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Lezioni epigrafia greca, Appunti di Epigrafia

Lezioni di ottobre: spiegazione slides della professoressa

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 28/12/2021

Vincenzospano11_
Vincenzospano11_ 🇮🇹

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LEZIONE 30-09-2021
Epigrafia greca è una disciplina diffusa nel mondo ma in Italia ha tradizione nobile. Italia è unico paese in cui
esistono cattedre di epigrafia greca. Epigrafia è disciplina specialistica, l’epigrafista è uno storico che
controlla i suoi documenti. Iscrizioni danno in più una materialità delle fonti, accesso diretto al materiale
antico. Stretto contatto tra epigrafia e storia, ma studiare testo epigrafico è molto difficile. Commenteremo
iscrizione dedicata a Antipoli, a un compagno di Alessandro, che si era distinto in competizione sportivi
durante le spedizioni. Al ritorno in patria, o si è dedicato una statua o gli amici l’hanno offerta, quindi
l’iscrizione ci dà possibilità di menzionare personaggio famoso come Alessandro e spedizione e
organizzazione dei giochi dopo conquista di Tiro: iscrizione, che pur contenendo personaggio che non
conosciamo, ci dà possibilità di sapere di più di Alessandro. In altri casi, bisogna farsi aiutare da tutti altri
specialisti per interpretare documento epigrafico, che ha componente di materialità, la pietra; la quale
bisogna capire da dove viene, se si è mossa. Ci vuole analisi scrittura, ma c’è anche necessità di una
completezza storica più generale per epigrafista. Ci sono documenti più facili da interpretare e documenti
che invece aprono degli squarci su cose ignote. Un campo degli studi è la storia ellenistica, che è stata
riscritta da scoperte epigrafiche. Non abbiamo periodo ellenistico granché, la storia di Alessandro ci viene
data non da contemporanei, ma da uomini posteri tramite iscrizione. La storia di alcune città dopo la
battaglia di Cheronea può essere stata accertata tramite iscrizioni funerarie. Le città greche sfruttarono a
proprio vantaggio la coesistenza di tanti rei e sovrani. Questo per quanto riguarda la grande storia.
L’epigrafia è fondamentale per tutti aspetti della storia, perché fonti letterarie ci dicono molto poco: la
storia sociale, economica, degli individui, religiosa, dei culti. La storia greca che si può studiare è molto
ampia, varia, meglio di quella che si studia nei manuali, mentre epigrafia è molto democratica, fa emergere
personaggi e fenomeni oscuri della storia, come si è potuto vedere da iscrizioni città greche d’Asia Minore
che nell’età ellenistica c’è un ceto di donne molto ricche che si comportano come i loro concittadini maschi.
Acquisiscono capacità economica notevole le donne. Se leggiamo Polibio invece, le uniche donne
menzionate sono le regine. L’epigrafia ci permette di recuperare anche questo versante storia antica.
Creta è uno dei luoghi eletti dell’archeologia italiana, in quegli anni lì alla Guarducci furono affidate le
iscrizioni cretesi, realizzate da Guarducci in un’epoca eroica per una donna, spesso citate come i.c. . La
Guarducci era una donna formidabile, morì quasi centenaria. Lei ha tenuto la prima cattedra di epigrafia
greca dal ’31 al ’73. Suo successore è stato Luigi Moretti, uno dei più grandi studiosi di storia antica. E’ stato
grande insegnante ma a differenza della Guarducci era uno storico greco ma anche romano, ha avuto
approccio ampio al mondo antico con predilezione storia ellenistica e con umiltà ha fatto epigrafista da
campo, opera più monumentale sono iscrizioni greche di Roma, i g u r, iscrizione greche urbis romae. Anche
scuola francese è agguerrita su epigrafia, perché hanno gestito in Grecia scavi che hanno restituite
numerose iscrizioni. Anche inglesi o americani. Manca la specificità, gli stranieri si sorprendono quando
scoprono che in Italia esistono insegnamenti di epigrafia greca. Un’altra donna è Jeffery, che ha scritto nel
1961 opera fondamentale The Local scripts of archaic Greece: opera su alfabeto e iscrizioni arcaiche.
Iscrizione arcaica è quasi disciplina nella disciplina. Louis Robert invece è stato il più grande esempio di
storico epigrafista, ha intuito portata storica dei documenti epigrafici con una conoscenza dei problemi
storici che oggi è impossibile. Robert è stato per molti anni fondatore della rubrica Bulletin Epigrafique, è
diventata bibbia degli epigrafisti, dove ogni anno all’interno della Revue è dedicata una parte della
presentazione di nuovi corpora, nuovi studi sviluppatesi ogni anno, infatti viene pubblicata una volta
all’anno. Ci sono varie sezioni aree tematiche e ha una lunga serie di sezioni geografiche, analizza sezioni
divise per regioni greche per fornire a studioso aggiornamento costante. Dai documenti epigrafici possono
venir fuori delle novità, perché escono ogni anno. 5-6 anni fa è stata pubblicata un’iscrizione di 150 righe
con il regolamento che la città di Anfipoli (?) alla frequentazione del ginnasio che i ragazzi dovevano
studiare; qualcosa di cui non si sapeva niente e ha cambiato conoscenza di come i macedoni intervenivano
in educazione. Robert ha curato da solo un sacco di testi. Anche oggi stesso lavoro, si parte da Attica e si
analizzano tutte regioni, ci sono più di 20 studiosi che se ne occupano. Gli oggetti di cui si occupa l’epigrafia:
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LEZIONE 30-09-

Epigrafia greca è una disciplina diffusa nel mondo ma in Italia ha tradizione nobile. Italia è unico paese in cui esistono cattedre di epigrafia greca. Epigrafia è disciplina specialistica, l’epigrafista è uno storico che controlla i suoi documenti. Iscrizioni danno in più una materialità delle fonti, accesso diretto al materiale antico. Stretto contatto tra epigrafia e storia, ma studiare testo epigrafico è molto difficile. Commenteremo iscrizione dedicata a Antipoli, a un compagno di Alessandro, che si era distinto in competizione sportivi durante le spedizioni. Al ritorno in patria, o si è dedicato una statua o gli amici l’hanno offerta, quindi l’iscrizione ci dà possibilità di menzionare personaggio famoso come Alessandro e spedizione e organizzazione dei giochi dopo conquista di Tiro: iscrizione, che pur contenendo personaggio che non conosciamo, ci dà possibilità di sapere di più di Alessandro. In altri casi, bisogna farsi aiutare da tutti altri specialisti per interpretare documento epigrafico, che ha componente di materialità, la pietra; la quale bisogna capire da dove viene, se si è mossa. Ci vuole analisi scrittura, ma c’è anche necessità di una completezza storica più generale per epigrafista. Ci sono documenti più facili da interpretare e documenti che invece aprono degli squarci su cose ignote. Un campo degli studi è la storia ellenistica, che è stata riscritta da scoperte epigrafiche. Non abbiamo periodo ellenistico granché, la storia di Alessandro ci viene data non da contemporanei, ma da uomini posteri tramite iscrizione. La storia di alcune città dopo la battaglia di Cheronea può essere stata accertata tramite iscrizioni funerarie. Le città greche sfruttarono a proprio vantaggio la coesistenza di tanti rei e sovrani. Questo per quanto riguarda la grande storia. L’epigrafia è fondamentale per tutti aspetti della storia, perché fonti letterarie ci dicono molto poco: la storia sociale, economica, degli individui, religiosa, dei culti. La storia greca che si può studiare è molto ampia, varia, meglio di quella che si studia nei manuali, mentre epigrafia è molto democratica, fa emergere personaggi e fenomeni oscuri della storia, come si è potuto vedere da iscrizioni città greche d’Asia Minore che nell’età ellenistica c’è un ceto di donne molto ricche che si comportano come i loro concittadini maschi. Acquisiscono capacità economica notevole le donne. Se leggiamo Polibio invece, le uniche donne menzionate sono le regine. L’epigrafia ci permette di recuperare anche questo versante storia antica. Creta è uno dei luoghi eletti dell’archeologia italiana, in quegli anni lì alla Guarducci furono affidate le iscrizioni cretesi, realizzate da Guarducci in un’epoca eroica per una donna, spesso citate come i.c.. La Guarducci era una donna formidabile, morì quasi centenaria. Lei ha tenuto la prima cattedra di epigrafia greca dal ’31 al ’73. Suo successore è stato Luigi Moretti, uno dei più grandi studiosi di storia antica. E’ stato grande insegnante ma a differenza della Guarducci era uno storico greco ma anche romano, ha avuto approccio ampio al mondo antico con predilezione storia ellenistica e con umiltà ha fatto epigrafista da campo, opera più monumentale sono iscrizioni greche di Roma, i g u r, iscrizione greche urbis romae. Anche scuola francese è agguerrita su epigrafia, perché hanno gestito in Grecia scavi che hanno restituite numerose iscrizioni. Anche inglesi o americani. Manca la specificità, gli stranieri si sorprendono quando scoprono che in Italia esistono insegnamenti di epigrafia greca. Un’altra donna è Jeffery, che ha scritto nel 1961 opera fondamentale The Local scripts of archaic Greece: opera su alfabeto e iscrizioni arcaiche. Iscrizione arcaica è quasi disciplina nella disciplina. Louis Robert invece è stato il più grande esempio di storico epigrafista, ha intuito portata storica dei documenti epigrafici con una conoscenza dei problemi storici che oggi è impossibile. Robert è stato per molti anni fondatore della rubrica Bulletin Epigrafique, è diventata bibbia degli epigrafisti, dove ogni anno all’interno della Revue è dedicata una parte della presentazione di nuovi corpora, nuovi studi sviluppatesi ogni anno, infatti viene pubblicata una volta all’anno. Ci sono varie sezioni aree tematiche e ha una lunga serie di sezioni geografiche, analizza sezioni divise per regioni greche per fornire a studioso aggiornamento costante. Dai documenti epigrafici possono venir fuori delle novità, perché escono ogni anno. 5-6 anni fa è stata pubblicata un’iscrizione di 150 righe con il regolamento che la città di Anfipoli (?) alla frequentazione del ginnasio che i ragazzi dovevano studiare; qualcosa di cui non si sapeva niente e ha cambiato conoscenza di come i macedoni intervenivano in educazione. Robert ha curato da solo un sacco di testi. Anche oggi stesso lavoro, si parte da Attica e si analizzano tutte regioni, ci sono più di 20 studiosi che se ne occupano. Gli oggetti di cui si occupa l’epigrafia:

c’è una cosa un po’ contradditoria, per una ragione mai capita se l’epigrafia si occupa di ciò che è scritto su materiale solido, ci sono delle eccezioni, categorie di documenti che sono finite nel campo di studi di altre discipline. L’epigrafia in passato non comprendeva lo studio dei òstraka: gli òstraka venivano utilizzati per l’ostracismo, procedura per serviva a preservare città rischio tirannide, ciascuno indicava nome aspirante tiranno e si trattava di votazione nominale contro qualcuno. Data la natura dell’oggetto sul quale sono scritti i nomi, ne sono arrivate in centinaia, materiale di studio molto interessante. Gli ostraka tradizionalmente vengono studiate non dagli epigrafi. La Guarducci ribadisce specie di topos, secondo cui a studiarli sono i papirologi, ma poi all’interno di iscrizioni pubbliche inserisce gli stessi ostraka. Stesso discorso per le monete, sono oggetti complessi, va studiato quello che c’è scritto sopra, moneta è oggetto duro, solido, legittimamente rientra in epigrafia, è contesa da numismatici e epigrafisti. Il versante iconografico è a discrezione dei primi, mentre quando c’è il koppa sulle monete di Corinto per abbreviare appunto la parola Corinto, questa lettera persiste anche quando la stessa lettera non si usava già più sulle iscrizioni in pietra. Piccole scritte che compaiono su monete sono importanti, leggere il nome di un’autorità che mette il nome su una moneta è significativa. Turi, conia monete, e c’è scritto Turiov, c’è conferma che nome città per i Greci si faceva a partire dalla comunità dei suoi cittadini. Es. la città dei Turini, non la città dei Turi. Quando una città molto piccola scrive gruppo etnico su moneta, è rivendicazione di autonomia. Le tegole sono strumentum publicum per coprire i tetti e c’è scritto anche Korintiov. Gli strumenti sono tutti quelli oggetto di uso comune in cui troviamo iscrizione, così come in vasi che trasportano vino e olio, dove ci sono delle scritte. In altri casi, come in iscrizione arcaica molto frequente nei vasi da banchetto ci sono didascalie che accompagnano figure. La pietra è la stragrande maggioranza delle iscrizioni conservate, qualche volta su metallo (bronzo), legno, poi piombo che rappresentano categoria interessante di documenti epigrafici, le fictiones, le maledizioni. Tradizionalmente si aggiungono anche gli ostraka agli epigrafisti. Le iscrizioni lineari B sono epigrafia e si presentano come qualcosa di molto simile, sono tavolette molto piccole, sono scritte in scrittura che non è alfabetica, richiede competenze particolari. Lineare è scrittura sillabica, spesso è complicato interpretare cosa c’è scritto, e su questo c’è filologizzazione micenea, che richiede conoscenza del greco particolarmente fine. Epigrafia significa scrivere su qualcosa. Oggi invece epigrafes indicano per lo più le lapidi, categoria di iscrizioni che hanno avuto maggiore fortuna nell’umanità sono iscrizioni funerarie, usate tutt’ora. Un’altra categoria sopravvissuta sono le lapidi commemorative di eventi storici, sono nelle piazze. Anche liste dei caduti. Queste sono una eredità della epigrafia greca, più specificamente di quella ateniese. Uso di tributare funerali collettivi in guerra e poi riscriverne i nomi è tipico uso ateniese. Ci sono arrivate parecchie stele di soldati caduti grazie a Tucidide e vederle ci fa capire ancora meglio i nomi di persone raggruppate per tribù. Anche chi non sapeva leggere, sapeva che lì vi erano iscrizioni. Liste caduti sono nostra eredità, che ci permette di chiederci: che rapporto c’è tra diffusione iscrizioni e grado di alfabetizzazione della popolazione? Atene restituisce gran numero di iscrizioni: gli Ateniesi erano più istruiti di altri? Non si sa, probabilmente, è possibile però non si può trascurare che iscrizioni hanno potere visivo che va al di là del saper leggere cosa c’è scritto. Gran numero di iscrizioni di Atene dipende da uso ideologico che la democrazia ha fatto della scrittura, cittadino doveva saper leggere. Non significa che però tutti gli Ateniesi sapessero leggere, ma che gli Ateniesi volessero provvedere per tutti. Aristide era detto “il giusto”, Plutarco racconta che durante la procedura di ostracismo una persona si sarebbe rivolta ad Aristide chiedendogli di scrivere il suo nome sul coccio. Spesso definiamo la città di Atene come la più grande classica come “una face to face society” in cui tutti si conoscevano ma non è vero. C’era un grado di alfabetizzazione molto ridotto e funzione epigrafi andava in questa direzione. L’iscrizione è stata trovata sottoterra grazie al coloro perché l’incisione veniva poi dipinta (slide n.16 1ma lezione, zona dell’Appia antica, Roma). Una riflessione breve è: modo in cui gli antichi storici guardavano all’iscrizione, lo storico antico molto prima di noi ha imparato potenziale informativo dell’iscrizione. Tucidide prova a smontare tradizione gloriosa di tirannicidi ateniesi sminuendo Ippia e Ipparco e per dire questo Tucidide cita un’iscrizione, nella quale nella lista di Pisistrato il più importante era Ippia, non Ipparco, e tirannide sopravvisse molti anni. Dinasteia: quella di Pisistrato era dinastia potere esercitata da un’intera famiglia, aveva lasciato potere ai suoi figli, ma è interessante come Tucidide usa iscrizioni. Slide

attitudine a iscrizione epigrafica da parte di singoli stati greci. Hedrick partiva dai corpora cartacei e dalle i.g. (quelle greche) e calcolava numero iscrizioni greche su lungo arco temporale e diceva che se questi numeri sono attendibili, si faceva risalire ad Atene il 10 % di tutte le iscrizioni conservate. Pur essendo il calcolo sbagliato e che da Atene ci sia arrivato solo il 5 %, rimane tantissimo. (slide 22) c’è una crescita esponenziale in età classica tra V e VI sec e tutta una tenuta sotto età ellenistica. Lui citava Delfi e Delo, che hanno dato numero consistente ma non paragonabile, ci sono tante città mondo greco che non hanno restituito iscrizione. Anche considerando aspetti di casualità, Atene è rimasta popolata nel corso dei secoli; quella che ci è arrivata integra è solo una parte piccola. L’habit epigrafica rimane senza confronti. Egli dice che potrebbe essere interpretata diversamente la quantità di testi conservata (slide 21): spesso si usa materiale epigrafico che viene solo da Atene in quella quantità ma è sbagliato generalizzare solo da Atene, ma aggiunge che gli storici hanno pensato in modo contrario, che Atene fece uso maggiore di scrittura rispetto ad altri stati perché era città importante (allora non dovremmo trovare nessun documento in piccoli villaggi?!). Hedrick si interroga sul fatto che possa esserci stato rapporto strutturale tra democrazia e uso scrittura. Musti scrive un articolo “democrazia e scrittura” anni ’80, Hedrick come Musti ammetteva rapporto tra democrazia e scrittura, non importanza città. Democrazia è trasparenza. Sistema allargava discussione pubblica a tutti, per far parte della boulè per esempio. Cittadini per prendere parte a funzioni pubbliche, dovevano conoscere funzionamento. Hedrick però dice che questo spiega il punto di partenza dell’attitudine ateniese per le iscrizioni di interesse pubblico o liste di tributi, quindi si parte con volontà di rendere pubblico ma Atene primeggia nelle statistiche anche per quelle funerarie. È vero che Atene era molto più grande delle città, ma vuol dire che attitudine a leggere e scrivere era penetrata anche in vita privata nelle persone. In studi più recenti, sono state avanzate ulteriori spiegazioni. Molti hanno pensato che Atene guida anche un grande impero interstatale, riunisce decine di città greche. Di qui, non solo necessità di pubblicare liste dei tributi, ma anche presenza dei governatori ateniesi in città impero era molto capillare. Quindi avevamo certo numero iscrizioni che notificavano a città le decisioni. Quindi ci sono anche esigenze amministrative, democrazia e imperialismo hanno nell’Atene del V sec un rapporto strettissimo. Questo aspetto va tenuto a mente perché in età ellenistica numero di iscrizioni è molto più alto rispetto a epoche precedenti. Questo si spiega con il fatto che sia molto più facile conservare iscrizione del III sec anziché il VII, ma dal VI secolo si diffonde particolarmente perché si verifica un fenomeno: la polis funzionava meglio di prima, molti più decreti, molte assemblee. Quello che è visibile in età ellenistica è uso generalizzato dello strumento epigrafico, ma non si può dire se nei contenuti delle istituzioni politiche sia cambiato qualcosa; in Atene Derrick dice che il secolo d’oro è il VI sec, quindi le cose ad Atene vanno al contrario. In molte altre città greche, abbiamo statistiche diverse, picco in età ellenistica. Quindi quando si parla di modello ateniese in età ellenistica, questo ci dimostra che in realtà non lo sappiamo. La storia di questi manuali è opera che ha antologia di iscrizioni (slide 23) per mostrare alfabeto, scrittura; Guarducci impiega alto numero di iscrizioni di cui dà testo e traduzione sintetiche ma fondamentali. Grandezza sta nel fatto di saper dominare categorie diverse di documenti, anche da epoche diverse. Classificazione slide 24, pone qualche dubbio. Iscrizioni secondo tripartizione: pubbliche, private e sacre. Poi organizzata distribuzione nei volumi di epigrafia greca. Distinzione pubblico e privato è divisione del mondo che avevano i greci stessi, quindi funziona sempre, per le quali abbiamo parole greche che lo descrivono, come epitaffio di Pericle. Pericle dice “noi siamo città nella quale colui che non si interessa del bene pubblico lo guardiamo male, perché tutti devono impegnarsi per il bene comune” ma dice anche “nella sfera privata la democrazia permette a tutti di fare quello che vogliono, purché non offendano il prossimo”. Pubblico e privato quindi si possono applicare a documenti epigrafici, le iscrizioni pubbliche sono tutti quei testi che hanno interesse per comunità e sono stati messi per iscritto su autorizzazione di un’autorità pubblica. Non tutti i decreti venivano messi su pietra, ci voleva una deliberazione, poteva rimanere su papiro. Si tratta di gran numero di documenti, elemento discriminante è chi decide di scriverlo. Anche parti delle città potevano pubblicare iscrizioni come demi o dieci tribù. A partire da Clistene, c’è struttura così complessa che anche i demi possono emettere dei decreti. Instrumentum: tutte iscrizioni che stanno su oggetti che hanno uso pratico e che necessitano iscrizione. In questa lista ci sono una serie di iscrizioni la cui

appartenenza all’instrumentum publicum è innegabile, come pesi e misure, i proiettili, come accade a Olinto, dove proiettili avevano simbolo F. Anche le legende monetali rientrano. L’unico problema della divisione della Guarducci, il problema sono gli ostraka, perché sono cocci che servono a uso pubblico, a procedura, ma ciò che c’è scritto sopra non è emanato dall’autorità, sono categoria particolari, non per forza iscrivibile a instrumentum publicum, sono parti di ex oggetti. Una categoria di documenti che noi avremo modo di leggere sono i diagrammata (editti) per indicare decisione prese da un re poi diventate valide in tutto il suo regno, che sono da distinguere da epistole reali. Un diagramma è documento di contenuto generale che re emette ed è valido su tutto territorio suo regno. Infatti ci sono diagrammata di cui ci sono arrivate più copie. Iscrizioni private si diversificano dalle pubbliche perché non è un’autorità pubblica che decide di metterle su testo, ma privato cittadino, come nel caso delle iscrizioni funerarie. Quelle votive spesso sono scritte male, non hanno eleganza che hanno quelle a carattere pubblico. Anche nei contratti, abbiamo notevole numero che registrano vendite di case o terreni. Nel mondo antico, nell’atto di vendita ci sono nomi di testimoni, è atto ufficiale, ma transazione tra privati, anche se a volte citano magistrato eponimo. Atti di manomissione: liberazione di uno schiavo, che avveniva transitando da un santuario, ma riguardano rapporto tra ex padrone e ex schiavo. Instrumentum domesticum: oggetti di uso comune, ma di carattere privato. In dedicatorie la Guarducci fa confluire sia votive che funerarie perché in entrambi vi è un atto di dedica. Secondo la professoressa, non è giusto evidenziare come categoria a parte iscrizioni sacre, sia perché nelle categorie pubbliche e private, già in queste ci sono alcune che hanno contenuto sacro come le votive, così come anche nei trattati di pace o di alleanza, quindi pubblici, ci sono giuramenti di fedeltà verso gli dei, quindi qualcosa di sacro. Quando Demostene cita legge, cita anche giuramenti e maledizioni, c’è componente sacrale che penetra in tutti aspetti della vita pubblica. Il sacro è ovunque ed è difficile separarlo dal profano, è distinzione moderna, uno dei motivi per cui è difficile studiare religione antica. Religione è esperienza privata, invece nel mondo antico no, è pubblica. Oggi non pronunciamo una legge giurando su Dio. Un patto ufficiale fra stati si fonda anche su giuramento. Se noi facciamo questa distinzione in questi documenti che la Guarducci chiama sacri, possiamo farla confluire nelle due liste precedenti pubbliche e private. Per noi i sacerdoti sono categoria particolare, hanno loro vita dedicata a Chiesa. Nel mondo antico, non esisteva figura sacerdote a vita. Il sacerdote/la sacerdotessa era normale cittadino che svolgeva parte della sua vita per un anno, cioè periodicamente. Le leggi sacre, è vero che le emette un sacerdote, ma il sacerdote faceva parte della carica pubblica. Leggi sacre sono regolamenti che hanno a che fare con il culto del santuario, vestiario, offerte da dedicare a un dio; però in anni recenti, Parker dice che funzionano leggi sacre come leggi della città, hanno validità e ciclo di approvazione che assomiglia a leggi cittadine. Gli oroi per esempio sono sia tra le pubbliche che le private. Agorà come un santuario era percepita come area sacra. I res colpevoli come non potevano entrare nel santuario, non potevano entrare nell’agorà. Le definixiones potrebbero essere qualcosa di privato e non sacro, perché non doveva leggerle nessuno, non erano fatte per essere lette, quindi ci sono state date casualmente. Uno dei dati più importanti da iscrizioni greche sono quelli onomastici, sono interessanti per capire rapporti familiari. LEZIONE 7-10- Le iscrizioni sono in lettere maiuscole, diversamente dal papiro. Non c’è l’abitudine di separare le parole tra loro. Nelle pubbliche, può esserci tendenza a separare parti del testo per segnalare passaggio da sezione ad altra del testo o mettere un’intestazione sulla cornice. Vi è un affollamento dello spazio perché le iscrizioni erano costose tra pietra e lapicida; abbiamo veri e propri muri di scritti, leggi di Gortina, ma anche lista dei caduti di Atene sono liste di nomi non distinguibile per chi passava dalla strada fiancheggiante. Caratteristica comune nell’epigrafia greca e non latina, che sono ben visibili al contrario, hanno iscrizione monumentali. Questa monumentalità romana non c’è mai in greco, ha a che fare con concezione diversa della scrittura pubblica. Per la democrazia ateniese era importante esporre un testo quindi consultabile. Ovviamente ci sono eccezioni, come dediche pubbliche sovrani ellenistici nei grandi santuari che sono visibili, qui entra in gioco uso differente di scrittura. Plutarco scriveva che una delle cose che colpivano di

immobiliari. Se possediamo più vendite delle aree geografiche, possiamo capire come si sono evoluti i prezzi in quell’area. L’iscrizione dei sacerdoti di Atena da Anfipoli ci dice molto meno rispetto a quello che avrebbe dovuto dire a un visitatore. Vita dei santuari: leggi sacre, aspetto di cui le fonti letterarie ci parlano solo incidentalmente, per esempio abbiamo solo poche occasioni di feste ateniesi. Un’iscrizione ci informa su festa e sua esistenza. Le istituzioni politiche a livello locale: questo vale solo per alcuni periodi come l’età ellenistica e produzione epigrafica in tante città. Noi ci interroghiamo su quanto i nomi dei magistrati in iscrizioni in età ellenistica esistessero già prima ma epigrafia era insostituibile per alcuni periodi. Per Atene, abbiamo anche numero e qualità di fonti letterarie che ci informano su vita pubblica che non abbiamo per altre città. Di Politeia di Aristotele e allievi, abbiamo solo quella degli ateniesi. Slide 10. Iscrizioni dedicatorie comprende anche quelle votive, la Guarducci diceva che anche quelle funerarie erano di dedica per commemorare qualcuno, creando monumento onorario e distingueva sepolcrali o funerarie pubbliche e privato. Dedica: ha offerta a divinità. Slide 13: monumento del quale abbiamo qualche informazione, iscrizione è anaconica, non dice moltissimo. Esempio di iscrizione ibride, due in una: le prime tre righe sono una dedica vera e proprio, poi c’è il siracusano. Le altre due, che sono visivamente diverse, c’è uso diverso dello spazio, poi c’è qualcosa che spesso non c’è nelle iscrizioni greche: in questo caso nella 2nda parte sono introdotti tre puntini che sono segno divisorio, ma non era molto comune, lo troviamo nelle iscrizioni brevi, spesso nelle funerarie. Tre puntini con anche qualche eccezione, c’è differenza di tipo dell’uso grafico dell’uso dialettale. 2nda parte non ha a che fare con dedica, ma finisce nello stesso monumento quindi è un firma d’artista: appartiene come categoria a sé. Qui abbiamo cosa rara, il patronimico molto spesso non c’è bisogno di aggiungerlo filios, basta il nome e il genitivo. Probabilmente era un’usanza più sentita a Mileto che non a Siracusa, ma è molto raro la specificazione. La firma dell’artista ci dice non solo chi era, ma che il monumento aveva un tripode (cosa che non sorprende, sempre presente a Delfi), ma anche la statua di una Nike, questo ci fa capire che si trattava di dedica per una vittoria militare e attraverso fonti letterarie, visto che si tratta di Gelone, possiamo risalire anche a occasione della dedica. Non è inserita qui la formula che spesso troviamo per iscrizioni di vittorie militari apò+genitivo. In molti casi non c’è nemmeno verbo di dedica, ma non abbiamo occasione della dedica. Si trattava maniera più sintetica per indicare l’occasione e con quali fondi era stata finanziata la dedica. Il tripode e la Nike erano stati pagati con la vendita del bottino dai Cartaginesi. Occasione vittoria qui non viene specificata, ma sappiamo che Gerone celebrò in maniera monumentale una grande vittoria, sui Cartaginesi, nel 480, che ha avuto anche grande fortuna letteraria in due maniere diverse. Erodoto e Diodoro Siculo danno immagini diverse. Erodoto dice che Gerone rifiutò di dare suo contributo ai Greci in lotta contro i Persiani a meno che non fosse stato nominato comandante supremo, ma ciò non avvenne. In Diodoro c’è immagine positiva, Gerone è definito basileus, sarebbe stata riconosciuto re legittimo dai suoi concittadini. Viene giustificato suo rifiuto col fatto che i greci di Sicilia, i sicilioti, erano impegnati in guerra non meno difficile, avevano a che fare coi cartaginesi e Gelone concentrò suoi sforzi contro i cartaginesi e non inviò sue navi in Grecia, ma ottenne vittoria non meno importante secondo Diodoro, Timera, 480. Stessa data battaglia di Salamina, tradizione antica ha ricamato su questo: Timeo, fonte di Diodoro, fece enorme lavoro di sistemazione delle sparse cronologie storici precedenti e creò tavola cronologica con Olimpiadi. Fu lui a inventare il sincronismo a dire che le due battaglie di Maratona e… si combatterono lo stesso giorno. La battaglia di Imera potremmo crederci che sia stato il 480. Non è un caso che Gelone sia andato proprio a Delfi, perché doveva farsi perdonare che non aveva partecipato allo sforzo panellenico contro i Persiani e perciò vuole valorizzare la sua vittoria a Delfi, ecco perché forse non è così generica queste dedica proprio perché c’era il monumento per la vittoria dei Greci coi Persiani e Gelone si mise sulla scia dei vincitori. Dovrebbe essere pubblica, la Guarducci dice che il fatto che Gelone si autodefinisca solo con nome patronimico e città, senza un titolo, fa pensare un’offerta di carattere personale. Questa era un’affermazione che non è in piedi, però chiunque sapeva che è la norma fino ad Alessandro per i sovrani non mettere basileus. Diodoro sulla base di Timeo definisce Gerone basileus. Sarà vero? Non si poteva definire tupavvos, perché termine negativo. Anche quando gli Ateniesi parlavano di Dioniso, non lo chiamavano tiranno, ma arconte di Sicilia. Gelone era in difficoltà a definirsi se stesso, questa non può essere privata, perché offre dedica a nomi dei siracusani. Come Aminta e i Calcidesi,

che rappresenta i calcidesi e nei documenti a carattere pubblico compare solo il capo di stato. Qui Gelone si scrive per indicare i siracusani in generale. Non è dedica personale. Parlando di usi grafici, ci sono delle parentesi quadre: abbiamo una parte di testo tre lettere che non leggiamo più che sulla pietra non sono più leggibili, quindi si chiama integrazione. Questo è unica parte mancante di un testo conservato perfettamente. Risposta a una: paleografico= primo criterio che si dà a un’iscrizione, cioè di carattere scrittorio, esteriore, forma delle lettere. La forma delle lettere cambia da epoca e epoca, nelle più antiche è frequente la direzione da destra verso sinistra che è portato diretto dell’origine fenicia. Potrebbe essere anche scrittura buscofrenica, cosa che viene abbandonata poi, o uso di alcuni segni per determinare suoni. Criterio che a volte può essere fuorviante, esistono iscrizione come il decreto di Temistocle a Trezene che riproduce decreto alla vigilia dell’invasione persiana dell’Attica Temistocle aveva proposto evacuazione totale della città. Decreto scritto in lettere inconfondibili di oltre un secolo più tardi. È un falso? Erodoto ha descritto evacuazione città con documenti ufficiali. Trezene rimette in un luogo pubblico un documento che ricordava un episodio celebre, aveva ospitato i poveri ateniesi scappati dalla loro città. Caso in cui la paleografia è fuorviante. Slide 14: monumento più celebre di tutti, talmente celebre che tutti i Greci sapevano che alla coalizione panellenica del 480 avevano partecipato 31 città, perché 31 i nomi di popolo incisi in questi documenti. La lista dei popoli non include solo quelli combattuto a Platea, ma anche per battaglie navali. Ci sono anche delle città insulari, Tenos, Nasso. Monumento offerto col bottino di Platea, ma celebrativo di tutta la stagione della 2 guerra greco persiana, storia complicata, questa base in alto a sinistra è tutto ciò che ne resta a Delfi. Fino a fine ‘700, è testimoniato che le capoccette dei serpenti fossero conservate, adesso la troviamo nel sito dell’Ippodromo di Costantinopoli, perché quando fu rifondata Bisanzio, Costantino la adornò di alcuni monumenti della Grecia. Il tripode era sparito, fuso e ridotto in moneta. Gran parte scomparsa dei tesori è legata a guerra sacra, occupazione focese. LEZIONE 8-10- Due cose: nel caso del monumento eretto da Gelone a Delfi noi ci facciamo idea di come dovesse apparire dalla 2nda parte non scontata perché non c’è spesso. Nel caso della dedica panellenica, noi abbiamo fortuna che una parte sia conservata, l’iscrizione in sé della colonna non dice qual è l’occasione della dedica perché si trattava di una famosissima. Se si leggono righe iniziali, è quasi la guerra per antonomasia e il fatto che sia una lista di tante città non ci lascia dubbi su quale sia la guerra in questione. Raramente Greci allestirono cosi vaste alleanze per una guerra. Plutarco notava come Delfi fosse piena di monumenti offerti da Greci su vittorie per altre Greci. Questa iscrizione quindi è un monumento che tutti conoscevano. I santuari panellenici frequentati da tutti i greci sono i soli luoghi in cui è legittimo trovare una dedica panellenica, offerta da tante città greche ma proprio quelle dediche che dispiacevano a Plutarco, vittorie su altre greci. Atene, se offre monumento per una vittoria, dedica monumento o proprio santuario o santuario aperto a tutti i Greci. Questo fa dei santuari panellenici luogo a più livelli di comunicazione. Esplicito in Gelone, dedica ad Apollo, perché il dio era proprietario dei santuari e di chi vi era dentro. Chiunque andava a Delfi, significava mettere in evidenza successo del proprio Paese. Pausania fa riflessione e ci lascia capire che i tesauroi che molte città avevano a Delfi e Olimpia sia per celebrare eventi o per esibizione della propria ricchezza: epidexis eudaimonia. Non sempre dedica era per vittoria militare, c’erano casi di dediche per celebrare un raccolto fortunato nella produzione agricola. Famoso a caso il tesauros dei Sifno, che era famosa per avere delle miniere d’argento, che si sono riempite d’acqua. Ci dice Erodoto che i Sifni capirono che con l’argento dovevano offrirne parte alla divinità: quindi eressero tesauros a Sifni. Vittoria militare o esibizione della propria fortuna: i greci temevano invidia degli Dei, fortuna andava condivisa con gli dei in senso pratico. I santuari panellenici si sono arricchiti di questo. Ci sono 31 città, ma usata formula è nome del popolo. La lista si apre in modo ovvio con spartani, ateniesi e corinzi. I primi erano alla testa della coalizione, ateniesi erano quella più forte del mare, a Corinto invece si era tenuta assemblea dei greci che

Sport di lunghissima durata, come in Pindaro, l’elogio è doppio, sia sport che città. Il campione sportivo è un cittadino, quindi i suoi meriti ricadono su città di appartenenza. Anfipoli è una città che ha restituito parecchie iscrizioni, molte funerarie. Uno dei più interessanti sono quelli che risalgono ad atti di vendita immobiliari, una dozzina che Azakos datava alcuni prima, altri dopo conquista macedone. Nel primo caso, prima invasione macedone, città ha diverso calendario, poi invece si ha calendario macedone. Compaiono anche nomi tipicamente macedoni, c’è un altro Antigonos. Conquista città si ebbe anche a grazie numero immissioni coloni macedoni. Era grande per standard greci, ma preziosissima strategicamente per porto e sorge a ridosso della regione mineraria del Palegeo. C’erano una sorta di immigrati dalle regioni interne nel regno, persone che portano nomi macedone. Con Filippo II la Macedonia conquista anche la Calcidica qualche anno dopo, e in pochi anni prende Anfipoli, anche Crenides che rifonda col nome di Filippi, siamo ad anticipazione mondo ellenistico. Anche a Filippi furono inviati coloni macedoni. Antigonos, in età Alessandro, ha nome e patronimico macedone, possiamo immaginare che sia nato già ad Anfipoli da colone macedone straniero oppure si è trasferito lì da bambino, questo è studio onomastica, dati che ci vengono solo da fonti epigrafiche. La Guarducci insiste molto nell’inserire in questa categoria le sepolcrali, perché sono anche quelle di dedica e nota affinità nella formulazione delle iscrizioni fra onorarie e funerarie. In tutti e due i casi, si tratta di monumento che vuole ricordare qualcuno. Ad Antigonos si onora personaggio per impresa importante, nelle funerarie abbiamo quelle a carattere privato, mentre quelle pubbliche sono in fondo un modo di onorare dei cittadini non illustri, per come sono organizzati liste di caduti ad Atene, quei nomi dicevano poco anche ai contemporanei, non c’era patronimico, solo nome. Cap.34 delle 2nde storie di Tucidide, in cui introduce epitaffio di Pericle, c’è descrizione della cerimonia ateniese e Tucidide si sofferma su questo facendoci capire che l’usanza di seppellire i caduti in guerra in città era ateniese perché norma voleva che i caduti fossero sepolti sul campo di battaglia. Tucidide dice una cosa inesatta, che gli ateniesi seppelliscono caduti in centro sobborgo tutti tranne a quelli di Maratona, a cui glielo diedero in battaglia. Tutti conoscevano monumento dei caduti a Maratona. Egli pensa che sia stato caso eccezionale il monumento presente a Maratona per l’eccezionalità della guerra fatta, altrimenti avrebbero messo i corpi ad Atene. Pausania smentisce questa affermazione, 464 a.C. battaglia di ……, descrivendo il demosion sema, il monumento di Atene, dice che i primi a essere seppelliti tra i caduti sono stati coloro che volevano conquistare la Tracia. Parere contrastante rispetto a Tucidide. Probabilmente è vero che ai tempi delle guerre persiane uso di rimpatriare resti di portare caduti in guerra da ateniesi fosse fatto in maniera occasionale, mentre sicuramente nei primi decenni della lega navale viene potenziato uso di rimpatriare uso dei caduti e seppellirli con cerimonia solenne, perché si trattava di cerimonia significativa per identità cittadina. Proprio per rendere cerimonia solenne, nell’epoca di Pericle, la cerimonia si teneva una volta l’anno, i caduti delle varie campagne militari, i primi onori funebri ovviamente avvenivano nel campo di battaglia, poi raccolte le ossa, Tucidide dice che le bare/urne raccoglievano le ossa dei caduti di una stessa tribù. Alla cremazione, venivano separati i corpi per tribù. La tribù era elemento chiave della cittadinanza ad Atene. Nella forma onomastica vi era nome patronimico e demo. Ma nel demo uno ci scriveva nelle dieci tribù, la cui appartenenza alle dieci tribù registra il cittadino come tale. Noi vediamo dalle iscrizioni che sono classificati per tribù. Slide 17: stele arrivate da lontano centro urbano, noi sappiamo che il demosion sema era non lontano dall’accademia dove poi Platone fondò sua scuola. Tucidide dice che demosion sema era nel più bel sobborgo della città, fa riferimento a bellezza del luogo che doveva avere valore ideologica, non sono seppelliti in posto qualunque. Demosion sema era rappresentato da fosse comuni, ogni anno si scavava. I caduti di tutto l’anno militare potevano essere di diverse campagne militari, nel caso di Tucidide, i caduti di cui Pericle celebra il valore, 430, saranno persone cadute su scenari diversi. Iscrizioni lo rendono evidente, registrano caduti che siano di campagne militari diverse. Classificati per tribù. Venivano redistribuiti per tribù, si registrava sulla stele del “poliandrov” (sepolcro di molti uomini). Abbiamo esempio bello, che ci dà idea di iscrizione alta diversi metri, tutta piena di nomi. Qui abbiamo esempio che ci sono punti iscrizioni bianchi, varie sezioni sono separate fra loro da spazi bianchi e ci sono dei punti in cui i caratteri sono piccoli; chi passava da strada fiancheggiata da stele non riusciva nemmeno a leggere tutti i nomi, sapeva però che erano stele commemorative. Forse non molti leggevano quelle parole. Avevano

valore commemorativo, ma anche educativo. Quello che contava era che fossero visibili lunghe liste di nomi e scavi secolo scorso che hanno permesso di identificare alcuni nomi, si tratta di strada che portava da ceramico verso ginnasio accademia quindi strada che percorrevano tutti i ragazzi che andavano a ginnasio, quindi servivano a ricordare loro per cosa si stavano formando, valore educativo. Ultime righe in basso, ipotizza la Guarducci che sono aggiunta successiva. Qui noi abbiamo testo complesso nel quale sono elencati 60 nomi di caduti, riferiti a diverse campagne. Il testo tranne le ultime righe che sono epigramma è distribuito su 2 colonne. Nella foto al centro, la Guarducci ha inserito numeri per distinguere sezioni. Vengono suddivisi i caduti a seconda delle zone che hanno combattuto. Oide: i seguenti. 2nda colonna in alto a destra, inizia 2nda lista di caduti e in forma diversa c’è ultima indicazione di altri che caddero in altre guerre. In tutti e due i casi, nella foto al centro, il nome della tribù è messo in primo luogo il nome del comandante, poi i singoli cittadini, primi tribù Eretteide (nome al genitivo), due nomi. C’è solo in nominativo nome del caduto, non patronimico. Significato pratico: meno spazio si spreca, meglio è. Il motivo è ideologico: premessa della sepoltura del demosio in sema di Tucidide, venivano comunque messe insieme tutte ossa tribù in un’unica bara, per i genitori non era possibile riavere indietro i resti, erano confusi e tutti insieme. È importante sciogliere il legame fondamentale con la famiglia e fare di un cittadino ateniese un cittadino ateniese, è l’ateniese della tribù eretteide, fortissimo valore ideologico. Tutto discorso di Pericle è orientato su questo. Viene completata opera avviata da Clistene, che mirava a confondere gli ateniesi tra loro, mescolarli. Non c’erano più tribù su base familiare, ma esistevano tribù territoriali, qui si fa un passo oltre, nelle più solenne commemorazioni, scompare il patronimico che era così importante. Viene sepolto insieme ai suoi compagni d’armi, non verrà riunito alla famiglia, si accompagna il tutto ad una legislazione che viene attribuita già a Solone, “contro il lusso eccessivo dei funerari privati”. Città democratica investe sul fatto che non ci siano cittadini di serie A e di B. La Marchiani dice che è una cosa che non si copre senza costi, perché negli anni dell’impero spesso viene riprodotta la scena della visita alla tomba, in un momento in cui c’era forte enfasi per chi moriva in guerra per chi non venisse sepolto coi suoi amici. Quindi le scene in ceramiche realizzate sono quasi una risposta dei parenti di chi moriva. I quattro versi in distici elegiaci in basso, commemorano i caduti dell’Ellesponto, i caduti del Chersoneso che erano i più numerosi si pensa sia aggiunta successiva. Viene lasciato aperto dubbio su datazione iscrizione. La Guarducci preferisce il 447 all’anno in cui vi fu la battaglia di Samo. Siamo molto prima del 403 che adeguò alfabeto ateniese a quello di Lesio, abbiamo ancora uso di eta o di genitivo in ov. Ci sono anche segni di separazione. LEZIONE 14-10- Documenti dei caduti sono una specificità ateniese. Ci informano anche fonti di età romana della vita pubblica ateniese di epoca classica. Sono 60ina di nomi quelli dei caduti in diverse campagne militari. O era campagna dopo la rivolta di Samo dopo il 439 ma proprio Samo non figura nei luoghi in cui persone sono cadute. Si tratta di cittadine ateniesi, nelle prime 2 sezioni dei caduti a Chersoneso e Bisanzio c’è esplitico participio genitori atevaiov… “tra gli ateniesi questi”, tutti sono ateniesi e uno di cui si segnala provenienza veniva da centro di Eleuferi tra Attica e Beozia e ha partecipato anche lui a una delle campagne di quell’anno. Poi c’è lista di quelli caduti nelle altre guerra. È stele eccezionale per stato di conservazione. Nell’ipotesi di Guarducci i due epigrammi che troviamo alla fine furono aggiunti in un 2ndo momento, i caratteri sono più piccoli e più facilmente leggibili. Scrittura sempre meno elegante di scrittura monumentale e l’epigramma che commemora i caduti è banale, la cosa interessante è che epigramma è dedicato solo ai caduti dell’Ellesponto. Molte iscrizioni funerarie per giovani caduti: riferimento con cui viene dedicata giovinezza è ebe. Gli efebi erano chi è al culmine della ebe, nel fiore degli anni. Questo termine a volte nel linguaggio del ginnasio è legato a fascia, qui usato più generico. Banale è anche il riferimento al monumento eterno, l’idea che loro sono morti ma si gioca sul fatto che il monumento è atanatov, immortale. Non c’è nulla di particolare poeticamente nei distici. Spesso i componimenti erano attinti a repertorio ampio, raccolte d’occasione. Nel caso degli epigrammi funerari, c’erano livelli diversi, in quelli commemorazione di Stato si incaricava il poeta famoso, ma poi c’erano imitazioni. Epigramma

separazione dalle famiglie, bambine passavano tempo insieme sotto la guida di sacerdotesse presso santuario di Artemide Braunonia, che era luogo in cui abitavano persone anche se lontano da città. Il paradigma iniziatico consiste nel fatto che ragazze fossero allontanate da famiglia. Dalle immagine dei vasi sembrerebbe di trattarsi di ragazzine piccole, tra i 10-12 anni, periodo della pubertà, in molte società moderne le bambine vengono avviate al matrimonio in maniera troppo precoce, probabilmente a 15 anni una ragazzina era pronta per matrimonio. I riti di Braunon possiamo intuire in cosa consistessero, le bambine vengono chiamate orsette, per il costume indossato. L’orsa è uno dei miti che circondava fondazione Artemide, cioè che era stata uccisa accidentalmente dalla dea un’orsa innocente e quindi la dea aveva comandato istituzione santuario, quindi bambine dovevano essere orsette. Questo aspetto, così come danze, è registrato da immagini vascolari che ci danno idea approssimativa dell’età. Tutti i nomi di ragazze, abbiamo qui, slide 18, alcune accompagnate dal patronimico, nome del padre; in altri casi abbiamo soltanto nomi delle bambine perché il rendiconto si limita a registrare ciò che stava scritto sull’oggetto oppure se l’oggetto non presentava iscrizione, faceva fede ciò che bambina dichiarava. Conta registrare oggetti presenti nel santuario. Delo aveva restituito rendiconti in maggior numero. Attitudine epigrafica è legata a democrazia, cioè trasparenza amministrazione di un santuario, è un po’ discutibile distinguere iscrizioni sacre da pubbliche. I sacerdoti in antico erano solo funzionari pubblici, registrano tutto affinché risulti chiaro ciò che è conservato, che qui vediamo con piccoli oggetti, ma nei grandi santuari riguarda anche quantità di denaro. Stilare inventar è una cosa che comunque va al di là della democrazia. Le tavolette della lineare B sono liste di merci come queste, ma nel caso dei palazzi micenei servono al momento, non devono esser conservate o modificate, sono sopravvissute per caso, sono diventate per incendio dei palazzi di terracotta che conservano in eterno. L’aspetto della lista, elenco dei beni, rendicontazione è aspetto presente nella mentalità greca, perfino ci sono dei passi di Omero costruiti in questo modo, passo Odissea in cui descritta dispensa di Odisseo e c’è tutta lista di ciò che era presente che rimanda a quella mentalità. Solo i primi due nomi accompagnate da patronimico. Per Archestrate abbiamo anche nome del demo, tugàte significa figlia di. Nel secondo caso c’è solo nome+ genitivo. Purgotov: purgos è la torre, nel senso che magari aveva un orlo particolare che lo faceva somigliare alla torre. Ciò che è importante è che oggetti fossero identificabili. Dobbiamo immaginare che oggetti fossero separati anno per anno, tenuti separatamente. Per alcuni degli oggetti, viene indicato che sono conservate in contenitori, scatole. Aristea dedica scatola che sta dentro al contenitore, dove possibile vengono aggiunti elementi caratterizzanti: il piccolo chitone è turrito e dentro una scatola. Turrito: non si sa cosa significa. Scrittura epigrafica ci riserva sorpresa lessicalmente, che non ci sono arrivate accidentalmente in testi letterari. Magari le donne sapevano tutte cosa fossero un chirone turrito, però Aristofane nel suo lessico di vita quotidiana non lo usava. 2nda viene indicata con nome patronimico ma non demo. Differenza sta in chi faceva la dichiarazione. La 2nda Mnesistrateta dedica mantello bianco con orlo di porpora e a questo oggetto c’è ulteriore indicazione, oggetto prezioso perché si aggiunge tra parentesi che oggetti non sta fra altri ma è stato messo sulla statua, simulacro della dea, onore particolare. Mnesistrate non contenta, dedica anche un chitone liscio paideiov (da bambina). Si possono dedicare o oggetti che indicano mondo infantile perché si lascia quel mondo oppure qualcosa che anticipa vita da donna. L’altro aggettivo è anepigrafov, lo usiamo spesso, oggetto che non ha iscrizioni, come si dice di moneta. Nella maggior parte dei casi, questi oggetti l’iscrizione la portavano, è un versante della scrittura epigrafica che è andata perduta. Questi oggetti non sono sopravvissuti. Nella traduzione se ci son dei puntini di sospensione vuol dire che la Guarducci non sa cosa significano, sono parole su cui non abbiamo confronti, come fermastiv. Anche per Xenofante, questa dedica piccolo chitone, non abbiamo scatola, ma cestino. Poikilov: variopinta, tipo particolare di ricamo in cui vi sono fili di colore diversi. Interessante che coperta è kaivov, nuova. È una dedica nuova. La descrizione scende nei particolari, viene rappresentato oggetto rappresentato, semeiov (parola tucididea, il segno, contrassegno), immagine di Dioniso che versa da una coppa e la donna che versa vino, scena dionisiaca. Il termine ha due zoà, che non sono animali, ma essere viventi, Guarducci traduce con figure, ma non possiamo immaginare che siano animali, la dixiosis, la stretta di mano, classica da trovare sul commiato. Rendiconto secondo la Guarducci chiama descrizione di oggetto, inventario testo su

lamina di bronzo. In tutti e due i casi abbiamo luogo santuario. Il santuario e tutti oggetti contenenti teoricamente appartengono a dio ma amministrato da uomini. C’è esigenza di trasparenza ma dall’altro c’era notevole quantità di ricchezza. Si creano tensione tra città e beni che sono tutelati nei tempi. Città greche spesso afflitte da problemi di cassa. Abbiamo interventi di sovrani nelle diatribe. All’inizio del 2 libro delle storie di Tucidide in caso di scoppio di guerra in forma indiretta con una sintesi Pericle fa un discorso ai suoi cittadini in cui rassicura ateniesi sul fatto che hanno tutte risorse per guerra, nel farlo dice che abbiamo tutte risorse finanziarie e fa lista nella quale include quanto c’è di tributo pagato dagli alleati, poi fa lista in cui aggiunge esplicitamente i tesori dei santuari e dice che se serve hanno ornamenti d’oro e d’avorio, come a rivendicare ricchezza o diritto a prendersi denaro. Se si portava via qualcosa bisognava registrare tutto, ecco perché rendiconti servono a fronteggiare eventualità del genere. Ciò che suscitava scalpore è che si allungavano mani su santuario ellenistico, come contese intorno a Delfi, perché era una sorta di banca svizzera. Quando i Focesi dicevano che Delfi erano loro, la cosa non aveva a che fare solo col prestigio, ma con i soldi. Questo documento slide 20 rappresentante Siris era importante perché molto piccola e fondata da Ioni d’Asia. Anche i sussidi su tutte colonie greche esisteva tradizione che ne faceva risalire origini a eroi di Troia, ma traduzione più concreta riferiva origini Siri a coloni da Ionia d’Asia che arrivarono alla metà del VII, ma siamo qualche anno prima. Si vede come Siri era in posizione scomoda, occupata di città greche, ma si trova presa in mezzo fra Metaponto e Sibari, più lontano Crotone che erano tutte state fondate da Achei. Siri era un’enclave che non c’entrava niente. È un caso raro che si attribuisca una colonia a un’entità regionale, la Caia, erano colonie achee, i coloni venivano dalla Caia, attuale Patrasso. Caso simile è Locri, Locroi nome di Locri, ma vuol dire Locresi, è etnonimo. Erano colonie molto frequenti, Crotone, Sibari e Metaponto. Sibari fondò delle sub-colonie e Posidonia (Paestum) era fondazione di Sibari. Piccola Siri, all’interno del territorio delle 3 città, patì di queste e dopo un secolo la coalizione delle tre colonie portò alla distruzione di Siri, nonostante più tardi vi fu un tentativo di ricostruirla. Il fatto che Siri sia stata distrutta in I metà sec. VI. Ci dà un chiaro termine ante quem per la datazione di questo testo. Quii la Guarducci preferisce datarlo dopo perché anche se viene da zona di Siri, nella traduzione lascia aperta strada che “epi siri” che sarebbe strana per indicare “nella città” e dice “sul Siris”, dice che potrebbe essere si tratti di santuario non nella città, ma presso il fiume. Epi fa pensare a una collocazione di questo tipo. Abbiamo divinità femminile non identificabile. Teos: dio, dignità. Cremata: ricchezze della dea a Siris. Epi dromo: dromo è una strada larga, monumentale, vuol dire anche corsa, “pista”. Dromos: eventuale carattere sportivo, quasi se fosse santuario agonistico, ma sembra sovrainterpretazione. Nome viene scritto per esteso, mentre per vaso di bronzo abbiamo il numerale. Che inventario era? È di forma ridotta, potrebbe esserci questione topografica, qui oggetti custoditi in stanza. LEZIONE 15-10- PRECISAZIONE DELLA PROF: Battaglia di Mera: sicuramente la tradizione della coincidenza nello stesso giorno della battaglia di Mera e Salamina è di tradizione siciliota grazie a Timeo, ma questa c’è già in Erodoto, quindi non è tradizione tarda, ma elaborata se non negli anni di Gelone, immediatamente dopo, ma rimane pur sempre improbabile. Slide 20: Laminetta di bronzo di piccoli dimensioni, ci aspetteremmo che fosse stata affissa su qualcosa, oggetto o parete. Viceversa, non si vedono i fori. Più fiume che città. La Guarducci insiste su aspetto sportivo perché dromos è indicazione a piste gare di corsa e lei dice che questo andrebbe bene sulla collocazione sul fiume, ma significato può essere molto largo. La Guarducci sui caratteri scrittura fa notare: qui abbiamo iscrizione con alcune peculiarità doriche, come il tas invece del tes. Probabilmente siamo dopo conquista e distruzione della città. Altra cosa interessante sono i puntini di separazione fra parola Xalchiov e numerale. Iscrizione incisa su bronzo che condiziona il dictus: modo di scrivere le lettere. Sicuramente questa iscrizione per quanto poco informativa è completa. Teos: tipica formula introduttiva. Dopo quantità resto 1 è lasciato vuoto, sicuramente non c’è altro.

limitava alla città di Pergamo e suo territorio, riesce a barcamenarsi finchè Lisimaco è in vita. Poi tutta sua parte, va a Seleuco. Filetero continua a fare dinasta. Noi di fatto facciamo cominciare dinastia Attalidi con successori Filetero: Eumene, nipote. Da Eumene inizia lunga serie di re attalidi. La memoria di Filetero venne mantenuta come fondatore della dinastia anche se mai stato re. I re ellenistici si affidano a personaggi di spicco lasciandoli lì dove sono. Filetero era influente e al re faceva comodo che lui stesse nel suo regno, purchè garantisse fedeltà. In parte è evergete, in parte si comporta come re, perché acquistare pezzo di terra per darlo al santuario non del proprio regno. Qui donazione venne fatta in Beozia. Qui formula è interessante: dedica come se fosse sacra. Verbo anatitemi, “donò”, “offrì”. Le muse Elicone sono in dativo plurale. Poi c’è frase consecutiva con accusativo e infinito. Kiarav evein: affinchè sia sacra per sempre. Vera consacrazione di un pezzo di terra. Terreno privato che Filetero regala. Le terre di proprietà dei santuari venivano usate a discrezione dei sacerdoti, che decidevano se lavorarla o affittarla. Definizione di terra sacra porta con sé fatto che era destinata a usi di tipo religioso, ma testo non ce lo dice. Quando qualcuno fa una fondazione così stabilendo uso del bene che si farà. In questo caso capiamo che terra non può essere venduta, perché terra doveva rimanere di destinazione sacra. In altri casi, le disposizione che fondatore lascia sono più dettagliate. Rispetto a un semplice atto di evergetismo, qui c’è qualcosa di più: il donatore in qualche modo vuole che sia il nome sia ricordato per sempre, la Guarducci dice che in questo senso termine fondazione può essere fuorviante ma è così, in realtà somiglianza c’è con passato e questa iscrizione: volontà di farsi ricordare per sempre. Qui abbiamo testo datato al 280. Sia fondazioni pubbliche che private sono tipiche epoca ellenistica, forse esistevano già, ma sono attestate in iscrizioni in età ellenistica. Questa iscrizione non è tanto interessante in sé, però riguarda personaggio interessante e ci permette di parlare di personaggi storici di diverso tipo. Trattandosi di terra, la Guarducci dice che iscrizione funzionava come un cippo. Slide 23: siamo ad Atene tra 420 e 403. Qui c’è scritto “segno di confine della sorgente”. Ci troviamo in appendici Acropoli, negli anni in cui si sviluppò culto di Asclepio. Parker dice che il politeismo porta flessibilità e apertura verso nuovi culti. In piena epoca classica, riusciamo a vedere introduzione di culto di Asclepio: relativamente tardo in suo sviluppo. Arriva ad Atene nel 420, mentre popolarità è IV secolo, che non conosce confini. In realtà esistevano santuari di Asclepio in mondo greco ovunque. Moltissimi sacerdoti ce li hanno in età macedone. Culto più popolare. Presenza di una sorgente d’acqua è necessaria in culto salutare. Sacerdoti di Asclepio erano luoghi di cura, di miracolo. Spesso nelle iscrizioni c’è parte del corpo guarita. Qui non abbiamo niente del genere, conosciamo ubicazione alle pendici Acropoli e sappiamo che nei pressi c’era questa sorgente. Mettere un cippo equivaleva a far notare che la struttura aveva destinato uso per il santuario, ma rimaneva accessibile a tutti. Non era un’area sacra perché alcune categorie di persone non potevano accedere. Qui c’è iscrizione completa: horos ma anche di cosa fosse. In molti casi, c’erano cippi in cui c’è scritto solo horos. Altre volte c’è scritto solo nome divinità. La datazione: qui noi abbiamo su base paleografica iscrizione di 2nda metà di 5 sec. Presenza del santuario rende necessario mettere cippo, ma è usato ancora alfabeto tradizionale. Eta si intravede ancora per usare segno di aspirazione. Nel momento in cui si generalizza uso dell’eta per e lunga è un campo nel quale rarissimamente troviamo un errore nelle iscrizioni. Mentre in epoca tarda iniziano a comparire errori con la iota. I cippi: quando parlano molto, qualche volta assumono forma di oggetto parlante, compare verbo essere. Slide 24: c’è un ostraka. In molti casi recano nomi di personaggi conosciuti. Qui Cimone, figlio di Milziade, con omicron sia per omega che omicron. Dovrebbe essere anni ’60 del V secolo. Sappiamo che Cimone fu condannato nel 461. Cimone fu condannato per filolaconismo, troppo amico degli Spartani. Siamo fase nella quale ostracismo ha perso sua funzione originaria. Legato a riforma di Clistene che rientra nel pacchetto che avrebbero dovuto impedire ritorno Tirannide. Si condannava a ostracismo, se qualcuno era sospettato di ambire a piramide. Poi viene usato come arma di lotta politica. Anche se attribuito a Clistene, prime attestazioni sono di 20 anni più tardi. Datazione generica è meglio perché Cimone che è stato protagonista di vita pubblica ateniese in anni ’60 e 70’, è una figura controversa. Ci fu un altro episodio di

Cimone, accusato di aver preso bustarelle da Alessandro I e non aver importato territorio ateniese in quella macedone, probabilmente ci sarà stato ulteriore ostracismo. L’altro documento è un pinakiov, in greco è una tesserina e avevano i pinakia soprattutto quelli che dovevano certificare identità perché avevano corpo di magistrati. O i pritani, bouleti. Tesserine per far parte dei tribunali erano utilizzate mettendo nome patronimico e demotico del personaggio perché inserite in urna e sorteggiati. In qualche caso tesserine non portano nome del personaggio, ma con nome festa pubblica. Si pensa che funzionassero come biglietti del cinema. LEZIONE 21-10- Tessera di un giudice riconoscibile perché ne abbiamo descrizioni in fonti letterarie e in politeia di Aristotele, c’è descrizione di come si presentassero queste tessere. Questa tessera è di metallo ma Aristotele ci dice che la maniera più frequente era il legno, quelle di legno non ci son giunte. Il patronimico è abbreviato. Aristotele ci dice che tutte le lettere fino al “k” erano intese come numerali: epsilon era 5, e corrispondevano a diverse sezioni di tribunale per i quali si poteva essere sorteggiati. È indicazione aggiuntiva. Sotto la Epsilon c’è una civetta: simbolo città, era simbolo usato come contrassegno delle lettere, specie di timbro. Partecipazione assemblee giuridiche veniva pagata nell’età di Pericle, era elementi della democrazia radicale di V sec. Idea che tutte persone umili si affollassero a partecipare a estrazione per far parte dei tribunali è elemento critica. Retorica democratica del principio dei mistoi rovesciava quest’argomento. Il mistos permetteva accesso a tutti. Documenti interstatali: ultima categoria documenti pubblici. Esempio di trattato e arbitrato: strumenti di accordo. I trattati sono un settore dell’epigrafia pubblica ben rappresentato, abbiamo diverse decine di testi, oggetto di raccolta di testimonianze curata da Herman Bergson con Schidmt. Raccolta che ha più testimonianze letterarie, tra cui le fonti letterarie. Trattato Pace di Nicia: testo fornito da Tucidide, che cita integralmente, quindi in passato alcuni studiosi ha sostenuto che questi sarebbero spia del fatto che Tucidide non ebbe a fondo di rivedere le parte delle storie, perché la 2nda metà delle Storie è troppo piena di documenti citati parola per parola. I trattati per loro natura sono i più rappresentati dei documenti epigrafici: era parte integrante di un trattato che fosse messo su superficie durevole e fosse esposto in pubblico. Nel caso dei documenti interstatali, entriamo in dimensione magica della scrittura, il fatto che mettere qualcosa su pietra significa dargli un significato maggiore. Controparte dell’aspetto è che distruzione delle pietre è atto formale che si fa nel momento in cui si rompe pace o alleanza. Demostene parlando del fatto che a un certo punto ateniesi non si sentono più vincolati a Filippo 2 e rompono pietre. Stele è parola greca e indica supporto su cui si scrive ma nelle fonti letterarie il termine passa ad indicare anche ciò che c’è scritto sulla stele. Abbattere la stele: cancellare il trattato. Ancora Tucidide, nel V libro, ci dice che dopo morte di Cleone Brasida nei pressi di Anfipoli, che era colonia ateniesi ribellatesi, adotta defunto Brasida come eroe fondatore. Viene addirittura organizzato funerale e distruggono tutti i monumenti che ricordavano il nome di Agnone, liceista ateniese. Doppio gesto. Pratica di distruggere le steli, monumenti associati è qualcosa che ha portato nelle fonti letterarie. In un trattato abbiamo due controparti, in arbitrato abbiamo due parti in lite che si affidano a una terza per chi dedica per loro: spesso per zone territoriale. La terza parte è città, altro stato o un sovrano. Slide 25: accordo tra Sibari e città magna Greca, i Serdaioli (viene indicata comunità, iscrizione esposta in entrambe le città). Questo è il caso del nostro documento, è copia che era esposta a Olimpia. Due città sono menzionate ufficialmente, ma c’è anche una terza Poseidonia. Più copie, raro che se ne siano sopravvissute. Noi assistiamo a progressiva difficoltà di questi testi. Trattati sono più lunghi, possono anche fondare nuove città. Rientra il fatto che quei testi includano anche clausola di pubblicazione. Componente magico religiosa: spesso viene inserita anche formula di giuramento, stringere un patto comportava scambio di giuramenti, qualcosa alla quale non facciamo caso, ma ci parlano fonti letterarie, la pace di Antalgida del 387 che i Greci sotto i Spartani strinsero con Re di Persia prevedeva scambio di giuramenti. Cosa fu oggetto di controversia, in quella circostanza e quella successiva si pose problema degli stati federali, della Beozia. Epaminonda in

a pubblica, qualcuno a cui si riconosce diritto di proteggere ospiti. Guarducci dice che è un po’ come il console moderno lo proxenos. Diventa molto presto un titolo onorario, avere una medaglietta. Decreti di proxenia servono ad attribuire valore particolare ad un singolo. Sono Proxenoi due divinità, Zeus Apollo e altri dei e una città. Il valore che dobbiamo dare a questo termine anche se inconsueto non è “protettore”, qui si può dire “garanti”. I serdaioi hanno giurato su Zeus e Apollo che vengono chiamate a fare da garanti. Poi ai garanti divini viene aggiunto testimone umano, città di Poseidonia. Sebbene Poseidonia fosse colonia di Sibari, risulta essere autonoma. Documento che è tra le prove più lampanti del fatto che una colonia di città greca di solito era indipendente da città patria. Slide 26: arbitrato: tipo di accordo attestato abbastanza presto sia da fonti letterarie che epigrafiche, le raccolte di documenti che mettono insieme arbitrati cominciano da testimonianze letterarie. Una raccolta di riferimento è quella di Ager, uscita in contemporanea rispetto a quella di Anna Magnetto, che inizia da 338 e si spinge oltre epoca romana. Inizia con 338, perché di lì finisce raccolta di arbitrati fatti da Luigi Piccirilli. Per età ellenistico o romana, abbiamo ricca documentazione epigrafica. Francesco Camia interviene sul ruolo di Roma o di generali o di imperatori romani e approfondisce con ciò tema già indicato: Roma si appropria di strumento che i Greci avevano già elaborato, finisce per diventare arbitro unico, quello a cui via via i greci si rivolgono, al senato romano, generale romano, imperatore. Fatto interessante è che alcuni dei testi di epoca romana, quando controversia era antica, viene pubblicato non solo testo arbitrato ma intero dossier di documenti, perché le due parti avevano memoria. Esempio: questione tra città di Milasa e Santuario di Zeus Labruanda per controllo santuari. Testo in questione, dopo 338, anno battaglia Cheronea e creazione lega Corinto che rappresenta svolta nei rapporti interstatali. Fino a quel momento, si ricorreva a città 3za senza spingersi lontano. Con la fondazione lega di Corinto, assistiamo a salto di qualità nell’arbitrato: lega di Corinto è come sempre in Filippo 2 in parte la conferma di qualcosa che esisteva già, in parte un passo in avanti, un superamento. Lega di Corinto è passo ulteriore. Serve strumento nuovo, è un’alleanza (su base egemonica) come lega Delio Attica. Ci sono tanti alleati ma nessuno ha dubbio su quale sia quella egemone, luogo nei cui tribunali vengono risolte controversie tra stati membri. Entità sovracittadina nella quale tutti i popoli hanno dei rappresentanti, lega il cui sinedrio si deve riunire almeno una volta l’anno, in occasione delle feste panelleniche. E discuteva questioni tra stati membri, o decisioni di politica estera comune. Lega di Corinto è strumento con il quale Filippo 2ndo si portano greci in Asia contro i Persiani. Alleanza che serve a preparare invasione Asia. Nel documento abbiamo due piccole città di isole, Melo e Kimolos, le quali sono in lite per delle isole ancora più piccole, qui nominate. Polygaia: isola delle capre. A giudicare è città di Argo, quest’iscrizione è stata trovata in Asia minore, Smirne, è nel museo. Pietra viaggiante. Si trovava a Kimolos, che vince controversia. Registra arbitrato, pronunciato da damos. Il popolo degli Argivi pronuncia suo arbitrato secondo il dogma del sinedrio dei greci: espressione vaga, per cui alcuni hanno dato interpretazioni diverse, ma come scrittura siamo nella 2nda metà del IV sec. viene naturale pensare che il sinedrio degli Elleni, sia della lega di Corinto, luogo simbolo degli ellenes. Arbitrato si configura come giudizio di un tribunale, da giudici terzi. È sinedrio lega di Corinto ad aver indicato Argo come arbitro: novità perché città greche perdono sovranità. Arbitrato espresso come se fosse decreto della città di Argo, troviamo formula datazione che si trova nei decreti Argivi, colui che presiedeva la Boulè. Posidaon: del demo di Posida/e. Poi c’è anche nome del segretario. LEZIONE 22-10- Cartina di Daniela Marchiandi che si è occupata di necropoli e demosion sena che dimostra che nella pianta di Atene è evidenziato il nucleo antico rispetto ad abitato moderno. Se si confronta con cartina iniziale, ci rendiamo conto che di come era acropoli ed era area ridotta. Sulla cartina in rosso ci sono strade che conducevano ai demi principali fuori città: si tratta di assi di aree lungo i quali si trovavano necropoli di epoca classica extra urbane, c’era famosa eccezione di Sparta, ma solo apparentemente. La cartina 4 mostra punto esatto dove casualmente è venuto fuori la porzione delle fossi comuni del demosion sema e questa è grande strada oggi invisibile, c’è strada che conduceva da ceramico a ginnasio. Era fiancheggiata da grandi stele/ pareti. Iscrizioni a carattere privato: anche a interno di ciascuna categoria ci possono essere

sotto categorie. (slide 6). Slide 7-8: nell’altro demo Halai Araphenides è stato rivenuto un altro santuario, taudopoilos. Artemide è una divinità molto presente nel panorama religioso ateniese. Simbolo di Atene è Atena, che incarna città simbolo nel mito, ma Artemide ha molte più funzioni di Atena, associata a protezione città, di qui il Santuario del Pireo ed ad educazione giovani. A Brauron avveniva educazione fanciulle, mentre quello della taudopolos sembra avere connotazione più mista, sicuramente vi erano i maschi, ma è meno conosciuto. Parlando di dediche, questa viene da Brauron, si tratta di dediche rimandano sempre a universo femminile, oggetti che hanno a che fare con donna bambine che diventano adolescenti e si tratta di uno specchio in questo caso, dedicato da una fanciulla. Artemide è legata al passaggio delle fanciulle che diventano adolescenti, ma è anche la divinità di altri momenti importanti di vita femminile come il parto. I doni avvenivano non solo quando ragazze entravano e uscivano da Brauron. Artemide diventa Irizia per protezione parto. Questa dedica non ha molto di speciale, nello specchio abbiamo testo e attaccatura manico. Iscrizione è in senso progressivo, non retrogrado, da sinistra verso destra. Abbiamo esempio di come oggetto condizioni uso spazio epigrafico. Testo è databile a pieno V secolo. Fanciulla: Ippiulla. Qui abbiamo dedica in cui compare il verbo di dedica avetekev ma che spesso viene sottointeso. Interessante è la precisazione che ci si riferisce ad Artemide di Brauron che non sarebbe stata necessaria vista collocazione oggetto. Forma più essenziale dedica: è nominativo dedicante + dativo a chi è dedicato. In qualche caso, abbiamo qualche cosa sulla ragione della dedica, lo vediamo in quelle pubbliche, come nelle vittorie militari o in private, abbiamo riferimenti a grazia ricevuta, guarigione, ma poiché dediche emotive sono fatte come espressione di fede, di solito motivazione non viene scritta. Nell’ampia parte dell’iscrizione greca di dediche emotive, la Guarducci facendo una statistica dice che sono molto più numerose quelle offerte da uomini anziché da donne. Perfino nel campo del culto, donne hanno capacità di azione che è minore. Qui abbiamo esempio di come dediche emotive assumono forme diverse, sono iscrizioni apposte su un oggetto che rimanda a universo personale di chi fa dedica ma anche a identità di genere. Specchio donna, punta di lancia uomo. Dediche emotive sono oggetti di uso comune. Instrumentum publicum sono oggetti che servono a una funzione, qui invece iscrizione vuole sottrarre oggetto a uso normale e farne proprietà della divinità. Ci sono dediche che rimandano ad altri aspetti della vita delle donne: un oggetto che tipicamente si associano sono i pesi da telaio, perché erano attività di produzione, come filatura e tessitura. In altri casi, dediche private sono su piccoli altari. Altare diventa dedica quando è riproduzione in piccolo di un altare. Piccolo altare emotivo ha solo funzione di certificare devozione di tizio verso divinità. Gli altari diventano importanti in età ellenistica, associati a culto dei sovrani ellenistici viventi: aspetto religiosità greca. Il culto del sovrano già per gli antichi era considerata forma di adulazione, e ne parla di Ateneo per Demetrio, che cita un autore di Samo e si dice che a Demetrio gli Ateniesi offrivano preghiere e tanto altro anche nelle case private, notizia rivalutata alla luce di nuovo materiale ritrovato. Un altro esempio sono i Tolomei, culto privato con piccole aree votive o collocate in santuari o avevano uso pratico, concreto. Nel formulario delle iscrizioni che accompagnano altari votive, vengono riprodotti dediche da dedicare al sovrano o alla divinità, con nominativo e dativo. Molte volte anziché il dativo, troviamo il genitivo, variante meno comune ma attestata e ci sono anche in dediche per sovrani divinizzanti. Piccolo altare rozzo: Taso, in cui è scritto Filippo Soteros, e c’è da discutere se si tratti di Filippo II, che se fosse così anticiperebbe tratto caratteristico del mondo ellenistico ed epiteto sovrano “soter” salvatore, oppure se Filippo V, scendiamo verso fine epoca ellenistica. Soter viene rifunzionalizzato nel cristianesimo, in origine associato a Zeus, ma anche al femminile, come spesso Artemide, come salvatrice. Somiglianza fra altare dedicato a culto sovrano e divinità, Habbit ha notato che il culto dei sovrani divinizzati riproduce quello delle divinità tradizionali, segnale dell’elasticità politeismo. Differenza tra culto divinità e sovrani è che nel caso dei sovrani troviamo molto meno templi o edifici attestati. Abbiamo qualche testimonianza letteraria su costruzione di templi, però un tempio costa, aspetto più costoso della religione pubblica. Paradossalmente le tracce monumentali del culto dei sovrani sono le loro tombe, oggetto di venerazione, come tombe dei Tolomei. Costruire una tomba e intorno a quella proseguire culto sovrano è molto meno impegnativo. Sola distinzione significativa. Nella formulazione delle dediche c’è forte affinità. Questo attaccatura parte finale del manico e Guarducci parla di galli e sirene