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Scienze della Comunicazione: Paradigmi e Appunti, Sintesi del corso di Sociologia Dei Processi Culturali

Appunti tratti dal libro 'le scienze della comunicazione' di mario morcellini e giovambattista fatelli. Sulla crisi dei comportamenti comunicativi tradizionali, l'influenza neopositivista e comportamentista sulla comunicazione, il movimento cognitivista e le teorie ecologiche. Vengono presentati i macroparadigmi informazionali e relazionali, e vengono esposti i principali paradigmi della comunicazione e i loro schemi processuali.

Tipologia: Sintesi del corso

2012/2013

Caricato il 25/09/2013

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Le scienze della comunicazione
di Anna Carla Russo
Riassunto del libro "Le scienze della comunicazione" di Mario Morcellini e
Giovambattista Fatelli. Vengono descritte le maggiori teorie sulla
comunicazione : Dance e Larson, Lasswell, McQuail. Studi sulle funzioni della
comunicazione.
Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa -
Napoli
Facoltà: Scienze della Comunicazione
Esame: Sociologia della Comunicazione
Titolo del libro: Le scienze della comunicazione
Autore del libro: Mario Morcellini e Giovambattista Fatelli
Editore: Carocci
Anno pubblicazione: 1994
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Le scienze della comunicazione

di Anna Carla Russo

Riassunto del libro "Le scienze della comunicazione" di Mario Morcellini e Giovambattista Fatelli. Vengono descritte le maggiori teorie sulla

comunicazione : Dance e Larson, Lasswell, McQuail. Studi sulle funzioni della

comunicazione.

Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli Facoltà: Scienze della Comunicazione Esame: Sociologia della Comunicazione Titolo del libro: Le scienze della comunicazione Autore del libro: Mario Morcellini e Giovambattista Fatelli Editore: Carocci Anno pubblicazione: 1994

1. Definizione di Comunicazione

Non esiste una scienza unitaria che sappia porre le questioni fondamentali delle discipline comunicative con coerenza.. Difficoltà nella definizione del proprio oggetto di studio. Non esiste una sola "idea" di comunicazione, bensì tante idee quante sono le derivazioni scientifiche e culturali in vario modo implicate nell’analisi => difficoltà di inquadramento dell’oggetto empirico (confuso entro un arco assai variabile che spazia dalla "onnicomprensività" del paradigma informazionale, che comprende anche gli scambi tra macchine, alla "selettività" del paradigma relazionale, che considera pienamente comunicativo soltanto quel processo in cui si raggiunga la formulazione di un’unità sociale a partire dai singoli individui). La comunicazione ed i suoi equivoci Gli ostacoli al disegno di una "mappa scientifica" della comunicazione:

  1. l’esasperante eclettismo degli approcci scientifici
  2. le particolari caratteristiche dell’oggetto-comunicazione
  3. idiosincrasie cognitive radicate nell’evoluzione culturale del nostro secolo (che richiedono più fede che verifica scientifica) l’oggetto della comunicazione non resta misterioso bensì c’è una sovrabbondanza di immagini che rende retorica la domanda su cosa sia la comunicazione.

3. Comunicazione: provenienza e approcci

La radice del termine Comunicazione: rendo comune, unisco, notifico, prostituisco. L’elaborazione di autonomi paradigmi scientifici per la comunicazione ha dovuto scontare contemporaneamente due circostanze traumatiche:

  1. la moltiplicazione generalizzata delle possibilità comunicative
  2. le cesure culturali del Novecento che - tramontate le certezze positiviste - hanno sottoposto a revisione e crisi profonda tutti i paradigmi scientifici il tentativo di disegnare un profilo preciso per gli studi sulla comunicazione non è quindi segnato da un "normale" avvicendamento di paradigmi, ma piuttosto dalla brusca confluenza di riferimenti epistemologici diversi. due diversi atteggiamenti conoscitivi:
  3. mantenimento di solide fondazioni, senza verificare del tutto le loro capacità di effettiva reazione al "nuovo mondo" e comunque precludendo all’analisi porzioni importanti della realtà, non afferrabili con una strumentazione "pesante"
  4. edificazione di modelli originali, decisi a raccogliere la sfida dei tempi, ma perciò stesso in perenne difficoltà rispetto alla solidificazione di una base stabile => communication research

4. Communication research

Sviluppatosi negli Stati Uniti anni ‘20; punto d’incontro tra vari contributi e le più disparate risorse. Insieme agli incontri fecondi tra apporti complementari, non potevano mancare i contrasti tra le varie discipline intorno alle formule, le definizioni, le demarcazioni. Merito indiscutibile di essere riuscita a stratificare con il tempo un settore scientifico con fisionomia propria. Attenzione ai fenomeni macrocomunicativi. Influenza neopositivista, della psicologia comportamentista => interpretazione generale della comunicazione come flusso massificato, come "fatto sociale" esterno all’uomo e quindi inquadrabile come processo astratto, riconducibile a formule fisico-matematiche ed applicabile ai più svariati ambiti. L’esplosione del sistema comunicativo ha contribuito quindi a creare uno spazio scientifico nuovo, ma anche a perpetuare i vizi della communication research:

  1. sbilanciamento dell’attenzione verso i grandi apparati comunicativi - fenomeni macrocomunicativi
  2. incapacità di separare la chiave specifica degli studi sulla comunicazione dalla sua dimensione di evento di massa L’evidente consonanza tra la formazione di un contesto specifico di ricerca e l’attenzione prevalente per le grandi comunicazioni ha favorito e rinsaldato l’idea che la comunicazione contemporanea coincida essenzialmente con la comunicazione di massa. Derivano due ordini di problemi: sbandamento ideologico che porta ad interpretare in chiave di presenza sociale essenzialmente invasiva e massiccia; 2 radicalizzazione della discriminante tra micro e macrocomunicazione, che copre le contraddizioni analitiche anziché contribuire a risolverle. La crescita del sistema delle comunicazione di massa ha messo in risalto l’uso prevalentemente propagandistico che ne è stato fatto dai regimi dittatoriali => connotazione della comunicazione come processo essenzialmente strumentale e volontario segnata dalla bullet teorie requisito della volontarietà insistentemente ed esclusivamente riferito al comunicatore. Ci sono molti tipi di comunicazione la distinzione più significativa è quella tra l’idea di comunicazione tramandataci dalla cultura classica e quella moderna segnata dalla dimensione di massa. Comunicazione
  • procedimento (entità fissa, processo sociale determinato attraverso cui attivare scambi al livello dell’azione sociale o veicolazione del pensiero) valorizza l’aspetto tecnico.
  • costruzione di senso (entità mobile, luogo dell’azione sociale in cui lo scambio è più impegnativo e prevede la costruzione reciproca dei significati e un’attività di selezione attraverso i processi di rifiuto e condivisione dei contenuti).

6. La semiotica secondo Greimas

Il termine semiotica viene proposto da GREIMAS. Insieme ai suoi collaboratori presso l’école de Paris riuniti in un gruppo di ricerche pone l’accento sui meccanismi di generazione di senso privilegiando i processi di significazione. Il percorso generativo è la realizzazione di questi processo. Greimas propone una distinzione tra il livello semiotico profondo e quello superficiale del discorso. Il livello profondo si può suddividere in strutture logico matematiche e semio narrative che si articolano in una componente sintattica e una semantica. A livello semio narrativo le unità semantiche minimali si relazionano in una dimensione oppositiva: da tale relazione si costituisce il QUADRATO SEMIOTICO che costituisce la natura elementare della significazione. Un aspetto importante è costituito dallo SCHEMA NARRATIVO. L’ATTO PRAGMATICO si costituisce di manipolazione, competenza, performanza e sanzione. In questa prospettiva la comunicazione non è intesa come fare informativo ma come atto. Nell’analisi dell’atto pragmatico è importante non dimenticare una delle opposizione fondamentali nel pensiero di Greimas: quella tra ASSIOLOGIA (sistemi di valori) e IDEOLOGIA (quei valori assunti dai soggetti e divenute finalità da raggiungere. Il discorso per Greimas è cio che è enunciato. Una delle più grandi innovazione della semiotica greimasiana è nell’introduzione del testo. Le procedure di testualizzazione producono un unità comunicativa compiuta e manifesta. L’irruzione della nozione di testo ha favorito la nascita del modello semiotico-testuale. Sul piano teorico l’approccio di Greimas sancisce il distacco dalla semiologia di Barthes. Il passaggio da una semiologia della comunicazione a una semiotica della significazione ha condotto alla rielaborazione di concetti inizialmente distanti dalla prospettiva semiotica, come quello di enunciazione. Ritorna il grande tema della ricezione. In questo quadro Eco elabora la teoria della COOPERAZIONE INTERPRETATIVA. Nell’elaborazione echiana il lettore modello si articola lungo percorsi dialettici fra il topic e l’isotopia. Gli ultimi sviluppi della semiotica hanno contribuito all’elaborazione di modelli più idonei all’interpretazione e all’analisi della cultura di massa. Ha preso le mosse dal modello semiotico enunciazionale, in tale modello l’emittente e il ricevente non sono più vuoti, sono piene dotate di competenza. Umberto Eco - 1965 - decodifica aberrante

  1. Incomprensione o rifiuto del messaggio per assenza di codice (il messaggio è segnale fisico non decodificato o "rumore")
  2. Incomprensione del messaggio per disparità di codici (il codice dell’emittente non è ben compreso dal destinatario)
  3. Incomprensione del messaggio per interferenze circostanziali (il codice dell’emittente è compreso dal destinatario ma è modellato sul proprio "orizzonte di attesa")
  4. Incomprensione per delegittimazione dell’emittente (il codice dell’emittente è compreso dal destinatario ma il senso viene stravolto per motivi ideologici) Guerriglia semiologica: decodifica intenzionalmente divergente. Eco subordina la comunicazione alla significazione, poiché la significazione è immanente a qualsiasi atto comunicativo.

7. Encoding e Decoding Model

Nel 1980 Stuart Hall pubblica il saggio “Encoding and Decoding in television discorse”. Hall individua tre modalità diverse di decodifica:

  • La lettura preferita. Quando il destinatario decodifica il messaggio nei termini esatti in cui è stato codificato. L’audience è passiva.
  • La lettura negoziata. Quando il destinatario accetta il codice dominante ma elabora le proprie definizioni. L’audience appare dotata di un alto livello di “attività”.
  • La lettura oppositiva. Quando il destinatario comprende la lettura preferita attivata dall’emittente ma ridefinisce il messaggio in un contesto alternativo. Anche in questo caso si ha un audience attiva. Con il modello encoding\decoding la Scuola di Birmingham raggiunge la “svolta linguistica”. Goffman ritiene che il linguaggio costituisca essenzialmente un’attività:
  1. il numero delle funzioni del linguaggio è pari alle situazioni che l’uomo può inventare;
  2. la comprensione dell’atto linguistico è determinata anche dalla cultura e dal contesto di riferimento;
  3. non esiste distinzione tra il significato di una frase e l’uso che ne fa il parlante;
  4. nozione di frame (schema interpretativo che dà senso ad un flusso di eventi). Movimento cognitivista: valorizzare il ruolo della comunicazione nella formazione della personalità, nella determinazione della condotta umana e nello svolgimento dei processi mentali e delle esperienze interiori. Ha focalizzato i principali filoni di ricerca sulla percezione, l’attenzione, la memoria, il ragionamento (problem solving) e soprattutto il linguaggio. Sotto l’influenza della teoria dell’informazione e della cibernetica, si ha un modello dell’organismo umano come sistema complesso, assimilando il funzionamento della mente umana ad un sistema comunicativo "informazionale" (servomeccanismi). Sociologia: analisi dei sistemi comunicativi nel loro complesso e delle loro funzioni all’interno della società. Indaga soprattutto le condizioni sociali, economiche e culturali nelle quali hanno luogo soprattutto le operazioni di produzione, diffusione e ricezione dei messaggi. Per Statera: communication research = studio integrato, a livello sociale, culturale e psicologico, del processo della comunicazione e degli effetti dei mass media sul pubblico. Fondamenti e autori della scienza comunicativa Esiste un gruppo di lavori empirici proposto come fondativo di una scienza comunicativa Lasswell: primo tentativo sistematico di analisi delle tecniche di persuasione nel 1927; adottò per primo la tecnica di rilevazione "content analysis"; studio dell’influenza politica, della comunicazione su questioni politiche e ideologiche e sui canali attraverso i quali i leader politici esercitano la loro influenza. Carl Hovland: affrontò i problemi legati alla comunicazione e alla persuasione durante la II guerra mondiale; "nuova retorica scientifica": una serie di precetti e di accorgimenti tesi a rendere più convincente il messaggio. Katz e Lazarsfeld: ricerche sull’influenza personale nelle comunicazioni di massa. Le categorie e i metodi di indagine sono propriamente sociologici: questionario, variabili di tipo demografico o socioeconomico. I risultati principali possono essere condensati nella scoperta del Two step flow ("flusso di comunicazione a due fasi") e nella valorizzazione del ruolo degli opinion leaders all’interno del processo comunicativo => diviene apprezzabile il ruolo dell’interazione sociale nella formazione delle opinioni e degli atteggiamenti, non più riferibili in maniera diretta alla semplice "esposizione" ai mass media. Fino agli anni Settanta la ricerca ha messo alla prova l’efficacia del ruolo dei media nella società; dopo rivalutazione del "potere dei media" (media power). In quest’atmosfera sono maturate alcune teorie

8. Le maggiori teorie sulla comunicazione: Dance e Larson

Dance e Larson: hanno fatto 126 definizioni del termine comunicazione => ma concordano che la comunicazione si presenta essenzialmente come un processo.

  • comunicazione come trasferimento di risorse: trasferimento di una proprietà, di una risorsa o di uno stato da un soggetto ad un altro; neoempirismo (ricerca di protocolli scientifici incondizionatamente validi per tutti gli ambiti); comportamentismo (meccanicità del processo). Piace alla cibernetica ed alla semiologia perché de-contestualizza la comunicazione, almeno rispetto alle sue caratteristiche propriamente umane e sociali, rendendo più semplice la costruzione di modelli generali; comunicazione-omnibus; frame.
  • comunicazione come influenza: comportamento di un essere vivente che ne influenza un altro oppure qualunque emissione di un segnale da parte di un organismo che influenzi un altro organismo; restringe l’ambito di pertinenza: al semplice trasferimento di risorse, si deve accompagnare una modificazione osservabile nell’elemento destinatario come conseguenza del rapporto comunicativo; introduce un elemento di variabilità nella finalizzazione dell’atto comunicativo; matrice biologica; esclusione degli aspetti "interiori" della comunicazione (motivazione, effetto cognitivo).
  • comunicazione come scambio di valori: scambio di valori sociali, condotto secondo determinate regole; Lévi-Strauss concilia il positivismo durkheimiano (esistenza di leggi "universali" per la società umana) e il particolarismo storico (irriducibilità di una cultura umana all’altra): le regolarità delle società umane non vanno cercato in ciò che le varie culture possiedono in comune, ma nella sistematicità delle relazioni tra le loro differenze. Gli uomini non comunicano solo attraverso il sistema linguistico, ma anche mediante aspetti della cultura che funzionano esattamente come "sistemi simbolici": il crudo e il cotto sono ad esempio le "parole" della cucina.
  • comunicazione come trasmissione: trasferimento di informazioni da un soggetto ad un altro per mezzo di veicoli di varia natura; è il modello comunicativo su cui si fonda la teoria dell’informazione; sostituzione delle risorse con l’informazione (informo = plasmare; viene presupposta l’uniformità dei codici); i veicoli di varia natura evocano la comunicazione mediata da supporti tecnologici; limitando la sostanza della comunicazione alla trasmissione di un messaggio da un soggetto ad un altro, il procedimento comunicativo subisce una notevole semplificazione e ciò consente, da un lato, di controllare più efficacemente il funzionamento e prevederne l’esito, e dall’altro, di garantire una vasta generalizzabilità del paradigma (applicato poi allo studio teorico del linguaggio, della percezione, dell’apprendimento e della memoria - egemonia culturale negli anni Cinquanta); eccessiva linearità dello schema: l’influsso del contesto sociale e culturale non può essere ridotto solo a rumore o decodifica aberrante (= l’interpretazione dei messaggi non corrisponde all’intenzione dell’emittente e al modo in cui egli si aspetta avvenga la decodifica).
  • comunicazione come condivisione: condivisione, tra due o più soggetti, di un medesimo significato; si passa dalla considerazione del procedimento - cioè dell’agire comunicativo come agire motivato da strutture e circostanze - alla tensione verso il suo risultato - cioè all’agire dotato di senso - recuperando il carattere teleologico del termine.
  • comunicazione come relazione sociale: formazione di un’unità sociale a partire da individui singoli, mediante l’uso di un linguaggio o di segni; aggiunge alla "condivisione di un significato" la comunione di modelli comportamentali e stili di vita, basata su insiemi di regole (visione chiaramente sociale e antropologica). Quindi due macroparadigmi: quello informazionale (imperniato sul processo di diffusione delle informazioni e sulla trasmissione dei significati: concetto dell’uomo come essere agito dalla struttura

sociale, secondo un corredo psicologico o biologico necessario ed eterno) e quello relazionale (incardinato sulla metafora del legame).

10. Elementi essenziali della comunicazione

La communication research preferisce considerare le componenti della comunicazione come soggetti semplici che vengono "attivati" dalla comunicazione (cornice statica): gli elementi essenziali sono 4:

  • fonte o emittente: individuo, gruppo o istituzione che produce un messaggio - si preferisce mettere sullo stesso piano emittente e ricevente come diade, altrimenti si finisce per attribuire l’intenzionalità all’emittente
  • sarebbe preferibile parlarne a proposito del ricevente.
  • messaggio: tutto ciò che costituisce l’oggetto "di scambio" in una pratica comunicativa - lo studio delle comunicazioni di massa postula che l’intero significato di un messaggio è comprensibile sono nel complesso degli elementi che sono collegati ed interagiscono nel processo comunicativo. La semplice identificazione del segnale da parte del ricevente non implica l’automatica interpretazione corretta del messaggio; il messaggio può essere influenzato dalla natura del mezzo col quale viene emesso; il messaggio può essere alterato da un’interferenza fisica o psicologica (rumore) che "disturba" il segnale, influenzando la percezione del significato e l’efficacia; anche nella fase finale può essere modificato dal feedback. L’attenzione che si presta è regolata dalle nostre motivazioni e dalla loro intensità relativa. L’efficacia dipende essenzialmente dall’importanza che esso assume in relazione ad altri segnali e messaggi oltre che dal valore intrinseco attribuitogli dal ricevente, a sua volta collegabile alla predisposizione e/o alla competenza. L’interpretazione dipende anche dal contesto nel quale viene ricevuto il messaggio.
  • canale comunicativo: mezzo fisico attraverso il quale si svolge l’atto comunicativo. Può essere strutturato in particelle oppure in onde; principale o accessorio; quello che serve da sfondo si chiama canale-quadro; quello che si attiva solo in momenti particolare è ausiliario (es. linguaggio quotidiano); vocale o cinesico. L’immediatezza è la rapidità nel passaggio dell’informazione; la capacità è la quantità di informazioni trasmesse in un certo tempo.
  • codice: un sistema generalmente condiviso per l’organizzazione di segni. E’ caratterizzato dalla convenzionalità; la dimensione sociale dei codici comunicativi paga inevitabilmente un prezzo di pluralismo e confusione rispetto all’architettura razionale dei codici numerici, rimandando a codici di comportamento, etici, estetici e linguistici, che possiedono gradi di libertà più o meno ampi. Bernstein: codici elaborati (linguaggio della scuola e dell’istruzione ufficiale) e codici ristretti (quota elevata di significati condivisi; rapporti sociali più stretti). Il potenziamento delle capacità interpretative degli schemi richiede un inevitabile aumento della loro complessità.

Distinzione degli atti comunicativi secondo la loro frequenza (intensità diacronica):

  1. comunicazione discreta (o discontinua) - puntiforme, episodica
  2. comunicazione seriale - reiterata, abituale
  3. comunicazione continua - routinizzata, propria dei media radiotelevisivi

Distinzione a seconda del numero e della qualità dei soggetti coinvolti (intensità sincronica):

  1. comunicazione extrapersonale – ha luogo senza la partecipazione dell’uomo
  2. comunicazione intrapersonale – all’interno del soggetto
  3. comunicazione interpersonale - binaria, di gruppo, globale. Tra 2 o più persone

Processo comunicativo (Dance e Larson): produzione di contenuto simbolico da parte di un individuo, secondo un certo codice, e previsione di utilizzo di tale contenuto da parte di altri, secondo lo stesso codice. Prima che ciò entri nel patrimonio della C.R i principali paradigmi della comunicazione seguono uno schema molto semplice: il diagramma di flusso E -> R Modello ipodermico: che ha dominato a lungo la ricerca sulla com di massa. comunicazione di massa possiede un enorme potere di manipolazione sociale; esiste un collegamento diretto con effetti potenti ed immediati, tra i mass media ed i destinatari finali dei loro messaggi. Modello stimolo-risposta. S – IV – R stimolo risposta IV Intervening Variables: fattori presenti nella situazione comunicativa che favoriscono, ostacolano o modificano la risposta al messaggio-stimolo (nel modello non vengono considerate più del rumore). Il modello ipodermico è connesso al modello stimolo -> risposta.

12. Eco - Modello semiotico-informazionale (1965)

Problema della significazione: introduzione delle nozioni di codice e sottocodice. Si incrina l’assoluta linearità del modello informazionale ed emergono i problemi legati alla codifica e alla decodifica. Il processo di codifica coinvolge un complesso numero di operazioni emotive e cognitive, più una serie di operazioni tecniche, produttive e commerciali, nel caso delle comunicazioni di massa. Codici digitali (nome, tutto o niente) o analogici (immagine, più o meno). Il sistema analogico è più adatto per comunicare messaggi "di relazione", mentre per il contenuto risulta più adatto il sistema digitale.

Per realizzare concretamente una comunicazione, occorre quindi non soltanto codificare il messaggio in maniera intersoggettivamente comprensibile, ma anche controllare le condizioni circostanti e assumere, entro certi limiti, il punto di vista del destinatario (G.H. Mead: role-taking). Altrettanto decisivo risulta il feedback, ovvero il controllo dell’emittente sulla decodifica del messaggio. Anche il processo di decodifica rappresenta un ostacolo per chi vuole considerare la comunicazione come processo lineare. MODELLO SEMIOTICO-TESTUALE - successiva articolazione del modello semiotico-informazionale - considera i destinatari della comunicazione di massa come recettori non di singoli messaggi riconoscibili, bensì di insiemi testuali, e quindi ricorso a codici "allargati". MODELLO DEL FLUSSO IN UN SOLO MOMENTO: elidendo sostanzialmente ruoli intermediari, si evolve però rispetto al modello ipodermico, rilevando i processi selettivi di esposizione, percezione e memorizzazione che intervengono sulla ricezione del messaggio, togliendo implicitamente parte del suo potere alla persuasione operata dai media. MODELLO DEL FLUSSO MULTIPLO: sostiene l’esistenza di un numero variabile di collegamenti tra la fonte e i riceventi; la loro definizione dipende dall’intenzione della fonte, dalla natura del messaggio, dalla sua importanza e da numerosi altri fattori.

13. La contestualizzazione del processo comunicativo

Il feedback introduce larvati elementi di "circolarità". Evoluzione in più fasi del modello di Wilburn Schramm (1954): piena comprensione della reciprocità e dell’interdipendenza del ciclo comunicativo. Struttura semicircolare. Shramm non si fermò alla semplice riproposizione del modello di Shannon e Weaver, anzi, egli introdusse variabili sociali. Nel suo secondo modello, Schramm individuò nel segnale il punto di contatto dei “campi di esperienza” di emittente e destinatario. La nozione di “campo di esperienza” dona maggior attenzione al contesto sociale dove il processo comunicativo si realizza e dà maggior considerazione alla comunicazione di massa. Questa considerazione + ancora più forte nel suo terzo modello. In questo modello il concetto di “interprete” introduce un’attività non più solamente meccanica.

Gerbner (1956): interpone, tra la fonte e il ricevente, una serie di nodi problematici legati alla ricezione ed alla decodifica, entrambe influenzate dalle caratteristiche interattive del significato e del contesto sociale. Pone l’accento sulla grande variabilità della percezione rispetto all’evento. Gerbner mette in luce il carattere essenzialmente creativo ed interattivo del processo percettivo, il valore del "contesto" nella lettura dei messaggi e la natura "aperta" della comunicazione umana, sottolineando il rapporto dinamico e interattivo rinvenibile tra forma (S = segnale) e contenuto (E = evento) nel processo comunicativo; la lacuna del suo modello sta forse nel trascurare i problemi relativi alla generazione del significato, poiché la forma, o il codice, del messaggio (S) vengono dati per scontati, cioè semplicemente fatti coincidere con il segnale. Introduce i primi elementi di negoziazione. Il processo comunicativo parte da un elemento (E), ovvero qualcosa che viene percepito da M (macchina o persona). M deve effettuare una selezione che tenga conto anche del contesto. La percezione viene convertita in un messaggio dotato di forma (S) e di un contenuto (E). A questo punto si colloca la scelta dei canali e dei media. Questo produce un’altra forma di selezione che genera il modo di diffusione dell’informazione (SE1). Si verifica così un’interazione fra la ricezione M e il messaggio. Il significato è il frutto di una negoziazione SE1, quindi una delle due possibilità interpretative, non l’unica. L’ultimo stadio del processo è l’interazione fra il ricevente e il messaggio. Ciò che il lettore sa dell’evento è il risultato di una negoziazione. Il modello di Gerbner non dà conto in modo completo al problema del significato e introduce il concetto di negoziazione in maniera elementare.

Schema di Berlo (1960) - sigla SMCR (Source, Message, Channel, Receiver). Parte dalla teoria matematica dell’informazione. Propone uno sviluppo del modello in termini sociologici, rilevando l’importanza della cultura e del sistema sociale in cui la comunicazione si svolge. Suggerisce che alla base di un atto comunicativo riuscito si debbano porre l’accordo tra le abilità della fonte e quelle del ricevente, così come la sintonia delle attitudini o dei valori sociali.

Chomsky: trascura le condizioni pratiche nelle quali avviene la comunicazione e, soprattutto, tende a minimizzare il ruolo del ricevente, appiattito su quello dell’emittente in virtù dell’omologia strutturale della loro relazione linguistica. Ne risulta una drastica sottovalutazione dell’agire empirico context-dependent.

Brown e Fraser: hanno individuato tre categorie per indicare le principali caratteristiche che definiscono una situazione: ambiente, partecipante e scopo.

14. Contesti sociali e contesti psicologici

Theodore Newcomb: Teoria degli atti comunicativi (rielaborazione della teoria dell’equilibrio di Heider) - evoluzione in senso "circolare" della struttura troppo lineare dei modelli "classici". Partendo dalla constatazione che la tendenza all’equilibrio è una caratteristica dei rapporti fra le persone, ne deduce che la comunicazione interpersonale è destinata a corroborare gli orientamenti simili tra i soggetti. Introduce per primo la situazione (o contesto sociale) dentro cui avviene lo scambio comunicativo. La X indica il contesto; introduce la bi direzionalità del flusso.

Modello di Wesley e McLean (1957) - Agli elementi A (soggetto comunicante), B (partner comunicativo) e X (qualsiasi evento o oggetto nell’ambiente di A e B, argomento della comunicazione), viene aggiunto un quarto elemento C, rappresentante la funzione comunicativa redazionale: ossia il processo decisionale su cosa e come comunicare. Avvicinano A e C, cioè la fonte e le organizzazioni comunicative, identificabili come gli agenti che controllano il canale. Dal modello risulta che X non deve necessariamente passare sia per A che per C, ma, mentre può "aggirare" A, non può mai prescindere da C. C viene a svolgere un ruolo di intermediario forte, sotto la duplice veste intenzionale (accesso al canale per uno specifico messaggio) e non intenzionale (la normale programmazione informativa ad una audience). Viene finalmente introdotto l’elemento f (feedback), ma manca la dimensione sociale delle influenze.

Schema dei Riley (1959) - Inseriscono decisamente il processo di comunicazione all’interno del sistema sociale, di cui è ritenuto parte integrante. Sia l’emittente E che il ricevente R sono influenzati dall’ordine sociale in cui sono inseriti: dal gruppo primario e dal sistema sociale nel suo insieme. Tutti i gruppi condividono un’interazione dinamica nella quale circolano messaggi pluridirezionali.

Modello di Dance (1967) - Il riconoscimento dell’importanza del feedback genera innumerevoli tentativi di soluzioni grafico-concettuali: in qualunque tipo di modello circolare, pur raccogliendo evoluzioni rispetto a quelli lineari, la comunicazione, finisce comunque col ritornare al punto da dove è partita.

15. Modelli comunicativi degli anni Settanta

Alla fine degli anni Sessanta la parabola dei modelli lineari può dirsi conclusa ne sono testimonianza tre proposte teoriche:

  • Mosaico comunicativo di Becker: la gran parte degli atti comunicativi mettono in connessione non soltanto con la situazione sociale immediata, ma con altri elementi del contesto comunicativo: impressioni e comunicazioni precedenti, mezzi di comunicazione in generale, etc.
  • Modello di Anders, Staat, Bostrom: importanza dei fattori contestuali e ambientali, natura interattiva del processo comunicativo, centralità dell’elemento di feedback.
  • Modello "transazionale" di Barnlund: il "significato non è il risultato dell’operazione passiva del ricevere, bensì un’invenzione, un attributo, un "dato". Dentro i soggetti della comunicazione, ed intorno a loro, esiste un numero illimitato di stimoli percettivi inconsci, seppure di diverso rilievo a seconda dei momenti. Barnlund indica tre gruppi di stimoli, fra loro interreagenti:
  • stimoli pubblici - sono quelli offerti dal mondo fisico (naturali) e quelli che risultano dall’intervento delle persone sull’ambiente (artificiali)
  • stimoli privati - sono quelli provenienti dall’attività interiore del soggetto
  • stimoli comportamentali - sono quelli "iniziati o controllati dal comunicatore stesso, in risposta a suggerimenti pubblici e privati, coloriti dai successi e dai fallimenti passati, in combinazione con i suoi appetiti e bisogni attuali che determinano la sua posizione nei confronti dell’ambiente". Sono sorte numerose proposte teoriche. Modello commerciale della non interferenza nelle comunicazioni - riflette il modello economico della libertà di mercato, nel quale i produttori competono per conquistare i consumatori. Ne risulta una varietà di informazioni ed opinioni che "democratizza" i mass media e riduce al minimo il rischio della manipolazione. Coloro che utilizzano tale punto di vista mettono il luce la libertà delle scelte del consumatore e la necessità per i mezzi di comunicazione di adattare la loro produzione alle preferenze del pubblico. Finestra di Johari (1975) - illustra i rapporti fra coscienza e consapevolezza attraverso la bipolarizzazione tra ciò che è noto (o ignoto) a se stessi e ciò che è noto (o ignoto) agli altri: schema interpretativo dell’atteggiamento e del comportamento individuale. Modello di Schmidt (teoria dei giochi) - stretto legame tra la comunicazione linguistica e l’interazione sociale, identificazione di una precisa unità di analisi: il gioco d’azione comunicativo.
  1. Comportamenti che il soggetto assume consapevolmente e che anche gli altri conoscono
  2. Caratteristiche di cui il soggetto è consapevole ma non vuole condividere