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Appunti tratti dal libro 'le scienze della comunicazione' di mario morcellini e giovambattista fatelli. Sulla crisi dei comportamenti comunicativi tradizionali, l'influenza neopositivista e comportamentista sulla comunicazione, il movimento cognitivista e le teorie ecologiche. Vengono presentati i macroparadigmi informazionali e relazionali, e vengono esposti i principali paradigmi della comunicazione e i loro schemi processuali.
Tipologia: Sintesi del corso
Caricato il 25/09/2013
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Riassunto del libro "Le scienze della comunicazione" di Mario Morcellini e Giovambattista Fatelli. Vengono descritte le maggiori teorie sulla
comunicazione : Dance e Larson, Lasswell, McQuail. Studi sulle funzioni della
comunicazione.
Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli Facoltà: Scienze della Comunicazione Esame: Sociologia della Comunicazione Titolo del libro: Le scienze della comunicazione Autore del libro: Mario Morcellini e Giovambattista Fatelli Editore: Carocci Anno pubblicazione: 1994
Non esiste una scienza unitaria che sappia porre le questioni fondamentali delle discipline comunicative con coerenza.. Difficoltà nella definizione del proprio oggetto di studio. Non esiste una sola "idea" di comunicazione, bensì tante idee quante sono le derivazioni scientifiche e culturali in vario modo implicate nell’analisi => difficoltà di inquadramento dell’oggetto empirico (confuso entro un arco assai variabile che spazia dalla "onnicomprensività" del paradigma informazionale, che comprende anche gli scambi tra macchine, alla "selettività" del paradigma relazionale, che considera pienamente comunicativo soltanto quel processo in cui si raggiunga la formulazione di un’unità sociale a partire dai singoli individui). La comunicazione ed i suoi equivoci Gli ostacoli al disegno di una "mappa scientifica" della comunicazione:
La radice del termine Comunicazione: rendo comune, unisco, notifico, prostituisco. L’elaborazione di autonomi paradigmi scientifici per la comunicazione ha dovuto scontare contemporaneamente due circostanze traumatiche:
Sviluppatosi negli Stati Uniti anni ‘20; punto d’incontro tra vari contributi e le più disparate risorse. Insieme agli incontri fecondi tra apporti complementari, non potevano mancare i contrasti tra le varie discipline intorno alle formule, le definizioni, le demarcazioni. Merito indiscutibile di essere riuscita a stratificare con il tempo un settore scientifico con fisionomia propria. Attenzione ai fenomeni macrocomunicativi. Influenza neopositivista, della psicologia comportamentista => interpretazione generale della comunicazione come flusso massificato, come "fatto sociale" esterno all’uomo e quindi inquadrabile come processo astratto, riconducibile a formule fisico-matematiche ed applicabile ai più svariati ambiti. L’esplosione del sistema comunicativo ha contribuito quindi a creare uno spazio scientifico nuovo, ma anche a perpetuare i vizi della communication research:
Il termine semiotica viene proposto da GREIMAS. Insieme ai suoi collaboratori presso l’école de Paris riuniti in un gruppo di ricerche pone l’accento sui meccanismi di generazione di senso privilegiando i processi di significazione. Il percorso generativo è la realizzazione di questi processo. Greimas propone una distinzione tra il livello semiotico profondo e quello superficiale del discorso. Il livello profondo si può suddividere in strutture logico matematiche e semio narrative che si articolano in una componente sintattica e una semantica. A livello semio narrativo le unità semantiche minimali si relazionano in una dimensione oppositiva: da tale relazione si costituisce il QUADRATO SEMIOTICO che costituisce la natura elementare della significazione. Un aspetto importante è costituito dallo SCHEMA NARRATIVO. L’ATTO PRAGMATICO si costituisce di manipolazione, competenza, performanza e sanzione. In questa prospettiva la comunicazione non è intesa come fare informativo ma come atto. Nell’analisi dell’atto pragmatico è importante non dimenticare una delle opposizione fondamentali nel pensiero di Greimas: quella tra ASSIOLOGIA (sistemi di valori) e IDEOLOGIA (quei valori assunti dai soggetti e divenute finalità da raggiungere. Il discorso per Greimas è cio che è enunciato. Una delle più grandi innovazione della semiotica greimasiana è nell’introduzione del testo. Le procedure di testualizzazione producono un unità comunicativa compiuta e manifesta. L’irruzione della nozione di testo ha favorito la nascita del modello semiotico-testuale. Sul piano teorico l’approccio di Greimas sancisce il distacco dalla semiologia di Barthes. Il passaggio da una semiologia della comunicazione a una semiotica della significazione ha condotto alla rielaborazione di concetti inizialmente distanti dalla prospettiva semiotica, come quello di enunciazione. Ritorna il grande tema della ricezione. In questo quadro Eco elabora la teoria della COOPERAZIONE INTERPRETATIVA. Nell’elaborazione echiana il lettore modello si articola lungo percorsi dialettici fra il topic e l’isotopia. Gli ultimi sviluppi della semiotica hanno contribuito all’elaborazione di modelli più idonei all’interpretazione e all’analisi della cultura di massa. Ha preso le mosse dal modello semiotico enunciazionale, in tale modello l’emittente e il ricevente non sono più vuoti, sono piene dotate di competenza. Umberto Eco - 1965 - decodifica aberrante
Nel 1980 Stuart Hall pubblica il saggio “Encoding and Decoding in television discorse”. Hall individua tre modalità diverse di decodifica:
Dance e Larson: hanno fatto 126 definizioni del termine comunicazione => ma concordano che la comunicazione si presenta essenzialmente come un processo.
sociale, secondo un corredo psicologico o biologico necessario ed eterno) e quello relazionale (incardinato sulla metafora del legame).
La communication research preferisce considerare le componenti della comunicazione come soggetti semplici che vengono "attivati" dalla comunicazione (cornice statica): gli elementi essenziali sono 4:
Distinzione degli atti comunicativi secondo la loro frequenza (intensità diacronica):
Distinzione a seconda del numero e della qualità dei soggetti coinvolti (intensità sincronica):
Processo comunicativo (Dance e Larson): produzione di contenuto simbolico da parte di un individuo, secondo un certo codice, e previsione di utilizzo di tale contenuto da parte di altri, secondo lo stesso codice. Prima che ciò entri nel patrimonio della C.R i principali paradigmi della comunicazione seguono uno schema molto semplice: il diagramma di flusso E -> R Modello ipodermico: che ha dominato a lungo la ricerca sulla com di massa. comunicazione di massa possiede un enorme potere di manipolazione sociale; esiste un collegamento diretto con effetti potenti ed immediati, tra i mass media ed i destinatari finali dei loro messaggi. Modello stimolo-risposta. S – IV – R stimolo risposta IV Intervening Variables: fattori presenti nella situazione comunicativa che favoriscono, ostacolano o modificano la risposta al messaggio-stimolo (nel modello non vengono considerate più del rumore). Il modello ipodermico è connesso al modello stimolo -> risposta.
Problema della significazione: introduzione delle nozioni di codice e sottocodice. Si incrina l’assoluta linearità del modello informazionale ed emergono i problemi legati alla codifica e alla decodifica. Il processo di codifica coinvolge un complesso numero di operazioni emotive e cognitive, più una serie di operazioni tecniche, produttive e commerciali, nel caso delle comunicazioni di massa. Codici digitali (nome, tutto o niente) o analogici (immagine, più o meno). Il sistema analogico è più adatto per comunicare messaggi "di relazione", mentre per il contenuto risulta più adatto il sistema digitale.
Per realizzare concretamente una comunicazione, occorre quindi non soltanto codificare il messaggio in maniera intersoggettivamente comprensibile, ma anche controllare le condizioni circostanti e assumere, entro certi limiti, il punto di vista del destinatario (G.H. Mead: role-taking). Altrettanto decisivo risulta il feedback, ovvero il controllo dell’emittente sulla decodifica del messaggio. Anche il processo di decodifica rappresenta un ostacolo per chi vuole considerare la comunicazione come processo lineare. MODELLO SEMIOTICO-TESTUALE - successiva articolazione del modello semiotico-informazionale - considera i destinatari della comunicazione di massa come recettori non di singoli messaggi riconoscibili, bensì di insiemi testuali, e quindi ricorso a codici "allargati". MODELLO DEL FLUSSO IN UN SOLO MOMENTO: elidendo sostanzialmente ruoli intermediari, si evolve però rispetto al modello ipodermico, rilevando i processi selettivi di esposizione, percezione e memorizzazione che intervengono sulla ricezione del messaggio, togliendo implicitamente parte del suo potere alla persuasione operata dai media. MODELLO DEL FLUSSO MULTIPLO: sostiene l’esistenza di un numero variabile di collegamenti tra la fonte e i riceventi; la loro definizione dipende dall’intenzione della fonte, dalla natura del messaggio, dalla sua importanza e da numerosi altri fattori.
Il feedback introduce larvati elementi di "circolarità". Evoluzione in più fasi del modello di Wilburn Schramm (1954): piena comprensione della reciprocità e dell’interdipendenza del ciclo comunicativo. Struttura semicircolare. Shramm non si fermò alla semplice riproposizione del modello di Shannon e Weaver, anzi, egli introdusse variabili sociali. Nel suo secondo modello, Schramm individuò nel segnale il punto di contatto dei “campi di esperienza” di emittente e destinatario. La nozione di “campo di esperienza” dona maggior attenzione al contesto sociale dove il processo comunicativo si realizza e dà maggior considerazione alla comunicazione di massa. Questa considerazione + ancora più forte nel suo terzo modello. In questo modello il concetto di “interprete” introduce un’attività non più solamente meccanica.
Gerbner (1956): interpone, tra la fonte e il ricevente, una serie di nodi problematici legati alla ricezione ed alla decodifica, entrambe influenzate dalle caratteristiche interattive del significato e del contesto sociale. Pone l’accento sulla grande variabilità della percezione rispetto all’evento. Gerbner mette in luce il carattere essenzialmente creativo ed interattivo del processo percettivo, il valore del "contesto" nella lettura dei messaggi e la natura "aperta" della comunicazione umana, sottolineando il rapporto dinamico e interattivo rinvenibile tra forma (S = segnale) e contenuto (E = evento) nel processo comunicativo; la lacuna del suo modello sta forse nel trascurare i problemi relativi alla generazione del significato, poiché la forma, o il codice, del messaggio (S) vengono dati per scontati, cioè semplicemente fatti coincidere con il segnale. Introduce i primi elementi di negoziazione. Il processo comunicativo parte da un elemento (E), ovvero qualcosa che viene percepito da M (macchina o persona). M deve effettuare una selezione che tenga conto anche del contesto. La percezione viene convertita in un messaggio dotato di forma (S) e di un contenuto (E). A questo punto si colloca la scelta dei canali e dei media. Questo produce un’altra forma di selezione che genera il modo di diffusione dell’informazione (SE1). Si verifica così un’interazione fra la ricezione M e il messaggio. Il significato è il frutto di una negoziazione SE1, quindi una delle due possibilità interpretative, non l’unica. L’ultimo stadio del processo è l’interazione fra il ricevente e il messaggio. Ciò che il lettore sa dell’evento è il risultato di una negoziazione. Il modello di Gerbner non dà conto in modo completo al problema del significato e introduce il concetto di negoziazione in maniera elementare.
Schema di Berlo (1960) - sigla SMCR (Source, Message, Channel, Receiver). Parte dalla teoria matematica dell’informazione. Propone uno sviluppo del modello in termini sociologici, rilevando l’importanza della cultura e del sistema sociale in cui la comunicazione si svolge. Suggerisce che alla base di un atto comunicativo riuscito si debbano porre l’accordo tra le abilità della fonte e quelle del ricevente, così come la sintonia delle attitudini o dei valori sociali.
Chomsky: trascura le condizioni pratiche nelle quali avviene la comunicazione e, soprattutto, tende a minimizzare il ruolo del ricevente, appiattito su quello dell’emittente in virtù dell’omologia strutturale della loro relazione linguistica. Ne risulta una drastica sottovalutazione dell’agire empirico context-dependent.
Brown e Fraser: hanno individuato tre categorie per indicare le principali caratteristiche che definiscono una situazione: ambiente, partecipante e scopo.
Theodore Newcomb: Teoria degli atti comunicativi (rielaborazione della teoria dell’equilibrio di Heider) - evoluzione in senso "circolare" della struttura troppo lineare dei modelli "classici". Partendo dalla constatazione che la tendenza all’equilibrio è una caratteristica dei rapporti fra le persone, ne deduce che la comunicazione interpersonale è destinata a corroborare gli orientamenti simili tra i soggetti. Introduce per primo la situazione (o contesto sociale) dentro cui avviene lo scambio comunicativo. La X indica il contesto; introduce la bi direzionalità del flusso.
Modello di Wesley e McLean (1957) - Agli elementi A (soggetto comunicante), B (partner comunicativo) e X (qualsiasi evento o oggetto nell’ambiente di A e B, argomento della comunicazione), viene aggiunto un quarto elemento C, rappresentante la funzione comunicativa redazionale: ossia il processo decisionale su cosa e come comunicare. Avvicinano A e C, cioè la fonte e le organizzazioni comunicative, identificabili come gli agenti che controllano il canale. Dal modello risulta che X non deve necessariamente passare sia per A che per C, ma, mentre può "aggirare" A, non può mai prescindere da C. C viene a svolgere un ruolo di intermediario forte, sotto la duplice veste intenzionale (accesso al canale per uno specifico messaggio) e non intenzionale (la normale programmazione informativa ad una audience). Viene finalmente introdotto l’elemento f (feedback), ma manca la dimensione sociale delle influenze.
Schema dei Riley (1959) - Inseriscono decisamente il processo di comunicazione all’interno del sistema sociale, di cui è ritenuto parte integrante. Sia l’emittente E che il ricevente R sono influenzati dall’ordine sociale in cui sono inseriti: dal gruppo primario e dal sistema sociale nel suo insieme. Tutti i gruppi condividono un’interazione dinamica nella quale circolano messaggi pluridirezionali.
Modello di Dance (1967) - Il riconoscimento dell’importanza del feedback genera innumerevoli tentativi di soluzioni grafico-concettuali: in qualunque tipo di modello circolare, pur raccogliendo evoluzioni rispetto a quelli lineari, la comunicazione, finisce comunque col ritornare al punto da dove è partita.
Alla fine degli anni Sessanta la parabola dei modelli lineari può dirsi conclusa ne sono testimonianza tre proposte teoriche: