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Lezione Maffei 12.11.21, Appunti di Storia Dell'arte

Lezione Maffei 12.11.21, opere giovanili a partire da "Le tentazioni di Sant’Antonio".

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 04/01/2026

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MAFFEI 12.11.21
Sin da subito la vita di Michelangelo si connota come quella di un’artista che imita l’antichità ma in
particolare di riuscire a mimetizzarle raggiungendo un livello eccezionale. Circa le opere giovanili di
Michelangelo si sa veramente poco poiché sono opere su cui non si lavoro molto se non negli ultimi
dieci anni, nonostante Condivi e Vasari ci diano delle informazioni. Nella sua prima fase è un
percorso molto tortuoso in cui Michelangelo imita Donatello, anche grazie al suo maestro Bertoldo
che ebbe rapporto con quest’ultimo. Per opere giovanili si intende la prima parte della volta prima
della svolta epocale della Pietà vaticana a fine 400, opera in cui è visibile la straordinaria capacità
scultorea di Michelangelo. Le opere giovanili erano manchevoli di una adeguata documentazione e
soprattutto i pregiudizi storico-critici legati allo stile giovane del Michelangelo, ignorando appunto la
sua parte di giovane artista (vedi articolo Calligoti). La primissima opera citata nelle biografie è una
tempera su tavola che gli studiosi con vari dubbi e opposizioni la identificarono con Le tentazioni di
Sant’Antonio, composizione non michelangiolesca ma derivante da stampe di un'artista olandese
Martin Schonguer. I mostri che avvolgono Sant’Antonio rappresentano le tentazioni che lo
avvolgono per sviarlo dalla sua contemplazione di Dio.
Michelangelo aggiunge il colore
Secondo Condivi e dunque anche secondo Vasari, questa diviene la tavola che descrive il primo
autentico riconoscimento a Firenze delle sue capacità, aveva appena 14 anni siamo infatti nell’89,
dopodiché nelle vite Condivi cita il ritratto di un uomo vecchio Michelangelo si distingue per aver
fatto un ritratto di una persona così simile al vero da far sorprendere la persona stessa. Nelle fonti
emerge molto l’elemento di Michelangelo che imita l’antico e si vedono i tentativi di elevarsi anche
con il copiare un’artista fiammingo come Schonguer. Succede poi una cosa molto importante nella
vita di Michelangelo ovvero la morte di Lorenzo il magnifico nel 1492 (vicenda del Fauno che apre la
casa a Michelangelo …). Dopo questa morte molto significativa Michelangelo fa due opere l’Ercole di
marmo poi nel 1493 il Crocifisso di Santo Spirito. Michelangelo va a bologna dove entrando a
contatto con i Domenicani di bologna, dove scolpisce un’opera, anzi termina un’opera ultimata molti
secoli prima da Nicolo dell’Arca che però morì, scolpendo tre piccole sculture il San Rocco, il San
Petronio ed un angelo reggi candela molto importate. Inizia il periodo romano che darà grandi
risultati si apre infatti con il Bacco e continuerà con il Cupido.
LE TENTAZIONI DI SANT’ANTONIO
Condivi ci racconta il modus operandi di Michelangelo nelle Tentazioni di Sant’Antonio.
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MAFFEI 12.11.

Sin da subito la vita di Michelangelo si connota come quella di un’artista che imita l’antichità ma in particolare di riuscire a mimetizzarle raggiungendo un livello eccezionale. Circa le opere giovanili di Michelangelo si sa veramente poco poiché sono opere su cui non si lavoro molto se non negli ultimi dieci anni, nonostante Condivi e Vasari ci diano delle informazioni. Nella sua prima fase è un percorso molto tortuoso in cui Michelangelo imita Donatello, anche grazie al suo maestro Bertoldo che ebbe rapporto con quest’ultimo. Per opere giovanili si intende la prima parte della volta prima della svolta epocale della Pietà vaticana a fine 400, opera in cui è visibile la straordinaria capacità scultorea di Michelangelo. Le opere giovanili erano manchevoli di una adeguata documentazione e soprattutto i pregiudizi storico-critici legati allo stile giovane del Michelangelo, ignorando appunto la sua parte di giovane artista (vedi articolo Calligoti). La primissima opera citata nelle biografie è una tempera su tavola che gli studiosi con vari dubbi e opposizioni la identificarono con Le tentazioni di Sant’Antonio, composizione non michelangiolesca ma derivante da stampe di un'artista olandese Martin Schonguer. I mostri che avvolgono Sant’Antonio rappresentano le tentazioni che lo avvolgono per sviarlo dalla sua contemplazione di Dio. Michelangelo aggiunge il colore Secondo Condivi e dunque anche secondo Vasari, questa diviene la tavola che descrive il primo autentico riconoscimento a Firenze delle sue capacità, aveva appena 14 anni siamo infatti nell’89, dopodiché nelle vite Condivi cita il ritratto di un uomo vecchio Michelangelo si distingue per aver fatto un ritratto di una persona così simile al vero da far sorprendere la persona stessa. Nelle fonti emerge molto l’elemento di Michelangelo che imita l’antico e si vedono i tentativi di elevarsi anche con il copiare un’artista fiammingo come Schonguer. Succede poi una cosa molto importante nella vita di Michelangelo ovvero la morte di Lorenzo il magnifico nel 1492 (vicenda del Fauno che apre la casa a Michelangelo …). Dopo questa morte molto significativa Michelangelo fa due opere l’Ercole di marmo poi nel 1493 il Crocifisso di Santo Spirito. Michelangelo va a bologna dove entrando a contatto con i Domenicani di bologna, dove scolpisce un’opera, anzi termina un’opera ultimata molti secoli prima da Nicolo dell’Arca che però morì, scolpendo tre piccole sculture il San Rocco, il San Petronio ed un angelo reggi candela molto importate. Inizia il periodo romano che darà grandi risultati si apre infatti con il Bacco e continuerà con il Cupido. LE TENTAZIONI DI SANT’ANTONIO Condivi ci racconta il modus operandi di Michelangelo nelle Tentazioni di Sant’Antonio.

  • Condivi, Vita: «Et essendogli messa inanzi dal Granacci una carta stampata, dove era ritratta la storia di santo Antonio, quand’ è battuto da Diavoli, della qual era autore un Martino d’Ollandia, uomo per quel tempo valente, la fece in una tavola di legno et accomodato dal medesimo di colori et di pennegli, talmente la compose et distinse, che non solamente porse maraviglia a chiunche la vedde, ma ancho invidia, come alcuni vogliano, a Domenico, più pregiato Pittore di quella età, come in altre cose di poi si puote manifestamente conoscere. Il qual per far l’opera meno maravigliosa, solea dire essere uscita dalla sua bottega, come s’egli ce n’avesse parte. In far questo quadretto, per ciò che oltre all’effigie del santo, c’erano molte strane forme et mostrosità di demoni, usò Michelagniolo una cotal diligenza, che nessuna parte coloriva, ch’egli prima col naturale non avesse conferita, si che andatosene in pescheria, considerava di che forma et colore fusser l’ali de pesci, di che colore gli occhi, et ogn’altra parte, rappresentandole nel suo quadro, si che conducendolo à quella perfettione che seppe, dette fine allora ammiratione al mondo, et come ho detto qualche invidia al Ghirlandaio, la quale viè più si scoperse, che essendegli da Michelagnolo un giorno ricercato d’un suo libro di ritratti, nel qual eran dipinti pastori con sue pecorelli et cani, Paesi, Fabriche, rovine et simiglianti cose, non gnene volse prestare» Qui è il vecchio Michelangelo che si ricorda di questo episodio. Vasari ci racconta lo stesso episodio con lievissime diversità:
  • Vasari: «E ciò era che tutto il sapere e potere della grazia era nella natura essercitata dallo studio e dall’arte; per che in Michelagnolo faceva ogni di frutti più divini [che umani], come apertamente cominciò a dimostrarsi nel ritratto che e’ fece d’una carta di Martino Tedesco stampata, che gli dette nome grandissimo. Imperò che, essendo venuta allora in Firenze una storia del detto Martino, quando i Diavoli battano Santo Antonio, stampata in rame, Michelagnolo la ritrasse di penna, di maniera che non era conosciuta, e quella medesima con i colori dipinse: dove, per contrafare alcune strane forme di Diavoli, andava a comperare pesci che avevano scaglie bizzarre di colori; e quivi dimostrò in questa cosa tanto valore che e’ ne acquistò e credito e nome. Contrafece ancora carte di mano di varii maestri vecchi, tanto simili che non si conoscevano, perché, tignendole et invecchiandole col fummo e con varie cose, in modo le insudiciava che elle parevano vecchie, e paragonatole con la propria, non si conosceva l’una dall’altra; né lo faceva per altro, se non per avere le proprie di mano di coloro, col darli le ritratte, che egli per l’ecc[ellenza] dell’arte amirava e cercava di passargli nel fare: onde n’acquistò grandissimo nome». L’episodio di Michelangelo e l’amorino o quello di Michelangelo che contraffà l’antico qua in Vasari sono preceduti da Michelangelo che contraffà i maestri mischiando la contraffazione della relata con l’imitazione dei maestri. Condivi racconta con piacimento questa prima parte dell’artista dove vi è nuovamente una contraffazione di un’artista che prende una copia partendo dall’originale e la svela. Nella prima parte della produzione Michelangelo imita un maestro fiammingo, contraffà un’opera e lo fa fedelmente, ricopia un Fauno modernizzandolo e con la centauromachia copia i rilievi pisani e con la madonna si rifà Donatello, vi è poi un periodo bolognese. Si arriva poi all’Ercole la prima opera che Michelangelo realizza dopo la drammatica morte del suo grande protettore. L’Ercole è di marmo inutilizzato che egli con la sua grande capacità riesce a far rivivere (uno dei topoi michelangioleschi) ce ne parlano sia Vasari che Condivi.

ciò si vede dal panneggio dell’angelo di tipo tardo-gotico. Un filosofo Pinder introduce il concetto della non contemporaneità del contemporaneo: quando si fa storia dell’arte e diciamo 1494 - 5 diamo un anno, ma gli artisti che vivono quell’anno non sono contemporanei di gusto perché uno è alla fine del suo percorso ed ha in gusto diverso, mentre un altro artista è all’inizio della sua carriera ed ha un gusto innovativo. Dunque, Michelangelo nel periodo bolognese opera questa integrazione e sperimenta questo suo gusto per la fisicità.

  • San Giovannino in Andalusia
  • Madonna di Manchester, tavola non finita che all’inizio del suo percorso critico Opera che si trova alla national gallery, tempera su tavola. Il nome deriva che nel 1547 fu esposta ad una mostra e fu attribuita per la prima volta a Michelangelo. Inizialmente era attribuita al Ghirlandaio suo maestro, Irst dice che questa la riprova che il giovane Michelangelo si vede questo stile della bottega del suo maestro è Irst dunque che attribuisce questa tavola incompleta. Molto interessante è la figura del San Giovannino stesso, molto scultorea ed in stretto contatto con le opere venute fuori ora con cui fare confronto. CROCIFISSO LIGNEO 1493

Fisicità delicata, è un corpo giovanile. Fu difficile anche a causa dei pregiudizi riconoscere alcune opere di Michelangelo, difatti quest’opera inizialmente fu esclusa. Secondo Callioto Michelangelo sperimenta cose che non si direbbero. Nella linea delle gambe vi è un ginocchio molto piegato tipico di Michelangelo. “Come se nel vocabolario delle forme del copro di Michelangelo questa forma gli fosse cara” - Callioto- Cupido in piedi 1497 è l’opera più famosa dell’ultimo periodo. A meta 500 le opere erano ancor a Roma nella collezione Galli. Quest’opera n particolare ha un percorso molto tortuoso, infatti, sene perdono improvvisamente le tracce e nel 1902 venne ritrovata senza braccia in un’asta dove venne fatto il nome di Buonarroti lasciando molto in dubbio finche Cavin Weis, esperta americana di Michelangelo scrisse un articolo in cui identificava una statua che si trovava in una fontana di un albergo a New York con il Cupido Galli scatenando un putiferio. Ci fu poi un restauro ed una pulizia poiché l statua fu esposta all’aria aperta per molto tempo “quando la si guarda da vicino pero nonostante abbia subito gli agenti atmosferica si vede la mano michelangiolesca”. La conferma di ciò venne da un disegno scoperto nel 2003 attribuito a Marco Antonio Raimondi raffigurante il Cupido. Si vedono queste mani andate perdute, il disegno è quindi molto importante poiché ci fa vedere l’opera nella sua interezza. Nel disegno le mani sono di lato anche se Ulisse Aldovrandi ci dice che questo “Apollo” era intero, nudo con la faretra ai lati ed un vaso ai piedi; la struttura doveva essere quindi di un cupido che spostava le mani verso sinistra. CUPIDO, non è in piedi ed è un’opera che, come stile, appartiene a vent’anni dopo. Raccontare l’estetica di Michelangelo nell’opera. Callioti propone un confronto tra crocifisso di Santo Spirito e del Cristo: tentativo di lavorare sui corpi in modo molto particolare. Pure essendo opere diverse anche perché una è sacra e una profana hanno cose della fisicità in comune.

  • Si ripropone anche un confronto con il Bacco ed il Cupido.
  • Confronto con le acconciature
  • Cupido in piedi di New York
  • Confronto tra il dietro del Bacco e del Cupido in piedi.