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Riassunto sulle dipendenze e il doping di Educazione Fisica. (dal libro "In Movimento") -tabacco -alcol -droghe -doping e codice WADA
Tipologia: Sintesi del corso
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Dipendenza: alterato stato fisiologico provocato dalle ripetute assunzioni di una sostanza, la cui privazione provoca disturbi organici noti come sindrome da astinenza. Dipendenze: sono tutti quei fenomeni che modificano e stravolgono i propri livelli percettivi e lo stato di coscienza, innescando comportamenti di abuso, dipendenza e astinenza. Uso non dipendente di sostanze: consumo saltuario e limitato di sostanze stupefacenti. Abuso: uso ricorrente e non più controllabile della sostanza. Dipendenza: alterato stato fisiologico provocato dalle ripetute assunzioni di una sostanza, la cui privazione provoca disturbi organici noti come sindrome da astinenza. Assuefazione: è l'abitudine dell'organismo ad una sostanza estranea che conduce ad assumerne livelli sempre maggiori. Il consumo di sostanze che producono dipendenza, a cominciare dall'alcol, riguarda fasce di popolazione di ogni età ed estrazione sociale; in particolare è diffuso soprattutto tra i giovani. L'incontro con queste sostanze durante l'adolescenza può avere esiti disastrosi, impedendo la crescita e l'evoluzione dell'individuo e portandolo alla dipendenza. Oggi molte droghe non sono più nemmeno percepite come tali, spesso per autentica ignoranza circa i loro veri effetti sull'organismo. Per questo motivo, il drogato di oggi è di frequente un policonsumatore, fa cioè uso di diversi tipi di sostanze e non percepisce se stesso come drogato. Solo l'eroinomane, colui che utilizza l'eroina (una droga molto pericolosa derivata dall'oppio), è considerato un "drogato". Per i nuovi consumatori la paura della dipendenza sembra sparita: si è diffuso il cosiddetto consumo periodico (nel fine settimana). Le nuove droghe sono infatti considerate "un'opportunità fra le tante", un'occasione di identificazione col gruppo, un mezzo funzionale al divertimento, all'evasione, alla trasgressione, o per dimenticare le frustrazioni e sfuggire alla sofferenza. Qualunque sia la motivazione dell'uso, la somma complessiva dei benefici ottenuti è erroneamente considerata superiore a quella dei danni subiti, spesso nemmeno conosciuti o non percepiti come tali. L'uso non dipendente è definibile come un utilizzo controllato e limitato nel tempo e nella quantità. Il soggetto può interrompere il suo legame con la sostanza. Il problema è che quasi sempre il giovane crede di potersi controllare. L'abuso si ha quando la persona crea un rapporto stabile con la sostanza. L'uso ricorrente della sostanza è correlato all’'incapacità di adempiere ai principali compiti connessi alla propria vita sociale (lavoro, scuola, famiglia) e conduce ad un uso non più controllato. L'abuso si differenzia dalla dipendenza perché non si è ancora giunti alla fase in cui bisogna aumentare il dosaggio della sostanza per mantenere gli effetti costanti nel tempo. La droga diventa un bene quasi irrinunciabile. A questo punto, il soggetto perde progressivamente il controllo, fino a cadere nella tossicomania. Quando giunge alla dipendenza l'individuo non può più fare a meno della sostanza e, per ottenere gli effetti desiderati, è costretto ad assumerne dosi sempre maggiori (a causa del fenomeno dell'assuefazione).
Nicotina: sostanza organica presente naturalmente nella pianta del tabacco. Giunge al cervello con il fumo di sigaretta. Catrame: componente del fumo di sigaretta rimanente dopo che nicotina e vapor acqueo sono stati aspirati. Alcol: anche detto etanolo o alcol etilico, è un prodotto della fermentazione degli zuccheri. Altera la funzione del sistema nervoso. Il tabacco Numerose ricerche scientifiche hanno reso chiaro il rapporto attivo tra fumo e numerose malattie quali il tumore ai polmoni, la bronchite cronica e l'enfisema polmonare. Ciò ha spinto i governi a cercare di tutelare la salute dei cittadini con una opportuna legislazione, per esempio vietando il fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro, in considerazione della tossicità del cosiddetto "fumo passivo". LA NICOTINA Tra le sostanze nocive contenute nel tabacco, la più nota per la propria tossicità è la nicotina. È assimilabile a una droga perché, agendo sul sistema nervoso centrale, provoca assuefazione. É un veleno vegetale che dai polmoni passa nel sangue, che ne assorbe circa un decimo, mentre il resto è in parte bruciato e in parte rimane nel mozzicone e nel filtro della sigaretta. L'assuefazione arriva con rapidità e gli effetti dell'intossicazione creano a lungo termine ulteriori danni all'organismo, in particolare all'apparato cardiocircolatorio. La nicotina che viene espirata e rimandata all'esterno con il fumo residuo crea le premesse per il fumo passivo, particolarmente nocivo per bambini e anziani, che hanno ridotte capacità di difesa. FUMO E L'ATTIVITÀ FISICA La combustione incompleta del tabacco forma l'ossido di carbonio, un gas incolore e inodore in grado di fissarsi all'emoglobina del sangue sostituendosi all'ossigeno. Per questo motivo il sangue del fumatore risulta poco ossigenato e non è più in grado di rispondere alle richieste dell'organismo, specie sotto sforzo; ciò determina una sensibile diminuzione della capacità respiratoria e della sopportazione alla fatica. CATRAME Nel fumo della sigaretta è presente anche il catrame che si forma dopo che, aspirando, si estrae la nicotina e il vapore acqueo dal fumo. Il catrame si concentra nell'ultima parte della sigaretta, vicino al filtro, facendo diventare quelle "ultime boccate” le più pericolose. Le particelle fini di catrame inspirate condensandosi si depositano, infatti, nei polmoni e sono responsabili della maggior parte delle malattie polmonari, in particolare del cancro. L'alcol In Italia la vendita di alcol non è regolamentata. L'alcol si ottiene attraverso la fermentazione e la distillazione degli zuccheri presenti nella frutta, nei cereali e in alcuni semi vegetali. Una volta ingerito, passa nel sangue fino a raggiungere il fegato, dove viene metabolizzato (un eccesso di alcol può portare alla cirrosi epatica); viene eliminato attraverso vie respiratorie, e, in percentuale minore, la traspirazione. Il fegato impiega molte ore per metabolizzare un'ingente quantità di alcol: la parte non metabolizzata resta in circolo e raggiunge tutte le cellule, comprese quelle del sistema nervoso, dando un senso di ebbrezza. Si indebolisce la capacità di pensiero, vengono compromessi la coordinazione motoria, l'equilibrio, la vista e la parola. Questa è la cosiddetta fase depressiva, che spinge il soggetto a isolarsi e a continuare a bere in
L'ecstasy Comunemente definita la droga da discoteca, è in realtà un insieme di prodotti diversi venduti sotto forma di pillole colorate o capsule di vari tipi. Non si sa mai precisamente cosa ci sia dentro. L'ecstasy agisce sul sistema nervoso impedendo il riassorbimento della serotonina (ormone che svolge un importante ruolo nella regolazione dell’umore, del sonno della temperatura corporea e del comportamento motorio, sessuale e alimentare). Gli effetti sono: esaltazione delle percezioni sensoriali, alterazione della percezione del tempo, eccitamento e benessere, facilità di comunicazione ed euforia. Sono sostanze nocive, che possono danneggiare in maniera significativa il sistema nervoso e provocare danni irreversibili. L'ecstasy permette di superare i limiti di resistenza fisica e psichica, l'inibizione sessuale e i problemi di contatto con gli altri senza intaccare in modo significativo la vita di relazione, il lavoro, lo studio. IL DOPING Doping: da to dope =drogare, è il ricorso a sostanze o metodi per migliorare artificiosamente le proprie prestazioni fisiche. Illecito sportivo: comportamento contrario ai principi di lealtà e correttezza propri dello sport. Il termine doping indica l'uso di farmaci o sostanze, non giustificato da uno stato di malattia, per alterare le condizioni fisiologiche e psicofisiche dell'organismo e migliorare le prestazioni agonistiche degli atleti. Poiché il doping incrementa i risultati ottenuti con gli allenamenti, si configura come una pratica illecita (illecito sportivo), contraria al principio di correttezza caratteristico dello sport. Per combattere questo fenomeno, il Comitato olimpico internazionale, sul finire degli anni sessanta del Novecento, ha redatto un elenco ufficiale di sostanze dopanti. A partire dal 2000 il compito di aggiornare regolarmente la lista delle sostanze dopanti è stato affidato alla nuova Agenzia internazionale contro il doping (WADA, World Antidoping Agency), istituita nel 1999. La WADA ha approvato un Codice antidoping. Anche in Italia, con la legge n. 367 del 2000 sono state introdotte importanti novità, quali: ● la definizione del concetto di doping; ● la rilevanza penale attribuita a questa forma di reato (affermando la responsabilità sia di chi utilizza, sia di coloro che prescrivono o somministrano i farmaci o cercano di alterare i risultati delle analisi); ● l'istituzione di una commissione di controllo (CVD, Commissione di vigilanza e controllo sul doping) che stabilisce l'elenco delle sostanze e delle pratiche mediche che devono essere considerate doping. Definizione e il Codice WADA La più nuova e più generale definizione di doping (gennaio 2009), è quella contenuta nel Codice WADA, secondo la quale il doping è il "verificarsi di una o più violazioni delle norme sportive antidoping contenute nel Codice mondiale antidoping” In particolare sono considerate violazioni del Codice antidoping: ● l'uso o il tentativo di uso e anche il solo possesso (anche da parte del personale supporto dell'atleta) di una sostanza vietata o di un metodo proibito (durante la competizione o fuori dalla competizione); ● il rifiuto o l'omissione, senza giustificato motivo, di sottoporsi a prelievo di controllo;
● l'omessa comunicazione di informazioni utili per la reperibilità dell'atleta chiamato a test antidoping ● la manomissione o il tentativo di manomissione di una qualsiasi fase dei controlli antidoping; ● il traffico o la somministrazione di sostanze vietate o di metodi proibiti. Il Codice WADA stabilisce anche le sanzioni: ● da 2 anni di squalifica in caso di prima violazione fino alla squalifica a vita per l'uso o il tentativo d'uso, o il possesso di una sostanza vietata o di un metodo proibito; ● da 4 anni fino alla squalifica a vita per il traffico o la somministrazione; ● 2 anni di squalifica per il rifiuto o l'omissione di sottoporsi a prelievi. Alle sanzioni del WADA si aggiungono quelle delle federazioni sportive nazionali dei singoli sport. Il Codice WADA ha introdotto importanti principi nella lotta contro il doping. Fra questi vi è quello della strict liability (cioè della responsabilità oggettiva dell'atleta), per il quale ogni atleta deve assicurarsi personalmente di non assumere alcuna sostanza vietata. Inoltre la lista delle sostanze dopanti è considerata "aperta": i divieti si riferiscono pertanto a categorie generali, che dovrebbero riuscire a comprendere anche eventuali nuove sostanze non ancora esplicitamente nominate nella lista in vigore, sottoposta a revisione continua e pubblicata il 1° gennaio di ogni anno. Il nuovo Codice bandisce poi ogni tipo di infusione endovenosa (flebo) e il possesso da parte dei medici e del personale di supporto di sostanze ad infusione endovenosa. Essi possono però tenere a disposizione una dose da usare in caso di emergenza, per esempio di collasso dell'atleta, attivando immediatamente una procedura di autorizzazione. Il Codice WADA chiede anche la reperibilità degli atleti, che devono poter essere sottoposti ai controlli a sorpresa anche fuori gara, e ritiene che la mancata ripetuta reperibilità per sottoporsi a tali controlli sia da considerarsi doping a tutti gli effetti. La frequenza dei controlli antidoping dovrebbe consentire di valutare i reali valori fisiologici naturali dell'atleta, che andrebbero così a comporre il "passaporto biologico" (profilo dell'atleta con i valori del sangue e delle urine, elaborato in base ad almeno sei controlli a sorpresa eseguiti nell'arco dell'anno) dell'atleta stesso. Il passaporto biologico diventerebbe, in questo modo, garanzia della non alterazione dei valori fisiologici naturali dell'atleta e una possibile via d'individuazione del doping. La Nuova lista antidoping entrata in vigore il 1° gennaio 2009 comprende nuove e diverse categorie:
Gli ormoni e le sostanze correlate Gli ormoni sono sostanze naturali prodotte naturalmente dall'organismo. Sono secreti dalle ghiandole endocrine del corpo per regolare specifiche funzioni dell'organismo stesso (per esempio, l'insulina regola la glicemia nel sangue, il testosterone la crescita muscolare). Sono inseriti nella categoria delle sostanze proibite. Appartengono a questa categoria: la somatotropina (GH), l'eritropoietina (EPO) e la corticotropina (ACTH). II GH ("ormone della crescita", o somatotropina) è l'ormone responsabile dell'accrescimento in lunghezza delle ossa. Viene prodotto naturalmente dall'organismo durante il lavoro muscolare. Agisce stimolando il metabolismo delle proteine. Grazie al progresso tecnologico la sua produzione di sintesi ha reso possibile l'eliminazione dal commercio di GH di origine animale (estratto dall'ipofisi di cadaveri), che comportava il rischio di contrarre la malattia di Creutzfeld-Jacob, meglio nota come "morbo della mucca pazza". Non è stato dimostrato che all'accrescimento della massa muscolare indotto da questo ormone sintetico corrisponda quello della forza. Gli effetti collaterali sono invece gravissimi: l'aumentata viscosità del sangue può condurre a cardiopatie, ipertensione e diabete, mentre l'aumento del GH esogeno altera il funzionamento della tiroide e sommandosi a quello di produzione endogena può causare acromegalia e sviluppo scheletrico anomalo. La corticotropina (ACTH) è un ormone prodotto dall'ipofisi in condizioni di stress. L'assunzione di questo ormone agevola lo sviluppo della massa muscolare e la riduzione della massa grassa, ma provoca anche ipertensione, aumento della glicemia, danni all'apparato sessuale. Fisiologicamente non è prodotto dall'organismo in maniera costante, ma il suo andamento è circadiano (si definisce così il ritmo fisiologico di un organismo che è in relazione con l'alternarsi del giorno e della notte), cioè è maggiore al mattino e minore alla sera. La somministrazione esogena dell'ormone può provocare atrofia della ghiandola surrenale, che cessa la sua produzione endogena, con tutti i conseguenti squilibri fisiologici connessi. L'eritropoietina (EPO) è un ormone, prodotto principalmente dal rene e secondariamente dal fegato, che stimola la produzione dei globuli rossi ad opera del midollo osseo. La produzione naturale di globuli rossi dipende dal livello di ossigenazione del sangue. Quando l'apporto di ossigeno si riduce, come in alta montagna, la necessità dell'organismo di adattarsi induce la produzione di EPO che, a sua volta, stimola la produzione di ulteriori globuli rossi. Poiché una maggiore percentuale di globuli rossi assicura una maggiore capacità del sangue di fornire ossigeno ai muscoli, normalmente gli atleti ricercano questi adattamenti fisiologici svolgendo allenamenti ad alta quota. L'assunzione farmacologica di EPO provoca un lieve aumento del numero dei globuli rossi in 24 ore, aumento che raggiunge il picco massimo dopo 4-6 giorni, senza ulteriore somministrazione, fino a ottenere il raddoppio della quota circolante. Questo tipo di variazione è troppo veloce e, dunque, molto pericoloso. L'incremento rapido ed eccessivo dei globuli rossi provoca un'elevata viscosità del sangue che è all'origine di problemi cardiocircolatori. Essendo un ormone fisiologico, l’assunzione di eritropoietina è difficile da individuare attraverso i normali test delle urine. A lungo termine, il doping ematico favorisce l’insorgenza di tumori al midollo osseo e di malattie autoimmuni.
I beta-2 agonisti sono farmaci che svolgono la propria azione principale sulla muscolatura bronchiale. La somministrazione in alti dosaggi di questi farmaci ha effetto anabolizzante ed è considerata doping. Gli effetti a lungo termine sono tachicardia, insonnia, vertigini, palpitazioni, ipotensione, infarto del miocardio. Gli antagonisti e i modulatori degli ormoni sono sostanze che influenzano gli effetti degli ormoni. Queste sostanze non hanno effetti sulle prestazioni fisiche di un atleta, ma sono in grado di ridurre o sopprimere gli effetti collaterali causati dall'abuso di steroidi androgeni anabolizzanti. L'assunzione di questi farmaci scatena un'ampia gamma di squilibri ed effetti collaterali non specifici e pericolosi. I diuretici e sono farmaci che favoriscono l'eliminazione di liquidi attraverso la diuresi. In genere vengono assunti da atleti che praticano attività sportive dove esistono categorie di peso (come la lotta, il sollevamento pesi, il pugilato) per rientrare nella categoria di gara inferiore (perché i diuretici ad alta capacità possono portare in poche ore ad una riduzione del peso corporeo) oppure per aumentare il volume urinario e diluire la concentrazione di altre sostanze illecite ottenendo una loro più rapida eliminazione. L'atleta che usa i diuretici non perderà solo urina, ma causerà anche la diminuzione del volume del sangue circolante, con conseguente abbassamento della pressione arteriosa e minore fluidità del sangue (rischi di trombosi si); andrà incontro al blocco del sistema di sudorazione, con rischio di grave disidratazione. LE SOSTANZE PROIBITE IN COMPETIZIONE Assuefazione: abitudine dell'organismo ad una sostanza estranea che conduce ad assumerne livelli sempre maggiori. Dipendenza: alterato stato fisiologico provocato dalle ripetute assunzioni di una sostanza, la cui privazione provoca disturbi organici noti come sindrome da astinenza. La dipendenza psicologica è la sensazione di soddisfazione mentale provocata dall'assunzione sporadica o continua di una certa sostanza, la cui privazione determina insoddisfazione, irrequietezza psichica. Sostanza specificata: sostanza vietata presente in farmaci di comune uso assunta in modo non intenzionale e non a scopo di doping. Il Codice Wada individua le sostanze che sono considerate doping se usate durante una competizione. Per alcune sostanze il divieto riguarda tutti gli sport, per altre è legato ad alcuni sport particolari. Le sostanze vietate in tutti gli sport Tra gli stimolanti, rientrano sostanze come le anfetamine o la cocaina. Aumentano concentrazione, competitività e resistenza allo sforzo, e riducono la percezione della fatica; tali sensazioni sono però seguite da una fase depressiva. Se assunti senza una vera necessità (non a scopo terapeutico) o con dosaggi sbagliati, gli stimolanti danno assuefazione e dipendenza, causano disturbi dell'umore e del sonno, provocano inappetenza, anoressia, esaurimento psico-fisico e possono generare problemi cardiovascolari.
permettono la riduzione degli stati ansiosi. Il repentino rallentamento del battito può però provocare un arresto cardiaco. I METODI PROIBITI Doping del sangue: metodo utilizzato per aumentare la quantità di ossigeno disponibile al muscoli e rallentare la formazione di acido lattico e quindi il sopraggiungere della fatica muscolare. Doping genetico: trasferimento o utilizzo di cellule (o elementi genetici) che modificano i geni endogeni in grado di migliorare la performance. Il doping ematico La pratica del doping del sangue consiste nella somministrazione di globuli rossi a un atleta sano con lo scopo di aumentare la capacità del sangue di trasportare ossigeno ai muscoli, quindi di ridurre la stanchezza. Può essere impiegato sangue autologo, cioè proprio, omologo, cioè di un'altra persona con caratteristiche simili, o eterologo, cioè che proviene da una specie diversa. Oggi si usa soprattutto la tecnica dell'autoemotrasfusione, ossia la trasfusione del sangue dello stesso soggetto. Consiste nella somministrazione endovenosa di globuli rossi precedentemente prelevati dal soggetto (due o tre mesi prima della gara), conservati e quindi ritrasfusi quando l'organismo ne ha compensato la perdita. Si ottiene in questo modo un ulteriore incremento del volume del sangue in grado di trasportare ossigeno. Le manipolazioni farmacologiche e chimiche Con tale dicitura s'intende l'impiego di sostanze o procedure che alterano o invalidano i campioni destinati ai test antidoping. Ne sono un esempio la manipolazione delle urine o l'inibizione dell'escrezione renale attraverso l'uso di farmaci. Sono vietate anche le infusioni endovenose (infusioni in vena di sostanze a base di liquidi contenenti fruttosio o altro o integratori allo scopo di migliorare l'idratazione o per sostenere la funzione del fegato e dei reni prima o dopo la pratica sportiva), eccetto in casi di malattia. Il doping genetico Il doping genetico è inserito nella lista delle metodiche vietate. I progressi ottenuti nell'ambito della terapia genetica rischiano infatti di offrire nuove possibilità di sperimentazione anche per il doping sportivo. La terapia genetica è la cura di disfunzioni e gravi patologie attraverso il trasferimento di materiale genetico nelle cellule umane: si estrae il DNA da una cellula "normale" e lo si inietta nel nucleo di una cellula "malata" in modo da compensarne le funzioni alterate. Il fenomeno preoccupa il mondo dello sport. Infatti, teoricamente, tutti i livelli di proteine presenti nel nostro corpo possono essere modificati attraverso la genetica: poiché i muscoli sono costituiti di proteine, si potrebbe ottenere un aumento programmato di massa muscolare, o modificare le percentuali di fibre rosse (potenza) o bianche (velocità) in funzione dello sport praticato. Se si individuano i geni che determinano la predisposizione di un individuo per uno sport specifico, diventa possibile programmare i futuri atleti fin dalla giovane età. Non si correrebbe più il rischio di risultare positivi ai controlli antidoping perché il DNA prelevato da una cellula e introdotto nelle cellule dell'atleta diventa indistinguibile.
Gli effetti a lungo termine della modificazione dei geni potrebbero anche non essere mai scoperti: una volta che la modifica è a livello genetico, non è più possibile capire se l'organismo è stato alterato in qualche modo. Unica arma contro questa nuova forma di doping potrebbe essere lo studio comparato delle curve della performance e l'analisi dei ritmi circadiani. Ciò consentirebbe di individuare miglioramenti di prestazioni troppo repentini e quindi sospetti. I rischi della terapia genetica non sono ancora stati definiti con chiarezza. Bisogna infatti tenere presente che una volta che il gene viene modificato, tali modifiche diventano permanenti e saranno quindi trasmesse alla prole. LE SOSTANZE NON SOGGETTE A RESTRIZIONE Integratori alimentari: prodotti in grado di favorire l'assunzione di determinati principi alimentari. Creatina: molecola proteica immagazzinata soprattutto nei muscoli scheletrici con importanti funzioni energetiche. Carnitina: molecola proteica che svolge un ruolo importante nel metabolismo dei grassi. Ossidazione: reazione in cui l'elemento si comporta come se agisse con O, cioè cedendo elettroni. Vi sono molte sostanze, ritenute in grado di migliorare la performance, non sottoposte ancora a particolari restrizioni. Si tratta degli integratori alimentari, alcuni d'indubbia efficacia, altri sostanzialmente inutili. Non si conosce ancora l'effetto di un loro abuso sulla salute. Inoltre le nuove indicazioni dell'elenco WADA riguardo le cosiddette "sostanze specificate" dovrebbe suggerire una certa cautela. Gli aminoacidi a catena ramificata (BCAA) sono tre sostanze essenziali che si trovano principalmente nelle uova, nella carne e nei formaggi. I BCAA sono presenti soprattutto nel muscolo e hanno la capacità di stimolare la sintesi delle proteine muscolari, stimolando al tempo stesso l'impiego dei grassi e una maggior produzione di testosterone e di GH. Non vi sono, tuttavia, prove scientifiche a favore di questa tesi. La creatina è una molecola proteica che si trova in molti tessuti del corpo, ma è immagazzinata soprattutto nei muscoli scheletrici. È diventato uno dei più importanti integratori alimentari impiegati dagli sportivi per aumentare la massa muscolare e la resistenza alla fatica. La correlazione tra livello muscolare di creatina e performance non è però dimostrata. Esistono alcune indicazioni su possibili miglioramenti nelle prestazioni di scatto, di resistenza (calcio e pallacanestro), ma non si hanno dati certi riguardo a eventuali complicazioni dovute a una somministrazione continuata di creatina. La carnitina è una molecola proteica composta da due aminoacidi essenziali. Nell'uomo è contenuta quasi interamente nei muscoli scheletrici e nel miocardio. Ha funzione energetica, pertanto, la capacità del muscolo di ossidare i grassi è direttamente proporzionale al livello di carnitina presente nel muscolo stesso e questo spiega il grande interesse degli sportivi per questa sostanza. Inoltre, rallenta la formazione di acido lattico e, quindi, l'instaurarsi dell'affaticamento.