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19 novembre 2018 lezione n. 1 INTRODUZIONE L’obiettivo del corso è quello di cercare un approccio ai documenti d’archivio sia come fonti documentarie sia come beni da salvaguardare. Daremo alcuni cenni sulla storia dell’archivistica, ne illustreremo i principi e le metodologie, inoltre vedremo alcuni codici riguardanti sia i beni culturali che quelli sulla privacy. MATERIALE DIDATTICO: un manuale più un saggio a scelta tra quelli proposti. PERCHÉ È NECESSARIO INTERESSARSI AGLI ARCHIVI? La parola archivio richiama nel nostro immaginario qualcosa di vecchio e polveroso, confuso e senza un ordine logico. Dunque, esiste un’immagine stereotipata di ciò che è un archivio e certamente non è positiva, al contrario di altri luoghi contenenti beni culturali come i musei o gli scavi archeologici.
- Kafka, Il castello (1926): in quest’opera l’autore ci fornisce un’immagine dell’archivio come un insieme di documenti burocratici volti alla salvaguardia del potere, conservati in pile scomposte. Esiste un’attività sistematica svolta dalla macchina burocratica che registra e conserva tutto ciò che è legato alla comunità. Kafka ci fornisce l’esempio di un’esperienza angosciante durante la ricerca di un documento da parte del sindaco della città, per un agrimensore. La dimensione che ci viene descritta è angosciante e caotica, nonché si evince una difficoltà di orientamento che sta ovviamente nella difficoltà di catalogare e organizzare correttamente i documenti: tutto ciò non può che complicare la già faticosa ricerca.
- Ugo Betti, Corruzione al palazzo di giustizia (1949): l’autore collega l’immagine dell’archivio a quella di un cimitero, luogo che più che svelare, nasconde ciò che contiene.
- Totò, Totò e i re di Roma (film del 1951): un archivista viene incaricato di effettuare una ricerca su commissione di un ministro, richiesta da un maestro. Questo maestro vuole rintracciare dei documenti riguardanti un trasferimento di un pappagallo. Da questo film emerge la condizione di vita dell’archivista che viene inevitabilmente sommerso da carte e documenti.
- Josè Salamago, Tutti i nomi (1987): Salamago ci fornisce una diversa dimensione dell’archivio che riguarda la sua necessità nella vita quotidiana e concreta delle persone. L’archivista comincia a cercare dati che riguardano una donna scomparsa di cui si hanno soltanto pochi dati personali. Emerge sempre lo stereotipo della montagna di carte ma emerge anche il fatto che attraverso una ricerca paziente e con metodo, può far emergere tratti di vita vissuta. (lettura passo). L’archivio preso in considerazione era una specie di anagrafe. CIT. : “ questi documenti conferiscono esistenza legale alla realtà dell’esistenza”.
- Una considerazione positiva degli archivi ci viene fornita sia dai film di fantascienza che da quelli polizieschi, in cui le fonti ed i documenti vengono utilizzati come fonti di conoscenza o come prove. Una persona senza documenti viene definita apolide, dal greco a polis, vuol dire senza città, non è dunque un cittadino e perciò non ha né diritti né doveri. I documenti sono estremamente importanti nel nostro essere all’interno di una società:
Nascita
- Matrimonio
- Morte archivio: centrale per la vita delle persone e per la società. L’essenza stessa della realtà sociale è basata su iscrizioni e registrazioni. Questo è valido per ogni epoca storica e ancor più al giorno d’oggi dove esiste la necessità continua di scrivere attraverso le nuove tecnologie. Agiamo in internet lasciando tracce che vengono registrate, ma anche utilizzate e vendute, utili sia in campo economico che politico (preferenze). PRIMI ACCENNI STORICI SULLO SVILUPPO DELLA DISCIPLINA La disciplina dell’archivistica nasce in età moderna in un contesto culturale che vede gli archivi come dei tesori di fonti e testimonianze scritte. Tra il 1600 e il 1700 si propaga una ricerca piuttosto sistematica delle “cose” del passato. A partire dal razionalismo illuminato, è fondamentale il contesto europeo: si vanno formando quelli che saranno i grandi stati d’Europa. Quando parliamo di stato, oltre a parlare di un popolo appartenente allo stesso territorio, che ha la stessa cultura e che parla la stessa lingua, parliamo di una macchina burocratica che ha una sua organizzazione nei servizi, nel pagamento delle tasse ecc. si fa dunque riferimento ad una macchina complessa in cui la burocrazia ha un ruolo fondamentale nel legittimare l’esistenza individuale e della stessa macchina statale.
Tutto registrato all’anagrafe
Da qui si ha la nascita degli archivi nazionali: il primo nasce a Parigi, in Italia il primo fu fondato da Piero Leopoldo come archivio diplomatico su pergamena, racchiudente documenti giuridici. È fondamentale considerare il contesto, cioè il sistema di relazioni. Il singolo documento è prezioso nella testimonianza della vita durante il Medioevo: oggi abbiamo un approccio di studio basato su caratteri formali del documento, volti a verificarne l’autenticità e la validità. Prima di tutto si sviluppò la disciplina della Diplomatica (1861), cioè studio dei diplomi, documenti su pergamena di alto grado di formalizzazione tanto che si poteva garantirne l’autenticità. Nasce con Juan Mabillon che pubblica il trattato De res diplomatica , in Italia con Scipione Mattei che pubblica l’ Historia diplomatica. Nel contesto di approccio di studio volto ad identificare la veridicità di un documento d’archivio, ha avuto un ruolo fondamentale la paleografia: una disciplina collegata allo studio delle antiche scritture, che può aiutare nella comprensione dei documenti.
- La donazione di Costantino: Lorenzo Valla nel 1500 studiò i territori di dominio di San Pietro, scoprendo che in realtà questo documento rappresentava un falso. L’archivistica nasce in questo contesto e viene considerata come un processo di gestione dei singoli documenti. Nel 1700 compaiono due trattati che, per la prima volta, parlano di archivistica:
- Le Moine pubblica la Diplomatica pratica , trattato sulla gestione degli archivi come tesori di fonti;
- De Chevrieres pubblica il nuovo archivista. Siamo nel contesto del grande nazionalismo in cui nasce l’ Enciclopedia di Diderot d’Alambert che codifica un nuovo metodo basato sull’approccio scientifico: la conoscenza si sviluppa attraverso la rappresentazione di tutto ciò che esiste attraverso processi di classificazione (sulla base dell’opera di Linneo), spaziando su vari campi, dalla cultura alla natura. L’archivistica eredita questa impostazione nei metodi di classificazione dei documenti. Le Moine propone un sistema in base al contenuto e alla materia di cui trattano i documenti, mentre De Chevrieres propone un sistema basato su ambiti geografici e cronologici. Prevale la classificazione di Le Moine per cui si inizia a dare un ordine nazionale ai documenti d’archivio, partendo dal presupposto dell’immagine di luoghi caotici senza la presenza di un metodo: bisogna metter in ordine e facilitare la ricerca di informazioni. PAROLE CHIAVE: logica e cronologia. Questo sistema di classificazione a posteriori è durato per tutto l’800 e entrerà in crisi alla fine del secolo: siamo nel nuovo contesto della creazione delle identità nazionali, dove si comprende che gli archivi hanno una loro ragion d’essere e non possono essere smontati e ricomposti a piacimento. Nuovo manuale con nuovi principi: manuale degli olandesi Mullet, Feith e Fruer che attraverso un dibattito disciplinare, danno i criteri in cui un archivio va identificato. Unitarietà, va considerato tutto l’insieme non i singoli documenti per cui bisogna avere una concezione organica e una formazione storica dell’archivio. Si passa da una visione estrinseca e classificatoria a una intrinseca e organica: ci si incentra sullo studio di testimonianze di un’epoca passata, ma un archivio è anche prodotto da ciò che nasce nella quotidianità.
20 novembre 2018 lezione n. DEFINIZIONI: CHE COS’È L’ARCHIVISTICA? Gli archivi vengono riconosciuti e codificati come detentori di memoria di una determinata cultura.
- I popoli che non hanno memoria non sono padroni del proprio futuro. Questa affermazione è valida anche per il singolo individuo come parte di una società: la capacità di immaginazione nella creazione di un futuro, basata sulla consapevolezza del proprio passato, è propria dell’essere umano, la memoria non lo è, perciò la memoria è in grado di codificare la propria identità. Un’identità che è sia individuale, che sociale, che culturale. SLIDE, Definizione:
- L’archivistica è la disciplina che studia l’origine, l’ordinamento, la tradizione conservativa e cura la descrizione e la fruizione degli archivi in quanto complessi documentari. Quindi l’archivistica s’interessa degli insiemi di documenti e del loro complesso. SLIDE, Cassese 1958:
- L’archivistica studia l’auto formarsi dell’archivio, che è un fatto storico che si dispiega in una determinata situazione e in un corso sequenziale di eventi.
- Deve anche descrivere gli archivi, cioè definirli storicamente, identificandone i tratti distintivi e qualificativi che li differenziano l’uno dall’altro e che fanno scorgere in che relazione si trovano. ES. Ateneo come dipartimento che ha relazioni con altri soggetti o enti come il ministero della ricerca. PAROLE CHIAVE: relazioni e contesto. SLIDE, Oggetto di studio:
- Il termine archivio in lingua italiana è polisemico, ha cioè, più di un significato.
ASPETTO FONDAMENTALE: quando s’interviene su un archivio ci si deve attenere all’avalutatività, non bisogna cioè cadere nell’errore di soggiacere alle esigenze storiografiche del momento. La disciplina archivistica ha diversi settori, o ambiti, disciplinari:
- Teoria archivistica o archivistica pura;
- Archivistica speciale, cioè quella che si concentra su determinate tipologie di archivi e che si avvicina alla storia delle istituzioni.
23 novembre 2018 lezione n. IL DOCUMENTO Nell’antichità romana l’autenticità del documento era data dalla conservazione ininterrotta in un luogo deputato; si riteneva l’archivio un luogo fisico; così la pensano anche gli inglesi. L’esistenza di archivi come sedimenti risale alla civiltà assiro-babilonese: sono stati ritrovati archivi di documenti giuridici-amministrativi iscritti su tavolette d’argilla (scrittura cuneiforme). L’archiviazione è nata insieme alla scrittura (III millennio a.C.).
Documento < documentum < doceo = mostro/rappresento un atto/fatto. Gli elementi che lo compongono sono il supporto, l’iscrizione, la firma. Un documento può essere considerato in ambito informativo (come fonte/testimonianza), diplomatistico e archivistico. Documento in senso lato: prodotto dell’attività umana, specialmente intellettuale. Libri, opere d’arte, spartiti, resti archeologici, film, paesaggi, ecc.; per Bloch il paesaggio era la risultante dell’interazione tra uomo e natura. Documento in senso proprio: residuo di un’attività concreta. Questa è la distinzione che fa Filippo Valenti. La definizione tecnica di documento ci è fornita dal diplomatista Paoli: “ una testimonianza scritta di un atto (di volontà) o di un fatto (non volontario) di natura giuridica, compilata con l’osservanza di determinate forme, destinate a procurarle fede e a darle forza di prova ”. In ambito archivistico il termine è riferibile a tutta la documentazione di cui si compone l’archivio: documenti ufficiali, di prova, testi a stampa, corrispondenze, foto (tutto se inserito in un certo contesto). Documento amministrativo: ogni rappresentazione, comunque formata, del contenuto di atti anche interni delle pubbliche amministrazioni, o comunque utilizzati ai fini dell’attività amministrativa” Documento informatico: la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti.
26 novembre 2018 lezione n.
Visione di Maurizio Ferraris sull’ontologia (ciò che c’è nel mondo): individua oggetti naturali, sociali e ideali. Oggetti naturali : quelli che esistono nello spazio e nel tempo indipendentemente dai soggetti umani (e anche dalle ricerche degli scienziati). Oggetti sociali : esistono nello spazio e nel tempo ma dipendentemente dai soggetti umani. Oggetti ideali : quelli oggetti che sono eterni, esistono fuori dallo spazio e dal tempo, indipendentemente dai soggetti. Rientrano nel campo della metafisica. Ontologia sociale: ciò che c’è nella società. La teoria di Ferraris si ispira a quella di Searle: gli oggetti sociali sono di ordine superiore a quelli naturali. La regola costitutiva degli oggetti sociali è la formula: x (oggetto materiale) vale/conta come y in un determinato contesto. Esempio : una banconota è un oggetto materiale di carta, ma nel contesto dell’Unione Europea ha un valore economico.
Il filosofo Derrida fu teorico del testualismo : nulla esiste al di fuori del testo. Ciò che esiste lo è perché è conosciuto dall’uomo, quindi è descritto in un testo. La realtà esiste solo nella misura in cui l’uomo la conosce e la rappresenta. Ferraris si definisce teorico del testualismo debole: nulla di sociale esiste al di fuori del testo. Solo ciò che è oggetto di documenti determina gli oggetti sociali. Oggetto sociale = atto iscritto. Esempio: le istituzioni diventano oggetti sociali dopo la compilazione di un atto fondativo. Gli oggetti sociali esistono grazie all’esistenza di testi/documenti. La realtà sociale e la realtà istituzionale crescono e si autoalimentano in base a un sistema di iscrizioni. Permettendo la fissazione degli atti sociali, le iscrizioni contribuiscono alla creazione di significati e vincoli sociali. Caratteristica fondamentale di un’iscrizione è che sia comunicabile almeno tra due soggetti. Ferraris include le iscrizioni all’interno di una cornice che sarebbe l’ archiscrittura. Al suo interno ci sono:
- Tracce, segni su una superficie che rimandano a qualcosa che c’è stato e ora non c’è più;
- Registrazioni, segni/modificazioni su una superficie che rimangono tali;
- Iscrizioni, segni relativi a due soggetti. Tutti i documenti esistono in quanto sono sistemi di relazione tra due o più soggetti. Ferraris divide gli oggetti sociali in:
- Primo tipo: economia, diritto, burocrazia;
- Secondo tipo: arte, religione, filosofia. Si fissano e si tramandano attraverso delle iscrizioni, le quali hanno dei significati, hanno una loro dimensione condivisa all’interno del contesto sociale. Dànno significato alla società. Secondo Ferraris non è vero che la scrittura nasca come trascrizione del linguaggio orale, nasce come un sistema di registrazione (contabilità/calendario): aveva la funzione di lasciare traccia. Precedeva la scrittura alfabetica.
Come si esaminano i documenti
Esempio : bolla di Niccolò V per la chiesa di San Bernardino – 8 ottobre 1451. Iscrizione su un supporto in pergamena. Nei documenti su supporti tradizionali ci sono caratteri estrinseci e intrinseci.
- Estrinseci: tipo di supporto (pergamena), tipo di scrittura (manoscritto), tipo di inchiostro, sigillo (se c’è);
- Intrinseci: autore, destinatario, contenuto, sottoscrizioni (firme che certificano l’autenticità del documento e la volontà del sottoscrittore). In diplomatica il documento si divide in: protocollo, testo e protocollo finale/escato- collo. Parte iniziale dell’esempio: intestazione di Niccolò V – Testo: disposizioni – Escato-collo: sottoscrizioni ed eventuali segni di cancelleria. La data topica (luogo) e la data cronica (del calendario) possono essere in fondo; nel corso dei secoli verrà posta in alto, all’inizio del documento. Quando ci si approccia a un documento bisogna individuare: chi si rivolge a chi; perché (contenuto/oggetto). Chi ha un approccio storico mira principalmente all’oggetto. Dal punto di vista archivistico è fondamentale capire perché nasce il documento.
27 novembre 2018 lezione n. Dove si cercano i documenti? Nel momento in cui affrontiamo la problematica della ricerca documentaria, dobbiamo necessariamente considerare gli archivi come fonte essenziale di ricerca. Quelli principali sono quelli di stato situati nei capoluoghi di provincia, che di solito si trovano
In Italia abbiamo anche altre tipologie di archivi privati, proprio a causa della tarda formazione di un organo centrale statale, come ad esempio gli archivi di banche e fondazioni industriali. Altri istituti storici di conservazione, al contrario, possono essere sia pubblici che privati: ad esempio l’istituto storico del risorgimento italiano o il museo della resistenza, oppure ancora, l’archivio audio-visivo del movimento operaio. Altri istituiti possono essere soltanto privati, come quelli delle organizzazioni sindacali. Ricapitolando, esistono diversi enti ed istituti che conservano documenti d’archivio. Soggetto produttore funzioni produzione di documenti archivio: pubblico, statale, ma anche privato e non statale. Le biblioteche Le biblioteche possono presentare la conservazione, oltre che libraria, anche di fondi archivistici: essendo luoghi di consultazione (soprattutto in passato), personaggi illustri o nobili famiglie, pensavano che la propria documentazione potesse essere utile allo studio e alla ricerca e quindi ne facevano donazione alle biblioteche, come miglior luogo per la conservazione e la fruibilità. L’Italia presenta, dunque, un pluralismo rispetto ai vari luoghi di conservazione documentaria e archivistica, tanto da farne emergere una realtà estremamente articolata.
30 novembre 2018 lezione n.
Come nascono gli archivi? Fasi di vita di archivi e di documenti I documenti d’archivio nascono per funzioni pratiche, burocratiche, giuridiche (all’interno di ambienti amministrativi). Ci sono tre fasi:
- Fase attiva dei documenti = archivio corrente;
- Fase semi-attiva dei documenti = archivio di deposito;
- Fase storica = archivio storico. I documenti hanno maturato 40 anni dalla data della redazione. La fase attiva è quella in cui si imposta la fisionomia dell’archivio. C’è un’organizzazione originaria negli archivi, un’organizzazione interna: ad un determinato criterio di ordinamento ne consegue una determinata configurazione/ struttura. L’archivista deve avere la consapevolezza di quali criteri logici furono adottati in origine per configurare il complesso documentario. In questa fase si fissa il vincolo archivistico, inteso anche come relazione tra documento e soggetto produttore dell’archivio. Il vincolo è determinato da: registrazione di protocollo; classificazione; segnatura; fascicolazione.
- Registrazione di protocollo: il documento entra nel sistema documentario (esempio: registrazione di un’istanza); dà valore di prova in giudizio, testimonia la relazione con il soggetto. Riguarda anche la documentazione in uscita. Vanno individuati in un registro gli elementi identificativi del documento. La numerazione di tutti i documenti è cronologicamente progressiva nel corso dell’anno solare; l’anno successivo ricomincia da 1; determina una codifica univoca del documento. I registri sono tradizionalmente divisi in due lati: da un lato le registrazioni in uscita (destra), sull’altro le registrazioni in entrata (sinistra). Si riporta chi scrive a chi, quando, quali sono gli oggetti dei documenti (possono esserci anche degli allegati). La registrazione riguarda dunque un principio cronologico.
- Classificazione: si assegna una posizione logica al documento (principio logico). Sono classificati per affinità, discipline, ecc. La classificazione dà un codice identificativo della maniera amministrativa a cui quel documento può essere riferito.
- Segnatura: individua una posizione logica e cronologica del documento. Sul documento si appongono timbri, annotazioni che riportano numero di protocollo e codice di classificazione.
- Fascicolazione: riguarda i documenti della stessa classificazione, compongono la cosiddetta pratica, il fascicolo, il dossier. I documenti in entrata in uscita sono detti unità documentarie, gli elementi più piccoli di un archivio; tutte le unità documentarie vanno ad associarsi nel fascicolo (esempio: quello riguardante la costruzione di una scuola); il fascicolo qui è unità archivistica. L’unità archivistica è l’insieme dei documenti che partecipano ad un’azione amministrativa/giudiziaria che chiamiamo procedimento/processo; ogni fascicolo ha una segnatura e un titolo, anche la data di apertura e chiusura del procedimento. I fascicoli vanno a costituire le serie archivistiche. Dall’archivio corrente, gestito dagli stessi uffici, una volta conclusi i procedimenti i fascicoli vanno nell’archivio di deposito. È una fase semi-attiva perché sono appena conclusi ma potrebbe essere necessario riutilizzarli, la loro valenza amministrativa è ancora forte. I documenti vengono conservati per 40 anni, la valenza amministrativa si attenua in favore di quella storica; si arriva alla fase storica , ora i documenti hanno prevalentemente interesse storico. Il passaggio a questa fase avviene con la procedura di scarto/selezione; nell’archivio storico viene resa accessibile la documentazione storica. Motivi della selezione: spazio, qualificazione di ciò che ha vero interesse storico. Il passaggio dall’archivio di deposito a quello storico è detto versamento: non si tratta solo di un’operazione materiale, questo comporta anche il passaggio di una responsabilità giuridica tra i soggetti che gestiscono gli archivi.
Classificazione
Il titolario di classificazione serve per dividere la documentazione prodotta o ricevuta da un soggetto in settori e categorie, schematizzando in maniera logica le sue competenze e funzioni. Il sistema logico nasce nell’illuminismo, una gerarchia di “contenitori” sempre più dettagliati; in ambito documentario viene a nascere la necessità di fissare nel titolario (strumento di lavoro) gli elementi di: primo livello – titolo, secondo livello – categoria, terzo livello – classe. Si utilizza uno schema astratto per individuare poi uno schema fisico nel quale il documento è stato classificato. In ogni ente esistono funzioni e attività. Il sistema di classificazione degli atenei è stato elaborato dall’Università di Padova.
4 dicembre 2018 lezione n. I documenti digitali A differenza del documento cartaceo, quello elettronico esiste come insieme di informazioni che vengono prodotte e rese fruibili grazie a hardware e software: sono documenti digitali quelli che sono frutto di una sequenza di numeri. Abbiamo già fornito la definizione di documento informatico come rappresentazione di dati, numeri e fatti giuridicamente rilevanti, utilizzabili solo attraverso hardware e software. Per i documenti elettronici è importante il contesto documentario, ovvero le relazioni che un documento ha con altri documenti del complesso di cui è parte, ma anche il contesto amministrativo quale relazione con il soggetto produttore: i documenti digitali, infatti, vengono prodotti si attraverso la tecnologia, ma soprattutto è importante considerare come momento di produzione le procedure amministrative che garantiscono il controllo durante la formazione degli stessi documenti e il recupero dei dati. Il concetto di metadato Il metadato non è altro che un dato su un altro dato: cioè è un’informazione che riguarda il documento all’interno di quel sistema informativo proprio di un ente.
La disciplina della diplomatica si è scoperto essere utilissima per il documento elettronico in quanto tiene conto dei caratteri dello stesso, che possono essere gestiti per la sua conservazione. SLIDE, le caratteristiche principali della diplomatica
- Fatto: evento o circostanza.
- Atto: attività frutto della volontà di una persona rivolta a produrre effetti sul mondo esterno.
- Documento: rappresentazione di atti e fatti, fissata su un supporto stabile nel tempo e nello spazio.
- Dal punto di vista della diplomatica la forma consiste in:
- Elementi fisici del documento
- Persone che partecipano alla formazione del documento.
- Contesto amministrativo.
- Disposizione o struttura del contenuto del documento.
- Modalità di redazione.
- Elementi identificativi di un documento:
- Il grado di perfezione, ovvero se si tratta della minuta di un documento o dell’originale, anche considerato che è possibile avere anche originali multipli o di copie.
- Le partizioni interne del documento, protocollo, testo e escatocollo.
- Gli elementi estrinseci (si trasferiscono alla forma fisica di presentazione del documento) e intrinseci del documento (come si articola il contenuto del documento).
- Caratteristiche del documento:
- Genuinità, qualità di un documento di essere inalterato o integro, la certezza sulla sua provenienza intesa come conoscenza certa dell’autore.
- Autenticità.
- Affidabilità. La firma digitale La firma di un documento su qualsiasi formato garantisce:
- Il fatto che la persona che ha posto la firma era presente nella stesura del testo,
- Il fatto che la persona che ha posto la firma, sottoscrive e quindi condivide il contenuto del documento,
- Il fatto che la persona che ha posto la firma in corsivo (non in stampato) sia il suo unico e inconfondibile autore. Ora come si garantisce lo stesso effetto con una firma digitale, che abbiamo detto essere un testo rappresentato da una sequenza di bit? In questo momento ci troviamo ancora in un periodo di transizione per cui in alcuni casi si richiede una firma analogica di riconoscimento che verrà poi messa a confronto con quella digitale. Si garantisce l’uso della firma digitale attraverso il formato PDF, che è in sé una scansione, quindi un’immagine apparentemente non modificabile che garantirebbe l’integrità del documento. Ma va sottolineato il fatto che deve essere necessariamente garantita non solo l’integrità del documento, ma anche l’integrità del mittente. SLIDE, la firma digitale
- La firma digitale è uno strumento strategico per il mantenimento delle caratteristiche di integrità, autenticità e garanzia di non ripudio.
- È un particolare tipo di firma elettronica, basata su un certificato qualificato e su un sistema di chiavi crittografiche, una pubblica e una privata, correlate tra loro, che consente al titolare tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l’integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici.
- Grazie alla proprietà della crittografia asimmetrica è possibile ottenere dei documenti firmati con l’ausilio di una funzione di hash pubblica, dove si ricava l’impronta digitale del documento, cioè un file di dimensioni relativamente piccole che contiene una sorta di codice di controllo relativo al documento stesso, dopodiché l’utente utilizza la propria chiave privata per cifrare l’impronta digitale: il risultato di questa codifica è la firma.
- Chiunque può verificare l’autenticità di un documento: basta decifrare la firma del documento con la chiave pubblica del mittente, ottenendo l’impronta digitale del documento, e confrontare l’impronta con quella che si ottiene, applicando la funzione di hash al documento ricevuto se le due impronte sono uguali, l’autenticità e l’integrità del documento sono garantite.
- Limiti: il firmatario deve aver utilizzato un certificato elettronico qualificato, ossia rilasciato da un certificatore qualificato o accreditato, dispositivo di firma sicuro, cioè conforme alle specifiche
tecniche fissate dalla normativa vigente, i certificati di firma hanno però una durata massima di tre anni.
- Per legge possono essere dati per buoni documenti generati prima della scadenza di validità del certificato purché abbiano marcatura temporale che ne garantisca la data di redazione, cioè dimostra l’esistenza di un’evidenza informatica in un tempo certo. Tutte queste accortezze valgono in un sistema giuridico particolare dove è fondamentale il tempo di sviluppo dei documenti (es. gara d’appalto).
Manca lez. Ven 7 vedi appunti e rec.
10 dicembre 2018 lezione n. COME VANNO LETTI I COMPLESSI DOCUMENTARI? Quello che abbiamo detto finora è interessante in tutte le fasi che si susseguono nella formazione dell’archivio: sia nella prima fase della formazione di un archivio, cioè nel momento in cui vengono determinate le caratteristiche di un complesso documentario, chiamata fase corrente, sia nella seconda fase detta di deposito che nella terza fase detta di storicizzazione dell’archivio. È importante tener presente la possibilità di poter fruire, durante una ricerca documentaria, delle relazioni tra serie documentarie che tra un archivio e l’altro. Oggi ci occuperemo dell’ultima fase di formazione dell’archivio, con la lettura di alcuni complessi storici documentari. SLIDE, schema degli standard internazionali per quanto riguarda la configurazione interna di un archivio
- Ci interessa per capire in cosa consiste un fondo: può essere composto da serie e sotto-serie o da sub- fondi, composte a loro volta di unità archivistiche le quali sono composte da unità documentarie, ma possono esistere situazioni in cui l’unità archivista è anche unità documentaria (in genere compilata nell’arco di un anno).
- Dobbiamo tener presente questo approccio che va dal generale al particolare, fino ad arrivare al singolo documento. Il fondo archivistico D’Arcangelo Le componenti del fondo archivistico D’Arcangelo, fondo archivistico presente nel nostro ateneo, possiamo ricavarle direttamente dall’indice, sotto la dicitura serie del fondo: si presentano numerose serie dove, alcune di esse, si basano sulla tipologia di documento (calendario, manifesti e locandine, bozzetti e campionari di carte Fabriano, grafica pubblicitaria, grafica d’occasione, cartoline, carte intestate, bozzetti, catalogo libri, biblioteca di lavoro, riviste di grafica, matrici), altre sulla natura di documenti che talvolta fanno emergere relazioni (carteggio). SLIDE, alcuni dati sull’archivio dell’Aquila
- Il nome del fondo in questo caso è inserito nella denominazione del file (SIAS-Pretura di l’Aquila).
- Ha serie come: sentenze civili, indici delle sentenze, atti civili diversi, sentenze penali e rubrica, registro generale penale, atti divisione eredità A. Cappa e T. Carli.
- Presenta una tabella di consistenza del fondo in metri lineari, che interessa all’archivista per conoscere esattamente lo spazio fisico occupato dal fondo.
- In questa tabella vengono elencati tutti gli elementi fondamentali che compongono il fondo. SLIDE, fondo di questura Abbiamo detto che la classificazione è una fase molto importante per il successivo riconoscimento dei codici che insieme alla denominazione della documentazione, ci permettono di identificare le varie serie.
- Il fondo della questura è articolato in tre nuclei che ci identificano i nuclei in cui era organizzato l’ufficio, anche se fisicamente questa suddivisione non compare:
- Gabinetto (ufficio che solitamente rappresenta il cuore dell’ente produttore, che riguarda fatti delicati),
- Polizia giudiziaria,
- Polizia amministrativa.
- Possiamo notare come vengono utilizzati codici alfa-numerici nell’identificazione delle serie: i criteri di classificazione vengono indicati dalle strutture ministeriali agli organi periferici. È importante ricordare che esistono, in questi tipi di rappresentazione, dati identificativi sia per il fondo che per le sue componenti come: la denominazione, il periodo storico documentato e la consistenza.
11 dicembre 2018 lezione n.
L’archivistica si occupa di descrivere i patrimoni culturali: descrivere gli archivi, definirli storicamente, identificare i loro tratti distintivi e qualificativi. Fa questo attraverso gli strumenti di ricerca /mezzi di corredo dei fondi. Diverse tipologie di strumenti di ricerca:
- Guide;
- Inventari;
- Elenchi;
- Repertori. Guide : strumenti che rappresentano insiemi di fondi, dànno una descrizione sintetica, riportano i caratteri essenziali e identificativi. Caratteri:
- Denominazione;
- Consistenza;
- Date estreme della documentazione (dalla data più antica alla più moderna);
- Strumenti di ricerca;
- Nota storica sul soggetto produttore;
- Nota archivistica, descrive le vicende del fondo e le scelte fatte dal lavoro archivistico. Tipologie di guida:
- Generale, descrive tutti i fondi di istituti di conservazione della stessa tipologia;
- Particolare, riferita a tutti i fondi di un determinato istituto;
- Settoriale, si riferisce a fondi aventi la medesima tipologia di enti;
- Territoriale, illustra tutti gli archivi di un determinato territorio o una specifica tipologia di archivi;
- Tematica, descrive quelle fonti documentarie presenti in più fondi relative a un determinato tema di ricerca;
- Di sala studio;
- Topografica, riguarda la collocazione fisica dei fondi. “ Guida generale degli archivi di stato italiani ” di D’Angiolini e Pavone: prima standardizzazione delle descrizioni archivistiche in Italia. Descrizioni secondo periodi storico-istituzionali e secondo l’ordine alfabetico. Esempio: archivio de L’Aquila – divisione per periodi: antichi regimi , Impero napoleonico , Restaurazione , postunitario. Inventario : redatto per descrivere un fondo archivistico dopo l’operazione di ordinamento; esso deve rispecchiare l’ordinamento e conservarne la struttura. Inventario analitico: riferito alle unità archivistiche. Inventario sommario: descrive i faldoni. Elementi descrittivi essenziali:
- Numero d’ordine dell’unità descritta;
- Titolo;
- Date estreme;
- Nota storica;
- Nota archivistica;
- Bibliografia/indici. In riferimento ad un inventario si parla di segnatura (logico-cronologica) e non di collocazione. Cappello alla serie: nota specifica che si riferisce ad una determinata serie di documenti.
17 dicembre 2018 lezione n. Negli anni Novanta con lo sviluppo dell’informatica e della telematica, viene a formarsi la possibilità di lavorare a distanza e di scambiarsi informazioni; ciò portò ad un processo di standardizzazione delle informazioni bibliografiche. L’UNESCO cura gli aspetti a livello mondiale dell’educazione, della scienza e della cultura. Lavora col Consiglio Internazionale degli Archivi dal 1988; nel 1990 fu istituita la commissione ed elaborati tre testi (due standard):
- Dichiarazione di principi, regole base;
- ISAD ( G ), descrizione dei fondi/patrimoni (standard);
- ISAAR , descrizione dei soggetti produttori > enti/persone/famiglie (standard). L’archivio ha una sua vicenda che non necessariamente corrisponde a quella del soggetto produttore. Norme di descrizione: assicurare l’elaborazione di descrizioni coerenti, appropriate, auto-esplicative. Devono facilitare lo scambio di informazioni sui fondi archivistici; rendere possibile lo scambio di informazioni su dati di autorità; rendere possibile l’integrazione di descrizioni provenienti da istituti archivistici diversi all’interno di un sistema informativo unificato. Se un archivista ha necessità di descrivere
un fondo (o una serie), può utilizzare descrizioni già date da altri archivisti di fondi analoghi, questa interoperabilità deve essere garantita mediante la standardizzazione dei modi di descrivere i patrimoni. Concetti fondamentali della dichiarazione dei principi :
- viene ribadito il principio fondamentale del rispetto dei fondi;
- unità di descrizione;
- descrizione a più livelli, dal generale al particolare, i vari livelli deve essere collegati;
- provenienza della documentazione, il soggetto produttore;
- sono definite le chiavi di accesso (un nome, una parola, un termine per recuperare informazioni);
- controllo dell’autorità, elaborazione di forme normalizzate dei termini indicanti soggetti produttori o località (deve essere individuata una forma principale e eventuali forme integrative). Favorire il controllo intellettuale, è alla base di descrizioni coerenti/auto-esplicative. Il contesto connota fortemente la produzione dei documenti perché connota le attività/funzioni che producono i documenti. Una conoscenza adeguata del patrimonio permette di rendere un’immagine delle parti dei fondi in maniera chiara e semplice. Il controllo intellettuale è l’adeguato livello di conoscenza di ciò che si va a descrivere secondo le norme. Livelli del fondo:
- fondo/complesso archivistico;
- sub-fondo;
- serie;
- sotto-serie;
- unità di condizionamento;
- unità archivistiche (file);
- unità documentarie. ISAD : la descrizione è a più livelli; le informazioni devono essere pertinenti al livello di descrizione; vige il principio della non-ripetizione delle informazioni del livello superiore; nelle descrizioni deve essere esplicito il collegamento. È organizzato in elementi descrittivi: sono 26, 6 quelli essenziali; 7 sono le aree di descrizione nelle quali inserirli. Elementi descrittivi essenziali da applicare ai vari livelli del fondo (il livello va indicato):
- codice identificativo (inizia con la sigla della nazione);
- denominazione;
- soggetto produttore;
- periodo storico in cui la documentazione è stata prodotta, le date estreme;
- consistenza (grandezza);
- esplicitazione del livello di descrizione. Aree di descrizione nelle quali inserire i 26 elementi descrittivi:
- area di identificazione;
- area delle informazioni sul contesto;
- area delle informazioni sul contenuto (struttura);
- area delle informazioni sulle condizioni di accesso;
- area delle informazioni su documentazione collegata;
- area delle informazioni sulle note;
- area del controllo della descrizione.
18 dicembre 2018 lezione n. 13 ISAAR (C.P.F.) – tre tipologie di soggetti produttori: enti ( C .; persone giuridiche), persone ( P .), famiglie ( F .). Lo standard fu pubblicato nel 2003, è successivo all’ ISAD. Prevede 4 elementi descrittivi e la loro collocazione in 4 aree descrittive. Aree descrittive:
- identificazione del soggetto produttore;
- descrizione del soggetto produttore;
- relazioni (con altri soggetti);
- controllo della descrizione. Vengono ripresi i concetti della dichiarazione dei principi. Elementi descrittivi:
- tipologia del soggetto produttore;
- forma autorizzata del nome;
- date di esistenza (periodo di vita nel quale svolgono le loro funzioni mediante attività concrete);
l’attività e il sistema di relazioni dell’ente; a documentazione integrativa/aggiuntiva va eliminata, ciò che resta è quindi fonte storica qualificata. Quando si distrugge una parte dei documenti il vincolo archivistico riceve un’attenuazione ma non scompare, non viene completamente distrutto/annullato. Il principio del legame tra i nuclei che rimangono, c’è. La distruzione di nuclei di documentazione viene certificata, c’è una procedura da rispettare; la responsabilità è di più soggetti. La metodologia per valutare ciò che è storicamente importante si basa sul massimario di scarto (piano di conservazione): un elenco che indica il periodo di conservazione entro il quale il materiale può essere scartato; si tratta di una proposta di scarto. È un criterio che garantisce efficacia ma non arbitrarietà. Viene istituita un’apposita commissione (collegiale e interministeriale) di scarto. Questo principio risale ad un decreto del 1900. Quindi, lo scarto della documentazione da parte dello stato avviene nell’ambito di un organo collegiale in cui sono rappresentati i funzionari del ministero dei beni culturali, del ministero che ha prodotto le carte e del prefetto. Successivamente la documentazione allora può passare presso un archivio storico o di stato. Un archivio privato può essere soggetto a distruzione/dispersione se non è dichiarato di interesse culturale.
21 dicembre 2018 lezione n. Excursus storico
Con la Rivoluzione francese furono abolite le istituzioni proprie del feudalesimo; nascono nuovi rapporti tra i cittadini e la pubblica amministrazione/lo stato. Prima gli abitanti di un regno erano solo sudditi, con le costituzioni della Rivoluzione si affermano i diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino. Tra questi diritti vi era quello alla cultura/studio; successivamente queste norme Napoleone le farà espandere in tutta Europa. Decreto per riordinare e riunire in un medesimo locale gli antichi archivi del regno : provvedimento opera di Gioacchino Napoleone (1808).
- Articolo 10: fruizione/uso degli archivi è pubblico. Le carte originali non potranno essere estratte dagli archivi se non in casi che i ministeri giudicheranno eccezionali. Dopo il Risorgimento italiano viene formulato il Regio decreto che stabilisce le regole per l’ordinamento generale degli archivi di Stato (1875).
- Articolo 1: gli atti dei ministeri vanno conservati in un unico archivio, quello del regno. C’era da affrontare problema degli stati preunitari, come conservare i loro archivi. Le città che erano state capitali di quei regni, possedevano dei ministeri; gli atti delle amministrazioni periferiche furono raccolti negli archivi del capoluogo.
- Articolo 6: gli atti archiviati vanno ripartiti in tre sezioni: atti giudiziari; atti amministrativi; atti notarili; sezioni speciali (atti che non sono categorizzabili come le prime tre tipologie).
- Articolo 7: gli atti di ciascuna delle quattro sezioni sono disposti separatamente per dicastero, magistratura, amministrazioni, quindi per soggetti produttori, secondo l’ordine storico degli affari o degli atti.
- Articolo 9: per ogni sezione deve esserci un indice; per ogni soggetto produttore un repertorio degli atti relativi.
- Articolo 11: gli atti conservati negli archivi sono pubblici.
- Articolo 12: devono passare 70 anni prima che i documenti dei processi penali diventino consultabili. Gli atti amministrativi diventano pubblici dopo 30 anni. Oggi con le innovazioni portate al codice, il limite è stato alzato a 40 anni.
- Articolo 13: gli atti prodotti dalle singole istituzioni sono pubblici qualunque sia la loro data.
- Articolo 15: prevede la conservazione/buona gestione presso gli enti, raccolti in un unico locale distinti per soggetto produttore, affidati alla custodia di un’archivista.
- Articolo 21: si prescrive l’eventualità dello scarto, senza danno della storia o dell’amministrazione. Novecento : nel 1911 viene pubblicato un regolamento sugli archivi di stato, vige ancora oggi. Nel secondo dopoguerra viene emanata una nuova legge archivistica, sono aggiornate alcune disposizioni. Il codice dei beni culturali (2004) è una riproposizione di leggi già esistenti. 1999: è stato emanato un testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali. Il codice dei beni culturali e del paesaggio è stato aggiornato nel 2006: il paesaggio è la risultante dell’azione umana nella natura. È articolato in cinque parti:
- Disposizioni generali;
- Beni culturali;
- Beni paesaggistici;
- Sanzioni (nuove leggi);
- Disposizioni transitorie. Articolo 1 delle disposizioni generali: la Repubblica tutela e valorizza il patrimonio culturale. Fa riferimento all’articolo 9 della Costituzione: la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica; tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione. Si parla di Repubblica perché fa riferimento a tutte le istituzioni e a tutti i cittadini. Il termine bene culturale nasce nel secondo dopoguerra, dopo le grande distruzioni. Il patrimonio culturale connota la civiltà, è identitario. Nella conferenza internazionale dell’Aia (1953), viene concepito il concetto di bene culturale. Articolo 117 della Costituzione: quali materie appartengono allo Stato, tra queste la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali. La tutela non è solo la conservazione materiale, è prima di tutto l’individuazione dei beni e la loro conoscenza, per mezzo delle relative discipline scientifiche (storia dell’arte, archeologia, ecc.).
- Repertorio: o annuale dei fascicoli (generale), o tematico.
7 gennaio 2019 lezione n. IL CODICE DEI BENI CULTURALI
Oggi ci concentreremo sulle disposizioni che riguardano i patrimoni documentari (documenti e archivi, dall’art. 10 all’art. 44).
Abbiamo già visto come si presenta il codice:
- Parte prima, caratteri generali.
- Parte seconda, è specifica dei beni culturali:
- Titolo I, riguarda la tutela (art. 10-100);
- Titolo II, riguarda la fruizione e la valorizzazione (art. 101-127), dall’art. 122 al 127 si definiscono i limiti per quanto riguarda la consultabilità dei documenti.
- Parte terza, beni paesaggistici.
È importante ricordare la modifica del decreto del 2004 tramite il decreto legislativo n. 106 del 2006 (introduzione dell’articolo 7 bis nel quale si parla del concetto di bene culturale immateriale), e n. 62 del
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Art. 10, Capitolo 1 Comma 1 sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico archeologico e etnoantropologico. Comma 2 altri beni culturali possono essere gli archivi o le raccolte librarie. Comma 3 ciò che può essere ritenuto e dichiarato come bene culturale, materiale prodotto da privati. Comma 4 sono compresi i manoscritti, gli autografi, i carteggi, cose che interessano la paleontologia, le fotografie, le ville, ecc.
Art. 12, verifica dell’interesse culturale
Cosa s’intende per archivio (una struttura permanente che raccoglie, inventaria e conserva, documenti originali di interesse storico assicurandone la fruibilità per fini di studio e ricerca), biblioteca, area archeologica, museo.
Art. 102, fruizione degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica Comma 3 la fruizione dei beni culturali pubblici, al di fuori degli istituiti e dei luoghi di cui l’Art. 101 è assicurata, secondo le disposizioni del presente titolo, compatibilmente con lo svolgimento degli scopi istituzionali cui detti beni sono destinati.
Art. 104, fruizione di beni culturali di proprietà privata
Art.
Art 127
8 Gennaio 2019 TUTELA DELLA PRIVACY E ACCESSESSIBILITÀ DEI DOCUMENTI
La normativa sulla privacy corrisponde al codice D.Lgs. 30 giugno 2003 n.196 Codice in materia di protezione dei dati personali. La problematica della consultabilità comporta un equilibrio tra alcuni diritti costituzionali del singolo, e cioè, il diritto di libertà di pensiero e ricerca e il diritto di tutela dei dati del singolo individuo. Art. 13 La libertà personale è inviolabile
Art. 14 Il domicilio è inviolabile
Art. 15 La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili
Art. 21 Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Art. 33 L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. Normativa europea da tener presente: l’adeguamento ad una direttiva della comunità europea del 1995 (direttiva 95/46/ CE) induce il Parlamento italiano ad una specifica legge di tutela dei dati personali (o della privacy).
Il codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali per scopi storici (provvedimento del 14 marzo 2001 n. 8/P/21 del garante per la protezione dei dati personali). Questa norma è ora legge, in quanto inglobata come allegato.
TRATTAMENTO PER SCOPI STORICI, STATISTICI O SCIENTIFICI Art. 1 Chiunque a diritto alla tutela dei proprio dati personali.
Art.
- Dati personali: Qualunque informazione relativa a persona fisica, giuridica, ente od associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente mediamente qualsiasi riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale.
- Comunicazione dei dati: il dare conoscenza dei dati personali ad uno o più soggetti determinati diversi dall’interessato (…) anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione.
- Diffusione dei dati: il dare conoscenza dei dati personali a soggetti indeterminati in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione.
- Titolare: è colui che gestisce i dati personali, persona fisica, giuridica, pubblica amministrazione e qualsiasi altro ente cui competono le decisioni sul trattamento dei dati personali.
- Interessato: è colui al quale i dati si riferiscono direttamente.
- Il blocco: l’interessato può porre il blocco, ovvero bloccare il trattamento dei dati ad altri soggetti al di fuori di esso.
TRATTAMENTO PER SCOPI STORICI
Art. 98, finalità di rilevante interesse pubblico
Art. 101, modalità di trattamento Comma 1: I dati personali raccolti per scopi storici non possono essere utilizzati per adottare atti o provvedimenti amministrativi sfavorevoli all’interessato, salvo che siano utilizzati anche per altre finalità nel rispetto dell’Art. 1. Comma 2: I documenti contenenti dati personali trattati per scopi storici, possono essere utilizzati, tenendo conto della loro natura, solo se pertinenti e indispensabili per il perseguimento di tali scopi. Comma 3: i dati personali possono essere comunque diffusi quando sono relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente dall’interessato o attraverso suoi comportamenti in pubblico.
Art. 102, codice di deontologia e di buona condotta Comma 1: il garante promuove la sottoscrizione di un codice di deontologia (?) Comma 2: il codice di deontologia e di buona condotta, in particolare.
- Le regole di correttezza e di non discriminazione nei confronti degli utenti.
- Particolari cautele per la raccolta, la consultazione e la diffusione di documenti concernenti dati idonei a rivelare lo stato di salute, la vita sessuale o rapporti riservati di tipo familiare; identificando i casi in cui l’interessato è informato dall’utente della prevista diffusione dei dati.
- Le modalità di applicazione agli archivi privati della disciplina dettata in materia di trattamento dei dati a scopi storici, anche in riferimento all’uniformità dei criteri da seguire (?).
Art. 103, consultazione di documenti conservati in archivi
- Sono presenti principi di etica professionale approvati nel congresso internazionale degli archivi tenuto nel 1996 a Beijing
- RISPETTO DELLA DIGNITà DELLE PERSONE
- Distinzione tra la responsabilità degli archivisti e quella dei ricercatori (comunicazione e diffusione dei dati)
- Condizioni per cui i dati trattati e diffusi dal ricercatore (?)
- Correttezza e non discriminazione nei confronti dei ricercatori Termini
- Comunicazione dei dati Rendere i dati personali accessibili ad una o più persone determinate (l’archivista che da in consultazione documenti contenenti dati personali al ricercatore che ne fa ricerca)
- Diffusione dei dati Portare i dati personali a conoscenza di più persone non identificate (il ricercatore che pubblica dei dati in un saggio)
- Integrazione dei dati L’interessato, o i suoi eredi, possono fornire documenti a completamento di quelli già in possesso dell’archivio storico
- Blocco dei dati L’interessato, o i suoi eredi, possono bloccare l’accesso ai documenti contenenti dati personali.
WEB: tutto ciò che viene introdotto nel web non può essere cancellato
ARCHIVI DI STATO E ARCHIVI STORICI DEGLI ENTI PUBBLICI: CONSULTABILITÀ Art. 122 Consultabilità dei documenti