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appunti dettagliati di letteratura italiana della prof.ssa Barboni presi nell'anno accademico 2024/2025, lingue e culture per il turismo e il commercio internazionale, università di verona
Tipologia: Appunti
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raccolte poetiche:
testi da preparare con introduzione al singolo testo e commento
approfondimenti su moodle
L’esame sarà principalmente sugli appunti presi in classe
Dante ha un registro linguistico molto ampio, è sinonimo di varietà, mentre Petrarca usa una lingua sorvegliata. I generi sono sempre gli stessi ma la varietà più ridotta. E’ Petrarca però a diventare il nostro punto di riferimento: questo comporta uno svantaggio per la lirica come genere, ossia le minori possibilità espressive rispetto alla prosa.
I soggetti principali della poesia prima del 1850 è l’amore inteso come mezzo tra l’umano e il divino. Abbiamo poi temi civili (eroi nazionali), la lirica parla poi dei classici, dei padri fondatori, dei nostri modelli, la lirica può polemizzare ma solo per insegnare ai lettori cosa è giusto.
La lirica è un linguaggio che sviluppa concetti morali collettivi e diventa una vera e propria professione: per questo i poeti venivano pagati dalle corti per svolgere il loro lavoro per la signoria. Il poeta prima del 1850 non ha bisogno di fare altri lavori, è sostenuto dalla corte che lo mantiene, mentre oggi non è pensabile vivere di sola poesia.
l’800 prepara la grande rivoluzione del 900. Dal 1870 si sradica la lirica per come era stata nei secoli precedenti: soggetto, lingua e segni cambiano totalmente. Comparare Carducci e il futurismo: in soli 40 anni cambia tutto.
Mentre il romanzo si ispira al suo tempo, la poesia è un genere estremamente codificato. Intorno all’800 la poesia inizia a dissolversi e il romanzo si impone come genere dominante. La struttura narrativa viene revisionata certamente dall’autore prima di mandarlo in stampa, ma rimane comunque più immediato della lirica, un genere più sorvegliato. La lirica funziona attraverso una sua specifica forma.
L’Italia, allora, si trovava in una condizione di arretratezza rispetto all'Europa. Il poeta vate del secondo ottocento GIOSUE’ CARDUCCI si richiama ai classici (per questo classicismo carducciano). Di fronte a un cambiamento c'è sempre una reazione (causa-conseguenza). Nel 77 con le sue odi barbare, Carducci deve fare i conti con la modernità: c’è appena stata la rivoluzione industriale, la borghesia sta crescendo, le comunicazioni sono più rapide così come il commercio. Ma soprattutto ci troviamo di fronte a una grande invenzione: il treno. Come un poeta che crede in una distinzione netta tra poesia come genere elitario può parlare del moderno e di una società che non è più quella di Dante e Petrarca e nemmeno quella di Leopardi? (una Recanati del 1820 non è una città come Parigi degli anni 50. Per esempio la società di Leopardi era di stampo nobiliare ancora). Come Carducci racconta la situazione quotidiana quindi? Carducci diventa il poeta della sanità, del valore morale. E’ un uomo coinvolto nella politica del suo tempo che vuole trasmettere valori. Viene considerato l’ultimo erede di Omero, come lo definisce il critico letterario Benedetto Croce.
Carducci nasce nel 1835 e muore nel 1907 a Bologna, anno in cui gli viene conferito il premio nobel. Viene scritto un saggio dove si dice che la storia della letteratura si muove: i
Dopo che il tono è stato alzato e la scena trasfigurata, ora arriva la protagonista al verso 13. Anche in questa scena troviamo un carico retorico. anche tu pensosa Livia porgi il biglietto del treno al controllore. Dando il biglietto sembra che la donna consegna gli anni perduti e il tempo che l’incalza. Come se la partenza volesse dire lasciarsi alle spalle gli anni fiorenti della vita: questa metafora trasforma un fatto quotidiano (dare un biglietto al controllore) in una scena epica. I vigili, trasformati dal lessico aulico, sono incappucciati come i passeggeri e paragonati a fantasmi che attraversano i neri convogli (non si può dire semplicemente carrozza). Il colpo che i vigili danno con una mazza di ferro ai binari produce un lugubre suono. Abbiamo un allitterazione della ‘R’ che rende l’asprezza (ferrei freni tentati rendono un lugubre rintocco). Il lugubre rintocco ricorda la campana di un funerale. Tutti gli aggettivi li inserisce lui volontariamente per trasfigurare ancora meglio la scena. Dopo che la guardia ha dato il colpo con il ferro al treno, rintocca anche l’animo del poeta che cade nel tedio.
La locomotiva sta per partire. Gli sportelli vengono chiusi e sembrano un affronto nei confronti del poeta che guarda (ancora una volta trasfigurazione). La voce del ferroviere. Anche l’ultima chiamata del ferroviere viene vista come uno scherno. Si raggiunge l’apice del climax: il treno, definito come un mostro personificato nel diavolo, parte. E’ un mostro dotato di anima (anima metallica) che consciamente e volontariamente si porta via Livia: il treno è trasfigurato come un animale (capiamo che non è un animale solo perché l’anima viene definita metallica): sbuffa, ha gli occhi sbarrati, etc. Persino il fischio viene visto come una sorta di affronto a Dio. Il treno, dotato di ali, è in partenza e si porta via Livia che diventa un anima trasportata nel regno dei morti (rimando a Caronte).
Il bel velo è un'espressione che viene ripresa da Petrarca. Come abbiamo detto la poesia ha un lessico selezionato: la faccia non può che essere bianca e pallida. Ad oggi non verrebbe spontaneo usare questa aggettivazione, invece una volta era canonico (una donna si descriveva solo attraverso connotati fissi).
Il testo che abbiamo letto è a cavallo tra romanticismo (interiorità e sentimenti) e classicismo (regole formali, esempi della tradizione): abbiamo un sentimento espresso in nobili forme. La disperazione unica e individuale del poeta trova un riscatto nella forma che nobilita il privato. Se non viene elevato, il sentimento non è degno di essere raccontato. Carducci che si rifà a Petrarca trova un riscatto al proprio sentimento nobilitandone la forma.
guarda su moodle → Remo Ceserani, Treni di carta. L'immaginario in ferrovia: l'irruzione del treno nella letteratura moderna, Bollati Boringhieri 2000
guarda su moodle → lettere a Livia, 1873 qui esce fuori il lato romantico, il suo amore per la donna. Carducci nobilita il tema anche per lettera (il finestrino del vagone diventa un fantasma grottesco). L’aggettivazione nobilita il complesso. Nelle lettere però il treno viene chiamato tale perché non si tratta di poesia ma di lettere.
Non dobbiamo pensare alla letteratura italiana di quegli anni come tutta simile alla poetica di Carducci. Carducci può essere considerato arretrato dai propri contemporanei, come ad
deve insegnare, non deve essere morale: la loro poesia fa l’esatto opposto per scandalizzare e ammodernare la poesia italiana. Il bersaglio poetico è la borghesia. Vogliono far capire che l’arte può parlare di tutto anche con le parole che loro decidono di usare, siano esse scioccanti e brutte. Questo movimento prende il nome di Scapigliatura (1860-1890, Milano e poi Piemonte).
poeta sente la voce e si immagina il mare greco sfociando nel classicheggiante (i tetti si tingono di rosa, i cipressi fremono, i mirti odorano). Quando Livia parla, l’animo del poeta si lascia andare e naviga attraverso spiagge conosciute. L’anima cede lentamente al piacevole eco della sua voce. Ancora una volta il testo è carico a livello aggettivale. La descrizione non trasmette sensualità ma pace, una corrispondenza degli antichi con il mondo, tutto ciò che è un paesaggio greco. Il treno nella poesia di prima viene definito come tetro invece questo paesaggio come sereno: bisogna ispirarsi a ciò, la modernità non porta a nulla di buono.
Praga nasce a Milano, contemporaneo a Carducci, benestante, si dedica a studi artistici. Ha la passione per i viaggi: viaggia per cercare soggetti da dipingere (curiosità: suo figlio farà il pittore). Nel 1859 va a Parigi e legge “les fleurs du mal” di Baudelaire, il quale era andato sotto processo con accusa di immoralità. Qualche mese prima anche Madame Bovary era sotto processo, ma venne assolto perché visto come un consiglio alle giovani donne di non comportarsi come Emma. Baudelaire, per oltraggio alla morale pubblica, viene censurato e obbligato a eliminare dei testi. La lettura dei suoi testi è il punto di cesura per Praga. Vendetta postuma è una riscrittura dei testi di Baudelaire in particolare di “rimorso postumo”. Praga si ispira troppo ai poeti maledetti e muore alcolizzato. Nonostante questa condotta scandalosa diventa il fondatore della scapigliatura e del maledettismo italiano.
Mentre Livia viene descritta come un tramite verso la sanità e la beatitudine (dato che trasporta la voce e l’animo del poeta), come un angelo, con Emilio Praga non abbiamo niente di tutto questo. Il suo testo è dedicato a una donna che ha giurato a Praga amore eterno e poi si rimangia la sua parola. Praga le lancia ora la sua maledizione dopo che è morta (per questo vendetta postuma). L’interlocutore della lirica è la donna morta. Vediamo le differenze tra la Livia angelica e questo testo → Emilio Praga è tradito e scrive alla donna che una volta morta i vermi la mangeranno e si pentirà di averlo rifiutato. E’ un testo cruento. La donna è immobile e stecchita nella tomba
velo o testa, ma cranio. La donna ripenserà ai momenti passati con Praga, però ripenserà solo ai rapporti intimi, non a passeggiate idilliache. Il letticciuolo e la bocchina sono termini
definito precursore del futurismo. Il ritmo cantilenante tipico di una filastrocca, comincia a sregolare i cardini della metrica tradizionale. Il realismo scapigliato fa inoltre entrare termini tecnici nel lessico poetico (es. esofago). Prima era impensabile parlare di organi del corpo così liberamente. Zena si accorge che al balcone c'è una donna che inizia ad importunare. Viene utilizzata la parola chic e cric (lessico mai usato prima); la sperimentazione linguistica gioca con le lingue straniere, in particolare viene utilizzato il francese e lo spagnolo maccheronico quindi italianizzato per far ridere il lettore.
Cosa è successo alla metà dell 800 per far emergere queste due divergenze? Perché i poeti iniziano a parlare di cose così misogine e scandalistiche? perché iniziano a usare parole nuove e etc? cosa è successo? Prima di rispondere a queste domande guardiamo prima la reazione di carducci contro la Scapigliatura. → guarda fanfulla della domenica su moodle Si parla in particolare di Praga. Carducci allude al fatto che il poeta in vita denigrato, viene spesso rivalutato dopo la morte. Finché Praga era agli esordi la morale pubblica era scandalizzata da ‘penombre’, invece ora che il poeta è morto la critica lo sta rivalutando premiandone l’originalità. Per questo Carducci vede Praga come un pericolo dal momento che potrebbe diventare un modello per i suoi successori.
Secondo Carducci non è stato un poeta originale e innovatore, nemmeno un realista, perché pieno di fantasticherie post romantiche. Praga non ha rinnovato ma ha imitato, dunque non merita di essere decantato in questo modo. più di tutti gli altri poeti ha ereditato la malattia ereditaria. Troviamo tutto ciò già in Baudelaire, Heine e Hugo. Baudelaire a Carducci non piace perché ha fatto fiorire una moda in Italia che ha condotto alla scapigliatura e alle sue bruttezze. Praga ha copiato forme e versi, ritornelli del poeta maledetto per eccellenza - questa imitazione viene definita come malattia, di cui Praga ne è il germe.
La sua figura è diventata un mito: è poeta del vino, dei paradisi artificiali, è il poeta maledetto per eccellenza, quasi satanico per qualcuno. E’ considerato il primo dei poeti moderni (insieme a Leopardi). Ha una personalità eccentrica già per i suoi contemporanei. Nasce a Parigi nel 1821 (coetaneo di Flaubert), ha un’infanzia travagliata, nel 1857 pubblica ‘fiori del male’. Il padre muore quando Baudelaire ha 7 anni e la mamma Caroline si risposa con un generale dell’esercito, che a Charles non va a genio. Charles inizia a sperperare l'eredità del padre, scatenando la preoccupazione della madre. Per questo motivo decide di mandarlo a Calcutta, dove non arriverà mai perché si imbarca in un veliero che lo avrebbe riportato a Parigi. Di nuovo in città gli viene sottratta la sua eredità e un tutore gli impedisce di accedere direttamente ai soldi del padre. Inizia a guadagnarsi da vivere attraverso lavoretti (come il giornalista) ma continua a vivere la sua vita eccentrica. Passa alla storia per i suoi amori bizzarri: si infatua prima di una donna di salotto molto più anziana di lui poi di una donna di colore. La relazione con una ragazza dalla pelle scura fa talmente tanto scandalo che alcune riviste conducono inchieste per verificare quale fosse l’effettiva scurezza della pelle di Jeanne
Duval, decantata come la ‘venere nera’. Capiamo benissimo che una definizione del genere non ha niente a che vedere con la donna angelo. I suoi capelli vengono descritti come talmente neri da dare riflessi blu alla luce. I fiori del male vengono pubblicati nel 57 e dopo la loro pubblicazione, Baudelaire va sotto processo per immoralità al tribunale di Parigi. In particolare 6 testi vengono condannati perché considerati osceni. Il poeta deve pagare un ammenda con il suo editore e deve eliminare dalla raccolta i sei testi considerati osceni. Questo è un colpo dal quale Baudelaire non si riprenderà più. Baudelaire nel 61 fa uscire una seconda edizione nella quale aggiunge altri testi sotto la sezione di ‘quadri parigini’ e per la prima volta al centro della poesia c’è una città con i suoi abitanti: vecchi mendicanti, esiliati, poveri. La varietà umana entra in poesia in modo inedito e rivoluzionario. Di Baudelaire ricordiamo anche il grande simbolismo. Le altre 5 sezioni de ‘i fiori del male’ sono ‘spleen e ideal’, ‘fiori del male’, ‘rivolta’, ‘il vino’ e ‘la morte’. La sesta è appunto ‘quadri di parigi’ che si aggiunge dal 61. Già dal titolo il vino possiamo tirare un ponte nei confronti della lirica scapigliata. Lo spleen si oppone all’ideale ed è un sentimento come la noia, il tedio, l’angoscia. leggeremo di lui anche poemi in prosa, i quali tentano di mescolare prosa e poesia avvalendosi della narrativa della prosa e della musicalità del verso poetico.
Tradurre baudelaire è difficile perché i francesi usano di default il verso alessandrino di 13 sillabe, il nostro invece è il verso endecasillabo di appunto 11 sillabe. Quindi, come si potrebbe mantenere la forma originale del verso alessandrino nel nostro metro? Noi leggeremo traduzioni di Attilio Bertolucci, il quale traduce le poesie di Baudelaire in prosa per rimanere il più aderente possibile al testo francese. Se vogliamo tradurre un sonetto francese e trasformarlo in un sonetto italiano, allora dobbiamo rispettare l’ordine delle rime, e quindi cambiare le parole per conservare appunto le rime, tuttavia questa operazione ci allontana dal testo originale. Spleen 78 è l’ultimo componimento tra gli Spleen (ce ne sono più di uno). Lo spleen si struttura sull’anafora (quando, quando, quando) e sulla metafora. nella loro sequenza vorrebbero esprimere l’angoscia e l’oppressione che il poeta sta provando in quel momento. Lo spleen è l’oppressione dalla vita frenetica di Parigi: dopo 200 anni sentiamo ancora questa emozione. Ansia, smarrimento, oppressione (è un sentimento moderno). La prima immagine della poesia è quella di un cielo plumbeo che opprime la Terra, è un immagine non solo di oppressione e oscurità ma anche metaforica: la Terra diventa come un'enorme prigione dove la luce (la speranza) cerca di evadere ma senza risultati. La luce descritta come un pipistrello che sbatte le ali ma non riesce lo stesso a uscire. Il poeta nella sua stanza guarda il mondo esterno attraverso la finestra, sulla quale le gocce di pioggia strisciano creando l’immagine di una prigione. Nel cervello del poeta i ragni tessono una rete. Il poeta sente un rintocco di campane esplodere nell’aria, un urlo come una specie di gemito di fantasmi e il finale vede un'altra costruzione metaforica in cui lo spleen vince. L’angoscia personificata come un’enorme morte (personificata con la falce e cappuccio nero). L’angoscia pianta sul cranio della speranza la sua falce. L’angoscia è sovrana. In questo contesto la luce
Baudelaire a questo punto si trasferisce in Belgio dove a suo malgrado trova una seconda Francia, o meglio un riflesso della Francia perbenista decifrata dal commercio, tanto da diventare quasi una brutta copia del suo paese natale. In Belgio viene colpito da un ictus che paralizza la parte destra del suo corpo e gli toglie la facoltà di parola. Rientrerà a Parigi dove muore l’anno successivo, nel 1867. Ironia della sorte: viene sepolto accanto al generale Aupick. Al suo funerale si presentano poche persone.
Baudelaire, considerato il primo poeta moderno, ribalta completamente la scena poetica: i fiori del male fondano una nuova estetica.
La poesia fa molto scalpore in Italia e sdogana l’estetica del brutto. Per quanto riguarda questa estetica, essa è portata all’estremo in un altro suo componimento, ‘une charogne’ in cui il poeta mentre passeggia con l’amata si imbatte in una carcassa di un animale morto e canta ciò che vede. La poesia di Baudelaire non si limita a prendere elementi belli e nobilitarli, ma accoglie tutti gli elementi della realtà, compreso il macabro e il disgustoso. La carcassa suggerisce la morte, quindi il destino ultimo dell’uomo. Si rivolge a questo punto all’accompagnatrice ricordandole che anche lei un giorno diventerà così. Nonostante la bassezza dei temi trattati, la forma è perfetta e le immagini raffinate, a differenza di ciò che accade nella scapigliatura. La controparte del testo è rimorso postumo che fa scandalo. (vendetta postuma è una riscrittura di questo testo: l’incipit è identico). In rimorso postumo la donna è definita ‘mia bella tenebrosa’, attributo che fa leva sull’oscurità del soggetto femminile, sull’ambivalenza luce e ombra (bella vs tenebra). Quando la sua amata, caratterizzata dall’oscurità, dormirà nella tomba, non avrà più per abitazione altro che una fossa umida e fredda. La donna è già morta perché la pietra opprime il suo petto impedendole di respirare. Da notare è il dettaglio sensuale dei fianchi: passiamo da un’idea di donna come mezzo di elevazione spirituale a un’idea sensuale di essa. La donna è sensuale anche da morta. L’ozio è l’unico elemento che si opprime al guadagno. Il rimorso al centro del componimento è quello della donna di non aver vissuto pienamente. La poesia sancisce un avvicinamento della figura del poeta con la dimensione funebre, la tomba. Il poeta già in questo periodo si immagina postumo: si sente vecchio e decadente in una società che non guarda più alle belle lettere. Cosa ha da insegnare la poesia al mercato? Il sogno romantico è ormai finito. Il poeta contempla la propria morte anche da un punto di vista autobiografico (il suo tentativo di suicidio rappresenta un primo indizio del suo pensarsi morto). L’ultimo verso è identico a quello di ‘vendetta postuma’: il verme rode la sua pelle come un rimorso. Per quanto riguarda la visione della donna, se in Praga troviamo l’appellativo bugiarda, qui abbiamo ‘cortigiana mancata’. La donna non è più l’angelo beatificante degli stilnovisti, ma una cortigiana. Questa poesia è fondamentale per suggerirci l’impatto di fiori del male nella scapigliatura, soprattutto in Praga che reinterpreta la sua estetica del brutto e la valutazione
della donna (ricordiamo però che in fiori del male la donna è anche musa e ispiratrice ma non in chiave edificante).
danza è come il poeta immagina Jeanne Duval. Pensiamo per un attimo a Carducci, in particolare a ‘fantasia’, in cui Lidia porta il poeta nel mondo classico greco. Qui il rimando è al mondo orientale soprattutto per il serpente che danza, immagine attraverso il quale descrive l’amata. Rimanda all’ozio, alla mollezza orientale, allo sfarzo, attenzione particolare va al profumo e alla dimensione olfattiva. Manca la bellezza statuaria e ponderata del mondo classico. Qui il visivo scompare per lasciare spazio all’olfatto: vengono citati profumi speziati e orientali. La bellezza classica e la modestia scompaiono per lasciare spazio alla sfarzosità e ai gioielli. Ad imprimere nel poeta il fascino orientale è stato il suo quasi viaggio a Calcutta. Se ad andare di moda prima era il gran tour in cui l’intellettuale andava alla scoperta del classico, ora, dal 1850 in poi, la curiosità è indirizzata all’oriente, in particolare a Cina e India.
In ‘il serpente che danza’ la donna è bella e indolente, è morbida e lucente come una stoffa, la seta. La prima cosa che si descrive è il corpo, definito splendido. I capelli non sono più biondi, ma corvini (tanto da dare alla luce riflessi blu) e dall’odore acre e intenso (quindi non delicato). La folta chioma è descritta come un mare odoroso e vagabondo perché si muove. Inizia la fantasia: la nave s’appresta per un cielo lontano, ossia quello orientale. I suoi occhi sono impassibili, statuari, descritti attraverso la durezza della pietra (ferro) e lo splendore del gioiello (oro). Baudelaire ha una grande ammirazione per il gioiello: un diamante è perfetto e geometrico e soprattutto non è deperibile (al contrario della carogna, del corpo umano e in generale della natura). Nella loro non appartenenza alla sfera dell’organico e nella loro perfetta geometria, il gioiello è sintomo di perfezione, tutto ciò che la natura non è. In questa logica di dualismo ci va di mezzo la natura che per la prima volta è malvagia. Per il poeta tutto ciò che si oppone alla deperibilità è bello. E’ chiaro dunque che avvicinare la donna alla perfezione dell’inanimato è un valore aggiunto. La donna non deve essere naturale perché naturale è primitivo. Allo stesso modo il dandy non è naturale e istintivo, perchè sempre alla ricerca della sofisticatezza. Attenzione! il fiore è l’unico elemento naturale ad essere geometrico e quindi ordinato. Tornando agli occhi, essi sono metallici quindi statuari e ordinati. Il suo passo è cadenzato e ritmico. Per la sua sensualità, la donna può essere paragonata a un serpente che danza in cima a un bastone. Nonostante il passo sia sensuale, il suo capo mentre cammina è appesantito dalla folta chioma e dondola come un elefante, che come la nave di prima, non è leggero e delicato, ma anzi concreto, pesante e robusto (viene accentuata la solidità del corpo) La sua saliva risale dalla bocca e sembra al poeta un vino pregiato che dà la beatitudine a chi la guarda. Esattamente come Carducci la donna è la musa ispiratrice del testo e esprime una fantasia seppur con organi sensoriali diversi. La differenza è che in Carducci esprime l’ordine, la classicità, la moralità della grecia qui invece l’oriente, la concretezza del corpo e la sensualità. Ricordiamo che il serpente è il simbolo del peccato.
La specularità tra i due esplode nelle terzine successive tuttavia sono due facce della medaglia che non si ritroveranno mai. Il lampo e poi la notte descrivono la sparizione di lei dietro ad un angolo. Solo dopo che è sparita abbiamo il riconoscimento: la sua apparizione lo ha svegliato dallo stato di individuo tra la folla, la donna gli ha restituito l’individualità. Tuttavia non la rivedrà più se non là dove tutto è possibile, l’eternità. (l’eternità non va intesa da un punto di vista cristiano, quindi di redenzione). La sparizione è definitiva e viene rimarcata da versi speculari: io non so dove tu fuggi e tu non sai dove io vado. L'unità tra i due potrebbe garantire il benessere, ma è destinata a spezzarsi perché nella modernità è preclusa la felicità; non resta che fare i conti con la disgregazione di questa unità e la solitudine. Il sogno romantico e l’elevazione del sentimento è definitivamente perduto per l’uomo moderno. Se gli possiamo individuare gli antichi come pacificati con il mondo e la realtà, l’uomo moderno non lo è. L’io del 900 è un io frammentato, qui siamo agli albori di questa frammentazione. Il componimento parla di una felicità irraggiungibile e infranta. Abbiamo detto che è un sonetto sbilanciato perchè il primo verso è a se, dal primo verso capiamo che il testo è ambientato in città: il fatto che il primo verso faccia sintassi a se lo stacca dal testo, facendolo protagonista della lirica. Protagonista non è né la passante, né il poeta ma la folla. E’ la folla che permette al poeta di individuare la donna tra tutte le altre perché riconosce in lei caratteristiche simili. Ed è ancora la folla che fa sì che la donna sia persa per sempre. Senza la folla niente di questo sarebbe successo: non la si avrebbe vista in questo modo, così luminosa e non la si avrebbe persa. Il testo parla dell’impossibilità di elevarsi nel sentimento dell’amore causato dalla frenesia della società capitalista: il sentimento non trova spazio. Il testo descrive le stigmate che la società infligge all’amore. Sebbene la folla sia la tacita protagonista, essa non viene nominata esplicitamente. La folla è un elemento talmente intrinseco alla poesia di Baudelaire che diventa superfluo nominarla.
facoltativo, guarda Auerbach, Baudelaire e il sublime su moodle
Il moderno e il 900 soprattutto è un luogo in cui non ci sono più certezze e la salvezza non è più una promessa dell’universo: questo forgia la psicoanalisi di Freud e il suo io frammentato (Pirandello e disgregazione dell’io). Vediamo ora la visione di Baudelaire riguardo lo statuto del poeta nella società moderna. Il testo poetico non ha più un significato nella società capitalistica. L'unica possibilità che ha la letteratura e che si prostituisca ai gusti della società o altrimenti il poeta rimane un emarginato. ‘La musa malata’, dove la musa perde ogni connotato positivo e viene descritta in una stanza fredda con piedi violacei consumati dall’inverno (la musa è declassata in questa società) e ‘musa venale’, ossia la musa che si vende come un saltimbanco, per divertire il pubblico borghese. Il poeta nella nuova società si sente esiliato e quasi un fenomeno da baracconi, a un intrattenitore di corte. In merito a questo concetto vediamo tre testi: l’albatros (appartenente a fiori del male) e due poemi in prosa pubblicati su rivista e poi editi con il titolo piccoli poemi in prosa. L’idea è quella di sperimentare con il linguaggio mescolando il genere della
musicalità della poetica e la libertà espressiva della parola. L’esperimento è di mescolare due generi: questo porta a una frammentazione della tradizione. Poemi in prosa significa questo: il titolo è frammentato tra questi due generi. L’altro titolo, lo spleen di Parigi, fa riferimento allo spleen (l’angoscia) collocato però di nuovo a Parigi, la capitale francese sfondo della poesia a una passante. E’ come se B raccogliesse la sua raccolta di versi e la provi ad espandere in altri generi.
L’AUREOLA PERDUTA questo titolo conia un’etichetta fondamentale nel 900: la perdita dell’aureola indica il processo di regressione del poeta all’interno della società (da il poeta vate a un esiliato). Questo processo è fondamentale in Italia per il movimento crepuscolare. Il poeta si autodestituisce dal suo ruolo per la delusione che prova per la società. Baudelaire nella nuova borghesia francese legge la fine di ogni forma liberale francese: alla borghesia non interessa più l’uguaglianza ma arricchirsi. Il poeta non si vuole identificare in questo gruppo sociale, per questo abdica al proprio ruolo. In questo racconto breve abbiamo un incipit che si apre con un discorso diretto. Due personaggi si incontrano tra il frastuono delle strade. Un protagonista è Baudelaire e l’altro è un conoscente. Si tratta di un botta e risposta con taglio ironico. ‘proprio lui’ dice, si meraviglia di trovare il poeta baudelaire per strada e non sul parnaso. Baudelaire risponde in modo provocatorio e dice che ‘si sono qui’ e inciampando l’aureola mi è caduta in una pozzanghera, ma è stato meglio così, non ha avuto il coraggio di raccoglierla e lascia che un altro ingenuo che crede nei valori della poesia la raccolga e se la tenga. Finalmente la maschera di Baudelaire è caduta e può andare in giro in incognito. Di nuovo provocatoriamente suggerisce di fare denuncia al commissariato per la perdita dell'aureola. Baudelaire ribatte dicendo che preferisce lasciare che qualcuno sia contento di raccoglierla. Chi lo farà sarà ridicolo perchè crede nei valori dell’alta poesia in quella società. ‘la dignità mi disturba’
Negli ultimi anni della vita, Baudelaire scrive un diario personale in cui la sua bizzarria è al culmine e le sue provocazioni sono portate alle stelle (la donna è da odiare).
Parigi nel testo è descritto come un luogo terrorizzante. Il poeta è terrorizzato dalle carrozze e dai cavalli, dalla velocità, dalla folla e dal movimento. La morte arriva al galoppo da tutte le parti e chi si ferma è perduto. Dunque fermarsi a raccogliere l’aureola avrebbe voluto dire fare una sosta e dunque morire (oltre il concetto della perdita di valori). Il simbolo di perdere l’aureola è il simbolo del nuovo poeta: schernisce chi ancora crede alla funzione del poeta.
Pensiamo a Pascoli, in Mirice si riferisce alle piccole cose e agli eventi della campagna. La perdita dell’aureola è riferibile a d’Annunzio. (Pascoli vs Annunzio)
IL VECCHIO SALTIMBANCO è un altro quadro parigino. E una scenetta: ci troviamo in una fiera, un giorno di festa, saltimbanco, ballerine, forzuti danno spettacolo. La domenica non si lavora e il popolo si reca a vedere lo spettacolo. Tra la folla c’è anche Baudelaire.
foreste, come labirinti. Capacità di riconoscimento tra poeta e realtà. Rapporto di corrispondenza con il mondo. La seconda quartina riprende questa immagine: gli elementi della realtà si rispondono come lunghi echi che da lontano corrispondono e si confondono in una realtà oscura. Il riferimento è all’idea che ascoltando i sussurri della realtà e interpretando i suoi simboli si possa raggiungere a un’unità, che non è altro che il senso delle cose nel loro significato e non nella loro apparenza. L’uomo deve decifrare questi simboli confusi. Non si decifra attraverso la logica e la razionalità. Si decifrano questi echi, questi simboli per arrivare a un’unità di senso in cui tutto si risponde. Si legge questo sonetto in relazione alla confusione del mondo moderno. L’idea di unità è una soluzione al terrore del frammento del caos e della società moderna. Nelle terzine successive il poeta sta mettendo in pratica ciò che si è teorizzato nelle quartine precedenti: profumi, colori e suoni si rispondono, la realtà ha un'unità di senso e può essere decifrata dal poeta attraverso uno sguardo più profondo del mondo che non si da però per via razionale ma per via analogica. Quali sono però i profumi freschi? ognuno di noi immagina un profumo fresco specifico determinato dalla propria esperienza. qui i profumi sono freschi come carni di limbo: è estremamente soggettivo. Qui si descrive qualcosa di impalpabile in modo soggettivo. Per questo motivo diciamo che la via è analogica e non razionale. Pensiamo a come il profumo si personifica in qualcosa di concreto: la carne. Un profumo può essere dolce, ma come fa a essere verde? La similitudine ci aiuta (verde come prati), però ci arriviamo attraverso un percorso analogico dove è il colore a suggerire il profumo. (senso e costruzione del mondo per via analogica). I profumi cantano e si rispondono con i colori e i suoni. Nel lettore abbiamo instillato sensazioni attraverso il gioco dell’analogia. Uno strumento di comprensione che funziona attraverso l’analogia pone in primo piano la dimensione soggettiva del testo. Il soggetto diventa come un mago che interpreta il mondo e si riappropria della realtà.
Siamo a cavallo tra l’800 e il 900. Il simbolismo baudelairiano viene proseguito in ambito italiano. Cerchiamo di concretizzare il simbolismo attraverso i suoi testi. Allievo di carducci e altra faccia della medaglia rispetto a d’Annunzio: sono antitetici. Pascoli si concentra sulla vita interiore. Nasce il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna. Studia a Urbino. La sua poetica è determinata dal lutto: il padre Ruggero viene assassinato il
10 agosto mentre stava tornando a casa dopo una fiera. L’anno successivo nel 1868 perde anche la madre, la sorella e due fratelli. Il nido familiare viene disgregato attraverso il lutto.
biografia di Pascoli sul manuale
La sua vena rivoluzionaria consiste nel partecipare all’assemblea internazionale dei lavoratori a causa del quale viene incarcerato per 4 mesi. Crede in una dimensione ideale alla pace.
Pascoli, insieme a d’Annunzio, è il maggiore rappresentante del simbolismo. La sua forte impronta per il classicismo la eredita da Carducci: scrive poesie in latino e partecipa a concorsi di greco e latino vincendo anche medaglie. L’infanzia di pascoli è segnata dal lutto: ciò andrà a influenzare la sua idea di nido. Sviluppa ideali socialisti nel periodo che trascorre in carcere, momento in cui culmina la sua aspirazione di pace e solidarietà tra gli uomini. Dopo che le sorelle Ida e Maria (Mariù) lasciano il convento, va a convivere con le sorelle ricostruendo una sorta di nido: a questo periodo viene datata la prima raccolta di “Myricae”. La seconda raccolta sarà “il fanciullino”. Pascoli vive il matrimonio della sorella Ida come un tradimento dato che lascia il nido: questo esplica perfettamente il suo rapporto morboso per le sorelle. Continua a vivere con Mariù a castelvecchio, dove scrive la sua terza raccolta di poesie ‘canti di Castelvecchio’ dedicate appunto al luogo. Pascoli è un grande studioso di Dante, tanto che pubblica diversi testi sulla divina commedia. Come abbiamo detto Pascoli appartiene al simbolismo: non è un caso che anche nella divina commedia si trovi un altro significato dietro al velame dei versi. Trova una sorta di approccio mistico nella lettura della Commedia e alcune corrispondenze nella struttura del poema (numero dei cerchi, dei cieli, etc). Nel 1903 vengono pubblicati i canti di castelvecchio, oltre che la Fiale di Govoni e Alcyone di d’Annunzio. Pascoli adora i bambini per la loro visione pura e innocente del mondo.
MYRICAE (1891) Si tratta di un’opera di transizione: nonostante resta legato alla tradizione dell’800, introduce già alcuni elementi moderni. Le diverse edizioni di Myricae sono molto differenti tra di loro.
Il titolo myricae fa riferimento alla quarta bucolica di Virgilio, in particolare a degli arbusti umili e questo simboleggia la sua volontà di raccontare piccole cose umili e vicino alla terra. La sua si pone come una poesia legata alla terra, alla quotidianità e al mondo campestre e naturale. Le poesie di questa raccolta descrivono la realtà contadina seguendo l’avvenire delle stagioni e l’alternarsi del giorno e della notte. Un altro tema fondamentale è il rapporto con i morti: parlando della padre e della madre crea una vera e propria poesia degli affetti. La sua poesia indaga gli elementi umili della sua terra e non viene in alcun modo nobilitata, vengono solo cantati attraverso un filtro soggettivo, ossia il puro sguardo dell’io.
Secondo Pascoli la soggettività nobilita gli elementi della realtà che altrimenti rimarrebbero indifferenti e secondo il poeta la poesia corrisponde a un particolare inavvertito fuori e dentro di noi. Nel testo troviamo una critica velata a d’Annunzio, esponente del primo modo di fare poesia. La prima strofa è incentrata sul primo modo di fare poesia, dunque l’esaltazione e l’ammirazione. La seconda strofa descrive la concretezza del passato e la terra che guarda costantemente. Lo sguardo del poeta trasforma la realtà, anche quella più umile.
FANCIULLINO (1897) L’idea di base è che all’interno di ognuno di noi risiede un fanciullino, che corrisponde alla nostra primitiva e ingenua capacità di guardare le cose, alla curiosità verso ciò che ci sta accanto che viene visto attraverso uno sguardo puro, alla capacità di stupirci di fronte al mondo. L’obiettivo finale del poeta è quello di recuperare questa facoltà. Pascoli si domanda in particolare se questo fanciullino risiede in ognuno di noi o se invece si trova solo in pochi, dunque si chiede se la sensibilità sia una cosa innata o meno. Il fanciullo è ciò che ci permette di creare legami con il mondo, è il nucleo della nostra anima che ci fa perdere tempo. L’ozio viene esaltato ed è in contrasto con la frenesia del mondo. Il fanciullino ha la facoltà di dare un nome alle cose e scoprire le loro somiglianze e le loro relazioni. Plasmando la realtà con la sua immaginazione, capisce qualcosa di più sulla realtà stessa. Nel mondo moderno, basato sul lavoro e sulla frenesia del guadagno, avere un rapporto con il fanciullino diventa più difficile.
la sezione le gioie del poeta tratta cosa il poeta può fare. I primi testi di questa sezione è il mago (il poeta attraverso le parole può spiegare il mondo, rimando al simbolismo), il poeta ha una posizione sopraelevata. Qui è la forza evocativa della parola a cambiare il mondo. Di questo testo ricordiamo i versi “altro il savio potrebbe…..” potrebbe il poeta bramare la fama ma si accontenta di intrecciare corone per i giovani. Il fanciullino è la qualità poetica assopita in ogni adulto e coincide con il coinvolgimento verso le cose che ci circondano. Il fanciullino ha lo stesso metodo conoscitivo che usa Baudelaire per i fiori del male.
Contrasto - l’artista crea materiali già pregiati e raffinati (metafora del vetro che lo si modella e da riflessi colorati) con il fine di farsi ammirare. Riferimento al modello d’Annunziano. Questo modo di vivere viene affiancato al modo pascoliano: raccattare oggetti inconsistenti dal punto di vista del pregio e attraverso un lavoro di lima prende un aspetto più raffinato. E’ il poeta che nobilita la realtà che merita di essere nobilitata. Il poeta in questo caso ha il capo chino e osserva le piccole cose banali della realtà e non punta a essere ammirato.
L’ultimo testo di questa sezione è Gloria che avrebbe dovuto aprire la raccolta myricae. Quando sarebbe dovuta essere una poesia programmatica, che spiega il contenuto. Tuttavia
perde il posto tra un’edizione all’altra. L’artista mira alla gloria in questo testo. Un personaggio del purgatorio di Dante compare in questo componimento: Belacqua. Quando Dante deve iniziare la scalata per il purgatorio conversa con Virgilio, ma nota che sotto un masso sta seduto Belacqua, che Dante riconosce. Era un liutaio noto a Firenze per la sua pigrizia. Belacqua deve aspettare un certo tempo prima della scalata e se ne sta lì in attesa prima di iniziare il supplizio. Belacqua è un cattivo modello per la sua pigrizia. Nella lettura di Pascoli il difetto della pigrizia diventa altro. Non vale la pena sforzarsi eccessivamente per raggiungere la gloria e la pigrizia e l’ozio diventano sinonimi e sono due concetti che si oppongono alla sfrenatezza del tempo (ozio e pigrizia vs frenesia del guadagno). In un contesto in cui si deve trovare sempre nuovi spunti per accontentare il lettore, ora Pascoli eleva al primo posto la contemplazione. Chi incita a fare della propria vita un’opera d’arte si oppone a un poeta che canta del quotidiano. La lettura di Pascoli non si contrappone alla lettura di Dante: la pigrizia non è una virtù ma il modo di opporsi alla frenesia. Gloria è una poesia breve ma che racchiude l’essenza della poesia pascoliana. Il primo verso è una domanda che Dante (personificato in Pascoli) che porge a Belacqua. La struttura è simile alle altre di Myricae soprattutto per il verso iniziale che introduce il componimento. La poesia è tutta uno scambio dialogico. La domanda è: non verrai sul purgatorio. La risposta è: no, perchè a che cosa porta questa scalata? L’andare su viene interpretata come la ricerca della gloria, che è difficile da raggiungere. La montagna è irta e la si scala a 4 zampe. Una volta su bisogna pregare ma non per la salvezza come in Dante, ma per la fatica che questa gloria richiede. Sotto al masso inoltre non duole perché Belacqua ha tutto ciò di cui ha bisogno, ossia un contatto con le cose semplici (tutto ciò che non è un'astrazione del successo). Questo ambiente naturale è ciò che dà il vero benessere e ciò in cui Pascoli si riconosce, e dunque il contrario della gloria. Per Belacqua ciò che conta è la contemplazione pacata e la lontananza dalla vita frenetica.
CANTI DI CASTELVECCHIO “il bolide” - sezione Ritorno a san Mauro
Questa è la raccolta che nel 1903 inaugura il 900 letterario. Una delle ultime sezioni è Ritorno a San Mauro dove Pascoli immagina di tornare ai suoi luoghi di infanzia. Il linguaggio poetico non è eccessivamente retorico e aulico, quindi è una sorta di continuazione di Myricae. I canti di Castelvecchio racchiudono l’attenzione per le piccole cose, la campagna come luogo delle poesie, gli affetti familiari e un incupimento di toni che arrivano fino al tema del lutto familiare. Il bolide si tratta proprio del lutto. Pascoli immagina di tornare a San Mauro e di camminare di notte nelle strade di campagna che percorreva da ragazzino e in quel momento è preso dal terrore perché riemerge il ricordo della morte del padre, una morte inaspettata e insensata. Pascoli si domanda: così come mio padre è morto senza accorgersene e l’assassino era nascosto nell’ombra, la stessa cosa potrebbe succedere a me. Emerge ora il pensiero consolatorio: un giorno si avrà l'occasione di rincontrare le persone che si sono perse. Quella persona a noi cara non può essere sparita ( finalmente rivedrò i miei cari che mi riporteranno nel nido e mi consolerebbero). Il ricordo consolatorio e salvifico che giustifica la vita di fronte alla morte è talmente forte che immagina di avere accanto a sè la madre e i fratelli e parlare con loro. In quel momento però, come il lampo che