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Libro microeconomia Pindyck e Rubinfeld, Appunti di Economia Politica

Domande microeconomia Prof. Maggioni

Tipologia: Appunti

2016/2017

Caricato il 14/12/2017

starross
starross 🇮🇹

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MICROECONOMIA
1. Il mercato dei fattori produttivi è composto dal mercato del lavoro (L), dal
mercato del capitale (K), e dal mercato delle materie prime . Questi due mercati
sono fondamentali in quanto influsicono sulle decisioni di produzione delle
singole imprese e a seconda delle caratteristiche dei due mercati. Le decisioni
delle imprese saranno più o meno efficienti determinando in questo modo la
forma di concorrenza dei settori dell’economia. Il mercato del lavoro puà essere
perfettamente concorrenziale oppure oppure a concorrenza limitata. Questo vale
anche per il mercato del capitale e dellea materie prime. Ad esempio il regime
contrattuale rigido e la presenza di forme contrattuali a lungo termine sono un
onere importante per le imprese che faranno fatica a trattare il lavoro come un
costo fisso adeguabile alle necessità di produzione. Da questo si può capire che
i mercati dei fattori produttivi sono mercati derivati, derivano dalla domanda di
prodotti di consumo che le imprese affrontano. Quando le imprese affrontano
domanda alta allora chiederanno più fattori produttivi, quando affrontano una
domanda bassa ne chiederanno meno. Tuttavia i mercati dei fattori produttivi
non sono sempre concorrenziali. Oltre alla concorrenza perfetta ci sono altre
due forme, il mercato monopolistico e quello monoPSONISTICO (attenzione
Stella nel monopolio c’è solo un venditore, nel monopsonio c’è un solo
compratore!) Se il mercato dei fattori produttivi è monopolistico le imprese
pagano i fattori di più e quindi producono di meno ( i sindacati hanno il
monopolio dell’offerta di lavoro). I casi di mercato dei fattori produttivi
monopsonistici sono limitati ma in teoria c’è un mercato monopsonistico
quando c’è una sola impresa che compra quel fattore produttivo (si può pensare
alla NASA come monopsonista del mercato degli astronauti almeno negli stati
uniti). In caso di mercato monopsonistico l’impresa che acquista può ottenere
prezzi favorevoli esercitando il potere di mercato.
2. Si considera fallimento del mercato il caso in cui la libera interazione fra gli
agenti economici (produttori e consumatori) non porti alla massimizzazione
dell’utilità (ottimo paretiano1). I mercati si allontanano dall’ottimo paretiano
per quattro motivi principali:
a. Potere di mercato (monopolio, oligopolio, concorrenza monopolistica); il
potere di mercato esiste quando le imprese ci guadagnano a produrre di meno
e vendere a prezzi più alti o quando i consumatori ci guadagnano a comprare di
meno perché cosi le imprese abbassano i prezzi;
b. Informazione asimmetrica ( impedisce lo scambio per assenza di certezza
sulla qualità dei beni e dunque sul loro valore-prezzo) in altre parole se non
avessi la garanzia sul cellulare eviteresti di comprarne uno costoso per paura
che si rompa dopo poco tempo;
c. Beni pubblici ( i beni pubblici sono caratterizzati da non-rivalità e non-
escludibilità); non sono dunque quelli considerati generalmente come l’acqua
o il demanio o ancora le opere artistiche bensi beni come le strade che devono
1 L’ottimo paretiano (dal nome del fisico-sociologo italiano Wilfredo Pareto) è il massimo
benessere che una società può raggiungere e si può raggiungere solo in condizioni di
concorrenza perfetta.
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MICROECONOMIA

  1. Il mercato dei fattori produttivi è composto dal mercato del lavoro (L), dal mercato del capitale (K), e dal mercato delle materie prime. Questi due mercati sono fondamentali in quanto influsicono sulle decisioni di produzione delle singole imprese e a seconda delle caratteristiche dei due mercati. Le decisioni delle imprese saranno più o meno efficienti determinando in questo modo la forma di concorrenza dei settori dell’economia. Il mercato del lavoro puà essere perfettamente concorrenziale oppure oppure a concorrenza limitata. Questo vale anche per il mercato del capitale e dellea materie prime. Ad esempio il regime contrattuale rigido e la presenza di forme contrattuali a lungo termine sono un onere importante per le imprese che faranno fatica a trattare il lavoro come un costo fisso adeguabile alle necessità di produzione. Da questo si può capire che i mercati dei fattori produttivi sono mercati derivati, derivano dalla domanda di prodotti di consumo che le imprese affrontano. Quando le imprese affrontano domanda alta allora chiederanno più fattori produttivi, quando affrontano una domanda bassa ne chiederanno meno. Tuttavia i mercati dei fattori produttivi non sono sempre concorrenziali. Oltre alla concorrenza perfetta ci sono altre due forme, il mercato monopolistico e quello monoPSONISTICO (attenzione Stella nel monopolio c’è solo un venditore, nel monopsonio c’è un solo compratore!) Se il mercato dei fattori produttivi è monopolistico le imprese pagano i fattori di più e quindi producono di meno ( i sindacati hanno il monopolio dell’offerta di lavoro). I casi di mercato dei fattori produttivi monopsonistici sono limitati ma in teoria c’è un mercato monopsonistico quando c’è una sola impresa che compra quel fattore produttivo (si può pensare alla NASA come monopsonista del mercato degli astronauti almeno negli stati uniti). In caso di mercato monopsonistico l’impresa che acquista può ottenere prezzi favorevoli esercitando il potere di mercato.
  2. Si considera fallimento del mercato il caso in cui la libera interazione fra gli agenti economici (produttori e consumatori) non porti alla massimizzazione dell’utilità (ottimo paretiano1). I mercati si allontanano dall’ottimo paretiano per quattro motivi principali:

a. Potere di mercato ( monopolio, oligopolio, concorrenza monopolistica) ; il potere di mercato esiste quando le imprese ci guadagnano a produrre di meno e vendere a prezzi più alti o quando i consumatori ci guadagnano a comprare di meno perché cosi le imprese abbassano i prezzi;

b. Informazione asimmetrica ( impedisce lo scambio per assenza di certezza sulla qualità dei beni e dunque sul loro valore-prezzo ) in altre parole se non avessi la garanzia sul cellulare eviteresti di comprarne uno costoso per paura che si rompa dopo poco tempo;

c. Beni pubblici ( i beni pubblici sono caratterizzati da non-rivalità e non- escludibilità); non sono dunque quelli considerati generalmente come l’acqua o il demanio o ancora le opere artistiche bensi beni come le strade che devono

1 L’ottimo paretiano (dal nome del fisico-sociologo italiano Wilfredo Pareto) è il massimo benessere che una società può raggiungere e si può raggiungere solo in condizioni di concorrenza perfetta.

essere costruite e gestite dall’amministrazione statale perché nessun privato ha incentivi a costruire non potendo goderne i proftti derivanti.

d. Le esternalità portano a fallimento dei mercati perché hanno un costo marginale maggiore del ricavo per la società nel suo insieme ma non hanno questo costo per le imprese. I l costo totale della produzione è distribuito disegualmente tra la società e l’impresa per cui questa ha incentivi a produrre più di quanto produrrebbe se considerasse i costi totali. Un tipico esempio è quello di una fabbrica che scarica i suoi rfiuti tossici in acque pubbliche (fiumi o laghi) danneggiando l’ambiente e la salute dei cittadini. Essendo le acque pubbliche l’impresa non considera il costo come suo (perché non deve pagare per depurare il fiume) ma il costo esiste ( costo esterno -> esternalità ) per cui l’impresa produce liberamente ma maggiore è il tasso di inquinamento peggiore è il risultato complessivo per l’ecosistema in cui l’impresa opera portando eventualmente a un intervento di riqualificazione e depurazione delle acque che sarebbe pagato dalla comunità. Un modo per evitare ciò è una tassa sulle emissioni per far convergere la produzione (e quindi l’inquinamento) verso i livelli desiderati dalla comunità stessa. Un altro meccanismo ancora più prediletto è l’emissione di certificati che permettono di emettere scorie (in inquinamento in genere) variabili in rapporto al possesso dei certificati. In questo modo si crea un meccanismo di scambio fra le imprese che potendo contrattare tra di loro i certificati allocheranno in modo più efficiente le risorse.

  1. La curva di offerta di breve periodo è influenzata principalmente dai costi variabili ( cioè che variano con la produzione= produco di più spendo di più, produco di meno spendo di meno). I costi variabili sono principalmente il lavoro e le materie prime e determinano la produzione nel breve periodo. Si può dire che quando i rendimenti del lavoro sono crescenti (un lavoratore produce 10 mentre dieci lavoratori producono 200) allora l’impresa vuole produrre tanto altrimenti se i rendimenti sono decrescenti allora l’impresa produrrà poco nel breve periodo. La curva di offerta di breve periodo è una funzione di massimizzazione dei profitti considerando i ricavi (numero di unità vendute moltiplicate per il prezzo = p*Q) meno i costi di produzione (costo fisso= remunerazione del capitale ( rK) + costo del lavoro ( wL) + costo delle materie prime). Nel breve periodo il capitale è fisso per cui la curva di offerta sarà determinata dall’entità dei costi fissi ( se al prezzo di mercato l’impresa non riesce a coprire interamente i costi fissi allora la produzione sarà nulla) e dai costi variabili che devono essere ottimizzati a seconda del rendimento dei fattori. Se il lavoro ha rendimenti marginali crescenti ad esempio allora l’impresa ha incentivi a espandere la produzione perché si abbassano i costi medi all’aumentare del volume di produzione. Se il lavoro ha rendimenti decrescenti allora i costi medi saranno possono avere forme diverse e a seconda dei costi marginali si avrà la decisione di produzione che massimizza il profitto.
  2. Secondo la teoria del consumatore i consumatori prendono le loro decisioni di consumo sulla base della massimizzazione della funzione di utilità data dal beneficio del consumo limitatamente al reddito disponibile (vincolo di bilancio). Queste scelte di consumo sono determinate dalle preferenze dei consumatori. Le preferenze dei consumatori vengono poi viste come disponibilità a pagare un prodotto determiandone la domanda prima individuale

quando i ricavi totali (RT) saranno almeno maggiori di CV nel breve termine all’impresa conviene produrre per coprire la quota di costi fissi che riesce o nel caso migliore a massmizzare i profitti. La curva di offerta è data quindi dalla relazione R’(q) = C’(q) ovvero i ricavi marginali devono essere uguali ai costi marginali sempre altrimenti l’impresa prdurrebbe in maniera inefficiente.

  1. Il monopolio è un mercato caratterizzato dalla presenza di una sola impresa e all’opposto la concorrenza perfetta si ha quando nel mercato si ha un numero di imprese tendente a infinito. Per avere la concorrenza perfetta il numero delle imprese deve essere grande abbastanza da fare in modo che nessuna di esse sia in grado di influenzare il prezzo di mercato perché ognuna ha una quota di mercato troppo bassa per poter modificare il prezzo di mercato. (ad esempio nessun bar può far pagare un caffè 10 euro perché andrebbero tutti in un altro bar visto che ci sono bar a volontà) Per questo di dice che le imprese nel mercato in concorrenza perfetta sono price-taker. Mentre le imprese monopolistiche stabiliscono il prezzo data la loro curva dei costi marginali. (In altre parole Starbucks è l’unica che offre caffè di quel tipo e lo fa pagare di più perché nessun bar riesce a copiare quel tipo di caffè) Una spiegazione alternativa può essere il fatto che una impresa monopolistica affronta la curva di domanda del mercato ( prezzo decrescente al crescere della quantità) mentre un impresa in un mercato concorrenziale affronta una curva di domanda individuale piatta, infatti alzando il prezzo di un minimo sopra il prezzo di eq concorrenziale l’impresa perderà tutti i clienti. Altra caratteristica ancora è il fatto che l’impresa monopolistica fa profitti economici mentre le imprese in mercati caratterizzati da concorrenza perfetta non ottengono profitti economici.
  2. Esternalità negative (vedi sopra)
  3. L’elasticità della domanda è data dalla variazione percentuale della quantità domandata dai consumatori al variare di un valore percentuale del prezzo. Per mantenerci a un livello semplificato si può pensare all’elasticità della domanda per i biglietti del treno. Al prezzo corrente una persona usa il treno quando gli serve, se il prezzo fosse di 1€ per 100 km tutti prenderebbero il treno più spesso perché conviene se il prezzo fosse 50€ da trento a verona nessuno userebbe il treno! Aldilà di come cambiano le abitudini della gente al cambiare dei prezzi dei prodotti e dei servizi quello che conta è quanti biglietti in meno (in più) vende Trenitalia se abbassa (alza) il prezzo del biglietto di un’euro che si chiama elasticità della domanda al prezzo. L’elasticità della domanda al prezzo

del prodotto è generalmente negativa ma può essere anche postiva in alcuni casi estremi e particolari. Un particolare dell’elasticità al prezzo è che questa varia lungo la curva di domanda in genere passando da valori negativi molto grandi in valore ( -15 ; -10 ; -5) dove la curva si dice elastica per poi arrivare al valore unitario e=-1 dove a un’aumento del prezzo dell’1% la domanda dminiuisce dell’1% (e all’opposto per la diminuzione del prezzo). L’ultima parte della curva è caratterizzata da elasticità compresa tra -1 e 0 dove la curva di domanda si definisce inelastica o rigida. Il caso particolare è per i beni di lusso particolarmente esclusivi per cui all’aumento del prezzo aumenta il prestigio percepito del possesso di quel bene e di conseguenza può anche aumentare la domanda. (Altri tipi di elasticità sono rispetto al reddito o al prezzo di altri prodotti).

  1. In un mercato di monopolio l’impresa prende le sue decisioni produzione in base alla funzione dei costi propria dell’impresa. Questo vuol dire che l’impresa non tiene conto del prezzo sul mercato perché essendo l’unica impresa è il suo livello di produzione che determina il prezzo finale. Quindi la produzione di un impresa monopolistica dipende in gran parte dal livello della domanda e dalla tecnologia di produzione (produrre automobili è complesso e nessuna impresa produce più di 10 milioni di auto all’anno; al contrario la microsoft può produrre quante copie di windows vuole perché deve stamparle su cd e non ci vuole niente). Per massimizzare i profitti l’impresa monopolista deve rendere i suoi costi marginali uguali ai ricavi marginali che dipendono dall’inclinazione della curva di domanda. Una volta che l’impresa ha reso uguali il costo marginale al ricavo marginale determinerà il prezzo del bene a seconda delle preferenze dei consumatori e quindi della loro disponibilità a pagare. Questo metodo di decisione da parte del monopolista è diverso da un impresa che opera in un mercato in concorrenza perfetta perché la curva di domanda individuale del monopolista coincide con quella di mercato ed è inclinata per cui il monopolista dovrà decidere di produrre fino a che i ricavi marginali (decrescenti) siano uguali ai costi marginali. Ovviamente l’incontro tra le due curve dipende dall’estensione del mercato e dall’andamento della curva dei costi. Un impresa in concorrenza perfetta fronteggia una curva di domanda individuale con elasticità inifinita per cui il prezzo è determinato dall’offerta aggregata di mercato e per l’impresa il prezzo è dato (imprese price-taker). A questo punto all’impresa non rimane che stabilire il livello di produzione che parifica i costi marginali al prezzo per determinare il livello di produzione ottimo.
  2. La retribuzione dei fattori produttivi si determina a partire dalle curve di domanda degli stessi fattori. La retribuzione dipende ovviamente dal tipo di mercato per i fattori produttivi (monopolio o concorrenza) e da quanto redditizi sono i fattori. Le curve di domanda indicano quanto sono richiesti quei fattori, se sono tanto richiesti sul mercato (i medici sono molto richiesti ad esempio) allora vegono pagati di più metnre se sono poco richiesti (sociologi) vengono pagati meno. A partire dai tassi di produttività di capitale e lavoro si andrà a determinare la loro produttività relativa e quindi il loro tasso di sostituzione

aggregando tutti i consumatori con le rispettive disponibilità a pagare per ogni livello di prezzo. La curva di domanda di mercato dipende quindi anche dalla presenza dei consumatori per cui un maggiore numero di consumatori genererà una maggiore domanda e dalle loro possibilità di acquisto quindi dal loro reddito. Un altro fattore che influisce sulla curva di domanda del mercato è la natura del bene e il suo uso e consumo rispetto al tempo. Se il bene può essere acquistato più volte in un arco temporale breve dallo stesso consumatore allora la domanda sarà più intensa. In genere questa distinzione porta alla definizione dei beni di consumo (cibo, igiene) e beni durevoli (automobili, elettrodomestici).

  1. Il surplus è dato dalla differenza tra l’utilità e il prezzo di un prodotto nel caso del consumatore, tra il prezzo e il costo per un produttore. Il surplus indica quindi se un bene porti benefici maggiori del costo sia per chi lo produce che per chi lo consuma. Per il consumatore il surplus sarà tanto maggiore quanto la differenza tra l’utilità derivante dal consumo e il prezzo pagato sul mercato per ottenere il bene. In altri termini il surplus si può definire anche come differenza tra prezzo di riserva e prezzo di acquisto. Quando questa differenza è positiva allora il consumatore si trova in una posizione migliore dopo l’acquisto e sarà incentivato a farlo, se invece il prezzo di riserva è pari al prezzo d’acquisto allora il consumatore sarà indifferente. Se il prezzo di acquisto è maggiore del prezzo di riserva allora il consumatore non acquisterà il prodotto perché se no avrebbe un surplus negativo. Dalla parte del produttore il surplus è dato dal prezzo di vendita meno il prezzo minimo a cui sarebbe stato disposto a vendere il prodotto (il costo). Finchè questa differenza è positiva i produttori avranno incentivi a entrare nel mercato.
  2. Le varie forme di efficienza del mercato dipendono dal rispetto degli assunti di base della concorrenza perfetta. Se questi sono rispettati allora il mercato raggiungerà la concorrenza perfetta e l’efficienza sarà la massima raggiungibile. Questi assunti sono:

15.a. Imprese price-taker (le imprese sono piccole a sufficienza da non avere potere sul prezzo di mercato)

15.b. Informazione perfetta liberamente disponibile; 15.c. Libertà di uscita ed entrata dal mercato; 15.d. Prodotti perfettamente sostituibili; 15.e. Per ogni violazione di uno o più di questi assunti si avrà un diverso esito nella forma e nell’efficienza del mercato risultante ma sicuramente il mercato sarà meno efficiente della concorrenza perfetta. Il governo in alcuni casi può intervenire per limitare le inefficienze ma questo non è sempre possibile. Ad esempio il governo può cercare di limitare le barriere all’entrata e all’uscita in molti modi se si sono create ma non potrà agire sulla sostituibilità dei prodotti che dipende dalle loro carratteristiche. Il governo non interviene sempre ai fini del miglioramento dell’efficienza ma ha anche altri obiettivi per cui ad esempio l’introduzione di prezzi minimi potrebbe influire sull’efficienza del mercato come nel caso del salario minimo nel mercato del lavoro.

  1. La curva dei costi di breve periodo dipende largamente dalla presenza dei costi fissi e dall’andamento dei costi variabili. L’entità dei costi fissi chiaramente influirà sulle scelte dell’impresa perché all’aumentare della produzione il costo medio fisso diminuisce sempre mentre il costo medio variabile può avere vari andamenti e a seconda di questi andamenti si avrà la decisione di produzione conseguente dalla curva di offerta costruita sui costi. Nel lungo periodo invece non ci sono costi fissi perché l’impresa può combinare tutti i fattori produttivi a seconda delle sue esigenze e quindi trovare la migliore soluzione. Il fatto che nel lungo periodo non ci siano costi fissi implica che l’impresa sceglierà per il lungo periodo il livello di fattori produttivi non aggiustabile nel breve a seconda dei rendimenti dei fattori e dell’andamento della domanda. Mentre nel breve periodo l’impresa si vincola a mantenere fisso uno dei fattori (il capitale) e a seconda dell’entità di questo aggiustare l’altro fattore per massimizzare i profitti nel breve. 18. Incidenti unilaterali nei vari regimi di responsabilità: Gli incidenti unilaterali son quelli in cui l’effetto dipende solo dal comportamento di una controparte mentre l’altra controparte o è totalmente incapace di reagire per evitare il danno o comunque non può evitare se non una parte minuscola del danno causato. Un esempio tipico è il pedone investito sul marciapiede da un’automobile che arriva da dietro: il pedone è totalmente incapace di influire sulla dinamica dell’incidente. Assumendo che la società sia interessata a minimizzare il costo degli incidenti possiamo immaginare che vari regimi di responsabilità influnenzino il comportamento di chi causa l’incidente. Innanzitutto dobbiamo notare che per la società il numero di incidenti dipende dal livello di cautela di chi causa gli incidenti. Detto questo possiamo immaginare che il livello di cautela abbia dei costi che non devono eccedere i benefici che si ottengono con la riduzione del numero degli incidenti. Il regime con assenza di responsabilità avrà l’effetto minore nella prevenzione degli incidenti in quanto non essendo connessa all’incidente nessuna sanzione/pena nessun singolo agente avrà incentivi a sostenere costi per la prevenzione degli incidenti. In altre parole l’assenza di responsabilità aumenta la probabilità di incidenti unilaterali aumentando il costo sociale totale perché aumenta il numero degli incidenti. In un regime a responsabilità oggettiva i singoli agenti dovranno risarcire i danni causati in qualsiasi caso anche se non si può imputare a loro la colpa

dell’incidente (auto con i freni rotti). Questo implica che la probabilità di incidenti diminuirà perché gli agenti singoli attuerano misure preventive per impedire gli incidenti però la responsabilità oggettiva significa che il costo totale per la società è comunque alto sia perché gli agenti diminuiranno il loro livello di attività economica sia perché le misure di prevenzione sono costose e possono anche eccedere i benefici della riduzione degli incidenti per la società. Il terzo regime che è anche quello che minimizza il costo sociale totale è il regime a responsabilità per colpa. Questo regime minimizza il costo sociale totale perché gli incentivi a ridurre gli incidenti tramite misure preventive saranno sufficienti a ridurre gli incidenti fino al grado in cui ciò sia conveniente per tutti non ostacolando del resto l’attività economica. In altre parole si può dire che questo regime sia il migliore socialmente in quanto se c’è una negliegenza ci sarà un adeguato risarcimento mentre se il danno è dovuto a