiuta una «cristologiazazione»; dall'altra, i contemplativi hanno usato i Salmi come scuola di preghiera. La «cristologizzazione» dei Salmi: I primi cristiani hanno visto nei Salmi la preghiera di Cristo nonché l'espressione della preghiera rivolta a Cristo; Gesù in persona aveva spiegato che «bisognava che si compissero tutte le cose scritte su di lui nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi», questa enumerazione assegna ai Salmi un posto particolare fra i libri biblici, e la chiave della loro interpretazione è il mistero pasquale. Un merito di Sant'Agostino è l’averci consegnato, le Enarrationes in psalmos, il metodo più completo d'interpretazione cristologica dei Salmi e, nello stesso tempo, l’averci fatto prendere coscienza che la preghiera della Chiesa non è che una cosa sola con quella di Cristo. Ad ogni Salmo è premesso un titolo sul suo significato e la sua importanza per la vita umana del credente. I Salmi, scuola di preghiera: È stata forse la preghiera monastica, con la sua esperienza di meditazione, ad aver mostrato che il Salterio era per eccellenza l'iniziazione all'intimità con Dio, voce della Chiesa e voce dell'anima fedele, voce di Cristo e voce di discepolo. Il Salterio, esprimendo i sentimenti di Cristo, ci fornisce l'immagine ideale della nostra vita spirituale, il modo di correggere i nostri moti e resistere alle tentazioni.Il Salterio, per sant'Atanasio era come uno «specchio», dove chi canta un Salmo «può specchiarvisi ed osservare i movimenti della sua anima. Anche per sant'Agostino i Salmi sono uno specchio dell'uomo. I Salmi restano, per tutti i tempi, l'espressione della preghiera dei poveri in spirito nonché dei peccatori: “benché questi poemi siano nati in Oriente molti secoli fa, essi esprimono bene i dolori e le speranze, la miseria e la fiducia degli uomini di ogni epoca e di ogni paese, e cantano specialmente la fede in Dio, la rivelazione e la redenzione”. Il Salterio è una scuola di contemplazione di Dio e delle sue perfezioni. B. LA PREGHIERA DI GESÙ Gesù Cristo è il Figlio unito intimamente al Padre, la cui intera esistenza terrena è donata senza riserve al Padre. La storia dell'umanità non conosce alcun altro personaggio che In tale pienezza si trattenesse con Dio in preghiera come Gesù di Nazareth. La preghiera era la vita dell'anima di Gesù. La preghiera di Gesù è il modello di ogni preghiera, come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica: “quando Gesù prega, già ci insegna a pregare. Il cammino della nostra preghiera è la sua

l'autore ha definito ciascuno di essi con un nome suggestivo e li ha raggruppati in tre tempi: la preparazione, lo sviluppo e la conclusione. Il secondo tempo, che costituisce il «corpo» della meditazione, comporta i gradi dello spirito, del giudizio e della volontà. Il metodo di Wessel Gansfort è stata la base a tutti i metodi posteriori. Tra essi occorre menzionare il metodo sulpiziano, che trae la sua origine dalle dottrine teologiche e ascetiche della cosiddetta Scuola francese di Spiritualità, del XVII secolo. Lo schema di questo metodo è:

  1. Preparazione: inizia con una preghiera per mettersi alla presenza di Dio, prosegue con l'atto di contrizione e finisce con il Veni Creator.
  2. Corpo dell'orazione : a) Adorazione: («Gesù davanti agli occhi») consiste nel vedere in Gesù Cristo il tema da meditare; b) Comunione: («Gesù nel cuore») si deve chiedere allo Spirito Santo di darci un cuore nuovo, di mettere in noi ciò che abbiamo contemplato in Gesù; c) Cooperazione: («Gesù nelle mani») si tratta di cooperare con l'agire dello Spirito Santo per portare a compimento una risoluzione pratica in quella virtù o aspetto concreto della vita spirituale.
  3. Conclusione : a) Ringraziamento di tutte le grazie che abbiamo ricevuto durante la preghiera. b) Richiesta di perdono per le imperfezioni della nostra orazione: distrazioni, negligenze commesse durante la preghiera. c) Ricorso alla Madonna affinché protegga e circondi con la sua protezione il frutto della nostra preghiera. Il tutto si conclude con la recita del Sub tuum praesidium. Dobbiamo ricordare che i metodi di preghiera vanno utilizzati nella misura in cui si rivelano utili per pregare e abbandonati nella misura in cui se ne rendono inefficaci, infatti l'esperienza spirituale dimostra che tali metodi si rivelano utili agli inizi della vita di preghiera, in quanto giovano a fissare l'attenzione e lo sguardo su Gesù, ma diventano inefficaci allorché l'anima giunge a uno sviluppo notevole della sua vita di preghiera, poiché questa tende a semplificarsi e diventa un colloquio molto personale e intimo con il Signore.
    1. NATURA, CARATTERISTICHE E MANIFESTAZIONI DELLA PREGHIERA CRISTIANA A. NATURA DELLA PREGHIERA CRISTIANA La Costituzione dogmatica Dei Verbum ci insegna che mediante la sua Rivelazione, il Dio invisibile "nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé". Il testo citato è molto illuminane in quanto ci fa vedere che questa affonda le sue radici nella stessa teologia della Rivelazione. La Parola di Dio è una parola viva, che suscita nel cuore dell'uomo una risposta in cui egli si consegni totalmente a Dio, come Dio si dà tutto intero a lui nella sua parola. Questa risposta è la fede, ma la fede trova nella preghiera la sua espressione fondamentale, giacché il bisogno di pregare e di adorare nasce nell'uomo come risposta della fede alla Parola del Dio vivente, come

espressione del suo incontro con questo Dio che si rivolge a lui, che gli ha manifestato il suo amore proprio entrando nella storia. Il nucleo più profondo della preghiera cristiana sta nell'essere una relazione viva e personale con il Dio vivo e vero; questa relazione-comunione consiste nell’amore di Dio, l’amore è la sorgente della preghiera: “la preghiera (…), rutto attinge all'Amore con cui siamo stati amati in Cristo e che ci concede di rispondervi amando come Lui ci ha Amati”. La preghiera si rivela, dunque, una necessità primaria della vita spirituale: "Chi prega, certamente si salva; chi non prega, certamente si danna” (SANT'ALFONSO DE LIGUORI). B. CARATTERISTICHE DELLA PREGHIERA CRISTIANA Alla luce della Rivelazione si scopre che la preghiera cristiana consiste in un dialogo con Dio Uno e Trino, di conseguenza, nella sua struttura si possono distinguere due caratteristiche: (a) È un dialogo con Dio (b) (b) Ha una struttura trinitaria: è pneumatologica, cristologica e filiale. La preghiera, dialogo con Dio. La preghiera cristiana parte dall'iniziativa divina, dalla chiamata che Dio ci rivolge per stabilire un dialogo con lui, perciò, la preghiera si configura come una risposta umana all'iniziativa divina. In questa linea è stato affermato: «La preghiera è dialogo e non semplice meditazione speculativa, né semplice invocazione di Dio proprio perché essa non è solo il parlare dell’uomo, ma anche e principalmente la risposta dell'uomo alla Parola di Dio. La preghiera cristiana si configura, propriamente parlando, come un dialogo personale, intimo e profondo tra l'uomo e Dio. Per una preghiera autenticamente cristiana è essenziale l'incontro di due libertà, quella infinita di Dio con quella finita dell'uomo. Giovanni Paolo II, alla domanda: Che cos'è la preghiera?, risponde: “comunemente si ritiene che sia un colloquio; in un colloquio ci sono sempre un "io" e un “tu”, ma in questo caso un Tu con la T maiuscola: nella preghiera il vero protagonista è Dio. Noi cominciamo a pregare con l'impressione che sia una nostra iniziativa. Invece è sempre un'iniziativa di Dio in noi (...). Questa iniziativa ci restituisce alla nostra vera umanità, ci restituisce alla nostra particolare dignità”. Struttura trinitaria della preghiera : La preghiera è ascolto della Rivelazione di Dio, che si è manifestato in Cristo e ci ha inviato lo Spirito Santo, ed è anche risposta personale dell'essere umano che, mosso dallo Spirito Santo invoca in Cristo il Padre. La preghiera fondamentale del cristiano, il Padre nostro, ha un carattere essenzialmente trinitario. In essa, lo Spirito Santo ci spinge ad invocare Dio come Padre e così ci introduce al mistero trinitario: “pregando il Padre "nostro" ci rivolgiamo personalmente al Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Non dividiamo la divinità, poiché il Padre ne è "la sorgente e l'origine", ma confessiamo in tal modo che il Figlio è eternamente generato da lui e che da lui procede lo Spirito Santo (….). La Santissima Trinità è consustanziale e indivisi- bile. Quando preghiamo il Padre, Lo adoriamo e Lo glorifichiamo con il Figlio e lo Spirito Santo". (a) Dimensione pneumatologica della preghiera: la preghiera cristiana è un dono dello Spirito Santo, dono che «può essere concesso solo "in Cristo attraverso lo Spirito Santo" e non attraverso le proprie forze, astraendo dalla sua Rivelazione».

La meditazione cristiana : la meditazione cristiana è l'esercizio pratico, l'apprendimento, lo sforzo per assimilare e interiorizzare innanzitutto la Parola di Dio; essa vive della Parola di Dio, che è il vero nutrimento dell'uomo, perciò è stata chiamata dai Padri «ruminatio, masticatio. La meditazione è una preghiera riflessiva o discorsiva, che cerca di superare la diversità e la dispersione delle diverse attività spirituali per concentrarsi in alcune di esse semplici e profonde. Questa preghiera è particolarmente vincolata alla verità; il suo oggetto, quindi, è ciò che proviene dalla Parola di Dio e la figura di Gesù, di conseguenza, l'oggetto proprio della meditazione deve provenire essenzialmente dalla Sacra Scrittura, e soprattutto dalla persona e la vita di Cristo. Il libro di meditazione per eccellenza è la Sacra Scrittura stessa. L'approfondimento delle verità divine tramite la meditazione non è un compito soltanto dell'intelletto, ma nella meditazione è tutta la persona, con tutte le sue potenze, i suoi sentimenti, il suo cuore, che cerca di stabilire con Cristo un rapporto di amicizia, fino a giungere all'unione con Lui. La meditazione non è una forma di studio, bensì una delle espressioni principali della vita di preghiera e di conseguenza cerca, non tanto di aprirsi alla conoscenza dei fatti e la loro mutua connessione, ma di assimilare ed interiorizzare le verità divine chepossono essere comunicate dalla Rivelazione e, quindi, assunte da noi alla luce della fede. Lo scopo della meditazione è quello di farci passare dalla fede, in quanto accettazione della Rivelazione come principio e fondamento della nostra esistenza, alla «vita di fede», ossia, di far sì che il contenuto della fede diventi anche il contenuto della nostra vita quotidiana.