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Tipologia: Appunti
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C’era una volta Biancaneve, una principessa che viveva con suo padre il Re e una matrigna tanto bella quanto cattiva. Grimilde, la matrigna di Biancaneve, era riuscita a sposare il Re perché era in realtà una strega, e gli aveva fatto un sortilegio. Da quel giorno, alla corte del castello tutto era diventato più triste. Grimilde pretendeva di essere servita e riverita in ogni cosa, e aveva fatto in modo che Biancaneve fosse considerata poco più di una serva qualunque. Ma Biancaneve sopportava anche le peggiori scortesie perché, per tornare felice, le bastava ricordare la sua cara mamma che ora non c’era più. Grimilde, poi, aveva uno specchio magico, che poteva rispondere a tutte le sua domande, ma lei ne faceva una sola soltanto:
Ma il cacciatore non riuscì a finire la frase. Pensò che bastava lasciare la ragazza da sola lì nel bosco, al resto ci avrebbero pensato i lupi. Salutò Biancaneve con un cenno della mano, e con le lacrime agli occhi scappò via. Biancaneve, che ancora non aveva ben compreso cosa fosse successo e perché fosse stata portata lì, iniziò a guardarsi attorno impaurita, non era mai stata da sola nel profondo bosco. Iniziò a correre a destra e sinistra, senza riuscire a ritrovare il sentiero che portava al castello, finché non si imbatté un una piccola casetta. Impaurita e stanca bussò alla porta, ma nessuno aprì. Scostò lentamente la porta chiedendo il permesso, ma nessuno rispose. Si ritrovò dentro ad una minuscola cucina, con un piccolo tavolo e sette piccole sedie tutt’intorno. Sulla tavola c’erano del pane e dell’acqua. Biancaneve ne prese un pochino per placare la fame e la sete, e poi si mise a curiosare per la casetta. Si ritrovò in una stanza da letto con sette piccoli lettini. Era veramente meravigliata e si sedette su uno di questi, ma per la stanchezza si appisolò. A svegliarla ci pensò un gran fracasso proveniente dalla cucina. Era già sera e dall’altra stanza arrivavano voci di uomini che si chiedevano chi mai fosse entrato nella loro casa. Così Biancaneve corse in cucina.
Ma non appena ne morse un pezzettino, Biancaneve cadde svenuta a terra! La vecchia allora si mise a ridere, ridere e ridere, e poco dopo in un “puff” si tramutò in Grimilde che si era camuffata da vecchia e aveva avvelenato la mela. Così, mentre Grimilde spariva nel bosco, Biancaneve giaceva a terra come morta. La sera i sette nani tornarono a casa, e vedendola così si disperarono e piansero tutta la notte. Il giorno dopo, non ebbero il coraggio di seppellirla tanto era ancora bella, e prepararono per lei una bara di cristallo che sistemarono in una piccola radura. Piangendo la lasciarono lì in compagnia di scoiattoli e uccellini. Verso sera passò di lì il principe del reame vicino, Florian, che tornava a casa dalla battuta di caccia. Incuriosito da quella teca di cristallo con dentro una ragazza si avvicinò, e quando vide la bellezza di Biancaneve se ne innamorò subito. Lui non sapeva che Biancaneve era stata avvelenata da Grimilde e pensava stesse solo riposando di un sonno profondo. Così la prese tra le braccia. Ma proprio in quel momento il piccolo pezzo di mela avvelenata che Biancaneve aveva ancora in bocca, cadde a terra. Il principe Florian la baciò, e Biancaneve che non aveva più il veleno in bocca poco a poco rinvenne e si risvegliò. Anche Florian era un bel giovane e Biancaneve fu felice di ritrovarsi fra le sue braccia. Florian portò Biancaneve al suo castello, le giurò eterno amore e promise di proteggerla per sempre dalle grinfie della sua matrigna. Quando organizzarono il banchetto di nozze fu invitata anche Grimilde, che verde d’invidia e di rabbia per la bellezza di Biancaneve andò via e scomparve. Da quel momento nessuno la vide più. Biancaneve tornava spesso e volentieri far visita ai suoi amici nani, ed ogni volta era sempre una grande festa! E vissero tutti felici e contenti. — Fine della fiaba — Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com
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