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La Psicologia della Personalità: Teorie, Definizioni e Obiettivi - Prof. Caretti, Dispense di Psicologia della Personalità

La psicologia della personalità, dalla sua storia a oggi, dalla teoria a pratiche applicate. sulla complessità dei sistemi psicologici che contribuiscono all'unità e continuità della condotta e dell'esperienza. La personalità è definita come l'espressione di sé, della percezione che una persona ha di sé stessa e delle altre persone, nonché della percezione che gli altri hanno di lei. La psicologia della personalità ha lo scopo di individuare e studiare i determinanti e dinamiche implicate nel funzionamento della personalità.

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 15/02/2021

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PSICOLOGIA DELLA PERSONALITA’
1° LEZIONE: LE ORIGINI, L’OGGETTO DI STUDIO E LE PRINCIPALI STRATEGIE DI
RICERCA DELLA PSICOLOGIA DELLA PERSONALITA’.
Il dominio della psicologia della personalità
Sia nell’ epoca passata che in quella presente l’ indagine sulla personalità non è stata guidata da
un’ unica cornice teorica, ma da diverse teorie.
Ciascuno di noi, per certi aspetti, è un teorico ingenuo di psicologia della personalità, dal
momento che non può fare a meno di una teoria della personalità.
Cosa si intende sostenendo che non si può fare a meno di una teoria della personalità? S’intende
che non si può fare a meno di una teoria che orienti nel cogliere la diversità umana, nel rendere
conto di come ciascuno è, di come si sente, di come agisce, e di come si sentono e agiscono gli
altri.
Nella vita di relazione non si può fare a meno di una teoria che ci dica come riconoscere gli altri,
cogliere le differenze e le somiglianze, perché le persone si comportano in un certo modo e che
cosa possiamo aspettarci da alcuni o da altri.
Diverse teorie in passato hanno cercato di offrire delle risposte a questi interrogativi: perché
siamo quelli che siamo? Che relazione c’è tra come ci sentiamo e come appariamo alle altre
persone, quanto siamo diversi gli uni dagli altri o quanto, invece, siamo simili agli altri?
Questi sono gli interrogativi di cui si occupa la psicologia. e ciascuno di noi è un teorico ingenuo
della personalità, ciascuno di noi è in grado di spiegare al proprio vicino perché si comporta in
un certo modo.
Il fatto che ciascuno è in qualche modo uno psicologo ingenuo in certe situazioni può
rappresentare un ostacolo piuttosto che un elemento che facilita il progresso della conoscenza.
Nel corso di queste lezioni forse dovremo rivedere alcune delle nostre convinzioni su come è la
personalità, o, quantomeno, le informazioni che potremo trarre metteranno in discussione delle
certezze.
Gli elementi del dibattito attuale, anche tra gli studiosi, riguardano l’ oggetto di una disciplina
che non sempre è facilmente definibile, o, quantomeno, non è circoscrivibile allo stesso modo
per tutti, perché vi sono tradizioni di ricerca e, prima che la ricerca empirica iniziasse, vi sono
diverse tradizioni speculative che ci hanno lasciato in eredità delle ipotesi su come le persone
sono, su come le persone si sviluppano, su quanto le persone sono simili o diverse le une dalle
altre.
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PSICOLOGIA DELLA PERSONALITA’

1° LEZIONE: LE ORIGINI, L’OGGETTO DI STUDIO E LE PRINCIPALI STRATEGIE DI

RICERCA DELLA PSICOLOGIA DELLA PERSONALITA’.

Il dominio della psicologia della personalità Sia nell’ epoca passata che in quella presente l’ indagine sulla personalità non è stata guidata da un’ unica cornice teorica, ma da diverse teorie. Ciascuno di noi, per certi aspetti, è un teorico ingenuo di psicologia della personalità, dal momento che non può fare a meno di una teoria della personalità. Cosa si intende sostenendo che non si può fare a meno di una teoria della personalità? S’intende che non si può fare a meno di una teoria che orienti nel cogliere la diversità umana, nel rendere conto di come ciascuno è, di come si sente, di come agisce, e di come si sentono e agiscono gli altri. Nella vita di relazione non si può fare a meno di una teoria che ci dica come riconoscere gli altri, cogliere le differenze e le somiglianze, perché le persone si comportano in un certo modo e che cosa possiamo aspettarci da alcuni o da altri. Diverse teorie in passato hanno cercato di offrire delle risposte a questi interrogativi: perché siamo quelli che siamo? Che relazione c’è tra come ci sentiamo e come appariamo alle altre persone, quanto siamo diversi gli uni dagli altri o quanto, invece, siamo simili agli altri? Questi sono gli interrogativi di cui si occupa la psicologia. e ciascuno di noi è un teorico ingenuo della personalità, ciascuno di noi è in grado di spiegare al proprio vicino perché si comporta in un certo modo. Il fatto che ciascuno è in qualche modo uno psicologo ingenuo in certe situazioni può rappresentare un ostacolo piuttosto che un elemento che facilita il progresso della conoscenza. Nel corso di queste lezioni forse dovremo rivedere alcune delle nostre convinzioni su come è la personalità, o, quantomeno, le informazioni che potremo trarre metteranno in discussione delle certezze. Gli elementi del dibattito attuale, anche tra gli studiosi, riguardano l’ oggetto di una disciplina che non sempre è facilmente definibile, o, quantomeno, non è circoscrivibile allo stesso modo per tutti, perché vi sono tradizioni di ricerca e, prima che la ricerca empirica iniziasse, vi sono diverse tradizioni speculative che ci hanno lasciato in eredità delle ipotesi su come le persone sono, su come le persone si sviluppano, su quanto le persone sono simili o diverse le une dalle altre.

La psicologia della personalità non ha più di cento anni di storia e cento anni fortemente ipotecati da tradizioni filosofiche precedenti che ne hanno influenzato i progressi, gli sviluppi, le scelte, in cento anni però la psicologia è cambiata, la riflessione sulla personalità è cambiata, anche grazie agli sviluppi di altre discipline psicologiche. Di massima fra gli studiosi della psicologia della personalità c’ è un buon grado di accordo sul circoscrivere i fenomeni che interessano la psicologia della personalità. Quali sono questi fenomeni? Le differenze interindividuali: la psicologia della personalità si occupa di differenze interindividuali e mira a rispondere agli interrogativi che concernono le possibilità, le proprietà della persona di riflettere su se stessa e di autoregolarsi. Queste proprietà ci portano a considerare le strutture mentali e i processi e meccanismi psicologici che sorreggono l’ autoriflessione e l’ autoregolazione e ci porta ad indagare sulle interazioni continue e gli scambi continui tra sistemi, componenti, fattori di ordine biologico e fattori di ordine culturale, cioè la mente è un emergente del corpo che non si riduce al cervello ma che non può fare a meno del cervello, d’altro canto, la mente si esprime in un contesto culturale che fissa delle norme, delle regole, delle abitudini che vengono veicolate soprattutto nella relazione con gli altri. Fattori biologici e fattori culturali coagiscono nel sostenere uno sviluppo psicologico, uno sviluppo personale, la persona stessa ha un ruolo importante nel negoziare le proprie possibilità di essere, le proprie possibilità di sviluppo, sia con i fattori biologici, sia con i fattori culturali. Tra i fenomeni che, soprattutto recentemente, hanno assunto maggiore rilievo nella ricerca psicologica, sono le relazioni interpersonali. Tra natura e cultura, le relazioni interpersonali hanno un ruolo decisivo di mediazione, di facilitazione, un ruolo importante nella costruzione dell’ identità personale, di ciò che consente, a ciascuno di noi, di sentirsi persona, di poter perciò parlare in prima persona: “ io sono “ e sentirsi la stessa persona nel corso del tempo, cioè sperimentare quello stato di stabilità, continuità, coerenza nel pensare a sé stesso, nel riflettere sulla propria esperienza. Definizioni, principi generali e scopi Oggi c’ è un ampio accordo nel definire un ambito di ricerca sulla personalità e nel definire la personalità come la complessità dei sistemi psicologici che contribuiscono all’ unità e continuità della condotta e dell’ esperienza. La personalità concerne l’ espressione di sé, di una persona, la percezione che la persona ha di sé stessa, e quella che ciascuna persona ha delle altre persone, nonché la percezione che gli altri hanno della persona stessa. Possiamo adottare, nell’ accostarci allo studio della personalità, diverse prospettive: quella del soggetto che riflette su sé stesso ci porta a indagare la genesi e il funzionamento dell’ io sono, io penso, io sento, io desidero, cioè di questa possibilità di sentirsi una persona, una persona unica, irripetibile.

La psicologia della personalità ha lo scopo di individuare e di studiare perciò le Determinanti del funzionamento della personalità le Dinamiche implicate nel funzionamento della personalità per dinamiche si intendono i dinamismi, le trasformazioni, gli scambi tra diversi tipi di sottosistemi che indichiamo come conoscitivi, affettivi, cioè il comportamento è il punto terminale di una concertazione, di un’ organizzazione di elementi che si confrontano, che si combinano, che, a volte, competono gli uni con gli altri, e, infine, le Potenzialità, le potenzialità sono molto importanti perché, verosimilmente, concernono quello che non è ancora espresso, ma che è allo stato latente e che può essere espresso, diventando capacità, cioè come si possono trasformare potenzialità in capacità, come si possono trasformare talenti allo stato potenziale in effettive capacità della persona di interagire efficacemente col proprio mondo e con sé stessa. La psicologia in passato si è soprattutto occupata di sofferenza, di riparare, ma la psicologia, oggi, è anche interessata a aprire delle possibilità, a svelare delle opportunità, a promuovere delle potenzialità, e questo è uno degli argomenti di questo corso. Lo studio delle potenzialità porta a considerare non solo ciò che l’ individuo fa abitualmente, ma anche ciò che può fare o può essere, sposta l’ attenzione dagli elementi di debolezza a quelli di forza, porta a considerare con molta attenzione quali sono le condizioni che possono favorire e le ambizioni che possono sostenere un progetto di pieno, di maggiore sviluppo personale. Teorie e metodi Per tutto ciò è indispensabile disporre di buone teorie e di metodi adeguati, la teoria è inevitabile: grandi teorie, piccole teorie, grandi teorie che spiegano tutta la personalità o che pretendono di dare una spiegazione allo sviluppo della person., al suo funzionamento, e alle possibilità di cambiamento della personalità, ad es. la Psicoanalisi, il Cognitivismo, la Teoria dei Tratti , o piuttosto teorie che rendono conto della coerenza, della motivazione, delle differenze individuali o di alcune differenze individuali: una Teoria dell’ Aggressività, una Teoria dell’ Ansietà. Un dibattito nel campo è grandi teorie o piccole teorie? Accentrare a teorie che mirano a studiare la person. nella sua complessità, o piuttosto teorie che approfondiscono specifici fenomeni? Vantaggi e svantaggi: una psic. della person. ha l’ ambizione di offrire una teoria comprensiva, in realtà poi procede per teorie che toccano singoli fenomeni. Il problema di teorie concorrenti in passato ha portato ad enfatizzare esageratamente le differenze, le diversità. Il problema di teorie che hanno considerato singoli fenomeni è stato quello di una difficile ricomposizione delle diverse parti nell’ insieme, della difficoltà di arrivare ad un’ unità. Quello che una teoria deve svolgere, sia che prenda in considerazione la personalità nella sua complessità o singoli fenomeni di essa è quello di organizzare le conoscenze possedute aprendo la strada a nuove conoscenze. Lo scopo di una teoria scientifica è di fornire delle spiegazioni dei fenomeni che fanno parte del proprio ambito di indagine. In ambito psicologico i diversi approcci teorici si appoggiano a diversi tipi di strategie, o diversi tipi di metodi, ci sono strategie idiografiche verso strategie nomotetiche. Le strategie idiografiche prendono in considerazione il singolo caso e cercano di approfondirne la storia, le strategie nomotetiche, invece, prendono in considerazione vari casi e cercano di cogliere gli elementi di comunanza, le regole generali che possono spiegare i comportamenti di tutti.

In psicologia della personalità come si vedrà in seguito, c’ è bisogno di entrambe le strategie. I metodi che vengono impiegati sono metodi coerenti con questo tipo di strategie, il Metodo Clinico è soprattutto coerente con le strategie di tipo idiografico, i metodi correlazionali o sperimentali, invece, sono soprattutto coerenti con un’ ambizione di tipo nomotetico. I fenomeni studiati in parte orientano verso una strategia piuttosto che verso l’ altra, cioè sono accessibili prevalentemente da una strategia piuttosto che dall’ altra. In molti casi è la natura che fa esperimenti sulla personalità, perciò non si può far altro che, visto che non si possono fare esperimenti, che limitarsi a fare, a inferire delle osservazioni, delle ipotesi o delle generalizzazioni. Quando si vuole rendere conto della singolarità di una persona in genere si ricostruisce la sua storia, tutto ciò che questa persona dice di lei, e che gli altri dicono di lei diventa importante, ma tutte queste informazioni sono difficilmente esportabili ad altri casi. A seconda dei fenomeni studiati, a seconda delle ambizioni, evidentemente si deve appoggiarsi a strategie e a metodi diversi, ma per valutare una teoria quello che sostanzialmente importa sono:

  • Chiarezza
  • Semplicità-Parsimonia
  • Generalizzabilità
  • Comprensività
  • Verificabilità
  • Rilevanza conoscitiva
  • Rilevanza pratica Vale perciò per la psicologia della personalità quello che vale per le altre scienze, non si può fare a meno delle teorie, ma ci sono teorie più o meno buone, una teoria anche in psicologia della personalità è tanto più buona quanto più è chiara, quanto più è parsimoniosa, quanto più è generalizzabile, cioè risulta valida attraverso diversi contesti, è comprensiva, cioè consente di integrare diversi aspetti di conoscenza, è verificabile, cioè è confermata, avvalorata sul piano empirico, ha una rilevanza conoscitiva, cioè apre a nuove strade di conoscenza, ed è praticamente rilevante. Nel caso della psicologia della personalità ci si appoggia al metodo clinico, al metodo correlazionale, e al metodo sperimentale. Il colloquio, la storia di vita, l’ esame dei documenti personali e poi le tecniche proiettive, sono tutti strumenti, procedure del metodo clinico, un metodo nel quale il ricercatore seleziona e pone in relazione tra loro una varietà di osservazioni e di informazioni, che derivano da uno studio accurato, approfondito di una singola persona.

2° LEZIONE: LE ORIGINI DELLA PSICOLOGIA DELLA PERSONALITA’

LE ORIGINI DELLA PSICOLOGIA DELLA PERSONALITÀ

Le origini della psicologia della personalità si è sviluppata all’interno delle tradizioni occidentali in concomitanza con la speculazione filosofica sulla natura e sulla diversità umana. Delle tradizioni orientali sappiamo molto poco, noi ci rifacciamo soprattutto alla tradizione greco-romana del IV e V secolo, alle speculazioni filosofiche di Platone, Aristotele quando vengono gettate le origini sullo studio della natura umana. Dall’antichità greca fino al 19° secolo lo studio della personalità ha corrisposto con le vicende che seguono lo sviluppo del naturalismo, è stata la storia di un graduale avvicinamento all’interrogarsi sulla natura umana, sulla diversità umana in termini non religiosi, in termini suscettibili di trovare un ancoraggio a livello di evidenze empiriche: chi siamo? Come riflettiamo su noi stessi? Che cosa contraddistingue l’individualità umana, la personalità, la persona che è cosciente di sé e portatrice di un progetto esistenziale, che interagisce nel mondo ed è in grado di far accadere le cose e che perciò ha un ruolo attivo nel mondo, che non è solo determinato, ma agisce e determina quello che gli sta intorno. Il termine “personalità” in passato è stato assimilato a termini come: carattere, persona, temperamento, individuo, ragione, psiche, essere umano, alcuni di questi termini sono attuali come: carattere, temperamento. La nozione di personalità deriva da “persona” la maschera indossata dagli attori, la maschera preparava il pubblico ad una parte, stava a rappresentare un ruolo, generava delle aspettative di comportamento, tutti coloro che indossavano una certa maschera dovevano giocare una certa parte; la prospettiva importante era quella dell’osservatore che, vedendo una certa maschera, si predisponeva ad una certa parte, ad una certa successione di comportamenti, di eventi, di affetti, di modi di porsi in relazione con gli altri. Solo nel 14° secolo, verso il Rinascimento si comincia a guardare alla persona non più come “maschera”, non tanto come ragione, psiche, mente, ma come “individualità”, come soggettività in un modo molto prossimo al nostro. LE DIVERSITÀ CULTURALI Questo è quello che accaduto nella nostra cultura, ma ci sono altri modi di accostarsi al problema della soggettività e dell’individualità, modi che contraddistinguono le diverse culture, le culture indicano ai propri membri come comportarsi e dare un senso alla propria vita, le culture indicano a coloro che le studiano come accostarsi all’indagine delle convinzioni, dei motivi e dei valori che sottendono le azioni degli individui e dei gruppi; le culture forniscono i codici di attribuzione di significato impliciti ed espliciti, con i quali le persone interagiscono tra loro, dialogano con se stessi e riflettono sulla propria esperienza. La nozione di “persona” che nel mondo romano era la maschera, che nel mondo rinascimentale era l’uomo razionale, nel mondo orientale corrispondeva ad un concetto diverso che noi non conosciamo. Gli studiosi di psicologia culturale hanno problematizzato la generalizzabilità dei metodi e dei risultati di ricerca da una cultura all’altra ed hanno distinto un orientamento occidentale da uno orientale:

  • L’orientamento occidentale è caratterizzato dalla centralità dell’individuo, mentre quello orientale è caratterizzato dalla centralità della collettività
  • Per l’orientamento occidentale è un valore il dibattito, il confronto a volte, anche il conflitto, per l’orientamento orientale, più che il conflitto si mira all’integrazione, i dibattiti vengono scoraggiati se portano a divisioni.
  • Secondo l’orientamento occidentale, il mondo può essere compreso riconducendolo a delle regole, quello che interessa è cogliere gli universali, le costanti, non è una preoccupazione per le culture orientali, interessate soprattutto ad aspetti pratici.
  • Nel mondo occidentale sembra prevalere un modo di pensare logico, analitico, attento alle proprietà dei singoli, agli aspetti astratti dell’esperienza; nel mondo orientale invece, un modo di pensare olistico, attento alle proprietà degli insiemi, agli aspetti concreti. dell’esperienza. Una distinzione di cui parliamo oggi è quella tra: individualismo e collettivismo, due modi di guardare al soggetto, che rispecchiano due diverse concezioni del mondo:
  • L’individuo è un’individualità autonoma con propri diritti, dignità e valore, è un modo di pensare proprio della civiltà occidentale.
  • L’individuo è parte del “tutto” ed elemento di una rete di relazioni sociali, è un modo di pensare tipico della civiltà orientale è importante la posizione dell’individuo in una collettività.
  • La cultura individualista enfatizza l’autonomia e l’autorealizzazione dell’individuo.
  • La cultura mette maggiore rilievo sull’appartenenza e sulle obbligazioni reciproche che ne derivano. Queste differenze a livello culturale riflettono anche differenze di personalità, sono differenze culturali che si traducono in modalità condivise di pensare al mondo e di riflettere su se stessi e perciò influenzano anche il modo in cui le persone parlano di sé e si mettono in relazione con gli altri. LE MATRICI DEL PENSIERO OCCIDENTALE Torniamo alle matrici della nostra tradizione, alle matrici del pensiero occidentale, il contributo del pensiero greco sono la ricerca di equilibrio e di armonia che noi troviamo in tutte le espressioni della cultura greca; il mondo greco era meno individualista e più collettivista di quanto è stato presentato a noi da un certo tipo di tradizione. Il mondo greco ci lascia un’eredità immensa con Platone e con Aristotele che influenza il nostro modo di guardare alla psicologia, gli interrogativi che essa si pone rispetto alla mente, ai rapporti fra mente e corpo la ragione, l’esperienza sensibile. Per quanto riguarda la psicologia della personalità, si ricordano Teofrasto per la sua tassonomia dei caratteri, Teofrasto già allora si poneva il problema di come individuare le persone, la classificazione di Teofrasto prende in considerazione le caratteristiche morali: il bugiardo,il borioso, il presuntuoso. Una classificazione più attenta la ritroviamo in Ippocrate, egli opera una distinzione in quattro temperamenti, che poi noi ritroviamo nel corso della storia della psicologia della personalità: melanconico, sanguigno, flemmatico, collerico. Dopo Ippocrate, abbiamo la tradizione di Galeno che risale fino al Rinascimento, viene ripreso da Kant, da Wundt. La novità di Ippocrate è la sua intuizione: un buon funzionamento della mente rispecchia un funzionamento complessivo, un equilibrio, una relazione armonica tra corpo e mente. La tradizione greca arriva a noi attraverso la cultura romana, una cultura più attenta alla quotidianità, una cultura in cui “l’Homo cogitans” sembra lasciare il posto “all’Homo faber”, l’uomo che interviene sul mondo e se lo costruisce; mondo greco e mondo romano arrivano a noi mediati dalla filosofia cristiana, filosofia, fino all’Umanesimo, principalmente Cristo centrica in cui il ruolo della persona rispecchia un progetto divino.

Gli otto tipi psicologici di Heymans e Wiersma: individuano tre dimensioni fondamentali. 1- Emotività 2- Attività 3- Reattività Se noi incrociamo su coordinate queste tre dimensioni, ritroviamo nei quadranti le stesse caratteristiche tempeamentali che già aveva individuato Ippocrate e Galeno. Il contributo di Freud è stato un contributo enorme, la teoria psicoanalitica ha travalicato i confini della psicologia ed ha influenzato tutta un’epoca: arti, lettere, modi di pensare, la quotidianità delle generazione. Il problema è: che cosa rimane della psicoanalisi oggi? Freud è stato un genio che ha affrontato i problemi della personalità, quali sono le differenze individuali da cogliere, come emergono, come sisviluppano, come è possibile cambiare; in questo la psicoanalisi ha vicariato l’assenza di psicologia della personalità. L’opera di Freud è caratterizzata da:

  • Apparato mentale come sistema tensio-riduttivo, che non sembra più compatibile con le conoscenze psicologiche che noi oggi abbiamo sul cervello.
  • Principio di piacere e principio di realtà sono due principi utili per orientarci rispetto ad una varietà di fenomeni, ma sono delle grandi metafore.
  • Le pulsioni sono certamente un passo in avanti rispetto alla nozione tradizionale di istinti, Freud ritiene che siano le determinanti del comportamento e quindi le determinanti della personalità ed è dal confronto delle pulsioni concorrenti che risultano le dinamiche della personalità: i conflitti, le potenzialità ma anche le sofferenze; le pulsioni sono rappresentazioni fisiche di esigenze, di urgenze, di bisogni somatici, oggi possiamo spiegare in termini più precisi, che trovano ancoraggio empirico più puntuale, tutto ciò che veniva attribuito alle pulsioni.
  • Processi primari e processi secondari: cioè processi regolati più dall’impulso piuttosto che dal pensiero razionale e attento alle esigenze di realtà.
  • La qualità dell’esperienza psichica: inconscio, preconscio, conscio: Freud non ha scoperto l’inconscio, ma certamente ha fornito un’elaborazione sul processo inconscio che certamente è la più avanzata; una costruzione sull’inconscio legata all’azione di conflitto, ad una concezione di pulsione, ad una concezione di apparato psichico che oggi non sembra più attuale, ma l’inconscio esiste e molte delle cose che Freud aveva intuito, esiste., forse devono essere spiegate in altro modo. Non c’è dubbio, che larga parte della nostra vita psichica è fuori della nostra consapevolezza, la proprietà della personalità è la coscienza, la consapevolezza di sé, ma molte cose che interessano la personalità avvengono fuori dalla consapevolezza. Il problema è: l’inconscio non è soltanto il luogo del conflitto, l’inconscio è anche un modo di funzionare che può essere economico, che può servire al benessere, moltissimi dei nostri automatismi sono inconsapevoli.
  • La struttura dell’organizzazione psichica, Freud parlava in termini di: Es, Io, Super-io è quanto si potesse avere nel 1925, ma oggi siamo in condizione di proporre modelli alternativi, modelli più moderni, empiricamente testati sul funzionamento della mente.

3° LEZIONE: LO SVILUPPO DELLA PSICOLOGIA DELLA PERSONALITA’

I CONTRIBUTI IN EUROPA

La psicologia della personalità nasce in Europa, Stern, in Germania, gurada alla persona come ad una persona unica, indivisibile e dotata di intenzionalità, la personalità, dunque, è una totalità mai interamente determinata né dalle caratteristiche personali, né dall’ambiente. Mentre Stern sviluppa questo tipo di discorso in Germania, un autore, non sempre riconosciuto come autore della psicologia della personalità è il russo Vygotskj, secondo il quale: l’essenza dell’individuo deriva dai suoi rapporti sociali, come già aveva affermato Marx, ma il contributo di Vygotskj è di guardare a come le relazioni sociali, attraverso le relazioni interpersonali, effettivamente contribuiscono alla costruzione delle funzioni mentali e quindi anche alla costruzione dell’individualità e della personalità. Secondo Vygotskj le funzioni psichiche derivano dall’interiorizzazione delle relazioni sociali; le più sofisticate funzioni psichiche sono, in definitiva, la risultante di quanto viene interiorizzato, cioè fatto proprio nella forma di rappresentazione di modelli comportamentali a seguito delle relazioni sociali nelle quali si è coinvolti; le abilità di una persona quindi, riflettono le opportunità effettivamente accessibili nelle concrete condizioni della sua vita, in questo è cruciale la relazione con gli altri ed è cruciale la funzione che il linguaggio svolge come elemento di mediazione dell’intero sviluppo personale; il linguaggio infatti, prima serve ad una funzione di comunicazione interpersonale e poi come comunicazione interna di autoregolazione, il linguaggio perciò ha un ruolo importante prima nello sviluppo del pensiero e, successivamente, anche attraverso le funzioni del pensiero, lo sviluppo di capacitò, abilità, strategie e relazioni stabili. Un autore molto importante che poi proseguirà la sua attività negli Stati Uniti, ricordato per la teoria “del campo” è Kurt Lewin, secondo la sua teoria, il comportamento è inteso come una funzione della persona e dell’ambiente,