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Analisi Linguistica: Morfologia e Sintassi, Dispense di Linguistica

le lingue e il linguaggio manuale

Tipologia: Dispense

2016/2017

Caricato il 14/04/2017

enrica.pedretti
enrica.pedretti 🇮🇹

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CAPITOLO 1:
La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano.
tutti usiamo un linguaggio che chiameremo linguaggio naturale o umano.
ad. ex il linguaggio dei computer, il linguaggio dei fiori... sono tutti sistemi di comunicazione che
servono per trasmettere informazioni da un individuo, emittente, ad un altro, ricevente.
i linguaggi sono identici nella loro funzione cioè nel fatto di permettere la comunicazione ma non è
detto che siano identici nella loro struttura.
La struttura del linguaggio umano è specifica e solo la specie umana ha la capacità di acquisire il
linguaggio umano.
La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano dunque.
Lo studio scientifico deve formulare ipotesi generali che spieghino molti fatti particolari, queste ipotesi
inoltre devono essere fatte in modo chiaro: ciò vale anche per la linguistica.
La linguistica è una disciplina descrittiva infatti che deve spiegare, usando leggi generali, ciò che
effettivamente si dice.
ogni lingua inoltre presenta una varietà d'uso, ogni varietà ha delle caratteristiche proprie che vanno
conosciute per poter utilizzare tale varietà nei contesti appropriati. L'indicazione delle forme buone o
meno buone è comunque compito della grammatica normativa invece la linguistica vuole investigare i
meccanismi che stanno alla base del comportamento linguistico degli esseri umani.
Il linguaggio umano è discreto mentre il linguaggio di molte specie animali [ex. api) è continuo.
è discreto nel senso che i suoi elementi si distinguono per l'esistenza di limiti definiti. ad esempio [p] e
[b] hanno un effetto di contrasto netto, non esistono dunque entità intermedie tra p e b. nei sistemi
continui invece è sempre possibile specializzare sempre più il segnale: la danza delle api ha questa
caratteristica.
inoltre,una delle caratteristiche del linguaggio umano è quella di poter formulare un numero alto di
segni, cioè di entità dotate di significante e significato mediante un numero molto limitato di elementi,
i fonemi, che non hanno significato ma hanno la capacità di distinguere significati. questa caratteristica
è chiamata doppia articolazione ed è assente nei linguaggi degli animali.
un'altra differenza è che i sistemi di comunicazione animale sono caratterizzati da un numero finito di
segni; le parole di origine umana invece non sono un insieme finito poiché se ne possono creare sempre
di nuove, e, nel nostro parlare quotidiano facciamo uso di frasi nuove create sul momento. A questa
capacità contribuisce il meccanismo della ricorsività che permette di costruire frasi nuove inserendo in
una frase data,un'altra frase.
partiamo da una frase semplice:
“Maria mi ha colpito”
usando un verbo come "dire", possiamo trasformare questa in una frase complessa, cioè formata da una
frase principale e una frase dipendente:
“I ragazzi dicono che Maria mi ha colpito”
anche questa seconda frase può diventare dipendente da un verbo come credere:
“I vicini credono che i ragazzi dicano che Maria mi ha colpito”
ecc...
Un altro modo per formare frasi complesse di lunghezza indefinita e ricorrere all'uso della
congiunzione e.
Il limite alla lunghezza delle frasi non esiste in linea di principio ma c'è un contrasto tra la capacità
potenziale di produrre frasi infinite e la possibilità effettiva di realizzare tali frasi: c'è contrasto tra
competenza ed esecuzione.
Sono gli esseri umani gli unici a poter acquisire un sistema di comunicazione caratterizzato dal
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CAPITOLO 1:

La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano. tutti usiamo un linguaggio che chiameremo linguaggio naturale o umano. ad. ex il linguaggio dei computer, il linguaggio dei fiori... sono tutti sistemi di comunicazione che servono per trasmettere informazioni da un individuo, emittente , ad un altro, ricevente. i linguaggi sono identici nella loro funzione cioè nel fatto di permettere la comunicazione ma non è detto che siano identici nella loro struttura. La struttura del linguaggio umano è specifica e solo la specie umana ha la capacità di acquisire il linguaggio umano. La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano dunque. Lo studio scientifico deve formulare ipotesi generali che spieghino molti fatti particolari, queste ipotesi inoltre devono essere fatte in modo chiaro: ciò vale anche per la linguistica. La linguistica è una disciplina descrittiva infatti che deve spiegare, usando leggi generali, ciò che effettivamente si dice. ogni lingua inoltre presenta una varietà d'uso, ogni varietà ha delle caratteristiche proprie che vanno conosciute per poter utilizzare tale varietà nei contesti appropriati. L'indicazione delle forme buone o meno buone è comunque compito della grammatica normativa invece la linguistica vuole investigare i meccanismi che stanno alla base del comportamento linguistico degli esseri umani. Il linguaggio umano è discreto mentre il linguaggio di molte specie animali [ex. api) è continuo. è discreto nel senso che i suoi elementi si distinguono per l'esistenza di limiti definiti. ad esempio [p] e [b] hanno un effetto di contrasto netto, non esistono dunque entità intermedie tra p e b. nei sistemi continui invece è sempre possibile specializzare sempre più il segnale: la danza delle api ha questa caratteristica. inoltre,una delle caratteristiche del linguaggio umano è quella di poter formulare un numero alto di segni , cioè di entità dotate di significante e significato mediante un numero molto limitato di elementi, i fonemi , che non hanno significato ma hanno la capacità di distinguere significati. questa caratteristica è chiamata doppia articolazione ed è assente nei linguaggi degli animali. un'altra differenza è che i sistemi di comunicazione animale sono caratterizzati da un numero finito di segni; le parole di origine umana invece non sono un insieme finito poiché se ne possono creare sempre di nuove, e, nel nostro parlare quotidiano facciamo uso di frasi nuove create sul momento. A questa capacità contribuisce il meccanismo della ricorsività che permette di costruire frasi nuove inserendo in una frase data,un'altra frase. partiamo da una frase semplice : “Maria mi ha colpito” usando un verbo come "dire", possiamo trasformare questa in una frase complessa , cioè formata da una frase principale e una frase dipendente : “I ragazzi dicono che Maria mi ha colpito” anche questa seconda frase può diventare dipendente da un verbo come credere: “I vicini credono che i ragazzi dicano che Maria mi ha colpito” ecc... Un altro modo per formare frasi complesse di lunghezza indefinita e ricorrere all'uso della congiunzione e. Il limite alla lunghezza delle frasi non esiste in linea di principio ma c'è un contrasto tra la capacità potenziale di produrre frasi infinite e la possibilità effettiva di realizzare tali frasi: c'è contrasto tra competenza ed esecuzione. Sono gli esseri umani gli unici a poter acquisire un sistema di comunicazione caratterizzato dal

fenomeno della ricorsività. I tentativi fatti nel 1960 circa per insegnare ad alcuni gorilla una lingua umana confermano questa tesi. Le scimmie non parlavano perché la loro anatomia non lo permetteva perciò si ricorse al linguaggio gestuale. Le scimmie mostrarono però di non saper ricorrere alla ricorsività. Inoltre cominciavano a comunicare solo dopo che erano state stimolate a farlo. Abbiamo dunque visto che il linguaggio umano è caratterizzato da discretezza e ricorsività. il linguaggio dell'informatica tuttavia è caratterizzato da queste due stesse proprietà ma si differenzia dal linguaggio umano. La differenza sta nella dipendenza dalla struttura. ex. “La donna che i ragazzi dicono che mi ha colpito è Maria” il verbo "ha colpito" è alla terza persona singolare e si accorda con il nome "donna" che non è immediatamente vicino ad esso, cosa necessaria per il linguaggio informatico. Il nome "ragazzi" è più vicino al verbo "ha colpito" ma se trasformassimo "ha colpito" in "hanno colpito" la frase risulterebbe agrammaticale: “*La donna che i ragazzi dicono che mi hanno colpito è Maria” dove l'asterisco indica le combinazioni di parole che sono agrammaticali. Tenendo conto che la linguistica è una disciplina descrittiva, agrammaticale non significa scorretto ma malformato per un parlante nativo di una determinata lingua. il senso intuitivo di grammaticalità rappresenta una caratteristica essenziale della competenza dei parlante nativo di una lingua!!! Le relazioni tra parole all'interno di una frase non sono determinate dalla loro successione ma sono dipendenti dalla struttura. Con linguaggio intendiamo la capacità di sviluppare un sistema di comunicazione dotato delle caratteristiche appena accennate. Con lingua intendiamo la forma specifica che questo sistema di comunicazione assume nelle varie comunità. Le lingue sono differenti ma entro limiti ben definiti, ossia quelli del linguaggio come capacità umana specifica. Bacone, filosofo medievale, diceva che la grammatica è unica nella sostanza anche se varia accidentalmente. nel '800 si pensava invece che non ci fosse nulla in comune a tutte le lingue del mondo. nel 1950 circa si tornò invece sulla posizione di Bacone. gli universali linguistici , ossia gli elementi comuni a tutte le lingue sono ad esempio la ricorsività e la dipendenza dalla struttura. una caratteristica che distingue le varie lingue è l' ordine delle parole o meglio l'ordine degli elementi principali della frase. in italiano abbiamo soggetto-verbo-oggetto ma in arabo ad esempio verbo- soggetto-oggetto. esistono dunque degli universali linguistici e delle proprietà che caratterizzano soltanto alcune lingue. CAPITOLO 2: sin dalla nascita siamo circondati da atti linguistici. una lingua è un sistema articolato su più livelli e dunque un "sistema di sistemi". i livelli linguistici sono 4: quello dei suoni, fonologia , quello delle parole, morfologia , quello delle frasi, sintassi , quello dei significati, semantica. Le unità di ogni livello sono interdipendenti. La linguistica privilegia la lingua come espressione orale piuttosto che scritta perché ad esempio il bambino impara prima a parlare che a scrivere, la lingua cambia nel tempo prima ad un livello orale infatti gli alfabeti sono spesso in ritardo rispetto all'evoluzione delle lingue. In una lingua è fondamentale la capacità distintiva dei suoni. ad esempio la vocale [a] si oppone alla vocale [e] in parole come "manto", "mento". se pronuncio però ad esempio la parola "m a no" 12 volte avrò ad esempio 12 "a" diverse dal punto di vista fisico [altezza tonale, lunghezza...): vi è quindi un livello astratto dove vi è una /a/ e poi questa /a/

sa costruire composti ma questi non si possono formare da due parole qualsiasi ex. "uomo civetta" "uomo scimmia" funzionano ma non esiste "uomo matita"! sa che i termini di un composto non si possono invertire liberamente. ad esempio capostazione/stazionecapo un parlante quindi conosce le parole della propria lingua, alcuni aspetti della loro struttura e i meccanismi per formare parole complesse. 3 - competenza sintattica : i parlanti conoscono le regole della sintassi, possono formare vari tipi di frase. A partire da una frase dichiarativa semplice si può formare una frase interrogativa ad esempio. un parlante ha conoscenze sintattiche molto sottili. certe operazioni sintattiche sono possibili con certe strutture frasali ma non con tutte. 4 - competenza semantica : i parlanti di una lingua sanno riconoscere il significato delle parole e delle frasi e sanno istituire molti tipi di relazioni semantiche tra le parole ex. relazioni di sinonimia, antonimia. I parlanti sanno distinguere diversi tipi di ambiguità, sanno che esistono determinati rapporti tra le parole. Tutto ciò fa parte della grammatica dei parlanti intesa come un insieme di conoscenze che sono immagazzinate nella mente. Il bambino costruisce una grammatica a partire da dei dati che sono chiamati dati linguistici primari. una lingua è un codice e un codice è costituito fondamentalmente da due livelli: le unità di base e le regole che combinano le unità. Le regole combinano le unità più piccole per formare le unità più grandi. comunque tutte le possibilità non vengono realizzate e ciò vale non solo per il lessico e per i suoni ma anche per la morfologia e la sintassi. ad esempio le unità di suono [p-a-n-e] possono essere combinate solo in due dei 24 modi possibili: pane e pena e non ad es. nape. In un atto linguistico, i suoni vengono disposti in una sequenza lineare diventando così una catena parlata. [In quest'operazione i suoni si influenzano l'un l'altro ex. la "n" di canto è foneticamente diversa dalla "n" di anfora. ) Questi rapporti vengono definiti rapporti sintagmatici e si hanno tra elementi che sono "in praesentia", cioè co-presenti. in una parola come "stolto" tra la [s] e la vocale [o] c'è il suono [t]. al posto di [t] però possono comparire altri suoni tra [s] e [o]. i suoni che possono comparire in un certo contesto intrattengono tra loro dei rapporti di tipo paradigmatico , ma sono rapporti "in absentia": cioè se realizzo [t] non posso realizzare gli altri. Rapporti paradigmatici e sintagmatici non riguardano solo i suoni. ex. a. questo mio amico b. queste mie amiche vi sono rapporti sintagmatici tra la "o" di "questo", la "o" di "mio" e la "o" di "amico". vale lo stesso per la "e" di b. c. il libro d. questo libro e. quel libro Tra "il", "questo","quel" vi sono rapporti paradigmatici. In definitiva qualsiasi unità della lingua, intrattiene rapporti sintagmatici con le forme vicine ma anche rapporti paradigmatici con le unità assenti che avrebbero potuto essere realizzate in quel dato punto.

Le lingue possono cambiare nel corso del tempo. lo studio del cambiamento linguistico è detto diacronico ed è lo studio di un fenomeno attraverso il tempo. Una lingua può essere studiata anche escludendo il fattore tempo. In questo caso si parla di studio sincronico. Un fenomeno sincronico è un rapporto tra elementi simultanei, un fenomeno diacronico è la sostituzione di un elemento con un altro nel corso del tempo. Una parola è segno e un segno è l'unione di un significato e un significante. il significante è la forma sonora mentre il significato è la rappresentazione mentale del segno, il concetto. il segno ha varie proprietà tra cui: a) - la distintività : ad esempio il segno "notte" si distingue dal segno "botte" o dai segni "lotte"... b) - la linearità : il segno si estende nel tempo, se orale, e nello spazio, se è scritto. ciò implica una successione, un prima e un dopo. Ad esempio "al" ha un significato diverso da "la" così come "rami" ha un significato diverso da "mira". c) - l' arbitrarietà : il segno è arbitrario nel senso che non esiste alcuna legge di natura che imponga di associare al significante [libro] il significato "libro". L'associazione tra il significato e il significante deriva da una specie di accordo sociale convenzionale. ci sono eccezioni all'arbitrarietà del segno costituite soprattutto da forme onomatopeiche per esempio "sussurrare". nel corso del tempo l'evoluzione cui sono soggette le lingue può eliminare però la motivazione del segno ex. il latino "pipio", piccione, era onomatopeico ma l'italiano "piccione" ha perso la motivazione originaria. i segni possono essere sia linguistici che non linguistici. Un vestito nero (significante) può voler dire lutto (significato). Mentre i segni linguistici sono tipicamente lineari, quelli non linguistici non sono lineari: in un cartello di divieto di accesso non è importante se è stata realizzata prima la parte in rosso o quella in bianco. La disciplina che studia i segni in generale è la semiotica. Per Jakobson sono 6 le componenti necessarie per un atto di comunicazione linguistica: parlante ; ciò di cui si parla cioè il referente ; il messaggio ; il canale attraverso cui passa la comunicazione; il codice ; l' ascoltatore. Il referente è ciò cui l'atto linguistico rimanda cioè la realtà extra-linguistica invece il canale è di norma l'aria ma può essere anche una linea telefonica ecc... a ciascuna di queste componenti Jakobson fa corrispondere una funzione linguistica: 1) La funzione emotiva è quella che riguarda il parlante e si realizza quando il parlante esprime stati d'animo, quando il parlare è più inteso a esprimere che a comunicare qualcosa a terzi. 2) La funzione referenziale è informativa, neutra. Ex. una frase come "il treno parte alle sei". **Riguarda il referente.

  1. La funzione fàtica** si realizza quando vogliamo controllare se il canale è aperto e funziona regolarmente. Espressioni come "mi senti?" "ci sei?" spiegano bene questa funzione. **Riguarda il canale.
  2. La funzione metalinguistica** si realizza quando il codice viene usato per parlare del codice stesso. **Riguarda il codice.
  3. La funzione poetica** si realizza quando il messaggio che il parlante invia all'ascoltatore è costruito in modo da costringere l'ascoltatore a ritornare sul messaggio stesso per apprezzarne il modo in cui è formulato. se il parlante ha costruito un messaggio del tipo "nel mezzo del cammin di nostra vita", l'ascoltatore dovrà sospendere la funzione referenziale e tornare sul messaggio per decifrarlo, per capire come è costruito. [cosa vuol dire "nel mezzo del cammin di nostra vita"?). **Riguarda il messaggio.
  4. La funzione conativa** si realizza sottoforma di comando o esortazione rivolta all'ascoltatore perché modifichi il suo comportamento. Riguarda l'ascoltatore.

chiamate gruppi : quindi una famiglia linguistica contiene abitualmente diversi gruppi che a loro volta si articolano in sottogruppi o rami e così via. Si dice che due lingue sono tipologicamente correlate se manifestano una o più caratteristiche comuni. quindi visto che l'inglese e il cinese manifestano alcune caratteristiche comuni, possono essere considerate tipologicamente correlate. una lingua può essere tipologicamente correlata ad un'altra per quanto riguarda determinate caratteristiche e correlata ad una terza per quanto riguarda altre caratteristiche. Il punto di vista areale coglie quelle affinità che si creano fra lingue genealogicamente irrelate ma che hanno sviluppato caratteristiche strutturali comuni in quanto sono parlate in una stessa area geografica. In casi di questo genere si dice che le lingue formano una lega linguistica. ad esempio le lingue della lega balcanica hanno delle caratteristiche comuni. È difficile stabilire che più lingue derivano tutte dalla stessa lingua. Il problema c'è quando non vi è alcuna lingua attestata che possa essere ritenuta la lingua originaria di un determinato gruppo di lingue. Le famiglie linguistiche più studiate sono le seguenti: I - famiglia indoeuropea II - famiglia afro-asiatica : Africa settentrionale, medio oriente, Africa orientale. A questa famiglia appartengono l'egiziano antico, l'arabo e l'ebraico. III - famiglia uralica : Europa orientale e Asia centrale e settentrionale. a questa famiglia appartengono il finlandese o finnico, l'estone e l'ungherese. IV - famiglia sino-tibetana : a questa appartengono il cinese mandarino, il tibetano e il lolo-birmano. V - famiglia nigerkordofaniana : comprende la maggioranza delle lingue parlate nelle nazioni africane a sud del Sahara. VI - famiglia altaica : comprende altre lingue dell'Asia centrale come il mongolo e il turco. altre famiglie linguistiche sono: quella dravidica, quella austro-asiatica e quella austronesiana. Vi sono poi altre famiglie linguistiche minori che comprendono un numero limitato di lingue. vi sono infine anche lingue isolate di cui non è dimostrabile la parentela con altre ad ex. il basco. nella prima metà del '900 il danese Pedersen avanzò l'ipotesi che la famiglia indoeuropea, afro-asiatica, nigerkordofaniana e uralica potessero far parte di un'unica grande famiglia detta nostratica. Dei primi decenni del '800 si scoprì che un'antica lingua dell'India, il sanscrito , ed alcune lingue europee come il latino e greco erano genealogicamente apparentate. Nel 1830 per indicare questa famiglia linguistica fu coniato il termine indoeuropeo. La famiglia indoeuropea si suddivide nei seguenti gruppi e sottogruppi:

    • gruppo indo-iranico, suddiviso in due sottogruppi: indiano ed iranico. All'indiano appartengono varie lingue antiche, ex. vedico , sanscrito; e moderne derivate dai cosiddetti dialetti pracriti ex. hindi , urdu. L'iranico è suddiviso in due rami: lingue iraniche occidentali e lingue iraniche orientali. Tra le lingue antiche del ramo occidentale ricordiamo il persiano antico e l'avestico; tra le lingue moderne ricordiamo il persiano moderno e il curdo.
    • gruppo tocario:è rappresentato da due lingue estinte indicate come "tocario A" e "tocario B" documentate da alcuni testi risalenti al primo millennio dopo Cristo
    • gruppo anatolico:comprende le lingue diffuse nel secondo e nel primo millennio a.C. nell'Anatolia o Asia minore e oggi estinte: quella più documentata è l'ittita.
    • il gruppo armeno è rappresentato da una sola lingua, l'armeno, attestato sino dal quinto secolo d.C.
    • il gruppo albanese è rappresentato da una sola lingua attestata dal XV d.C.
    • il gruppo slavo diviso in tre sottogruppi: slavo orientale, comprendente russo bielorusso e ucraino; slavo occidentale, comprendente polacco ceco slovacco; slavo meridionale comprendente bulgaro macedone serbo-croato e sloveno. Le prime attestazioni delle lingue slave sono i testi religiosi in antico slavo ecclesiastico che risalgono al IX secolo d.C.
    • il gruppo baltico comprende il lituano e il lettone e varie lingue oggi estinte tra cui il prussiano antico. Le prime attestazioni di queste lingue risalgono al XVI secolo
    • il gruppo ellenico rappresentato da una sola lingua, il greco le cui prime attestazioni risalgono al secondo millennio a.C.
    • il gruppo italico che si divide in due sottogruppi: italico orientale e italico occidentale. L'italico orientale, comprendente alcune lingue dell'Italia antica come l'osco, l'umbro e il sannita, si è estinto mentre l'italico occidentale comprende il latino attestato dalle 600 a.C. circa che ha dato origine alle lingue romanze. Le lingue romanze ufficiali sono: il portoghese , lo spagnolo , il francese , l' italiano e il romeno. Altre lingue romanze che hanno un riconoscimento ufficiale regionale sono il galego , il catalano e le diverse varietà del ladino. Di grande importanza è anche il provenzale fondamentale nel medioevo.
    • il gruppo germanico diviso in tre sottogruppi: germanico orientale, germanico settentrionale e germanico occidentale. L'unica lingua attestata sufficientemente del sottogruppo orientale è il gotico, oggi estinto. Il sottogruppo settentrionale comprende le lingue nordiche cioè lo svedese, il danese, il norvegese, l'islandese e il feroico. Il sottogruppo occidentale si divide in due rami: anglo-frisone e neerlando-tedesco. Al primo appartengono il frisone e inglese; al secondo appartengono l'olandese e il tedesco. a questi vanno aggiunti l'afrikaans, varietà di olandese parlato dai coloni di origine olandese in Sudafrica e lo yiddish, dialetto tedesco proprio degli ebrei di Germania.
    • il gruppo celtico oggi è sostanzialmente confinato alle isole britanniche. Si divide in due sottogruppi: gaelico e britannico. Al primo appartiene l'irlandese e il gaelico di Scozia, al secondo appartiene il cimrico o gallese, il cornico e il bretone. Non tutte le lingue genealogicamente parenti si collocano in una stessa entità geografica e una stessa entità geografica non contiene soltanto lingue genealogicamente parenti. Una unità politica non corrisponde necessariamente ad unità linguistica: una stessa lingua può essere la lingua ufficiale di paesi diversi e uno stesso paese può avere più lingue ufficiali. Due lingue sono tipologicamente correlate se manifestano uno o più caratteristiche comuni. Queste sono state prima ricercate nella struttura delle parole e poi in quella dei gruppi di parole e delle frasi. Si parla quindi di una tipologia morfologica e di una tipologia sintattica. Tipologia morfologica: i tipi morfologici tradizionalmente riconosciuti sono: isolante , agglutinante , flessivo [distinto in un sottotipo analitico e in un sottotipo sintetico ) e polisintetico o incorporante. ﻬ il tipo isolante è caratterizzato da una mancanza quasi totale di morfologia: i nomi non si distinguono per caso per esempio; i verbi non presentano differenze di persona... per indicare le relazioni tra le parole si fa uso dell'ordine delle parole stesse e di alcune particelle. Le particelle sono utilizzate ad esempio per indicare se un verbo indica un evento passato o se un nome è singolare o plurale. Una lingua isolante è il cinese. L'inglese e il cinese potrebbero essere raggruppati insieme dal punto di vista tipologico perché anche in inglese la maggior parte delle parole semplici sono invariabili ad esempio gli aggettivi, mentre la differenza tra singolare e plurale è data unicamente dall'aggiunta di una -s finale. L'inglese presenta molte caratteristiche di una lingua isolante.

colloca il genitivo dopo il nome e l'aggettivo dopo il nome. Si parla di implicazione poiché se esiste ad esempio l'ordine VSO ciò implica che si useranno i pronimi, il genitivo dopo il nome... Le formule come VSO/Pr/NG/NA sono per questo chiamate universali implicazionali. La differenza logica fondamentale sembrerebbe confermare che le lingue con ordine VO sono preposizionali e collocano sia il genitivo che l'aggettivo prima del nome, mentre le lingue OV sono posposizionali e collocano il genitivo e l'aggettivo prima del nome. In realtà questa legge non è assoluta. non è sempre facile inoltre definire se una lingua è SVO,VSO o SOV. Si è però riuscito a individuare i principi che spiegavano le eccezioni. Si è visto che le lingue SOV a volte presentano l'aggettivo dopo il nome e a volte prima di esso. Si è creata per questo una implicazione più complessa: se una lingua presenta l'ordine SOV, allora è posposizionale, e, se colloca l'aggettivo prima del nome, allora colloca il genitivo prima del nome. ~ Sistemi di scrittura: i più antichi risalgono a tre millenni prima di Cristo. I primi sistemi sono elaborati degli egizi e dai Sumeri: sono del tipo ideografico o meglio logografico. Gli altri tipi di scrittura sono il tipo sillabico e il tipo alfabetico. nel tipo ideografico ad ogni simbolo (ideogramma) corrisponde un concetto concreto o astratto. Spesso però i simboli ideografici assumono valore solo fonetico per il "principio del rebus". Per esempio la parola "rondine" in egiziano era indicata col disegno di una rondine e veniva pronunciata "wr". Anche la parola "grande" veniva pronunciata "wr" e nei testi scritti il disegno della rondine può indicare sia il sostantivo "rondine" quando l'aggettivo "grande". L'utilizzazione fonetica del simbolo ideografico determinò il passaggio dal sistema di scrittura ideografico al sistema sillabico. Nei sistemi sillabici, determinati segni passarono a indicare determinati gruppi di suoni cioè determinate sillabe: ad esempio nel sumerico "bocca" si pronunciava "ka" e quindi il segno per "bocca" fu utilizzato in varie parole in cui ricorreva la sillaba "ka".l'adozione di un sistema sillabico riduce molto il numero dei segni. l'invenzione del sistema di scrittura alfabetico è attribuito ai Fenici ma fu elaborato da diverse popolazioni semitiche nel secondo millennio a.C.. I Fenici trasmisero solo l'idea dell'alfabeto ai greci. Nei sistemi alfabetici solitamente ad ogni suono corrisponde un segno ma questo principio ideale comunque non sempre viene rispettato. ex l'italiano "chiesa" ha 5 suoni ma 6 segni. Questa non perfetta corrispondenza è dovuta al fatto che le lingue mutano nel tempo ma il modo di scriverle non tiene dietro a questi mutamenti. I greci costruirono un loro alfabeto adattando alla propria lingua quello fenicio. Dall'alfabeto greco deriva l'alfabeto latino ma anche l'alfabeto cirillico. Ovviamente se due lingue usano lo stesso sistema di scrittura non significa che siano apparentate. CAPITOLO 4: un suono è un fatto fisico. Di tutti i suoni che possiamo produrre, solo una piccola parte fanno parte di una lingua in senso stretto. Ogni lingua ha un suo inventario di suoni (fonemi) e ogni lingua ha regole proprie per combinare questi suoni in sillabe e parole. I fonemi possono influenzarsi l'un l'altro e per rendere conto di questo le lingue dispongono di regole fonologiche. La disciplina che studia la produzione dei suoni è detta fonetica articolatoria. Vi è poi la fonetica acustica che studia la natura fisica del suono. C'è poi la fonetica uditiva che studia l'aspetto della ricezione del suono da parte dell'ascoltatore.

Fonetica articolatoria: un suono è prodotto dall'aria che viene emessa dei polmoni, questa attraversa la laringe e incontra le corde vocali. Dopo la faringe, l'aria giunge alla cavità orale e fuoriesce dalla bocca. Se l'aria fuoriesce solo dalla bocca avremo suoni orali , se invece il velo palatinio resta inerte, l'aria fuoriesce anche dalla cavità nasale e avremo suoni nasali. per classificare un suono sono necessari tre parametri: modo di articolazione , punto di articolazione e sonorità. I vari organi della fonazione possono essere posizionati in modi diversi nella produzione di un suono: i vari assetti che gli organi assumono producendo un suono sono detti modo di articolazione. Il flusso d'aria necessario per produrre un suono può essere modificato in diversi punti dell’apparato vocale: ognuno di questi punti è chiamato punto di articolazione. La sonorità infine è data dalle vibrazioni delle corde vocali: se vibrano avremo un suono sonoro , se non vibrano avremo un suono sordo. l'Alfabeto Fonetico Internazionale [IPA) risponde all'esigenza fondamentale di usare gli stessi simboli per gli stessi suoni in tutte le lingue del mondo! I suoni possono essere classificati in tre classi maggiori: consonanti , vocali e semiconsonanti o approssimati. Nella produzione di una vocale l'aria non incontra ostacoli e le vocali sono quasi sempre sonore. Per produrre una consonante l'aria o viene momentaneamente bloccata ex. [b] o deve attraversare una fessura molto stretta ex. [f]. Le consonanti possono essere sia sorde che sonore. Le semiconsonanti condividono proprietà delle vocali e delle consonanti. Le vocali, le semiconsonanti, le liquide e le nasali formano la classe delle sonoranti. tutti i suoni non sonoranti si chiamano ostruenti. Le sonoranti sono tutte sonore. Il flusso d'aria necessario per produrre le ostruenti invece incontra ostacoli. I suoni dell'italiano: guardando la tabella se in una casella vi sono due suoni, il suono a sinistra è il suono sordo quello a destra, il sonoro. Se in una casella vi è un solo suono si tratta di un suono sonoro. Da sapere le definizioni dei suoni. Per esempio: p occlusiva, bilabiale, sorda z fricativa, alveolare, sonora... il suono [З] in italiano, si trova solo in prestiti per lo più di origine francese. Consonanti dell'italiano: i diversi modi di articolazione servono per produrre le consonanti: occlusive : il suono è prodotto tramite una occlusione momentanea dell'aria cui fa seguito una specie di esplosione. Sono [p,b,t,d,k,g] fricative : l'aria deve passare attraverso una fessura stretta producendo una fricazione. Si possono prolungare nel tempo. Sono [f,v,s,z,ς] affricate : iniziano con un'articolazione di tipo occlusivo e terminano con un'articolazione di tipo fricativo. Sono [ts,dz,tς,dЗ] nasali : il velo palatino lascia passare l'aria attraverso la cavità nasale. Sono [m,m,n, ,ŋ] laterali : la lingua si posiziona contro i denti e l'aria fuoriesce dai due lati della lingua stessa. L'italiano ha due laterali [l],[ ] vibranti : c'è vibrazione o dell'apice della lingua o dell'ugola. L'italiano ne ha una [r] approssimanti : sono suoni in cui gli organi articolatori vengono avvicinati ma senza contatto. Le approssimanti dell'italiano sono le semiconsonanti [j] e[w].in italiano [i] e [u] sono semiconsonanti

La combinazione di due vocali appartenenti a sillabe diverse da luogo a uno iato. Nell'italiano ci sono incoerenze del sistema grafico. Un sistema è coerente quando a un suono corrisponde un segno e viceversa. in italiano invece troviamo: a. due simboli diversi per un solo suono. ex. c uore/ q uando [k] b. due suoni diversi scritti con lo stesso simbolo. ex. s era/ro s a [s] e [z] c. due simboli per un solo suono o tre simboli per un solo suono. ex. ch e [k] o a gli o [ ] Il simbolo dell'alfabeto "c" sta per due suoni diversi [tς] e [k]... vi sono simboli dell'alfabeto che non sempre rappresentano un suono: il simbolo "i" può rappresentare una vocale alta anteriore o può stare per la semiconsonante palatale ma può anche essere solo grafico. ex. in scienza [ςεntsa] la "i" è solo grafica. I suoni possono essere semplici per esempio [t,d,k,tς,dz] o geminati [tt,dd,kk,ttς,ddz].La lunghezza si indica con due punti e dunque scriveremo [t:,d:,k:,t:ς,d:z]. il simbolo IPA per l'accento è ['] e si colloca prima della sillaba accentata. scriverò dunque ['kaza], [lam'pjone], [intimi'ta]. sui monosillabi l'accento può non essere segnato. Da ricordare che in IPA non esistono le maiuscole e gli apostrofi. p.85: esercitarsi nella scrittura fonetica! MOLTO IMPORTANTE Nelle trascrizioni è importante indicare vari tipi di confine: quello di sillaba , quello di morfema e quello di parola. Il morfema è l'unità più piccola dotata di significato. Il confine di sillaba viene di norma rappresentato con un punto (.). ex. ot.to.bre, ve.lo.ce.men.te Il confine di morfema è rappresentato con il simbolo (+). ex. ottobre, veloce+mente, bar+ista Il confine di parola è rappresentato con il simbolo (#) e marca l'inizio e la fine della parola. ex. #ieri#, #ottobre# Mentre la fonetica si occupa dell'aspetto fisico dei suoni, la fonologia si occupa della funzione linguistica dei suoni. L'unità di studio della fonetica è dunque il fono , l'unità di studio della fonologia è il fonema. → la fonologia cerca di scoprire quali siano i fonemi di una lingua, se cioè a una differenza di suono corrisponde una differenza di significato. ex. [kalo] e [karo] hanno significati differenti mentre tra [karo] e [kaRo] c'è solo differenza di suono perché [R] rappresenta la "r moscia" → la fonologia cerca di scoprire come i suoni si combinano insieme. In italiano posso creare [tr] ma non [ςr] ad esempio → cerca di scoprire come i suoni si modificano in combinazione. Per esempio il prefisso "s-" diventa sonoro se seguito da un fonema sonoro: "sregolato" [z]regolato Per riuscire a individuare i fonemi si ricorre alle coppie minime. Un suono ha una sua distribuzione , ha cioè alcuni tipi di contesti in cui può comparire. Per esempio [r] in italiano può comparire tra due vocali, dopo [t]... Tra i suoni che l'apparato fonatorio può produrre, ogni lingua ne sceglie un certo numero da usare: questi suoni saranno allora detti foni , cioè suoni del linguaggio articolato. I foni hanno valore

linguistico quando sono distintivi. Così ex. [p] e [t] non sono solo suoni dell'italiano ma contribuiscono a formare coppie minime, cioè coppie di parole che si differenziano solo per un suono nella stessa posizione!!! ex car p a/car t a. Due foni che abbiano valore distintivo sono detti fonemi. Una fonema è un segmento fonico che:

    • ha una funzione distintiva
    • non può essere scomposto in una successione di segmenti di cui ciascuno abbia una tale funzione
    • è definito solo dai caratteri che abbiano valore distintivo per esempio l'aspirazione è possibile in italiano ma non è pertinente, non ha cioè carattere distintivo. [in hindi invece l'aspirazione è pertinente) il fonema è una unità astratta che si realizza in foni. I fonemi sono rappresentati tra barre oblique ex. /t/ mentre i foni tra parentesi quadre ex. [t]. Il fonema quindi è una unità che si colloca ad un livello astratto, a livello di "langue" mentre i foni si collocano a livello concreto, di "parole". I suoni intercambiabili sono quelli che possono apparire nel medesimo contesto, i suoni non intercambiabili sono quelli che non possono comparire nel medesimo contesto. Per stabilire se due foni abbiano valore distintivo, Trubeckoj [1939], ha proposto una serie di regole. - quando due suoni ricorrono nelle medesime posizioni e non possono essere scambiati fra loro senza con ciò mutare il significato delle parole o renderle irriconoscibili, allora questi due suoni sono realizzazioni fonetiche di due diversi fonemi. ex. varo - faro - quando due suoni della stessa lingua compaiono nelle medesime posizioni e si possono scambiare fra loro senza causare variazione di significato della parola, questi due suoni sono soltanto varianti fonetiche facoltative di un unico fonema. ex. rema - Rema [R] uvulare - quando due suoni di una lingua, simili dal punto di vista articolatorio, non ricorrono mai nelle stesse posizioni, essi sono due varianti combinatorie dello stesso fonema. ex. naso - ancora ([nazo] - [aŋkora] La linguistica statunitense ha utilizzato invece le nozioni di distribuzione contrastiva e distribuzione complementare. quando due foni possono comparire nello stesso contesto e si ottengono così due parole di senso diverso, allora i due foni sono in distribuzione contrastiva ed i due foni sono realizzazioni di due fonemi diversi. Quando invece due foni non possono mai ricorrere nello stesso contesto, ma il fono X ricorre in una certa serie di contesti e il fono Y ricorre in un'altra serie, allora, se questi due foni sono foneticamente simili, si tratta di due allofoni dello stesso fonema. Allofoni: ad esempio in italiano [z] ricorrere prima di consonante sonora e tra due vocali, [s] altrove. il solo fonema /s/ si realizza come [s] in certi contesti e come [z] in altri. gli allofoni sono prevedibili perché sono legati ad un determinato contesto. Varianti libere: se due suoni foneticamente simili si possono trovare nello stesso contesto, ci sono due possibilità. O danno luogo a due parole con significato diverso o il significato non cambia. Nel primo caso i due foni sono realizzazioni di due fonemi diversi, nel secondo caso sono varianti libere. se dico [rema] o [Rema] cioè con una [r] vibrante, [r] e [R] sono varianti libere.

che hanno in comune cioè la sonorità che è un tratto distintivo: s → [+ sonoro]/___ [+cons] [+sonoro] i cambiamenti non sono liberi ma sono soggetti a restrizioni cioè le regole sono motivate e operano una ristretta serie di cambiamenti. Possono: i A) cambiare dei tratti ex. k→tς/+ e B) inserire segmenti. Ad esempio in italiano può essere inserita una [i] dopo consonante e prima di una parola che inizia con [s] seguita da consonante: in storia > inistoria C) cambiare l'ordine dei segmenti. Le regole che cambiano l'ordine dei segmenti sono note con il nome di "metatesi". In italiano non sono produttive e si ritrovano quasi esclusivamente nei lapsus ex. dico "cimena" invece di "cinema" D) cancellare segmenti. Ciò è molto diffuso: ex. vino+aio > vinaio non *vinoaio. V → Ø/+V dove “V” sta per vocale [-accento] Assimilazioni: totali , parziali , progressive , regressive. È totale quando il segmento che causa l'assimilazione rende il segmento assimilato totalmente uguale al primo. È parziale se il segmento che causa l'assimilazione cambia l'altro segmento solo parzialmente. L'assimilazione è progressiva quando il segmento che causa l'assimilazione è a sinistra del segmento che si assimila. L'assimilazione è regressiva quando il segmento che causa l'assimilazione è a destra del segmento che cambia. ex. assimilazione totale regressiva: i[n+r]agionevole > i[rr]agionevole assimilazione parziale regressiva: in+probabile > improbabile ci sono anche assimilazioni di tipo diacronico che caratterizzano ad esempio il passaggio dal latino all'italiano: factum > fatto esistono anche casi di assimilazione a distanza: questo fenomeno si dice metafonesi : ex. nero > niri "nero/neri" in umbro meridionale è ancora un tipo di assimilazione a distanza l' armonia vocalica : le vocali entro un determinato dominio, si assimilano per un particolare tratto o per più tratti: ad esempio nel turco, la vocale del suffisso flessivo plurale si armonizza alla vocale più vicina della parola cui si aggiunge: adam+lar "uomo + Pl" o ev+ler "casa + Pl" La differenza tra metafonesi e armonia vocalica sta nel fatto che nella prima sono le vocali postoniche a influenzare le vocali toniche mentre nell'armonia vocalica è il contrario. La dissimilazione è invece il fenomeno contrario: una segmento cambia tratti per distinguersi da segmenti del suo contesto: ex. peregrinus > pellegrino "r...r > ll...r" Infine ci sono le regole shandi ["fusione") che si manifestano tra la fine di una parola e l'inizio di quella seguente. una di queste regole è il raddoppiamento fono sintattico che caratterizza per esempio il toscano (che ffai?). La sillaba: rappresenta una unità costituita da uno o più foni agglomerati intorno a un picco di intensità. La sillaba minima è costituita in italiano da una vocale, il nucleo sillabico. Questo può essere preceduto

da un attacco e seguito da una coda. Il nucleo più coda costituiscono la rima. La sillaba ha una struttura interna di questo tipo: sillaba attacco rima nucleo coda c o n ( con -durre) tr o n ( tron -co) L'attacco può essere costituito da una o più consonanti e il nucleo può essere costituito da un dittongo ad esempio p- ie -de. una sillaba è aperta o libera se è priva di coda cioè finisce in vocale altrimenti è detta chiusa o implicata. in alcune lingue il nucleo può essere costituito da sonoranti come [r,l,n,m]. L' aplologia prevede la cancellazione della sillaba in composizione: ad esempio eroico-comico > eroicomico, esente+tasse > esentasse si cancella la sillaba finale di parola prima di una parola che inizia con una sillaba con attacco uguale. Fatti soprasegmentali: la parola [kane] ad esempio è costituita da quattro segmenti [fonemi): /k//a//n//e/. La fonologia basata sui segmenti è di tipo segmentale. Vi sono però fenomeni che oltrepassano il segmento: sono soprasegmentali appunto. Essi sono la lunghezza , l' accento , l' intonazione e il tono. ► la lunghezza è relativa alla durata temporale con cui vengono realizzati i suoni. Non tutti i suoni hanno la stessa durata. In alcune lingue come il latino la lunghezza vocalica ha valore distintivo. In italiano è la lunghezza consonantica ad essere distintiva invece. esistono lingue dove non è distintiva nè la lunghezza vocalica né quella consonantica. ► accento: è una proprietà delle sillabe. Una sillaba tonica è più prominente di una sillaba atona perché realizzata con maggiore intensità. L'accento può essere contrastivo. Solo nelle lingue con accento non fisso esso può avere funzione distintiva e dar quindi luogo a coppie minime. Una parola inoltre può avere più di un accento: ad esempio in "capostazione" vi è un accento primario sulla "o" di "stazione" e uno secondario sulla "a" di "capo". L'accento primario si marca in apice ['], quello secondario in pedice [,]. ► intonazione: l'altezza dei suoni non è uniforme, ci sono picchi e avvallamenti. L'intonazione ha rilevanza sintattica. Le dichiarative hanno una curva melodica con andamento finale discendente, mentre le interrogative hanno andamento finale ascendente. ► tono: una sillaba può essere pronunciata con altezze di tono diverse. Vi sono lingue dove a differenza di altezza di pronuncia corrispondono variazioni di significato. Sono le lingue tonali. le lingue tonali si raggruppano in tre aree linguistiche: lingue amerinde , lingue africane , lingue della famiglia sino-tibetana. Le lingue differiscono tra loro sia per l'inventario dei fonemi e degli allofoni che per le regole fonologiche. Ad esempio in inglese ci sono più fricative che in italiano… CAPITOLO 5: Morfologia è lo studio delle parole e delle varie forme che una parola può assumere. Le parole possono essere semplici o complesse. Le parole complesse sono le parole derivate che possono essere

dizionario compaiono forme di citazioni o lemmi. Lemmatizzazione: operazione che porta dalle forme flesse ai lemmi. Ex. “amavo” > “amare” Tema e radice: importante è questa distinzione in un verbo. Nel verbo “amare” si toglie la desinenza flessiva “–re” e resta “ama” che è il tema del verbo. Il tema stesso si può analizzare come una radice “am” e una vocale tematica ‘a’. Le vocali tematiche dell’infinito italiano sono tre: a, e, i. ex. cont a re, tem e re, sent i re Le classi di parole: Le parole della lingua sono state tradizionalmente raggruppate in classi, o parti del discorso dette anche categorie lessicali. Secondo le grammatiche scolastiche nell'italiano le parti del discorso sono: nome, verbo, aggettivo, pronome, articolo, preposizione, verbo, , congiunzione, interiezione. Alcune di queste parole assumono desinenze diverse a seconda delle altre parole con cui si combinano. Le classi di parole che assumono forme diverse sono in italiano: nomi, verbi, aggettivi, articoli, pronomi. Sono perciò detti anche parte del discorso variabili. Le altre parti del discorso invece sono invariabili. Altra distinzione è quella tra parole aperte e chiuse: le prime sono quelle a cui si possono sempre aggiungere nuovi membri, le seconde sono formate da un numero finito di membri che non può essere aumentato. Classi aperte: nomi, verbi, aggettivi e avverbi. Le interiezioni costruiscono un caso un po' particolare, forse è possibile pensare che nuove interazioni possano essere formate per esempio usando come interiezioni parole appartenenti ad altre classi. Comunque questo elenco delle nove parti del discorso non è valido per delle lingue del mondo. alcune parti come l'articolo manca in tante lingue, ma ci sono anche parti del discorso universali cioè presenti in tutte le lingue: nome e verbo, probabilmente lo sono. Problema: quali sono i criteri in base ai quali si dice che una determinata parola è un nome, un verbo o un aggettivo? I criteri tradizionali sono di tipo semantico cioè basati sul significato. Il nome designa delle entità e degli oggetti; i verbi designano delle azioni o dei processi. Esistono però delle parole come ‘descrizione’, ‘nascita’ che non designano oggetti ma piuttosto processi. Viceversa è abbastanza strano dire che verbi come ‘ sapere’ ‘conoscere’ indicano azioni: piuttosto designano degli stati. Si può supporre che le parole siano immagazzinate nella memoria dei parlanti ed è plausibile che le parole siano immagazzinate nella memoria insieme alla loro categoria lessicale. Le parti del discorso possa essere perciò riconosciute in base a criteri puramente distribuzionali. I nomi, verbi… saranno definiti in base alle altre classi di parole assieme a cui possono o non possono ricorrere. La definizione precisa delle varie parti in termini distribuzionali è un'operazione complessa ma necessaria. Categorie e sottocategorie: nomi: ci sono dei tratti che suddividono la categoria del nome, in altre sottocategorie del nome: +umano [persona),-umano [non è nome di persona) -comune [equivale a proprio) –astratto [equivale a concreto). Il tratto [+/- numerabile] divide i nomi in nomi che possono essere contati, come il libro e nomi che non possono essere contati cioè nomi massa come zolfo. i nomi non numerabili non hanno il plurale ma

se ce l'hanno, questo ha significato particolare o idiosincratico ex. “la rottura della acque”. Verbi: sottocategorizzati in transitivi o intransitivi, regolari o irregolari, possono avere una costruzione progressiva ex. “sto leggendo” o verbi, detti stativi che non possono avere questa costruzione ex. “*sto sapendo la risposta”. Tutte queste informazioni categoriale e subcategoriali sono fondamentali. Se consideriamo nomi propri come “Gianni”, nomi comuni come “bambino”, nomi di animali come “coniglio”… si constaterà che ognuno di essi può comparire assieme a certi suffissi ma non a tutti. conclusione: la categoria e i tratti specificati nel lessico sono informazioni importanti per il funzionamento dell'apparato morfologico di una lingua. tutte le informazioni associate ad una determinata parola nella sua presentazione lessicale servono per il funzionamento dei processi morfologici che possono riguardare quella parola. Morfema: definizione: la più piccola parte di una lingua dotata di significato. è un segno linguistico, costituito da un significante ed un significato. Ci sono morfemi lessicali e morfemi grammaticali. Lessicale cioè non dipende dal contesto. Ci sono poi forme che esprimono soprattutto delle funzioni grammaticali e ricevono significato dal contesto in cui compaiono. osservazione: a. la distinzione tra morfemi lessicali morfemi grammaticali non è sempre netta; b. la frequenza di queste classi di morfemi nei testi si avvicina al 50% cioè molto spesso un’alternanza perfetta tra morfemi lessicali e morfemi grammaticali. Morfemi liberi e legati: definizione: a. liberi sono quelli che possono ricorrere da soli in una frase ex. bar, virtù, ieri; b. legati sono quelli che non possono ricorrere del soli in una frase e che per poterlo fare si devono aggiungere a qualche altra unità. Parola e morfema: Le parole “boys” “libri” sono composte da due morfemi sono cioè bimorfemiche. Generalmente in inglese le parole semplici sono monomorfemiche, in italiano generalmente nomi ed aggettivi semplici sono bimorfemici, mentre i verbi regolari sono trimorfemici. Morfema e allomorfi: definizione: morfema designa propriamente una unità astratta che è rappresentata a livello concreto da un allomorfo. La distinzione è parallela a quella che in fonologia esiste tra fonema e allofono. Generalmente un morfema è rappresentato da un solo allomorfo ma ci sono casi in cui un morfema può essere è rappresentato da più allomorfi. È l'esempio della formazione delle plurale inglese. esempio: graficamente il plurale regolare in inglese è marcato con una ‘s’ o ‘es’; ma foneticamente ci sono tre realizzazioni diverse [s][z][Iz] ognuno di questi tre allomorfi compare in contesti definiti e in quei contesti gli altri allomorfi non possono comparire. Si dice che i tre allomorfi hanno distribuzione complementare. esempio di allomorfia in italiano: articolo maschile.