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Introduzione alla Psicologia Sociale: Concetti Fondamentali e Ambiti di Ricerca, Sintesi del corso di Psicologia Generale

Riassunto del Libro di Psicologia Sociale

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

Caricato il 08/06/2023

asia-pastorino
asia-pastorino 🇮🇹

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INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA SOCIALE
L’ABC DELLA PSICOLOGIA SOCIALE
Il compito della psicologia sociale è cercare di predire come si sentiranno (Affect, emozioni), come si
comporteranno (Behavior) e cosa penseranno (Cognition, cognizione) degli esseri umani in un dato
contesto sociale. L’interesse della disciplina è dunque posto sull’intersezione tra la dimensione individuale
e quella sociale dell’individuo.
“La psicologia sociale è stata definita come l’indagine scientifica del modo in cui emozioni, pensieri e
comportamenti degli individui sono influenzati dalla presenza reale, immaginaria o implicita di altri esseri
umani.”
Non è necessario che ci sia la presenza fisica di altre persone, la presenza immaginata fa riferimento alla
nostra capacità di pensare agli altri anche quando questi non ci sono.
La presenza implicita fa riferimento, invece, alle norme sociali.
“La psicologia sociale è l’indagine scientifica del modo in cui le emozioni, pensieri e comportamenti degli
individui sono influenzati dalla presenza o assenza fisica, immaginata, implicita o virtuale degli altri esseri
umani”.
Potremmo dire che la psicologia sociale è lo studio di come la differenza tra la realtà oggettiva e la
percezione soggettiva delle persone è determinata dall’influenza degli altri.
LA PSICOLOGIA SOCIALE è UNA SCIENZA?
L’oggetto di studio della psicologia sociale corrisponde al soggetto che studia (l’essere umano), una delle
principali conseguenze di questa sovrapposizione è che tutti gli esseri umani posseggono delle teorie sul
funzionamento della mente e del comportamento umano in interazione con gli altri.
La psicologia sociale ha studiato in modo empirico gli effetti di inerzia e facilitazione sociale, identificando le
condizioni in cui la presenza di altre persone inibisce e quella in cui facilita la prestazione dei singoli
individui.
Ciò che definisce una disciplina in quanto scienza non dipende da quello che si ricerca, ma come lo si fa (il
metodo). La psicologia sociale utilizza un metodo scientifico o metodo sperimentale.
LA PSICOLOGIA SOCIALE TRA LE DISCIPLINE SOCIALI E PSICOLOGICHE
PSICOLOGIA SOCIALE E SOCIOLOGIA: CONVERGENZE E DIVERGENZE
Psicologia
cognitiva
Neuro-
psicologia Sociologia Antropologia
Società
Individuo Psicologia
Sociale
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INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA SOCIALE

L’ABC DELLA PSICOLOGIA SOCIALE

Il compito della psicologia sociale è cercare di predire come si sentiranno ( A ffect, emozioni), come si comporteranno ( B ehavior) e cosa penseranno ( C ognition, cognizione) degli esseri umani in un dato contesto sociale. L’interesse della disciplina è dunque posto sull’ intersezione tra la dimensione individuale e quella sociale dell’individuo. “La psicologia sociale è stata definita come l’indagine scientifica del modo in cui emozioni, pensieri e comportamenti degli individui sono influenzati dalla presenza reale, immaginaria o implicita di altri esseri umani.” Non è necessario che ci sia la presenza fisica di altre persone, la presenza immaginata fa riferimento alla nostra capacità di pensare agli altri anche quando questi non ci sono. La presenza implicita fa riferimento, invece, alle norme sociali. “La psicologia sociale è l’indagine scientifica del modo in cui le emozioni, pensieri e comportamenti degli individui sono influenzati dalla presenza o assenza fisica, immaginata, implicita o virtuale degli altri esseri umani”. Potremmo dire che la psicologia sociale è lo studio di come la differenza tra la realtà oggettiva e la percezione soggettiva delle persone è determinata dall’influenza degli altri. LA PSICOLOGIA SOCIALE è UNA SCIENZA? L’oggetto di studio della psicologia sociale corrisponde al soggetto che studia (l’essere umano), una delle principali conseguenze di questa sovrapposizione è che tutti gli esseri umani posseggono delle teorie sul funzionamento della mente e del comportamento umano in interazione con gli altri. La psicologia sociale ha studiato in modo empirico gli effetti di inerzia e facilitazione sociale, identificando le condizioni in cui la presenza di altre persone inibisce e quella in cui facilita la prestazione dei singoli individui. Ciò che definisce una disciplina in quanto scienza non dipende da quello che si ricerca, ma come lo si fa (il metodo ). La psicologia sociale utilizza un metodo scientifico o metodo sperimentale.

LA PSICOLOGIA SOCIALE TRA LE DISCIPLINE SOCIALI E PSICOLOGICHE

PSICOLOGIA SOCIALE E SOCIOLOGIA: CONVERGENZE E DIVERGENZE

Psicologia cognitiva Neuro- psicologia Sociologia Antropologia Individuo (^) Psicologia Società Sociale

La linea di demarcazione tra la psicologia sociale e la sociologia risulta infatti particolarmente sfumata. La differenza principale riguarda il focus di analisi di questi fenomeni, la psicologa sociale fonda la sua analisi a livello dell’individuo, la sociologia invece si pone ad un livello di analisi più generale (la società). LA PSICOLOGIA SOCIALE E LE ALTRE PSICOLOGIE: INTERSEZIONI E DIVERGENZE Psicologia sociale: effetti dei fattori sociali sui processi psicologici generali e normali che emergono al di là di differenze individuali… Psicologia cognitiva: memoria, percezione… Neuropsicologia: relazione tra neurobiologia e comportamento… Psicologia della personalità: tratti individuali e processi psicologici interiori… Psicologia clinica: processi psicologici disfunzionali e patologici…

ORIGINE, EVOLUZIONE E FUTURO DELLA PSICOLOGIA SOCIALE

LE ORIGINI DELLA PSICOLOGIA SOCIALE

Diversi criteri dell’inizio della psicologia sociale:  1864 prima volta in cui è stato utilizzato il termine psicologia sociale in ambito scientifico  1908 pubblicazione dei primi manuali di psicologia sociale  1897 Norman Triplett conduce uno studio empirico considerato il primo esperimento di psicologia sociale, cronometra dei ciclisti durante una competizione e nota come avessero tempi migliori rispetto a quando gareggiavano da sol con il cronometro. Prima dimostrazione indiretta dell’effetto di facilitazione sociale.  1924 raccolta di risultati scientifici di Floyd Allport, libro Social Psychology, una delle pietre miliari della disciplina L’EVOLUZIONE DELLA PSICOLOGIA SOCIALE Negli anni Venti e Trenta furono condotti molti studi di stampo psicosociale, tanti di questi studiavano gli atteggiamenti delle persone. Negli anni Trenta furono, inoltre, svolti studi per capire come si formavano le norme sociali e gli atteggiamenti degli individui attraverso l’interazione con gli altri. Da questi studi si prese ispirazione per l’ambito di ricerca dell’ influenza sociale. La Seconda guerra mondiale e gli inizi degli studi dell’influenza sociale contribuirono alla diffusione delle idee della psicologia sociale nel contesto europeo. Serge Moscovic: studi sull’ influenza sociale delle minoranze Henri Tajfel: studi sulla categorizzazione sociale, pose le basi teoriche per la comprensione di stereotipi e pregiudizio Kurt Lewin: teoria di campo, evidenziò come ogni individuo sia costantemente immerso in un campo di forze che agiscono contemporaneamente e in direzioni talvolta opposte; quindi, per comprendere il comportamento umano è necessario analizzare lo “spazio di vita” della persona e le sue forse endogene (cognizione e motivazioni…) Negli ultimi decenni la psicologia sociale ha iniziato ad includere temi come l’ esclusione sociale , l’ aggressività o l’ altruismo e i comportamenti prosociali. Attualmente si stanno affermando ulteriori ambiti di ricerca, ad esempio le conseguenze psicosociali delle nuove tecnologie , il rapporto tra gli ambienti fisici e i comportamenti delle persone ( psicologia ambientale ) o i processi che regolano il comportamento politico delle persone ( psicologia politica ). PSICOLOGIA SOCIALE 2030: LE DIREZIONI FUTURE Questa disciplina si sta interrogando sull’effettiva rappresentatività dei campioni di partecipanti considerati nei suoi studi. Gli studi si avvalgono su partecipanti, detti WEIRD, provenienti da società occidentali, con un

Le indagini descrittive possono essere svolte tramite l’osservazione, cioè la raccolta di dati attraverso la vista, la raccolta di questionari e delle ricerche di archivio. Si possono avere delle ricerche di buona qualità nel caso in cui si portano avanti relazioni approfondite su pochi casi, oppure rivolgendo poche domande ad un campione più ampio. Spesso l’indagine descrittiva è un primo approccio ad un’area di ricerca ma la psicologia sciale non di accontenta dell’osservazione e punta alla spiegazione dei processi sottostanti un fenomeno e quindi alla possibilità di prevedere i fenomeni stessi. L’INDAGINE CORRELAZIONALE L’indagine correlazionale è un tipo di ricerca che ha lo scopo di studiare come ciò che accade a livello comportamentale è in relazione con altri fattori e condizioni. In un’indagine correlazionale è possibile coinvolgere nella ricerca un ampio numero di partecipanti. Esistono due tipi di problemi che caratterizzano queste indagini: L’esistenza di una correlazione non costituisce una prova sull’esistenza o sulla direzione di un nesso causa-effetto tra le variabili che si stanno considerando Il problema associato a quello della direzione della casualità che può affliggere i disegni correlazionali è quello della variabile interveniente La qualità delle ricerche correlazionali è legata alla qualità delle misure che vengono utilizzate, oltre che ad un buon campionamento. L’INDAGINE SPERIMENTALE L’indagine sperimentale indica tre caratteristiche fondamentali. La presenza di una manipolazione sperimentale, si intende la creazione di due o più condizioni che riflettono i diversi livelli di variabile indipendente; quindi, si avrà un gruppo di partecipanti sottoposti ad un certo tipo di trattamento e il gruppo di controllo in cui questo trattamento è assente. Il controllo è legato alla presenza di una manipolazione, quindi il ricercatore deve poter esercitare un livello di controllo elevato sul contesto sperimentale, il controllo dev’essere tale da non permettere nessun’interferenza con i gruppi. L’assegnazione casuale dei partecipanti, la randomizzazione , permette di isolare i gruppi studiati rendendoli simili per tutte le influenze esterne indesiderate. ESPERIMENTI SUL CAMPO E IN LABORATORIO Il dilemma tra un contesto naturalistico, poco controllato e un contesto artificiale, più controllato è presente in ogni ambito di ricerca sociale. Gli esperimenti sul campo cercano di collocarsi in una posizione intermedia rispetto a questi due poli. Questi tipi di studi si svolgono in ambienti naturalistici, dove si cerca di modificare la variabile indipendente ma si rinuncia alla randomizzazione. Il risultato è un quasi- esperimento, uno studio sperimentale dove i gruppi erano già creati non con la randomizzazione.

I METODI DI RACCOLTA DEI DATI

La costruzione dei dati avviene attraverso l’operazionalizzazione che va dal concetto astratto alla variabile empirica. Sono molte le possibilità di raccolta in psicologia sociale. Una prima possibilità la registrazione o l’osservazione, un’altra dimensione riguarda l’intrusività di una misura, esistono delle misure che limitano la consapevolezza del partecipante ad essere soggetto di uno studio. Infine, la distanza della misura dal comportamento concreto che si intende analizzare può variare a seconda del metodo di raccolta di studio. I SELF-REPORT

Questo si basa direttamente sulle testimonianze dirette del partecipante, tramite il self-report si possono indagare grandi varietà di costrutti psicologici. I limiti principali del self-report sono legati al fatto che che si tratta di metodiche intrusive e distanti dall’effettivo comportamento. ARCHIVIO E TRACCE Le ricerche di archivio si basano su dati raccolti precedentemente per scopi indipendenti da quelli della ricerca attuale. Le tracce sono una forma di raccolta dei dati che si basa sull’osservazione delle tracce fisiche dei comportamenti attuali per quantificare tali comportamenti nello spazio e nel tempo. In entrambi i casi i partecipanti non sanno di essere oggetto di studio; quindi, sono studi più vicini all’effettivo comportamento umano. L’OSSERVAZIONE Tramite l’osservazione si accede direttamente al comportamento, ma la presenza del ricercatore potrebbe alterarlo; quindi, si preferisce mascherare l’osservatore in modo che non influenzi il contesto sociale ce sta osservando. LE MISURE PSICOFISIOLOGICHE Le misure psicofisiologiche possono essere distinte tra misure periferiche, cioè centrare sull’attività del sistema nervoso autonomo e periferico, oppure misure dirette all’attività cerebrale. LE MISURE IMPLICITE Le misure implicite sono misure che valutano i pensieri e i sentimenti delle persone senza chiederglielo in modo diretto. Le misure implicite si basano sui tempi di risposta delle persone a determinati stimoli e sugli effetti della facilitazione o inferenza cognitiva. Procedura diffusa implicit association test, si basa sull’idea che se gli individui hanno un atteggiamento positivo nei confronti di una certa categoria sociale, sono più veloci nel rispondere quando questi stimoli sono presentati in modo positivo.

LA QUESTIONE DELLA REPLICABILITA’ NELLA RICERCA

La psicologia sociale si è distinta per l’impegno nell’adottare una metodologia sperimentale. Il noto epidemiologo Ioannidis in un suo lavoro dimostrava come la prevalenza di studi basati su piccoli campioni, su effetti di grandezza modesta, e in cui vi è un’alta flessibilità nelle scelte metodologiche e statistiche determinasse un’occorrenza di falsi positivi. Non risultò difficile constatare che molti dei suddetti fattori di rischio rappresentavano caratteristiche frequenti nei disegni di ricerca psicologico-sociali. Dopo che vennero pubblicati risultati sbagliati di una ricerca, alcuni psicologi sociali affrontarono la crisi della replicabilità e per superarla si affrontarono tre questioni. La prima riguarda la logica della scoperta e dell’esplorazione. Il secondo punto è un incoraggiamento ad abbracciare l’incertezza Il terzo punto a che fare con la distinzione tra evidenza e retorica dei risultati empirici

LA PERCEZIONE SOCIALE: COME SI FORMANO LE

NOSTRE PRIME IMPRESSIONI? Integrare con libro

IL FORMARSI DELLE PRIME IMPRESSIONI

EFFETTO PRIMACY:

Si è influenzati maggiormente dalle prime informazioni rispetto alle ultime, questo perché le persone non aspettano di avere tutte le informazioni prima di interagire tra loro, i primi tratti che identifichiamo guidano poi l’interpretazione degli altri. Solo in alcuni casi le informazioni presentate per ultime hanno un impatto decisivo.

LA COGNIZIONE SOCIALE (integrare con riassunto

precedente e slide)

VERSO UNA DEFINIZIONE

La cognizione sociale analizza l’individuo immerso nel contesto sociale alla presa con la raccolta, l’elaborazione e l’interpretazione di informazioni, studia le strutture e i processi che permettono alle persone di pensare e dare un senso a sé stesse, agli altri e alle situazioni sociali. Tale cognizione richiede un approfondimento specifico per diversi motivi: I processi indagati analizzano la percezione e l’elaborazione del giudizio in base agli altri agenti sociali Il processo di elaborazione delle informazioni sulle persone è più complesso e incerto di quello sugli oggetti ed è influenzato da motivazioni non presenti nelle percezioni di stimoli non sociali La cognizione sociale si occupa anche di fattori motivazionali, risposte emotive e comportamentali, oltre che della loro intenzione PER CAPIRE LA COGNIZIONE SOCIALE: i principi e i costrutti Un primo principio che regola i nostri processi cognitivi in relazione alla sfera sociale è l’ accessibilità , più le informazioni sono accessibili e più influenzano la nostra vita mentale. Il secondo principio di elaborazione riguarda la profondità di elaborazione , gli individui tendono ad affidarsi ad un’elaborazione superficiale, ad utilizzare processi automatici e non controllati. Infine, gli individui tendono al conservatorismo , sono propensi a conservare le proprie idee, le prime impressioni. La cognizione sociale si occupa anche di fattori motivazionali e dell’interazione tra processi cognitivi e motivazionali. I principi motivazionali possono essere divisi in: Principi motivazionali direzionali: interagiscono con i processi cognitivi per portare l’esito del percorso verso una conclusione desiderata Principi motivazionali non direzionali: determinato dalla propensione degli esseri umani verso il raggiungimento di un senso di padronanza del proprio mondo. La cognizione sociale può essere spiegata facendo riferimento a due processi: Processi controllati : attivati e terminati consapevolmente, svolgono le funzioni sotto il controllo dell’individuo Processi automatici : si attivano in modo non intenzionale, generano intuizioni intuitivi. Un processo può iniziare volontariamente e poi uscire dal nostro controllo. Nella cognizione sociale vengono distinti i processi bottom-up, la percezione e l’elaborazione del giudizio può basarsi dall’osservazione diretta dei comportamenti dell’individuo difronte, e processi top-down, quando i processi sono guidati da schemi basati su esperienze e conoscenze passate.

CONOSCI TE STESSO: PENSARE SÉ STESSI, PENSARE GLI ALTRI

GLI SCHEMI DI SÉ E LA PERCEZIONE SOCIALE

Noi abbiamo degli schemi anche relativi a noi stessi. Gli schemi del sé sono strutture di conoscenza derivate da esperienze passate che organizzano in memoria e ordinano le rappresentazioni che la persona ha dei

propri attributi, ruoli e episodi sociali. Le persone hanno a disposizione più schemi relativi a dimensioni diverse e flessibili, in modo da poter rispondere in diversi contesti. Queste strutture svolgono diverse funzioni:  Facilitano l’elaborazione delle informazioni riguardo al Sé e regolano le funzioni cognitive  Favoriscono il ricordo di informazioni e di episodi che ci hanno coinvolto  Guardano il nostro comportamento futuro, ci permettono di mantenere una visione di noi coerente e di resistere al processo di falsificazione. Lo schema di sé condiziona anche la percezione sociale. Quando pensiamo alle persone vicino a noi soprapponiamo la loro rappresentazione alla rappresentazione a quella del nostro sé in un processo di integrazione. LA RELAZIONE TRA LA PERCEZIONE DEL SE E LA PERCEZIONE DEGLI ALTRI Tendiamo in modo inappropriato a pensare che gli altri la pensino sempre come noi, questo fenomeno è noto come effetto del falso consenso. Le persone tendono a proiettare le caratteristiche del se sul proprio gruppo di appartenenza. Inoltre, quando gli individui si identificano con una categoria sociale, iniziano ad attribuire a sé stessi le caratteristiche tipiche di quel gruppo, attraverso un processo definito autostereotipizzazione.

LA FORMAZIONE DELLE IMPRESSIONI E IL LORO AGGIORNAMENTO

Lo studio del processo di formazione di impressioni si occupa di comprendere come le persone sviluppano un giudizio sociale sugli altri partendo dai primi secondi della percezione, come lo perfezionano e come riescono ad aggiornarlo e modificarlo. La formazione di un’impressione è un processo di organizzazione in una struttura coerente di conoscenze delle informazioni relative a un individuo. L’ORGANIZZAZIONE E L’INTEGRAZIONE DELLE INFORMAZIONI SUGLI ALTRI Salomon Asch ha proposto il modello configurazionale e condotto una serie di esperimenti pionieristici per supportarlo. I risultati hanno evidenziato un effetto comunemente in letteratura effetto primacy. La formazione delle impressioni è guidata da un nucleo interpretative le informazioni sono organizzate e unificate all’interno di configurazioni dotate di senso e non scomponibili. È possibile spiegare il processo di formazione di impressioni utilizzando un modello algebrico. L’individuo associa una valenza e un peso cognitivo e può arrivare a formare un’impressione globale su un’altra persona combinando algebricamente i suoi tratti. COLMARE LE LACUNE: LE INFERENZE SOCIALI Esistono casi in cui le informazioni in nostro possesso sono limitati, possiamo colmare queste lacune attraverso le inferenze, cioè arricchiamo le caratteristiche di chi abbiamo davanti secondo nostri schemi. Fare capitolo 3.