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PSICOLOGIA GIURIDICA DELLA FAMIGLIA
La psicologia giuridica si occupa dei processi cognitivi, emotivi e comportamentali aventi rilevanza per l' amministrazione della giustizia , con riferimento alle persone intese sia come autrici di reato sia partecipanti al processo giudiziario in qualità di imputati, testimoni, parti lese, avvocati e giudici. [...] Le applicazioni delle conoscenze e dei metodi di psicologia clinica al contesto giudiziario costituiscono un ausilio sia per l'emissione di sentenze sia per tutelare interessi di parte. Ci si riferisce, ad esempio, all'assessment e alla diagnosi psicologica, alla valutazione della pericolosità, dell'imputabilità e responsabilità penale di adulti e minori, alla valutazione e quantificazione del danno psichico ed esistenziale, al criminal profiling , alla valutazione di minori e del contesto familiare in casi di pregiudizio, all' assessment di minori autori di reato, alla valutazione dei minori e delle capacità genitoriali in casi di affidamento per separazione o divorzio, alla mediazione e risoluzione dei conflitti, alla valutazione per lo sviluppo di percorsi di riabilitazione e reinserimento sociale e lavorativo di autori di reato, ecc. Riforma cartabia —> istituzione dei tribunali per le famiglie l’emanazione delle leggi è compito del parlamento , spesso per la loro formulazione si organizzano dei tavoli di lavoro a cui prendono parte anche psicologi. Ambito giudiziario —> idoneità genitoriale, collaborazione con servizi sociale per valutare l’idoneità di una coppia per l’adozione, ecc.. e tutto ciò che riguarda il penale e quindi l’ambito dei reati. Molto del lavoro eseguito dallo psicologo giuridico è inerente alla VALUTAZIONE (sociale, psicologica, ecc…) Psicologia giuridica ....della famiglia (when the family or the child is the issue, focus sulla sicurezza dei minori e una buona qualità di vita ) È una speciale applicazione della psicologia della famiglia e della psicologia giuridica che fornisce servizi professionali alle famiglie coinvolte in procedimenti giudiziari , così come ai loro avvocati e ai giudici. I servizi offerti consistono in interventi, consulenze, testimonianze, ricerche o valutazioni. Viene definita da tre aspetti distintivi:
- la popolazione cui si rivolge (genitori e minori);
- la forte multidisciplinarietà;
- l'applicazione di una prospettiva di psicologia della famiglia nel lavoro giuridico. Principio del contraddittorio —> l’imputato ha diritto costituzionale di assistere a tutto ciò che comporta la formazione della sentenza finale (nel caso dei minori abusati la testimonianza avviene in sede protetta per la tutela del bambino, anche se può dar l’idea di andar contro questo principio). Spesso la testimonianza in sede protetta necessita di vari incontri, il minore spesso non vuole parlare o cerca di distrarsi con altri oggetti presenti nella stanza—> in questi casi non si può forzarlo, è prima necessario creare una relazione di fiducia che gli permetta di aprirsi con noi mettendolo a suo agio.
In caso di separazioni conflittuali, la decisione dell’affidamento non è in nessun modo decisione del minore, anche se viene presa in considerazione la sua testimonianza, questo compito spetta solo ed unicamente al giudice. Tribunale unico per le persone, i minorenni e le famiglie —> ingloba il tribunale ordinario e dei minorenni. Si occuperanno anche dei casi civili che riguardano le famiglie (divorzi, adozioni, affidi, ecc….) con l’obiettivo di accelerare i processi e ridurre i tempi di stallo, come nel caso in cui i genitori separati si trovano a convivere, difficoltosamente, insieme. L’ affido , a differenza dell’adozione, è temporaneo , serve per aiutare la famiglia di origine del minore a ripristinare le condizioni per una buona qualità di vita dello stesso (24 mesi massimi). Al termine dei 24 mesi, se la famiglia non è pronta a riaccogliere il minore, si può prorogare, anche di un altro annp—> questo crea una situazione di incertezza a tutti coloro che sono coinvolti, si tramutano in adozioni mascherate. In alcuni casi, i bambini si legano totalmente alla famiglia affidataria, rifiutando i genitori di origine, o viceversa. I fallimenti legati all’affido non sono pochi, le famiglie affidatarie spesso di fronte ad un adolescente provocatorio non hanno successo nella gestione e si deve trovare un’altra soluzione, in comunità ad esempio. Al raggiungimento del 18esimo anno di età, il minore può decidere dove collocarsi, ma la tutela, se necessario, prevede un’estensione fino ai 21 anni perché il raggiungimento dell’autonomia è spostato per il trascorso vissuto. A volte vengono adottati dalla famiglia affidataria, altre volte vengono collocati in situazioni di semi-autonomia. Il tribunale unico per le persone, i minorenni e le famiglie avranno: A. Sezione circondariale —> tribunale ordinario in cui si apre un procedimento, es. il divorzio, che è a tutti gli effetti un DIRITTO) B. Sezione distrettuale —> l’attuale corte d’appello dove ci si rivolge, in seconda battuta, contro la sentenza del tribunale ordinario. RIFORMA CARTABIA Sottolinea inderogabilmente che, tutti i procedimenti che lo riguardano, il minore ha diritto di essere ascoltato, se questo non avviene attuato, la sentenza è nulla. L’unica eccezione è per quei casi in cui il minore è affetto da disabilità. Essa comporta:
- una disciplina specifica per i casi di violenza domestica o di genere,
- in presenza di figli minori, i genitori sono tenuti a predisporre un piano genitoriale e sono sanzionabili in caso di violazioni dei tempi e delle modalità di affidamento ivi previsti
- viene valorizzato l'ascolto diretto del minore da parte del giudice in tutti i procedimenti che lo riguardano;
- nei casi più complessi, infine, il curatore speciale del minore avrà un ruolo fondamentale, dotato dalla riforma anche di poteri sostanziali per l'assunzione di decisioni nell'interesse del minore. Legge delega 206/ Delega al Governo per l'efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie nonché in materia di esecuzione forzata.
- (^) perchè ha un potere costruttivo o distruttivo come nessun altro legame—> è un legame che influenza ma NON determina chi siamo, il rapporto dei genitori non determina quello che io avrò con il mio partner. Il modello relazionale simbolico spinge a guardare la famiglia nel contesto sociale, perché è un modello di clinica sociale, gli autori sono Vittorio Cigoli (psicologo e psicoterapeuta) ed Eugenia Scabini (psicologa sociale), ed hanno entrambi portato le loro prospettive nel lavoro con le famiglie. La clinica sociale è l’ottica di lavoro che dobbiamo riuscire ad acquisire per lavorare con le famiglie vulnerabili, per saper analizzare il contesto di vita e culturale delle famiglie, poiché negli ultimi anni ha cambiato tantissimo forma (es. monogenitoriale, omogenitoriale,…), nel passato, la famiglia monogenitoriale era costituita dalla cosiddetta “ragazza madre”, oggi invece sono spesso formate da donne che decidono, volontariamente, di avere un figlio senza un partner (mediante fecondazione medicamente assistita). È importante saper guardare al microsistema, come ad esempio la scuola che può rappresentare una risorsa importantissima, ma anche al macrosistema, con uno sguardo al sociale verso persone che provengono da culture diversissime dalla nostra, dove, ad esempio, è assolutamente impensabile che sia la madre a farsi carico del sostentamento familiare da sola. Se il genitore assume il ruolo di migliore amico, come spesso oggi accade, chi ha assunto il ruolo di soggetto normativo/regolativo, chi gli ha fatto da genitore? In passato invece, si era molto più spostati alla dimensione dell’autoritarismo “lo fai perché lo dico io” e ad un sistema punitivo /di minaccia (“lo dico al papà” —> che ha quasi sempre assunto il ruolo di legge all’interno della famiglia “pater familias”). Spesso il concetto di famiglia viene confuso, “dove c’è amore c’è famiglia”, ma ha delle caratteristiche che la distinguono da altri tipi di legami. Bisogna quindi fare un saldo dalla cultura della devianza alla cultura della diversità (i concetti nel tempo cambiano, un esempio è quello della disabilità, dei minori autori di reato, ecc…). I minori autori di reato una volta vedevano la carcerazione come unico orizzonte, abbandonati a sé stessi e tra persone adulte, oggi invece si crea di cogliere l’elemento di risorsa rieducando e recuperando un possibile percorso adatto a loro. Le famiglie omogenitoriali solo recentemente hanno visto un riconoscimento a livello civile, dovuto alle battaglie di molte associazioni, questo ci ha però aiutato a vedere con una prospettiva diversa le famiglie composte da due mamme o due papà. Il passaggio dalla devianza alla diversità ci deve portare a superare idee quali “ famiglia omogenitoriale = no adozione”.
LEZIONE 2 04/
IL MODELLO RELAZIONALE SIMBOLICO: LA DANZA DELLE RELAZIONI
FAMILIARI
Gli psicologi che lavorano con i tribunali che si occupano dei procedimenti civili (divorzio) si chiamano consulenti , se lavorano in ambito penale (pericolosità sociale, profilo criminale, capacità di intendere e di volere) si chiamano periti. E’ il giudice che decide se richiede la valutazione peritale, nel caso di Alessia Pifferi non c’è stata una valutazione peritale sulla sua capacità di intendere e di volere. Non si lavora mai senza un modello teorico di riferimento! dev’essere un modello in cui credo e i cui principi si allineano ai miei. L’ unico errore che posso compiere non è nella scelta del modello, ma nell’adottare degli strumenti non in linea con il modello scelto. Se sono sistemica non posso non prendere in considerazione la famiglia e non posso non aver mai ascoltato genitori e figli insieme, il giudice potrebbe voler nominare un altro consulente tecnico d’ufficio. Gli autori del modello relazionale simbolico sono Eugenia Scabini e Vittorio Cigoli (psicoterapeuta di matrice psicoanalitica), modello presentato nel loro manuale Il famigliare. Legami, simboli e transizioni. il modello relazionale simbolico nasce nel tentativo di rispondere a due domande :
- (^) cos’è la famiglia? cosa la distingue da altri gruppi con legami affettivi? (identità)
- (^) come si evolve? (evoluzione) questi sono i due obiettivi che gli autori si pongono nel tentativo di sviluppare un nuovo modello teorico. COS’E’ LA FAMIGLIA?
- (^) un primo (nella duplice accezione: sia in termini temporali che di potenza di influenza) nucleo sociale che avvolge gli individui.
- (^) gruppo sociale caratterizzato da legami affettivi intimi tra le persone e/o da legami di sangue secondo il paradigma relazionale-simbolico : la famiglia è quella specifica ed unica organizzazione che lega e tiene insieme le differenze originarie e fondamentali dell’umano, quella tra i generi (maschile e femminile), tra le generazioni (genitori e figli) e tra le stirpi (ovvero l’albero genealogico, materno e paterno) e che ha come obiettivo e progetto intrinseco la generatività. la generatività NON è procreazione: è famiglia anche la coppia che non vuole avere figli o che non può avere figli. tiene insieme le differenze originarie e fondamentali dell’umano, quella tra i generi (maschile e femminile), tra le generazioni (genitori e figli) e tra le stirpi = anche una coppia composta da mamma-mamma o papà-papà è famiglia, il concetto di genere è molto più ampio del sesso , il
la madre migliore-amica: si perde la gerarchia, si passa da una posizione superiore a una paritaria, mancando così la figura genitoriale. Oggi i genitori fanno fatica a collocarsi gerarchicamente: forse le generazioni adulte temono il confronto non solo con i figli in quanto figli ma in quanto rappresentano il futuro e questo significa prendere consapevolezza di lasciare un tramite alla nuova generazione e, dunque, che loro sono a termine, la funzione della responsabilità implica fare i conti con la finitezza. Lo stare gerarchicamente sopra (che non significa avere più valore o più potere) implica il dovere, il peso, l’impegno della responsabilità dei propri figli, il legame genitoriale non vive solo di amore , ma anche di responsabilità, del dover prendere decisione che scontentano i figli. caso: figlio dice che se la mamma dice di no, lui non le avrebbe più voluto bene. Questa mamma aveva rinunciato ai noi, viene accompagnata progressivamente a riprendere il loro ruolo di madre e a rimettere dei confini. Gli adolescenti hanno bisogno di trovare dei muri, altrimenti spingono sempre. mancata una volta la regola si perde di credibilità: se non si accende la tv quando si mangia, non si accende neanche se c’è una partita importante (o lo si spiega bene, oppure si perde di credibilità). La psicologia vive delle piccole cose, dei piccoli accadimenti quotidiani, il grande trauma riguarda pochi, la maggior parte di noi vive micro traumi: è poi l’accumulo a fare malattia mentale.
- (^) la famiglia organizza relazioni di parentela : relazioni tra generi (legame coniugale/tra i partner) e tra generazioni e stirpi (legame tra genitori-figli e tra parentele). Essa inoltre produce legami sociali (legame famiglia-continuità). la famiglia sta all’interno di un contesto sociale, ed è un contesto sociale multilivello (metafora di Brofenbrenner)
- (^) individuo
- (^) micro: famiglia, scuola
- (^) macro: comunità locale, organizzazioni (servizi sociali, ospedali) picchiare il figlio è un tentativo di automedicazione, di cura: non ce la faccio più e penso che picchiando il figlio starò meglio. caratteristiche dei legami familiari:
- (^) legami primari : i soggetti sono legati tra di loro in quanto persone, al di là dei ruoli che svolgono
- (^) fortemente vincolanti e con limitati gradi di libertà: nessuno può scegliere in quale famiglia nascere e la stessa scelta del partner ha i suoi vincoli sociali e psichici (nel familiare il partner è l’unica figura su cui abbiamo margine di scelta)*
- (^) sono gerarchicamente strutturati (NON E’ UN GRUPPO DI PARI)
- (^) sono definiti, sia da aspetti affettivi di cur a, sia da aspetti etici di vincolo e responsabilità (non basta il legame affettivo, non basta l’amore, ci sono anche elementi etici, di responsabilità e di impegno nei confronti degli altri. Essere genitori significa anche sapersi sacrificare, spesso le coppie in alta conflittualità non lo capiscono: non si mettono
in dialogo con i figli, l’asse orizzontale (io-partner) prevale sull’asse verticale (rapporto con i figli). Dev’esserci un impegno nei confronti dei figli. *la letteratura mostra come anche la scelta del partner abbia dei vincoli:
- (^) prima teoria : scegliamo il partner per somiglianza, nella prima fase dell’incontro sottolineiamo molto le somiglianze
- (^) altre teorie : siamo più attratti dalle persone che ci compensano corpo familiare: “La misteriosa efficacia dei legami consiste nel fatto che affettivamente e simbolicamente tra parenti si vive la vita degli altri e si muore la vita degli altri; è quello che ho chiamato corpo familiare ed è all’interno di tale vincolo che operano il bene e il male generazionale” (Cigoli, 2016, pp.17-18). questo sottolinea la partecipazione intima dei membri della famiglia gli uni alla vita degli altri La famiglia è come un corpo: se tolgo un arto (figlio) bisogna provvedere tanto al corpo quanto all’arto per poterlo poi riattaccare. ha come obiettivo la generatività : dare vita a progetti condivisi di rilievo per la crescita di nuove generazioni (CURA). N.B—>la generatività non va ridotta con la procreazione, è uno dei modi. Anche coppie senza figli possono essere generative. Il concetto di generatività il modello relazionale simbolico è stato preso in prestito da Erikson che lo metteva in opposizione alla stagnazione. la generatività è la capacità di prendersi cura e tale capacità presuppone un interesse autentico, mi interessa veramente. cura—> “interessamento in costante espansione per ciò che è stato generato per amore, necessità o per caso e che supera l’adesione ambivalente e un obbligo irrevocabile” (Erikson) cura (Lacan): nutrimento valoriale del legame (HUMUS UMANO), capace di produrre BENI RELAZIONALI la generatività trova nei passaggi tra le generazioni la sua massima espressività… nelle famiglie degenerative si registra la mancanza di cura, non vi è un interesse autentico secondo il modello relazionale-simbolico, la famiglia è un’organizzazione long-life (che ci portiamo dietro per tutta la vita) ed è composta da una serie di fasi, alcune sono normative e altre no. Gli elementi di novità del modello relazionale simbolico:
- (^) distinzione tra interazione e relazione
- (^) il simbolico
- (^) le transizioni e i compiti di sviluppo (la famiglia non è un gruppo che sta insieme tanto per, ma è un’organizzazione che ha come obiettivo primario la generatività e ha una serie di compiti di sviluppo) video: giudice con ragazzo che ha sottratto le chiavi alla signora e guida senza patente.
- (^) idea di fondo che non picchiare i figli sia espressione di amore e di cura, che garantisce una situazione idonea alla crescita
- (^) inversione dei ruoli: il ragazzo cerca di occuparsi della mamma, quando la giudice minaccia la signora (cercando di riportarla sul piano genitoriale) di non vedere più i figli il ragazzo reagisce avvicinandosi fisicamente alla madre (paraverbale), dei legami affettivi ci sono.
la relazione è la luce: se voglio comprendere veramente l’interazione di quella famiglia devo accendere la luce della relazione. Per capire perché l’adolescente si è avvicinato alla mamma (scambio comportamentale), devo interrogarmi sulla relazione, mai fermarsi sul livello interattivo! A prescindere dal contesto, devo prevedere che il lavoro con la famiglia sarà lungo perché devo approfondirne la storia, altrimenti il comportamento del ragazzo che ruba la macchina, ma le vuole bene perché si avvicina a lei sarebbe contraddittorio. I genitori sono responsabili sul piano civile (risarcimento), non sul piano penale. relazione= legame/vincolo= storia -> sono equivalenti LEZIONE 3 10/ DAL RELAZIONALE ALL’INTERGENERAZIONALE (Limiti modello relazionale-sociale nel ctu—> possibile domanda esame) Famiglia —> organizzazione (gerarchica) che tiene insieme le differenze originarie dell’umano e che ha come obiettivo intrinseco la generatività ( Erikson ). Ci sono molti articoli nel CP, nel CC e nella costituzione che richiamano i genitori alla responsabilità verso i figli. Modello relazionale-simbolico porta con sé 3 elementi di novità
- Importanza della relazione (che è differente dalla relazione)
- (^) Simbolico
- Transizione (concetto importante per la psicologia dello sviluppo) Che cos’è la relazione? E cosa la distingue dall’interazione? - (^) La relazione è la storia della famiglia , getta quindi le proprie origini nel passato, con una durata temporale piuttosto lunga che non si esaurisce nel qui ed ora—> ciò che la famiglia costruisce nel tempo sono una serie di modelli di comportamento, valori, miti e modi di stare insieme. La famiglia di appartenenza, anche se spesso non ne siamo consapevoli, influenza la nostra identità e lo fa in maniera primaria. La forza della storia delle relazioni familiari è fondamentale, nessun altra relazione lungo la vita avrà un peso simile a livello costruttivo, o distruttivo. L’abuso che un minore subisce da un estraneo, è completamente differente rispetto ad un abuso subito tra le mura domestiche (la casa è simbolo di protezione). - Relazione ed interazione sono due concetti differenti, la relazione rappresenta la storia, l’interazione è lo scambio comportamentale che le parti mettono in atto, ciò che i membri della famiglia fanno o dicono in relazione agli altri—> l’interazione è osservabile (un esempio ne è la LTPC, basata sul gioco), le relazione no (possiamo venirne a conoscenza solo parlandone con i membri). Anche se due concetti distinti, si richiamano vicendevolmente, per comprendere l’interazione devo conoscere la relazione. SPAZIO FAMILIARE—> per il modello-relazionale simbolico va letto necessariamente coinvolgendo almeno 3 generazioni. I nonni sono la 1° generazione, i genitori la 2° e i figli la 3°. Ogni generazione presenta comportamenti
differenti (i nonni paterni e i nonni materni hanno storie differenti, la loro relazione trova incontro nel momento i cui si uniscono i genitori, da cui nasce poi un figlio). Questo ovviamente indica una grande complessità, considerando che la famiglia ha una comunità sociale attorno. La COPPIA è un dispositivo di MEDIAZIONE INTERGENERAZIONALE e sociale, si crea un nuovo dispositivo di elaborazione delle storie familiari (il modo in cui i genitori mi permettevano di vedere/parlavo con i nonni, influenza il tipo di relazione con loro, anche il modo di porsi che avevano loro con me. I commenti dei genitori verso i genitori dell’altro, influenzano la relazione del figlio con i nonni). Nelle situazioni in cui siamo di fronte ad una famiglia giovane che non è in grado di prendersi cura dei figli, i nonni sono la prima porta da aprire, valutando la qualità della relazione (non faccio vivere ai minori la situazione di transizione/traumatica della comunità o di una famiglia estranea). Altra porta da aprire sono gli zii, e la legge dice i parenti più prossimi fino al 4° grado. Se mi focalizzo solo sui genitori e non mi sono interrogata sulle relazioni che li legano alla loro famiglia di origine, non potrò mai comprendere il tipo di relazione che avranno i nonni con i nipoti. Principio di non sommatività (se voglio conoscere la coppia devo conoscere chi c’è in quella relazione, questo concetto deriva dalla psicologia della Gestalt)—> il gruppo non è la somma delle sue singole parti, la coppia non è la somma delle singole parti, quello che noi siamo presi singolarmente è molto diverso da quello che noi facciamo quando siamo in coppia (Kurt Levin e lavoro sul piccolo gruppo psicosociale) Processo di distinzione correlata —> uno dei compiti principali della coppia è rinegoziare le relazioni con le famiglie di origine, distinguersi dalle storie familiari che ognuno ha per poter costruire una nuova storia. Questo processo di distinzione deve essere correlato—> ogni partner deve farlo, se lo fa solo uno abbiamo accadimenti tali per cui il come si gestisce un neonato può causare commenti o modi di fare provenienti ad esempio dalla suocera. La coppia può dar vita quindi a processi generativi (funzionale) o degenerativi. IL SIMBOLICO
- (^) struttura latente di senso , invariante (attraversa le diverse forme storiche della famiglia senza cambiare). - (^) È specie-specifico e si esprime attraverso le forme della cultura (ognuno ha la propria) Ogni famiglia ha una struttura che è costituita da 2 poli: a. Polo AFFETTIVO ( matri-munus = dono materno )—> sul piano simbolico richiama al dono della madre, è inerente all’affetto, l0amore, la fiducia, la speranza. dare credito è la risorsa nativa del legame—> MATRIMONIO (matri-munus) etimologicamente richiama alla madre perché storicamente era la donna che portava la dote (non vi è richiamo al denaro), richiama quindi la relazione, la creazione di un nuovo legame b. Polo ETICO ( patri-munus = dono paterno )—> richiama al dono del padre, obblighi morali che attraversano le generazioni, riguarda gli aspetti normativi, la giustizia, l’impegno, il sacrificio e l’ordine, … legate quindi all’etica—> PATRIMONIO—> legato al lato materiale, non affettivo come la madre, è un bene tangibile, nelle famiglia di una volta era consuetudine che la donna stesse a casa ad occuparsi della casa e dei figli e l’uomo andasse a lavoro per mantenere la famiglia economicamente. Il padre rappresenta la disciplina.
LE TRANSIZIONI FAMILIARI
- Passaggi chiave/critici che fanno emergere la struttura relazionale-simbolica della famiglia (passaggi gruppali)—> il termine critico nel modello relazionale-simbolico è neutrale, significa tagliare qualcosa che veniva prima per aprirsi al nuovo, passare da una situazione non più funzionale ad una migliore. Il bambino che va alla scuola elementare necessita un cambiamento di comportamenti e modi da parte della famiglia.
- La transizione implica che qualcosa sia lasciato per raggiungere uno scopo;
- (^) Caratteristiche: denormativizzate e con debole coralità e ritualità —> rispetto al passato le transizioni familiari sono meno regolamentate dall’esterno, avere un partner e avviare una convivenza in passato era impensabile senza passare dal matrimonio. Quindi, da un momento ritualizzato e normativo si è passati ad un PROCESSO DI TRANSIZIONE. La transizione nel linguaggio quotidiano ci indica un passaggio, un cambiamento (es. l’ingresso del bambino alla scuola elementare). Il termine “normale” nasce in maniera neutra, in statistica per indicare la norma, cioè qualcosa che si ripropone, ad oggi ha assunto un valore di giudizio per indicare qualcosa/qualcuno che non rispetta i canoni sociali. La transizione è un processo faticoso, ne esistono di 2 tipi:
- (^) Transizioni NORMATIVE —> di norma caratterizzano il ciclo di vita delle famiglie (es. inserimento scolastico, uscita di casa del figlio, …)
- (^) Transizioni NON NORMATIVE —> riguardano un numero basso di famiglie (es. l’adozione, l’allontanamento del figlio, lutto di un figlio, famiglia omogenitoriale, …) Con il tempo, si è inserita una 3° categoria:
- (^) Transizioni PARA-NORMATIVE —> divorzio e separazione (un bambino su 3 ha i genitori separati secondo le statistiche). Ormai, questo tipo di configurazione familiare non suscita quasi più un particolare pregiudizio. Durante le transizioni, che pongono delle sfide alla famiglia emerge la qualità delle relazioni della famiglia, facendo emergere in maniera chiara i 2 poli (affettivo ed etico)—> la chiave della relazione è la chiave della resilienza. Se all’ingresso di mio figlio a scuola sono spostata solamente sul lato affettivo, farò fatica a lasciarlo andare. La genitorialità è un abbraccio al contrario—> generalmente l’abbraccio stringe, al contrario vuol dire allargare le braccia sempre più quanto più il bambino cresce per fare in modo che sperimenti quanto vi è al di fuori del familiare, fino ad arrivare ad essere una sorta di spinta perché il bambino faccia esperienza e raggiunga una sua autonomia. Passaggi gruppali —> le transizioni non possono essere affrontate singolarmente, devono essere affrontate dall’intero sistema familiare. La transizione non è un semplice trascorrere del tempo, nelle transizioni c'è sempre un iniziale periodo di disorganizzazione, seguito da un periodo di ricerca di soluzioni. Da questa fase la famiglia può uscire con diverse soluzioni: riorganizzazione, dissoluzione o stallo. Ci sono dei compiti che la famiglia deve essere in grado di affrontare sufficientemente bene, alcuni di questi hanno a che fare più con il polo affettivo, altri con il polo etico Periodo di disorganizzazione—> periodo di ricerca—> riorganizzazione—> obiettivo (compito di sviluppo) Oppure
Periodo di disorganizzazione—> periodo di ricerca—> stallo, dissoluzione—> perdita (si sciolgono i legami familiari, o famiglie che pur rimanendo insieme non sono più unite) La maggior parte dei divorzi in Italia avviene quando i figli sono adolescenti, per la maggior parte attorno ai 17 anni di matrimonio. La sfumatura apportata dal modello relazionale-simbolico alle transizioni non è un solo scorrere del tempo, ma un adempiere a dei compiti, più affettivi o più etici. Inoltre, sono da prendere in considerazione i vari compiti di sviluppo che all’interno della famiglia andiamo a ricoprire, nello specifico:
- (^) compiti come coniugi
- (^) Compiti come genitori
- (^) Compiti come figli La seconda generazione spesso viene definita sandwich generation , perché sta nel mezzo. Reinvestire in maniera differente nel rapporto coniugale, continuare ad avere un’intimità (polo affettivo), continuare ad avere fiducia (polo affettivo), trasmissione dei valori (polo etico), rispetto dell’autonomia del partner (polo etico). Non rispettare l’autonomia del partner (fusionalità) causa dipendenza affettiva, incapacità di distaccarsi dall’altro perché impossibile pensare che il partner abbia una vita senza venire coinvolti. Violenza consolidata—> violenza presente ancora prima dell’eventuale separazione. È necessario ricordarsi che in ogni valutazione c’è sempre una quota di imprevedibilità IL PATTO DI COPPIA La crescente fragilità della coppia
- sbilanciamento della relazione di coppia sul versante affettivo —> a scapito dell’etico
- indebolimento degli aspetti di vincolo
- ricerca del benessere e della realizzazione personale («homo felix») —> siamo portati a ricercare il benessere individuale (gli italiani sono molto focalizzati sulla loro individualità o dagli individui da cui dipende parte della loro felicità, molti ricercano questo nella coppia). Le relazioni, anche quelle di coppia, evolvono. Nella prima parte troviamo l’innamoramento, ma è una fase che dura poco ed è concentrata sulle somiglianze, poi abbiamo la fase dell’amore, che è inerente alla storia che abbiamo costruito con quella persona.
- alte aspettative reciproche ;
- calo del controllo sociale—> oggi la vita di coppia è sempre più privata Quindi, il matrimonio da fatto sociale diventa un’ impresa personale LEZIONE 5 17/
LA CURA DELLA DIFFERENZA
(Mantenere la cum-unione, senza annullare la differenza)
Il patto di coppia riesce a coniugare polo etico e polo affettivo, perché rappresenta il patto che noi facciamo con una persona (polo affettivo) di cui ci fidiamo (polo etico)
- Eliminazione della relazione come forma di soluzione semplificante e unilaterale—> se il problema è l’altro, lo elimino (fisicamente, psicologicamente,…), causando basso senso di autostima, spesso stati depressivi, … La terza fase nella violenza è la fase di scusa “perdonami, non lo faccio più, è colpa tua, se tu avessi fatto, se tu avessi detto, … non sarebbe accaduto nulla”, la colpa viene addossata all’altro. La violenza è sempre anti-relazionale. Sono i legami (e non la bontà/cattiveria) la misura discriminante fra conflitto e violenza—> non è questione di cattiveria da parte della persona maltrattante, sono i legami e come sono impostati a causare la violenza—> è necessario superare una visione individualista-personologica, il modello relazionale è una componente molto importante. Narcisista covert —> timidi e remissivi come funzionamento caratteristico nel sociale, ipercontrollanti (il femminicidio è la massima espressione di controllo perverso sull’altro) Ci sono 3 filoni fondamentali nello studio del NARCISISMO PATOLOGICO (di per sé il narcisismo non è patologico, tutti ne abbiamo una piccola componente):
- visione epigenetica —> ha elemento ereditario genetico in combinazione con l’ambiente che predispone l’evoluzione del disturbo (soprattutto in famiglie lassaiz-faire)
- (^) qualità dell' attaccamento —> disturbo narcisistico fortemente connesso al tipo di attaccamento che si sviluppa con il caregiver, soprattutto nei primi anni di vita
- ambiente —> una piccola percentuale è caratteristica della personalità della persona, il resto è totalmente dovuto all’ ambiente di vita della persona I narcisisti sono persone con molte risorse, intelligenti, auto-efficaci, ma con fragilità estreme che molto difficilmente sopportano le frustrazioni (es. abbandono del partner, ritiro affettivo dei genitori) N.B.—> nessun evento di vita può attenuare rispetto all’agito che viene messo in atto (es. bullismo, lutti importanti, …) Come trattare il conflitto? Nessuno ci insegna a come gestire il conflitto, uno dei metodi che si utilizzano per aiutare le coppie in difficoltà è la MEDIAZIONE FAMILIARE , il conflitto va gestito per la riorganizzazione delle relazioni e per riappropriarsi della propria attiva e responsabile capacità decisionale. I figli durante il percorso di mediazione non vi rientrano, ma prendono parte ai gruppi di parola , uno spazio in cui esprimere parole ed emozioni rispetto alla separazione dei genitori (nascono in Canada e sono stati portati in Italia dalla Dott.ssa Costanza Marzotto). La negoziazione Spesso, per giungere ad un accordo, si devono utilizzare delle strategie di negoziazione—> se una persona non si sposta dalla sua posizione, è complesso trovare una soluzione, soprattutto che sia soddisfacente per entrambi. Dove c’è margine di negoziazione, dobbiamo far in modo che i coniugi siano consapevoli di aver preso parte alla decisione finale, negazione significa negazione dell’ozio e risiede nel rifiuto di lasciare al caso il frutto delle nostre decisioni, deve essere una partecipazione consapevole ed intenzionale. Differenza tra mediatore familiare e coordinatore genitoriale
Mediazione familiare —> Un percorso attraverso il quale la coppia, sollecitata da un terzo, neutrale imparziale ed appositamente formato, vincolato al segreto professionale, raggiunge un accordo per la riorganizzazione delle relazioni familiari, in vista o conseguenza di una separazione o divorzio, in autonomia dall'ambito giudiziario, nel rispetto del quadro legale vigente. Le decisioni devono essere tutelanti per i minori, ed eque per le due parti in causa. I dati ISTAT ci dicono che i divorzi causano un aumento di povertà, soprattutto per i padri che lasciano la causa coniugale dove risiedono i figli
- coordinazione genitoriale —> viene attivata dal giudice e ora con la riforma cartabia sarà una figura professionale che interverrà nelle separazioni conflittuali. Sono regole che i genitori avranno il compito di rispettare per la gestione dei figli e dei loro impegni quotidiani (non sempre semplice, soprattutto se entrambi lavorano). Il coordinatore stenderà quindi un piano specifico che si occuperà di controllare che questo venga rispettato LA SEPARAZIONE E IL DIVORZIO L. 898/ La separazione/divorzio è una transizione familire-intergenerazionale, ormai paranormativa, che rappresenta l’edito possibile di una crisi coniugale Divorzio deriva da divertere = dividere la via (metti grafico sui numeri) Picco dei divorzi nel 2016—> Legge del divorzio breve 55/ Il divorzio/separazione è un evento normato dalla legge, ma è anche un processo psicologico. Riferimenti normativi: (copia slide leggi)
- Legge 1 dicembre 1970, 898
- (^) Legge 19 maggio 1975, n. 151—> la legge del 70 specificava i casi in cui era possibile divorziare, nello specifico solo nei casi di colpa di uno dei due coniugi (es. fedeltà, maltrattamento), con questa riforma si amplia la possibilità di divorzio, perché è sufficiente che la prosecuzione della vita in comune sia insostenibile.
- (^) Legge 10 novembre 2014, n.
- Legge 6 maggio 2015, n. 55 LEZIONE 6 18/
SEPARAZIONE E DIVORZIO: RIFERIMENTI NORMATIVI
L’eventi separativo è estremamente complesso perchè comprende:
- piano normativo
- (^) Piano psicologico
- (^) Legge 1 dicembre 1970, n. 898 , «Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio»;
- Legge 19 maggio 1975, n. 151 , Legge di riforma sul diritto di famiglia; la separazione consensuale (accordo tra i partner diretto a sospendere il rapporto coniugale e a regolare le condizioni di separazione quali l'affidamento dei figli, l'assegno di mantenimento,
come quella della BIGENITORIALITA/COGENITORIALITA’. Freud diceva che in caso di separazione era meglio che il bambino frequentasse uno solo dei due genitori, perché reputava destabilizzante vedere l’uno o l’altro solo in alcune circostanze, a chi affidarlo? Spesso era la madre, ovvero, sempre secondo la visione freudiana, il caregiver per eccellenza—> idea del genitore psicologico. La genitorialità è una qualità autenticamente relazionale, con la Riforma Cartabia relativa alle consulenze tecniche si dice che la valutazione della personalità dei genitori deve essere una eccezione, tutto il resto è una valutazione della genitorialità in termini relazionali, difatti, non si opta più per l’affidamento esclusivo, ma, condiviso. L’ affido condiviso è nato per esercitare un diritto del minore, significa che con una certa flessibilità il minore può aver diritto al vedere entrambi i genitori, anche se collocato presso la mamma. Sempre secondo la Riforma Cartabia del 2021, se il minore nega la volontà di vedere il genitore non collocatario, va ascoltato (o dal giudice, o da un consulente, o dai servizi sociali (sempre su delega del giudice), viene quindi convocato per parlare da solo della motivazione che lo spinge a non voler vedere uno dei due (questo avviene al di sopra dei 4 anni, solamente in caso di abuso è prevista un’eventuale testimonianza anche da parte di bambini al di sotto di quella soglia di età). I genitori, anche secondo i modello relazionale-simbolico, sono due figure fondamentali (polo etico-polo affettivo) per lo sviluppo globale del bambino, da questo l’importanza di mantenere un buon legame con entrambi. I gruppi di parola sono incontri di 6/8 bambini di varie età, ma solitamente in età scolare, che hanno vissuto o stanno vivendo la separazione/divorzio di mamma e papà; sono 4 incontri in cui si utilizzano diversi strumenti, tra cui il brainstorming ( “tempesta di idee”—> tecnica utilizzata per incoraggiare il pensiero creativo e la produzione di molteplici idee su una questione specifica) Esempio: se dico la parola separazione di mamma e papà, che cosa ti viene in mente? La parola che viene detta più spesso è tristezza , poi segue litigare, arrabbiato, nonni, casa, cambiamento,… Spesso nei bambini più piccoli è presente il forte desiderio che mamma e papà tornino insieme, a differenza degli adolescenti dove vi è più una tendenza allo schieramento, questo perché:
- (^) hanno paura dell’abbandono - (^) nella percezione dei bambini piccoli mamma e papà sono un’unità (l’unità da cui il bambino ha preso origine)—> mentalizzare e far propria, anche rispetto alla routine quotidiana, è una gran fatica, è un fatto stravolgente sul piano comportamentale, per l’ordine familiare e sul piano simbolico, è psichicamente inatteso. Una cosa che spesso l’adolescente si chiede è: qual è la mia casa? Esiste uno strumento grafico proiettivo chiamato doppia luna , che, a differenza del Rorschach è costruttivo—> non fornisco io stimoli già pronti ma è il soggetto che costruisce (ha un costo molto basso, necessita di un foglio grande su cui viene disegnato un rettangolo comunicando al soggetto che questo è il suo spazio di vita e che deve inserire ciò che per lui è importante. La prima cosa che deve rappresentare è se stesso. In questo caso si colloca al centro (questo apre all’analisi del disegno infantile e all’utilizzo degli spazi, che necessitano di uno studio e un’analisi molto approfonditi, e che in ogni caso non deve mai essere utilizzato come unico metodo di valutazione del bambino) con il simbolo di una stella; successivamente si devono disegnare le persone importanti, quindi fidanzato, mamma, amici e fratello. Successivamente ripota prarenti,
gatto e cani, e inizialmente non raffigura il padre. La terza consegna è “raggruppa le persone che fanno parte della stessa famiglia” e realizza il quadrato con le prime persone riportate.. La quarta consegna è “hai dimenticato qualcuno? Vuoi aggiungere qualcuno? Lei disegna il padre con il triangolino legittimandosi a parlare del sogno solo in ultima battuta. Quinta consegna “se potessi modificare qualcosa, cosa modificheresti?” Disegna l’alberello e raggruppa tutti tranne il padre. La risposta, in questo caso, è che casa è mamma. Viene utilizzato spesso con i genitori o minori già grandicelli, viene utilizzato per tutte le configurazioni familiari complesse (situazioni familiari in cui è presente il tema dell’ assenza , che si allontana, che c’era prima o non c’è mai stato, e nella ridefinizione dei confini e delle appartenenze familiari , compresa quella della dseoparuazione e del divorzio)—> fino ad un certo punto ho vissuto con entrambi i genitori, ora vivono in due casi diversi, in questo caso il tema dell’assente è rappresentato dal genitore con cui non vivo. Nel caso dell’adozione—> è un assente simbolico, perchè il papà e la mamma da cui sono nati non ci sono fisicamente e mentalmente, necessitano di una rielaborazione a livello mentale , anche se non li incontrerà mai o non ne avrà nemmeno il desiderio. È un’assenza che va affrontata, e la famiglia adottiva in questo ha un compito fondamentale (per legge va comunicato ad un bambino se è stato adottato, il prima possibile). Per quanto riguarda l’Italia l’età media per l’adozione è circa a 6 anni, e solitamente si utilizzano delle storie per preparare e comunicare al bambino quanto accaduto, valorizzando l’esperienza precedente. inserisci slide disegno Se il bambino viene allontanato dalla famiglia adottiva (es. affido) si parla di fallimento adottivo. Le famiglie ricostituite sono le famiglie in cui entrambi i partner hanno un nuovo compagno/a con altri figli, o che nascono da questa nuova unione—> sono tra le configurazioni familiari dove i più piccoli vengono messi in difficoltà, soprattutto quando uno solo dei genitori si rifà una vita Quali sono i compiti nella separazione/divorzio? Il modello relazionale-simbolico cerca di individuare nelle casistiche di transizioni come questa, i compiti di ciascuno come genitore, come partner e come figlio (della 1° generazione), uno di questi è il compito dell’accesso—> legge 56/2006 dove si rendono accessibili le famiglie di origine ai figli.
- Trattare la fine del legame , elaborando il fallimento («come insieme si stringe il patto, così insieme lo si scioglie») e ridefinendo i confini (Il tema della fine del patto non è trattato una volta per tutte, non è cioè definitivo, ci sono delle transizioni a cui dobbiamo prestare attenzione, in quanto potrebbero riaccendere le pretese del partner, un esempio è l’iniziare una nuova relazione con un’altra persona).—> uno dei compiti come coppia è il dover elaborare la fine del rapporto coniugale , il MRS sottolinea che trattandosi di un patto, come lo abbiamo iniziato insieme, lo dobbiamo terminare insieme (importanza del lavoro sulla relazione)—> nei casi di stalking, il patto è terminato solo per uno dei due, l’altro lo vede come un tradimento di patto da parte dell’altro
- Mettere in atto una forma di collaborazione con l'ex-coniuge per garantire l'esercizio della funzione genitoriale ( co-genitorialità )—> come consulenti tecnici d’ufficio dobbiamo appurarlo dedicandogli grande importanza, lo possiamo fare mediante colloquio, adozione di vari metodi (es. doppia luna), test (N.B—> MMPI ha un problema con le scale di controllo, come la menzogna, nei casi di ricerca viene annullato se queste scale ottengono un punteggio troppo alto, il CTU di conseguenza non può ritenerlo valido in questi casi; l’idea che il genitore registri alti livelli di menzogna non è totalmente un qualcosa di negativo, perchè indica che siamo