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La Sociologia della Città: Urbanesimo e Urbanizzazione - Prof. Bergamaschi, Appunti di Sociologia Urbana E Rurale

La natura socialmente determinata della città, distingue la vita urbana dalle forme psichiche che la grande città genera, e analizza l'intensificazione della vita nervosa nell'uomo della metropoli. concetti come urbanesimo, industrializzazione, capitalismo moderno, e la definizione sociologica della città.

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 05/12/2021

MartaM15
MartaM15 🇮🇹

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Sociologia Urbana, I modulo prof. Bergamschi
La sociologia urbana ci può aiutare a guardare ed analizzare le società di adesso; infatti il mondo in ci
viviamo è sempre un mondo più urbano, il periodo in ci si afferma l’URBANO è il ‘900, infatti se al suo inizio
solo il 10% della popolazione mondiale viveva in città, nel 1975sale al 38%, poi nel ’95 al 45%, per arrivare
nel 2006, dove 1 essere umano su 2 vive in un centro urbano. Diciamo però che ci sono crescite
estremamente diverse ai margini, in quanto se in occidente troviamo un forte aumento dell’urbanesimo,
prospettando di arrivare al 60%, nel Sud del mondo non è così, nonostante ci sia una grande crescita, infatti
se in Europa, INDUSTRIALIZZAZIONE E URBANIZZAZIONE, hanno viaggiato di pari passo, nel Sud del mondo
no, in quanto solo l’URBANIZZAZIONE si è andata espandendo, creando così al suo interno aree molto
povere delle città urbane, come le “favelas”.
Possiamo vedere come da un lato troviamo un urbano che tende ad occcupare spazio sociale, sempre più
ampio, mentre dall’altro alto, urbano che tende a concentrarsi sempre più al Sud del mondo, in quanto si
considera che counque nel Nord è già quasi tutto urbanizzato.
La SOCIOLOGIA URBANA, STUDIA LA CITTA’ IN QUANTO SISTEMA SOCIALE, ma la principale fonte di
difficoltà di questo studio, è che la città è un oggetto di ricerca difficile da definire, la cui RICERCA DEI
CONFINI certi non è mai così immediata. Se per i confini amministrativi, è facile tracciarli, sul piano
sociologico non è possibile tracciare i confini in modo preciso; in quanto confini amministrativi e confini
sociali non coicidono. Altra difficoltà, sta nel DIFFERENZIARE LA CITTA’ DI GIORNO E DI NOTTE, in quanto se
durante il GIORNO, le persone arrivano, quindi la città accoglie queste persone come una spugno con
l’acqua, nella NOTTE, invece cambia, in quanto magari determinate persone vanno via dalla città, come per
esempio i pendolari, che di giorno si trovano in una città, magari per studio o per lavoro, mentre poi di
notte tornano nella propria città. Possiamo quindi distinguere all’interno della città, in quanto questa è fatta
di POPOLAZIONI MOBILI; la popolazione residente è diversa da quella pendolare, anche se entrambe
contribuiscono al bene della città. Quindi possiamo vedere da un lato, URBANIZZAZIONE DIFFUSA, dall’altro
la CITTA’ SPUGNA, ovvero il giorno raccoglie e la notte espelle. La città quindi assume le dimensione del
territorio e dello spazio, come chiave di lettura dei fatti sociali.
Una VARIABILI ESPLICATIVA, non riguarda solo il contesto nella quale si attuano i fatti sociali, ma riguarda
anche l’organizzazione della città, che contribuisce a definire i fatti sociali.
La sociologia nella città, è quella che studia un fatto sociale che si attua in città, ovvero dove la città è il
teatro, in cui il PALCO SOCIALE CHE SI VUOLE STUDIARE SI RIPRODUCE, quindi la città è solo contesto della
sociologia della città, in cui la città è la variabile esplicativa, che viene studiare e considerata come fatto
principale, ovvero il presupposto che è un fatto sociale, che quindi accade sempre in qualche parte.
La sociologia urbana, assume LA VARIABILE SPAZIALE E LA VARIABILE TEMPORALE. Ogni territorio dispone
di proprie risorse e propri vincoli specifici; le risorse rappresentano le opportunità date dal terriorio per
colro che lo abitano, ma al tempo stesso ha die vincoli, per esempio il tasso di disoccupazione in un
determinato territorio è molto alto, questo può essere visto come un vincolo di quel territorio. Il MIX
RAPPRESENTA IL PROFILO E L’UNICITA’ DI QUEL TERRITORIO, che si combinano sempre in modi diversi,
definendo la specificità di quel dato territorio. Ogni territorio ha una sua specificità che è l’insieme di
risorse e vincoli.
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Sociologia Urbana, I modulo prof. Bergamschi La sociologia urbana ci può aiutare a guardare ed analizzare le società di adesso; infatti il mondo in ci viviamo è sempre un mondo più urbano, il periodo in ci si afferma l’URBANO è il ‘900, infatti se al suo inizio solo il 10% della popolazione mondiale viveva in città, nel 1975sale al 38%, poi nel ’95 al 45%, per arrivare nel 2006, dove 1 essere umano su 2 vive in un centro urbano. Diciamo però che ci sono crescite estremamente diverse ai margini, in quanto se in occidente troviamo un forte aumento dell’urbanesimo, prospettando di arrivare al 60%, nel Sud del mondo non è così, nonostante ci sia una grande crescita, infatti se in Europa, INDUSTRIALIZZAZIONE E URBANIZZAZIONE, hanno viaggiato di pari passo, nel Sud del mondo no, in quanto solo l’URBANIZZAZIONE si è andata espandendo, creando così al suo interno aree molto povere delle città urbane, come le “favelas”. Possiamo vedere come da un lato troviamo un urbano che tende ad occcupare spazio sociale, sempre più ampio, mentre dall’altro alto, urbano che tende a concentrarsi sempre più al Sud del mondo, in quanto si considera che counque nel Nord è già quasi tutto urbanizzato. La SOCIOLOGIA URBANA, STUDIA LA CITTA’ IN QUANTO SISTEMA SOCIALE, ma la principale fonte di difficoltà di questo studio, è che la città è un oggetto di ricerca difficile da definire, la cui RICERCA DEI CONFINI certi non è mai così immediata. Se per i confini amministrativi, è facile tracciarli, sul piano sociologico non è possibile tracciare i confini in modo preciso; in quanto confini amministrativi e confini sociali non coicidono. Altra difficoltà, sta nel DIFFERENZIARE LA CITTA’ DI GIORNO E DI NOTTE, in quanto se durante il GIORNO, le persone arrivano, quindi la città accoglie queste persone come una spugno con l’acqua, nella NOTTE, invece cambia, in quanto magari determinate persone vanno via dalla città, come per esempio i pendolari, che di giorno si trovano in una città, magari per studio o per lavoro, mentre poi di notte tornano nella propria città. Possiamo quindi distinguere all’interno della città, in quanto questa è fatta di POPOLAZIONI MOBILI; la popolazione residente è diversa da quella pendolare, anche se entrambe contribuiscono al bene della città. Quindi possiamo vedere da un lato, URBANIZZAZIONE DIFFUSA, dall’altro la CITTA’ SPUGNA, ovvero il giorno raccoglie e la notte espelle. La città quindi assume le dimensione del territorio e dello spazio, come chiave di lettura dei fatti sociali. Una VARIABILI ESPLICATIVA, non riguarda solo il contesto nella quale si attuano i fatti sociali, ma riguarda anche l’organizzazione della città, che contribuisce a definire i fatti sociali. La sociologia nella città, è quella che studia un fatto sociale che si attua in città, ovvero dove la città è il teatro, in cui il PALCO SOCIALE CHE SI VUOLE STUDIARE SI RIPRODUCE, quindi la città è solo contesto della sociologia della città, in cui la città è la variabile esplicativa, che viene studiare e considerata come fatto principale, ovvero il presupposto che è un fatto sociale, che quindi accade sempre in qualche parte. La sociologia urbana, assume LA VARIABILE SPAZIALE E LA VARIABILE TEMPORALE. Ogni territorio dispone di proprie risorse e propri vincoli specifici; le risorse rappresentano le opportunità date dal terriorio per colro che lo abitano, ma al tempo stesso ha die vincoli, per esempio il tasso di disoccupazione in un determinato territorio è molto alto, questo può essere visto come un vincolo di quel territorio. Il MIX RAPPRESENTA IL PROFILO E L’UNICITA’ DI QUEL TERRITORIO, che si combinano sempre in modi diversi, definendo la specificità di quel dato territorio. Ogni territorio ha una sua specificità che è l’insieme di risorse e vincoli.

Storia SOCIOLOGIA URBANA: 2 TRADIZIONI, che hanno espresso diversi livelli di ricerca

  • SOCIOLOGIA URBANA IN EUROPA: ripropone in modo costante un’antitesi tra società tradizionale e società moderna, cioè la tradizione europea e si definisce dalla contrapposizione tra città- campagna; la città è la forma matura della modernità, si enfatizzano le differenze per mettere in luce le specificità della città (esempio: campagna i legami sono forti, mentre in città i legami sono deboli)
  • SOCIOLOGIA URBANA NATA OLTRE OCEANO: è quella Americana, che propone l’APPROCCIO BASATO SULLO STUDIO DELLA CITTA’ UTILIZZANDO CONCETTI E PRINICIPI DESUNTI DALLA SOCIOLOGIA ANIMALE E VEGETALE, applicata alle persone; quindi STUDIA L’ARTICOLAZIONE SOCIALE, LO SPAZIO URBANO E COME LE ATTIVITA’ UMANE SI DISTRIBUISCONO NELLE CITTA’, come ciò si modifica nel tempo, segiendo le leggi dell’ecologia animale e vegetale. Per la tradizione Europea, la città si definisce in contrapposizione alla campagna. Ecologia come insieme di principi che regola il rapporto nelle città. Il mondo urbano si definisce a partire da un’insieme di vincoli e risorse che ci fanno riflettere sulla VARIABILITA’ DELL’URBANO; esistono tanti mondi urbani, in quanto l’urbano è soggetto a tante variazioni, al suo interno l’URBANO, ASSUME FORME DIVERE ED IN BASE A QUESTE ANDRA’ AD INCIDERE SUI FATTI SOCIALI CON MODALITA’ DIVERSE. Si può mettere insieme le relazioni sociali nello spazio; il territorio non solo come contesto, ma entrano come VARIABILE ESPLICATIVA, ovvero si capisce il perché alcuni fatti si intendono così e non in altri modi. Ogni città conserva delle specificità e differenze che la osservano in differenza alle altre. Da un lato LE GRANDI CITTA’ TENDONO AD UNIFORMARSI, come ad esempio il Mc che è simile strutturalmente in tutte le città, avendo solo alcuni accorgimenti in base al luogo in cui si trovano, ma al tempo stesso anche queste grandi città hanno una propria specificità, una propria differenza. È in atto un PROCESSO DI OMOLOGAZIONE , ma ugualmente ogni città mantiene la sua specificità. Pur avendo forme urbane che si discostano da quelle tradizionali e che tendono ad uniformarsi. La città è una realtà socialmente determinata, cioè che la sua configurazione è la sintesi di un insieme di rapporti sociali; cioè la CITTA’ NON E’ UN PATTO NATURALE, ma è una realtà SOCIALMENTE DEFINITA , ovvero una realtà dice BORDIEU, la città è una REALTA’ SOCIALMENTE STRUTTURATA ,ma è una REALTA’ STRUTTURANTE , cioè caricare e definire i fatti sociali in un modo piuttosto che in un altro; quindi il contesto contribuisce a definire in quel modo. Ciò che succede, dipende da dove succede, quel che succede è determinato esclusivamente da dove succede, ma il dove succede è solo una delle variabili che interviene nel definire ciò che succede. Perché qui si nasconde il principale pericolo, ovvero cadere nel DETERMINISMO AMBIENTALE. La città è la PROIEZIONE SULLA TERRA DEI RAPPORTI SOCIALI, cioè si configura sulla base dei rapporti sociali, questi sono soggetti ai cambiamenti, si proiettano sulla città e ne modificano la città stessa. Il problema è la direzione del cambiamento, in quanto il cambiamento è intrinseco nella natura della città, che ha un rapporto dialettico con tutto ciò che è presente nella città. Se la città non si modifica, ma perde attrattività. Quando si studia un fatto sociale, è importante CONTESTUALIZZARLO, ovvero con una cornice territoriale, cioè l’insieme di RISORSE E VINCOLI, cioè una città che offre delle possibilità, ma al tempo stesso ha dei vincoli, che possono cambiare continuamente, o al tempo stesso ciò che è considerato un

vita delle metropoli, è che bisogna concentrarsi sulle forme psichiche della vita sociale nellal grande città, che è lo spazio sociale per eccellenza della modernità, è lo spazio sociale che sintetizza il presente, che è caratterizzatto dalla diffusione delle metropoli. Quindi ciò afferma che la vita sociale delle metropoli, agisce sulla vita psichica, quiundi si mette in risalto la psiche, infatti LA PSICHE DELL’INDIVIDUO NELLA GRANDE CITTA’ E’ ESPOSTA AD UNA QUANTITA’ DI STIMOLI ENORMI, MOLTO MAGGIORI DEGLI STIMOLI A CUI E’ ESPOSTA LA VITA RURALE. È così l’INTENSIFICAZIONE DELLA VITA NERCOSA, con li stimoli di diversa natura a cui viene esposta la mente. Lo sguardo si Simmel sulla metropoli sulla grande città, guarda alla città in base alle FORME PSICHICHE CHE LA GRANDE CITTA’ GENERA, è un presupposto, cioè chi vive nella grande città, è influenzata da questa dal punto di vista psicologico, interrogando su come la città modifica la vita psichica. L’INTENSIFICAZUINE DELLA VITA NERVOSA , cioè l’uomo nella grande città è investito da rapide e continue impressioni che si sussegono, ovvero l’individuo è bombardato da segnali ed impressioni di natura uditiva ed espressiva che lasciano il segno nella vita dell’individuo, dal punto di vista psichico, questi son costanti. Da un lato ci dice che nella metropoli si sviluppa un INDIVIDUALITA’ del tutto particolare, che è caratterizzata dall’INTENSIFICAZIONE della vita nervosa. M davanti a questo tipo di ambiente, la reazione dell’individuo è quella di mettere in campo un ORGANO DI DIFESA, ovvero l’INTELLETTO. La sede dell’intelletto sono gli strati trasparenti, consci e superiori della nostra psiche, infatti l’intelletto è la più adattabile delle nostre forze interiori, per venire a patti con i cambiamenti e con i fenomeni contrastanti. Infatti il tipo metropolitano si crea questo organo di difesa per combattere lo sradicamento di cui lo minacciano i flussi e le discrepanze del suo ambiente esteriore; quindi l’abitante della metropoli tende ad AFFERMARE IL PRIMATO DELLA RAGIONE RISPETTO AL SENTIMENTO. La reazione ai fenomeni viene spostata nell’organo della psiche che è il meno sensibile ed è il più lontano dalla personalità. Le relazioni con l’altro sono mediate dalla ragione e non dal sentimento. Davanti alla violenza delle metropoli, l’unica forma di tutela per l’individuo è dato dall’INTELLETTUALISMO DELLA VITA. Gli stimoli che l’individuo riceve, minaccia la sopravvivenza degli individui, perché se non ci si riesce a costruire l’organo di difesa per la sopravvivenza, si viene annientati, questo viene chiamato VIOLENZA DLELA METROPOLI. In questo modo recuperare una teoria sociologica che si era affermati in fine ‘800 di TONNIES ( la teoria), che pubblica il testo “Comunità e società”, dove contrappone la comunitò, rurale, che rappresenta la tradizione, alla società, la metropoli, che è la forma sociale che assume la modernità. Dicotomie tra il mondo che si è conosciuto ed il mondo che si sta affermando, infatti lui si afferma sulle relazioni; invece Simmel si sofferma alla condizione PSICHICA. Quindi il ragionamento di Simmel si regge su una DICOTOMIA e questi due poli corrispondono due vite psichiche differenti, ovvero quella del MONDO RURALE, che è dominata dall’abitudine, cioè da un ritmo lento ed uniforme della sensazione, dai sentimenti, dall’emotività, cioè in cui le relazioni primarie hanno la dominanza rispetto alle relazioni secondarie; nella METROPOLI, c’è una realtà caratterizzata dal mutamento incessante, dal carattere inatteso di impressioni che si impongono all’attenzione. Dal mondo del sempre uguale, del rurale, al mondo in cui il mutamento è continuo, delle metropoli. A fronte di questo cambiamento, LA VITA PSICHICA NE ESCE MODIFICATA E NON AZZERATA, cioè una vita soggettiva in grado di fare fronte alla violenza della metropoli che regge l’urto della vita presente nella grande città. un ulteriore passaggio, ovvero che questo ATTEGGIAMENTO INTELLETTUALISTICO TIPICO DELL’ABITANTE DELLA METROPOLI, è strettamente CONNESSO ALL’ECONOMIA MONETARIA DOMINANTE NEL CONTESTO MONETARIO; infatti proprio della metropoli, si ha lo sviluppo pieno del capitalismo. Il tratto specifico dell’economia monetaria, è il crescente numero di scambi che l’economia che si basa su ciò che rende possibile, cioè l’allargamento del mercato. Si parte dall’affermazione dell’economia monetaria, guardandolo dal punto di vista sociologico e quindi su come incide nella psiche dell’individuo. Tutte le relazioni sono mediate dallo scambio di denaro. Simmel non ha nostalgia del mondo rurale e delle piccole

società, seppure riconosce la violenza della metropoli, non si colloca nel filone di pensiero antiurbano, in quanto vede nell’affermarsi della metropoli un segno di declino della città. Quindi nonostante ciò non nutre nostalgia del mondo rurale. La metropoli assicura una libertà che non è data dal mondo rurale e nella piccola città. Nella città si può scegliere il proprio gruppo, al quale si è più affini, ciò non è concesso nel mondo rurale. Economia monetaria e dominio dell’intelletto, sono profondamente interconnesse. Le relazioni sociali nelle metropoli, diventano relazioni spersonalizzate, ovvero non sono più relazioni tra le individualità, perché il denaro è un equivalente generale; perdono le loro specificità, la loro individualità, non hanno SOLO UN VALORE DI SCAMBIO DAL PUNTO DI VISTA DEL DENARO, il valore d’uso è del tutto secondario, in questo senso è che l’individualità dei fenomeni non entra, in quanto entra solo il valore di scambio. Ciò sta anche nell’INDIVIDUALITA’, che nella METROPOLI, VEDE LA RELAZIONE CHE HA UNA MEDIAZIONE CHE SI BASA SUL RITORNO, basata anche sulla ragione economica. Le relazioni sono intercambiabili, in quanto l’individualità è irrilevante, ma è rilevante il ritorno che possono avere dalle persone con la quale interscambiano. Gli scambi che si basano sul denaro, si basano sulla quantità dello scambio e non sulla specificità degli oggetti, che sono oggetti di scambio; questo viene tradotto sul piano delle relazioni. Tutte le relazioni proprie del mondo rurale, si basano sulla propria individualità, degli attori che entrano in relazione; mentre la relazione intellettuale, propria delle metropoli, opera con gli uomini come se fossero numeri ed elementi di per sé differenti, che interessano per il rendimento oggettivamente calcolato, per il profitto assicurato. In questo modo l’abitante delle metropoli si rapporta con i propri simili, anche coloro che appartengono al suo stesso gruppo sociale. Ciò descritto fino ad ora è una TENDENZA GENERALE, MA IN CERCHI PIU’ RISTRETTI E LIMITATI, LA RELAZIONE AFFETTICA PUO’ PRENDERE IL SOPRAVVENTO SULLA LOGIA DI PRESTAZIONE E CONTRO PRESTAZIONE ( io ti do – tu mi dai). SCAMBIO DI MERCATO TRA PRODUTTORE E CONSUMATORE, nel mondo rurale e quello nella metropoli, gli dice che nel mondo rurale, nella relazione entro il denaro non entra anche una dimensione affettiva ed emotiva, cosa che non accade nel mondo della metropoli. RAPPORTO BASATO SULL’ANONIMATO NELLA METROPOLI, COSA CHE NON SI TROVA NEL MONDO RURALE. Quindi relazione binaria tra denaro e mentalità; in queste relazioni l’imponderabile delle relazioni sociali viene cancellato, cioè la relazione sociale diventa una relazioni di scambio; uno scambio di equivalenze. Il primato del valore di scambio rispetto al valore di uso, ciò avviene all’interno delle relazioni. Il ritmo nella vita metropolitana è basata sulla PUNTUALITA’, quindi tutto è organizzato in modo puntuale, nulla è lasciato al caso. Questo ritmo lo si può notare dalla diffusione degli orologi, un oggetto molto diffuso, perché la vita è scandita dagli orologi; tutto ciò che non è dettata da questo, viene accantonato nella vita degli individui. Vede anche la diffusione dei semafori, che organizzano il traffico umano, se questi impazziscono, succede il caos inestricabile, quindi la vita metropolitana sarebbe impossibile, se tutta la vita non fosse dettata da questi. La vita dell’individuo nella metropoli è organizzata da uno schema temporale RIGIDO e SOVRAINDIVIDUABILE. Non tutto è appiattito sullo schema rigido, in quanto la personalità è caratterizzata da flussi irrazionali. L’INDIVIDUO METROPOLITANO E’ UN INDIVIDUO NON LIBERO. Ingabbiamento è un riferimento polemico, è una CRIPTOCITAZIONE. Nella grande città emerge un tipo umano nuovo che definisce come un INDIVIDUO BLASE’ , cioè l’essere blasè è un atteggiamento psichicotipico della metropoli, questo carattere è conseguenza di quella rapida successione e di quella fitta concentrazione di stimoli nervosi contraddittori. La smoderatezza nei piaceri rende blasè, perché sollecita costantemente i nervi a reazioni forti che questi alla fine smettono di reagire; l’incapacità di reagire a nuovi stimoli con l’energia che competerebbe loro è proprio il tratto essenziale del blasè. C’è forte connessione tra la letteratura l’essenza dell’essere blasè consiste nell’arricchimento, di una

vediamo il Pratello, che è un luogo di successione di popolazioni, solo che quella che viene dopo è più borghese. L’università di Chicago è sorta nel 1892, ed è il primo dipartimento di sociologia nella storia americana; le reclute venivano da altri campi scientifici. Tra gli autori vediamo THOMAS, che sosteneva l’importanza di indagini empiriche sistematiche, impegnandosi a rimuovere gradualmente dallo studio dell’ORGANIZZAZIONE SOCIALE LE INCLINAZIONI BIOLOGISTICHE che lo avevano caratterizzato in precedenza. Attribuiva grande importanza alla NECESSITA’ DI COMPRENDERE IL PUNTO DI VISTA DEI SOGGETTI, ciò si chiamava la “definizione della situazione”, fu il primo a promuovere l’uso dei “documenti personali” , come diari, lettere, autobiografie. È stato in grado di dimostrate molte delle sue ipotesi in uno studio sui gruppi di immigrati europei; successivamente si è concentrato sui polacchi, collaborando con Znaniecki, che iniziò la sua carriera americana. Thomas lasciò l’Università di Chicago per uno scandalo personale. Egli ha come pensiero quello della DISORGANIZZAZIONE SOCIALE, ovvero la diminuzione dell’influenza delle regole sociali di comportamento sui membri del gruppo, questo enfatizza il processo sociale, piuttosto che le caratteristiche individuali. Con PARK possiamo già vedere che comunque la sua vita privata è già abbastanza movimentata, infatti sin da bambino è cresciuto in un quartiere di immigrati scandinavi. Egli inizialmente era un cronista investigativo, successivamente girò il mondo per vari studi, ma quando poi tornò in America incontrò Thomas, così entrò nell’Università di Chicago. Tema da lui tratti furono, quello che lo colpiva, in un certo senso, ovvero quello l’impatto dell’immigrazione sulla società americana, mentre l’altro riguardava il fenomeno urbano. Egli ragionava sui fenomeni urbani sia in larga scala che in dettaglio. Egli analizza e rivela la diversità e le caratteristiche dei quartieri urbani, come alcuni erano piccoli mondi isolati richiusi su se stessi, era con abitazioni per la popolazione immigrata con pochi legami con la società circostante, mentre altri erano anonimi aggregati di individui di passaggio; altri, come i quartieri denominati del vizio, si identificavano per le attività che vi avvenivano all’interno e per le persone che vi abitavano. La grande opportunità che l’urbanizzazione consente, è quella di una crescente divisione del lavoro, che serviva per modificare o abbattere il vecchio tipo di organizzazione tradizionale, fondato sul fattori come la parentela,la casta ed i legami di vicinato. Così la divisione del lavoro ha dato vita ad un uomo razionale e specializzato, comunque ciascuna occupazione da vita ad una forma di persona. L’implicazione pratica per la ricerca era l’opportunità di analizzare la varietà dei modi di guadagnarsi da vivere. Park mostra molto interesse per l’ordine sociale, a suo avviso l’uomo è impegnato in una lotta per preservare il rispetto di se stesso e il suo punto di vista, ma può riuscirci solo guadagnandosi il riconoscimento da parte degli altri, ed è quello che rende l’individuo una persona. Nella città l’organizzazione morale delle relazioni sociali, incontra delle difficoltà, la gente non si conosce , il denaro diventa il mezzo intermediario di scambio. La popolazione di una città è ampia, abbastanza da presentare diversi stili di vita. Park si premura di rilevare, che si tratta di un principio di analisi di portata generale, non solo applicabile ai fenomeni criminali e anormali. La città permette a persone diverse di frequentare compagnie congeniali e una compagnia con caratteristiche affini, può fornire il sostegno morale. In una comunità piccola dei personaggi di Park, potrebbero essere l’unico individuo del suo tipo ma con pressione del conformismo potrebbe ostacolare l’individuo. I processi di segregazione instaurano distanze morali che fanno della città un mosaico di piccoli mondi che si toccano. Park mette in luce le differenze presenti all’interno dei quartieri, in quanto hanno al loro interno diverse caratteristiche, ma tutto ciò non rimane stabile nel tempo. Park analizza e commenta i quartieri in diversi articoli, in cui parla dell’” ecologia umana”, si tratta di una prospettiva di analisi in cui i fenomeni umani del consenso e della comunicazione rivestono un’importanza trascurabile. C’è un ordine della vita umana in cui

le persone tendono a comportarsi come gli altri esseri viventi, infatti sostiene che la COMPETIZIONE E’ LA FORMA BASILARE DELLA COESISTENZA. Quindi primaria importanza ha la competizione, inteso come competizione per lo spazio. Il principio di simbiosi, ovvero che gli abitanti di differenti categorie possono beneficiare reciprocamente della coesistenza in un dato ambiente. McKenzie e Burgess sviluppano e mostrano le loro applicazioni pratiche. La rappresentazione di Burgess, è data da 5 cerchi concentrici, ed è il diagramma idealtipo, della città formata a cerchi concentrici, ed ogni cerchio ha una sua specificità, cioè è abitato da una popolazione specifica. I cinque cerchi sono : 1° è la zona degli affari il LOOP, con i più elevati valori immobiliari; 2° è una zona di trasizione, invasa dal centro con uffici e industria leggera; ciò che lo rende poco attraente per gli abitanti, è che fuggono verso le aree residenziali delle zone più periferiche, ma la zona di transizione contiene anche le comunità degli artisti, degli immigrati e le aree di chi vive in affitto. Questi si sarebbero spostati solo se potevano permettersi di rifiutare il loro ambiente deteriorato o se il centro ricco li spingesse fuori per le esigenze della sua crescita. Qui c’è la malavita, la Little Sicily, il ghetto, la China Town, ovvero erano i bassifondi; 3° è la zona di operazione operaie, ovvero la zona con le case a due piani, ed è l’insediamento di immigrazione secondaria; 4° è la zona residenziale, dove ci sono degli alberghi residenziali, ovvero con i quartieri alti, che hanno al loro interno delle aree di locali notturni, qui si possono trovare delle abitazioni singole o delle case con appartamenti; 5° è la zona dei lavoratori pendolari. HANDERSON, nel 1923, scrive “ THE HOBO”, ovvero parla dei vagabondi presenti a Chicago, questo aveva fatto parte di una seconda frontiera americana mossasi circa 20 anni dopo la prima, con il susseguirsi dell’espansione delle reti ferroviarie; infatti le nuove città, le nuove industrie, i nuovi centri urbani, avevano favorito la richiesta della forza lavoro mobile. Il territorio abitato dai vagabondi era situato ad Ovest, questi passavano da un lavoro ad un altro; erano soliti viaggiare abusivamente sui treni merci, vivevano in dei accampamenti abusivi, le “ giungle”, questo secondo Anderson, dentro Chicago, si trovava nella zona seconda, ovvero nella zona di transizione, in cui le baracche abusive ed in cui il vagabondo poteva mescolarsi con gente diversa, ed entrare in contatto con diverse istituzioni. Nella zona secondo Anderson, erano fra i 300mila e i 500mila senzatetto che passavano per la città ogni anno, inoltre questi potevano risiedere per periodi lunghi o per pochi giorni, ciò variava in base alle situazioni del mercato del lavoro o il periodo dell’anno, infatti durante l’inverno molti rimanevano in città per molto tempo. I senzatetto non erano però tutti vagabondi. Secondo Anderson, si possono distinguere 5 principali tipi di persone senza fissa dimora: 1- Rappresentato dal lavoratore stagionale che seguiva un ciclo annuale più o meno costante, prevalentemente nel lavoro agricolo, come i braccianti migranti americani; 2- Rappresentato dal vagabondo, come lavoratore migrante, ma che non seguiva un intinerario prevedibile e periodico; 3- Rappresentato dal migrante non lavoratore, ovvero un girovago mendicante che viveva chiedendo l’elemosina e forse rubando; 4- Era chiamato il “guardiano”, lavoratore ma non migrante, era l’opposto del vagabondo, era infatti una persona urbana e localizzata; rimaneva nella stessa comunità, svolgendo lavori mal pagati e dequalificati, mantenendo le sue radici; 5- Rappresentato dal barbone, il più misero di tutti, né lavoratore e né migrante;

come gruppi sociali strutturati. ( ZORBAUGH, formula la sesta e ultima zona descritta , che conteneva lo Slum). CRESSEY, parla della taxi-dance hall, era un tipo di locale con cattiva reputazione, che aveva origine sia nelle scuole di danza che nelle normali sale da ballo aperte sia a donne che uomini. Infatti si ballava con le donne, pagandole, infatti spesso dei clienti assidui che non avevano più nulla da imparare erano disposti a pagare per poter continuare a ballare con le loro insegnanti. I proprietari delle sale da ballo, si trovavano con molti clienti, abituali, che non trovavano compagnia femminile, allora la soluzione fu quella di pagare delle ragazze per farle ballare con i clienti; ovvero gli uomini acquistavano un biglietto alla cassa, e la donna scelta prendeva la metà die soldi, mentre l’altra metà andava al proprietario. Ciò assicurava alle ragazze più richieste la maggior parte del guadagno e determinava un rapporto di concorrenza fra loro. Cressey vedeva questo luogo , la taxi-dance hall, come un mondo distinto, questo aveva tre gruppi principali di abitanti:

  • I PROPRIETARI, ovvero coloro che avevano lanciato questo genere di locale, che erano di origine greco-americani; egli spiega questo fatto, considerando la loro mobilità, che poteva fornire nuove opportunità di apprendimento;
  • LE RAGAZZE A NOLEGGIO, ovvero coloro che attirarono maggiormente l’attenzione di Cressey, molte erano giovani, di età tra i 15 ed i 28, questo luogo era considerato per coloro come un’esperienza di socializzazione. Le ragazze consideravano generalmente i loro clienti abituali come dei “polli”, in quando erano visti come delle persone da sfruttare. Faceva notare che non c’erano praticamente italiane o ebree del ghetto, ma anche qualche ragazze provenienti dai quartieri ebrei di secondo insediamento ed infine molte erano di origine polacca. Importante è a MOBILITA’ SOCIALE, di queste ragazze.
  • I CLIENTI, ovvero coloro che pagano per poter stare con queste ragazze a noleggio, gli uomini che frequentavano, erano un gruppo diversificato, da vagabondi a lavoratori, da uomini di affari della città e borghesi, a uomini caduti in disgrazia. SHAW e BECKER, formano un mosaico nel quale contribuiscono alla formazione del tutto e serve come lettura di sfondo per gli altri. Le relazioni fra differenti segmenti della società urbana possono spesso essere comprese come rapporti che emergono nel tempo. LA SCUOLA DI CHICAGO HA SVILUPPATO MOLTA SENSIBILITA’ AI PROCESSI. Infatti vediamo il ciclo delle relazioni razziali di Park, l’evoluzione delle bande come oggetto di studio di Thrasher, dal gruppo ricreativo a quello politico e al crimine organizzato; l’interpretazione di Cressey delle tappe della carriera delle ragazze a noleggio sono esempi di sensibilità.

L’URBANESIMO COME MODO DI VITA

WIRTH, con il suo saggio “ IL GHETTO”, del 1928, ci parla appunto del ghetto, nonostante la sua età, questo saggio è quello più coinvolgente e più attuale. Infatti si vedono importanti differenze tra il ghetto del passato ed il ghetto contemporaneo, è che il ghetto era un luogo chiuso, ovvero proprio fisicamente era recintato da mura, invece ad oggi il ghetto ha una composizione e connotazione diversa. Il ghetto è da un lato luogo di segregazione,di contenimento, quindi ha un tratto fortemente negativo, ma rappresenta anche un’opportunità, in quanto al suo interno le persone possono trovare un supporto, in quanto possono trovare aiuto per i propri bisogni. Quindi da un lato limita la vita delle persone, ma di tempo stesso può rappresentare un supporto, un aiuto per risolvere le questioni. Quindi è sia una trappola che un luogo di possibilità. Questo si trova tanto nel ghetto ebraico quanto in quello dove ci vive la popolazione afro americana. Oggi il ghetto, in modo particolare negli USA, è ancora diverso, infatti il ghetto attuale è stato descritto da un sociologo franco americano, WACQUANT; la grande trasformazione è che fino agli anni ‘60/’70, nel ghetto nero c’era l’intero spettro della stratificazione sociale, ovvero era presente la borghesia nera, la classe operaia nera, i sotto proletari neri, ovvero tutta la divisione della popolazione nera, che comunque indipendentemente dalla loro posizione sociale, in quanto neri erano nel ghetto. A partire dagli anni ’70 si vede però l’uscita dei ceti più abbienti dal ghetto, infatti ad oggi si trovano solo i poveri, da ciò se ne può dedurre che il ghetto complessivamente si è impoverito. Egli studia il ghetto partendo da una palestra di boxe. È importante il fatto che egli propone una comparazione tra il ghetto di oggi e le periferie, infatti si attribuisce il ghetto a zone periferiche, dove c’è maggiore difficoltà, e maggiori problemi. Tra il ghetto americano e le periferie però, c’è una grande differenza, infatti sono incomparabili per il tasso di violenza, che è maggiore nel ghetto, maggiore è la disoccupazione, maggiore è il numero di persone non scolarizzate. Le periferie europee inoltre, non sono monoetniche. Qui lo Stato , è visto come oggetto repressivo, ma anche con le politiche pubbliche. Nel ghetto lo Stato è presente solo come agente. Il saggio propone di colmare il vuoto teorico circa la città come entità sociale. URBANESIMO ED URBANIZZAZIONE NON COINCIDONO, infatti per URBANESIMO si intende il modo caratteristico di vita della città, indica un modo, uno stile di vita, ossia come si vive nella città. infatti non si considerano solo le caratteristiche essenziali comuni a tutte le città, ma emergono anche le differenze delle città; infatti una città industriale sarà socialmente diversa da una città commerciale. Alcune caratteristiche delle città, sono più significative nel condizionare la vita urbana della città, infatti ci si può aspettare varie caratteristiche della scena urbano-sociale, in rapporto alla grandezza, densità, alle differenze di tipo funzionale della città. inoltre la vita rurale porterà l’impronta dell’urbanesimo , attraverso contatti e comunicazioni dell’influsso delle città. Invece l’URBANIZZAZIONE, è il termine che indica lo sviluppo e l’estensione dei fattori dell’urbanesimo. Quindi mentre l’urbanesimo è quel complesso di tratti che forma il modo caratteristico della vita nelle città, l’urbanizzazione indica lo sviluppo e l’estensione dei fattori dell’urbanesimo, ma questi non si rinvengono solo in insediamenti che siano città, nel senso fisico e demografico, ma trovano la loro espressione nelle città metropolitane. L’URBANESIMO NASCE IN CITTA’, MA COME PROCESSO DI URBANIZZAZIONE ARRIVA DOVUNQUE. Non bisogna confondere l’urbanesimo con l’industrialismo ed il capitalismo moderno, cioè nella crescita della città, lo sviluppo dell’industria è stato importante, ma anche nella fase preindustriale, le città esistevano ugualmente. La definizione sociologica della città, dice che la CITTA’, è definita come uno stanziamento grande, denso di individui socialmente eterogenei; ovvero la città si definisce partendo da tre elementi: la DIMENSIONE, la DENSITA’ e l’ETEROGENEITA’, questi sono i tre elementi che influenzano l’urbanesimo, che si forma quando

produzione. Infatti contemporaneamente allo sviluppo della città, sulla base del sistema di produzione, si sviluppa il legame monetario, che implica l’acquisibilità dei servizi e dei beni, ha sostituito le relazioni personali come sulla base associativa. Quindi possiamo vedere per la città una doppia valenza, infatti da un lato c’è la città libera, mentre dall’altro comporta dei costi. Ci si può accostare empiricamente all’urbanesimo come modo di vita caratteristico da tre prospettive interrelate: 1- Come struttura fisica comprendente una base di popolazione, una tecnologia ed un ordinamento ecologico; 2- Come sistema di organizzazione sociale, comprendente una struttura sociale caratteristica, una serie di istituzioni sociali ed un modello tipico di relazioni sociali; 3- Serie di atteggiamenti ed idee ed in una costellazione di persone impegnate in forme particolari di comportamento collettivo e soggette a meccanismi tipici di controllo sociale. L’eterogeneità della popolazione urbana si definisce su base razziale ed etnica. La loro percentuale nella popolazione urbana decresce in parallelo al decrescere della dimensione della città. Le città più grandi hanno attratto negri ed altri gruppi razziali in misura maggiore rispetto alle comunità minori. L’incapacità della popolazione urbana di riprodursi sembra essere una conseguenza biologica di una combinazione di fattori interni al complesso della vita urbana, ed il declino del tasso di natalità può essere in genere considerato come uni dei tratti più significativi dell’urbanizzazione nel mondo occidentale. L’attività dei gruppi volontari, abbiano essi degli obiettivi economici, politici, educativi, religiosi, ricreativi o culturali, che il cittadino esprime e sviluppa la propria personalità. Si può comunque facilmente dedurre che la struttura determinata da queste funzioni altamente differenziate, non assicuri di per sé la coerenza e l’integrità delle personalità di cui organizza gli interessi. WIRTH riprende l’immagine dell’orologio di SIMMEL, che lo considera come un simbolo fondamentale dell’ordine sociale, infatti considera l’orologio come semaforo, in quanto il SEMAFORO RAPPRESENTA CIO’ CHE REGOLA LA VITA SOCIALE.

EMILE DURKHEIM : “ MORFOLOGIA SOCIALE”

La vita sociale si struttura su uno strato che è determinato sia nella sa grandezza, che nella sua forma; ciò che lo costituisce è la massa di individui che compongono la società, ciò avviene tenendo in considerazione il modo in ci sono disposti sul territorio, la natura e la configurazione di cose che riguardano le relazioni collettive. Ciò varia a seconda se la popolazione è più o meno numerosa, è densa, è concentrata nelle città o nelle campagne, , in base alle frontiere che limitano , in base alle vie di comunicazione, quindi ciò che determina la diversità del sostrato sociale. La costruzione di questo SOSTRATO SOCIALE, tocca direttamente o indirettamente tutti i fenomeni sociali, come tutti i fenomeni psichici sono in rapporto mediato o immediato con lo stato del cervello. Quindi questi sono un insieme di problemi che interessano la sociologica che però al tempo stesso devono essere di competenza di una stesa scienza. Questa scienza può essere chiamata MORFOLOGIA SOCIALE; le analisi che trattano di queste questioni però dipendono da diverse discipline, infatti la geografia studia le forme territoriali degli Stati; la storia considera l’evoluzione dei gruppi rurali o urbani; invece della popolazione se ne occupa la demografia. È quindi importante vedere come questa suddivisione, che tende ad isolare queste scienze, possa essere unita nella stessa denominazione di morfologia sociale. Potremmo vedere come una scuola di geografia tenti una sisntesi

sotto il nome di geografia politica, ma ciò considerando che questo implica che non si studiano le forme del territorio, ma le forme che assumono le società stabilendosi sul territorio. A formare il SOSTRATO SOCIALE, sono anche i corsi d’acqua, le montagne, ma non sono solo i più essenziali. LA MORFOLOGIA SOCIALE, non consiste in una in una semplice scienza di osservazione che descriverebbe le varie forme senza rendersene conto, in quanto deve essere esplicativa. Deve ricercare in funzione di quali condizioni variano l’area politica dei popoli, quindi considerare il modo in cui sono nati i raggruppamenti urbani, quali sono le leggi della loro evoluzione, come si strutturano, qual è il loro ruolo. Quindi non considerano soltanto il sostrato sociale già formato per effettuare un’analisi descrittiva, ma si osserva coe questo si forma; infatti non è una scienza puramente statica, ma comprende molto naturalmente i movimenti dai quali derivano gli stati che studia. Come tutte le altre SEZIONI DELLA SOCIOLOGIA, TROVA NELLA STORIA E NELL’ETNOGRAFIA, comparandole.

MAURICE HALBWACHS

Halbwachs è legato agli studi sulle forme della MEMORIA COLLETTIVA, che si consolida sempre in un quadro spaziale; ciò perché lo spazio è una realtà dura, cioè mentre i ricordi individuali con il tempo si perdono, quindi il passato si perde; invece quando questo si scrive nella pietra, questo passato resta. LA MEMORIA COLLETTIVA VIVE NEL MOMENTO IN CUI TROVA UN RIFERIMENTO SPAZIALE. Nel momento in cui gli uomini si appropriano dello spazio, lo MODIFICANO E LO PERSONALIZZANO, lo piegano alle proprie esigenze, cioè gli uomini lasciano un’impronta nello spazio, nel momento in ci se ne appropriano. Lo spazio porta su di sé le impronte delle diverse presenze che lo hanno attraversato, e le diverse pratiche sociali, che li si sono sviluppate. Nel momento in cui gli uomini si appropriano di uno spazio, questo diventa un luogo antropologico, ovvero nu luogo denso di relazioni. Per esempio ci possono essere dei non luoghi, come l’aeroporto, ma che diventa un luogo, ovvero si instaurano dense relazioni. Lo spazio nel momento in cui vive appropriata, diventa un luogo, denso di relazioni, ovvero un LUOGO ANTROPOLOGICO. Capacità dei luoghi di essere appropriati, ovvero piegati agli individui, cioè LO SPAZIO E’ PLASTICO, OVVERO CHE PUO’ ESSERE ADOTTATO AI BISOGNI DELLE PERSONE CHE VIVONO IN QUEL DATO SPAZIO. GLI UOMINI HANNO LA CAPACITA’ DI PIEGARE I LUOGHI AI PROPRI BISOGNI, ANCHE QUANDO QUESTI FANNO RESISTENZA. Quindi i luoghi sono capaci di essere appropriabili, tanti luoghi che non sono stati pensati per qualcosa, vengono appropriati per attività degli uomini. Alcuni luoghi sono più plastici ed altri sono meno plastici.

della Jacobs, è presente una RELAZIONE TRA LA FORMA FISICA CHE ASSUME UNA CITTA’ ED I COMPORTAMENTI SOCIALI; ovvero ritiene che la conformazione urbana, indirizza i comportamenti degli uomini e delle donne in una direzione piuttosto che in un’altra. Quindi la conformazione fisica è rilevante, perché può favorire o ostacolare determinate relazioni. La sua può essere collocata nelle microsociologia, ovvero attenta al quotidiano. La Jacobs propone delle strade, con una circolazione con limiti ben definiti e molto vasti. In generale la Jacobs è interessata al tema della COMUNICAZIONE E DELLA DENSITA’, che sembrano apparentemente distanti, ma che convengono, perché sostiene che se C’E’ COMUNICAZIONE, LA DENSITA’ PUO’ ESPRIMERSI. ( es. i marciapiedi, auspica a dei marciapiedi ampi e numerosi, perché possono così favorire l’incontro, garantendo al tempo stesso la sicurezza). Si considerano quindi degli elementi fisici che possono influire e favorire gli elementi sociali. La SICUREZZA ritiene che se una città è vissuta quotidianamente dai suoi abitanti, è al tempo stesso una città sicra, perché si sviluppa un CONTROLLO SOCIALE SPONTANEO INFORMALE; le norme sono fatte dagli abitanti stessi, ovvero vengono anche attuate da questi. Non si distacca da un filone di pensiero antiurbano la Jacobs, infatti partecipa attivamente ai movimenti sociali per la costruzione della nuova città; contestualmente propone una sua idea di città, ovvero allude ad una città che dal suo punto di vista è DESIDERABILE, in quanto mette al contro il protagonismo degli abitanti, ritiene che questo protagonismo può essere promosso o contrastato in base alla conformazione fisica della città. Quindi se la città è costruito in un certo modo, il protagonismo viene esaltato, sennò no. Visto il ruolo che hanno sia le strade che i marciapiedi, in quanto possono favorire la dimensione pubblica degli individui, in riferimento agli spazi pubblici, lo attribuisce agli spazi verdi, in quanto il verde a cui si pensava, era quello di rappresentare dei grandi parchi, ma la Jacobs ritiene che questi non favoriscono le relazioni fra le persone, invece lei pensa a PICCOLE AREE VERDI DISLOCATE NELLA CITTA’, vicino alle case. È contro il grande parco, perché questo sta nell’idea dello ZOOLING, SEPARARE LE FUNZIONI DALL’INTERNO DELLA CITTA’, invece lei pensa che queste FUNZIONI devono essere MESCOLATE TRA DI LORO, quindi il verde deve essere diffuso all’interno della città, con dei PICCOLI PARCHI CHE RAPPRESENTANO I LUOGHI DI VITA COMUNITARIA, COSI’ COME I MARCIAPIEDI AMPI POSSONO FAVORIRE LE RELAZIONI; infatti nei piccoli parchi è più probabile che ci siano le relazioni. Proprio prendendo questo in considerazione si può capire che la Jacobs privilegia la dimensione del PICCOLO QUARTIERE, del RIONE, perché questi facilitano le relazioni ed il protagonismo delle persone può emergere. Si può capire che quindi la Jacobs è contro la solitudine, proprio per questo privilegia le piccole dimensioni, per far si che ci siano delle relazioni. La città deve fornire determinate relazioni e determinate funzioni. Se lo ZOOLING PROPONE LA SEPARAZIONE DEI LUOGHI, LA JACOBS DESCRIVE UNA CITTA’ IN CUI LE DIVERSE FUNZIONI NON SONO COMPRESENTI NELLO STESSO LUOGO, ovvero le funzioni primarie devono essere tutte presenti nello stesso luogo, così facendo la modalità viene meno. Una delle CRITICITA’, è che poi le persone non escono dal luogo in cui vivono, ovvero che non comunica con ciò che c’è oltre ai piccolo quartieri, altro è che si creano piccoli quartieri di persone simili. La Jacobs mette in campo misure di prevenzione; lei ritiene che ci debbano essere immobili, non solo abilitati ad usi diversi, ma ritiene che dentro lo stesso quartiere ci debbano essere immobili di diverse dotazioni, soprattutto con stati di manutenzione non eccellente. Questo perché permette un mix di popolazioni e di attività, nel senso che ci sono famiglie che possono permettersi affitti elevati, nello stesso quartiere, ci sono persone che non possono permettersi tali affitti, allora ciò porta ad un mix sociale. Ciò vale anche con le attività, ovvero attività diversificate, che possono rispondere a diverse esigenze e diverse opportunità. (es. banca e libreria, che nonostante una è redditizia ed una no, si trovano nella stessa via).

Promuove, sostiene, l’esigenza di un agglomerato urbano denso, perché la densità può favorire l’eterogeneità, ciò riprende Wirth. 1- Spettro della Jacobs, rappresentato dai vuoti urbani, cioè un’area magari edificata, oggetto di intervento urbanistico, che è in attesa di processo, rimane vuoto; la Jacobs sostiene che questi generano insicurezza, generano degrado, sono una piega della città. Devono quindi essere al più presto riempiti di attività. 2- Altro spettro, è legato alla presenza sempre più diffusa dell’automobile, perché questo erode e consuma suolo, quindi ruba spazio al territorio urbano, inoltre questa favorisce una crescita sempre più ampia della città. Favorisce espansione della città in orizzontale, questo è il fenomeno di quel pazzo di città che sta tra la campagna e la città, ma non ci si rende conto di questa divisione; inoltre favorisce una dimensione di vita centrale sull’individuo. L’idea di città che la Jacobs propone, è un’idea di città dove il mix di funzioni di popolazioni, di attività, sono la garanzia della dimensione pubblica, del protagonismo che secondo la Jacobs sono negati nella città propria dell’urbanistica a lei contemporanea. La Jacobs parte da un presupposto, ovvero che i cittadini hanno delle risorse e capacità che gli assicurano di disegnare una città conforme ai propri interessi. PARTIRE DAI BISOGNI CHE I CITTADINI ESPRIMONO; i cittadini con CAPACITA’ DI AUTOORGANIZZARSI , in grado di darsi delle forme di autogoverno. Se i tecnici vedono nella capacità creativa delle persone solo numerose, invece la Jacobs vede questo come opportunità per costruir una nuova città. il tecnico dovrebbe partire da quello che le persone, gli abitanti esprimono; quindi invece che una città pensata dall’alto, è una CITTA’ PENSATA DAL BASSO. Gli autori degli anni ’60 partono da una prospettiva antropologica, basandosi sulla Jacobs, anche se magari poi le conclusioni erano diverse. Abitanti delle città in grado di esprimere il proprio essere, una che vengono bloccati da coloro che “costruiscono” la città. GLI UOMINI E LE DONNE CHE VIVONO NELLA CITTA’, NON POSSONO SUBIRE CIO’ CHE GLI ALTRI FANNO NELLA E DELLA CITTA’.