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Le Rane di Aristofane: Analisi della Commedia e del Contesto Storico, Sintesi del corso di Drammaturgia

Riassunto e analisi delle Rane di Aristofane

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 30/08/2021

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Le Rane – Aristofane
Introduzione
Le rane di Aristofane è una commedia teatrale messa in scena per la prima volta alle Lenee del
405 a.C.
Ottenne il primo premio e il successo de Le rane di Aristofane fu tale che se ne decretò una
seconda rappresentazione
l coro principale della commedia è composto di iniziati ai culti misterici, che più marchia la
situazione sociale ed i problemi di Atene, ed auspica una rapida soluzione. Il coro secondario
dalle Rane. La parabasi è pressoché assente, e propone la consueta serie di consigli politici alla
cittadinanza.
Personaggi
Xantia, Dioniso, Eracle, Un morto, Caronte, Eaco, Un servo, Due ostesse, Euripide, Eschilo, Plutone
Coro secondario di rane - Coro di iniziati
Storia
Dioniso, dio del teatro, è caduto in depressione: tanto Sofocle quanto Euripide, infatti, sono morti
(entrambi erano deceduti nel 406 a.C.), Eschilo è morto da cinquant'anni (456) e i tragediografi più giovani
non hanno la stessa creatività e lo stesso genio.
Debosciato com'è, Dioniso predilige ovviamente Euripide, il più bizzarro e il meno "serio" dei tre. Nella sua
disperazione, il dio decide quindi di riportare Euripide in vita: è l’unico modo per salvare la tragedia dal
declino.
Si prepara quindi a raggiungere l’Ade per riportare in vita l'amato-odiato tragediografo, accompagnato dal
fedele servo Xantia.
Dioniso e Xantia chiedono ad Eracle, esperto dell'Ade, quale sia la strada più rapida per giungervi; il semidio
risponde che è necessario attraversare una palude, l'Acheronte.
Quando i due giungono laggiù, il traghettatore Caronte fa salire Dioniso sulla sua barca per portarlo
sull’altra riva, mentre Xantia è costretto a girare intorno alla palude a piedi.
Durante la traversata, ha luogo la parodo:
Dioniso e Caronte incontrano il coro delle rane (che Caronte chiama rane-cigni), che col loro brekekekex
koàx koàx assordano i presenti. Esse, creature ottuse ed ostinate, intonano un canto in onore di Dioniso
senza accorgersi che il dio è lì con loro. Dioniso, infastidito dal loro stupido canto, protesta ad alta voce, ma
le rane continuano ad invocarlo, non riconoscendolo. Alla fine il dio, profondamente seccato, imita il loro
verso con un'idonea parte del corpo, e questo le tramortisce: finalmente le rane tacciono.
Dioniso e Xantia si rivedono alle soglie dell’Ade, dove incontrano un gruppo di anime, gli iniziati ai culti
misterici, che costituiscono il secondo coro e cantano in onore di Iacco (che poi è lo stesso Dioniso, da essi
non riconosciuto: si ripete ironicamente il meccanismo già visto con il primo coro, quello delle rane).
Poco dopo i due incontrano Eaco, il portinaio dell'Ade, che scambia Dioniso per Eracle (il primo infatti si era
vestito a imitazione del semidio) e comincia a insultarlo e minacciarlo, furioso com'è nei confronti di Eracle,
che aveva rubato il suo cane Cerbero. Spaventato, il dio esce e scambia i suoi abiti con Xantia.
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Scarica Le Rane di Aristofane: Analisi della Commedia e del Contesto Storico e più Sintesi del corso in PDF di Drammaturgia solo su Docsity!

Le Rane – Aristofane

Introduzione

 Le rane di Aristofane è una commedia teatrale messa in scena per la prima volta alle Lenee del

405 a.C.

 Ottenne il primo premio e il successo de Le rane di Aristofane fu tale che se ne decretò una

seconda rappresentazione

 l coro principale della commedia è composto di iniziati ai culti misterici, che più marchia la

situazione sociale ed i problemi di Atene, ed auspica una rapida soluzione. Il coro secondario

dalle Rane. La parabasi è pressoché assente, e propone la consueta serie di consigli politici alla

cittadinanza.

Personaggi

Xantia, Dioniso, Eracle, Un morto, Caronte, Eaco, Un servo, Due ostesse, Euripide, Eschilo, Plutone

Coro secondario di rane - Coro di iniziati

Storia

Dioniso, dio del teatro, è caduto in depressione: tanto Sofocle quanto Euripide, infatti, sono morti (entrambi erano deceduti nel 406 a.C.), Eschilo è morto da cinquant'anni (456) e i tragediografi più giovani non hanno la stessa creatività e lo stesso genio. Debosciato com'è, Dioniso predilige ovviamente Euripide, il più bizzarro e il meno "serio" dei tre. Nella sua disperazione, il dio decide quindi di riportare Euripide in vita: è l’unico modo per salvare la tragedia dal declino. Si prepara quindi a raggiungere l’Ade per riportare in vita l'amato-odiato tragediografo, accompagnato dal fedele servo Xantia. Dioniso e Xantia chiedono ad Eracle, esperto dell'Ade, quale sia la strada più rapida per giungervi; il semidio risponde che è necessario attraversare una palude, l'Acheronte. Quando i due giungono laggiù, il traghettatore Caronte fa salire Dioniso sulla sua barca per portarlo sull’altra riva, mentre Xantia è costretto a girare intorno alla palude a piedi. Durante la traversata, ha luogo la parodo : Dioniso e Caronte incontrano il coro delle rane (che Caronte chiama rane-cigni), che col loro brekekekex koàx koàx assordano i presenti. Esse, creature ottuse ed ostinate, intonano un canto in onore di Dioniso senza accorgersi che il dio è lì con loro. Dioniso, infastidito dal loro stupido canto, protesta ad alta voce, ma le rane continuano ad invocarlo, non riconoscendolo. Alla fine il dio, profondamente seccato, imita il loro verso con un'idonea parte del corpo, e questo le tramortisce: finalmente le rane tacciono. Dioniso e Xantia si rivedono alle soglie dell’Ade, dove incontrano un gruppo di anime, gli iniziati ai culti misterici, che costituiscono il secondo coro e cantano in onore di Iacco (che poi è lo stesso Dioniso, da essi non riconosciuto: si ripete ironicamente il meccanismo già visto con il primo coro, quello delle rane). Poco dopo i due incontrano Eaco, il portinaio dell'Ade, che scambia Dioniso per Eracle (il primo infatti si era vestito a imitazione del semidio) e comincia a insultarlo e minacciarlo, furioso com'è nei confronti di Eracle, che aveva rubato il suo cane Cerbero. Spaventato, il dio esce e scambia i suoi abiti con Xantia.

Questa volta viene ad aprire una serva che accoglie "Eracle" a braccia aperte e gli dice di avere appena preparato un pranzetto con i fiocchi per lui. Subito Dioniso chiude la porta e scambia nuovamente i suoi abiti con Xantia, ma ad aprire questa volta è un'ostessa che minaccia di spaccargli le ossa. Alla fine, i due vengono entrambi frustati, ma poi l’equivoco è chiarito. Postisi alla ricerca di Euripide, lo trovano nel bel mezzo di un litigio con Eschilo a proposito di chi meriti di sedere sul trono di miglior tragediografo di tutti i tempi: ognuno dei due si ritiene il migliore, mentre Sofocle si limita ad assistere alla contesa, pronto per subentrare al posto di Eschilo nel caso in cui perdesse. Comincia allora una gara, con Dioniso come giudice: i due autori si misurano in una serie di prove una più bizzarra dell'altra che costituiscono l’ agone :

  1. La prima parte della sfida ha come oggetto la situazione di Atene ed il ruolo di educatore svolto dai due poeti. Euripide critica lo stile complesso e oscuro di Eschilo; quest’ultimo risponde che attraverso le sue tragedie, per esempio I sette contro Tebe o I Persiani, ha dato il suo contributo a formare dei buoni cittadini, mentre Euripide, mettendo in scena personaggi che non erano certo modelli di virtù, ha contribuito alla decadenza della città. Euripide critica i luoghi comuni e i paroloni gonfi che costellano i versi del rivale; si vanta di aver snellito la tragedia, di aver insegnato a parlare alla gente, di aver rappresentato il “quotidiano”. Eschilo si gloria della grandezza dei propri eroi, contesta all’avversario la rappresentazione di eroine perverse, di re straccioni, di chiacchiere a vanvera.
  2. Poi si passa ai prologhi. Euripide ridicolizza i prologhi di Eschilo, incongrui e pieni di pesanti ripetizioni. Eschilo passa in rassegna i prologhi di Euripide, tanto pedestri e prevedibili che possono sempre concludersi con l'espressione "perse la boccetta".
  3. Tocca quindi alle parti liriche. Euripide fa una gustosa caricatura dei pezzi musicali di Eschilo, pesanti e monotoni, accompagnandoli con il ritornello onomatopeico tophlàttothrat, tophlàttothrat. Eschilo, a sua volta, crea una irresistibile parodia delle parti liriche di Euripide, leggere, svenevoli e piene di fronzoli musicali, cantando la memorabile aria del gallo rapito.
  4. Infine, Dioniso propone la gara decisiva: la pesa dei versi. Fa entrare in scena una bilancia: ognuno dei due autori viene invitato a recitare un suo verso sul piatto; al "Cucù!" di Dioniso i due molleranno il piatto, e la citazione che "pesa" di più farà pendere la bilancia in favore del proprio autore. Eschilo esce vincitore da questa gara.
  5. Dioniso entra in crisi: è sceso nell'Ade per salvare Euripide, ma ora si accorge che Eschilo lo sta convincendo di più. Decide quindi di proporre una quinta ed ultima prova: sceglierà l’autore che darà il miglior consiglio su come salvare Atene dal declino. Euripide dà una risposta di stampo sofistico, mentre Eschilo dà un consiglio pratico. A questo punto Euripide, spazientito, interrompe la gara e ricorda a Dioniso che è sceso nell'Ade per riportare in vita lui. Ma Dioniso, citando un suo verso, gli risponde "Giurò la lingua... e io mi piglio Eschilo!". Atene, infatti, è in condizioni di gravissima crisi dopo la battaglia delle Arginuse ed ha bisogno di veri educatori, gente che prenda sul serio il compito paideutico. Euripide va su tutte le furie e protesta: "Hai il coraggio di lasciarmi fra i morti, disgraziato?!"; Dioniso gli risponde beffardo con un suo verso: "E chissà se la vita non è morte?". Prima di andarsene, Eschilo cede il trono di miglior tragediografo a Sofocle, raccomandandogli di non cederlo mai ad Euripide.