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La vita e l'opera di fernando pessoa, uno dei più importanti poeti portoghesi del xx secolo, con particolare attenzione ai suoi eteronimi. Attraverso un'analisi approfondita delle opere di pessoa e dei suoi alter ego letterari, il documento offre una panoramica completa della poesia modernista portoghese, evidenziando le tematiche chiave, le influenze e le tecniche stilistiche che caratterizzano la sua produzione.
Tipologia: Appunti
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Letteratura Portoghese 27/ Situazione Storica: Il Portogallo fu la nazione europea con il maggior numero di colonie in Africa, tra cui l'Angola, il Mozambico, Capo Verde, São Tomé e Príncipe e la Guinea-Bissau, che venivano utilizzate principalmente per scopi commerciali. Infatti, il vero interesse del Portogallo era il Brasile, e l'Africa serviva come fonte di schiavi per lavorare le terre brasiliane. Quando il Portogallo decise di stabilire un vero dominio in Africa, le altre nazioni europee si opposero. In questo periodo, emerse anche la lotta contro la tratta degli schiavi, e il primo governo a condurre questa lotta fu quello britannico (sebbene in realtà nascondesse le sue idee espansionistiche). I Portoghesi trattavano gli schiavi con un altro nome, "contratados", creando dei "contratti" che però non potevano essere rescissi e non prevedevano un pagamento. Nel 1842, il Portogallo firmò un trattato di collaborazione con l'Inghilterra per dimostrare la volontà di porre fine alla tratta degli schiavi. Nel 1855, il Portogallo occupò militarmente anche le zone interne di questi paesi, il che irritò ulteriormente gli inglesi, poiché vi erano possedimenti britannici tra Angola e Mozambico. Verso il 1870, l'Africa iniziò a interessare anche alle altre grandi potenze europee, e alcuni territori vennero considerati "senza padrone". Nel 1876 si tenne la Conferenza di Bruxelles, che promuoveva l'esplorazione e la civilizzazione dell'Africa. Nel 1884 si tenne un'altra conferenza a Berlino, in cui venne stabilito il criterio di proprietà di questi territori: "queste terre erano di proprietà dei paesi che riuscivano a occuparle militarmente". Il Portogallo riteneva di avere un diritto storico su queste terre, poiché le aveva conquistate e scoperte da tempo. Tuttavia, il Portogallo non aveva i mezzi per occupare fisicamente questi territori a causa del numero limitato di persone, e quindi concepì un progetto chiamato "progetto Mapa-Cor-de-Rosa" per unire il Mozambico e l'Angola. L'11 gennaio 1890, l'Inghilterra lanciò un ultimatum al Portogallo: o il Portogallo ritirava le sue truppe da questi paesi, o l'Inghilterra avrebbe dichiarato guerra. Al Portogallo fu concesso un giorno per rispondere, e decise di cedere a questa minaccia inglese. Questa decisione generò indignazione tra il popolo portoghese: inizialmente contro l'Inghilterra e successivamente contro i politici portoghesi, che vennero considerati venduti. Ci furono proteste e manifestazioni anti-inglesi (perfida Albione). Il governo cercò di reprimere queste manifestazioni per timore che potessero compromettere le trattative diplomatiche, ma ciò portò a trasformare le manifestazioni anti-inglesi in manifestazioni anti-portoghesi. Questa situazione di malcontento del popolo portoghese ebbe 2 conseguenze:
a. Si rifugiarono nel proprio mondo interiore con il Simbolismo e il Decadentismo. I personaggi di rilievo di questo movimento furono Camilo Pessanha, Antonio Nobre e Eugenio de Castro. b. Ci fu un ritorno ai valori tradizionali, quindi al passato, con il Saudosismo con il concetto della saudade, che non è solo nostalgia per il passato ma ha anche una valenza per il futuro ed è meglio rappresentata nella musica con il Samba brasiliano, il Fado portoghese e la Morna capoverdiana. Uno dei protagonisti di questo movimento fu Teixeira de Bascoaes. c. Apertura verso l’esterno. Il centro della cultura a quel tempo si verificava a Parigi dove le maggiori correnti letterarie (Futurismo, Dadaismo, Cubismo, Surrealismo ecc..) si sviluppavano. Questo atteggiamento di apertura prese il nome di “modernismo”. 28/ Il primo modernismo portoghese si sviluppa dal 1912 al 1930 e i protagonisti furono Fernando Pessoa (Lisbona 1888 –
"Balada do Caixão" è una poesia che affronta il tema della morte in modo satirico e umoristico, utilizzando l'immagine del narratore che si rivolge a un carpentiere per un abito da morto. Attraverso il tono ironico, l'autore mette in discussione la vanità e la preoccupazione per l'aspetto esteriore anche di fronte alla morte imminente. Paz! Nel primo verso, l'autore dichiara che la vita è così e non migliora. Questa affermazione riflette un senso di disillusione e rassegnazione nei confronti della condizione umana. Successivamente, l'autore menziona coloro che riflettono su questa stessa idea in questo momento, tenendo in mano una coppa o un pugnale. Questa immagine suggerisce che le persone cercano un modo per affrontare la delusione e la frustrazione, ma spesso si trovano intrappolate in illusioni o comportamenti distruttivi. L'autore poi menziona concetti come l'Arte, il Focolare domestico e un figlio di nome António, affermando che sono solo chimere, sogni e bolle di sapone. Queste sono rappresentazioni di cose che potrebbero portare gioia e significato alla vita, ma alla fine si rivelano effimere e illusorie. La poesia prende una svolta più intensa nella seconda metà. L'autore esprime l'angoscia del pensiero e la tortura che si cela dietro la morte e ciò che potrebbe esserci oltre. Questo pensiero tormentoso diventa la sua unica afflizione. L'autore suggerisce che la sofferenza fisica può essere sopportata, incluso il dolore di una sposa morta durante le nozze, che indossa il suo abito nuziale come sudario. Ma c'è un dolore che non può sopportare, ed è il dolore del pensiero. La poesia si conclude con un desiderio di pace. L'autore esprime il suo desiderio di entrare in un convento che esiste al di là della morte, un luogo chiamato Pace. Questa richiesta sottolinea il bisogno di trovare una risposta alla sofferenza interiore e di raggiungere una pace che vada oltre le sfide e le delusioni della vita. "Paz!" esprime la lotta del narratore nel cercare la serenità e la tranquillità di fronte alle difficoltà della vita e alla sofferenza emotiva. La poesia sottolinea la ricerca della pace come desiderio fondamentale dell'animo umano, una ricerca che sembra difficile da soddisfare all'interno delle condizioni e delle esperienze terrene. Eugénio de Castro (Coimbra 4 marzo 1869 – Coimbra 17 agosto 1944) Fondatore della rivista “Os insubmissos”, la sua poesia è una poesia didattica, poco spontanea quasi come se non fosse fonte di ispirazione ma solo una forzatura per fare simbolismo. Eugenio de Castro non fu tormentato, lavorò all’ambasciata portoghese di Vienna. Nel 1914 insegna portoghese all’università di Coimbra. Nel 1888 andò a Parigi per un breve tempo e entrò in contatto con la poesia francese. Ne rimase affascinato e tentò di riprodurla in portoghese. Due opere importanti che ricordiamo sono: “Horas” (1891) e “Oaristos” (1890) dove nell’ultima scrisse una prefazione dove parlava dei canoni della poesia simbolista. Entrambe le raccolte causarono scandalo per il linguaggio e la simbologia che richiamava a una rottura con la poesia portoghese del tempo. La poesia di Eugénio de Castro, è una poesia estremamente raffinata con lusso lessicale il cui scopo è colpire l’immaginazione. Il lessico ricercato fa leva sul luccichio e i colori delle pietre preziose, dei gioielli, delle stoffe e ciò che queste trasmettono ai cinque sensi. Sono presenti molti ossimori, onomatopee, sinestesie, collocare sostantivi con aggettivi uno dei quali non ha a che vedere con il sostantivo stesso. Eugénio de Castro è importante perché ha portato il simbolismo in portogallo. La sua poesia diventa importante per Fernando Pessoa e Mario de Sa-Carneiro. Saúde e Ouro e Luxo! Il poema inizia con una serie di immagini e concetti che rappresentano il lusso e l'abbondanza: la salute, l'oro e il lusso stesso. Questi elementi evocano una sensazione di pienezza e prosperità. La primavera è descritta come interminabile, suggerendo una sorta di estasi o continuità nel tempo. Tuttavia, l'autore introduce un senso di ironia e contrasto nel secondo verso, menzionando "Viagens! Dias lentos!" Questa frase allude al desiderio di avventure e giorni più movimentati, indicando un senso di insoddisfazione o noia nella vita quotidiana nonostante il lusso e l'abbondanza. La poesia si sposta quindi verso l'idea di "Quimera", che rappresenta un sogno irraggiungibile o un'illusione. L'autore menziona anche la mancanza di denaro che esaspera e i falsi giuramenti delle donne, sottolineando la natura ingannevole delle promesse e delle relazioni.
Il poema continua descrivendo la vita come una corsa frenetica che logora l'anima. I sogni sono vaghi e ambigui, e nonostante la presenza dello sfortunato (Azar), l'anima continua a sognare la felicità (Ventura). Questo indica che nonostante le delusioni e le difficoltà della vita, l'essenza umana è ancora guidata dalla speranza e dall'aspirazione a una vita migliore. La poesia si conclude con una metafora: l'autore paragona l'atteggiamento dell'essere umano al tentativo di un bambino di afferrare la luna con la mano. Questa immagine suggerisce che i desideri umani possono essere irraggiungibili e illusori, simili a un sogno che non può essere pienamente realizzato. In sintesi, "Saúde e Ouro e Luxo! A Primavera" esplora l'illusione dei desideri umani, il senso di insoddisfazione e la continua ricerca della felicità. L'autore mette in luce il contrasto tra la ricchezza materiale e la vera realizzazione interiore, suggerendo che la vera felicità potrebbe essere al di là delle cose materiali e dei desideri superficiali. Camilo Pessanha (Coimbra 7 settembre 1867 – Macao 1° marzo 1926) Camilo Pessanha è una figura singolare sia come individuo che come poeta. La sua infanzia difficile ha lasciato un segno importante nella sua vita. Essendo figlio illegittimo di un magistrato e una domestica, non venne mai riconosciuto dal padre. Era molto legato alla madre, che aveva un ruolo importante nella sua vita e da cui era protettivo. Camilo era contrario al padre che aveva approfittato della madre senza sostenerla. Questa situazione ha pesato sulla sua personalità e lo ha portato ad isolarsi dagli altri, quasi vergognandosi. Dopo aver frequentato gli studi di giurisprudenza a Coimbra e aver conseguito la laurea, iniziò una carriera da magistrato non per vocazione, ma per ripicca nei confronti del padre. Tuttavia, non essendo la sua vera vocazione, decise di abbandonare la magistratura e il Portogallo per trasferirsi in Oriente, a Macao. Lì trovò lavoro come insegnante in un liceo. La scelta di Macao fu una sorta di autoesilio dalla patria, ma anche dalla sua vita in Portogallo, che percepiva come figlio di un padre che non lo voleva. Tornò in Portogallo solo due volte per brevi periodi, l'ultima volta nel 1916, e morì a Macao il 1° marzo 1926. Le sue poesie furono scoperte dai modernisti Fernando Pessoa e Mario de sa Carneiro prima del 1916, che lo invitarono a partecipare alla rivista Orpheu. Nel 1916 fu proposto un premio per le sue poesie, ma Camilo Pessanha rifiutò entrambe le proposte. Le lettere dell'epoca descrivono Pessanha come una persona molto cambiata anche nell'aspetto, a causa del suo stile di vita segnato dall'alcol e dalle droghe, inclusa l'oppio. Questa forma di autodistruzione era al tempo stesso un modo per sopportare la vita e per sfuggire alla riflessione. A Macao, acquistò una donna che aveva già una bambina. Da questa donna ebbe un figlio, e quando lei morì, sposò la figlia e si creò un contrasto con il figlio. A causa di ciò, Pessanha allontanò il figlio e trascorse il resto della sua vita in un rapporto con la figliastra che poi divenne sua moglie. Le sue poesie furono raccolte nel 1916 dal figlio di un amico, Joao De Castro Osorio, con il titolo "Clepsidra". Camilo Pessanha morì esausto nel 1926 a causa della tubercolosi. La sua opera trasporta il simbolismo in maniera suprema in Portogallo. Inscrição La poesia "Inscrição" determina la figura di Camilo Pessanha. Egli non desidera mai essere al centro dell'attenzione, come si può intuire anche dalla parola "deslizar", che significa muoversi impercettibilmente quasi senza toccare il terreno. Nel verso finale, si paragona a un verme, poiché questa è la sua percezione di sé. Violoncelo Nella poesia "Violoncelo", si nota una forte influenza dei simbolisti francesi. L'oggetto della poesia è il violoncello, la cui musica suscita uno stato d'animo che va dall'ansia alla tristezza. Tuttavia, questi sentimenti non vengono comunicati direttamente al lettore, ma vengono percepiti attraverso immagini e associazioni. La poesia non è luminosa, ad eccezione della tenue luce degli astri. Madalena "Maddalena" è una figura biblica peccatrice aiutata da Cristo. Viene descritta con i capelli lunghi e come un giglio corrotto, bianco e inutile. Maddalena diventa simbolo di umiliazione e accetta la natura delle cose. Camilo Pessanha
Realizza in poesia quello che i cubisti realizzavano in pittura. Fu Mario de Sa Carneiro a introdurre Pessoa al cubismo. Mario de Sa Carneiro invia 217 lettere a Pessoa nelle quali gli raccontava cosa succedeva a Parigi e gli parlò anche dei cubisti e dei loro ideali pittorici. Parla anche di sé stesso e delle sue opere, infatti molte le conosciamo attraverso queste lettere che crearono una vera e propria amicizia. Non abbiamo le risposte di Pessoa perché andranno perse dopo il suicidio dell’amico. Mario de Sa Carneiro in molte lettere parla del cubismo e Pessoa si interessò e cercò di mettere in poesia i particolari aspetti: la simultaneità delle immagini e le intersezioni dei volumi che in poesia diventa intersezione di immagini. È composto da un'intersezione di piani diversi e un’intersecazione di immagini diverse. molto importanti sono le metafore e le analogie. Chuva Obliqua (Fernando Pessoa) È una poesia composta da 130 versi sciolti distribuiti in 6 blocchi che hanno lunghezze diverse. Ogni blocco è autonomo rispetto. La fine di ogni blocco è collegata all’inizio del blocco successivo. La parola chiave di questo componimento è “atravessa” sia per il suo significato che rimanda al concetto di intersezione sia per la struttura fonetica della parola in cui l’occlusiva dentale sorda (T) simbolicamente ricorda l’intersezione tra un piano orizzontale e uno verticale. Il titolo è composto dalla parola pioggia, che si intromette tra la nostra visione e quello che stiamo guardando creando una visione non nitida della realtà, e dalla parola obliqua che rimanda all’”attraversare” del primo verso, qualcosa che entra nel mezzo. I) Questo blocco viene visto dall’interno, probabilmente attraverso una finestra (elemento molto importante nelle poesie di Pessoa). La finestra ci permette di vedere la realtà che scorre ma ci rende impotenti nell’esservi partecipi. Determina l’opposizione tra il fuori e l’interno. A questo piano reale e orizzontale si interseca un piano verticale e sognato di questo posto che non è al sole ma è ombroso e ci sono delle navi e il molo. Tutto questo sta dentro a un altro contenitore “il mio spirito” (v.7), “la mia anima” e quindi anima e spirito. In questo primo blocco quindi abbiamo: reale esterno, reale interno (orizzontali), reale e sognato (orizzontale intersecato al verticale) e luce e ombra. Il paesaggio reale al sole si interseca al sogno piovoso e ombroso. Il sogno rimanda all’acqua che si contrappone alla strada di terra della dimensione reale. Il tutto si riconcretizza con l’immagine della nave che si interseca con l’anima del poeta. II) Nel secondo blocco siamo nella dimensione del sogno e del pensiero ad occhi chiusi dove si intersecano solo immagini pensate ed evocate. Siamo nella dimensione della sua anima. Anche qui c’è il dentro della chiesa che viene intersecato con l’immagine uditiva della pioggia fuori che batte sulle vetrate. È un blocco dove domina la cupezza. Il sogno è dominato da colori cupi. La messa dentro la chiesa è un’automobile che passa tra i fedeli, immagine evocata dal giorno triste che va con le luci della chiesa che si spengono e con la pioggia che finisce. Il buio si associa al silenzio visto che ha smesso di piovere. III) In questo blocco riapriamo gli occhi e ci troviamo quindi nella dimensione reale. Siamo nella stanza del poeta, quindi fuori dal sogno. Il poeta scrive con un pennino che stride sul bianco della carta. In questo dentro reale si apre una dimensione pensata; il fatto di scrivere lo porta a intersecarlo con una visione sognata: la visione dell'Egitto che evoca la sfinge, il re Cheope e che rimanda al Nilo. Gli ultimi quattro versi prima del verso di chiusura, dove si parla sguardi che si incrociano e che intersecano tutte le dimensioni, tra questi sguardi scorre il Nilo. Parla di diagonale che si interseca tra lui e ciò che lui sta pensando (la scrittura). Il sogno è evocato dalla stessa scrittura tanto che paragona gli angoli del foglio piegati a piramidi e le lettere a geroglifici. IV) Si parte dall’inizio d+++i un dentro, reale, nella stanza del poeta che chiude subito gli occhi e ciò lo porta a vedere le pareti come elementi che si spostano in Andalusia, all’esterno, con immagini delle danze sensuali nel brillio fisso della luce (che si trova nella stanza reale) che riesce a percepire ad occhi chiusi. All'improvviso tutto si ferma, l’immagine slitta via e il suo sguardo si rivolge verso il soffitto e queste mani bianche che aprono finestre nel cielo e nella stanza cadono mazzi di violette che evocano l’immagine della primavera. Anche qui la finestra mette in collegamento il dentro e il fuori. V) In questo blocco abbiamo una nuova intersezione fra una visione a occhi aperti e una visione reale (la fiera). In questa dimensione orizzontale abbiamo un’intersezione sferica. Gli elementi circolari sono: sole, luna, le brocche (sferiche) portate sulla testa delle ragazze (la testa è sferica), i gruppi che paiono circolari girano per la fiera, si compenetrano e formano un solo gruppo. Questo gruppo di persone reale si interseca con l’immagine sognata del porto, dei grandi velieri che partono e non pensano a tornare. Ultima immagine né
reale né sognata ma pensata, ci ripropone quella della scrittura. Le mani piene di disegni di porti e le sue dita piene di polvere bianca e nera. Le sue mani che sono lo strumento del suo lavoro diventano i passi della ragazza che lascia la fiera con una sensazione di solitudine e di contentezza che è lo stato d’animo sia della ragazza che del poeta. VI) Questo ultimo blocco è il climax di tutta la poesia. La prima parte è segnata da un’immagine sognata del maestro che evoca anche un suono e si interseca con la dimensione ad occhi chiusi pensata, che evoca il ricordo dell’infanzia, di un giardino con un muro e del poeta bambino che gioca con una palla con un cane verde, un cavallo azzurro e un fantino giallo. La palla diventa tutta bianca. Il riferimento della palla rimanda alla dimensione circolare del blocco V. La dimensione ricordata/pensata è introdotta dalla musica. Nella seconda parte c’è un’intersezione tra le due dimensioni con il maestro che entra nella sua infanzia. Nella terza parte si passa dentro il teatro. Qui c’è l’intersezione concreta tra i due piani: la musica diventa concreta e passeggia nel suo giardino vestita con gli abiti della palla. Nella quarta parte prosegue l’intersezione e qua abbiamo la “saudade da minha infancia”. La sua nostalgia non è rivolta alla sua infanzia vera e propria (visto che non fu così bella) ma è rivolta all’infanzia come dimensione generale perché è il momento della vita in cui siamo ancora ingenui e siamo felici delle piccole cose. Durante l’infanzia c’è fiducia che la vita sarà bella. Nella quinta parte abbiamo il padrone del negozio (elemento che si troverà spesso) che sorride perché rappresenta l’uomo normale che in quanto tale riesce a godere delle piccole gioie della vita, perché l’uomo che non è poeta non si pone domande filosofiche, si pone problematiche concrete di più facile risoluzione. Il poeta non può sorridere perché il poeta sa che tutto finira, sia la vita che la poesia. Nell'ultima parte la musica con cui è stato introdotto questo blocco e che ha dato il via a queste immagini, cessa, come il muro del giardino che crolla. Il poeta passa dal sogno alla visione reale ad occhi aperti. Il maestro prende la palla (simbolo della sua infanzia) e i disegni diventano neri, la palla diventa bianca e scompare dietro la sciena del maestro dell’orchestra. Sensazionismo Delle tre correnti create da Pessoa, è quella più originale perché non ha antecedenti in Europa. Fondamentale per la nascita di questa corrente è lo scambio epistolare con Mario de Sa carneiro. Passagem das horas è un testo poetico di Alvaro de Campos (eteronimo di FP) in cui viene riassunto l’essenza del sensazionismo. Si ripropone la sensazione come strumento di conoscenza. Bisogna essere capaci di sentire attraverso tutti i sensi, per esempio trasformare la musica che si ascolta in immagine, sensazione tattile ecc.… nel sensazionismo c’è in parte il simbolismo perché le sensazioni generano immagini ma allo stesso tempo c’è intersezionismo. Mario de Sá-Carneiro (Lisbona 19 maggio 1890 – Parigi 26 aprile 1916) Lui si descrive come un uomo grasso e goffo. È importante questa descrizione perché lui fa spesso cenno al suo aspetto fisico. Si vedeva brutto, impacciato, grosso e goffo e ciò gli impediva di essere naturale nella sua quotidianità. Lo caratterizza questo impaccio, fare sempre cose sbagliate e accentuare notevolmente la sua timidezza che alcune volte cercava di superare con forme provocatorie anche aggressive. Tutto questo lo faceva sentire a disagio perché si sentiva insicuro di sé stesso e aveva difficoltà a stabilire rapporti con l’altro sesso. L'unica relazione che conosciamo fu con una prostituta. Mario de Sá-Carneiro non è stato capace di affrontare le situazioni difficili della vita, sentendo sin da molto giovane questo forte richiamo nei confronti della morte che immaginò e ne parlò nella sua opera in prosa. Si suicida in maniera “spettacolare” il 26 aprile 1916 nella sua camera d’hotel a Parigi. Mario de Sá-Carneiro con gli ultimi spiccioli che gli rimanevano noleggiò un frak, si vestì di tutto punto e, dopo aver invitato i giorni prima José Arauso, ingerì una dose letale di stricnina. Quando Arauso entrò nella sua stanza d’hotel lo trovò disteso a letto agitato dalle convulsioni. Fu sempre estraneo alla vita stessa, la ama ma allo stesso tempo la detesta perché non gli permette di vivere come vorrebbe lui. Dice più volte che era un disordinato nella vita, era un suo limite, non era nato per una vita scandita da regole e orari. Non era portato per una vita ordinata e per questo non lavorerà mai anche se per lui il mestiere del poeta era il lavoro più difficile del mondo. Più volte dice che l’essere nato in portogallo costituiva il secondo più grande sconforto della sua vita (il primo era essere nato in una famiglia benestante nella quale non aveva trovato né affetto né vera comprensione).
morte prolungata secondo i critici, ma è ingiusto definirlo così perché Mario de Sá-Carneiro amava la vita ma non era in grado di viverla e lui ha sempre lottato contro questa naturale propensione verso la morte. Le 12 poesie di Dispersão sono il simbolo della lotta contro la morte: Partida La vita, la normalità, la quotidianità, queste piccole cose per l’artista non sono niente perché il suo compito è correre nell’azzurro alla ricerca dell’arte, salire oltre i cieli alla ricerca dell’Além. Além azzurro e bellezza sono sinonimi di arte. Le parole importanit sono loucura, quimeras,labirinto. Spesso nelle sue opere i protagonisti o si suicidano o impazziscono. Il suo destino di poeta è alto ed è raro. Questo destino è sia fonte di orgoglio che di tristezza. Sete Eu não sou eu nem sou o outro, Io non sono io né sono l’altro, Sou qualquer coisa de intermédio: Sono qualcosa di intermedio: Pilar da ponte de tédio Pilastro del ponte di tedio Que vai de mim para o Outro. Che va da me all’Altro. Sintetizza il suo amore/odio nei confronti della vita e della morte. La prima strofa si riferisce ai suoi più “io”. Quase Um pouco mais de sol – e eu era brasa, Un poco più di sole – e io ero brace, Um pouco mais de azul – e eu era além. Un poco più di azzurro – e io ero Oltre. Para atingir, faltou-me um golpe de asa... Per riuscire, mi è mancato un colpo d’ala… Se ao menos eu permanecesse aquém... Se al meno rimanessi al di qua. Riassume questa scissione cioè non essere né una cosa né l’altra, per questo essere sempre quasi qualcosa. Dispersão Ancora simbolista ma molto modernista negli argomenti tipo la dispersione. Lo specchio è un elemento che simbolizza la conoscenza del nostro “io” e del nostro “altro”. Cinco horas Le ultime tre strofe sono un’istantanea della sua vita: lui che seduto nei caffè aspetta che arrivi la vita che non va mai da lui. Allora si siede e aspetta e piano piano tutto diventa buio. Aquele outro Dimostra di essere grandi se si è nell’abisso. Sfinge grassa e re luna sono due immagini per descrivere il suo aspetto fisico. Si definisce grasso, pappamolle, bugiardo. La considerazione di sé stesso inizia a diventare sempre più negativa. Da febbraio 1916 inizia ad annunciare il suo suicidio e la sua ultima lettera a Pessoa è del 18 aprile. Fim Intitolata da Pessoa. In questa poesia Mario de Sá-Carneiro annuncia di voler morire in modo spettacolare. FERNANDO PESSOA (Lisbona 13 giugno 1888 – Lisbona 30 novembre 1935) Fernando Pessoa è un personaggio straordinario non solo perché ha dominato quasi da solo la scena letteraria portoghese per un ventennio, ma anche per la grandezza e l'affascinante varietà dei suoi eteronimi, che affrontano temi profondi e offrono versi di alta qualità. La sua ricchezza interiore si contrappone a un'esistenza estremamente minimalista. Ciò che colpisce della sua biografia è la quasi totale assenza di eventi significativi. La vita anonima che ha condotto ha lasciato un'impressione duratura. Ha vissuto una vita scandita dal metronomo delle abitudini, lavorando come impiegato e part-time come traduttore di lettere commerciali per aziende di import-export di Lisbona. Questa normalità contrasta con ciò che ha creato nel campo letterario. Nessuno poteva immaginare che la sua vita fosse così multipla. Attraverso i suoi eteronimi, ha scritto anche in francese, spagnolo e inglese. È stato una figura geniale nella letteratura, ma allo stesso tempo banale nella vita quotidiana. Carta A Adolfo Casais Monteiro – 13 Jan. 1935
In questa lettera, Pessoa spiega l'origine dei suoi eteronimi, definendolo un fenomeno sia psichiatrico che organico. Descrive come gli eteronimi appaiano all'improvviso dopo una frase o una battuta che non sente come sua. Si riferisce a questo processo come auto-spersonalizzazione e si definisce un individuo istero-nevrastenico. I suoi eteronimi più importanti sono: Alvaro de Campos (che definisce il più istericamente isterico), Ricardo Reis e Alberto Caeiro. Sin da piccolo Pessoa aveva la tendenza a circondarsi di amici immaginari e quindi crearsi un mondo finito. Ci credeva così profondamente che non solo era in grado di vedere chiaramente questi amici immaginari, ma si interrogava anche sulla loro reale esistenza, mettendo in dubbio se fossero effettivamente immaginari o reali. Questa spersonalizzazione avviene dal momento in cui acquisisce coscienza di sé. Il primo eteronimo di cui ha ricordo nasce quando lui ha 6 anni e si chiama Chevalier de Pas. Attraverso di lui si scriveva delle lettere. Per convincersi che queste persone non erano reali doveva fare uno sforzo. Nella sua vita hanno avuto un impatto reale e prova ancora nostalgia per loro. In questa lettera Pessoa dice che l’8 marzo 1914 per lui fu un giorno trionfale perché quel giorno non solo dà vita a Alberto Caeiro (che definisce suo maestro), ma scrive di getto tutto “O Guardador de Rebanhos” e “Chuva Obliqua” (quindi passando da un eteronimo a sé stesso). Tramite delle perizie sulla carta e sull’inchiostro si scoprirà che queste opere furono state scritte in momenti diversi. Gli eteronimi in dettaglio La critica scoprì degli eteronimi di Fernando Pessoa nel 1942 quando un amico dello scrittore fondò una casa editrice dicendo di voler pubblicare le opere di Fernando Pessoa ortonimo e Fernando Pessoa eteronimo. Ad oggi si conoscono circa 115 personaggi minori creati da Pessoa.
Obliqua". Caeiro non ha ambizioni né desideri, poiché questi implicano necessariamente il pensiero. Egli, in fondo, è un essere solitario. Egli afferma di essere un poeta, ma non è un'ambizione personale, bensì un modo di relazionarsi con ciò che lo circonda. L'unico desiderio che ha è di essere un agnello, poiché esso simboleggia l'essere pacifico, ingenuo e indifeso, e diventa quindi il simbolo del suo legame con la natura. A volte, egli desidera di essere l'intero gregge, in modo da poter stabilire un rapporto straordinario con la natura stessa. Nelle strofe successive, Caeiro fa riferimento al "cajado", il bastone tipico del pastore. Questo elemento fornisce sicurezza e stabilità al pastore e lo identifica come tale. Successivamente, il poeta perderà il suo bastone. Nell'ultima strofa, Caeiro si rivolge ai suoi lettori e augura loro sole e pioggia, se necessario, e auspica che abbiano una casa con una finestra aperta. Questa finestra permette di vedere la natura e di stabilire un contatto visivo diretto e continuo con essa. Egli auspica che i suoi lettori abbiano una sedia preferita su cui possano leggere i suoi versi e che pensino a lui come a qualcosa che fa parte della natura stessa. Lo sguardo di Caeiro è quello di un eterno bambino che conserva la capacità di meravigliarsi di fronte al mondo che lo circonda. Ricorsi stilistici:
intellettuale. In questa visione, il pensiero diventa una malattia agli occhi, una distorsione che impedisce la piena comprensione e connessione con il mondo. Il pensiero è sempre connotato in una cosa negativa. Alla fine della poesia, Caeiro esprime il suo amore per la natura, sottolineando che non è perché lui sa cosa sia la natura (infatti la natura è un concetto astratto), ma perché lui ama semplicemente senza bisogno di razionalizzare. Chi ama veramente non sa mai cosa esattamente sta amando, e non ama per una ragione specifica, ma semplicemente ama. L'amore è un sentimento puro e immediato. Caeiro avverte che se chi ama inizia a introdurre la razionalità nelle proprie sensazioni d'amore, l'amore stesso si perde e si sciupa. L'amore non può essere spiegato o razionalizzato, perché risiede al di là delle parole e delle comprensioni razionali. Poesia IX Nelle prime due strofe, il poeta si presenta come un pastore in perfetta armonia con la natura e stabilisce un'identificazione tra pensare e sentire, tra pensieri e sensazioni. Egli ritiene che la conoscenza della realtà si realizzi attraverso i cinque sensi umani. Catturare la realtà attraverso i sensi gli consente di relazionarsi ad essa. Egli sostiene che questa realtà sia sufficiente perché gli offre la verità. Affermando che l'unica fonte di conoscenza proviene dalle sensazioni, egli nega l'importanza del pensiero. Ad esempio, pensare a un fiore, vederlo e odorarlo, il pensiero sul fiore emerge solo dopo le sensazioni. Nei versi 4 e 6/7, il poeta stabilisce una gerarchia dei sensi: la vista è la prima fonte di conoscenza, seguita dall'udito, dal tatto, dall'olfatto e infine dal gusto. La strofa finale ha un carattere conclusivo e inizia affermando la tristezza del soggetto poetico. Questa tristezza deriva dall'eccessivo godimento di ciò che è riuscito a conoscere attraverso i sensi. Tuttavia, questa tristezza è accettata serenamente perché deriva da un eccesso di felicità. Nei due versi finali, il poeta ribadisce alcune delle idee caratteristiche di Caeiro. La realtà consiste nella conoscenza diretta della realtà stessa, che porta a un'appropriazione di essa. La felicità dell'io poetico è direttamente proporzionale all'entrare in contatto con la realtà attraverso le sensazioni. Il linguaggio utilizzato è semplice e richiama un po' l'oralità. Predomina l'uso di nomi concreti, con pochi aggettivi (ad esempio, solo "olhos quentes" - occhi caldi). Ci sono termini che richiamano le sensazioni, e la sintassi è semplice. Da un punto di vista del contenuto, la poesia può essere divisa in due parti: la prima parte (prime due strofe) conferma il sensazionismo del poeta, mentre la seconda parte (terza strofa) rappresenta una conclusione e un esempio di quanto espresso nelle strofe precedenti. O Pastor Amoroso Unica poesia composta da sei poesie (alcuni studi pensano otto poesie), le prime due autografate da Caeiro, le altre quattro scritte nel 1930 secondo alcuni studiosi che collocano la loro composizione tra il 1926 e il 1930. Nel 1933, in una lettera scritta João Gaspar Simões, Pessoa afferma di essere in procinto di progettare la terza opera di Caeiro e che il "Pastore Amoroso" era già concluso nelle sue idee. Questa raccolta è la storia di un uomo innamorato, un'esplorazione dei suoi stati d'animo mentre vive l'esperienza amorosa. È Caeiro innamorato, e il potere dell'amore lo porta a desistere dai principi che aveva espresso nel "Guardiano di Greggi". L'amore lo rende più umano, tanto che i suoi "discepoli" (Ricardo Reis, Alvaro de Campos) considerano questa opera come una decadenza di Caeiro. Poesia I L'amore ha modificato il rapporto che Caeiro aveva con la natura, filtrandolo attraverso l'amore stesso. Sebbene mantenga una grande devozione verso la natura, questa relazione è diventata più tenera e mutata. Grazie all'amore, i suoi sensi sono filtrati e riesce a vedere meglio i fiumi e a osservare con maggiore attenzione le nuvole. L'amore lo ha avvicinato ancora di più alla stessa natura, poiché lo ha reso ancor più sensibile. L'amore non ha trasformato Caeiro, ma ha modificato la sua capacità di instaurare un'empatia con il mondo naturale. Poesia II È notte e la primavera crea un contesto immaginario. Il poeta si trova solo nei campi, dove una brezza leggera e il suono che produce si intrecciano con il nome dell'amata, che egli pronuncia. Il pensiero del domani prende forma. Immagina di passeggiare per i campi e raccogliere fiori. Improvvisamente, la donna amata arriva e lo sguardo del poeta sembra accompagnare ogni suo gesto. Il cuore del poeta è pervaso da un senso di completezza e felicità. Nella parte finale del brano, l'avverbio "realmente" sposta il piano dell'immaginazione a un piano reale, ma ciò non altera le sue intense sensazioni. Poesia IV
che segna l'inizio di una lunga sequenza di sensazioni e verità che l'io lirico inizia a sperimentare. Questo momento riporta l'io lirico a riprendere il punto di vista del pastore, come se osservasse la sua stessa situazione da una prospettiva esterna. Os Poemas Inconjuntos Il libro "Poemas Inconjuntos" è composto da circa 70 poesie, le prime due delle quali sono state scritte nel 1914, mentre la terza probabilmente nel 1915. La maggior parte delle poesie è stata scritta tra il 1915 e il 1919, con circa 12 poesie aggiunte tra il 1920 e il 1924. Infine, nel 1930, sono state pubblicate le ultime due poesie. Nel 1925, Fernando Pessoa pubblica nella rivista Atena una selezione di poesie di Alberto Caeiro intitolata "Escolhas do poemas do Alberto Caeiro". Questa selezione comprende 17 poesie tratte dal libro "Poemas Inconjuntos". Nell'introduzione di questa selezione, Pessoa indica le presunte date di nascita e morte di Caeiro, situandolo temporalmente tra il 1889 e il 1915. Le poesie di Caeiro presenti in questa selezione rispecchiano il suo approccio di vedere le cose come sono, senza filtri o interpretazioni complesse. Caeiro si concentra sulla semplicità della realtà e sulla connessione diretta con la natura. Le poesie esprimono un senso di meraviglia e contemplazione nei confronti del mondo naturale, invitando il lettore a osservare e apprezzare le cose nella loro essenza più pura. L'inclusione di queste poesie nella rivista Atena del 1925 ha contribuito a diffondere ulteriormente l'opera di Alberto Caeiro e a far conoscere il suo stile unico e la sua filosofia poetica. A espantosa realidade das cousas È semplicemente meraviglioso il fatto che le cose esistono. Ogni giorno scopriamo quanto sia bella la realtà. Le cose non hanno un significato intrinseco, esse semplicemente sono. Il paradosso della completezza di Caeiro, anche se egli stesso è solo un frammento di Pessoa. Prendiamo ad esempio una pietra: non attribuiamo significati che oggettivamente essa non possiede. Caeiro scrive pensando, per elaborare concetti, ma senza le complicazioni dei pensieri. Non è nelle sue mani il dare valore alle sue parole. Il suo invito è a gioire per tutte le cose che ci circondano. Si eu morrer novo Caeiro fa un paragone tra i suoi versi e i fiori. I suoi versi sono come le radici sottoterra che non si vedono. Si paragona a un bambino, soprattutto per la sua capacità di meravigliarsi. Nella Strofa 5 c'è un riferimento al 'pastor amoroso'. Caeiro non si pone domande sul perché non è stato amato, accetta semplicemente la realtà così com'è. Essere amato offusca la vista e impedisce di essere oggettivi; quindi, i campi non appaiono così verdi come sono. Sentire, nel senso di essere emotivamente coinvolto, porta distrazione. Se depois de eu morrer Nelle strofe 3 e 4 emerge la riservatezza di Caeiro. Nel sesto verso, egli afferma di aver visto come un dannato, indicando una visione intensa e profonda. Nel verso ottavo, Caeiro sottolinea che la felicità risiede nel vedere e nell'osservare. Il sentire è stato accompagnato dalla vista, sottintendendo che l'esperienza sensoriale completa è ciò che porta alla vera comprensione. È talvez o ultimo dia da minha vida É talvez o último dia da minha vida. Saudei o Sol, levantando a mão direita, Mas não o saudei, dizendo-lhe adeus, Fiz sinal de gostar de o ver antes: mais nada. È importante perché Caeiro sa che quello è il suo ultimo giorno di vita e che non vedrà più il sole. Tuttavia, anziché dirgli addio, lo saluta semplicemente per il piacere di vederlo ancora una volta. Questo atteggiamento rivela la consapevolezza di Caeiro che la morte è una parte naturale del percorso della vita, accettandola senza rimpianti o paura. Ricardo Reis (Porto 19 settembre 1887) Fernando Pessoa non ricorda né il giorno né l'ora della sua nascita, ma nel baule è stato trovato che è nato il 19 settembre 1887 alle ore 16:05. È leggermente più basso di Caeiro, un po' tarchiato e ha un fisico asciutto. Non porta barba. È stato educato in un collegio di gesuiti e ha una laurea in medicina, anche se non sembra aver mai esercitato
come medico. Nel 1915 si è esiliato in Brasile a causa del suo credo monarchico. È un latinista e un poeta classico della serenità epicurea. Accetta con calma e lucidità la relatività delle cose ed è un sostenitore del concetto di "Carpe Diem" per raggiungere la felicità. Vive in accordo con le leggi del destino, dimostrando indifferenza verso il dolore e la vita. La differenza principale tra lui e Caeiro è che Reis raggiunge questa indifferenza e serenità attraverso una forte autodisciplina e uno sforzo consapevole. Reis si impone la serenità attraverso il pensiero. Una particolarità di Ricardo Reis è la sua apparizione, infatti, compare a Pessoa prima del "dia triunfal" nel 1912. A differenza di Álvaro de Campos e Alberto Caeiro, Reis non ha una data di morte definita. Questo aspetto viene ripreso da José Saramago nel romanzo "O ano da morte do Ricardo Reis", in cui Reis è il protagonista. Nel romanzo, Reis torna a Lisbona nel 1935 perché Fernando Pessoa è morto. Secondo José Saramago, Reis morirà nel 1936. Il romanzo di Saramago darà notorietà a Reis. "O ano da morte do Ricardo Reis" - José Saramago "O ano da morte do Ricardo Reis" è un romanzo scritto da José Saramago che narra la storia immaginaria di Ricardo Reis, uno degli eteronimi di Fernando Pessoa, un famoso poeta portoghese. Nel romanzo, Reis torna a Lisbona nel 1935 perché Pessoa è morto. Qui, stabilisce una relazione con una domestica di nome Lidia, il cui nome potrebbe non essere casuale. Durante il suo ritorno a Lisbona, Reis vive una passione amorosa con una donna di nome Marsenda, mentre il regime dittatoriale si fa sempre più presente nel paese. Saramago costringe Reis a prendere conoscenza degli eventi che si svolgono nel paese attraverso i giornali, portandolo a confrontare la Lisbona del 1919 con quella del 1935. Il romanzo è stato pubblicato solo dieci anni dopo la fine della dittatura, e questo modo di presentare le differenze tra i due periodi serve a evidenziare il fatto che la democrazia non abbia fatto progressi enormi nel corso di quegli anni, come molti portoghesi si aspettavano. Saramago mescola la voce di Reis, l'eteronimo di Pessoa, con quella del personaggio fittizio di Ricardo Reis nel romanzo, creando una continuità tra un personaggio che già all'origine è una creazione letteraria. Nel libro, Reis ha degli incontri con il fantasma di Pessoa, con il quale conversa più volte. Vive anche due storie d'amore, una delle quali porta ad una gravidanza, ma lui morirà quando il periodo da fantasma di Pessoa giungerà alla fine, dopo nove mesi. "O ano da morte do Ricardo Reis" presenta un Reis il cui senso di solitudine personale e come eteronimo viene mitigato dall'inserimento nel mondo immaginario creato da Saramago. Ricardo Reis è l'eteronimo del raziocinio disciplinato, un individuo che sceglie di autoesiliarsi in Brasile. Nonostante la sua insoddisfazione verso la politica del suo paese, la sua poesia non manifesta segni di rivolta. Reis è il primo discepolo di Caeiro e cerca di seguirne le orme. Le sue opere mostrano un'inclinazione naturalistica, anche se filtrata attraverso il pensiero. È un grande ammiratore dell'opera classica e la sua poesia è conosciuta per le odi che ha scritto. La filosofia poetica di Ricardo Reis si basa sul principio fondamentale che per essere felici e sereni è necessario essere indifferenti ai problemi umani. Le sue odi sono ispirate dalla ricerca di chiarezza, equilibrio e ordine, senza subire sofferenze. Pessoa investe in Reis tutta la sua disciplina mentale. I versi di Reis sono caratterizzati da una metrica quasi perfetta e non si lascia condizionare dalle emozioni. Presta grande attenzione ai verbi e fa uso di latinismi e di un lessico colto ma non ricercato. Utilizza frequentemente i gerundi e l'imperativo. Sembrerebbe voler imitare la sintassi latina attraverso anastrofi, che consiste nell'inversione dell'ordine di due parole, e l'iperbato, che consiste nell'inversione delle parole. Le poesie di Reis, a differenza di quelle di Caeiro, sono lontane in termini di spontaneità. Epicureismo e stoicismo: L'epicureismo sostiene che la conoscenza dell'universo passa attraverso la razionalità. Tre leggi dell'epicureismo per raggiungere la pace dell'anima sono le seguenti:
Amo o que vejo porque deixarei "Amo o que vejo porque deixarei" significa "Amo ciò che vedo perché un giorno lo lascerò". In questa poesia, Reis esprime il suo amore per ciò che osserva nel mondo, consapevole che tutto ciò che vede sarà destinato a scomparire. Egli adotta un atteggiamento di amore e apprezzamento verso le cose effimere della vita, sapendo che non potrà goderne per sempre. Reis accetta con serenità l'ordine naturale delle cose, comprendendo che la felicità è un momento fugace, un "picco istantaneo" che non può essere mantenuto nel tempo. La sua ricerca si concentra sulla serenità orizzontale e duratura, piuttosto che su una felicità effimera e instabile. Questo atteggiamento gli consente di abbracciare la transitorietà della vita e di vivere nel presente, amando e apprezzando ciò che lo circonda. Para ser grande, sê inteiro La poesia "Para ser grande, sê inteiro" di Ricardo Reis è considerata una delle sue opere più importanti e famose. È stata pubblicata per la prima volta nella rivista "Presença" nel febbraio del 1933. Questa poesia viene interpretata come un elogio all'autoaccettazione e alla completezza. Il tema centrale della poesia è l'interezza, che può essere considerato un paradosso. L'incitamento è quello di accettare la vita nella sua pienezza e di mettere tutto noi stessi in tutto ciò che facciamo, anche nelle piccole cose quotidiane. Questo significa comportarsi come la luna che risplende nei laghi, vivendo in alto e aspirando a obiettivi elevati. L'autore ci esorta a non accontentarci di meno, ma a cercare di essere completi e interi in tutto ciò che facciamo. È un invito a vivere una vita autentica, a essere appassionati e dedicati, a perseguire i nostri obiettivi con determinazione. In sintesi, la poesia di Ricardo Reis "Para ser grande, sê inteiro" ci incoraggia a essere integrali, a metterci completamente in ogni aspetto della vita e a puntare in alto. È un messaggio di autenticità e impegno per raggiungere la grandezza. Alvaro de Campos (Algarve 15 ottobre 1890) Alvaro de Campos, uno dei eteronimi di Fernando Pessoa, è il più attivo tra i tre nel panorama letterario dell'epoca. È stato particolarmente presente nella rivista Orpheu e nei dibattiti letterari dell'epoca, e ha anche partecipato alla rivista Portugal Futurista. Rispetto agli altri eteronimi, Campos è considerato il più umano, poiché ha avuto un ruolo attivo nella vita letteraria del tempo. Nato il 15 ottobre 1890 ad Algarve, Campos era un ingegnere navale. Ha studiato in Scozia, dove si è laureato in ingegneria meccanica e successivamente in ingegneria navale. Tornato in Portogallo, non ha esercitato la professione di ingegnere. Era alto 175 cm, magro e aveva una postura curva. Aveva l'aspetto tipico di un artista dandy dell'epoca, vestito di nero, con capelli lisci pettinati con la riga da un lato e un monocolo, seguendo la moda trasandata ma ricercata degli artisti dandy. Era anche un viaggiatore e ha compiuto un lungo viaggio via mare in Oriente, da cui è nato il suo famoso poema "Opiário". Campos era l'eteronimo con cui Pessoa si sentiva più a suo agio e nutriva una maggiore simpatia, forse perché più vicino a sé come Pessoa "ortonimo". Pessoa aveva un atteggiamento protettivo nei confronti di Campos. Lo definiva un avanguardista cosmopolita. Campos era il cantore del mondo moderno e cercava incessantemente di sentire tutto in ogni modo possibile, esprimendosi attraverso uno stile torrenziale, talvolta delirante e quasi violento. Nella sua poesia, Campos celebrava la civiltà industriale e meccanica, ma mentre esaltava la civiltà moderna, metteva anche in evidenza l'alienazione dell'uomo nell'era urbana. Era l'unico dei tre eteronimi che manifestava chiare fasi poetiche distinte:
In sintesi, Alvaro de Campos era un eteronimo attivo e coinvolto nella vita letteraria del suo tempo. La sua poesia spaziava tra diverse fasi poetiche, riflettendo sia l'entusiasmo per la modernità che il pessimismo nei confronti del mondo circostante. Alvaro de Campos, a differenza di Alberto Caeiro, invoca le sensazioni nella loro totalità in modo disordinato e personale, senza seguire una logica formale o aderire a concetti altrui come scuole o correnti letterarie. Campos assorbe le sensazioni in modo soggettivo e individuale, facendo di lui il poeta delle incertezze, privo di ideologie e dogmi. Secondo Campos, osservare la realtà e ciò che ci circonda non è sufficiente, poiché nulla ha valore senza un'interpretazione personale. La cosa osservata prende vita attraverso l'analisi soggettiva e individuale. La sua poesia riflette il caos della città, un riflesso della realtà sfaccettata. Presenta un mix di allegria per il progresso e di timore per ciò che il cambiamento porterà, accompagnato da una certa nostalgia per ciò che è stato perso. I versi di Campos sono lunghi, carichi di metafore, onomatopee e spesso contengono domande. Il suo stile poetico è caratterizzato da una certa indecisione, ribellione e anarchia, proprio come il segno zodiacale della Bilancia, che è associato all'elemento dell'aria. Questo atteggiamento si traduce in una difficoltà a sentirsi parte delle strutture esistenti e in una costante ricerca di risposte a domande su ogni aspetto della vita. In sintesi, Alvaro de Campos si distingue per la sua capacità di catturare le sensazioni in modo disordinato e personale, riflettendo il caos della realtà moderna. La sua poesia esprime sia la gioia per il progresso che il timore per il cambiamento, e si presenta come una forma di espressione carica di metafore, onomatopee e domande, con un'analisi soggettiva e una certa nostalgia. Prima fase: decadentista Opiário (1915) "Opiário" è una poesia scritta da Alvaro de Campos, che Pessoa retrodata al 1914 per farla apparire come opera di Campos prima di aver conosciuto Alberto Caeiro. L'opera, composta da 43 strofe, viene dedicata a Mário de Sá- Carneiro, sia per la presenza di simbolismo nelle poesie di Sá-Carneiro, sia per condividere con lui il pessimismo espresso nell'opera stessa. L'opera si situa nel contesto del decadentismo e del simbolismo, influenze evidenti nella scrittura di Campos. "Opiário" è scritto in modo decadente, a metà strada tra le opere di António Nobre e Mário de Sá-Carneiro. È interessante notare che, sebbene cronologicamente "Opiário" sia successivo a "Ode Triunfal", eteronimicamente si colloca prima di essa, rappresentando un momento di transizione per Campos da un simbolismo decadente a un'espressione avanguardista. Il titolo stesso, "Opiário", indica che l'opera è caratterizzata da un tono decadente, derivante dall'uso di oppio, una sostanza stupefacente che era comunemente associata agli ambienti letterari dell'epoca. L'oppio rallenta i riflessi del corpo, induce uno stato euforico a livello mentale e fornisce una maggiore resistenza al dolore fisico. Pertanto, conosciamo un Campos che ha fatto uso di oppio. Inoltre, il poeta è in uno stato di ubriachezza di oppio e sogni di un Oriente impossibile, utilizzando l'Oriente come elemento esotico. "Opiário" presenta un Campos che prova orrore per la vita banale e comune, immergendosi nel mondo delle droghe e dei sogni di un Oriente lontano. È un'opera importante perché segna la transizione del poeta da un periodo simbolista a un periodo avanguardista, anticipando così l'evoluzione stilistica di Campos. In "Opiário", il lessico utilizzato da Alvaro de Campos oscilla tra il prezioso e ricercato e il comune, riflettendo l'atmosfera decadente dell'opera. I versi sono tutti endecasillabi e suddivisi in strofe, seguendo una struttura formale. In questa fase decadentista, Campos sembra stanco di vivere e afferma che la vita di bordo (riferendosi al viaggio nel canale di Suez) lo sta uccidendo. Si trova in uno stato febbrile, influenzato sia dall'uso di oppio che dal malessere causato dalla vita quotidiana insopportabile. Per lui, la vita è un peso che lo schiaccia. Campos cerca una via d'uscita dalla realtà opprimente e la trova sia nell'uso metaforico dell'oppio che nel viaggio in Oriente. Queste due dimensioni si intrecciano. L'Oriente rappresenta il simbolo delle civiltà in cui è nato il progresso, dove il sole sorge a oriente. Campos vede un rinnovamento e una speranza in questa visione dell'Oriente. Allo stesso tempo, si oppone all'Europa occidentale, dove il sole tramonta e si verifica il declino.