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Lezione su Aldo Moro, Appunti di Storia Contemporanea

Approfondimento sul caso Aldo Moro effettuata durante lezione di Storia Contemporanea

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 09/09/2019

noemi-comite
noemi-comite 🇮🇹

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Lezione su Aldo Moro
Presieduto 3 governi, uomo del dialogo con il DC. Ultimo presidente del Consiglio di un governo agonizzante di centro
sinistra e durante la presidenza della Repubblica di Leone, anche in virtù di questa posizione condivisa è destinato ad essere
il prossimo presidente della repubblica. Questa vicenda ha portato a 5 processi ultimo dei quali aperto nel 2014 e ha ben 6
commissioni parlamentari di inchiesta.
Piano personale perché rimane 55 giorni nelle mani delle brigate rosse per poi essere ucciso nel 1978. Dimensione della
storia segreta, per indagare la storia è necessario fare ricerca negli archivi: per farlo possiamo trovare o no quello che ci
serve. Certi accadimenti storici viaggiano fuori dagli archivi quando ci sono di mezzi i servizi segreti, è chiaro che gestiscono
i documenti in maniera diversa rispetto a semplici funzionari dello stato. Hanno il ruolo di indagare riguardo a situazioni
particolarmente delicate; non sono un campo chiuso, ci sono vari elementi e settori all’interno dei servizi segreti devono
destabilizzare per stabilizzare. Apparentemente, se contribuiscono ad aiutare un attentatore verrebbe considerato illegale, ma di
fatto sarebbero delle leggi superiori a cui devono attenersi.
Foto: scenario della strage del 16 marzo 1978, in cui ci sono 3 macchine:
1. Fiat 128 guidata da Mario Moretti, capo delle brigate rosse
2. Fiat 130 dove viaggiava Aldo Moro, davanti ci sono maresciallo (Leonardi) e capo dei carabinieri (Ricci).
3. Macchina bianca, Alfetta con 3 poliziotti come scorta (Rivera, Alfino e Zizzi)
Alle 8:45 i quattro componenti del nucleo armato brigatista incaricati di sparare, con indosso false uniformi del
personale Alitalia si disposero all'incrocio tra via Mario Fani e via Stresa, nascosti dietro le siepi del bar Olivetti, chiuso per
lavori e situato dal lato opposto rispetto allo stop dell'incrocio stesso.
Mario Moretti, componente del comitato esecutivo delle Brigate Rosse e principale dirigente della colonna romana, al volante
di una Fiat 128 con targa falsa del Corpo diplomatico si appostò nella parte alta della strada, sul lato destro, all'altezza di via
Sangemini. Davanti a Moretti si posizionò un'altra Fiat 128 con a bordo Lojacono e Casimiri. Entrambe le auto erano rivolte
in direzione dell'incrocio con via Stresa.
Sono le 9.02: L'agguato brigatista iniziò quando la colonna su cui viaggiava Moro svoltò a sinistra da via Trionfale su via
Fani: Rita Algranati, appostata all'angolo fra le due strade con un mazzo di fiori, segnalò a Moretti, Lojacono e Casimiri
l'avvenuto passaggio delle due auto, con un cenno convenuto.
Moretti riuscì subito a mettersi proprio davanti all'auto di Moro procedendo in modo da non farsi sorpassare, mentre la 128
di Lojacono e Casimirri si portò in coda alla colonna. Dopo circa 400 metri, in corrispondenza dello stop all'incrocio con via
Stresa, l'auto di Moretti si arrestò di colpo
Vicino alle 130 c’è una Mini vicino che appartiene ad una società di proprietà dei servizi italiani. In quell’angolo c’è un
fioraio che la notte prima non può andare a lavoro perché gli avevano distrutto le ruote del furgoncino.
Quando la macchina guidata da Moretti inchioda, ci sono subito di spari in cui vengono uccisi. La maggior parte della
potenza di fuoco arriva dall’altra parte. 4 uomini che arrivano vicino alla macchina sparano alla scorta. Alle 9.03 arriva una
telefonata che segnala una sparatoria in corso. Ma la zona è sottoposta ad un blackout mai chiarito. Il tutto dura 3 minuti
fino alle 9.05
La 130 è storta, sembra che l’autista abbia tentato di deviare a destra per uscire dal blocco, ma non può farlo perché c’è la
MINI che blocca il tutto
Da chi è composto il commando? Non c’è chiarezza sulla quantità. Si capirà in seguito che ci sono 11 persone perché gli
stessi brigadisti racconteranno verità parziali
Quello che è sicuro, e che si sa è che in via Fani non ci sono solo gli 11 brigadisti, ma anche una coppia di persone su una
motocicletta Honda che spara in direzione di un signore chiamato Marino che si sta avvicinando all’incrocio
Dall’altra parte, nel gruppo di fuoco, 3 di loro avrebbe dei mitri. Ma i brigadisti hanno sempre raccontano che hanno
imparato a sparare fuori dalle città, ma questa azione sembra perfetto geometrica potenza delle brigate rosse” uccidono 5
uomini della scorta, non fanno un graffio a Moro.
Quelli della moto sparano alla coppia anche ad un inquilino gli sparano per evitare che veda quello che sta succedendo. Ma chi
sono i ragazzi sul motorino? Un inquilino, dopo la sparatoria, scatta delle fotografie alla scena del delitto, consegna il rullino e
sparisce.
Si scopre che alle 9.30 di mattina c’è un signore che si chiama Guglielmi (ufficiale dei servizi segreti). Ma come mai è lì? È lì
dalle 9 che, interrogato dalla commissione, dice che stava andando a pranzo da un collega. Ma alle 9 è possibile? No. Deve
dire la stupidaggine perché quello che verrà appurato è che avrebbe ricevuto una soffiata rispetto ad un presunto rapimento di
Moro e che fosse lì perché sapeva che sarebbe potuto accadere qualcosa.
Secondo la prima perizia del 1978 sarebbero stati sparati in tutto 91 colpi, 45 dei quali avrebbero colpito gli uomini della
scorta, e 49 di questi, di cui peraltro solo 19 a segno, sarebbero stati esplosi da una stessa arma, 22 da una seconda arma del
medesimo modello (entrambe erano delle pistole mitragliatrici residuati bellici FNAB-43) e i restanti 20 dalle altre quattro
armi: due pistole, un mitra TZ-45 e un mitra Beretta M12. La perizia del 1993 non ha confermato questi dati e non è stata in
grado di attribuire tutti i 49 colpi allo stesso FNAB-43; è possibile, come affermato da Valerio Morucci, che essi
appartenessero a entrambi i mitra, utilizzati dallo stesso Morucci e da Bonisoli.
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Lezione su Aldo Moro

Presieduto 3 governi, uomo del dialogo con il DC. Ultimo presidente del Consiglio di un governo agonizzante di centro sinistra e durante la presidenza della Repubblica di Leone, anche in virtù di questa posizione condivisa è destinato ad essere il prossimo presidente della repubblica. Questa vicenda ha portato a 5 processi ultimo dei quali aperto nel 2014 e ha ben 6 commissioni parlamentari di inchiesta. Piano personale perché rimane 55 giorni nelle mani delle brigate rosse per poi essere ucciso nel 1978. Dimensione della storia segreta , per indagare la storia è necessario fare ricerca negli archivi : per farlo possiamo trovare o no quello che ci serve. Certi accadimenti storici viaggiano fuori dagli archivi quando ci sono di mezzi i servizi segreti, è chiaro che gestiscono i documenti in maniera diversa rispetto a semplici funzionari dello stato. Hanno il ruolo di indagare riguardo a situazioni particolarmente delicate; non sono un campo chiuso, ci sono vari elementi e settori all’interno dei servizi segreti devono destabilizzare per stabilizzare. Apparentemente, se contribuiscono ad aiutare un attentatore verrebbe considerato illegale, ma di fatto sarebbero delle leggi superiori a cui devono attenersi.

Foto : scenario della strage del 16 marzo 1978, in cui ci sono 3 macchine :

1. Fiat 128 guidata da Mario Moretti , capo delle brigate rosse

2. Fiat 130 dove viaggiava Aldo Moro, davanti ci sono maresciallo (Leonardi) e capo dei carabinieri (Ricci).

3. Macchina bianca, Alfetta con 3 poliziotti come scorta (Rivera, Alfino e Zizzi)

Alle 8:45 i quattro componenti del nucleo armato brigatista incaricati di sparare, con indosso false uniformi del personale Alitalia si disposero all'incrocio tra via Mario Fani e via Stresa, nascosti dietro le siepi del bar Olivetti, chiuso per lavori e situato dal lato opposto rispetto allo stop dell'incrocio stesso. Mario Moretti , componente del comitato esecutivo delle Brigate Rosse e principale dirigente della colonna romana, al volante di una Fiat 128 con targa falsa del Corpo diplomatico si appostò nella parte alta della strada, sul lato destro, all'altezza di via Sangemini. Davanti a Moretti si posizionò un'altra Fiat 128 con a bordo Lojacono e Casimiri. Entrambe le auto erano rivolte in direzione dell'incrocio con via Stresa. Sono le 9.02: L'agguato brigatista iniziò quando la colonna su cui viaggiava Moro svoltò a sinistra da via Trionfale su via Fani: Rita Algranati, appostata all'angolo fra le due strade con un mazzo di fiori, segnalò a Moretti, Lojacono e Casimiri l'avvenuto passaggio delle due auto, con un cenno convenuto. Moretti riuscì subito a mettersi proprio davanti all'auto di Moro procedendo in modo da non farsi sorpassare, mentre la 128 di Lojacono e Casimirri si portò in coda alla colonna. Dopo circa 400 metri, in corrispondenza dello stop all'incrocio con via Stresa, l'auto di Moretti si arrestò di colpo Vicino alle 130 c’è una Mini vicino che appartiene ad una società di proprietà dei servizi italiani. In quell’angolo c’è un fioraio che la notte prima non può andare a lavoro perché gli avevano distrutto le ruote del furgoncino. Quando la macchina guidata da Moretti inchioda , ci sono subito di spari in cui vengono uccisi. La maggior parte della potenza di fuoco arriva dall’altra parte. 4 uomini che arrivano vicino alla macchina sparano alla scorta. Alle 9.03 arriva una telefonata che segnala una sparatoria in corso. Ma la zona è sottoposta ad un blackout mai chiarito. Il tutto dura 3 minuti fino alle 9. La 130 è storta, sembra che l’autista abbia tentato di deviare a destra per uscire dal blocco, ma non può farlo perché c’è la MINI che blocca il tutto Da chi è composto il commando? Non c’è chiarezza sulla quantità. Si capirà in seguito che ci sono 11 persone perché gli stessi brigadisti racconteranno verità parziali Quello che è sicuro, e che si sa è che in via Fani non ci sono solo gli 11 brigadisti, ma anche una coppia di persone su una motocicletta Honda che spara in direzione di un signore chiamato Marino che si sta avvicinando all’incrocio Dall’altra parte, nel gruppo di fuoco, 3 di loro avrebbe dei mitri. Ma i brigadisti hanno sempre raccontano che hanno imparato a sparare fuori dalle città, ma questa azione sembra perfetto “ geometrica potenza delle brigate rosse ” uccidono 5 uomini della scorta, non fanno un graffio a Moro. Quelli della moto sparano alla coppia anche ad un inquilino gli sparano per evitare che veda quello che sta succedendo. Ma chi sono i ragazzi sul motorino? Un inquilino, dopo la sparatoria, scatta delle fotografie alla scena del delitto, consegna il rullino e sparisce. Si scopre che alle 9.30 di mattina c’è un signore che si chiama Guglielmi (ufficiale dei servizi segreti). Ma come mai è lì? È lì dalle 9 che, interrogato dalla commissione, dice che stava andando a pranzo da un collega. Ma alle 9 è possibile? No. Deve dire la stupidaggine perché quello che verrà appurato è che avrebbe ricevuto una soffiata rispetto ad un presunto rapimento di Moro e che fosse lì perché sapeva che sarebbe potuto accadere qualcosa. Secondo la prima perizia del 1978 sarebbero stati sparati in tutto 91 colpi , 45 dei quali avrebbero colpito gli uomini della scorta, e 49 di questi, di cui peraltro solo 19 a segno, sarebbero stati esplosi da una stessa arma, 22 da una seconda arma del medesimo modello (entrambe erano delle pistole mitragliatrici residuati bellici FNAB-43) e i restanti 20 dalle altre quattro armi: due pistole, un mitra TZ-45 e un mitra Beretta M12. La perizia del 1993 non ha confermato questi dati e non è stata in grado di attribuire tutti i 49 colpi allo stesso FNAB-43; è possibile, come affermato da Valerio Morucci, che essi appartenessero a entrambi i mitra, utilizzati dallo stesso Morucci e da Bonisoli.

• Aldo Moro, nonostante il volume di fuoco dell'azione, restò totalmente illeso

La fuga Subito dopo lo scontro a fuoco, Raffaele Fiore estrasse Aldo Moro dalla Fiat 130 e con l'aiuto di Mario Moretti lo fece entrare nella Fiat 132 blu che Bruno Seghetti nel frattempo aveva avvicinato in retromarcia all'incrocio; quindi l'auto con a bordo i tre brigatisti e Moro si allontanò lungo via Stresa , subito seguita dalla 128 di Casimirri e Lojacono. Valerio Morucci infine raccolse dalla Fiat 130 due delle borse di Moro e passò alla guida della Fiat 128 blu che si mosse dietro le altre due auto. La 128 bianca con la quale Moretti aveva bloccato le auto di Moro fu abbandonata sul luogo dell'agguato. Le tre auto percorsero tutta via Stresa e sbucarono sulla piazzetta Monte Gaudio, quindi proseguirono lungo via Trionfale in direzione del centro e dopo largo Cervinia effettuarono una svolta repentina su via Domenico Pennestri, una strada secondaria parzialmente occultata dalla vegetazione; la deviazione permise ai brigatisti di far perdere le loro tracce. In piazza Madonna del Cenacolo, tra le 9:20 e le 9:25, il gruppo si divise.

• Secondo il racconto dei brigatisti, da piazza Madonna del Cenacolo il furgone guidato da Moretti, con il sequestrato nella

cassa di legno , e una Citroën Dyane con Morucci e Seghetti si diressero verso la zona ovest di Roma e dopo circa venti minuti giunsero al parcheggio sotterraneo della Standa di via dei Colli Portuensi, dove erano in attesa Prospero Gallinari e Germano Maccari ; nel parcheggio, la cassa fu trasferita senza destare sospetti dal furgone su una Citroën Ami 8. Sarebbero stati infine Moretti, Gallinari e Maccari a portare la Ami 8 con la cassa fino a via Montalcini 8 , l'indirizzo dell'appartamento apprestato per fungere da luogo di detenzione di Aldo Moro. Moro scrive 87 biglietti e lettere, soltanto 18 sono recapitati ai destinatari (famiglia ed esponenti della DC), le altre non sa se arriveranno a destinazione. In una lettera scrive “sono sotto il dominio pieno e controllato”. Moro scrive anche un memoriale insieme di pensieri e analisi che sono collegate alle brigate rosse che fanno a MORO. Chi gli fa l’interrogatorio scritto? Moretti (colui che spara). Nel 90, in maniera surreale, nella vendita di quell’appartamento, viene scoperto un luogo e dentro lo spazio viene ritrovato l’altra parte del memoriale. Ma nessun originale, saranno solo fotocopie. L’originale non sarà mai trovato Vestiario : Gruppo di fuoco vestiti in modo strano: aviatori civili. Le divise sono state comprate da un terrorista che verrà definita la postina delle brigate rosse e che invierà le lettere di Moro. Perché a Roma si passa inosservati se si va in giro con abiti da lavoro. Ma in un’aria chiusa?? Ma perché da aviatori?? Perché solo il gruppo di fuoco è vestito così? Forse per riconoscersi tra di loro così da non spararsi tra di loro; magari non devono essere uniti ad altri. Ma come si arriva alla verità processuale? Morucci nel 1986 scrive un memoriale in cui ricostruisce tutta la vicenda moro (lo scrive in carcere) ma con chi lo prepara? Con un signore chiamato Cavedon (dx democristiana). La storia del memoriale è interessante perché si scopre delle sua esistenza solo nel 90 arrivando al ministro degli interni Cossiga durante il caso moro che poi diventa presidente della repubblica (lo fa avere alla magistratura). Laura Braghetti : carceriera di Moro la quale 3 anni dopo sparerà ad un magistrato di formazione cristiana. Proprietaria dell’appartamento in cui era prigioniero Moro. Nel covo c’è il 4 uomo di cui non si parla per 15 anni, Maccari (uno dei 4 ammessi al covo). Moretti che viene ogni volta e interroga Moro consegnandogli delle domande scritte e delle registrazioni che non si trovano mai e poi Gallinari che sta giorno e notte con moro. Ma questo covo dove si trova? Sarebbe in via Montalcini a Roma. È un covo particolare, hanno fatto dei lavoro in un appartamento e hanno ricavato uno spazio di 2x3 in cui non può alzarsi, c’è una brandina e un wc chimico. Ma quando fanno l’autopsia al suo corpo si scopre che nei pantaloni ci sono delle tracce di sabbia e piante che si trovano nella zona di Ostia con del catrame. Ma come mai ci sono quelle sostanze? I brigadisti rispondono che volevano depistare. Ma se io voglio far capire che Moro non è stato a Roma, devo avere un obbiettivo. Ma se il covo viene smantellato dalle brigate rosse, qual è il mio interesse nel far immaginare che è fuori Roma? Moro è perfettamente idratato , emerge che il colore non pallido e la muscolatura non sono compatibili con un uomo che è stato per 55gg in uno spazio di 2x3. Come mai è così in forma da morto? In alcune lettere indirizzate alla moglie dirà di essere ben nutrito e curato bene. C’è qualcosa che non è chiaro , che implica anche l’andamento da via Fani, ovvero dal suo inizio. Ma Moro, nel caso in cui fosse stato liberato, che fine avrebbe fatto? Ci sono 2 piani che sono state strutturate dall’autorità

1. Victor : se dovesse essere liberato dalle brigate non potrebbe tornare a casa e deve essere portato in una clinica per

vedere come sta mentalmente e fisicamente. Piano che non si realizza.

2. Mike : caso opposto. È meno importante di quello precedente.

Le brigate rosse durante il sequestro, come comunicano con l’esterno? Con dei comunicati , scrivono ai giornali e annunciano cosa sta accadendo. Nel corso di aprile cambiano le cose, il 15 aprile nel sesto comunicato si annuncia la sua condanna a morte. Il settimo è falso , non sono le brigate rosse che lo scrivono ma Chichiarelli (banda della Magliana) c’è scritto : che Moro è stato ucciso e il suo corpo è stato buttato nel lago delle duchesse. Niente di ciò è vero. l 18 aprile succede che è presente un covo più importante delle brigate rosse che si trova in Via Gradoli, ma come ci si arriva? la polizia lo scopre per un perdita d’acqua provocata volontariamente: apre rubinetto con straccio cambiando il flusso verso un buco nelle mattonelle così che venisse notato. Ma perché farlo saltare ?? I magistrati sono ultimi ad essere avvisati perché prima arriva la stampa. Quali sono gli attori protagonisti fuori? Dal punto di vista politico si creano 2 :

1. Partito della fermezza il quale ritiene che con le brigare rossa non bisogna trattare