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Le tappe della rivoluzione industriale,le 3v dei big data,nuova dimensione aziendale
Tipologia: Appunti
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Esame—>30 domande a risposta multipla (se esatte 1punto,in bianco 0punti,sbagliate -0,5 punti)
Come è noto, la prima rivoluzione industriale interessò prevalentemente il settore tessile e quello metallurgico, con l'introduzione fra l’altro della macchina a vapore nella seconda metà del '700. La seconda rivoluzione industriale viene invece fatta convenzionalmente partire dal 1870 con l'introduzione dell'elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio, mentre ci si riferisce normalmente agli effetti dell'introduzione massiccia dell'elettronica, delle telecomunicazioni e dell'informatica nell'industria come alla terza rivoluzione industriale, che viene fatta partire intorno al 1950. La terza rivoluzione industriale, conosciuta anche come la rivoluzione digitale, coincide con il passaggio dalla meccanica, dalle tecnologie elettriche e da quelle analogiche alla tecnologia digitale, che si è sviluppata nei Paesi più avanzati con l'adozione e la proliferazione dei computer digitali e dei sistemi di conservazione dei documenti. Con l'espressione terza rivoluzione industriale si indica anche tutta quella serie di processi di trasformazione della struttura produttiva, e più in generale del tessuto socio-economico, avvenuti a partire dalla metà del Novecento nei Paesi sviluppati e caratterizzati da una forte spinta all'innovazione tecnologica e al conseguente sviluppo economico della Società. L’innovazione quindi legata alla nascita dei computer, dei robot, della prima navicella spaziale e dei satelliti. La quarta rivoluzione industriale(internet of things), più comunemente conosciuta come “Fabbrica 4.0” o “Industria 4.0” deve il suo nome a un’iniziativa del 2011 da parte di Grandi imprese e Centri di ricerca con l'obiettivo di aumentare la competitività delle industrie manufatturiere, attraverso la crescente integrazione di “sistemi cyber-fisici”, nei processi industriali. Con la quarta rivoluzione industriale tutti gli oggetti che usiamo quotidianamente hanno raggiunto una loro identità digitale. Esempio: Una sveglia a sensori che con i dati a disposizione in rete, è in grado di valutare la possibilità di trovare traffico, quindi è in grado di svegliarti quindici minuti prima o dopo.Lo spazio di tempo tra una riv. e l’altra è sempre più inferiore,ciò permette agli studiosi di dire che presto c’è ne sarà una quinta.
come una calamità che come un’opportunità .Questo processo spinto porta poi a differenti posti di lavoro che prima della rivoluzione non esistevano.
IDentification, in italiano identificazione a radiofrequenza) si intende una tecnologia per l'identificazione e/o memorizzazione automatica di informazioni inerenti oggetti, animali o persone (automatic identifying and data capture, AIDC) basata sulla capacità di memorizzazione di dati da parte di particolari etichette elettroniche, chiamate tag (o anche transponder o chiavi elettroniche e di prossimità), e sulla capacità di queste di rispondere all'interrogazione a distanza da parte di appositi apparati fissi o portatili, chiamati reader (o anche interrogatori). Questa identificazione avviene mediante radiofrequenza, grazie alla quale un reader è in grado di comunicare e/o aggiornare le informazioni contenute nei tag che sta interrogando; infatti, nonostante il suo nome, un reader (ovvero: "lettore") non è solo in grado di leggere, ma anche di scrivere informazioni.
barre bidimensionale (o codice 2D)[2], ossia a matrice, composto da moduli neri disposti all'interno di uno schema di forma quadrata. Viene impiegato per memorizzare informazioni
generalmente destinate a essere lette tramite un telefono cellulare o uno smartphone. In un solo crittogramma possono essere contenuti fino a 7.089 caratteri numerici o 4.296 alfanumerici. Genericamente il formato matriciale è di 29x29 quadratini e contiene 48 alfanumerici. Il nome "QR" è l'abbreviazione dell'inglese "Quick Response" ("risposta rapida"), in virtù del fatto che il codice fu sviluppato per permettere una rapida decodifica del suo contenuto[3].
e la cooperazione delle risorse (asset fisici, persone e informazioni) usate nei processi operativi sia interne alla fabbrica sia distribuite lungo la value chain.
l’estrazione di valore o conoscenza.
risorse,software e hardware(come memorie di Massa per l’archiviazione di dati).Il cui utilizzo è offerto come servizio da un provider,spesso in abbonamento informazioni technology,formato da internet of things,big data e cloud computing. Nel 2001, Doug Laney, allora vice presidente e Service Director dell’azienda Meta Group, descrisse in un report il Modello delle 3V relativo alle 3V dei Big Data: Volume, Velocità e Varietà. Un modello semplice e sintetico per definire dei nuovi dati, generati dell’aumento delle fonti informative e più in generale dall’evoluzione delle tecnologie. Oggi il paradigma di Laney è stato arricchito dalle variabili di Veridicità e Variabilità e per questo si parla di 5V dei Big Data.
Si definiscono Big Data quei dati che abbiano almeno una delle seguenti caratteristiche: Volume: ogni giorno, in moltissime attività della nostra vita quotidiana, generiamo dati. Con volume si fa riferimento quindi a quest’ingente massa di informazioni, che non è possibile raccogliere con tecnologie tradizionali. Questo volume di dati è in continua crescita, gli analisti internazionali stimano che la produzione di dati nel 2020 sarà 44 volte maggiore di quella del 2009. Proprio per questo è difficile identificare un valore limite al di sopra del quale si può parlare di Big Data. Velocità: I dati nascono e vengono acquisiti sempre più rapidamente. Basta pensare alla proliferazione di dispositivi dotati di sensoristica capace di raccogliere dati in tempo reale. La sfida, con cui le aziende sono chiamate a confrontarsi, è la necessità non solo di raccogliere questi dati ma anche analizzarli in tempo reale, per poter prendere decisioni di business con la maggiore tempestività possibile. Varietà:Con varietà si fa riferimento proprio alle differenti tipologie di dati oggi disponibili, provenienti da un numero crescente di fonti eterogenee. Non solo sistemi transazionali e gestionali aziendali, ma anche sensori, social network, open data. Dati sia strutturati che non, sempre di più non solo dati interni all’organizzazione ma anche acquisiti esternamente.
Nei primi anni 2000 si definivano i Big Data con tre parole: volume, velocità e varietà. Con il passare degli anni, mentre il termine perdeva la sua aurea fantascientifica per diventare sempre più concreto e applicabile nelle aziende, ci si è chiesto se non vi fossero altre caratteristiche da mettere in risalto.Hanno arricchito il modello due nuove V, volte a definire come questi nuovi dati debbano essere utilizzati:
condominio avvisa la ditta che manda le sue risorse umane a verificare il problema.Viene fatto il sopralluogo ,si prende coscienza del problema e poi la ditta si attiva a mandare gli operai adatti a risolvere quel problema è inizia la lavorazione.Ora vediamo un’azienda dello stesso tipo che sfrutta le possibilità offerte dalla 4 riv. Industriale:può fare assistenza da remoto constantemente,per esempio applicando dei sensori alle porte e da altre parti.Qualora si stia per verificare un guasto,può mandare direttamente il personale specializzato è adatto a risolvere esattamente quel problema(si compra solo quel pezzo che serve,quindi no stoccaggio in magazzino).Con il vecchio sistema si hanno più spese rispetto al nuovo e questo influenza anche la decisione dei clienti. Servitizzazione= le aziende non vendono il prodotto ma vendono il servizio.Esistono grandi vantaggi sia da lato di chi li compra che di chi li vende Esistono delle tecnologie fondanti di questa nuova dimensione che si dividono in due aree:noi affrontiamo quella più vicina all’ information technology,quindi trattiamo 3 punti fondamentali
Esiste una realtà 1virtuale e una 2aumentata:
trattamento automatico dell’informazione.E’ la scienza che studia l’elaborazione delle informazioni e le applicazioni, precisamente l’informatica si occupa :
Il sistema è definito da 3 elementi: Parti Correlazioni Finalità il sistema di elaborazione si avvale di un insieme organizzato di risorse diverse che possono essere classificate in due grandi categorie(=subsistemi):
CPU, Unità Centrale di Elaborazione(=cervello del sistema) Memoria Centrale Dispositivi Input Dispositivi Output Unità di memoria di massa Protocolli di comunicazione usano dei filamenti in rame che si chiamano Bus di sistema e servono a far comunicare le unità tra di loro. *non esiste mai un elemento hardware che non sia ascrivibile ad uno dei cinque gruppi presentati. 1) L’Unità centrale di elaborazione, la CPU (dispositivo che segue le operazioni logiche,aritmetiche e di trasformazione sui dati secondo l’algoritmo richiesto, il cuore del sistema di elaborazione) è costituita da: ALU: unità aritmetica logica che esegue le operazioni richieste. CU: unità di governo che stabilisce quali operazioni devono essere eseguite La CU fornisce ad ALU segnali elettrici che attivano i diversi dispositivi di memoria. I segnali vengono forniti in sincro con un orologio interno detto clock che da i tempi di esecuzione. Ad ogni scatto del clock viene inviato un segnale. La frequenza con cui i segnali vengono forniti dalla CU alla ALU è espressa in megahertz(ora in gitahertz). A volte per svolgere un’operazione servono più cicli di clocks,quindi significa che quest’ultimo va più veloce.All’aumentare della velocità del clock può succedere che la memoria centrale non riesce a servire con la massima efficacia l’unità speciale, perché i due dispositivi sono costituiti con tecnologie diverse e operano a velocità diverse. Per risolvere questo genere di problemi sono state introdotte le memorie cache.
Memorie cache: sono memorie temporanee(quando spengiamo il computer si azera) utilizzate per trasferire i dati tra dispositivi operanti a velocità di lavoro diverse attraverso il FIPO. 2) Memoria centrale(come una griglia con 8 allocazioni=byte di base,ma può averne anche di più ): E’ un dispositivo elettronico in grado di memorizzare istruzioni e dati codificati in forma binaria.Essa è costituita da uno o più chip (la dimensione è dell’ordine di centimetri, e quindi lo spazio occupato è ridotto), piastrine di silicio incapsulate da materiale plastico e fornite di contatti metallici detti “piedini” (pin)che ne consentono l’inserimento in schede e quindi il collegamento elettrico con il resto del sistema. Da un punto di vista logico è pensabile come una sequenza finita di locazioni , della dimensione di uno o più byte, ogni locazione prende il nome di “parola”(word) o di cella di memoria.Ogni cella di memoria deve essere identificata univocamente per potervi accedere senza essere confusa con le altre.Ogni cella per essere identificata ha un indirizzo specifico.In parametri che caratterizzano la memoria sono: La dimensione della parola La dimensione complessiva della memoria (capacità) Le modalità di accesso (solo lettura o anche scrittura) La natura di permanenza o volatilità La velocità con cui risponde alle richieste TRADE-OFF->la velocità del dispositivo è legata al tempo che intercorre tra la richiesta di accedere ad una certa parola e l’istante in cui l’operazione è eseguita.Più è grande la memoria più è lenta e viceversa. Tale tempo è dell’ordine dei nanosecondi, cioè dei miliardesimi di secondo.La memoria centrale è più veloce ma più piccola mentre il disco (memoria di massa) è più lento ma più grande.La memoria centrale ha due unità principali la RAM (random access memory) e ROM (read only memory). La RAM è la memoria principale di un computer e la sua caratteristica principale è la temporaneità dei dati su di essa memorizzati, che vengono perduti una volta che si spegne il computer(viene definita volatile). La RAM è detta memoria di lavoro perché funge da deposito temporaneo per i programmi in elaborazione. In essa viene caricato il sistema operativo(se il computer non hanno un sistema operativo non possono funzionare.il sistema operativo risiede sul disco rigido) e vengono memorizzati i dati su cui lavoriamo.La ROM presenta una struttura più semplice della RAM perché registra delle informazioni che devono essere soltanto lette e non modificate a differenza della RAM.La ROM è una memoria non volatile, il che significa che i dati vi rimangono memorizzati,anche quando spengiamo il computer. Essa tipicamente contiene le istruzioni per la fase detta bootstrap ovvero, di accensione e avvio del sistema. Esistono due tipi di RAM: SRAM->sono quelle statiche e sono più veloci,richiedono bassi consumi di energia ma sono più costose perché hanno una tecnologia avanzata.Conserva i dati fin quando il computer non si spenge. DRAM->sono quelle dinamiche.L’informazione deve essere ricaricata ogni pochi millesimi di secondo sennò si rischia una perdita di dati. La RAM è composta da:
Memoria chace velocissima aiuta tantissimo e velocizza le prestazioni generali del computer Ram,quando finisce va a cercare sul disco rigido degli spazi che fanno da supporto alla RAM Hard disk=disco rigido capiente ma bisogna vedere a quanto viaggia #defrak=deframmentazione-> In informatica, operazione diretta a compattare, mediante apposito software, i file suddivisi in blocchi di dati non contigui sul disco rigido, al fine di recuperare spazio di memoria. LE UNITA’ DI MISURA DELL’INFORMATICA(IMPORTANTISSIMO->STUDIARE BENE) Un sistema di numerazione si dice posizionale quando la posizione della cifra (simboli) assumono valori diversi a seconda della posizione che occupano nella notazione. Nel campo dell’informatica utilizziamo il sistema binario (perché la corrente entra o esce), utilizziamo cioè solo 0 e 1.I sistemi di numerazione posizionali necessitano della cifra 0 per segnare posti “vuoti”.I sistemi, possono dialogare tra di loro, ma per poter far ciò occorre connetterli. BIT= unità più piccola di informazione (binary digit= numero binario->0-1) BYTE= insieme di 8 bit(ex.quando digitiamo un carattere) KB (Kilobyte)= 1000 BYTE MB (Megabyte)= 1000 KB GB (Gigabyte)= 1000 MB TB (Terabyte)= 1000 GB PB (Pepibyte)= 1000 TB EB (Exbibyte)= 1000 PB ZB (Zebibyte)= 1000 EB YB (Yobibyte)= 1000 ZB->1208925819614629174606176 BYTE CD->80 min/700MB DVD->1 Layer 1 Side / 4,7 GB DVD->2 Layer 1 side / 8.5 GB DVD->1 Layer 2 side / 9,4 GB ( doppia incisione nello stesso lato) DVD->2 Layer 2 Side / 17 GB BLU-RAY DISC->Single Layer / 25 GB BLU-RAY DISC->Double Layer /50 GB #LAYER=LATO. #SIDE=STRATO Sistema internazionale di grandezza (potenze di 10)->ex.giga Sistema binario (potenze a base 2)->ex.graduatoria precedente 1kib=1024bb(kibibit) Se devo passare kibibit a kilobit devo moltiplicare per 1024 al contrario devo dividere per 1024 Esempi:
CD possono ospitare 700megabit DVD possono ospitare fino a 4,7 gigabit DVD arrivano a 8,5 giga DVD arrivano a 9,4 giga DVD arrivano a 17 giga Blu ray disc arriva a 25 giga Il raggio laser va a incidere sul disco nuovo attraverso una successione di tratti,perché quando si verifica lettura c’è un raggio laser che legge la superficie del disco e quando c’è il passaggio tra bit(sup.con tratti) e lend(sup.liscia) o viceversa legge 1 ,se si passa solo in una parte liscia legge 0 e questo si trasforma in un linguaggio binario.
Software applicativo: elaborano i dati inseriti dagli utenti (ad esempio: i programmi di produttività personale-word, Excel ecc..-)->Sistema operativo: governa il sistema, supervisiona le periferiche e tutti i programmi in esecuzione, tramite un interfaccia. ->GUI(graphic user interface) che realizza:
Per quanto riguarda, invece, i riferimenti misti sono quei riferimenti che al loro interno ospitano sia riferimenti assoluti e sia riferimenti relativi->=a1+ $b$ Concetto riferimenti relativi(riferimenti relativi alla zona del piano,concetto precedente sottolineato)/assoluti(ovunque portiamo quella formula nel nostro piano di lavoro otteniamo il nostro risultato è va fatto inserendo il simbolo del dollaro) Riferimenti misti possono avere una porzione relativa ma anche assoluta(ex.un addendo assoluto e uno relativo) ma per quanto cornicerà è quello relativo ci portiamo dietro al logica invece sull’ addendo assoluto che rimane tale e quale. Come Creare un Grafico con Excel 1 Inserisci i dati nel foglio di lavoro, disponendoli come una tabella. Sarebbe bene che la tabella avesse delle intestazioni di colonna, intestazioni di riga, e i dati, inseriti nelle celle nella parte centrale della tabella, per sfruttare al massimo l'espressività del grafico. 2 Con il cursore del mouse, seleziona le celle che contengono i dati che vuoi rappresentare nel grafico. Se vuoi che le etichette di colonna e di riga vengano mostrate nel grafico, devi selezionare anche quelle. 3 Dopo aver selezionato le celle, seleziona il menù Inserisci → Grafico. 4 Modifica il grafico in base alle tue necessità. a. 5 Scegli tra sei tipi di grafico fondamentali (e molti di più di fra i sottotipi). Istogramma. Questo tipo di grafico permette di confrontare i valori relativi a categorie diverse. Sono ottimi per confrontare, per esempio, vendite e spese in un certo periodo di tempo. b. Grafico a barre. Questo tipo di grafico aiuta a confrontare valori multipli. Sono simili agli istogrammi, ma le "colonne" sono ruotate di 90° e si sviluppano orizzontalmente, anziché verticalmente. c. Grafico a linee. Questo tipo di grafico mostra lo sviluppo delle tendenze nel corso del tempo. Si può usare per rappresentare la variazione della produzione di acciaio dal 1930 ad oggi, per esempio. d. Grafico a torta. Questo tipo di grafico mostra il contributo di ogni parte per raggiungere un totale. Si può usare per mostrare la distribuzione percentuale dei vari gruppi etnici in una certa popolazione, per esempio. e. Grafico ad area. Questo tipo di grafico mostra le variazioni nel tempo di insiemi di dati. Puoi usare questo tipo di grafico per mostrare, per esempio, che relazione c'è fra entrate e profitti in un periodo di un anno. f. Grafico a dispersione. Questo tipo di grafico confronta coppie di valori.Puoi usare questo grafico per tracciare la relazione fra il peso e l'altezza di un gruppo di persone.
Dai un titolo al grafic o. Premi il pulsante "Titolo del Grafico" che si trova nella parte superiore della finestra e scegli se vuoi che il titolo si sovrapponga al grafico o venga posto al di sopra.
non solo a un vettore ma anche a una matrice
Inserisci grafico a dispersione con linee smussate per trasmettere i valori dalla tabella al grafico Per trovare la distanza->inserisco la formula con riferimenti assoluti
Valore—>elemento che il “cerca vert “a cercare nella prima colonna della nostra tabella Matrice_tabella—>tabella Indice—>numero di colonna Intervallo—>può essere vero o falso a seconda se si cerca un valore preciso o un intorno di valori che si avvicinano a quello segnalato ESERCIZIO: ESERCIZIO: