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Riassunto autori: Petronio, Quintiliano, Seneca, Lucano, Giovenale e Tacito
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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1 la questione dell’autore del satyricon Satyricon è un’opera narrativa attribuita ad un autore chiamato petronio arbitro. Grande dibattito in merito all’identificazione di tale personaggio e alla datazione dell’opera. Oggi gli studiosi collocano l’opera nel I secolo d.c. e riconoscono proprio Petronio come autore. Tacito ne parla dicendo che si tratta di un personaggio molto in vista alla corte di Nerone e che nel 66 viene condannato a morte. Infatti la sua posizione privilegiata nei confronti di nerone aveva suscitato l’odio di tigellino ovvero il prefetto del pretorio, che lo accusò di essere amico del promotore della congiura pisoniana che venne sedata da nerone nel 65. A causa di ciò egli verrà costretto a morire (suicidarsi). Tacito afferma anche che Petronio nonostante la sua condanna continuò con il suo anticonformismo e la sua disinvoltura, infatti nel suo stesso testamento al posto di adulare nerone e tigellino “descrisse le turpitudini” del principe e glielo inviò. Identificazione dell’autore con Petronio: il ritratto fatto da tacito su petronio sembra corrispondere agli orientamenti e ai gusti dello scrittore e inoltre alcuni dati e elementi precisi presenti nell’opera rimandano all’età di nerone e non al II secolo. Tra questi abbiamo:
il susseguirsi frenetico di vicende complicate e di un caotico disordine fa emergere un senso di precarietà e insicurezza, una visione della vita frantumata e oscurata dal pensiero incombente della morte. Stile: lo stile è duttile poiché si adatta alle differenti situazioni e diviene il mezzo per presentare i personaggi. predomina il linguaggio colloquiale, ma sono presenti molte differenze sul modo di esprimersi dei personaggi:
misura nell’uso dei procedimenti retorici, dovuta alla ricerca sfrenata del consenso da parte del pubblico. il fine dei nuovi oratori è il piacere di chi ascolta, essi mirano a delectare quindi a persuadere.
repertorio tipico della tradizione delle consolazioni filosofiche: la morte non è un male, o infatti è un passaggio a una vita migliore o la cessazione di ogni sofferenza. Conclude con un elogio di metilio, immaginando che il nonno Cremuzio lo accolga in cielo.
L’opera si risolve in un elogio del principe Aps.Seneca proietta un modello ideale: i comportamenti che gli attribuisce sono un programma politico che lo esorta a realizzare fingendo di considerare attuate le sue speranze. De beneficiis. È diviso in sette libri, dedicato a e Bruzio liberale.segue come al solito fonti storiche, da precetti sul retto modo di fare e di ricevere benefici. Offre una casistica molto minuta affrontando i temi dell’aiuto reciproco dei doveri rispetto agli inferiori, della liberalità della riconoscenza e dell’ingratitudine. Le Naturales quaestiones. Scritta negli anni del ritiro, dopo il secessus. Si tratta di un trattato sui fenomeni atmosferici e naturali, in sette libri, dedicato a Lucilio, destinatario delle epistulae. Si propone uno scopo morale: liberare gli uomini dal timore che nasce dall’ignoranza dei fenomeni naturali.nel trattato viene esaltata la ricerca scientifica, considerata il mezzo con cui l’uomo può innalzarsi al di sopra di ciò che è puramente umano ed elevarsi fino alla conoscenza delle realtà divine. Il filosofo nel concludere la sua opera si augura che gli uomini si impegnino maggiormente nello studio dei fenomeni naturali ed esprime la certezza che in futuro, sia pure lontano, il progresso scientifico porterà alla luce la verità ancora ignote. 4 Le Epistulae ad Lucilium. Titolo: Epistulae morales ad Lucilium. È l’opera filosofica più importante di Seneca, in cui il filosofo esprime in modo più maturo e personale la sua visione della vita e dell’uomo e ci lascia il suo ultimo messaggio.è una raccolta di lettere scritte dopo il ritiro dall’attività politica, dunque dal 62 al 65.se ne sono conservate con qualche lacuna 124 in 20 libri. Il destinatario è Lucilio Yun Your e, un amico a cui Seneca dedico anche le naturales questiones e il dialogo de providentia. Le epistole sono una riflessione su problemi di filosofia morale. Seneca si presenta come un uomo che, giunto alla vecchiaia, si ritira dalle occupazioni in cui ho sprecato gran parte della sua vita e si dedica esclusivamente allo studio. Egli assume l’atteggiamento del consigliere e del maestro, per aiutarlo a raggiungere quella sapienza che tuttavia ammette gli stesso di non possedere ancora. Quelle a Lucilio sono epistole letterarie cioè scritte per essere pubblicate, primo epistolario propriamente letterario in latino. Ciò non significa che siano fittizie, uno dei temi caratterizzanti infatti riferimento personale ad avvenimenti e occasioni della vita quotidiana.è tipico l’impiego degli spunti tratti dalla vita quotidiana in funzione morale: le esperienze personali vengono trasformate in occasioni da cui ricavare utili ammaestramenti.il tono procede disinvolto e colloquiale anche se non di basso livello. Il filosofo assimila esplicitamente il suo discorso al sermo, cioè una conversazione familiare e informale tra amici.tipica del sermo è l’assenza di sistematicità nell’esposizione della materia. Un filo conduttore è il progressivo avanzamento del destinatario, Lucilio, sulla strada della conoscenza filosofica. Le prime epistole Sono evidentemente rivolte a chi non si è ancora rivolto alla filosofia, a partire dall’epistola 30 del libro quattro Seneca si compiace dei progressi del suo allievo e abbandona la maestra mento adatto ai principianti per passare a metodi di insegnamento più impegnativi.i progressi di Lucilio sono anche morali e coincidono con la scelta dell’ozio, gradualmente realizzata nel corso dell’epistolario. Il filosofo esorta Lucilio impiegato nella sua carica di funzionario imperiale in Sicilia a lasciare le occupazioni politiche per dedicarsi allo studio e la pratica della sapienza.questo desiderio viene finalmente realizzato a partire dall’epistola 82. Contenuti: -esortazione a l’otium, invito al secessus, S. si presenta come un uomo che ha fatto questa scelta troppo tardi. Solo nella sapienza risiede la vera gioia e i veri valori, essa si può
realizzare soltanto impegnandosi totalmente nella lotta contro le passioni, gli impulsi e i desideri irrazionali che aggrediscono l’uomo. Egli si presenta dunque intento alla ricerca del vero bene: la virtù. Raccomanda Lucilio di astenersi da ogni occupazione frivola e inutile. -autonomia di pensiero.Seneca propone la filosofia stoica ma non esita a criticarne alcuni aspetti. Rivendica la propria autonomia e indipendenza di giudizio citando anche massime di Epicuro, spiega che la verità è proprietà comune, deplorando coloro che giurano sulle affermazioni altrui tenendo conto solo di chi lo dice e non di ciò che si dice. -Il tempo e la morte sono temi dominanti insieme all’otium. Avvicinandosi alla fine della vita Seneca si prepara a morire, convinto che liberarsi della paura della morte sia compito specifico del filosofo. Chi ha realizzato la virtù è pronto a morire in qualsiasi momento poiché ha raggiunto la perfetta autarkeia. Stolto è chi teme la morte, perché essa è una necessità di natura. Inoltre la morte o è un passaggio a una vita migliore o è la liberazione dai mali dell’esistenza. -Il logos storico. Ricerca dell’essenza della divinità e della sua presenza nella natura e nell’uomo. Seneca in accordo con la dottrina storica concepisce la divinità come intelligenza dell’universo (Logos) che permea di sé tutto e la cui presenza può essere avvertita nell’interiorità dell’uomo.
reclama come suo schiavo. Infine viene consegnato al liberto menandro perché gli faccia da aiutante. Stile. Verve vivacemente satirica e mordace, livelli linguistici e stilistici diversi, dal colloquiale e basso alla parodia dello stile alto. Lucano Vita Nasce a Cordova il 39d.c., nipote di Seneca. Viene educato a Roma, allievo dello stoico Anneo Cornuto. Fu chiamato a Roma da Nerone stesso e ricopri la questura. Durante la prima celebrazione dei neronia recitò i primi saggi del suo poema epico il bellum civile. La carriera subì un brusca svolta è il princeps gli divenne ostile, vietando al poeta di pubblicare i suoi versi. (Forse perché invidioso del suo talento, forse perché Lucano era filorepubblicano). Probabilmente il ritiro di Seneca ha influito negativamente anche per il nipote. Nel 65 partecipa alla congiura di pisone e viene costretto a togliersi la vita. Il bellum civile Titolo È ricordato un altro titolo, pharsalia, dal nome della città farsaglia dove avvenne una battaglia decisiva tra Cesare e Pompeo. Il poema è composto da 10 libri ed è incompiuto, interrotto all’inizio della rivolta ad Alessandria d’Egitto contro Cesare. Fonti sono Tito Livio, asinio pollione, Seneca Padre, sono individuabili distorsioni dovute a necessità ideologiche e artistiche. ( Riassunto contenuti pag 814 ) Caratteristiche dell’epos dì lucano La prima caratteristica è l’assenza dell’apparato divino.lucano elimina del tutto l’apparato divino tradizionale e recupera in parte l’elemento soprannaturale per mezzo dei sogni delle visioni delle profezie delle pratiche magiche.l’esempio più noto è la scena di negromanzia in cui la maga e eritto Anticipa l’esito della battaglia di Farsalo. Un’altra caratteristica è che il tema del poema è singolare, infatti l’opera di lucano si presenta come il racconto di un evento funesto, mentre al contrario l’epica tradizionale celebra la grandezza di un evento. Da questo deriva un amaro pessimismo in contrasto con il trionfalismo del filone epico storico, e con il provvidenzialismo storico.l’adesione allo stoicismo emerge però dall’ideale della Virtus e dalla celebrazione di Catone e del suicidio, visto come sfida contro la sorte avversa. La negatività incide sull’idea di sublimità che il poeta persegue: non potendo ancorarsi a un’ideologia che celebra la grandezza di Roma lucano ricerca l’elevatezza del genere epico nella grandiosità e nell’eccesso: gusto per la dismisura, ricerca di tensione e di pathos.importante è il motivo della morte e il gusto per il truculento e il macabro. la tecnica in narrativa per questo tende a sorvolare su alcune parti per concentrarsi sugli eventi drammatici. inserisce inoltre molte digressioni di carattere erudito. Infine il narratore tende intervenire e commentare gli avvenimenti con enfasi e gravità mostrando gusto per le declamazioni. I personaggi
Proprio per la ricerca della sublimità tipica di lucano, le figure assumono atteggiamenti estremi ed eccessivi e modi di esprimersi solenni ed enfatici. Il carattere negativo dell’opera esclude la presenza di un personaggio totalmente positivo, per questo il Bellum civile sembra un poema senza eroi. Cesare è presentato in una luce sfavorevole come un genio del male con smania distruttiva e scopi criminosi. Lo paragona a un fulmine per la sua rapidità e forza distruttiva, inoltre non rispetta la devozione per gli dei e perciò è un personaggio antitetico rispetto al pio Enea. Pompeo presenta invece valori positivi ma è presentato come un guerriero in declino debole, passivo e incerto e destinato inevitabilmente alla sconfitta, come una quercia che non è più salda sulle radici. Catone invece è rappresentato come un campione della Libertas, della legalità repubblicana e l’incarnazione del sapiente storico. Tuttavia ha un ruolo marginale nel poema, forse la morte prematura del poeta gli ha impedito di descrivere il momento di maggior gloria il suicidio eroico. [Linguaggio: gusto per le sentenze e le frasi d’effetto, tono alto e teso, procedimenti ripresi dallo stile patetico (esclamative, interrogative retoriche), e moduli tipici della tragedia (orazioni, monologhi ricchi di pathos).] GIOVENALE 1 La satira: Giovenale
Historiae —> dinastia dei flavi + guerra civile nel 69 e gli Annales—> narra periodo della dinastia giulio-claudia (da morte di Augusto a quella di Nerone). Sono 30 libri complessivi, molti perduti. Lo schema è quello annalistico-tradizionale. ● Historiae: -aprono con ampia prefazione (loda gli storici) -poi condanna complessivamente gli storiografi del principato (necessità di nuova storiografia) -poi espone l’argomento, accentuando l’importanza degli aspetti negativi -poi offre una panoramica della situazione di Roma e province a inizio del 96 (fattori guerra civile) -Libro IV consolidamento a Roma del regime Flavio e la rivolta dei Batavi -Libro V preparativi per assedio di Gerusalemme da parte di Tito e un excursus storiografico sui giudei -Rivolta civile, vinta Roma Lo schema è lineare, ma l’azione si svolge in teatri differenti e molto distanti ● Annales: -aprono con prefazione breve (sommario di storia costituzionale romana e giudizio di condanna sugli storici del principato) -sezione dedicata ad augusto -libri I-IV narra principato di Tiberio —> processo di trasformazione dell’imperatore in tiranno (compare vera natura viziosa e crudele) *prima parte figura di spicco: germanico (figlio adottivo di Tiberio): che riuscendo a sedare gravi rivolte suscitava astio e gelosia nel principe (morte improvvisa, sospetto avvelenamento) *seconda parte figura di spicco: Seiano (prefetto del pretorio), malvagio, corrotto e pericoloso -morte imperatore, a cui segue un epitafio conclusivo -libri XI-XII riguardano la seconda parte del principato di Claudio —> principe penosamente debole e incapace, dominato dai liberti e dalle mogli. Anche lui degenerazione in tiranno, due momenti di svolta: morte della madre che toglie il freno alla degenerazione dei costumi privati, e morte di Afranio Burro, ritiro di Seneca e ascesa del nuovo prefetto del pretorio Tigellino che porta alla svolta politica. Narrazione procede anno per anno, con alternanza di vicende esterne e interne, ma con accelerazione del racconto.