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Appunti presi in classe durante la lezione inerenti al libro "La vita intensa"
Tipologia: Appunti
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Massimo Bontempelli era ironico, sorprendentemente libero, “un autore candidamente caustico e distruttivo”, vicino alle idee e al movimento culturale dell’avanguardia nonostante non rinnegasse del tutto la tradizione. Geniale nello smantellare le linee letterarie del romanzo dell’Ottocento, quelle romantiche, naturalistiche, sentimentali, per sorprendere il lettore con la letteratura dell’assurdo, la suspense, dando vita a un realismo magico e delineando una sua poetica ideale.
La trama conquista e seduce da subito per gli argomenti personali, spesso surreali, narrati in prima persona con una satira sottile, graffiante, e con continui riferimenti letterari, da Balzac a Dostoevskij. Pubblicati a puntate sulla rivista Ardita, i vari capitoli ebbero un successo inatteso che sorprese lo stesso autore.
“Una storia vera non scritta per uomini semplici e nemmeno per uomini troppo complicati, bensì per i posteri e per rinnovare il romanzo europeo”.
All’epoca Massimo Bontempelli aveva 41 anni, era reduce dal fronte, indossava la divisa militare con la quale aveva visto morire tanti giovanissimi compagni d’armi: diciottenni, ventenni, una grande ingiustizia, scriverà. Storie vere come gli incontri occorsi in una normale mattinata del 1919, primo anno del dopoguerra, andando da via S. Paolo alla Galleria, in una Milano elegante e frenetica durante la passeggiata mattutina con il suo amico Piero.
La donnina imbacuccata, modesta negli abiti che indossava, con lo sguardo basso che usciva dallo studio del dottore del piano di sotto, camminava trafelata senza mai voltarsi, ristretta nel suo vestito e piena di rossore in volto (1). E l’uomo con una grande valigia, affannato e sudato in cerca di un facchino che non c’era; o la signora Marta con la sua terribile gelosia nei riguardi del marito (3).
E cosa dire quando Massimo Bontempelli, con le sue abilità di romanziere consumato, narra della sua prima esperienza di lavoro nella città di Napoli (5-6)? Lavorava come correttore di bozze sei ore al giorno nell’impresa editoriale del professor Iovelli, con uno stipendio mensile di cinquanta lire del quale, come i suoi colleghi, con un gioco paradossale di parole, vide nei mesi solo qualche piccolo acconto. O a Roma, in un’altra delle sue città natali, come amava descriverla, apprendista presso un imbalsamatore di uccelli, o ricevendo in casa per ripetizioni di pianoforte. Non lezioni ma ripetizioni, una vera novità. Anni di miseria, fame, freddo e delusioni ma con il pensiero al suo lontano avvenire.
“Molti si meravigliano d’una certa mia pazienza di fronte alle difficoltà comuni della vita, e quasi me la rimproverano. C’è pure chi me ne chiede la ricetta. Non so darla”.
Accanito fumatore (ho visto di recente pubblicata una sua foto in bianco e nero con i suoi amici più cari, Vincenzo Cardarelli e Alberto Savinio, tutte e tre insieme tra i fumi delle loro sigarette) descrive e narra stupendamente la levata del martedì (4), disfatte e piccole vittorie sul fumo. Ogni spaccio di sali e tabacchi all’epoca, per decreto del pubblico potere, non poteva vendere più di due pacchetti di sigarette ad ogni cliente. Le disavventure del nostro andranno dal fabbricarsi la sigaretta con le cartine e il tabacco, al soffrire nevrastenica mente per la sua mancanza, fino all’elaborazione di una strategia per ottenere più pacchetti dalla perfida tabaccaia nella levata del martedì.
La vita intensa - Romanzo dei romanzi è un romanzo di Massimo Bontempelli pubblicato in forma di volume presso Vallecchi nel 1920. I dieci "romanzi" che costituiscono il volume erano già apparsi a cadenza mensile nelle pagine della rivista «Ardita» tra il marzo e il dicembre del 1919.
È contro la ricetta alla Bourget, dove a una mezz’ora di vita dei personaggi corrispondono “almeno 25 momenti psicologici principali e un centinaio di vibrazioni psichiche accessorie”
Contro il romanzo ciclico alla Zola e i suoi epigoni
È contro “il romanzo ad intreccio drammatico” con obiettivo il dannunzianesimo ovvero la fantasia erotica gratuita.
È contro il polpettone sentimentale alla Carolina Invernizio, si richiama a Dostoevskij
Contro il memorialismo “viene ricostruito” scrive Piscopo “un fitto reticolo di eventi e dialoghi minuiti che ambiscono ad un decoro di storicità memorabile e che invece si sovrappongono e si neutralizzano su una pista di accadimenti ordinari e banali”
Contro il Bindungsoman
È “contro le ritualità sciamaniche del futurismo”
Contro la letteratura dell’incomunicabilità e dell’assurdo
È contro il Voyeurismo e il sadismo del lettore al quale altrettanto sadicamente viene legato lo scioglimento finale
“storia di tutte le storie” per dirla con Rodari.