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Appunti delle lezioni di letterature comparate
Tipologia: Appunti
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Pirandello Il padre di Pirandello lo obbliga a sposare la figlia del suo socio in affari e prende la dote della moglie (Antonietta). Improvvisamente perde tutti i soldi e si sente inutile perché è come se fosse mantenuto dalla moglie. Antonietta accusa il marito di incesto con la figlia, che tenta il suicidio. Pirandello è un tipico siciliano, la famiglia è sacra. Nelle sue opere la donna sceglie sempre i figli, non se stessa e non il marito. Per Pirandello ci sono o le madri, molto importanti, o le donne, tentatrici. Ha questa visione fino a quando non si innamora di Marta Abba (si aggiunge la figura di una donna bella e affascinante, ma che ha dei valori morali; lo aiuta a superare parzialmente il suo maschilismo). Pirandello inizia scrivendo testi teatrali che non hanno successo. Si sente molto frustrato per questa ragione (fine ‘800). Pirandello ha cominciato a scrivere per il teatro negli anni giovanili, per poi smettere e riprendere nel 1915 per motivi economici. Angelo Musco gestiva una compagnia specializzata in testi in dialetto siciliano e gli chiede di dargli dei copioni per la sua compagnia. Il loro rapporto è complicato perché Musco è commerciale. Pirandello aspira a scrivere in italiano e intorno al 1917 comincia a scrivere per il massimo attore del tempo Ruggero Ruggeri (raffinato). “Il giuoco delle parti” è uno dei primi testi destinati a questo attore. Il suo teatro è quasi sempre ambientati in salotti eleganti. Non si capisce mai che lavoro facciano i personaggi, ma si capisce che è la classe dirigente borghese che vive di rendita. Pirandello ha tre figli, uno dei quali istituisce un teatro d’arte (in polemica col teatro commerciale dei tempi). Mettono il padre come presidente onorario della compagnia, ma lui prende sul serio questa iniziativa e si appropria del ruolo di capocomico (dal 1925 al 1928). Questa compagnia gira abbastanza per il mondo, ma la compagnia costa, quindi chiedono aiuto al governo fascista, ma non sono abbastanza quindi la compagnia chiude. Come capocomico insegna agli attori il senso profondo dei testi e impara a sua volta che il linguaggio della scena è fatto anche di molte altre cose (ad esempio luci, scenografia ecc.). Si innamora della prima attrice Marta Abba (grande differenza di età, amore travagliato). Comincia a scrivere solamente novelle.
Nel 1908 scrive “Illustratori, attori e traduttori”, un saggio che paragona gli attori ai traduttori. Si sente la sua frustrazione perché è stato rifiutato dagli attori che non erano interessati alle sue opere teatrali. Ha un’idea di come nasce un’opera d’arte di un tipo particolare: non è il prodotto di una creazione ex nihilo (dal nulla), ma il personaggio preesiste, ha una sua consistenza. Ad esempio, nella novella “La tragedia di un personaggio” del 1911, c’è un personaggio che protesta per come l’ha trattato l’autore e chiede ad un narratore di raccontarlo in una maniera diversa. Lo scrittore funziona come un ventre che rielabora delle informazioni (il seme). Pirandello ha delle intuizioni, per esempio costruisce dei personaggi come se fosse già a conoscenza degli studi di Freud. Intuisce anche l’invenzione del regista (tentativo di mettere ordine nel mondo degli attori, perché quest’ultimi inseguono il loro narcisismo). Gli attori non hanno rispetto per il testo. Il regista è un intellettuale che legge i testi nella loro totalità e capisce che la scrittura valorizza tutti i personaggi. Difende i diritti dell’autore. Non è un’idea unicamente pirandelliana, anche Michelangelo aveva idee simili con le statue e il marmo. Anche Goethe sostiene che il poeta sia un giardiniere che annaffia i fiori. Non è lui a creare, ma a prendersene cura. Benedetto Croce pensa che il teatro materiale (fatto dagli attori), al contrario del teatro mentale (la parte scritta dell’autore), abbia poca importanza. E’ semplicemente una comodità per chi non vuole leggere l’opera scritta.
Ibsen La Norvegia è un paese contadino in fase di sviluppo e si trasforma anche la classe sociale borghese. Sono la maggior parte luterani, hanno una visione cupa. Il capitalismo è dinamico e nella nuova struttura capitalistica di fine ' inizio '900, la casa è anche luogo di lavoro per questioni economiche. John Fosse: "Ibsen è l'autore più nero e più demoniaco che io sia mai letto". La critica ibseniana è rimasta incantata da "Una casa di bambola" perché è progressista. Le altre sue opere sono oscure, come, per esempio, “Il piccolo Eyolf”. Di 26 testi, ha scritto 12 nell’ultima fase della sua vita che si sono rivelati quelli più famosi e sono tutti ambientati in epoca contemporanea all’autore; il
come Darwin. Il primo analizza l'uomo e la psiche, il secondo le sue origini (la scimmia). La scimmia è violenta, non ha il senso di paternità. Quest'ultimo si è sviluppato con l'evoluzione, da uno sforzo di cultura ed educazione. Le donne sono stanziali, stanno ferme per i figli. Due grandi temi: ● paternità; ● liberazione dal "calore". Freud dice che l'animo umano è più cattivo di quello che si pensa. Una delle pulsioni è quella sessuale. Il teatro di Ibsen anticipa le teorie freudiane.
Il teatro La tradizione teatrale recuperata che rinasce all'interno della corte è scritta una elite. Prevalgono le commedie perché i ricchi vogliono divertirsi. Nell'Ottocento, l'elite borghese capisce che può servire non solo come divertimento, ma anche per identificarsi. Matura il dramma, punto di incontro: come nelle commedie, i personaggi possono essere umili, ma la storia è drammatica come nelle tragedie. La borghesia ritiene la commedia troppo stretta, la tragedia troppo larga. Nasce il “teatro gastronomico”, a teatro si “digerisce”, parlando in modo figurato. Spesso gli intellettuali che colgono i problemi della società vengono dai paesi marginali, hanno una capacità 'profetica', come per esempio, Strimmer (svedese) e Cekhov (russo). Ibsen mette delle didascalie molto lunghe. È un fenomeno che comincia nel '700, è uno sforzo di definizione dell'ambiente. L'autore funzionava da regista, ma solo nel diciannovesimo secolo nasce la regia. Gli attori hanno un rapporto disinvolto con il testo, lo cambiano in base al loro desiderio. Il regista nasce come colui che difende il punto di vista del testo, impone la disciplina agli attori. Le didascalie sono un modo per contribuire alla rappresentazione. Brecht (marxista), un autore tedesco della Seconda Guerra Mondiale, ha teorizzato il concetto di straniamento. Crede che il teatro debba servire per promuovere la causa contro il capitalismo. Il teatro deve diventare diverso da com’è ora (basato sull’immedesimazione). L’attore si immedesima nel personaggio; nella misura in cui l’attore si immedesima nel personaggio,
favorisce un secondo processo di immedesimazione: il pubblico a sua volta si immedesima nell’attore. In questo modo, attraverso il doppio processo di immedesimazione, il pubblico è portato a condividere la storia che il personaggio presenta. Siccome tutto il teatro è scritto da intellettuali che sono al servizio del potere (visione marxista), occorre smontare il funzionamento di questo teatro attraverso una “recitazione epica” (con un narratore che racconta). Nel testo teatrale Brecht fissa una distinzione tra teatro aristotelico (fino al ‘900, il testo si presenta da solo, gli attori parlano direttamente al pubblico e c’è la doppia immedesimazione) e teatro epico (i personaggi non si presentano al pubblico, ma sono filtrati dal “io epico” e la storia viene anticipata; spesso si usano i cartelli con scritto le didascalie che anticipano degli eventi). Il teatro epico serve a sviluppare lo spirito critico e non essere quindi prigioniero della storia (si toglie la “sorpresa”). E’ una tecnica di composizione del testo. L’attore brechtiano deve distanziare, rendere strano, uscire dalla sua parte e far vedere allo spettatore che si sta staccando dal personaggio (fatto grazie a cambio di luci o cambiamento di posizione sul palcoscenico; eventualmente si rivolge anche al pubblico direttamente).
Gli antichi greci I greci avevano la capacità di rappresentare nelle loro opere vicende molto trasgressive. Dai greci in poi, il testo viene scritto per essere rappresentato e non solo letto. Per esempio, il complesso di Edipo teorizzato da Freud proviene dall’opera "Edipo Re" di Sofocle. Freud la usa come chiave della sua psicanalisi: crescere vuol dire liberarsi dal complesso di Edipo. Per gli antichi greci il teatro era importante, era un evento di massa per svagarsi e soprattutto una funzione pubblica pagata dallo Stato. È come se fosse un luogo di cultura, di autoidentificazione. La società greca è molto maschilista e misogina, infatti il maschio aveva tre figure femminili nella sua vita: moglie, schiava e cortigiana. I greci capiscono che la convivenza tra l'uomo e la donna non sia semplice: l'uomo ha un lavoro, la donna sta a casa. Atena, per esempio, nasce dalla testa di Zeus e rappresenta il rifiuto della carnalità: una donna forte, infatti, ha bisogno di un compagno non troppo visibile.
bottino di guerra (vedeva il futuro perché amata da Apollo, che ha rifiutato; perciò nessuno le crede). Clitennestra lo ammazza con la spada di Egisto, il suo nuovo compagno, per vendicare la figlia. È una specie di protofemminismo (prototipo, "prima"), rivendica il suo onore. Eschilo intuisce la sofferenza della donna abbandonata, però il figlio la accusa di essere stata "seduta" in casa mentre il padre "lavorava", cioè combatteva.
Medea E’ un’opera scritta da Euripide che parla di una principessa barbara, Medea, che si unisce a Giasone, eroe greco con cui ha due figli. È sfacciato a chiedere la complicità della moglie per sposare una donna ricca Glauce, figlia del re di Corinto perché Medea si è sacrificata venendo in Grecia. Uccide la sua nuova donna e uccide i due figli mostrando al marito i loro corpi senza vita, privandolo della prole.
Fedra Un’altra opera scritta da Euripide. Teseo è un eroe ateniese che va in spedizione a Creta. L’espressione "piantare in Nasso" viene proprio da questa opera: Teseo ha abbandonato Arianna su quest'isola, sposando poi la sua sorella più piccola Fedra.
Una casa di bambola Ibsen è attento alle dinamiche della società e soprattutto della famiglia. La sua opera più famosa è "Una casa di bambola". Si affrontano temi come lavoro (il marito della protagonista diventa dirigente di banca) e divisione dei ruoli (moglie a casa coi fogli). In "Una casa di bambola", il padre della protagonista viene ispezionato dal futuro marito della figlia, ma chiude un occhio su tutte le irregolarità. Un giorno, durante il litigio, le rivela di averlo coperto. Si capisce che si è "comprato" la moglie. Lei è fredda perché è il padre è vedovo e lei è figlia unica (schema che sottolinea il loro legame forte, come se facessero coppia: incesto mentale). È abituata a stare con un uomo più anziano.
Il marito tratta la moglie come una bambola (se ne prende cura). Quando lui si sente male, lei chiede un prestito e falsifica la firma del marito. È ricattata dall'uomo che ha fatto il prestito (lavora nella banca del marito) perché non vuole essere licenziato. Il marito è terrorizzato dallo scandalo perché è direttore di banca. Nell'ultimo atto, si capisce che è egoista, perché nella situazione difficile, ha pensato solo al suo lavoro. Lei è un'eroina perché gli ha salvato la vita senza farglielo sapere. Credeva un eroe anche il marito, ma non è così. Lo compara a suo padre che l'ha trattata come una bambola. Si stufa e se va di casa senza figli.
Il costruttore Solness " Pensare, volere, desiderare, averne voglia " è un crescendo e Ibsen li mette in corsivo nella versione originale. L'uomo che ha baciato la bambina ha rimosso l'evento. Alla fine lo confessa, ma non si capisce se effettivamente se lo ricordasse. Chiede se sia successo altro, lei risponde di no (perché sono arrivati gli altri ospiti). Lei gli ricorda che aveva promesso di tornare tra dieci anni a riprenderla. Lui sottolinea di essere sposato. Lei è una bambina un po' perversa, che voleva essere rapita da lui. Ha una componente masochista. Si rivedono dieci anni dopo, nello stesso mese, lo stesso giorno e alla stessa ora. È un sistema circolare. Lei si è innamorata per la sua disposizione alle cose strane e poi, perché è stata sedotta. Lui l'ha trattata da donna grande, con complimenti e baci. La ospita per una notte a casa sua, trattandola da figlia. Lei gli chiede di divorziare dalla moglie (in effetti sono in pessimi rapporti). Lui poi ripropone la domanda, perché non è sicuro dell'accaduto. Confessa che era una cosa che lo tentava. È rimasta tentata dal fatto che lui ha messo la corona d'alloro sul Palazzo nuovo. È affascinata dalla forza, non dalle altre caratteristiche. Lui è incantato dai vichinghi perché rapivano le donne (non lo dice, lo censura). Lei completa la frase. Lui rimane stupito e dice che le stupravano. Dopo la liberazione, le donne stavano comunque con i conquistatori. Lei dice di capirle. Lo definisce eccitante ( essere catturata , non rapire). Lei chiede di mettere di nuovo l'alloro, lui ha paura ma va comunque e muore cadendo. E’ molto simile alla cartella clinica di Dora, una paziente di Freud che scappa dall'uomo che l'ha baciata perché le piace, ma non voleva ammetterlo.
vuole farla tornare con lui, ma lei non ne ha nessuna intenzione. Si capisce che lui l'ha abbandonata perché rievoca dei litigi, dove lui la insulta con nomignoli come “bastarda” o “figlia di puttana”, per questo si capisce che non sia sua figlia. Lui vuole parlarle, ma lei non vuole (dice che non vuole un 'rendez-vous', quindi sa qualcosa di francese). Si legge nel testo che la madre ha servito il ciambellano per tre anni e Regine insinua che a furia di tormenti, il padre abbia fatto morire la madre. Lo chiama infatti “pied de monton” (come il diavolo, un caprone). Ci fa capire che è un personaggio diabolico. Lei cambia tono, chiedendogli perché la vuole a casa sua. Rivela di essere un’opportunista. Vuole capire se può trarre vantaggio dal suo piano, è un personaggio calcolatore. Deve essere astuta perché è povera. Spiritualmente un po' gli assomiglia. Il falegname ha messo da parte dei soldi (anche se ne spendeva molto in osteria), forse perché dormiva e mangiava dai signori dove lavorava. Il suo piano era quello di chiedere un aiuto economico al reverendo per impiantare un piccolo locale nel vicolo di porto. Ha una sua intelligenza commerciale (il porto è uno luogo di scambio). Vuole sfruttare Regine e farla lavorare, usandola per attirare i clienti e promettendole ricchezza ed abbondanza. Lo scambio di battute comincia bene, ma si rovina quando lui le chiede dei soldi, poi chiede anche della stoffa. Il suo ragionamento per convincerla è abile, perché le fa immaginare il suo triste futuro nella casa dei signori: occuparsi degli orfani. Lei però vuole sposare il figlio della padrona essendo molto ambiziosa. Lei è cinica, capisce che vuole farla prostituire. Se è questa la sua prospettiva, se la gestisce lei, dice, perché non vuole sposare capitani o uomini di mare: non hanno "savoir-vivre", sono rozzi. Negli ultimi due anni Regine si è sviluppata fisicamente, nella Norvegia dell'Ottocento infatti, il menarca arrivava abbastanza tardi. Vivendo in casa di signori, è diventata sensibile alla raffinatezza dei modi, alzando gli standard. Lui fa un'allusione a sua madre, dicendo che ha avuto una relazione con un inglese che le ha dato tanti soldi. Lei si irrita e lo caccia, dicendo di non sbattere la porta perché il padrone sta dormendo. Lui capisce che lei ha un progetto più elevato. In Ibsen, le didascalie a volte sono più interessanti delle battute.
Lei impedisce che il padre e il pastore si incontrino, si aggiusta i capelli e si mette a lavorare. È una sceneggiata perché si finge sorpresa volendo sembrare una lavoratrice diligente e carina, dando un'impressione di serietà. Ha infatti anche un piano b, sedurre il reverendo (i luterani si possono sposare). È un'arrampicatrice sociale. Il loro dialogo sembra un'eco a parti invertite del dialogo col padre, lei vuole passare come quella di fede, parlando di pioggia, benedetta perché l'acqua porta fertilità. Si deve sottolineare che il pastore chieda se il padroncino sia arrivato sano e salvo. Al reverendo è stato chiesto dal falegname di riportare Regine a casa: infatti cita il "dovere figliare", perché il padre è povero e vedovo e lei dovrebbe occuparsene. Nella scala sociale, la padrona è più importante del pastore, quindi dice che prima bisogna chiedere il suo consenso "con buone maniere" (anche lui è tartufesco). Regine insinua che il falegname può approfittare di lei (non è più una bambina) e che non è suo padre. Le due cose sono legate. Lei allude di voler piuttosto lavorare nella casa del pastore e diventare eventualmente sua amante essendo lui un signore rispettabile, ma solo. La campagna è una solitudine sociale, ma quando fa riferimento al pastore che vive in città ed è solo, allude alla solitudine carnale. Regine vuole dirigere l'orfanotrofio e avere il potere. Lei procede per gradi per tutta la scena cercando di sedurre il pastore Manders, ma lui si ritrae. Si vanta per affermare di essere brava. Lui è un uomo brillante in città. La padrona Alving l'ha invitato anche perché deve amministrare l'apertura dell'orfanotrofio. Lui è un uomo di potere, è nei consigli di amministrazione. Sottolinea che è stato difficile inserire questo impegno nella sua agenda. La padrona, Helene, vuole farlo dormire a casa sua, si intuisce che hanno avuto una specie di relazione: si amavano, ma lei era già coinvolta in un matrimonio combinato. Adesso lei sarebbe comunque disponibile per un rapporto affettuoso, ma lui si ritrae perché è stato rifiutato, si è offeso. Teme che la gente parli, ci tiene alla sua reputazione. Diverse volte è andato a trovarla per parlare di burocrazia dell'orfanotrofio, ma non ha mai dormito da lei.
Un fiume cassico è un fiume che si nasconde in certi tratti. L'amore verso il reverendo è come questo fiume. Lei sottintende che il figlio la ami, mentre il pastore no. Il marito è morto da dieci anni e il figlio ormai ha circa ventisette anni. La padrona vuole aggiornarsi sul mondo dove ha lasciato vagare il suo figlio così a lungo attraverso i libri di sinistra. Il pastore ha la premonizione che sia stato male influenzato dall'ambiente europeo. È spaventato che diventi come il padre, perché Parigi è libertina e lui fa il pittore. È un luogo della tentazione. Quando arriva Osvald, il pastore non lo riconosce. Scende fumando una pipa e quando si accorge della presenza del pastore, dice che è il figlio prodigo (il termine “figlio prodigo” si riferisce ad un figlio che ritorna a casa dopo aver sperperato le sue ricchezze). Si accusa da solo, perché Osvald sa bene di fare una vita dissoluta a Parigi. Il pastore è un po' sospettoso perché non era d'accordo sulla professione del ragazzo, a parole della madre. Si capisce che un certo rapporto è rimasto tra i due ex amanti. Lui è un amico di famiglia, un padre spirituale per Osvald. Il pastore dice che non è contrario alla professione di pittore in assoluto. La madre è sicura che il figlio sia rimasto incorrotto, ma si illude, perché si è sacrificata per lui. La didascalia ci fa capire che il figlio si sente a disagio (movimenti prossemici: si allontana e dice 'sì, ma lasciamo perdere'). Lui ha la sifilide e sa di averla. Osvald evita di parlare della sua professione, perché ha qualcosa da nascondere. Il pastore fa un elogio del ragazzo (ha letto i giornali che ne hanno parlato bene), ma intende dire soprattutto che negli ultimi anni si sia divertito e basta. La madre è molto sulla difensiva, dicendo che un pittore debba anche riposarsi, mentre Osvald dice che effettivamente ha dipinto poco ultimamente. Il pastore si aspetta che il figlio dica qualcosa per assucurarli, per confermare le parole della madre. Osvald però cambia discorso parlando del pranzo. È contenta che abbia appetito, perché vuol dire che sta bene. Il pastore sottolinea che fuma tabacco (“Bacco, Tabacco e Venere riducono l'uomo in cenere”) e Osvald si sente punto e dice che ha trovato la pipa nella camera del padre. Infatti, il reverendo dice di vedere in lui il padre. Osvald si ricorda che da bambino il padre da ubriaco gli ha fatto fumare (un oggetto che fa riaffiorare un ricordo come la petite madelaine di
Proust) e lui ha vomitato. La madre cerca di farlo tacere, facendo passare il ricordo per un sogno. Nella didascalia dice che il figlio si è messo in fondo, vicino ai fiori per nascondersi. Lei non vuole che assomigli al padre, dice che somiglia a lei o, anzi, che somiglia al reverendo (vuole che sia effettivamente così). Lei è aggressiva, vuole nascondere la verità. Osvald ha dei sospetti, vuole capire il motivo per cui è stato cacciato. Ha vissuto il collegio come una punizione. Cerca di capire di chi sia la colpa, pensa che sia la madre perché il padre era un santo. Ciononostante, il ricordo della pipa lo fa sospettare di tutto. Poi chiede, "papà faceva spesso questi scherzi?" (il pastore dice che nella giovinezza era un ragazzaccio). La contraddizione sta nel "tuttavia" (da un lato faceva scherzi, dall'altra era un benefattore). Dice anche che non è diventato vecchio (allusione alla sifilide). Il ragazzo si fida di più del suo ricordo nitido, non di ciò che dicono gli altri. Sta facendo un'indagine e non capisce se la sifilide fosse colpa sua o del padre (credevano fosse ereditaria). Il dialogo è come un duello, la madre deve giustificarsi perché il figlio sta prendendo le posizioni del pastore ed è in crisi perché adesso è isolata. Si capisce che il reverendo sia maschilista quando esprime il suo apprezzamento per il focolare "paterno", il quale Osvald non ha conosciuto. Osvald dice che l'ha conosciuto attraverso amici, soprattutto quelli che convivevano senza essere sposati, questo scandalizza il pastore. Il figlio è agitato, quindi va a fare due passi. La madre dà ragione al figlio; il pastore la rimprovera dicendo che ha salvato il loro matrimonio quando ad un anno dalle nozze, lei è fuggita dal marito ed è andata dal pastore, dicendo di prenderla. Dopo di ciò, lei ha imposto al marito di trasferirsi in campagna perché ci sono meno tentazioni e si dà meno nell'occhio. Lei si arrabbia era emancipata anche prima di aver letto i libri di sinistra. Il pastore ci tiene alla sua posizione e fa delle accuse molto pesanti: dice che come ha rinnegato il matrimonio, così ha anche rinnegato il figlio, che è stata dominata da uno spirito maligno e che ha chiamato l'orfanotrofio nel nome del marito perché si sentiva in colpa. In più, dice che è egoista, che ha voluto inseguire il piacere. Dopo un momento di silenzio, lei parla e risponde che
Il pastore non sa se riuscirà a lodare il ciambellano all'inaugurazione sapendo la verità. Lei dice che riuscirà, visto che c'è l'ipocrisia borghese. Lei dice che dopo l'inaugurazione, cacceranno l'immoralità dalla casa. L'orfanotrofio costa esattamente quanto aveva raccolto il ciambellano, perché lei non vuole più usare dei soldi sporchi. Si sente una sedia che cade e la voce di Regine sussurrante che rimprovera Osvald. I due adulti li sentono, lui dice che sono gli spettri. Il pastore intuisce che Regine è la figlia del ciambellano. Helene vacilla camminando perché è sconvolta dalla tresca tra i giovani. Intuisce la natura del giovane. È umiliata perché sia il marito che il figlio hanno avuto una cameriera come amante. Per le cameriere questa situazione è come una rivincita di donna. Accetterebbe il loro matrimonio per evitare lo scandalo, però poi capisce che non fa per lui perché non è alla sua altezza.
Secondo atto Nel secondo atto è passata un'ora dal primo. C'è un clima di sospetto, grazie alle porte socchiuse o chiuse perché così è possibile guardare o origliare. Il salotto è il luogo principale, circondato da altre stanze. La padrona manda Regine in stireria per allontanarla e si assicura che sua andata, poi chiude la porta. Il clima di sospetto viene confermato dal pastore che dice 'lui non può sentire nulla' (si pensa che origli). La padrona è rassicurata dalla porta chiusa e dal fatto che Osvald deve uscire. Vogliono parlare perché è un incesto tra i due, va prevenuto. Il pastore tende a sdrammatizzare, però è arrabbiato perché il falegname non gli ha detto la verità. Il pastore chiede della cifra data alla madre di Regine, scoprendola dice che è una donna caduta (“per trecento ignobili talleri il falegname però l'ha sposata”). La padrona definisce il defunto marito un uomo caduto per il suo comportamento, ma il pastore non le dà ragione. Lui è accecato dalla morale, non vede la convenienza. La critica sta nel fatto che la scalata sociale riguarda sia i poveri che i ricchi. Tutti hanno sete di denaro.
Il sentimento che risorge adesso è l'amore per il figlio e la malinconia perché non ha potuto sposare il pastore. Sono due costanti, ma a volte vengono nascoste. Si rammarica per le scelte fatte, cioè aver sposato il ciambellano. La borghesia non vuole mai vedere i suoi limiti. Engels dice che il matrimonio borghese è una specie di prostituzione Il pastore sottolinea che il matrimonio tra i due borghesi era legittimo perché hanno consultato le famiglie e il cuore (perché forse aveva dei sentimenti). La padrona nega, dice che sperava avesse capito che amava il pastore al tempo, nonostante l'avesse rifiutato sotto consiglio dei familiari. Lei dice questo senza guardarlo perché si vergogna. Lui non vuole ricordarsi di questo, è “rimozione” freudiana. Parla come se non fosse mai successo nulla. Lui risponde con voce diversa perché è imbarazzato, ha capito che ha involontariamente illuso la donna (dice che non sarebbe stato un ospite così frequente a casa loro nel primo anno; lei era scappata proprio perché sono rimasti vicini, il suo affetto aumentava). La padrona si rende conto che tutte le sue scelte le hanno causato sofferenza. Si sente imprigionata. Il pastore dice che ha illuso il figlio col mito del padre e non vuole che stia con Regine. Helene è contraddittoria. Dice che vuole che tra Osvald e Regine ci sia la verità, però poi dice che accetterebbe la loro relazione se fosse una cosa seria e per amore (almeno in teoria). È una posizione spregiudicata. Lui è disgustato moralmente e socialmente perché sono fratellastri e perché sono di due classi sociali diverse. Si vede che lei resiste quando dice che Regine non è quella giusta. Ripropone l'idea che sono i genitori che scelgono per i figli. Lei non è onesta. Non si è mai sicuri che un incesto non si riproponga in futuro. Helene dice di leggere quei libri per capire dove ha sbagliato col pastore. Ha capito che la vita deve basarsi sulla sincerità. Lui è turbato. Di nuovo la chiama per nome. Protesta, si crede un eroe perché non ha ceduto alla tentazione. È audace per ammettere che lei abbia detto "prendimi" anni fa. Il fatto che abbia frequentato casa loro avrebbe alimentato molti gossip se avesse accettato di stare con lei (penserebbero che hanno fatto sesso a casa del marito).
Il reverendo lo rimprovera per avere accettato il denaro. Il falegname mente e nega (non sa che sia stata la padrona a dare quei soldi). Non capisce più nulla e guarda la padrona. Il falegname poi si ricorda ma dice di non aver preso un soldi (capisce che Helene sa qualcosa). Dice di aver usato i soldi per l'educazione della figliastra, essendo stato un buon padre (non poteva restituirlo perché il “turista” inglese che avrebbe impregnato sua moglie se n'era andato). È credibile perché bilancia le sue belle parole con i suoi limiti. Dice che, come predicava San Paolo, ha esercitato la propria influenza su Joanne, ma anche che è comunque un povero peccatore. Il pastore è convinto e gli chiede perdono. Allora il falegname chiede di finanziare il suo progetto, chiamandolo "il focolare dei marinai". Se ne va e chiede di avere cura di Regine al posto suo, facendo finta di essere affezionato. Il pastore dice che non bisogna giudicare, lei lo chiama un bambino. Riemergono di nuovo i sentimenti, la padrona cerca la reciprocità dicendo di volergli gettare le braccia al collo. La sua abilità sta nel procedere gradualmente e facendo capire che lo abbraccia come lo si fa con un bambino, ingenuamente. È prudente, ma lui si tira indietro. Lei sorride e dice che non deve avere paura di lei perché lei non ha intenzioni sinistre. Lui risponde male perché ha paura di cadere in tentazione (dalle didascalie si capisce che si tira indietro e si rifugia dietro il tavolo). Se ne va. Lei sospira perché è delusa. Osvald non è uscito quindi può avere sentito tutto, lei è scandalizzata. La porta è stata aperta da lui. Non si sono accorti perché c'erano le portiere, tende che proteggevano le porte dagli spifferi.
Scoprendo che Osvald origlia, il suo personaggio diventa sospetto. Da quando rientra in scena, c'è di nuovo un combattimento madre-figlio, diverso da quello di prima. Lui sta continuando a bere, lei lo invita nel salotto permettendogli di fumare il sigaro (lei non permetteva però di fumare la pipa perché ricordava il marito defunto). Lui chiude la porta. Osvald si assicura che il pastore sia andato via, lo chiede due volte perché sta perdendo lucidità. Lei dice che non deve rimanere troppo a tavola (perché beve troppo).
La prende in giro, riprendendo la parola "mamma". Dice di non poter lavorare qua. Lei dice di preferire vederlo lontano, ma felice. Lui non è sicuro che sia effettivamente così, la accusa infatti di aver vissuto bene senza di lui. Lei gli dà ragione. Lui è nervoso e non la guarda in faccia per attenuare il confronto. C'è silenzio, quindi tensione. Lui va avanti e indietro perché sta pensando a cosa dire. Lui dice di essere intellettualmente finito e scoppia a piangere. Nell'Ottocento era il medico che veniva a casa. Quando gli ha fatto visita, gli aveva fatto tante domande e ha detto che dalla nascita avesse qualcosa di sbagliato (i peccati dei padri si ripercuotono sui figli). È a casa perché vuole mostrargli le lettere della madre. Lui vuole bere ancora, lei suona il campanello e arriva Regine. Le viene chiesto di portare la lampada (è crepuscolo) e di portare mezza bottiglia di champagne (non vuole che beva troppo). Lei non beve. Il comportamento di Osvald alterna la dolcezza e l'attacco. Lei dice di non potergli ormai negare nulla, lui su questa nota è felice. Dice che sono stati molto silenziosi durante il pranzo (premessa perché vuole metterla i difficoltà nel discorso successivo), vuole farle capire che ha sentito e ricattarla. Lei confessa. Lui poi le chiede come trovi Regine perché vuole portarla a Parigi. La cosa scandalosa è che parla alla madre di Regine come ad un altro maschio. Lei dice che una cameriera non è adatta a lui, cerca di bloccarlo (a lui non interessano i suoi limiti sociali). È protettiva anche di Regine, non vuole che rimanga incinta di lui. Osvald dice che Regine è la sua unica salvezza (reazione brutale, balza in piedi). La madre chiama la cameriera per portare altro champagne (ci mette più tempo perché quelle intere sono in cantina, non le usano mai). Lui sottolinea che lei ha sempre voluto venire con lui (due anni prima quando le ha fatto la promessa di portarla a Parigi). Il flashback è importante perché lui sottolinea che lei si è sviluppata ed era pronta ad accoglierlo. La madre è messa con le spalle al muro, deve accettare. Lei lo fa bere (come faceva col padre, cede). Dice che anche in campagna si può fare una bella vita. Lui prende bicchiere anche per Regine (è stupita, dice che la padrona ha già un bicchiere; lei è intimidita, sta ferma e guarda Helene perché è lei che comanda), lui capisce e dice "ebbene?". La signora cede e dice di prenderlo.