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Tipologia: Appunti
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L’ALIMENTAZIONE: è l’assunzione da parte di un organismo vivente delle sostanze indispensabili per le sue funzioni vitali. Il cibo è molto più di un’esigenza fisica, in quanto coinvolge anche la sfera sociale, affettiva e del piacere. È importante per cui mantenere un’attenzione verso l’alimentazione per le persone malate o sottoposte a trattamenti riabilitativi per riacquisire lo stato di salute. Salvo prescrizioni mediche è consigliato mangiare ciò che più ci fa piacere dedicando al cibo attenzione, cura e tempo: una buona nutrizione fa parte di una buona cura o terapia. La dieta deve essere equilibrata e varia per non rischiare carenza di alcuni nutrienti importanti per l’organismo. Col il termine nutrienti si indicano le molecole semplici (glucosio, amminoacidi…) e complesse (glucidi, proteine, vitamine…) che l’organismo è in grado di assorbire. LA DEGLUTIZIONE: è l’abilità di convogliare sostanze solide, liquide, gassose o miste dall’esterno allo stomaco. Un persona deglutisce al girono circa 1000 volte per mangiare, bere o ingoiare saliva. Un buon funzionamento della deglutizione richiede che siano presenti: * voglia di alimentarsi, *livello di attenzione che permetta di gestire muovere e trattenere efficacemente gli alimenti, *sensibilità e forza sufficienti di tutte le strutture che partecipano all’atto deglutitorio. Le 6 fasi della deglutizione: è possibile dividere l’atto deglutitorio in sei fasi. Alcune volontarie e controllate ed altre riflesse e non controllabili:
soddisfazione di questi bisogni. Gli ACCORGIMENTI per facilitare la deglutizione e renderla sicura sono riconducibili a quattro categorie di intervento: 1-limitare e/o modificare i tipi di alimenti presenti nella dieta, 2-controllare la posizione del capo e del corpo durante la deglutizione, 3-agire sull’ambiente, 4- modificare le azioni del vivere quotidiano. 1- COME INTERVENIRE SUGLI ALIMENTI: le caratteristiche del cibo che ne modificano la scorrevolezza nel transito dalla bocca allo stomaco sono essenzialmente quattro: 1-CONSISTENZA, in base alla consistenza i cibi possono essere: liquidi e liquidi densi (acqua, tè, tisane, succhi di frutta, yogurt da bere. In genere sono difficili da deglutire in modo controllato, perché scorrono velocemente, questi inconvenienti possono essere superati tramite bevande fredde, frizzanti o gustose. QUANDO IL MECCANISMO DI DEGLUTIZIONE DEI LIQUIDI E’ COMPROMESSO POSSIAMO ADDENSARLI SINO A RENDERLI DI UNA FACILE CONSISTENZA CHE NE RENDA FACILE E SICURA LA GESTIONE, esistono molti modificatori della consistenza ad esempio quelli comunemente usati in cucina la fecola di patate o tapioca e quelli venduti in farmacia, facendo uso di questi addensanti può essere utile aggiungere all’acqua sciroppi per migliorare il gusto della bevanda), semiliquidi o semisolidi (semiliquidi: gelati, granite, passati di verdura o crema, sono più consistenti dei liquidi ma non richiedono masticazione. Semisolidi: budini, formaggi cremosi, polenti, carni crude omogenizzate, gelatine ecc. QUESTI ALIMENTI LA CUI COINSISTENZA PUO’ VARIARE IN MODO CONTINUO SONO PIU’ FACILI DA DEGLUTIRE IN CASO DI PROBLEMI DI DEGLUTIZIONE), solidi (pasta ben cotta, pesce pulito prive di lische, banane e frutta matura. Devono essere morbidi ed omogenei e scivolare con facilità senza provocare attrito al passaggio sulle pareti del canale alimentare. Richiedono maggior impegno nella deglutizione e nella masticazione rispetto alle precedenti consistenze. È necessaria una buona attenzione e concentrazione per potersi, in caso di disfagia, alimentare in modo sicuro con i cibi solidi), alimenti a doppia consistenza (sono più difficili in caso di disfagia da mangiare, sono liquidi più solidi ad esempio minestrina, minestroni, spremute con residui di frutta, perché i liquidi e i soldi richiedono meccanismi diversi di deglutizione. Solo una funzione deglutitoria integra ne consente il passaggio dalla bocca allo stomaco senza rischi di passaggio nelle vie respiratorie, ad esempio minestrina e zuppa di latte non sono alimenti indicati per le persone con problemi di disfagia), 2-COESIONE, la forza che tiene unite le molecole di un alimento, essa garantisce che il boccone sia compatto e non si suddivida durante la deglutizione, una buona coesione è necessaria negli alimenti per disfagici, evitare grissini o crackers, 3-OMOGENEITA’, indica che un alimento è composto da più parti affini fra loro, che hanno le stesse qualità e proprietà, essa garantisce che il boccone sia formato da particelle di uguale dimensione e sia quindi uniformemente coeso, il controllo dell’omogeneità degli alimenti è una delle armi fondamentali per garantire un’ alimentazione orale sicura alla persona disfagica, 4-VISCOSITA’, resistenza che particelle di un alimento incontrano nello scorrere le une rispetto alle altre, essa rappresenta il grado di lubrificazione degli alimenti, grazie a questa il boccone scivola non provocando attrito al suo passaggio nelle pareti del canale alimentare, ad esempio olio maionese ecc. aggiunti al cibo garantiscono un transito facile del cibo, LA VISCOSITA’ CONTRIBUISCE AD AUMENTARE L’OMOGENEITA’ DEGLI ALIMENTI. CI SONO ANCORA TRE CARATTERISTICHE DEL CIBO CHE POSSONO VARIARE PER FACILITARE LA DEGLUTIZIONE: -temperatura , spesso deficit di sensibilità accompagnano la disfagia, la temperatura del cibo deve stimolare la deglutizione, -gusto , i gusti degli alimenti devono essere linea di massima riconoscibili, dover mangiare cibi omogenei non significa in alcun modo dover mangiare “pappe” per l’infanzia, anzi proprio perché il disfagico deve sottoporsi a moltissime restrizioni che riducano la sensazione del piacere è utile che i cibi siano gustosi e si adeguino al gusto soggettivo della persona disfagica , -colore , l’occhio gioca un ruolo determinante nell’alimentazione, riconoscere un alimento ce ne fa ricordare il gusto ed anticipa il piacere che proveremo nel mangiarlo e di conseguenza la bocca si prepara a questo piacere aumentando la salivazione, questo atto preparatorio manca se gli alimenti sono omogeneizzati in modo sgradevole per l’occhio, anche in questo caso è bene mantenere il più possibile le portate separate in modo
Quando si presentano delle difficoltà nell’igiene del cavo orale può essere effettuata con una garza avvolta intorno ad un dito e imbevuta di apposti disinfettanti. La detersione della LINGUA in caso di disfagia è importante perché una deglutizione meno efficace facilita la comparsa di funghi e infezioni del cavo orale, per pulirla sono in commercio strumenti apposti. IL VOMITO: se il paziente vomita i provvedimenti da prendere hanno l’obbiettivo principale di evitare l’inalazione di materiale alimentare, mantenere e se necessario ripristinare l’igiene del paziente rispondendo prontamente ai bisogni della persona identificando le priorità delle azioni da mettere in atto. SE LA PERSONA E’ COSCIENTE: procurarsi una bacinella e dei teli per proteggere il letto, indossare guanti, posizionare il paziente su un fianco laterale di sicurezza se non può stare seduto, invitare il paziente a rimanere tranquillo e fargli fare respiri profondi, se il paziente ha ferite (post operatorie) tenerle durante il vomito, aiutare il paziente ad eseguire l’igiene della bocca e se necessario della biancheria personale e del letto se sporca, controllare quantità e qualità del vomito e comunicarlo al personale sanitario, arieggiare la stanza, smaltire opportunamente il materiale emesso. SE IL PAZIENTE NON E’ COSCIENTE: indossare i guanti, sollevare leggermente la testa del paziente e girarla dal lato per evitare che il vomito occluda le vie respiratorie, salvo controindicazioni mettere il paziente in posizione laterale di sicurezza, sistemare un telo per proteggere il letto e la persona, provvedere all’igiene del cavo orale della persona e al cambio di biancheria se necessario, riposizionare il paziente lateralmente salvo controindicazioni e mettere un telo per protezione sotto al viso, controllare aspetto e quantità del vomito, riordinare la stanza e riposizionare l’unità del paziente, arieggiare la stanza e provvedere all’opportuno smaltimento del materiale. COSA DOVER CONTROLLARE E ANNOTARE : quantità e aspetto del vomito, come viene espulso il cibo, la frequenza degli episodi, come si sente e come si presenta il paziente. L’OSSIGENOTERAPIA INSUFFICIENZA RESPIRATORIA: condizione patologica nella quale il sistema respiratorio non riesce più a garantire lo scambio dei gas. I criteri necessari per porre diagnosi di IR sono: IPOSSIA (pressione parziale arteriosa di ossigeno PAO2 <55-60 mmHg durante la respirazione in aria ambiente) accompagnata o meno da IPERCAPNIA (pressione parziale arteriosa di anidride carbonica PaCO2 >45 mmHg). IR ACUTA (IRA): quando insorge rapidamente in un apparato respiratorio sostanzialmente intatto fino al momenti dell’episodio acuto. IR CRONICA (IRC): è una manifestazione insidiosa, progressiva e tardiva della storia naturale di una patologia respiratoria. SEGNI DI INSUFFICENZA RESPIRATORIA: DISPNEA (respirazione affaticata), TACHIPNEA (respirazione accelerata),CIANOSI, TACHICARDIA, IPERTENSIONE, USO DEI MUSCOLI RESPIRATORI ACCESSORI, TREMORI. ACCERTAMENTO DI IR: PULSOSSIMETRIA (è una tecnica non invasiva basata sull’emissione e la rilevazione di diverse lunghezze d’onda della luce, rosso/infrarosso, attraverso un sito di misurazione capace di determinare frequenza cardiaca e saturazione di ossigeno. Il pulsossimetro attraverso un sensore, generalmente applicato al dito indice della persona assistita, ma che può essere applicato anche in altri sedi, rileva il polso arterioso e contemporaneamente analizza il colore del sangue, in base alla differenza di colorazione fra l’emoglobina ossidata e quella ridotta calcola la probabilità di saturazione di ossigeno nel sangue pulsato SpO2. DIVERSI FATTORI POSSONO INTERFERIRE CON IL CORRETTO RILIEVO DELLA PULSOSSIMETRIA: * artefatti da movimento, brividi, *presenza di aritmie con frequenza e ampiezze variabili, *coloranti nella circolazione, blu di metilene, *carbossiemoglobina a seguito di intossicazione da CO, *vasocostrizione periferica, *ipotermia, *stato di shock, *smalto per unghie. Non utilizzare l’arto su cui è presente lo sfigmomanometro elettronico, impostare allarmi correttamente, controllare onda pulsatile curva pletismografica. Il valore di saturimetria fornisce informazioni relative alla quantità dell’ossigenazione e non a quella della ventilazione.), CAPNOMETRIA (misurazione della concentrazione o della pressione parziale di CO2 nei gas esportati), EMOGASANALISI (consiste in un prelievo di sangue arterioso mediante puntura diretta o da sistema catetere-trasduttore-
lavaggio in continuo, utilizzando un’ apposita siringa può fornire importanti informazioni su: STATO DI EQUILIBRIO ACIDO-BASE, EFFICIENZA DEGLI SCAMBI GASSOSI A LIVELLO POLOMONARE funzionalità respiratoria, ADEGUATEZZA DEL TRASPORTO DI O2 AI TESSUTI concentrazione di emoglobina, ASSETTO METABOLICO. Fare una emogasanalisi porta ad un valore del PH, PaO2, PaCO2, BICARBONATI, SaO2, EMOGLOBINA, GLICEMIA, LATTATI, QUADRO ELETTROLITICO.) , SEMEIOTICA (studia i sintomi e segni clinici). OSSIGENOTERAPIA e INSUF.RESPIRATORIA: la correzione dei quadri di insufficienza respiratoria acuta o cronica derivanti da patologie polmonari o extra polmonari può essere messa in atto mediante: metodiche non invasive, metodiche invasive. Ossigenoterapia è la somministrazione di ossigeno a concentrazioni superiori rispetto all’aria ambiente, con lo scopo di correggere l’ipossiemia (PaO2 <60 mmHg, equivalente approssimativamente ad SaO2 di 90%). L’uso dell’ossigenoterapia per migliorare l’ossigenazione dei tessuti, ridurre il lavoro respiratorio nelle persone dispnoiche, ridurre il lavoro cardiaco nelle persone con malattie cardiovascolari. Durante l’ossigenoterapia si monitora: lo stato di coscienza, frequenza respiratoria, frequenza cardiaca, pressione arteriosa, temperatura corporea, saturazione periferica dell’O2. L’O2 è un farmaco e in quanto tale deve essere somministrato previa prescrizione medica. L’O2 è prescritto in termini di: flusso (l/min), concentrazioni (percentuale), in funzione delle necessità della persona assistita e delle caratteristiche dello strumento erogatore. SISTEMI DI EROGAZIONE DELL’OSSIGENO: SISTEMI A BASSO FLUSSO: OCCHIALINI O SONDE NASALI (è uno dei presidi maggiormente usati, perché economicamente conveniente e sufficientemente confortevole, necessità di flusso libero dal naso, fino all’incirca a 4-6 l/min), MASCHERA STANDARD (è il sistema più comune per la somministrazione di O2 a concentrazioni intermedie, 40%-60% impostando il flusso a 6-10 l/ min, è richiesto un flusso minimo di 5 l/min per proteggere la persona assistita dal rischio di ricircolo della CO2 espirata), MASCHERA SEMPLICE CON RESERVOIR (è un sistema utile per la somministrazione di O2 a concentrazioni elevate, 80%-100% impostando il flusso a 10-15 l/min e usare un flusso di O2 sufficiente a mantenere gonfio il reservoir). SISTEMI AD ALTO FLUSSO : MASCHERA VENTURI (è un sistema più preciso e costante per la somministrazione di O2 a concentrazioni intermedie, 24%-60% impostando il flusso a 3-12 l/ min, tramite riduttori preregolati di colore diverso, BIANCO ALTO FLUSSO e VERDE BASSO FLUSSO, è necessaria umidificazione, preferibilmente attiva ), CANULA NASALE AD ALTO FLUSSO. INTERVENTI INFERMIERISTICI: CONTROLLARE REGOLARMENTE LA REAZIONE DELLA PERSONA ASSISTITA PER VALUTARE LA NECESSITA’ DI CONTINUARE O MODIFICARE LA TERAPIA ATTRAVERSO L’OSSERVAZIONE E LA VALUTAZIONE DI SEGNI E SINTOMI. OSSERVAZIONE E VALUTAZIONE INFERMIERISTICA: colorito della cute e delle mucose (presenza di eventuali cianosi), tipo di respiro/profondità/frequenza, movimento del torace durante inspirazione ed espirazione, rumori polmonari, presenza di segni clinici di ipossiemia (tachicardia, tachipnea, stanchezza, dispnea, cianosi e confusione, presenza di segni clinici di ipercapnia (stanchezza, ipertensione, emicrania, letargia, tremori), pulsossimetria, capnometria e capnografia, emogasanalisi. BOCCHETTA O2: BIANCA , ARIA COMPRESSA: NERA ACQUAPAK: INUMIDISCE LE VIE AEREE DISPOSITIVI SPECIALI: MASCHERA PER I.R A LIVELLO TRACHEALE ( TRACHEOTOMIA) è utilizzata ed è presente come presidio ( TRACHEOSTOMIZZATI ). ECG misura l’attività elettrica del cuore. OBBIETTIVI: avere certezze su quale possa essere un EGC normale o meglio sinusale, e soprattutto MAI FARE DIAGNOSI. Il potenziale d’azione è un fenomeno di eccellenza che si manifesta nelle cellule cardiache, e che prevede un rapido cambiamento di carica tra l’interno e l’esterno della loro menbrana cellulare. L’esterno è caricato positivamente, l’interno negativamente. Durante un potenziale d’azione cellulare l’informazione viene trasmessa all’atra cellula poi si ristabilisce un potenziale di riposo. La cellula cardiaca ha le proprietà di un muscolo striato e agisce come un muscolo liscio e si contrae per differenza di potenziale. Il cuore ha dei segna passi autonomi detti pace (NODO DEL SENO,
ASSE ELETTRICO è l’ONDA DI DEPOLARIZZAZIONE media del CUORE ( cioè risultato della posizione stessa del cuore, fisiologico o patologico). Tendendo presente sempre l’isoelettrica e l’asse cardiaco, l’altezza e la profondità vengono misurate in millimetri ed esprimono le misure del voltaggio e premesso che ogni impulso elettrico che si propaga verso un elettrodo disegna un onda a deflessione positiva ed, al contrario, da ogni impulso che si allontana si disegnerà un’onda negativa. CRITERI DI ANALISI PER DEFINIRE UN ECG NORMALE O SINUSALE : 1) PRESENZA DEL ONDA P, 2)QRS REGOLARI E NON SUPERIORI A 0,10mm/s (SUPERIORE 0,10 CI TROVIAMO DI FRONTE AD UN ANOMALIA DI DEPOLARIZZAZIONE VENTRICOLARE ), 3)AVR NEGATIVO (certezza assoluta), 4)D1 POSITIVO. IL TRATTO ST è normalmente ISOELETTRICO (depolarizzazione totale) può essere: sopraslivellato o sottoslivellato. TACHICARDIA: se la frequenza degli impulsi risulterà superiore a 100 battiti al minuto. BRADICARDIA: se la frequenza degli impulsi risulterà minore di 60 battiti al minuto. PARAMETRI VITALI LA FUNZIONE NELLA VALUTAZIONE DEI PARAMETRI DEI PARAMETRI VITALI: lo stato di salute si riflette su questi indicatori come funzione del corpo. I parametri vitali sono valutati e comparati con i valori fisiologici e con quelli usuali del paziente. PRESSIONE ARTERIOSA: dalla fisica sappiamo che la pressione = forza/superficie. PRESSIONE SISTOLICA: misura la pressione nelle arterie quando il cuore si contrae. Il ventricolo sinistro spinge sangue ossigenato verso la periferia del corpo. Il ventricolo destro invia il sangue ai polmoni per essere ossigenato (sistolica: 120 mmHg). PRESSIONE DIASTOLICA: misura la pressione nelle arterie nel momento in cui il cuore è rilassato e si riempie di sangue. Il sangue ossigenato ritorna dai polmoni verso la parte sinistra del cuore. Il sangue non ossigenato ritorna dalla periferia verso la parte destra del cuore (diastolica: 80 mmHg). La pressione arteriosa è determinata da 3 fattori principali: 1- la quantità di sangue che viene immessa in circolo durante la sistole, 2- la forza di contrazione del cuore, 3- le resistenze offerte dalle arterie al passaggio del flusso sanguigno (flessibilità della pareti delle arterie, diametro delle arterie, viscosità del sangue). L’auscultazione è il metodo preferito per misurare la pressione arteriosa nei soggetti con età superiore ad un anno. La serie di rumori da ascoltare quando si valuta la pressione arteriosa si chiamano toni di KOROTKOFF. FREQUENZA CARDIACA: il polso è una sensazione di pulsazione che può essere palpata sopra un arteria periferica. Un polso apicale si ascolta sopra l’apice del cuore. I polsi periferici sono causati dall’onda che il sangue crea dopo essere stato pompato all’interno della circolazione arteriosa dalla contrazione del ventricolo sinistro. RESPIRAZIONE E FREQUENZA RESPIRATORIA: l’atto respiratorio si divide in due fasi: inspirazione ed espirazione. A livello alveolare vi è uno scambio dei gas tra aria e sangue: l’ossigeno passa dall’alveolo al sangue e l’anidride carbonica dal sangue all’alveolo per diffusione o secondo gradiente di concentrazione (passaggio passivo). PULSOSSIMETRIA: la pulsossimetria (saturimetria od ossimetria) è una tecnica non invasiva che misura la saturazione di ossiemoglobina (SaO2 o SpO2) nel sangue arterioso. Il risultato ottenuto è il rapporto, espresso in percentuale, tra il contenuto effettivo di ossigeno dell’emoglobina e la potenziale capacità massima di trasportare ossigeno dell’emoglobina. Un sensore, o sonda, usa un raggio di luce rossa e infrarossa che attraversa i tessuti e i vasi sanguigni. Una parte del sensore emette luce ed un’altra la riceve. Viene calcolata quindi la quantità di luce assorbita dal sangue arterioso. La saturazione di O2 è determinata dalla quantità di ciascuna luce assorbita: l’emoglobina non ossigenata assorbe più luce rossa e quella ossigenata più luce infrarossa. Livelli accettabili di SpO2: 94%-98% in soggetto non affetto da BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva), 88%-92% in soggetto affetto da BPCO. IL RANGE MEDIO
TEMPERATURA CORPOREA: una variazione della temperatura può dipendere: 1- dalla temperatura ambientale alle quali l’organismo non è in grado di adattarsi nonostante i meccanismi fisiologici di correzione messi in atto (ipotermia e ipertermia). Queste variazioni possono essere chiamate variazioni da CAUSA ESTRINSECA (come l’assideramento, il colpo di calore, il colpo di sole), 2- da una alterata regolazione dei meccanismi termoproduttori e termodispersori. Queste variazioni possono essere anche chiamate variazioni da CAUSE INTRINSECA (come l’ipotermia intrinseca, ipotermia febbrile). Il processo febbrile causa variazioni a carico di vari organi: -CUORE: tachicardia (circa 8-10 pulsazioni per ogni grado oltre i 37°C),
COSCIENZA: L’AVPU è uno schema di valutazione dello stato neurologico molto semplice, è un acronimo le cui lettere stanno a significare: 1- ALERT (VIGILE), in questa fase il paziente è sveglio e cosciente. Questo stato viene valutato positivamente se il paziente riesce a rispondere in maniera chiara a semplici domande quali COSA E’ SUCCESSO? o COME SI CHIAMA?. 2- VERBAL (VERBALE) in questa fase il paziente risponde agli stimoli verbali attraverso gli occhi, la voce (o bisbigli) o atti motori, ma risulta confuso o assopito. 3- PAIN (DOLORE), in questa fase il paziente non risponde agli stimoli verbali ma soltanto agli stimoli dolorosi, che in genere vengono indotti con piccoli colpi delle dita sopra l’arcata sopracciliare, al certo della fronte. 4- UNRESPONSIVE (NON RISPONDE). SCALA DI NEWS: il servizio sanitario nazionale britannico ha promosso la stesura di un EWS (EARLY WARNING SCORE) uniforme per tutta la nazione, da implementare in tutti i servizi di assistenza, la versione finale, prodotta dal ROYAL COLLEGE OF PHYSICIANS nel luglio 2012, è il NATIONAL EARLY WARNING SCORE (NEWS). Il principio di base di EWS è la raccolta dei parametri vitali di usuale e facile riscontro in una scala a punteggio che consenta una veloce e condivisa valutazione dello stato clinico. Negli OSPEDALI essa può consentire di: - cogliere il deterioramento delle funzioni fisiologiche prima che i guasti precipitino a cascata, - definire l’intensità di cura necessaria, fornendo indicazioni precise per la frequenza e la tipologia dell’assistenza nelle sezioni di degenza. Nel TERRITORIO , i valori espressi dal NEWS forniscono una chiara indicazione del livello di gravità e aiutano a individuare il cut-off per l’invio al dipartimento di emergenza e urgenza. Il punteggio è determinato da 7 parametri complessivi: 6 FISIOLOGICI: FREQUENZA DEL RESPIRO, SATURAZIONE D’OSSIGENO, TEMPERATURA CORPOREA, PRESSIONE SISTOLICA, FREQUENZA DEL POLSO, LIVELLO DI COSCIENZA. + EVENTUALI. Il punteggio di NEWS fornisce 3 livelli di allerta clinica: *BASSO: punteggio da 1 a 4, *MEDIO: punteggio da 5 a 6, oppure un punteggio pari a 3 per un singolo parametro che significa la variazione estrema di quel parametro e viene segnalato in “rosso” della carta di osservazione, *ALTO >6. I livelli di allerta modulano l’urgenza della risposta clinica e il livello di competenza professionale dei soccorsi: PER IL LIVELLO DI ALLERTA BASSO è sufficiente la valutazione del personale infermieristico cui compete di valutare se sia necessaria una frequenza maggiore di controlli e/o un intervento clinico supplementare. PER IL LIVELLO DI ALLERTA MEDIO è necessaria la valutazione medica urgente (per eventuale modificazione della cura o affidamento a un reparto intensivo). PER IL LIVELLO DI ALLERTA ALTO, che è da considerarsi un’emergenza, può essere necessaria una competenza rianimatoria e l’eventuale trasferimento a una sezione di degenza subintensiva. La frequenza dei controlli clinici è in funzione della gravità, ogni nuovo controllo deve essere registrato: * il punteggio 0 richiede la frequenza minima di monitoraggio, ogni 12 ore. *per il punteggio da 1 a 4 la frequenza di controllo deve essere ogni 4-6 ore, a meno che non ci siano indicazioni cliniche diverse. *per un punteggio da 5 a 6 o per un punteggio “rosso”, la frequenza dei controlli deve essere almeno oraria e deve essere mantenuta fino a eventuale revisione. *per gravità > o = a 7 le funzioni vitali devono essere monitorate in continuo. CLISTERE DI PULIZIA AD ALTO VOLUME E RIMOZIONE MANUALE DELLE FECI Esistono diversi metodi per contribuire a promuovere l’eliminazione delle feci: clisteri, supposte, lavaggio intestinale per via orale e rimozione manuale del materiale fecale. CLISTERE introduzione di una soluzione nell’intestino crasso, di solito per rimuovere le feci. La soluzione instillata distende l’intestino e irrita la mucosa intestinale, aumentando la peristalsi. Sono classificati in clisteri di pulizia e clisteri di ritenzione. È sconsigliato in pazienti mielosoppressi o a rischio di mielosoppressione e mucosite, perché possono portare allo sviluppo di sanguinamento, ragadi anali o ascessi, che sono porte di ingresso per l’infezione. CLISTERI DI PULIZIA sono fatti al fine di rimuovere le feci dal colon, solitamente per: 1)Alleviare la stipsi o
il fecaloma, 2)Evitare la fuoriuscita involontaria di materiale intestinale durante le procedure chirurgiche, 3)Promuovere la visualizzazione del tratto intestinale con l’esame radiografico o strumentale, 4)Aiutare a stabilire una regolare funzione intestinale nel corso di un programma di rieducazione intestinale. Clisteri con soluzione ipotonica e isotonica sono clisteri di grande volume che comportano un rapido svuotamento del colon. L’utilizzo di tali grandi volumi di soluzione (500-1000mL negli adulti e 150-250mL nei lattanti) può essere pericoloso per i pazienti con pareti intestinali indebolite, come quelli con infiammazione o infezione intestinale. Queste soluzioni richiedono spesso una preparazione e dei materiali particolari. In commercio sono disponibili preparati a base di soluzione ipertonica da somministrare in volumi più piccoli, da 70 a 130mL: sono soluzioni che attraggono l’acqua nel colon e questo stimola il riflesso di defecazione. Possono essere controindicate in pazienti per cui la ritenzione di sodio è un problema. Sono controindicate per i pazienti con insufficienza renale o con ridotta clearance renale perché questi pazienti hanno una compromessa capacità di espellere il fosfato in modo adeguato. CLISTERI DI RITENZIONE sono tenuti nell’intestino per un periodo prolungato per diversi motivi: 1.A base di olio; 2.Carminativi (farmaci per limitare la formazione e soprattutto il ristagno di gas); 3.Medicati; 4.Antielmintici. RIMOZIONE MANUALE DELLE FECI: Il fecaloma spesso impedisce il normale passaggio delle feci. È possibile il transito di piccole quantità di liquido intorno alla massa impattata. Il passaggio di infiltrazioni fecali liquide senza alcun passaggio di feci normali è segno dell’esistenza di un’occlusione. Prima di eseguire la rimozione manuale delle feci, si deve considerare una adeguata assunzione di liquidi e l’adattamento dei farmaci. Aumentare poi il contenuto di fibre negli alimenti, di acqua. La rimozione manuale deve essere prescritta dal medico. È una procedura molto scomoda e può causare grande disagio al paziente così come irritazione della mucosa rettale e sanguinamento. Può anche stimolare il nervo vago, con conseguente rallentamento della frequenza cardiaca. Si deve quindi interrompere immediatamente la procedura, monitore i PV e informare il medico. Procedura Spiegare la procedura al paziente Farsi assistere da una seconda persona nella procedura, che può rassicurare e confortare il paziente. Porre il paziente in posizione laterale, su un fianco. Coprire il paziente con un telo in modo da rispettare la sua privacy e consentire anche un facile accesso. Posizionare un telo di protezione sotto il paziente. Posizione la padella sul letto per depositarvi le feci rimosse. Tenere carta igienica e prodotti per la pulizia a portata di mano. Utilizzare guanti monouso Lubrificare il dito indica abbondantemente per ridurre l’irritazione al retto e inserire il dito delicatamente nel canale anale. Questo tende a causare disagio nel paziente se soprattutto la procedura non è eseguita lentamente e delicatamente. Muovere il dito intorno e all’interno della massa fecale indurita in modo da romperla. Chiedere al paziente di ponzare verso il basso e durante l’estrazione per facilitare la rimozione. Rimuovere l’ostruzione fecale a intervalli se particolarmente dura: questo consente di evitare disagio e irritazione, che possono danneggiare la mucosa intestinale.
approntare il materiale occorrente (padella normale o per fratture, carta igienica, guanti puliti monouso, altri DPI, telo impermeabile assorbente monouso per la padella o per il pappagallo, manopole monouso e detergente per la cute, salviettine umidificate per mani o cute), 2- eseguire l’igiene delle mani e indossare DPI, 3-identificare il paziente, 4-disporre il materiale vicino al letto, a portata di mano, 5- chiudere le tende intorno ad esso e chiudere se è possibile la stanza della porta, spiegare la procedura al paziente, accertare la capacità del paziente di aiutare nella procedura e le sue preferenze per quanto riguarda l’igiene, 6- indossare guanti monouso, 7-portare il letto ad un altezza comodo per lavorare, di solito all’altezza del gomito dell’operatore. Mettere il paziente in posizione supina, co n la testata del letto alzata di 30°,se non ci sono controindicazioni, 8-piegare indietro le lenzuola abbassandole in modo sufficiente per permettere il posizionamento della padella. Se non è presente il telo impermeabile sul letto e il tempo lo concede, considerare la possibilità di posizionare un telo impermeabile sotto i glutei del paziente prima di posizionare la padella, 9- chiedere al paziente di piegare le ginocchia e fargli sollevare il bacino. Se è necessario aiutarlo, mettere la mano più vicina sotto la parte bassa della sua schiena, col il palmo in alto e aiutarlo a sollevarsi, far scivolare la padella al suo posto con l’altro mano. 10- accertarsi che la padella sia nella posizione corretta e i glutei del paziente siano sul bordo arrotondato della padella normale o sulla parte poco profonda della padella per fratture, 11-sollevare la testata del letto fino a quasi una posizione seduta se tollerata, a meno che non ci siano controindicazioni, coprire con le lenzuola, 12- porre il dispositivo di chiamata e la carta igienica in una posizione facilmente raggiungibile per il paziente. Abbassare il letto, lasciare il paziente se si è certi che possa fare da solo, 13-rimuovere i guanti ed effettuare il lavaggio delle mani, registrare in cartella. RIMOZIONE PADELLA, 14- lavaggio mani, indossare guanti e i DPI se indicati, posizionare il letto ad una altezza confortevole. Disporre un recipiente, come un sacchetto di plastica per i rifiuti, per gettare la carta, 15- abbassare la testata del letto a circa 30°, rimuovere la padella come posizionata, ponendo attenzione a mantenerla ferma. Chiedere al paziente di piegare le ginocchia e sollevare i glutei dalla padella eventualmente aiutarlo, coprire la padella, 16-se il paziente ha bisogno di una mano per l’igiene, procedere nella pulizia, effettuando un solo passaggio dall’area pubica verso l’area anale, utilizzando manopole umidificate tiepide monouso e detergente per la pelle, posizionare il paziente su un lato e divaricare le natiche per pulire la zona anale, 17-non porre la carta igienica nella padella se è richiesto un campione o se la diuresi deve essere registrata, ma gettarla in apposito contenitore, 18-aiutare il paziente ad assumere una posizione confortevole controllando che le lenzuola siano asciutte nel caso sostituirle , rimuovere i guanti e assicurarsi che il paziente sia coperto. 19-porre in una posizione confortevole il paziente con campanello di chiamata vicino, 20- fornire al paziente l’occorrente per lavarsi le mani, 21- indossare i guanti per svuotare e pulire la padella, e gettarli in appositi contenitori, 22-rimuovore se utilizzati i DPI e lavarsi le mani. REGISTRARE IN CARTELLA. UTILIZZO DEL PAPPAGALLO: 1 - controllare la cartella clinica per eventuali limitazioni dell’attività fisica, approntare il materiale occorrente (padella normale o per fratture, carta igienica, guanti puliti monouso, altri DPI, telo impermeabile assorbente monouso per la padella o per il pappagallo, manopole monouso e detergente per la cute, salviettine umidificate per mani o cute), 2- eseguire l’igiene delle mani e indossare DPI, 3-identificare il paziente, 4-disporre il materiale vicino al letto, a portata di mano, 5- chiudere le tende intorno ad esso e chiudere se è possibile la stanza della porta, spiegare la procedura al paziente, accertare la capacità del paziente di aiutare nella procedura e le sue preferenze per quanto riguarda l’igiene, 6- indossare guanti, 7-aiutare il paziente in posizione adatta: in piedi vicino al letto, sdraiato su un fianco o sul dorso, seduto sul letto con la testa alzata, o seduto sul fianco del letto, 8- piegare indietro le lenzuola abbassandole in modo sufficiente per permettere il posizionamento del pappagallo 9- se il paziente non si alza, far allargare leggermente le gambe. Avvicinare il pene al pappagallo e posizionare completamente il pene all’interno del pappagallo. Mantenere la parte inferiore del pappagallo più bassa rispetto al pene. Se
necessario, aiutare il paziente a mantenere il pappagallo in posizione, 10- coprire il paziente con le lenzuola, 11- porre il dispositivo di chiamata e la carta igienica in una posizione facilmente raggiungibile per il paziente. Abbassare il letto, lasciare il paziente se si è certi che possa fare da solo, 12-rimuovere i guanti ed effettuare il lavaggio delle mani, registrare in cartella. RIMOZIONE PAPPAGALLO, 13- lavaggio mani, indossare guanti e i DPI se indicati, 14- abbassare le lenzuola del letto , rimuovere il pappagallo come posizionata, ponendo attenzione a mantenerla ferma, coprire il pappagallo, se il paziente ha bisogno di una mano per l’igiene, procedere nella pulizia, utilizzando manopole umidificate tiepide monouso e detergente per la pelle, 15-aiutare il paziente ad assumere una posizione confortevole controllando che le lenzuola siano asciutte nel caso sostituirle , rimuovere i guanti e assicurarsi che il paziente sia coperto. 16-porre in una posizione confortevole il paziente con campanello di chiamata vicino, 17- fornire al paziente l’occorrente per lavarsi le mani, 18- indossare i guanti per svuotare e pulire la padella, e gettarli in appositi contenitori, 19-rimuovore se utilizzati i DPI e lavarsi le mani. REGISTRARE IN CARTELLA. IGIENE ZONA PERINEALE PERSONA NON AUTONOMA Le misure per l’igiene personale promuovono il benessere fisico e psicologico. Le pratiche di igiene personale variano ampiamente tra le persone. È importante che la cura della persona sia effettuata in modo efficace e frequente per promuovere l’igiene personale e il benessere del paziente. La malattia acuta o cronica, l’ospedalizzazione e l’istituzionalizzazione possono rendere necessario modificare le pratiche igieniche. L’infermiere aiuta il paziente ad effettuare pratiche igieniche appropriate che può insegnare anche allo stesso o alle persone significative della sua famiglia. PRATICHE DI IGIENE Le pratiche igieniche comprendono la cura della cute, dei capelli e della pulizia delle unghie, della bocca, dei denti e dell’area perineale. Ci sono forti legami tra le buone pratiche igieniche e la salute di una persona. Le pratiche igieniche inadeguate possono alterare la salute di una persona. La salute generale di una persona influenza la salute della bocca e dei denti e l’igiene appropriata della bocca e dei denti influisce a sua volta sulla salute generale. L’area perineale è un’area calda e spesso umida che favorisce la crescita batterica. Il paziente che non è in grado di provvedere alla propria autocura in questa zona deve essere opportunamente aiutato. La mancata igiene spesso è causa di disagio fisico e psicologico per il paziente, come pure le lesioni cutanee o odori sgradevoli. Le attività e le pratiche di igiene possono proteggere la salute e prevenire le malattie. Le pratiche di igiene variano enormemente tra i gruppi e le persone. È importante rispettare le differenze nelle pratiche di igiene del paziente e fornire assistenza e informazioni in modo non giudicante. La malattia, l’intervento chirurgico o le lesioni possono ridurre la capacità di una persona di praticare le misure igieniche o la motivazione a seguire le abitudini a queste correlate. Debolezza, stordimento e paura di cadere possono impedire ad una persona di entrare in una vasca da bagno o in una doccia o di piegarsi per lavarsi gli arti inferiori. La malattia può anche creare l’esigenza di nuove misure di igiene o di modificare quelle esistenti. La presenza di dolore con una condizione acuta o cronica può influenzare la capacità di una persona di eseguire e/o sopportare le misure di igiene personale. PROCESSO INFERMIERISTICO PER L’IGIENE
sempre dall’area meno contaminata a quella più contaminata. Utilizzare una parte pulita del guanto di spugna per ogni passaggio. Sciacquare bene l’area con sola acqua. 5- Nel caso dell’uomo pulire la punta del pene muovendo il guanto di spugna con un movimento circolare dal meato verso l’esterno. Lavare l’asta peniena verso l’area pubica. Procedere sempre dall’area meno contaminata a quella più contaminata. Sciacquare bene l’area con solo acqua. Se il paziente è circonciso, retrarre il prepuzio durante il lavaggio del pene, in posizione sopra il glande, per evitare la costrizione del pene. Lavare e risciacquare lo scroto del paziente. Manipolare lo scroto, che contiene i testicoli, con delicatezza perché l’area è sensibile. 6-Asciugare le aree pulite e applicare un emolliente come indicato. Evitare l’uso di polveri, che possono diventare un mezzo che favorisce la crescita batterica. 7- Ruotare il paziente di lato e continuare con l’igiene della zona perineale. Continuare procedendo dall’area meno contaminata a quella più contaminata. 8- Donna pulire dalla vagina verso l’ano. 9- Nei pazienti di entrambi i sessi utilizzare sempre l’area pulita dell’asciugamano ad ogni passaggio fino a pulizia completata. Sciacquare e asciugare l’area. 10- Togliere i guanti ed eseguire l’igiene delle mani. Continuare con altri interventi igienici come necessario. Nei pazienti incontinenti è necessaria una particolare attenzione alla cura del perineo. La cura della cute dovrebbe includere, in questi casi, misure volte a ridurre l’iperidratazione (eccessiva esposizione all’umidità), ridurre l’esposizione all’ammoniaca e ai batteri e ridurre l’attrito. Durante l’igiene di routine, rimuovere dalla cute lo sporco e gli irritanti, e pulire l’area quando la cute è esposta agli irritanti. È consigliato l’uso di detergenti cutanei perineali, creme idratanti e barriere anti-umidità. Questi prodotti aiutano a promuovere la guarigione e a prevenire ulteriori lesioni cutanee. SICUREZZA E COMFORT DEL LETTO L’infermiere ha la responsabilità di garantire un letto sicuro e confortevole. Il tipico letto ospedaliero ha una struttura metallica motorizzata in tre sezioni, che permette di sollevare o abbassare l’altezza del letto e di regolare la posizione della testa e dei piedi. È necessario sapere come funziona il letto e spiegarlo fattivamente al paziente. I letti possono essere prescritti anche per l’uso domiciliare. Le sponde laterali vengono usate per fornire assistenza nello spostamento a letto, e l’accesso ai comandi del letto è spesso posto su di esse. Utilizzare le sponde laterali quando indicato e secondo il protocollo della struttura sanitaria. Bloccare le ruote del letto quando è fermo per impedire che si sposti mentre il paziente si sposta autonomamente per mettersi in posizione verticale o quando viene mobilizzato dal personale infermieristico. Gli infermieri hanno la possibilità di garantire la sicurezza e il comfort del paziente nel posto letto. 1-Letto nella sua posizione più bassa, 2-Posizione del letto sicura per il paziente, 3- Controlli del letto funzionanti, 4-Campanello di chiamata funzionante e sempre a portata di mano, 5-Barriere laterali sono sollevate, 6- Ruote, rotelle del letto sempre bloccate. Il materasso ospedaliero è solido e rivestito di un materiale idrorepellente, che può essere facilmente pulito con una soluzione battericida quando viene assegnato un altro paziente. Sono disponibili vari tipi di letti e materassi terapeutici progettati per ridurre o alleviare gli effetti dannosi della pressione sulla cute. Biancheria da letto coprimaterassi, lenzuola, pannoloni, federe, coperte, copriletti, coperte, biancheria da bagno. MOVIMENTAZIONE DEL PAZIENTE AL LETTO La movimentazione e i trasferimenti del paziente in sicurezza prevedono l’utilizzo di criteri di accertamento, di algoritmi per decidere la movimentazione, e una corretta utilizzazione dei dispositivi da utilizzare. Bisogna mantenere il paziente in buon allineamento e proteggerlo contro eventuali lesioni durante la movimentazione. TRASFERIMENTO SICURO DEL PAZIENTE si devono seguire una serie di linee guida: 1- Accertare il paziente. Conoscere la diagnosi medica, le capacità e qualsiasi movimento non consentito del
paziente. Applicare al paziente il dispositivo. 2- Accertare la capacità del paziente di collaborare nel movimento pianificato. Incoraggiare il paziente a collaborare al proprio trasferimento. Incoraggiare il paziente a svolgere compiti che sono entro i limiti delle se capacità promuove la sua indipendenza. 3- Accertare la capacità del paziente di comprendere le istruzioni e collaborare con il personale per eseguire il movimento. 4-Utilizzare uno strumento di accertamento per la movimentazione sicura del paziente e il processo decisionale correlato. 5- Durante l’intera manovra di trasferimento del paziente, se è necessario sollevare più di 16kg di peso, il paziente deve essere considerato completamente dipendente e si devono utilizzare i dispositivi di assistenza per il trasferimento. 6-Assicurarsi che sia disponibile abbastanza personale per eseguire la manovra di mobilizzazione in massima sicurezza. 7-Accertare se l’area presenta problemi di ingombro e di accessibilità al paziente e se c’è la disponibilità dei necessari dispositivi. Rimuovere eventuali ostacoli. 8- Decidere quale apparecchiatura utilizzare. Si dispone di protocolli passo- dopo-passo o algoritmi che aiutano nel processo decisionale per evitare lesioni al personale e ai pazienti. Utilizzare ausili di movimentazione, apparecchi di trasferimento e dispositivi di assistenza. 9-Pianificare con attenzione che cosa si deve fare prima di movimentare o sollevare un paziente. Accertare la mobilità delle apparecchiature utilizzate. Chiedere aiuto ad un altro caregiver. 10- Spiegare al paziente che cosa si ha intenzione di fare. Quindi utilizzare le abilità di cui il paziente dispone per collaborare alla manovra. 11-Se il paziente ha dolore, somministrare l’analgesico prescritto con sufficiente anticipo rispetto al trasferimento per consentirgli di partecipare al movimento più agevolmente. 12-Elevare il letto in modo da lavorare ad una altezza che è comoda e sicura per l’operatore. 13-Bloccare le ruote del letto, della sedia a rotelle o della barella in modo che non scivolino mentre si sta mobilizzando il paziente. 14- Assicurarsi che il paziente sia in buon allineamento corporeo mentre viene movimentato e sollevato per proteggerlo da affaticamento muscolare e lesioni. 15- Sostenere il corpo del paziente correttamente. Evitare di afferrare e tenere un arto per i suoi muscoli. 16- Evitare l’attrito sulla cute del paziente durante la mobilizzazione. 17- Utilizzare i dispositivi di riduzione dell’attrito, quando possibile, in particolare durante i trasferimenti laterali. 18- Spostare il proprio corpo e il paziente in un movimento uniforme e ritmico. I movimenti bruschi tendono ad aumentare lo sforzo sui muscoli e sulle articolazioni e sono disagevoli per il paziente. 19- Per la movimentazione del paziente, utilizzare dispositivi meccanici quali sollevatori, scivoli, sedie di trasferimento, o cinture per deambulazione. Assicurarsi di conoscere il corretto funzionamento del dispositivo e che il paziente sia adeguatamente protetto e informato di ciò che accadrà. I pazienti che non capiscono o che hanno paura possono non essere in grado di collaborare e possono provocare lesioni al personale oltre che a se stessi. 20- Assicurarsi che i dispositivi utilizzati soddisfino i requisiti di peso. I pazienti bariatrici richiedono ausili e dispositivi di trasferimento bariatrici. APPARECCHI E DISPOSITIVI PER L’ASSISTENZA : Si possono usare molti dispositivi ed apparecchi per l’assistenza per trasferire, riposizionare e sollevare i pazienti. È importante utilizzare il presidio adeguato in base all’accertamento del paziente e ai movimenti da eseguire. CINTURE PER DEAMBULAZIONE è un dispositivo utilizzato per il trasferimento dei pazienti e per fornire loro assistenza nella deambulazione. La cintura è dotata di maniglie con impugnatura, viene posizionata intorno alla vita del paziente e fissata con una chiusura a strappo. Le maniglie possono essere poste in barie configurazioni in modo che il caregiver possa avere un accesso, una presa e un controllo migliore del paziente. È usato per aiutare il paziente ad alzarsi in piedi e fornisce stabilità durante la procedura di sollevamento. Permette all’infermiere di aiutare nella deambulazione i pazienti che hanno una sufficiente forza nelle gambe, possono collaborare e richiedono una minima assistenza. Queste non vanno usate con i pazienti con incisioni all’addome o al torace. ALZAPERSONA servono per pazienti che hanno bisogno di una assistenza minima per mettersi in piedi. Con un sostegno adeguato su cui fare presa, questi pazienti sono in grado di alzarsi in piedi da soli. Sono molti i tipi di dispositivi che aiutano il paziente ad alzarsi. Sono indipendenti oppure si fissano al letto a alla sedia a rotelle. Altri presidi sono dotati di una barra, a cui il paziente di aggrappa per alzarsi, e di un
POSIZIONAMENTO PROTETTIVO quando possibile, insegnare al paziente e ai suoi famigliari quanto segue: 1- Le corrette tecniche di posizionamento, 2- La necessità di cambiare posizione di frequente, almeno ogni 2 ore. 3-L’importanza di usare i cambiamenti di posizione come momenti per svolgere esercizio con gli arti e valutare e massaggiare le aree di pressione. Quando il paziente non è in grado di cambiare posizione in modo indipendente, utilizzare un programma di rotazione di posizione, affisso al capezzale, per assistere il paziente a eseguire le necessarie rotazioni e documentarle in cartella. POSIZIONE DI FOWLER la posizione semi-seduta richiede che la testata del letto sia elevata da 45 a 60 gradi. È usata per promuovere il funzionamento cardiaco e respiratorio perché gli organi addominali in questa posizione forniscono lo spazio massimo nella cavità toracica. Questa è anche la posizione di scelta per mangiare, conversare ed eseguire l’eliminazione urinaria e intestinale. Nella posizione di Fowler alta, la testata del letto è elevata a 90 gradi. I glutei sopportano il peso principale del corpo e i talloni, l’osso sacro, le scapole sono a rischio di lesioni cutanee e richiedono un accertamento frequente. POSIZIONE SUPINA il paziente è sdraiato sul dorso, con la testa e le spalle leggermente rialzate con un cuscino, salvo controindicazioni. POSIZIONE LATERALE il paziente è sdraiato su un lato e il peso principale del corpo è supportato dal versante laterale della scapola inferiore e dal versante laterale dell’ileo inferiore. È una comoda alternativa alla posizione supina per il paziente a riposo nel letto. La posizione obliqua, una variante della posizione laterale sdraiata, è raccomandata come alternativa alla posizione laterale sdraiata perché pone una pressione minore sulla regione trocanterica. Il paziente si gira verso il lato con l’anca della gamba flessa a un angolo di 30 gradi e il ginocchio flesso a 35 gradi. Una variazione della posizione laterale è la posizione di Sims: il paziente è sdraiato su un lato, con la parte inferiore del braccio posta dietro e quella superiore flessa a livello della spalla e del gomito. Il peso principale del corpo è sostenuto dai versanti anteriori dell’omero, della clavicola e dell’ileo. POSIZIONE PRONA la persona giace sdraiata sull’addome con la testa girata di lato. Il corpo è dritto, perché le spalla, la testa e il collo sono in posizione eretta, le braccia sono posizionate facilmente in corretto allineamento con il cingolo scapolare, i fianchi sono estesi, e le ginocchia sono in una posizione che ne impedisce la flessione o l’iperestensione. Aiuta a prevenire le contratture in flessione delle anche e delle ginocchia. ASSISTENZA NELLA MOVIMENTAZIONE LATERALE DEL PAZIENTE A LETTO Un paziente non è in grado di cambiare posizione nel letto senza assistenza. Gli infermieri devono usare la loro conoscenza del corretto allineamento per spostare il paziente dal dorso al fianco, dal dorso all’addome e dall’addome al dorso. È necessario usare una imbracatura full body e farsi aiutare da due o più assistenti. Il letto deve essere all’altezza dei gomiti dei caregiver per garantire una comoda altezza di lavoro. ALZARSI NEL LETTO se il paziente è in grado di collaborare nella manovra, l’assistenza di un caregiver non è necessaria e il paziente può utilizzare, se necessario, un dispositivo per il posizionamento in maniera automa. Si deve lasciare che egli completi la movimentazione in modo indipendente, con il controllo della sicurezza da parte dell’infermiere. Se il paziente è solo parzialmente in grado di eseguire la movimentazione, incoraggiarlo a collaborare usando un dispositivo per il posizionamento o seguendo indicazioni appropriate suggerite dall’infermiere. Se il paziente non è in grado di collaborare, utilizzare un sollevatore con imbracatura per il tutto il corpo e due o più caregiver. LETTO – BARELLA si deve prestare molta attenzione quando si sposta un paziente dal letto alla barella, per evitare lesioni allo stesso e ai caregiver. Se il paziente è completamente in grado di collaborare al trasferimento, lasciare che egli completi la movimentazione in modo indipendente, con il controllo della sicurezza da parte dell’infermiere. Se il paziente è parzialmente in grado o non lo è per nulla, e pesa meno di 90kg, movimentarlo usando un dispositivo per ridurre l’attrito. Se il peso è superiore ai 90kg, è obbligatorio usare un dispositivo per ridurre lo sfregamento e tre caregiver. Se il paziente è in caso di incoscienza o è debole, sono necessari altri caregiver per supportare arti e testa. LETTO – SEDIA sicurezza e comfort sono le preoccupazioni
principali quando si assiste il paziente a uscire dal letto. L’accertamento preliminare dei parametri vitali fornisce i dati di base. I dati successivi determinano l’effetto di questa attività sul paziente. L’abbigliamento del paziente deve essere sufficiente per evitargli imbarazzo e fornirgli calore senza ostacolare i suoi movimenti. Accertare la capacità del paziente di sopportare il proprio peso nel determinare il metodo appropriato per il suo trasferimento e l’aiuto necessario per tale manovra. I pazienti che non sono in grado di sopportare il proprio peso dovrebbero essere movimentati con l’auto di un sollevatore con imbracatura per tutto il corpo e due caregiver. ROTOLAMENTO quando un paziente ha una lesione vertebrale o è stato sottoposto ad intervento chirurgico al collo, dorso, colonna vertebrale, spesso è necessario mantenere il corpo in allineamento rettilineo durante la mobilizzazione del paziente. Sono necessari due o tre infermieri. Non eseguire mai questa manovra da soli. Non girare testa, colonna vertebrale, spalle, ginocchia o fianchi del paziente durante il rotolamento. MOVIMENTO E ALLINEAMENTO NORMALI ALLINEAMENTO O POSTURA DEL CORPO una buona postura, o corretto allineamento del corpo, è l’allineamento delle parti del corpo che permettono un equilibrio muscoloscheletrico e un funzionamento ottimali e promuove il sano funzionamento fisiologico. EQUILIBRIO un corpo in corretto allineamento è equilibrato. Il baricentro di un oggetto è il punto in cui è centrale tutta la sua massa o peso. Quando si è in piedi, il centro di gravità si trova nel centro della pelvi, circa a metà strada tra ombelico e sinfisi pubica. La linea di gravità è una linea verticale che passa attraverso il centro di gravità. La base di appoggio è la struttura che provvede alla stabilità di un oggetto. Più ampia è la base di appoggio e minore il centro di gravità, maggiore sarà la stabilità dell’oggetto. L’equilibrio di un corpo aumenta quando la persona allontana i piedi e flette i fianchi e le ginocchia. Questa posizione allarga la base di appoggio e riduce il baricentro. MOVIMENTO COORDINATO DEL CORPO il movimento coordinato del corpo è la capacità dei muscoli di agire di concerto per produrre il movimento voluto. I principali gruppi muscolari sono i flessori, gli estensori e gli abduttori delle cosce, i flessori e gli estensori delle ginocchia e i flessori e gli estensori delle parti superiori e inferiori delle braccia. RIFLESSI POSTURALI si indica il gruppo di riflessi che mantengono la posizione e l’equilibrio del corpo, a riposo o durante il movimento. Il funzionamento integrato dell’apparato muscoloscheletrico e del sistema nervoso è essenziale per l’allineamento e l’equilibrio del corpo. MECCANICA DEL CORPO è l’uso di appropriate posizioni del corpo per fornire una protezione contro lo stress del movimento e dell’attività fisica, in particolare per quanto riguarda la struttura, la funzione e la posizione del corpo stesso. Comprende il corretto movimento del corpo nelle attività quotidiane, la prevenzione e la correzione dei problemi correlati alla postura e il potenziamento del coordinamento e della resistenza. L’uso corretto della meccanica del corpo è una parte della prevenzione delle malattie e della promozione della salute. Molte attività della pratica infermieristica, dal semplice spostamento di una sedia, al riposizionamento del carrello dei farmaci o allo spegnimento di un allarme al monitor, richiedono la comprensione e l’uso di questi principi. GESTIONE ERGONOMICA DELL’ASSISTENZA AL PAZIENTE i compiti correlati alla movimentazione del paziente sono la causa primaria dei disturbi muscoloscheletrici tra gli infermieri. La gestione ergonomica dell’assistenza al paziente è la pratica di organizzare in modo integrato le apparecchiature e i compiti di lavoro al fine di conformarli alla capacità del lavoratore in relazione all’assistenza al paziente. È molto importante inglobare l’approccio ergonomico nella pratica infermieristica e nell’assistenza al paziente. È necessario movimentare un paziente che è debole o incapace di muoversi da solo. Anche le attività di assistenza ripetitive di routine, come cambiare le lenzuola o fare il bagno ai pazienti, hanno il potenziale di causare lesioni dorso-lombari. Un approccio più efficace per un trasferimento sicuro dei pazienti deve includere i criteri di accertamento del paziente, gli algoritmi per decidere in che modo eseguire la movimentazione dei pazienti, le attrezzature specializzate per la movimentazione dei pazienti da usare correttamente tenendo conto di una appropriata meccanica