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La letteratura giapponese antica: Kojiki, Nihongi e la poesia sino-giapponese - Prof. Barb, Dispense di Letteratura

La storia della letteratura giapponese antica, con un focus particolare sui testi in prosa Kojiki e Nihongi, e la poesia in sino-giapponese. Viene discusso il ruolo della lingua cinese e giapponese nella letteratura giapponese, e come la lingua nativa si affermò come superiore per la poesia privata. Il testo include informazioni sulle origini delle opere, la loro importanza storica e culturale, e la lingua con la quale venivano scritte.

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 07/01/2021

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IL PERIODO NARA (710-784)
Ancoramento storico: stato centralizzato grazie all’intervento Yamato. In questo
contesto vediamo che vi sono due tipi di produzione che cominciano ad essere
importanti:
i. In prosa;
[Fudoki (風土記 713-723 ca.); cinese (soprattutto), sino-giapponese]. Sono
note sul clima e suolo; descrizioni complete e dettagliate di costumi e
biografia di tipo regionale completate per ordine imperiale. Ne abbiamo
solo cinque e il più completo è: Izumo Fudoki.
Kojiki (古事記 712); sino-giapponese
Nihongi (o Nihon Shoki ᪥ᮏ᭩᪥ᮏ᭩᪥ᮏ᭩日本書紀 720); cinese
ii. In versi (poesia in sino-giapponese);
Man’yōshū ( — 葉 — 集 — 葉 — 集 dopo il 759)
È importante specificare in che lingua viene scritta la produzione letteraria, perché
affiancate ad una ricca e florida produzione di narrativa in giapponese, c’è né un
altrettanto ricca (ma predominante), anche in cinese scritte da giapponesi → Giappone
inserito in una situazione abbastanza sino-centrica poiché il cinese veniva considerato
come la lingua dei colti; usata per documenti ufficiali, cronache, saggistiche, poesia
ufficiale, trattati e per una letteratura più alta di quella in giapponese. E dall’altro si
aveva la lingua nativa, considerata in possesso di poteri evocativi magico-sacrali, cioè
dello spirito della parola (kotodama), tali da renderla unica e superiore a ogni altra
quindi preferita alla redazione di poesie private e acquisita dalla scrittura femminile in
quanto più duttile, più ricca e sfumata. Questa situazione ad oggi giorno, è cambiata.
Abbiamo esistenza di un bilinguismo letterario. In linea generale erano gli uomini ad
usare il cinese in quanto lingua ufficiale della burocrazia e quindi di prestigio. Le donne
(escluse dal potere) lo conoscevano ma non ne avevano la necessità di praticarlo.
Preferirono il giapponese approfittando anche del fatto che la lingua autoctona, con
l’acquisizione dei segni fonetici kana, poteva affrancarsi al cinese scritto, e che lo
hiragana, dal tratto grafico così elegante, “a filo d’erba”, si prestava di più a mano
femminile, tanto che venne coniato in alternativa con il termine onnade (女手). Lo
hiragana contribuì in modo determinate alla nascita del wabun (和文) ovvero lo stile
giapponese.
La poesia in cinese (Kanshi 漢詩) godette di un grande prestigio, duraturo poiché era
l’espressione letteraria che apparteneva alle sfere politiche più elevate ed era anche,
una dimostrazione di quello che era una ricezione corretta ed efficace di un modello
culturale continentale. Poesia di stato, prettamente MASCHILE (non deve farci pensare
che le donne non conoscessero il cinese). A questa si affianca il waka (和歌), ovvero la
poesia giapponese (nella letteratura autoctona vi sono scrittrici per lo più donne). A
partire dal periodo Heian (periodo classico della letteratura giapponese) questa poesia
condivide con il kanshi la posizione di sommo genere letterario.
KOJIKI (712) E NIHONGI (O NIHON SHOKI, 720)
Tradizionalmente le poesie giapponesi più antiche sono contenute in opere in prosa, in
particolare il Kojiki e il Nihon Shoki. Questi componimenti vengono generalmente
nominati kiki kayō 記紀歌謡 e ammontano a circa meno di duecento esemplari
(centonovanta per la precisione) e alcuni componimenti all’interno di questi, vengono
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IL PERIODO NARA (710-784)

Ancoramento storico: stato centralizzato grazie all’intervento Yamato. In questo contesto vediamo che vi sono due tipi di produzione che cominciano ad essere importanti: i. In prosa;  [ Fudoki (風土記 713-723 ca.); cinese (soprattutto), sino-giapponese]. Sono note sul clima e suolo; descrizioni complete e dettagliate di costumi e biografia di tipo regionale completate per ordine imperiale. Ne abbiamo solo cinque e il più completo è: Izumo Fudoki.  Kojiki (古事記 712); sino-giapponese  Nihongi (o Nihon Shoki ᪥ᮏ᭩᪥ᮏ᭩᪥ᮏ᭩日本書紀 720); cinese ii. In versi (poesia in sino-giapponese);  Man’yōshū (万 — 葉 — 集 葉 — 葉 — 集 集dopo il 759) È importante specificare in che lingua viene scritta la produzione letteraria, perché affiancate ad una ricca e florida produzione di narrativa in giapponese, c’è né un altrettanto ricca (ma predominante), anche in cinese scritte da giapponesi → Giappone inserito in una situazione abbastanza sino-centrica poiché il cinese veniva considerato come la lingua dei colti; usata per documenti ufficiali, cronache, saggistiche, poesia ufficiale, trattati e per una letteratura più alta di quella in giapponese. E dall’altro si aveva la lingua nativa, considerata in possesso di poteri evocativi magico-sacrali, cioè dello spirito della parola ( kotodama ), tali da renderla unica e superiore a ogni altra quindi preferita alla redazione di poesie private e acquisita dalla scrittura femminile in quanto più duttile, più ricca e sfumata. Questa situazione ad oggi giorno, è cambiata. Abbiamo esistenza di un bilinguismo letterario. In linea generale erano gli uomini ad usare il cinese in quanto lingua ufficiale della burocrazia e quindi di prestigio. Le donne (escluse dal potere) lo conoscevano ma non ne avevano la necessità di praticarlo. Preferirono il giapponese approfittando anche del fatto che la lingua autoctona, con l’acquisizione dei segni fonetici kana , poteva affrancarsi al cinese scritto, e che lo hiragana , dal tratto grafico così elegante, “a filo d’erba”, si prestava di più a mano femminile, tanto che venne coniato in alternativa con il termine onnade (女手). Lo hiragana contribuì in modo determinate alla nascita del wabun (和文) ovvero lo stile giapponese. La poesia in cinese ( Kanshi 漢詩) godette di un grande prestigio, duraturo poiché era l’espressione letteraria che apparteneva alle sfere politiche più elevate ed era anche, una dimostrazione di quello che era una ricezione corretta ed efficace di un modello culturale continentale. Poesia di stato, prettamente MASCHILE (non deve farci pensare che le donne non conoscessero il cinese). A questa si affianca il waka (和歌), ovvero la poesia giapponese (nella letteratura autoctona vi sono scrittrici per lo più donne). A partire dal periodo Heian (periodo classico della letteratura giapponese) questa poesia condivide con il kanshi la posizione di sommo genere letterario. KOJIKI (712) E NIHONGI (O NIHON SHOKI, 720) Tradizionalmente le poesie giapponesi più antiche sono contenute in opere in prosa, in particolare il Kojiki e il Nihon Shoki. Questi componimenti vengono generalmente nominati kiki kayō 記紀歌謡 e ammontano a circa meno di duecento esemplari (centonovanta per la precisione) e alcuni componimenti all’interno di questi, vengono

attribuiti a personaggi mitologici all’epoca degli dei come diretta espressione dei pensieri e stati d’animo di questi personaggi mitologici. Kojiki e Nihon Shoki sono cronache che descrivono la storia del Giappone. Lo scopo di queste due opere era la glorificazione del passato “giapponese” e legittimazione del potere imperiale + Coronamento ideologico dell’opera di riforma. Per quanto riguarda l’ispirazione fondamentale, era la tradizione autoctona e lo Shintō. Nel caso del Nihongi, importante peso era dato all’influenza cinese a livello stilistico. KOJIKI 古事記 La primissima opera in lingua giapponese che ci è pervenuta risale al 712 ed è il Kojiki. Il kojiki viene presentato all’imperatrice Genmei (succeduta a Tenmu) nel 712; kojiki significa letteralmente le vecchie cose scritte, ovvero il racconto di vecchie cose. Era costituito da tre maki, formato dalle fonti ufficiali ma anche rielaborando le cose imparate a memoria da Hieda no Arie che sapeva leggere gli annali cinesi e “raccontarli” in giapponese. È importante sottolineare che la base del Kojiki è l’oralità e il primo tentativo di mettere per iscritto la lingua autoctona per scrollarsi dalle spalle la sudditanza cinese. Ō no Yasumaro si occupa di collazionare tutti questi documenti e della sua compilazione con le storie delle varie casate e di decidere, per una linea comune. → narra quindi la storia del paese dalle origini al 628. Si inizia con la creazione delle isole del Giappone da parte di Izanami e Izanagi, che in successione generano altre divinità del pantheon shintō tra cui Amaterasu Ōmikami, dea del sole e della progenie della casata imperiale → quindi per giustificare l’ottenuta egemonia il sovrano Tenmu ha ordinato la compilazione di un’opera storiografica che fosse una collazione dello studio dei documenti delle varie casate, soprattutto perché gli Yamato volevano sottolineare che solo, e solo il loro clan discendeva della dea Amaterasu Ōmikami, dea del sole. Il clan antagonista a quello Yamato era il clan Izumo che aveva come divinità protettrice Susanō che era il fratello di Amaterasu → da queste divinità si avevano una linea di discendenza diretta. Il kojiki era stato stilato appunto per sottolineare la loro discendenza diretta come la dea sole e quindi giustificare la loro pretesa dell’occupazione del trono giapponese. Le fonti del kojiki sono Fonti ufficiali precedenti, non sopravvissute:  Teiki (Cronaca degli imperatori) e Kuji (Avvenimenti antichi), VI secolo  Fonti orali, anche locali Un’altra cosa molto importante è la lingua con il quale il Kojiki viene scritto: sino- giapponese (kanji con uso fonetico e semantico). Unico sistema di scrittura conosciuto in Giappone nel XVIII erano i caratteri cinesi → questa era una lingua MONOSILLABICA quindi inadatta alla lingua polisillabica giapponese, ma non si poteva fare che così. La prefazione di Yasumaro (723) spiega brevemente la difficoltà di scrivere il giapponese in caratteri cinesi.

Poesia in giapponese nel periodo Nara Abbiamo la dicotomia waka (和歌) vs shi (詩 - poesia in cinese). ⤵ ha una doppia valenza: i. Poesia giapponese (formato dalle letture sino-giapponesi wa e ka dei caratteri per yamato 大和 + uta 歌 canto, canzone, poesia) → “canzone di Yamato”; poesia autoctona; ii. Componimento (poesia) breve di 31 more ( misoshitomoji 三十ー文字: 5- 7-5-7-7) → tanka (短歌) Altri tipi di metro: iii. Chōka (長歌) “poesia lunga”. Numero di versi indeterminato con alternanza 5757… e chiusura in 577. Le poesie più recenti in questo metro sono normalmente seguite dallo hanka , un tanka che compendia il tema del chōka. iv. Sedōka (旋頭歌) “poesia che torna a capo”. Vive soltanto in periodo Nara. In origine, canto dialogico o recitativo fra due persone. Due emistichi con schema 577577 → una delle più grandi forme poetiche giapponesi. Le caratteristiche del waka sono:  Metro di una unica regolarità (577577);  Suddiviso in due ku (kami no ku (上の句の句句): 5-7-5; shimo no ku (下の句の句句): 7-7);  Presenza all’interno di queste poesie di figure retoriche, alcune tipiche anche della nostra tradizione retorica (anastrofe, metafora, interrogazione retorica…). Altre specifiche della poesia giapponese ( jokotoba , makurakotoba , kakekotoba , engo ): che vengono poi perse dopo il periodo Nara mentre altre si affermano diventando forme cristallizzate. Importante il Kotobagaki , apparato introduttivo in prosa di un paio di frasi che fornisce informazioni sulla poesia stessa: circostanze di composizione, tema poesia, nome dell’autore. Questo serviva quando le poesie venivano inserite in lunghe raccolte o antologie. Jokotoba ( 序言葉 ) è una frase/formula introduttiva che precede un determinato termine spesso modificandolo. Se ne possono distinguere di due tipi: con valore semantico (有心の序の句序) riconducibile alla parola che vanno modificando. Es: Aki no ta no/ ho no he ni kirau/ asakasumi/ izue no kata ni/ waga koi yamamu → Nel campo d’autunno/ d’autunno/ la bruma mattutina/ mattutina/ avvolge le spighe/ In quale direzione / il mio amore andrà ad estinguersi; con legame fonetico senza nesso semantico (無心の序の句序). Es: la formula “kaze fukeba/ okitsu shiranami/tatsu” (quando soffia il vento/ le bianche onde/ si levano al largo) usata per modificare il toponimo Tatsutayama (monte Tatsuta). Makurakotoba ( 枕詞 ) si trattano di parole cuscino, introduttive (simile al jokotoba ma più breve) di sole cinque more. Si tratta di un unico termine che viene associato che modifica in modo formulaico una data parola. In periodo Nara, spesso l’associazione è ormai stereotipata ed è difficile individuarne l’origine e che vengono affiancate sempre dalle stesse parole. Artifizio retorico ormai cristallizzato. Es.: Hisakata no (“lontano”) è

tipicamente associato a sora, kumo, hikari, ecc… → associazione comprensibile. A yama si antepone invece spesso ashikihi no , il cui significato è andato perduto. Non è normalmente necessario per la comprensione dell’enunciato: caratterizzazione espressiva. Kakekotoba ( 掛詞 ) si tratta di “parole perno” ovvero parola che assume un doppio significato (in giapponese vi è presente un grande numero di omofoni), giocando su una omofonia e funge da legame. Es.: “ matsu ”, usato con il doppio significato di “pino” e “aspettare”. Oppure crea un perno tra due pezzi della poesia come: Hototogisu/ hito matsuyama ni/ nakunakereba → (“Quando si sente cantare il cuculo sul monte Pino, dove si aspetta l’amato). Altro es.: mikokoro o yoshino → “La Maestà predilige Yoshino” con gioco sul toponimo “Yoshino” e il verbo yosu (“prediligere”). Engo ( 縁語 ) parole che sono legate, consiste nell’inserire nel componimento termini che si rimandano fra loro dal punto di vista semantico, spesso giocando con sinonimi e ambiguità. Ad es., inserire in un componimento termini che rimandano a una ambientazione invernale come “ ghiaccio ”, “ svanire ”, “ sciogliersi ”, suggerendo però che si riferiscano a una storia d’amore infelice che si sta sciogliendo come il ghiaccio. La componente poetica è SEMPRE presente all’interno della letteratura giapponese presente in quasi tutti i Monogatari. Il concetto di Kotodama ( 言霊 ) è molto importante per la poesia in giapponese. Termine traducibile come spirito. Idea del potere performativo della parola (per esempio in italiano: “la proclamo dottore …” non è cambiato niente da ciò che si era prima, ma è solo legato al potere “magico” della parola). Concetto antropologico, ma possibile riflesso anche nelle caratteristiche stilistiche della poesia: abbondanza di jo e makurakotoba. Il kotodama è menzionato esplicitamente in alcuni componimenti anche più tardi, ad esempio quello nel Man’yōshū di Kakinomoto no Hitomaro: Shikishima no/ Yamato no kuni wa/ kotodama no/ tasukuru kuni zo/ masakiku ari koso → Il paese/ di Yamato/ è il paese/ soccorso dal kotodama:/ possa esso essere prospero!

IL MAN’YŌSHŪ 万葉集

Raccolta delle diecimila foglie (o parole, generazioni dipende dalle traduzioni) viene considerato il primo grandissimo monumento poetico della lingua giapponese e prima raccolta non ufficiale, sino-giapponese. Si tratta di una grandissima antologia di circa 4500 poesie divise in 20 maki (oltre 500 autori identificati) estremamente eterogenei per data di composizione, rielaborazione stilistica ecc... viene completato dopo il 759 (anno cui viene fatto risalire il più recente testo compilato. Attribuito a Ōtomo no Yakamochi). Le poesie più antiche sono attribuite a personaggi della famiglia imperiale, tantissimi però sono anche i componimenti anonimi. Dal punto di vista linguistico non esistevano ancora i kana e si utilizza una particolare tecnica di trascrizione detta man’yōgana (alla maniera del Man’yōshū). In questa trascrizione i

Altre poesie per cui Hitomaro è famoso, è quella che tratta lo scoprire un cadavere durante il suo viaggio. E ancora altre poesie di viaggio. III. Terzo periodo (710-733): Ormai la figura del poeta professionista è consolidata, e vi si concentrano varie individualità poetiche molto famose. Varietà di temi: Tanka a tema naturalistico (Akihito per esempio, uno dei maggiori lirici); Poesie celebrative su modello cinese; Poesie buddhiste e confuciane; Temi realistici poi banditi dalla poesia. IV. Quarto periodo (733-759): corrisponde soprattutto alla produzione di Ōtomo no Yakamochi. Poeta più rappresentativo della raccolta (450 componimenti, fra cui quello a chiusura). Grande varietà di metri utilizzati e varietà di temi, che anticipano gli sviluppi della poesia successiva, in particolar modo nel tema naturalistico e amoroso. Emerge con lui l’uso poetico del waka come strumento per il corteggiamento fra uomo e donna. Due sono le critiche che vengono tradizionalmente attribuite a questa raccolta sono:  Esaltazione dei concetti di makoto (真) sincerità, purezza, genuinità primitiva;  Masuraoburi (益荒男振) ovvero la mascolinità, contrapposta alla femminilità di alcune raccolte.

I MONOGATARI

I monogatari sono fra le realizzazioni più interessanti della letteratura giapponese. Quando si tratta di monogatari si parla di un vero e proprio genere letterario. Termine antico ma mai codificato indica una “storia raccontata” in prosa e in versi, composto di 物 mono (cosa talvolta anche persona) + 語 katari (dire qualcosa a qualcuno, raccontare, riferire) ci fa protendere per un’origine orale codificata poi successivamente. Massimo splendore del genere nei secoli X e XI. Prevalentemente per mano femminile (ma non solo, un monogatari scritto da uomini valeva solo come passatempo senza importanza). Il monogatari era appannaggio delle dame di corte, ma è probabile che l’anonimo autore del Taketori monogatari 竹取物語 fosse un uomo a sua volta vicino all’ambiente di corte. In origine erano testi letti negli esclusivi circoli delle dame di corte della capitale Heiankyō, e solo dopo circolate in poche copie manoscritte. In epoca Heian con il termine monogatari venivano indicate le cose di tutti i giorni: 雨夜の物語 の句物語 amayo no monogatari (racconti di notti di pioggia): aneddoti, pettegolezzi, fatterelli. All’interno dei monogatari vi erano degli inserti poetici (per colpa delle traduzioni soprattutto quella inglese, vi è un appiattimento delle poesie in prosa). Le caratteristiche principali dei monogatari sono, prima di tutto, NON romanzi,

non libro; scritto in lingua colloquiale (giapponese). Opera di fiction, quindi di fantasia e dunque ingannevole → Mancanza di veridicità 真 makoto. Compresenza di eventi fittizi e falsità (偽 itsuwari e 空言 soragoto ) con eventi reali (あること aru koto ) + Inserimento di elementi fantastici. Presenza di un narratore che interviene frequentemente, indirizzandosi al lettore in forma quasi orale. Svolgimento in un passato indefinito, lontano che porta ad un distanziamento dalla realtà. Struttura a sequenza: l’amore per il particolare; Storia vive di singoli episodi; Andamento rapsodico; Polifonia narrativa, un processo che ricorda la sequenza nella pittura su paraventi o del rotolo dipinto ( emaki 絵巻 ) = la sezione sulla quale ci si sofferma è il brano raccontato, e non sempre è indispensabile sapere di ciò che lo precede. Non ha importanza se i monogatari non descrivono con esattezza quanto riguarda una certa persona. L’autore può scegliere di trattare i lati buoni dei suoi personaggi, o solo quelli cattivi per attirare l’attenzione del lettore → tuttavia le cose che avvengono sono cose di questo mondo, arricchiti soltanto dalla fantasia dell’autore. Questo però veniva rimproverato alla narrativa: di abbellire con la fantasia fatti umani della vita che nelle cronache ufficiali erano un modo più obiettivo e arido elencati. Le considerazioni delle donne non sono dettate da un senso critico verso l’opera letteraria, bensì sono emotive: un monogatari procura un senso di piacere, esperienza, sentimenti, dà serietà e consolazione, può essere tramandato, commuove, suscita stupore e persino invidia. Vi è una distinzione tra le varie tipologie ed esistenza dei monogatari: TSUKURI MONOGATARI 作り物語 り物語 物語 → monogatari di inventiva con intreccio (prevalentemente di periodo Heian). Vari esempi celebri come il 竹取物語 Taketori monogatari e il 源氏物語 Genji monogatari. UTA MONOGATARI 歌物語: monogatari nei quali le poesie (uta) hanno un’importanza predominante → il senso del testo ruota intorno ai versi, i quali ne costituiscono il nucleo espressivo più alto. Spesso il testo in prosa è solo accessorio ai versi, meno importante. Esempio più celebre è lo 伊勢物語 Ise monogatari.

IL TAKETORI MONOGATARI 竹取物語

Definito come l’antenato e il primo di tutti i monogatari. Come lo definisce M u r a s a k i S h i k i b u : 物語の句いできはじめの句親 monogatari no idekihajime no oya (l’antenato e il primo ad apparire di tutti i monogatari). L’autore è anonimo risalente al X secolo e forse legato all’ambiente di corte. Struttura del racconto richiama quella classica della fiaba: 今は昔、 は昔、 ima wa mukashi (c’era una volta). Nesso di causalità della struttura episodica che dà coerenza al racconto quindi alla fine prevale nel lettore una visione unitaria, d’insieme, anche se la narrazione è composta per lo più da brani indipendenti. All’interno del Taketori vi è una prevalenza di elementi fantastici inseriti in una descrizione realistica del contesto in cui essi avvengono. Bilanciamento tra il dato realistico e il dato fantastico. Possiede realismo nei particolari (descrizione del malessere del Dainagon) + Uso dell’ironia. Approfondimento psicologico dei personaggi, risulta quindi uno spessore dei personaggi. Espressione di valori estetici e morali raccontando una storia. Moltiplicazione dei punti di vista perché vengono narrate diverse storie, sottospecie di tecnica di narrazione pittorica in cui vari episodi convivono per dare al lettore l’idea di una scena unica, storia unica. Nel Taketori