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Riassunto e analisi delle Rane di Aristofane
Tipologia: Sintesi del corso
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Dioniso, dio del teatro, è caduto in depressione: tanto Sofocle quanto Euripide, infatti, sono morti (entrambi erano deceduti nel 406 a.C.), Eschilo è morto da cinquant'anni (456) e i tragediografi più giovani non hanno la stessa creatività e lo stesso genio. Debosciato com'è, Dioniso predilige ovviamente Euripide, il più bizzarro e il meno "serio" dei tre. Nella sua disperazione, il dio decide quindi di riportare Euripide in vita: è l’unico modo per salvare la tragedia dal declino. Si prepara quindi a raggiungere l’Ade per riportare in vita l'amato-odiato tragediografo, accompagnato dal fedele servo Xantia. Dioniso e Xantia chiedono ad Eracle, esperto dell'Ade, quale sia la strada più rapida per giungervi; il semidio risponde che è necessario attraversare una palude, l'Acheronte. Quando i due giungono laggiù, il traghettatore Caronte fa salire Dioniso sulla sua barca per portarlo sull’altra riva, mentre Xantia è costretto a girare intorno alla palude a piedi. Durante la traversata, ha luogo la parodo : Dioniso e Caronte incontrano il coro delle rane (che Caronte chiama rane-cigni), che col loro brekekekex koàx koàx assordano i presenti. Esse, creature ottuse ed ostinate, intonano un canto in onore di Dioniso senza accorgersi che il dio è lì con loro. Dioniso, infastidito dal loro stupido canto, protesta ad alta voce, ma le rane continuano ad invocarlo, non riconoscendolo. Alla fine il dio, profondamente seccato, imita il loro verso con un'idonea parte del corpo, e questo le tramortisce: finalmente le rane tacciono. Dioniso e Xantia si rivedono alle soglie dell’Ade, dove incontrano un gruppo di anime, gli iniziati ai culti misterici, che costituiscono il secondo coro e cantano in onore di Iacco (che poi è lo stesso Dioniso, da essi non riconosciuto: si ripete ironicamente il meccanismo già visto con il primo coro, quello delle rane). Poco dopo i due incontrano Eaco, il portinaio dell'Ade, che scambia Dioniso per Eracle (il primo infatti si era vestito a imitazione del semidio) e comincia a insultarlo e minacciarlo, furioso com'è nei confronti di Eracle, che aveva rubato il suo cane Cerbero. Spaventato, il dio esce e scambia i suoi abiti con Xantia.
Questa volta viene ad aprire una serva che accoglie "Eracle" a braccia aperte e gli dice di avere appena preparato un pranzetto con i fiocchi per lui. Subito Dioniso chiude la porta e scambia nuovamente i suoi abiti con Xantia, ma ad aprire questa volta è un'ostessa che minaccia di spaccargli le ossa. Alla fine, i due vengono entrambi frustati, ma poi l’equivoco è chiarito. Postisi alla ricerca di Euripide, lo trovano nel bel mezzo di un litigio con Eschilo a proposito di chi meriti di sedere sul trono di miglior tragediografo di tutti i tempi: ognuno dei due si ritiene il migliore, mentre Sofocle si limita ad assistere alla contesa, pronto per subentrare al posto di Eschilo nel caso in cui perdesse. Comincia allora una gara, con Dioniso come giudice: i due autori si misurano in una serie di prove una più bizzarra dell'altra che costituiscono l’ agone :