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La sindrome dei monelli, un disturbo che colpisce i bambini affetti da adhd (attention deficit hyperactivity disorder). Una panoramica delle caratteristiche dei bambini affetti da questa sindrome, delle difficoltà che incontrano a scuola e a casa, e delle strategie di aiuto e sostegno che possono essere utilizzate per migliorare la loro qualità di vita. Il documento illustra anche il ruolo della famiglia, della scuola e di professionisti quali psicologi e medici nel fornire supporto ai bambini affetti da adhd.
Tipologia: Tesine universitarie
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1-Gli elementi di diversità e di differenze di Julia 2-Le caratteristiche delle relazioni di aiuto messe in campo La sindrome dei monelli è un docu-film in cui, attraverso il percorso di alcuni bambini, e delle loro famiglie, si tratta il tema del disturbo ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder). Il regista, Alberto Coletta, con le diverse associazioni che hanno partecipato a questo progetto vogliono mettere in risalto tutte le difficoltà e le problematiche che ruotano intorno a questi bambini, le loro famiglie e gli insegnanti. Il film si apre con la scena di Julia, una bambina iperattiva e disattenta, che in classe lancia matite, disturba la compagna di banco, gattona per l’aula sotto i banchi tutto questo mentre l’insegnante e i compagni stanno facendo lezione con lavoro di ascolto di un cd. Con questa prima scena il regista mostra in maniera chiara quale sono gli elementi di diversità che caratterizzano il comportamento di Julia e che sono comuni nella maggior parte dei soggetti affetti da questo disordine. Questi elementi si manifestano nella incapacità di mantenere il contatto visivo con l’interlocutore e l’attenzione e l’ascolto delle insegnanti e delle istruzioni relative alle consegne assegnate. Tutto ciò comporta di conseguenza l’incapacità da parte di Julia di portare a termine le attività da svolgere, soprattutto quelle non strutturate, che richiedono un’attenzione mentale prolungata e in modo particolare quelle svolte in un contesto di confusione. Nel docu-film questa caratteristica, che rappresenta un elemento di diversità di Julia, viene spiegata molto bene dalle insegnati alla sua mamma durante un colloquio. Qui le riferiscono il caso pratico di un lavoro svolto in classe insieme a tutti i compagni in un contesto di via vai e di caos ovvero “l’attività degli alberi”. In questo contesto di rumore Julia infatti si è sentita proprio persa, spaesata mostrando un senso di sofferenza senza riuscire a realizzare il lavoro. Sempre durante il colloquio le insegnati sottolineano alla mamma l’incapacità della bambina di rispettare le regole come ad esempio quella di non portare a scuola giochi da casa. Nonostante gli avvisi e le comunicazioni scritte nel diario di divieto, Julia infatti continua a portarli. Nel video, infatti, vediamo Julia che in più momenti si distrae con il gioco portato da casa mentre l’insegnante spiega o nel mentre i compagni fanno delle attività scolastiche. Proprio in conseguenza della sua iperattività è incapace di mantenere il controllo motorio e ha una continua necessità di movimento che la porta ad infrangere spesso regole come quella ad esempio quella di stare seduta nel banco e di seguire l’insegnate mentre spiega.
Come abbiamo già detto sopra questo deficit di attenzione che ha Julia causa anche la difficoltà nella organizzazione e nella pianificazione delle proprie attività e quindi mancanza di autonomia nello svolgere le attività sia a scuola che a casa. La consapevolezza di questa difficoltà a non portare a termine i propri compiti e l’incapacità a gestire le proprie emozioni provoca in Julia un senso di frustrazione che sfoga in atteggiamenti di rabbia. Questo stato emotivo lo ritroviamo in vari momenti del film uno di questi è quello in cui Julia sta facendo i compiti con la sua mamma e dopo alcuni aiuti suoi aiuti la bambina si arrabbia chiudendosi in se mettendo le mani nelle orecchie e facendo una pernacchia come a significare non voglio sentire cosa mi stai dicendo. Un'altra peculiarità di Julia è l’impulsività, ovvero l’incapacità di mediare i propri atteggiamenti che la porta spesso a interrompere le persone e a non rispettare il proprio turno di parola. Ciò è ben visibile nella scena in cui Julia si trova con la sua famiglia al centro ADHD di Cuneo e mentre la dottoressa spiega alla mamma gli accertamenti che deve fare eseguire alla figlia, Julia parla sopra e si mette in mezzo tra le due. Julia inoltre è una bambina che ama stare all’ aria aperta e ama i cavalli infatti il docu-film termina con lei che è a cavallo. Sappiamo che in ogni bambino come troviamo delle diversità dobbiamo scoprire anche delle differenze. Le differenze nel senso comune, nella poco conoscenza vengono definite come un limite o una disgrazia. Nella realtà pedagogica sono le risorse, le potenzialità, i bisogni e i desideri di ogni bambino che è unico e inimitabile nel suo essere. Queste differenze devono essere incentivate e devo essere il punto di partenza per farsi che ogni bambino possa arrivare alla sua eccellenza e al pieno sviluppo di tutte le sue competenze. E’ dunque il compito dell’educazione e quindi anche dell’insegnate quello di essere in grado di individuare tramite un’osservazione, priva di pregiudizi, queste qualità per farne punti di forza su cui andarci a lavorare. Pertanto le insegnanti di Julia, in equipe, hanno proceduto a mettere in atto un’osservazione della alunna da cui sono emerse le sue differenze. Queste differenze che consistono nella necessità di: -svolgere attività che siano bene strutturate; -aumentare i tempi di ascolto e attenzione anche attraverso il raggiungimento di un contatto visivo;
fallimento. Queste emozioni sono causate dal fatto che spesso prima della diagnosi la scuola li colpevolizza accusandoli di non essere in grado di educare e crescere il proprio figlio. Dopo la diagnosi certifica ADHD i genitori si trovano a dover fare i conti con emozioni contrastanti come ad esempio la paura, sensazioni e delusioni. Il dialogo e il confronto con soggetti che affrontano la loro stessa situazioni li aiuterà ad andare in profondità di questo dolore e sofferenza per elaborarli, accettarli cosi poi da avere il giusto comportamento con se stesso e con il bambino. Per superare queste sensazioni è necessario fare un percorso psicologico di parent-training in modo che i genitori possono acquisire competenze, conoscenze, strategie educative e comportamentali da mettere in atto nel percorso educativo con il proprio figlio cosi da aiutarlo al meglio nel suo sviluppo. In conseguenza della sua forte passione per i cavalli, un altro intervento di aiuto che è stato effettuato in Julia, è stata l’ippoterapia. Questa attività è adatta e molto consigliata ai bambini con ADHD in quanto il cavallo è un animale empatico e assai paziente, a cui però bisogna rivolgersi in modo pacato, in grado di trasmettere calma, tranquillità e auto controllo ai soggetti iperattivi come Julia. Le pratiche di cura come lo spazzolare il pelo, dargli da mangiare, pulire la stalla, fanno sentire questi bambini utili, capaci e adeguati e li aiutano cosi ad aumentare l’autostima. Inoltre frequentare il maneggio prevede lo stare a contatto con altre persone, la necessita di rispettare regole e tempi contribuendo a migliorare la sfera relazionale. Nelle ultime scene del filmato vediamo la mamma di Julia che riferisce alla dottoressa i progressi di sua figlia. Nel disegno non ricalca più ma lo riproduce da sola, ha acquisito più organizzazione dei giochi, dei disegni spiegando cosa andrà a raffigurare mentre prima questo non avveniva, sono aumentati i tempi di capacità di stare in una attività sia a scuola che a casa e riesce a giocare in autonomia anche delle mezz’ore. Quanto sopra elencato sta a significare che le relazioni di aiuto e gli interventi messi in atto sono stati efficaci, improntati sulla cura autentica perché hanno portato Jiulia a progredire nel suo sviluppo. Concludo l’elaborato riprendendo una frase che ha detto un genitore di un bambino durante il raduno nazionale famiglie ADHD tenutosi a Campobasso: “ Sono bambini che hanno una malattia: l’ADHD ma NON SONO ADHD, sono Luciano, Lorenzo, Sasha e poi hanno l’ADHD quindi non bisogna invertire e farli diventare delle piccolo patologie ambulanti”.
Questo mi ha colpito molto perché purtroppo è quello che spesso succede in quanto frequentemente si tende ad individuare nel soggetto solo la malattia e le problematiche non accorgendosene che prima di tutto sono individui con i loro bisogni, desideri e potenzialità. 1- Diario di bordo personale che racconti quali consapevolezze, vissuti e risonanze emotive ha sollecitato il corso e/o lo studio dell’insegnamento. Ho sempre avuto una forte passione per ciò che riguarda il mondo dell’insegnamento e dell’educazione della prima infanzia. Diversi anni fa così ho deciso di accettare un lavoro presso la proloco di Pinzolo in cui dovevo gestire i bambini e organizzare attività manuali e ludico-pedagogiche. Una volta terminata questa esperienza ho preso consapevolezza che mi sarebbe piaciuto fare l’educatrice e quindi mi sono iscritta alla facoltà di Scienze della Educazione. Già dai primi anni ho trovato insegnamenti che mi hanno particolarmente coinvolto ed appassionato. Successivamente però a causa di problemi familiari e personali, ho pensato di abbandonare l’università. Ma non ero del tutto sicura così ho continuato la frequenza iniziando le lezioni di Pedagogia Speciale con la professoressa Sannipoli. Purtroppo a causa delle problematiche sopra indicate e dei miei orari di lavoro non ho potuto assistere a tutte le lezioni in maniera costante. Tuttavia ogni volta che potevo le seguivo in quanto le trovavo bellissime ed interessantissime perché pur essendo in DAD la Professoressa sapeva coinvolgermi e farmi appassionare agli argomenti trattati. Al termine delle sue lezioni acquisivo sempre più la consapevolezza che nonostante le difficoltà ce l’avrei fatta a portare a termine il percorso di studi. Mi ricordo ancora l’affascinante lezione in cui la Professoressa ci ha fatto vedere uno spezzone del film “Mio fratello rincorre i dinosauri” che tratta il tema dell’inclusione, della diversità e l’accettazione di un fratello con disabilità. Lo spezzone che ci ha mostrato era quello in cui Giovanni, un bambino con la sindrome di down, vuole andare a piedi in autonomia a scuola. Questo preoccupa molto la famiglia che nonostante ciò accetta l’idea decidendo però di seguirlo senza farsi notare. Vediamo Giovanni che parte da casa e arrivato all’ incrocio è in difficolta nell’attraversare la strada. E’ al semaforo, non sa cosa fare, è indeciso va avanti, poi si blocca in mezzo alla strada non sa se procedere o se tornare indietro. Le sorelle, preoccupate in quanto sta di nuovo scattando il rosso, vorrebbero intervenire andando in suo soccorso ma il padre dall’altro lato fa segno di no perché vuole che suo figlio se la cavi da solo.