Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Le rappresentazioni sociali Moscovici, Sintesi del corso di Sociologia Della Comunicazione

riassunto del libro "Le rappresentazioni sociali" di Moscovici

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016
In offerta
30 Punti
Discount

Offerta a tempo limitato


Caricato il 17/01/2016

Alessiacristonbxd
Alessiacristonbxd 🇮🇹

4.5

(5)

2 documenti

1 / 14

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
LE RAPPRESENTAZIONI SOCIALI –
Moscovici
Il pensiero come ambiente
1. Pensiero primitivo, scienza e comprensione quotidiana
Pensiero primitivo
Credere nel potere illimitato della mente, dar forma alla realtà determinando lo svolgimento degli eventi.
Il pensiero agisce sulla realtà, l’oggetto emerge come replica del pensiero.
Secondo questo tipo di pensiero i nostri desideri possono diventare realtà (pensiero magico).
Esso ci ha permesso di sopravvivere per milioni di anni.
Pensiero scientifico moderno (opposto del pensiero primitivo)
Credere nel potere illimitato degli oggetti, dar forma al pensiero determinando completamente la sua evoluzione.
Il pensiero reagisce alla realtà, il pensiero è la replica dell’oggetto.
Secondo questo tipo di pensiero siamo noi che trasformiamo la realtà nei nostri desideri.
Ci ha permesso di evolverci negli ultimi secoli (tecnologie ecc).
Pensiero primitivo e scientifico (analogie): in quanto simmetrici hanno una stessa causa = la paura istintiva
dell’uomo per le forze che non può controllare e l’immaginazione usata come mezzo per compensare questa paura
Pensiero primitivo e scientifico (differenze): il pensiero primitivo teme le forze della natura, quello scientifico teme
il potere del pensiero.
Psicologia sociale: è una manifestazione del pensiero scientifico, studia il sistema cognitivo, prevede alcuni postulati
tra cui:
- l’individuo reagisce alle persone ed agli eventi nello stesso modo in cui reagiscono gli scienziati,
- la comprensione consiste nell’elaborazione delle informazioni.
Significa che noi percepiamo il mondo com’è e tutte le nostre percezioni sono risposte a stimoli provenienti
dall’ambiente in cui viviamo. Ci contraddistingue il bisogno di valutare le cose (persone, oggetti, animali)
correttamente per poter comprendere a pieno la realtà, mentre ciò che contraddistingue l’ambiente è la sua
indipendenza rispetto a noi (indifferenza per i nostri bisogni e desideri). Esistono però eccezioni rispetto al modello
generale come le distorsioni soggettive ecc..
Fattori comuni ai 2 postulati:
- Non siamo consapevoli di alcune cose ovvie, che non riusciamo a “vedere” anche se sono di fronte a noi. È come se
la nostra percezione si fosse alterata rendendo invisibile una certa classe di persone per età o razza, ciò è dovuto ad
una classificazione delle cose che fa si che alcune di esse siano visibili ed altre no.
– Alcuni fatti che davamo per scontati improvvisamente si rivelano essere solo illusioni. Come la scoperta che la terra
gira intorno al sole e non il contrario come si è creduto per millenni, nonostante continuiamo a vedere ciò che
vedevano i nostri antenati. Quindi siamo in grado di distinguere la realtà dall’apparenza, ma lo facciamo perché per
mezzo di una nozione.
- Le nostre reazioni agli stimoli/eventi sono rapportate ad una definizione comune a tutti i membri della società a cui
apparteniamo. Quando si verifica un evento per es. un incidente stradale noi lo consideriamo come tale a prescindere
dalle conseguenze più o meno tragiche (rovesciamento auto, collisione auto ecc..), così facendo generalizziamo questo
tipo di eventi identificandoli come “incidente”. In questi casi intervengono rappresentazioni che ci guidano verso ciò
che è visibile e a cui dobbiamo rispondere (es. soccorso in caso di incidenti), queste rappresentazioni sono tutto ciò su
cui si basa il nostro sistema percettivo e cognitivo.
Rappresentazione = configurazione di stimoli fatta dall’uomo usata come sostituto per una visione o un suono che
potrebbero darsi in natura. (alcune rappresentazioni sono surrogati di stimoli che produrrebbero la stessa reazione nel
mondo naturale) forse nel mondo animale?
A volte abbiamo bisogno di un segno che ci aiuti a distinguere una rappresentazione dall’altra: nell’esempio della
pipa, il messaggio “c’est ne pas une pipe” indica la differenza tra le due pipe, se accettiamo di entrare nel quadro si
deve accettare l’immagine della pipa nello sfondo come realtà, anche se nessuna delle due è reale (oggetto non
tangibile, ma dipinto) ma rimane realtà del dipinto.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
Discount

In offerta

Anteprima parziale del testo

Scarica Le rappresentazioni sociali Moscovici e più Sintesi del corso in PDF di Sociologia Della Comunicazione solo su Docsity!

LE RAPPRESENTAZIONI SOCIALI –

Moscovici

Il pensiero come ambiente

  1. Pensiero primitivo, scienza e comprensione quotidiana

Pensiero primitivo Credere nel potere illimitato della mente, dar forma alla realtà determinando lo svolgimento degli eventi. Il pensiero agisce sulla realtà, l’oggetto emerge come replica del pensiero. Secondo questo tipo di pensiero i nostri desideri possono diventare realtà (pensiero magico). Esso ci ha permesso di sopravvivere per milioni di anni. Pensiero scientifico moderno (opposto del pensiero primitivo) Credere nel potere illimitato degli oggetti, dar forma al pensiero determinando completamente la sua evoluzione. Il pensiero reagisce alla realtà, il pensiero è la replica dell’oggetto. Secondo questo tipo di pensiero siamo noi che trasformiamo la realtà nei nostri desideri. Ci ha permesso di evolverci negli ultimi secoli (tecnologie ecc). Pensiero primitivo e scientifico (analogie): in quanto simmetrici hanno una stessa causa = la paura istintiva dell’uomo per le forze che non può controllare e l’immaginazione usata come mezzo per compensare questa paura Pensiero primitivo e scientifico (differenze): il pensiero primitivo teme le forze della natura, quello scientifico teme il potere del pensiero.

Psicologia sociale: è una manifestazione del pensiero scientifico, studia il sistema cognitivo, prevede alcuni postulati tra cui:

  • l’individuo reagisce alle persone ed agli eventi nello stesso modo in cui reagiscono gli scienziati,
    • la comprensione consiste nell’elaborazione delle informazioni. Significa che noi percepiamo il mondo com’è e tutte le nostre percezioni sono risposte a stimoli provenienti dall’ambiente in cui viviamo. Ci contraddistingue il bisogno di valutare le cose (persone, oggetti, animali) correttamente per poter comprendere a pieno la realtà, mentre ciò che contraddistingue l’ambiente è la sua indipendenza rispetto a noi (indifferenza per i nostri bisogni e desideri). Esistono però eccezioni rispetto al modello generale come le distorsioni soggettive ecc.. Fattori comuni ai 2 postulati:
    • Non siamo consapevoli di alcune cose ovvie, che non riusciamo a “vedere” anche se sono di fronte a noi. È come se la nostra percezione si fosse alterata rendendo invisibile una certa classe di persone per età o razza, ciò è dovuto ad una classificazione delle cose che fa si che alcune di esse siano visibili ed altre no.
    • Alcuni fatti che davamo per scontati improvvisamente si rivelano essere solo illusioni. Come la scoperta che la terra gira intorno al sole e non il contrario come si è creduto per millenni, nonostante continuiamo a vedere ciò che vedevano i nostri antenati. Quindi siamo in grado di distinguere la realtà dall’apparenza, ma lo facciamo perché per mezzo di una nozione.
    • Le nostre reazioni agli stimoli/eventi sono rapportate ad una definizione comune a tutti i membri della società a cui apparteniamo. Quando si verifica un evento per es. un incidente stradale noi lo consideriamo come tale a prescindere dalle conseguenze più o meno tragiche (rovesciamento auto, collisione auto ecc..), così facendo generalizziamo questo tipo di eventi identificandoli come “incidente”. In questi casi intervengono rappresentazioni che ci guidano verso ciò che è visibile e a cui dobbiamo rispondere (es. soccorso in caso di incidenti), queste rappresentazioni sono tutto ciò su cui si basa il nostro sistema percettivo e cognitivo. Rappresentazione = configurazione di stimoli fatta dall’uomo usata come sostituto per una visione o un suono che potrebbero darsi in natura. (alcune rappresentazioni sono surrogati di stimoli che produrrebbero la stessa reazione nel mondo naturale) forse nel mondo animale? A volte abbiamo bisogno di un segno che ci aiuti a distinguere una rappresentazione dall’altra: nell’esempio della pipa, il messaggio “c’est ne pas une pipe” indica la differenza tra le due pipe, se accettiamo di entrare nel quadro si deve accettare l’immagine della pipa nello sfondo come realtà, anche se nessuna delle due è reale (oggetto non tangibile, ma dipinto) ma rimane realtà del dipinto.

Essendo individui qualunque che non utilizzano strumenti scientifici, tendiamo tutti a considerare le cose in modo simile non ci arrivano mai informazioni che non sono state manipolate da rappresentazioni sovraimposte, che le rendono in parte inaccessibili.

  1. La natura convenzionale e prescrittiva delle rappresentazioni

il pensiero come ambiente: ciascuno di noi è circondato da parole, idee e immagini che ci sollecitano senza che noi ne siamo consapevoli. Quindi le rappresentazioni intervengono nell’attività cognitiva e la determinano, esiste sempre una certa quantità di autonomia e di costrizioni rispetto ad esse. Le rappresentazioni hanno 2 ruoli:

  • convenzionalizzano gli oggetti, le persone e gli eventi che incontriamo assegnandoli ad una determinata categoria/ modello di un certo tipo condiviso da un gruppo di persone, e tutti i nuovi elementi si integrano al modello (es. terra rotonda, rosso comunismo ecc..) Persino quando qualcosa non rientra in un modello preciso la forziamo ad entrare in una categoria, con il rischio di non decodificare le cose in modo preciso. Quando prima dell’introduzione del segno è utilizzata una forma di rappresentazione convenzionale, c’è una forte tendenza a far scomparire le caratteristiche specifiche e l’intero segno viene assimilato nel modo più conosciuto (in questo modo “lampo” ha assunto la tipica forma a zig-zag). Queste convenzioni ci permettono di sapere cosa sta per cosa (es. sintomo di una malattia) e ci aiutano a sapere quando bisogna interpretare un messaggio o si tratta di un evento casuale. Il significato che attribuiamo ai vari eventi dipende anche da una serie di convenzioni preliminari (es. per sapere se un braccio è alzato per attirare l’attenzione o salutare un amico). Ogni esperienza va ad aggiungersi ad una realtà predefinita dalle convenzioni, differenziando i messaggi significativi da quelli che non lo sono. Nessuna mente è libera dagli effetti del condizionamento precedente che viene imposto attraverso le rappresentazioni (anche dal linguaggio e la cultura). Noi organizziamo i nostri pensieri in base ad un sistema condizionato dalle rappresentazioni e dalla cultura, che ci condizionano senza saperlo (siamo simili ad una tribù africana). Con uno sforzo possiamo diventare consapevoli dell’aspetto convenzionale della realtà sottraendoci ad alcuni vincoli che ci vengono imposti, anche se non riusciremo mai a liberarci totalmente da tutte le convenzioni e i pregiudizi. Convenzione sociali = un modo di fare, di essere, di comportarsi che è accettato e praticato dalla società. la convenzione è anche un modo di, ed esempio risolvere problemi ricorrendo ad un uso comune. Per diventare consapevoli: piuttosto che evitare e negare le convenzioni, bisogna scoprirle rendendo esplicite le rappresentazioni, così da riconoscere che le rappresentazioni costituiscono un tipo di realtà. Perciò dovremmo isolare le rappresentazioni, in modo da isolare ciò che rappresentano. Nel metodo convenzionale si utilizzano le rappresentazioni per descrivere in modo più chiaro il contesto in cui l’individuo risponde ad un certo stimolo in modo da spiegar meglio le risposte successive (come in un laboratorio), in questo tipo di realtà è necessario indicare “questo è uno stimolo” o “questo è un soggetto” omologando così le cose e le persone. La realtà per ogni individuo è in grande misura determinata da ciò che è socialmente accettato come realtà.
  • sono prescrittive: s’impongono a noi dalla nascita con forza, attraverso una struttura sociale radicata nella tradizione che stabilisce cosa dobbiamo pensare, i bambini fin da piccoli crescono in un contesto sociale di un certo tipo (giornali, tv, lingua, scuola, comportamento dei familiari ecc..) che gli suggeriranno indirettamente come comportarsi e in che modo reagire agli stimoli (pensare), quindi per ogni domanda troverà una risposta preconfezionata. Queste rappresentazioni non sono pensate da noi, ma piuttosto sono ri-pensate e ri-presentate dall’ambiente esterno (ambiente sociale). Il nostro modo di pensare dipende dalle rappresentazioni e non viceversa. Le rappresentazioni ci sono state imposte e trasmesse attraverso elaborazioni e cambiamenti avvenuti nel corso del tempo per diverse generazioni, tutto ciò che ci circonda implica un legame con qualcosa di precedente si è creata così una stratificazione nella memoria collettiva che riflette la conoscenza passata. Le nostre idee ed esperienze passate continuano a vivere, infiltrandosi nelle esperienze ed idee che abbiamo ora., così come le rappresentazioni sociali dotate di vita propria comunicano tra di loro e si oppongono l’una all’altra (rappresentazioni di ogni popolo). Se si verificasse un cambio di queste rappresentazioni, ci sarebbero dei cambiamenti di pensiero (non logici) in tutto il mondo (vedi esempio “nevrotici”).
  • le rappresentazioni sociali dovrebbero essere considerate come un modo specifico di comprendere e comunicare ciò che già sappiamo. Esse hanno sempre 2 facce:
  • l’icona linguaggio dell’osservazione che esprime i fatti.
  • la simbolica linguaggio della logica che esprime simboli astratti. Rappresentazione = immagine/significato: essa fa corrispondere ogni immagine ad un’idea e viceversa. Esempio: l’idea di nevrotico viene associata alla psicanalisi, che viene associata a Freud e in seguito è ricondotta all’idea di un soggetto patologico con problemi familiari icona = psicanalisi e Freud, simbolo = immaginazione di un soggetto patologico con problemi familiari. Ai giorni nostri il linguaggio non verbale, importante perché legato al modo comprendere e vedere le cose, ha acquisito grande importanza (per la psicologia sociale), in quanto il linguaggio è in declino (in via di estinzione come può essere una pianta).
  • Errata concezione statica delle rappresentazioni di Durkheim, in realtà le rappresentazioni non riguardano solo le tradizioni immutabili, ma cambiano: accrescono la loro importanza in proporzione alle diversità dei sistemi unificanti (religione, scienze ufficiali) ed ai cambiamenti che devono attuare per diventare parte della realtà comune. C’è quindi un continuo bisogno di ricostruire il senso comune delle cose, ma allo stesso tempo le rappresentazioni attuali non si sarebbero potute formare senza quelle del passato basate su teorie ed ideologie. (le idee una volta liberate si comportano come forze materiali)

In sintesi: per i classici le rappresentazioni collettive sono esplicative e si riferiscono ad una classe generale di idee e credenze (religiose, scientifiche ecc), mentre per noi (psicologia sociale) sono fenomeni che devono essere descritti e spiegati. Si tratta di fenomeni specifici CORRELATI ad un modo specifico di comprendere e comunicare, un modo che crea la realtà e il senso comune.

  1. Scienze sacre e scienze profane; universi consensuali e universi reificati

Nel passato c’era distinzione tra: -sfera sacra: degna di rispetto e venerazione, tenuta abbastanza separata da tutte le altre attività umane -sfera profana: in cui venivano compiute le attività quotidiane Queste sfere determinano ciò che possiamo modificare e ciò che è in grado di modificarci. Una disciplina che si occupa di attività che appartengono ad una sfera sarà totalmente diversa da una disciplina che si occupa di attività dell’altra sfera. Questa distinzione ora è stata abbandonata. Ora si ha la distinzione tra universi consensuali e reificati: -universi consensuali: in esso la società è una creazione visibile, l’uomo è la misura di tutte le cose -universi reificati: la società è trasformata in un sistema di entità fondamentali che sono prive d’identità. Questa società ignora se stessa e le sue creazioni, che vede solo come oggetti isolati. Le scienze che si occupano di questi oggetti possono imporre la loro autorità sul pensiero e sulle esperienze di ogni individuo e decidere ciò che vero e ciò che non lo è. I pronomi “noi” “loro” noi = gruppo d’individui con i quali siamo in relazione. Loro = gruppo differente al quale non apparteniamo. La distanza tra la 1^ e la 3^ persona plurale indica la distanza che separa una popolazione sociale dove ci sentiamo inclusi da una posizione impersonale. Mancanza d’identità è alla radice dell’angoscia dell’uomo moderno. Universo consensuale: la società è vista come un gruppo d’individui uguali e liberi, ognuno può parlare in nome del gruppo (così nessuno ha competenze esclusive o occupa una posizione più rilevante). Ciascuno agisce come un osservatore curioso, tutti possono esporre le loro idee e pensieri a voce alta. Di solito si tratta di conversazioni a tema metafisico (nascita, ingiustizia, istituzioni ecc), di solito sono richieste le convenzioni linguistiche ovvero ciò di cui si sa che si può o non può parlare. Universo reificato: la società è vista come un insieme di ruoli diversi, caratterizzata dall’inadeguatezza di classe. Il grado di partecipazione in essa è determinato solo dall’acquisizione di una competenza specifica (medico, scienziato, sindato ecc). Lo scambio di ruoli costituisce modi diversi di acquisire competenze ed essere differenti. Secondo essa esiste un comportamento appropriato in ogni circostanza, noi siamo vincolati dalle regole dell’organizzazione che corrispondono a regole accettate più che comprese.

  1. Gestire l’ignoto Le rappresentazioni sociali devono essere viste come un “ambiente” in relazione all’individuo o al gruppo. Esse sono specifiche della società. Perché creiamo queste rappresentazioni? -ipotesi della desiderabilità = un individuo o un gruppo cercano di creare immagini o frasi che esprimono o nascondono le loro intenzioni, essendo queste immagini distorsioni soggettive della realtà -ipotesi dello squilibrio, tutte le ideologie e i concetti sono mezzi per risolvere i problemi psichici dovuti alla mancanza d’inserimento nella società (no integrazione sociale). Quindi sono compensazioni immaginarie che hanno come scopo quello di ripristinare un grado di stabilità. -ipotesi del controllo, i gruppi creano rappresentazioni per filtrare l’informazione che deriva dall’ambiente e controllare il comportamento individuale attraverso una manipolazione del pensiero e della realtà (propaganda). Esse potrebbero realmente favorire il dominio di una società sull’altra, ma tutte queste ipotesi sono troppo generali per questo Moscovici offre- un’ipotesi differente: lo scopo di tutte le rappresentazioni è quello di rendere qualcosa di inconsueto (ignoto) familiare. gli universi consensuali sono posti in cui i soggetti si sentono a casa, al sicuro. Ogni gesto è solo la riconferma di qualcosa di già acquisito. Si rispetta la tradizione. Il cambiamento è consentito solo come sorta di vivacità che evita il soffocarsi di un dialogo. Ogni situazione rimanda a qualcosa di precedente e quindi di familiare. Il passato prevale sul presente. Si preferisce ciò che è familiare che viene preso come standard di riferimento per misurare tutto ciò che accade e tutto ciò che è inusuale. Le opinioni che derivano dagli universi reificati (scienza) sono molto diversi da quelli che utilizzano il criterio della familiarità, che tende a considerare come invisibili e irreali. Se le convenzioni sparissero si sperimenterebbe un senso di non-familiarità, come se un oggetto considerato da sempre astratta acquisisse concretezza il soggetto non trova quello che si aspettava di trovare e resta con un senso di incompletezza e confusione. Quando ci troviamo di fronte ad una persona handicappata ci spaventa, appunto perché ha tutta una sua realtà diversa che si scontra con ciò che ci aspetteremmo dalle altre persone. Caratteristiche della non-familiarità: non sufficiente esattezza di un oggetto. Il non-familiare attrae e affascina, ma allo stesso tempo allarma. La paura di ciò che è estraneo (e degli stranieri) è profondamente radicata. Il timore di perdere dei punti di riferimento conosciuti, di perdere il contatto con la continuità è insopportabile. Quando la diversità ci si impone sotto forma di qualcosa “non abbastanza” come ci aspettavamo, noi istintivamente la rifiutiamo perché minaccia l’ordine prestabilito. L’atto di rappresentazione: è un modo per trasferire ciò che ci disturba (l’ignoto) in qualcosa di conosciuto (comune), questo trasferimento avviene spostando concetti e percezioni collegati mettendoli in un contesto dove l’inconsueto diventa consueto , quindi l’ignoto può far parte di qualcosa di conosciuto. Per esempio la psicanalisi (ignoto) ricondotta alla confessione che si fa in chiesa (religione = qualcosa di già conosciuto e accettato). Quindi una volta che alla psicanalisi sono state attribuite caratteristiche religiose, altro non è che una forma di confessione, è stata accettata diventando una rappresentazione sociale, acquistando quindi un carattere comune. Si è realizzato uno spostamento di valori e sentimenti. Il pensiero sociale è caratterizzato maggiormente dalla tradizione e dalle convenzioni, piuttosto che dalla logica intellettuale prima di vedere e di ascoltare una persona l’abbiamo già giudicata, l’abbiamo classificata e ce ne siamo fatti un’immagine (idea). Per questo ogni sforzo di ottenere informazioni serve solo a confermare l’immagine che abbiamo creato. I soggetti sono pervenuti nel verificare l’idea iniziale che si erano fatti.
  2. Rappresentazioni sociali e senso di estraneità Tendenza a confermare ciò che è familiare: Ogni volta che si verifica un’anomalia (una frattura) in ciò che solitamente percepiamo come “normale”, le nostre menti cercano di eliminarla plasmando così la realtà in modo soggettivo al fine di tornare in un contesto familiare e rassicurante. Per questo motivo quando studiamo una rappresentazione dovremmo cercare di scoprire la caratteristica inconsueta che l’ha motivata (e ciò che ha assorbito). Contrasto con la scienza metodo di analizzare le cose totalmente opposto da quello che avviene nelle nostre menti, in quanto avviene in modo logico. La ricerca scientifica funziona al contrario del modo di creazione delle rappresentazioni sociali.

La tendenza a classificare rivela un certo atteggiamento verso l’oggetto, un desiderio di definirlo. Nelle classificazioni di cose non familiari c’è il bisogno di definirle come conformi o differenti alla norma. Quando classifichiamo facciamo un confronto con un prototipo, chiedendoci se l’oggetto paragonato è normale o anomalo e cerchiamo di rispondere alla domanda “è o non è come dovrebbe essere?”. I nostri pregiudizi potrebbero essere eliminati solo modificando le nostre rappresentazioni sociali della cultura. È impossibile classificare senza, al tempo stesso dare un nome (anche se sono 2 attività diverse) e quando diamo un nome alle cose/persone le collochiamo nella “matrice d’identità” della nostra cultura. Ciò che è anonimo non può diventare un’immagine comunicabile (o essere collegato ad altre immagini). Dare un nome ad una cosa/ persona ha 3 conseguenze: -a. una volta che gli è stato assegnato un nome, la cosa/persona possono essere descritte e acquisiscono certe caratteristiche. -b. la persona/cosa si differenziano da altre persone/cose attraverso queste caratteristiche -c. la persona/cosa diventano l’oggetto di convenzione tra quelli che l’adottano e condividono la stessa convenzione Nella nostra società c’è la tendenza “nominalistica” che si basa sul bisogno di identificare esseri e cose collocandole in una rappresentazione sociale prevalente (per es. il termine “complesso” che si riferisce ad una sorta di malattia mentale, è stato trasportato dal contesto scientifico al linguaggio comune, così qualcosa a cui prima non sapevamo dare un nome e che quindi era “disturbante” ora avendolo nominato non lo è più, in quanto è stato accettato). Individui e gruppi sono marchiati psicologicamente o politicamente. Assegnare un nome è un’operazione connessa ad un atteggiamento sociale (in quanto viene dettato dal senso comune). Routinizzazione = processo che ci rende capaci di pronunciare una nozione familiare al posto di una meno familiare amicizia = stabilità, conflitto = ostilità. Così le nozioni sono più accessibili e concrete e possono essere associate ai nostri pensieri ed emozioni, saremo quindi in grado di esprimerci meglio e includerli in una descrizione che sarà comprensibile a chiunque. La teoria delle rappresentazioni comporta 2 conseguenze: -esclude l’idea di un pensiero/percezione che sia senza ancora esclude l’dea del bias ( giudizio/pregiudizio che non necessariamente corrispondente all'evidenza, sviluppato sulla base dell'interpretazione delle informazioni in possesso che porta dunque ad un errore di valutazione o mancanza di oggettività di giudizio). I biases esprimono una differenza nella prospettiva tra individui/gruppi all’interno di una società. -i mezzi di classificazione non sono solo mezzi per etichettare le persone, il loro obbiettivo principale facilitare l’interpretazione delle caratteristiche, la comprensione delle azioni delle persone e di creare opinioni. Si creano così nuove rappresentazioni che modificano quelle precedenti che acquistano un nuovo valore.

  • Oggettivazione: ciò che è inconsueto e non percepito da una generazione, diventa consueto ed ovvio per quella successiva. Questo non è dovuto al passare del tempo e all’abitudine, ma all’oggettivazione che è un processo molto più attivo dell’ancoraggio. L’oggettivazione trasforma la realtà nella sua essenza. Ogni rappresentazione realizza un livello differente di realtà. Questi livelli sono creati e mantenuti da una generazione e svaniscono con essa, non avendo alcuna realtà propria. L’oggettivazione avviene attraverso 2 fasi: 1. scoprire l’immagine che viene associata ad un’idea (riprodurre un concetto in un’immagine), facendo acquisire sostanza a ciò che è naturalmente vuoto (per. Es. se noi compariamo Dio ad un padre automaticamente ciò che era invisibile diventerà visibile alle nostre menti come una persona alla quale dobbiamo obbedire). Ci sono moltissime parole che si riferiscono ad oggetti specifici e noi dobbiamo costantemente fornirgli equivalenti significati concreti, siccome le parole in sé non sono nulla di tangibile le dobbiamo legare a qualcosa di concreto e non verbale. Tuttavia non tutte le parole possono essere legate ad immagini o perché non ci sono sufficienti immagini o perché quelle parole si riferiscono a tabù. Nucleo figurativo = complesso di immagini che si riferiscono ad un complesso di idee, ovvero parole che possono essere rappresentate e quindi si fondono (sono integrate) con le immagini. I complessi di ogni genere si hanno quando la parte inconscia del cervello fa pressione (prevale) sulla parte conscia. Paradigma = modello di riferimento. La società opera una selezione sulle parole a cui è possibile associare un’immagine, in base alle credenze sociali e ad un preesistente stock d’immagini. Un paradigma, sebbene possegga una forte struttura, dev’essere associato a paradigmi correnti per essere accettato. Così gli schemi familiari permettono la graduale entrata di schemi recenti meno familiari. Una volta che la società ha adottato un nuovo paradigma, le risulta più facile parlare di tutto ciò che esso implica, si crea così una nuova realtà un “complesso” è qualcosa di vago, ma ci comportiamo come se fosse qualcosa che esiste veramente e lo associamo ad una persona come qualcosa che la rappresenta realmente, è la sua personalità e il suo modo di comportarsi

(complessata). Così l’immagine diventa una replica della realtà. La seconda fase dell’oggettivazione: 2. Una volta che l’immagine viene totalmente assimilata, ciò che è percepito diventa ciò che è concepito. Dal momento che le immagini devono avere una realtà, noi ne troviamo una per loro, non importa quale. Così le immagini diventano elementi della realtà piuttosto che elementi del pensiero. La distanza tra la rappresentazione e ciò che rappresenta viene colmata. Il nostro ambiente è per la maggior parte formato da immagini che noi creiamo, aggiungiamo e modifichiamo abbandonandone alcune ed adottandone altre. Quando ciò accade le immagini diventano veri e propri oggetti con un significato. La società ha la tendenza di appropriarsi e di rendere patrimonio comune qualcosa che originariamente apparteneva ad un campo o ad una sfera specifica l’individuo, senza la mediazione degli esperti, è passato da una relazione secondaria ad una relazione primaria con l’oggetto, questa appropriazione indiretta genera cultura per l’umanità. Troviamo assimilati nel nostro linguaggio elementi di cui non conosciamo l’origine o è stata dimenticata. Nella nostra società il modello a cui facciamo riferimento per l’apprendimento è la scienza della fisica matematica o la scienza del qualificabile (oggetti misurabili). Noi abbiamo la tendenza ad oggettivare ogni cosa, dai sentimenti alla cultura in quanto la nostra società si basa sugli oggetti. Le nostre rappresentazioni rendono l’inconsueto consueto, la memoria impedisce modificazioni improvvise: dalle esperienze e dai ricordi noi traiamo le immagini che ci permettono di vincere l’inconsueto. Ancoraggio ed oggettivazione sono modi di manipolare la memoria: il primo la mantiene in moto, in quanto si tratta di un processo autodiretto che classifica ed etichetta. Il secondo processo è più eterodiretto, trae dalla memoria concetti ed immagini per mescolarli e riprodurli nel mondo esterno, per decifrare l’ignoto attraverso ciò che già conosce.

Casualità di destra e casualità di sinistra (causa intesa, come la causa di un determinato effetto)

  1. Attribuzioni e rappresentazioni sociali (pensiero sociale americano) Esiste una relazione tra il modo in cui ci raffiguriamo una cosa e il modo in cui la descriviamo agli altri. Il problema della causalità che deriva da questa relazione e riguarda le rappresentazioni sociali, viene considerato dagli psicologi sociali americani in modo differente dal nostro, essi basano le loro ricerche sulla teoria dell’attribuzione: essa si occupa principalmente del modo in cui noi attribuiamo cause alle persone e alle cose che ci circondano. La teoria delle rappresentazioni sociali assume come punto di partenza la diversità degli individui, degli atteggiamenti e dei fenomeni in tutta la loro imprevedibilità. Il suo scopo è quello di scoprire come gli individui e i gruppi possono costruire un mondo prevedibile a partire da questa diversità. (Lo scienziato che studia l’universo è convinto che ci sia un ordine segreto sotto questo caos apparente). Le rappresentazioni sociali sono basate sul fatto che ogni causa deve avere una causa e un effetto, quando vediamo o ascoltiamo qualcosa pensiamo istintivamente che ciò non è casuale (quando vediamo del fumo sappiamo che da qualche parte è stato acceso un fuoco, perciò andiamo alla ricerca di dove si trovi). Cerchiamo in continuazione di decodificare tutti i segni che appaiono nel nostro ambiente sociale e che non possiamo interrompere questa ricerca fin quando non abbiamo trovato il loro significato (il fuoco nascosto). Il pensiero sociale estende i sospetti che ci mettono sulla traccia della casualità. Per esempio i Tedeschi che vedevano gli ebrei portati nei campi di concentramento non pensavano che essi fossero innocenti, era impossibile credere che fossero stati accusati senza motivo. come nei processi che gli accusati vengono presentati come colpevoli, la causa serve solo a confermare un verdetto prestabilito. Questi esempi di manipolazione (distorsione della causalità) provano che questi tipi di ingiustizie cercano di attirare la nostra attenzione sulle misure repressive in modo che si tenda a pensare che ciò è giustificabile in quanto si tratta solo di una conseguenza. I tiranni sono generalmente maestri di psicologia che sfruttano questo processo che avviene nel pensiero comune, in modo da far concordare questi orribili eventi con l’idea che siano giustificati e regolati dalla “giustizia”.
  2. Spiegazioni bicausali e monocausali (pensiero sociale italiano) Teoria delle rappresentazioni sociali: noi agiamo generalmente su 2 diversi tipi di motivazione, ovvero il pensiero è bicausale piuttosto che monocausale e stabilisce in contemporanea una relazione di causa-effetto ed una relazione di fini-mezzi. in questo la teoria delle rappresentazioni sociali differisce dalla teoria dell’attribuzione. Quando un fenomeno si ripresenta noi stabiliamo una relazione tra noi stessi ed esso e poi troviamo qualche spiegazione significativa che suggerisce l’esistenza di una regola che dev’essere ancora scoperta. In questo caso la transizione è stimolata dalla nostra consapevolezza di una discrepanza tra questa correlazione e qualcos’altro: tra il fenomeno che abbiamo percepito e quello che abbiamo anticipato, tra l’eccezione e la regola. È

Le classi dominanti non hanno una rappresentazione simile del mondo, ma vedono il mondo con occhi diversi, lo giudicano secondo criteri specifici e ciascuno secondo le proprie categorie. Secondo la causalità di destra l’individuo è responsabile di tutto ciò che gli accade e soprattutto dei suoi fallimenti. Secondo la causalità di sinistra i fallimenti sono sempre dovuti alle circostanze che la società crea per l’individuo.

  1. Conclusioni

Se analizziamo la sfera individuale la teoria dell’attribuzione è risultata meno efficace di quanto si pensasse, ciò si potrebbe rimediare: a. passando dalla sfera individuale a quella collettiva. b. abbandonando l’idea che l’uomo agisca in modo statico come una macchina (computer). c. reintroducendo le rappresentazioni sociali come mediatori necessari Dobbiamo tenere in considerazione che la causalità in se (da sola) non esiste, ma acquista significato solo all’interno della rappresentazione che sostiene. Inoltre quando consideriamo 2 causalità dobbiamo anche considerare la relazione che c’è tra di loro. ovvero dobbiamo sempre cercare quelle “supercause” che hanno una doppia azione sia come agenti che come cause efficienti che costituiscono questa relazione. Supercause = ultima risorsa alla quale ricorriamo, si trova in ogni nostra credenza e concezione del mondo (ad esempio Dio, il progresso, la storia, la giustizia) si tratta di entità che agiscono sia come cause che come effetti e determinano tutto ciò che accade in ogni sfera della realtà.

Uno sguardo alle ricerche

  1. Alcuni temi metodologici comuni e legami con altre scienze sociali L’obbiettivo dell’insieme di ricerche su cui sono basate queste teorie hanno 4 principi metodologici:
  • Ottenere materiale da campioni di conversazioni che hanno luogo normalmente in una società sia che si tratti di argomenti importanti, che di temi che potrebbero essere incompresi per il gruppo (comportamenti inusuali). Le opinioni e le rappresentazioni sociali sono entrambe create nel corso delle conversazioni come modi elementari di comunicare e mettersi in relazione con gli altri. Generalmente ciò (questa creazione) avviene in luoghi riservati (come ritrovi, bar), esse (le creazioni) sono determinate dalle dimensioni fisiche e psicologiche di quegli incontri e variano con il passare del tempo. Studio comparativo di conversazioni = le interazioni che normalmente si verificano durante le conversazioni, rendono gli individui capaci di familiarizzarsi con oggetti o idee incongrue (fondate su dicerie) e così di dominarli. queste dicerie costituiscono uno strato intermedio tra la vita privata e quella pubblica e facilitano il passaggio dall’una all’altra, ovvero la conversazione è come il punto centrale dei nostri universi consensuali in quanto modella e da vita alle rappresentazioni sociali.
  • Considerare le rappresentazioni sociali come un mezzo di ri-costruzione della realtà attraverso la comunicazione gli individui e i gruppi conferiscono una realtà fisica a idee e immagini, a sistemi di classificazione e denominazione. I fenomeni e le persone con cui abbiamo a che fare sono i prodotti di una collettività (o istituizione). Ogni realtà è la realtà di qualcuno o la realtà per qualcun altro. I temi (problemi) che affrontiamo nelle nostre ricerche (in questa dispensa) sono rappresentazioni e quindi surrogati di altre cose o persone. Prima di intraprendere uno studio sociale specifico indaghiamo sulle origini dell’oggetto. Le rappresentazioni sociali si basano su qualcosa di ricostruito in quanto l’unica realtà disponibile è quella che deriva dalle generazioni precedenti, così distorciamo le nostre immagini e i nostri modelli interni in base alle rappresentazioni che abbiamo della realtà, alle quali facciamo riferimento. Le rappresentazioni una volta create e ripetute abbastanza spesso, con il passare del tempo si staccano “dalla persona che l’ha detta per prima” e acquisiscono permanenza e stabilità così isolate dal flusso delle comunicazioni che le producono diventano indipendenti da quest’ultime. Certe rappresentazioni riguardano fatti, mentre altre idee le prime spostano gli oggetti da un livello astratto ad uno concreto, le seconde attraverso un cambiamento di prospettiva, compongono o decompongono i loto oggetti (per es. le palle da biliardo possono essere prese come modello illustrativo di un atomo, o considerare psicoanaliticamente una persona come divisa in conscio e inconscio). Entrambe creano quadri di riferimento prestabiliti e immediati per opinioni e percezioni così che le persone utilizzano per le ricostruzioni oggettive che si verificano automaticamente e sono alla base dell’esperienza del pensiero individuale.
  • Il carattere delle rappresentazioni sociali è rivelato soprattutto in periodi di crisi e di agitazioni quando un gruppo o la sua immagine è sottoposta a cambiamento, le persone sono più disposte a parlare in quanto le immagini e le espressioni sono più vivaci, la memoria collettiva è eccitata e il comportamento diventa più spontaneo. Gli individui sono motivati nel comprendere un mondo differente e quindi nuovo, ignoto. La crisi peggiore si verifica quando le tensioni tra universi reificati e consensuali creano una spaccatura tra il linguaggio dei concetti e quello delle rappresentazioni, tra la conoscenza scientifica e quella comune. (come se la società fosse divisa e non ci sia un mezzo per colmare la distanza tra i 2 universi). Queste tensioni si possono verificare quando ci sono nuove scoperte che vengono divulgate entrando a far parte della nostra quotidianità e nella consapevolezza collettiva (per es. accettazione della psicanalisi nella medicina) comportando vere e proprie rivoluzioni del senso comune.
  • Le persone che elaborano tali rappresentazioni sono viste come qualcosa di simile ad uno “studioso” dilettante, e i gruppi che essi formano come equivalenti moderni di quelle società di studiosi dilettanti che esistevano circa un secolo fa. Questa è la natura della maggior parte delle riunioni informali, delle discussioni nei bar o delle riunioni politiche dove i modi di pensiero e di espressione riflettono le curiosità che vengono espresse e i legami sociali che vengono stabiliti al momento. Molte rappresentazioni derivano dai lavori professionali che sono indirizzati a questo pubblico “dilettante”. Etnometodologia = discende dalla distinzione tra la razionalità della scienza e la razionalità del senso comune applicata alla vita quotidiana. Questa distinzione viene analizzata dall’etnometodologia cercando di mettere in luce le norme sociali e le convenzioni che ci circondano. Il risultato di questa analisi mette in evidenza una realtà sociale formata da regole e convenzioni. Moscovici utilizza un metodo di ricerca sociale che mette in evidenza non solo le regole e le convenzioni, ma anche le teorie sulle quali sono basate e i linguaggi che le esprimono. I sociologi ricostruiscono la realtà attraverso un processo di trasformazione dell’universo reificato ad un universo consensuale, al quale è subordinata qualsiasi altra cosa. Metodi comuni con le altre scienze sociali: i 2 esempi appena espressi + l’interesse per le rappresentazioni sociali.
  1. Una breve rassegna di alcuni dei maggiori studi di campo Le rappresentazioni sociali governano la nostra comprensione dei comportamenti, la nostra spiegazione causale del passato e le nostre predizioni di comportamenti futuri (pensiero americano, che però non riconosce le rappresentazioni sociali come tali ma come teorie implicite che di fatto non vengono nominate come rappresentazioni), inoltre servono a nascondere, ignorare e rimpiazzare il comportamento. È durante il processo di trasformazione che i fenomeni vengono più facilmente percepiti. Processo creazione delle rappresentazioni sociali : o -si parte da teorie scientifiche che hanno poi conseguenze sul senso comune, si osserva l’effetto di un cambiamento da un livello intellettuale ad un livello sociale. o -partendo da eventi correnti, dalle esperienze e dalla conoscenza oggettiva che un gruppo ha dovuto affrontare per costruire e controllare il proprio mondo. si osserva l’organizzazione di un complesso di oggetti quasi-materiali e di eventi ambientali che una rappresentazione implicita normalmente incapsula. In entrambi i casi i meccanismi sono identici. Il senso comune deriva dalla scienza e per questo si basa su di essa, il suo contenuto e le immagini simboliche (appunto derivate dalla scienza)vengono ritoccate e assorbite dalla mente modellando il linguaggio comune e il comportamento. Senza le rappresentazioni sociali la società non potrebbe comunicare e mettersi in relazione. Le rappresentazioni sociali acquistano maggiore forza attraverso una quantità maggiore di descrizioni, spiegazioni implicite di fenomeni, delle personalità, dell’economia ecc.. Ciò che i nostri sensi o la nostra comprensione percepiscono direttamente diventa il prodotto, rielaborato, della ricerca scientifica il senso comune non è più il punto di partenza ma quello di arrivo.

Riassunto dei temi affrontati: -indagazione metodica dei mezzi attraverso i quali le teorie sono state ancorate ed oggettivate -com’è elaborato un sistema di classificazione e di denominazione di persone e di comportamenti -com’è stato creato un nuovo linguaggio derivato dai termini psicoanalitici -la parte giocata dalla bi-causalità nel pensiero normale -l’ambiente politico e religioso e il suo ruolo nelle transizioni -il modo in cui la rappresentazione modella la realtà nella quale viviamo

Le rappresentazioni sociali determinano sia il carattere dello stimolo sia la risposta che esso provoca, come in una particolare situazione esse determinano quale è l’uno e quale è l’altra. Conoscere e spiegare cosa sono e cosa significano, costituisce il primo passo in ogni analisi di una situazione o di un incontro sociale e costituisce un mezzo di previsione dell’evoluzione delle interazioni di gruppo. La situazione determina sia le domande che sorgono che le risposte che verranno fornite.

  1. Le rappresentazioni sociali in settings di laboratorio (ambientate in laboratorio)

(Esperimento elle carte, di chi gioca contro la natura e chi contro il caso. Esperimento di chi gioca contro un pc e chi contro altri studenti)

Le nostre rappresentazioni interne, che abbiamo ereditato dalla società o fabbricato noi stessi, possono modificare il nostro atteggiamento verso qualcosa al di fuori di noi stessi. La psicologia sociale si occupa della scoperta dei meccanismi universali che (scritti nei nostri cervelli) si suppone determinino ogni nostra azione ed ogni nostro pensiero. Si tratta di meccanismi non molto connessi né ad un contesto individuale né ad uno collettivo di qualsiasi tipo. Uno di questi meccanismi unico e universale è quello della coerenza e della stabilità (principio della stabilità) = gli individui si sforzano di organizzare le loro credenze in strutture internamente coerenti. Siccome noi preferiamo strutture stabili a quelle instabili, le relazioni interpersonali (positive o negative) sono determinate dal principio della stabilità. Siamo circondati da leggi immutabili non connesse a qualsiasi implicito significato e indipendenti da qualsiasi circostanza particolare (per es. gli amici dei miei nemici sono miei amici, gli amici dei miei amici sono miei amici). Queste rappresentazioni comuni si applicano solo nei casi in cui ci sia un comune quadro di riferimento o la stessa dimensione cognitiva, ogni individuo che deve valutare la relazione con altri individui possiede una gamma di rappresentazioni del gruppo di cui questi altri individui appartengono e del tipo di legami che ci sono tra loro, si può trattare di convenzioni o miti (es. i gruppi delle fraternità ecc..). Il principio della stabilità caratterizza queste relazioni solo se una persona ha già in mente la nozione di gruppo egalitario e amichevole, allora egli cercherà di formarsi un’opinione dei membri che lo costituiscono. (Ma nella rappresentazione di un altro gruppo non è detto che egalitarismo e cordialità siano necessariamente collegati) Le nostre rappresentazioni piuttosto che le motivazioni, i principi e gli altri fattori, determinano le nostre reazioni. Bisogna tenere in considerazione che le rappresentazioni e le opinioni che abbiamo degli altri variano in base alla dimensione sociale e la contesto storico. Tutti gli elementi del campo psichico sono ribaltati una volta che la firma sociale è stata apportata su di essi (giudicare le persone). Sono i processi sociali che trasformano i meccanismi psichici I processi sociali e pubblici sono stati i primi a verificarsi, ed essi sono stati gradualmente interiorizzati per diventare processi psichici. La psicologia contiene la sociologia in forma condensata ed uno dei compiti della psicologia sociale è di scoprire l’una nell’altra e di comprendere questo processo di condensazione.

Osservazioni conclusive È necessario esaminare l’aspetto simbolico delle nostre relazioni, in quanto le cognizioni, tutte le motivazioni e i comportamenti esistono e hanno ripercussioni solo nella misura in cui significano qualcosa e per significare qualcosa implica che almeno 2 persone condividano un linguaggio comune, valori comuni e memorie comuni. Questo è ciò che distingue il sociale dall’individuale, il culturale dal fisico e lo storico dallo statico. Le rappresentazioni sociali, come le teorie scientifiche, le religioni o le mitologie sono le rappresentazioni di qualcosa e di qualcuno. Hanno un contenuto specifico ed un significato specifico che è differente da una sfera all’altra o da una società all’altra. Questi processi sono significativi solo in quanto rivelano la nascita di un tale contenuto e le sue variazioni. Lo studio delle rappresentazioni sociali utilizza:

  • il metodo dell’osservazione, in quanto esse sono immagazzinate nel linguaggio e sono create in un ambiente umano complesso.
  • la descrizione di fenomeni cercando di scoprire la regolarità sulle quali basare una teoria generale. Solo un’accurata descrizione delle rappresentazioni sociali, della loro struttura ed evoluzione in vari campi consentirà di comprenderle,

una spiegazione valida potrà derivare soltanto da uno studio comparativo di tali descrizioni. Al fine di giungere ad una teoria basata su osservazioni adeguate che siano il più accurate possibile.

  • il tempo, le rappresentazioni sociali sono storiche nella loro esistenza ed influenzano lo sviluppo dell’uomo fin dall’infanzia. Le rappresentazioni sociali che abbiamo delle relazioni con gli altri si evolvono dall’infanzia alla maturità: dovrebbe essere preso in considerazione uno studio dettagliato del loro sviluppo che comparasse generazioni differenti.