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Latino autori: Petronio, Quintiliano, Seneca, Lucano, Giovenale e Tacito, Schemi e mappe concettuali di Latino

Riassunto autori: Petronio, Quintiliano, Seneca, Lucano, Giovenale e Tacito

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

In vendita dal 19/05/2023

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PETRONIO
1 la questione dell’autore del satyricon
Satyricon è un’opera narrativa attribuita ad un autore chiamato petronio arbitro. Grande
dibattito in merito all’identificazione di tale personaggio e alla datazione dell’opera. Oggi gli
studiosi collocano l’opera nel I secolo d.c. e riconoscono proprio Petronio come autore.
Tacito ne parla dicendo che si tratta di un personaggio molto in vista alla corte di Nerone e
che nel 66 viene condannato a morte. Infatti la sua posizione privilegiata nei confronti di
nerone aveva suscitato l’odio di tigellino ovvero il prefetto del pretorio, che lo accusò di
essere amico del promotore della congiura pisoniana che venne sedata da nerone nel 65. A
causa di ciò egli verrà costretto a morire (suicidarsi).
Tacito afferma anche che Petronio nonostante la sua condanna continuò con il suo
anticonformismo e la sua disinvoltura, infatti nel suo stesso testamento al posto di adulare
nerone e tigellino “descrisse le turpitudini” del principe e glielo inviò.
Identificazione dell’autore con Petronio: il ritratto fatto da tacito su petronio sembra
corrispondere agli orientamenti e ai gusti dello scrittore e inoltre alcuni dati e elementi precisi
presenti nell’opera rimandano all’età di nerone e non al II secolo.
Tra questi abbiamo:
- citati cantanti, gladiatori e attori celebri ai tempi di nerone
- nell’opera un personaggio è in polemica con l’epos di lucano, cui contrappone un suo
“bellum civile”
- un inserto poetico è costituito da “troiae halosis” (nerone aveva scritto un poemetto
con la stesso titolo)
- riferimenti e allusioni parodistiche ai temi e allo stile di seneca filosofo
Aspetto linguistico: uso di volgarismo presenti solo nei testi più tardi e che riproducono la
lingua parlata dagli strati più bassi della popolazione (prima generi in cui non sono presenti
volgarismi).
2 contenuto dell’opera
Il satyricon ci è pervenuto in forma frammentaria, infatti originariamente l’opera doveva
essere molto più estesa. La materia è stata ordinata in 141 capitoli a cui si aggiungono
frammenti minori. La vicenda è narrata in prima persona da un giovane di nome Encolpio
che rievoca le esperienze di un viaggio compiuto in compagnia di Gitone, di cui è
innamorato.
5 blocchi narrativi (la metà di ciò che si è conservato riguarda la scena della cena che
avviene a casa di trimalcione). pag 836 c’è il riassunto dell’opera quindi è inutile che cerco di
fare un riassunto del riassunto :)
4 il mondo del satyricon: il realismo petroniano
Satyricon è un capolavoro di comicità: il comico è presente dall’umorismo più raffinato alla
battuta oscena. I personaggi e gli ambienti descritti sono quelli dei ceti sociali più bassi,
infatti la materia trattata riguarda la vita quotidiana della gente comune, di cui viene data una
rappresentazione realistica, spesso grottescamente deformata. L’opera si inserisce nella
tradizione di realismo comico in cui occupa una posizione peculiare data da
un’immediatezza e una concretezza uniche e insuperabili (no convenzioni tipiche della
commedia). Nei confronti del mondo che rappresenta, petronio mantiene un atteggiamento
superiore e distaccato, senza alcun compiacimento e coinvolgimento: descrive con
spregiudicatezza, capacità critica e allo stesso tempo spirito ironico, malizioso e scettico.
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PETRONIO

1 la questione dell’autore del satyricon Satyricon è un’opera narrativa attribuita ad un autore chiamato petronio arbitro. Grande dibattito in merito all’identificazione di tale personaggio e alla datazione dell’opera. Oggi gli studiosi collocano l’opera nel I secolo d.c. e riconoscono proprio Petronio come autore. Tacito ne parla dicendo che si tratta di un personaggio molto in vista alla corte di Nerone e che nel 66 viene condannato a morte. Infatti la sua posizione privilegiata nei confronti di nerone aveva suscitato l’odio di tigellino ovvero il prefetto del pretorio, che lo accusò di essere amico del promotore della congiura pisoniana che venne sedata da nerone nel 65. A causa di ciò egli verrà costretto a morire (suicidarsi). Tacito afferma anche che Petronio nonostante la sua condanna continuò con il suo anticonformismo e la sua disinvoltura, infatti nel suo stesso testamento al posto di adulare nerone e tigellino “descrisse le turpitudini” del principe e glielo inviò. Identificazione dell’autore con Petronio: il ritratto fatto da tacito su petronio sembra corrispondere agli orientamenti e ai gusti dello scrittore e inoltre alcuni dati e elementi precisi presenti nell’opera rimandano all’età di nerone e non al II secolo. Tra questi abbiamo:

  • citati cantanti, gladiatori e attori celebri ai tempi di nerone
  • nell’opera un personaggio è in polemica con l’epos di lucano, cui contrappone un suo “bellum civile”
  • un inserto poetico è costituito da “troiae halosis” (nerone aveva scritto un poemetto con la stesso titolo)
  • riferimenti e allusioni parodistiche ai temi e allo stile di seneca filosofo Aspetto linguistico: uso di volgarismo presenti solo nei testi più tardi e che riproducono la lingua parlata dagli strati più bassi della popolazione (prima generi in cui non sono presenti volgarismi). 2 contenuto dell’opera Il satyricon ci è pervenuto in forma frammentaria, infatti originariamente l’opera doveva essere molto più estesa. La materia è stata ordinata in 141 capitoli a cui si aggiungono frammenti minori. La vicenda è narrata in prima persona da un giovane di nome Encolpio che rievoca le esperienze di un viaggio compiuto in compagnia di Gitone, di cui è innamorato. 5 blocchi narrativi (la metà di ciò che si è conservato riguarda la scena della cena che avviene a casa di trimalcione). pag 836 c’è il riassunto dell’opera quindi è inutile che cerco di fare un riassunto del riassunto :) 4 il mondo del satyricon: il realismo petroniano Satyricon è un capolavoro di comicità: il comico è presente dall’umorismo più raffinato alla battuta oscena. I personaggi e gli ambienti descritti sono quelli dei ceti sociali più bassi, infatti la materia trattata riguarda la vita quotidiana della gente comune, di cui viene data una rappresentazione realistica, spesso grottescamente deformata. L’opera si inserisce nella tradizione di realismo comico in cui occupa una posizione peculiare data da un’immediatezza e una concretezza uniche e insuperabili (no convenzioni tipiche della commedia). Nei confronti del mondo che rappresenta, petronio mantiene un atteggiamento superiore e distaccato, senza alcun compiacimento e coinvolgimento: descrive con spregiudicatezza, capacità critica e allo stesso tempo spirito ironico, malizioso e scettico.

il susseguirsi frenetico di vicende complicate e di un caotico disordine fa emergere un senso di precarietà e insicurezza, una visione della vita frantumata e oscurata dal pensiero incombente della morte. Stile: lo stile è duttile poiché si adatta alle differenti situazioni e diviene il mezzo per presentare i personaggi. predomina il linguaggio colloquiale, ma sono presenti molte differenze sul modo di esprimersi dei personaggi:

  • narratore (encolpio): semplice, paratattico, aperto a grecismi e colloquialismi e con rari volgarismi
  • in rare occasioni il linguaggio del narratore e dei personaggi più colti si eleva, facendosi elaborato
  • sermo vulgaris dei personaggi incolti (es trimalchione): linguaggio colloquiale basso, fortemente espressivo, ricco irregolarità e pieno di volgarismi La lingua diviene quindi uno strumento di derisione e parodia nei confronti dei ceti emergenti, che egli guarda con disprezzo disgustato dalla volgarità (capace di essere superiore grazie all’ironia). Inoltre il linguaggio non è spontaneo come appare ma è il frutto di un’abile stilizzazione (esercizio stile). 5 eredità di petronio L’unica testimonianza antica su petronio è quella di tacito. E’ probabile che il suo testo a causa dei contenuti sia stato escluso dalle scuole e abbia subito tagli. A questo è dovuto il silenzio del medioevo riguardo a questa opera. Nel 1654 in Dalmazia venne ritrovato un codice contenente “la cena” e da questa scoperta iniziò la fortuna del testo superstite di petronio. Il satyricon influenzò il romanzo picaresco spagnolo (personaggi di bassa estrazione sociale che affrontano avventure di ogni tipo) e il romanzo libertino francese del settecento (peripezie, intrighi e fughe). l’opera di petronio divenne una lettura alla moda nei salotti. Nell’ottocento i massimi esponenti del realismo francese (balzac e flaubert) riconobbero in lui il precursore della loro poetica realista. Il satyricon ebbe un enorme successo anche tra i rappresentanti del decadentismo europeo: venne citato da huysmans nel romanzo controcorrente e anche da oscar wilde nel ritratto di dorian gray. Petronio divenne noto con il romanzo quo vadis? di sienkiewicz che ne fece il simbolo della decadenza morale del mondo imperiale. nel XX secolo la sua opera viene ancora apprezzata. nel 1969 vi fa la trasposizione cinematografica a opera di Fellini. La critica letteraria pone ancora grande attenzione a questa opera in quanto si tratta di un unicum (esemplare unico) nel panorama della letteratura latina. QUINTILIANO 1 vita e cronologia dell’opera Nasce a Calagurris in Spagna tra il 30 e 40 d.c. Studia a roma e poi svolge l’attività di avvocato. Inoltre insegnò retorica per vent’anni da 70 a 90 e ottenne un grande riconoscimento pubblico: fu tra i primi professori finanziati dello stato. Una volta ritirato dall’insegnamento, domiziano gli affidò l’istruzione di due pronipoti che erano destinati alla successione imperiale. In questo periodo scrisse due opere: “le cause della decadenza dell’oratoria” che non ci è pervenuta e institutio oratoria, la sua opera maggiore.

misura nell’uso dei procedimenti retorici, dovuta alla ricerca sfrenata del consenso da parte del pubblico. il fine dei nuovi oratori è il piacere di chi ascolta, essi mirano a delectare quindi a persuadere.

  • quintiliano utilizza numerose figure retoriche per conferire all’opera “una certa eleganza” Seneca 1 La vita Nasce a Cordova (Spagna) tra il 12 a.c. e il 1 a.c., probabilmente nel 4 a.c. Studia retorica e filosofia a Roma. Nell’Epistulae ad Lucilium ricorda 3 maestri della sua giovinezza: il retore e filosofo Papirio Fabiano, lo stoico Attalo, il neopitagorico Sozione (da cui prende i costumi austeri). Inizialmente sceglie di vivere una vita contemplativa, poi per non dispiacere il padre compie il cursus honorum che lo porta a ricoprire la questura. Ebbe rapporti difficili con gli imperatori, in particolare con Caligola che progetta di ucciderlo ma poi desiste, e con Claudio che, spinto dalla moglie messalina, nel 41 d.c. lo manda in esilio in Corsica per aver compito adulterio con Giulia Livilla, sorella di Caligola. Nel 49 viene richiamato a corte dalla nuova moglie di Claudio agrippina per fare da insegnante al figlio Nerone. Quando Nerone diventa princeps, nel 54, non è ancora 18enne e Seneca si trova a gestire l’impero come consigliere imperiale insieme a Agrippina e al prefetto del pretorio Afranio Burro. Nel 59 Nerone uccide la madre e Seneca rimane al suo fianco finché nel 62 Burro muore e diventa prefetto del pretorio Tigellino. A questo punto Seneca chiede il permesso di ritirarsi a vita privata per dedicarsi ai suoi studi (secessus), realizzando la vita contemplativa che voleva in gioventù. A causa della congiura pisoniana viene accusato di aver collaborato e lo constrinsero a togliersi la vita. Opere: Dialoghi, trattati, le epistulae ad lucilium, le tragedie, l’Apokolokyntosis. 2 Dialogi: Gruppo di 10 opere di argomento filosofico con il titolo Dialogi. Nei dialoghi senechiani l’autore parla sempre in prima persona e ha come interlocutore il dedicatario dell’opera. L’impianto si differenzia dall’impostazione tipica dei dialoghi (più personaggi che parlano in un ambientazione drammatica e ambientazione storica), ed è influenzato dal genere della diatriba cinico-stoica. Impostazione discorsiva, tendenza a rivolgersi al destinatario, introduzione di obiezioni e osservazioni di un interlocutore fittizio portavoce di opinioni comuni, che non si identifica con il dedicatario (e talora è impersonale). -Dialoghi di genere consolatorio
  1. La consolatio ad Marciam. Scritta prima dell’esilio, forse nel 37 d.c.. Seneca vuole consolare Marcia, donna dell’alta società, per la perdita del figlio Metilio. Utilizza il

repertorio tipico della tradizione delle consolazioni filosofiche: la morte non è un male, o infatti è un passaggio a una vita migliore o la cessazione di ogni sofferenza. Conclude con un elogio di metilio, immaginando che il nonno Cremuzio lo accolga in cielo.

  1. La consolatio ad Helviam matrem. Scritta dopo esilio (42 o 43 d.c) si rivolge a sua madre e cerca di consolarla per il suo esilio, cercando di dimostrare che l’esilio non è un male ma un semplice cambiamento di luogo che non può togliere al saggio l’unico bene, la virtù. Inoltre il sapiente secondo il cosmopolitismo stoico ha come patria l’intero mondo.
  2. Consolatio ad polybium. Scritta nel 43/44 d.c., mostra un atteggiamento molto diverso. Si rivolge a un potente liberto dell’imperatore Claudio, Polibio, per la morte del fratello. È una consolatio mortis e ne usa il repertorio tipico (ineluttabilità del destino, morte come fine della sofferenza etc), tuttavia in realtà il suo scopo era che Polibio intercedesse in suo favore con Claudio. La consolatio è il pretesto per la propria supplica e il filosofo si dedica a elogi nei confronti ti Claudio e della sua giustizia e magnanimità n cerca della grazia. -Dialoghi trattati
  3. De ira—>Unico in tre libri, posteriore alla morte di Caligola (41) perché afferma che l’ira non sia mai accettabile come sentimento, in quanto offusca la ragione. Poi indica dei rimedi a essa. Tra gli esempi spicca quello di Caligola, dipinto come una belva assetata di sangue e porta numerose prove della sua ira.
  4. De brevitate vitae—> scritto nell’anno in cui torna dall’esilio (49). Dedicato all’amico Paolino. Sostiene che gli uomini sbagliano a lamentarsi che la vita sia breve perché se vissuta bene la vita non lo è affatto. Gli uomini però sprecano la loro vita in occupazioni inutili, il filosofo li chiama occupati, mentre il sapiente è colui che non si fa condizionare dall’esterno (che ha l’autarkeia).
  5. De vita beata—> divisa in due parti, nella prima Seneca espone la dottrina stoica sulla felicità, che consiste nella vita secondo natura e quindi per l'uomo secondo ragione. Polemizza contro gli epicurei per cui il sonno bene è il piacere, invece è la virtù. Nella seconda parte si difende dalle accuse che gli muovevano i loro nemici di possedere enormi ricchezze in contrasto con l’austerità prescritta dallo stoicismo. Seneca dice che lui non ama le ricchezze ma preferisce averle perché gli permettono di avere un campo più grande per esercitare la virtù.
  6. De tranquillitate animi—> periodo in cui è collaboratore di di Nerone (54-62). È dedicata all’amico anneo sereno. Seneca immagina che gli chieda aiuto trovandosi in una situazione di instabilità spirituale. Seneca descrive le manifestazioni di un animo inquieto e insoddisfatto poi ne presenta dei rimedi pratici: amicizia, parsimonia, frugalità, serena accettazione delle avversità.
  7. De otio—> periodo appena antecedente o successivo al ritiro (62). Si rivolge ad Anneo Sereno. Affronta il tema della scelta tra vita contemplativa o vita attiva, (impegno o disimpegno). Sostiene la validità della scelta dell’otium, osservando che secondo gli stoici l’intellettuale deve intervenire se non gli è impedito, mentre secondo gli epicurei gli intellettuali devono intervenire solo se necessario, ma nella società a lui contemporanea non succede mai che un intellettuale possa agire coerentemente con i propri principi, perciò le due scelte coincidono.
  8. De providentia.—> si rivolge all’amico lucilio (quello delle epistulae), il quale gli chiede come mai i buoni sono colpiti dai mali se nel mondo governa la provvidenza

L’opera si risolve in un elogio del principe Aps.Seneca proietta un modello ideale: i comportamenti che gli attribuisce sono un programma politico che lo esorta a realizzare fingendo di considerare attuate le sue speranze. De beneficiis. È diviso in sette libri, dedicato a e Bruzio liberale.segue come al solito fonti storiche, da precetti sul retto modo di fare e di ricevere benefici. Offre una casistica molto minuta affrontando i temi dell’aiuto reciproco dei doveri rispetto agli inferiori, della liberalità della riconoscenza e dell’ingratitudine. Le Naturales quaestiones. Scritta negli anni del ritiro, dopo il secessus. Si tratta di un trattato sui fenomeni atmosferici e naturali, in sette libri, dedicato a Lucilio, destinatario delle epistulae. Si propone uno scopo morale: liberare gli uomini dal timore che nasce dall’ignoranza dei fenomeni naturali.nel trattato viene esaltata la ricerca scientifica, considerata il mezzo con cui l’uomo può innalzarsi al di sopra di ciò che è puramente umano ed elevarsi fino alla conoscenza delle realtà divine. Il filosofo nel concludere la sua opera si augura che gli uomini si impegnino maggiormente nello studio dei fenomeni naturali ed esprime la certezza che in futuro, sia pure lontano, il progresso scientifico porterà alla luce la verità ancora ignote. 4 Le Epistulae ad Lucilium. Titolo: Epistulae morales ad Lucilium. È l’opera filosofica più importante di Seneca, in cui il filosofo esprime in modo più maturo e personale la sua visione della vita e dell’uomo e ci lascia il suo ultimo messaggio.è una raccolta di lettere scritte dopo il ritiro dall’attività politica, dunque dal 62 al 65.se ne sono conservate con qualche lacuna 124 in 20 libri. Il destinatario è Lucilio Yun Your e, un amico a cui Seneca dedico anche le naturales questiones e il dialogo de providentia. Le epistole sono una riflessione su problemi di filosofia morale. Seneca si presenta come un uomo che, giunto alla vecchiaia, si ritira dalle occupazioni in cui ho sprecato gran parte della sua vita e si dedica esclusivamente allo studio. Egli assume l’atteggiamento del consigliere e del maestro, per aiutarlo a raggiungere quella sapienza che tuttavia ammette gli stesso di non possedere ancora. Quelle a Lucilio sono epistole letterarie cioè scritte per essere pubblicate, primo epistolario propriamente letterario in latino. Ciò non significa che siano fittizie, uno dei temi caratterizzanti infatti riferimento personale ad avvenimenti e occasioni della vita quotidiana.è tipico l’impiego degli spunti tratti dalla vita quotidiana in funzione morale: le esperienze personali vengono trasformate in occasioni da cui ricavare utili ammaestramenti.il tono procede disinvolto e colloquiale anche se non di basso livello. Il filosofo assimila esplicitamente il suo discorso al sermo, cioè una conversazione familiare e informale tra amici.tipica del sermo è l’assenza di sistematicità nell’esposizione della materia. Un filo conduttore è il progressivo avanzamento del destinatario, Lucilio, sulla strada della conoscenza filosofica. Le prime epistole Sono evidentemente rivolte a chi non si è ancora rivolto alla filosofia, a partire dall’epistola 30 del libro quattro Seneca si compiace dei progressi del suo allievo e abbandona la maestra mento adatto ai principianti per passare a metodi di insegnamento più impegnativi.i progressi di Lucilio sono anche morali e coincidono con la scelta dell’ozio, gradualmente realizzata nel corso dell’epistolario. Il filosofo esorta Lucilio impiegato nella sua carica di funzionario imperiale in Sicilia a lasciare le occupazioni politiche per dedicarsi allo studio e la pratica della sapienza.questo desiderio viene finalmente realizzato a partire dall’epistola 82. Contenuti: -esortazione a l’otium, invito al secessus, S. si presenta come un uomo che ha fatto questa scelta troppo tardi. Solo nella sapienza risiede la vera gioia e i veri valori, essa si può

realizzare soltanto impegnandosi totalmente nella lotta contro le passioni, gli impulsi e i desideri irrazionali che aggrediscono l’uomo. Egli si presenta dunque intento alla ricerca del vero bene: la virtù. Raccomanda Lucilio di astenersi da ogni occupazione frivola e inutile. -autonomia di pensiero.Seneca propone la filosofia stoica ma non esita a criticarne alcuni aspetti. Rivendica la propria autonomia e indipendenza di giudizio citando anche massime di Epicuro, spiega che la verità è proprietà comune, deplorando coloro che giurano sulle affermazioni altrui tenendo conto solo di chi lo dice e non di ciò che si dice. -Il tempo e la morte sono temi dominanti insieme all’otium. Avvicinandosi alla fine della vita Seneca si prepara a morire, convinto che liberarsi della paura della morte sia compito specifico del filosofo. Chi ha realizzato la virtù è pronto a morire in qualsiasi momento poiché ha raggiunto la perfetta autarkeia. Stolto è chi teme la morte, perché essa è una necessità di natura. Inoltre la morte o è un passaggio a una vita migliore o è la liberazione dai mali dell’esistenza. -Il logos storico. Ricerca dell’essenza della divinità e della sua presenza nella natura e nell’uomo. Seneca in accordo con la dottrina storica concepisce la divinità come intelligenza dell’universo (Logos) che permea di sé tutto e la cui presenza può essere avvertita nell’interiorità dell’uomo.

  1. tragedie 10 tragedie, nove di argomento mitologico, una Ottavia, è una pretesta di argomento storico e di ambientazione romana, tratta della prima moglie di Nerone ma viene considerata pseudosenecana poiché cita la morte di Nerone avvenuta nel 68. Anche l’Ercole sull’età è ritenuta pseudosenecana. (Trame nel libro) Tra le tragedie più riuscite vi sono Medea, Fedra e ti este. Medea.corrisponde alla tragedia di Euripide: furiosa per essere stata abbandonata da Giasone, che sta per sposare la figlia di Creonte, re di Corinto, Medea con l’aiuto della quale Giasone ha conquistato il vello d’oro, servendosi delle sue arti magiche, provoca la morte di Creonte e della figlia. Quindi pur lacerata da odio per l’uomo che l’ha tradita e l’amore materno, uccide i due figlioletti avuti dal marito e vola via su un carro trainato da serpenti alati. Phedra. La trama è quella dell’Ippolito di Euripide, ma con differenze rilevanti. Fedra, moglie di Teseo, re di Atene, soccombe a una folle passione per il figliastro Ippolito e gli dichiara il suo amore. Respinta si vendica accusando il giovane di aver cercato di usarle violenza, ma quando, in seguito alla maledizione di Teseo, un mostro marino causa la morte di ippolito, la donna disperata confessa la sua colpa e si uccide. Thyestes. Il tiranno Atreo, adirato contro il fratello di Tieste che gli ha sedotto la moglie e insidiato il regno, finge una riconciliazione e fa tornare nella reggia Tieste e i tuoi figli per potersi vendicare: uccide nipoti, ne cuoce le carni e le imbandisce al fratello durante un banchetto, svelandogli subito dopo l’atroce verità. Mentre Tieste è inorridito di fronte una cosa così mostruosa, atreo assapora la gioia crudele della vendetta. Caratteristiche: -Cronologia. Incerta, probabilmente quando si trovava a fianco a Nerone come precettore e poi come consigliere. -Fruizione. Probabilmente queste tragedie sono state composte per la lettura davanti a un pubblico selezionato.infatti ci sono alcune caratteristiche tecniche che contrastano con le norme del teatro antico, in particolare il fatto che orribili delitti invece di essere solo raccontati fossero compiuti sulla scena. inoltre gli imperatori non avrebbero consentito la

reclama come suo schiavo. Infine viene consegnato al liberto menandro perché gli faccia da aiutante. Stile. Verve vivacemente satirica e mordace, livelli linguistici e stilistici diversi, dal colloquiale e basso alla parodia dello stile alto. Lucano Vita Nasce a Cordova il 39d.c., nipote di Seneca. Viene educato a Roma, allievo dello stoico Anneo Cornuto. Fu chiamato a Roma da Nerone stesso e ricopri la questura. Durante la prima celebrazione dei neronia recitò i primi saggi del suo poema epico il bellum civile. La carriera subì un brusca svolta è il princeps gli divenne ostile, vietando al poeta di pubblicare i suoi versi. (Forse perché invidioso del suo talento, forse perché Lucano era filorepubblicano). Probabilmente il ritiro di Seneca ha influito negativamente anche per il nipote. Nel 65 partecipa alla congiura di pisone e viene costretto a togliersi la vita. Il bellum civile Titolo È ricordato un altro titolo, pharsalia, dal nome della città farsaglia dove avvenne una battaglia decisiva tra Cesare e Pompeo. Il poema è composto da 10 libri ed è incompiuto, interrotto all’inizio della rivolta ad Alessandria d’Egitto contro Cesare. Fonti sono Tito Livio, asinio pollione, Seneca Padre, sono individuabili distorsioni dovute a necessità ideologiche e artistiche. ( Riassunto contenuti pag 814 ) Caratteristiche dell’epos dì lucano La prima caratteristica è l’assenza dell’apparato divino.lucano elimina del tutto l’apparato divino tradizionale e recupera in parte l’elemento soprannaturale per mezzo dei sogni delle visioni delle profezie delle pratiche magiche.l’esempio più noto è la scena di negromanzia in cui la maga e eritto Anticipa l’esito della battaglia di Farsalo. Un’altra caratteristica è che il tema del poema è singolare, infatti l’opera di lucano si presenta come il racconto di un evento funesto, mentre al contrario l’epica tradizionale celebra la grandezza di un evento. Da questo deriva un amaro pessimismo in contrasto con il trionfalismo del filone epico storico, e con il provvidenzialismo storico.l’adesione allo stoicismo emerge però dall’ideale della Virtus e dalla celebrazione di Catone e del suicidio, visto come sfida contro la sorte avversa. La negatività incide sull’idea di sublimità che il poeta persegue: non potendo ancorarsi a un’ideologia che celebra la grandezza di Roma lucano ricerca l’elevatezza del genere epico nella grandiosità e nell’eccesso: gusto per la dismisura, ricerca di tensione e di pathos.importante è il motivo della morte e il gusto per il truculento e il macabro. la tecnica in narrativa per questo tende a sorvolare su alcune parti per concentrarsi sugli eventi drammatici. inserisce inoltre molte digressioni di carattere erudito. Infine il narratore tende intervenire e commentare gli avvenimenti con enfasi e gravità mostrando gusto per le declamazioni. I personaggi

Proprio per la ricerca della sublimità tipica di lucano, le figure assumono atteggiamenti estremi ed eccessivi e modi di esprimersi solenni ed enfatici. Il carattere negativo dell’opera esclude la presenza di un personaggio totalmente positivo, per questo il Bellum civile sembra un poema senza eroi. Cesare è presentato in una luce sfavorevole come un genio del male con smania distruttiva e scopi criminosi. Lo paragona a un fulmine per la sua rapidità e forza distruttiva, inoltre non rispetta la devozione per gli dei e perciò è un personaggio antitetico rispetto al pio Enea. Pompeo presenta invece valori positivi ma è presentato come un guerriero in declino debole, passivo e incerto e destinato inevitabilmente alla sconfitta, come una quercia che non è più salda sulle radici. Catone invece è rappresentato come un campione della Libertas, della legalità repubblicana e l’incarnazione del sapiente storico. Tuttavia ha un ruolo marginale nel poema, forse la morte prematura del poeta gli ha impedito di descrivere il momento di maggior gloria il suicidio eroico. [Linguaggio: gusto per le sentenze e le frasi d’effetto, tono alto e teso, procedimenti ripresi dallo stile patetico (esclamative, interrogative retoriche), e moduli tipici della tragedia (orazioni, monologhi ricchi di pathos).] GIOVENALE 1 La satira: Giovenale

  • nasce ad Aquino tra il 50 e il 60 d.c., di condizione sociale ed economica non elevata, ebbe comunque un’ottima formazione retorica e si è dedicato all’avvocatura e alle declamazioni. Morì dopo il 127.
  • Scrisse 16 satire in esametri, divise in 5 libri, in un lungo arco di tempo.
  • Sceglie di operare un rapporto dialettico con i suoi predecessori e prese come modelli Lucilio e Orazio.
  • Nella prima satira, che ha valore programmatico, esordisce in polemica con la letteratura moderna. Attacca la cultura contemporanea, soprattutto le recitationes (istituzioni inutili e fatue)
  • Espone le ragioni che lo hanno spinto a scegliere il genere satirico. Elemento più nuovo della sua concezione: la realtà, enfatizzando gli eventi.
  • Argomento principale della sua poesia: il comportamento umano, nel suo aspetto deteriore. Non si propone di educare e correggere, alla satira dà funzione di denuncia dei vizi, non delle persone, e per farlo si serve dell’indignatio
  • Prime 7 satire: fase dell’indignatio —> scelto dall’autore per provocare adeguate risposte emotive nei lettori. Queste rappresentano un nucleo omogeneo caratterizzato da una visione negativa della realtà, in cui l’autore assume il mos maiorum come punto di riferimento. Inoltre considera i costumi contemporanei in relazione alla società. Il caso più significativo è quello della valutazione delle divitiae.
  • Grande importanza ha il tema della clientela, individuando nel mos maiorum un elemento centrale, in grado di mantenere l’armonia tra i poveri e i ricchi. Uno degli effetti più gravi della corruzione è la degenerazione di tale strumento di concordia civile. Nella satira 1 è presente un’ampia sezione che descrive la giornata umiliante e meschina dei clienti, stesso tema trattato anche nella satira 3, in cui il satirico cede la parla al povero cliente che pronuncia un

Historiae —> dinastia dei flavi + guerra civile nel 69 e gli Annales—> narra periodo della dinastia giulio-claudia (da morte di Augusto a quella di Nerone). Sono 30 libri complessivi, molti perduti. Lo schema è quello annalistico-tradizionale. ● Historiae: -aprono con ampia prefazione (loda gli storici) -poi condanna complessivamente gli storiografi del principato (necessità di nuova storiografia) -poi espone l’argomento, accentuando l’importanza degli aspetti negativi -poi offre una panoramica della situazione di Roma e province a inizio del 96 (fattori guerra civile) -Libro IV consolidamento a Roma del regime Flavio e la rivolta dei Batavi -Libro V preparativi per assedio di Gerusalemme da parte di Tito e un excursus storiografico sui giudei -Rivolta civile, vinta Roma Lo schema è lineare, ma l’azione si svolge in teatri differenti e molto distanti ● Annales: -aprono con prefazione breve (sommario di storia costituzionale romana e giudizio di condanna sugli storici del principato) -sezione dedicata ad augusto -libri I-IV narra principato di Tiberio —> processo di trasformazione dell’imperatore in tiranno (compare vera natura viziosa e crudele) *prima parte figura di spicco: germanico (figlio adottivo di Tiberio): che riuscendo a sedare gravi rivolte suscitava astio e gelosia nel principe (morte improvvisa, sospetto avvelenamento) *seconda parte figura di spicco: Seiano (prefetto del pretorio), malvagio, corrotto e pericoloso -morte imperatore, a cui segue un epitafio conclusivo -libri XI-XII riguardano la seconda parte del principato di Claudio —> principe penosamente debole e incapace, dominato dai liberti e dalle mogli. Anche lui degenerazione in tiranno, due momenti di svolta: morte della madre che toglie il freno alla degenerazione dei costumi privati, e morte di Afranio Burro, ritiro di Seneca e ascesa del nuovo prefetto del pretorio Tigellino che porta alla svolta politica. Narrazione procede anno per anno, con alternanza di vicende esterne e interne, ma con accelerazione del racconto.

  • egli rispetta gli schemi di genere e le regole della tradizione storiografica, ma in modo peculiare: egli rappresenta piu interpretazioni di un fatto, senza prenderne apertamente posizione (rumores: dicerie, voci). Inoltre formula dei severi giudizi di condanna a tutti i difetti e i vizi dei personaggi (ostile con imperatori, emerge anche condizione pessimistica della natura). La componente politica e morale diventa l’elemento fondamentale. Idea centrale è l’ineluttabilità del principato.
  • La libertà repubblicana si può ammirare e rimpiangere ma non resuscitare, ma trova aspetti positivi verso il potere assoluto, solo se è nelle mani di imperatori buoni. Egli prende atto della crisi che ha portato alla fine della repubblica e si rende conto che il processo è irreversibile —> posizione disincantata perchè è uno storico che non ha ideali, ne soluzioni, ma non per questo rinuncia a giudicare.