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Le diverse teorie dello sviluppo economico, partendo dal modello tradizionale basato sulla crescita illimitata, passando per le teorie della modernizzazione e della dipendenza, fino ad arrivare al concetto di post-sviluppo. Vengono analizzati i limiti del modello tradizionale, le critiche di schumpeter, polanyi e keynes, e le sfide poste dalla crescente disuguaglianza, dal degrado ambientale e dalle crisi ecologiche globali. Le teorie del sistema-mondo di wallerstein e arrighi, evidenziando i cicli di accumulazione e le dinamiche di potere che caratterizzano l'economia globale. Infine, vengono presentate le prospettive del post-sviluppo e della decrescita, con particolare attenzione ai fattori sociali che influenzano il successo o l'insuccesso di un modello di sviluppo.
Tipologia: Sintesi del corso
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Riassunto della Premessa, Introduzione e Conclusioni del libro “Sviluppo. Teorie, problemi, prospettive” di Marco Fama
PREMESSA
Nella premessa, Marco Fama introduce il tema centrale del libro: il concetto di sviluppo, la sua evoluzione teorica e i problemi ad esso connessi. L’autore evidenzia come il termine sviluppo sia stato spesso utilizzato in modo ambiguo, assumendo significati diversi a seconda del contesto storico, economico e politico.
Fama sottolinea che il dibattito sullo sviluppo è stato a lungo dominato da visioni economiche occidentali, le quali hanno promosso un modello basato sulla crescita del PIL e sulla modernizzazione come indicatori di progresso. Tuttavia, questa visione è sempre più messa in discussione a causa delle crescenti disuguaglianze globali, delle crisi ambientali e delle tensioni geopolitiche.
Introduzione
Nell’introduzione, Marco Fama presenta il concetto di sviluppo come un tema cruciale per le scienze sociali e le politiche pubbliche, ma al contempo complesso e controverso. Fama mette in evidenza come il termine sviluppo sia stato utilizzato in molti modi differenti nel corso del tempo e come la sua definizione abbia subito una trasformazione a partire dalla metà del XX secolo.
L’autore espone che, inizialmente, lo sviluppo era associato a concetti strettamente economici, come la crescita del prodotto interno lordo (PIL) e la modernizzazione. Questo approccio, dominante nel contesto delle economie occidentali nel periodo del dopoguerra, si concentrava principalmente su aspetti economici e tecnologici, come la crescita industriale, la diffusione dei consumi e l’adozione di politiche di liberalizzazione dei mercati. Tuttavia, tale visione è diventata sempre più inadeguata e parziale man mano che sono emerse nuove problematiche globali.
Con il passare del tempo, il dibattito sullo sviluppo si è ampliato, includendo tematiche sociali, ambientali e politiche. Si è cominciato a comprendere che lo sviluppo non poteva limitarsi alla crescita economica, ma doveva abbracciare anche la qualità della vita delle persone, l’inclusione sociale e la sostenibilità ambientale. Queste riflessioni sono emerse soprattutto dopo gli anni ‘70, quando la crescente disuguaglianza tra i paesi e all’interno dei paesi, il degrado ambientale e le crisi ecologiche globali hanno reso evidente l’insufficienza del modello tradizionale di sviluppo.
Fama segnala anche che le teorie dello sviluppo sono molteplici e si sono evolute nel tempo. In particolare, l’autore fa riferimento alla visione lineare e deterministica dello sviluppo, che vedeva il progresso come un percorso uniforme e universale verso la modernità. Tuttavia, queste teorie hanno incontrato numerose critiche, soprattutto per quanto riguarda l’imposizione di modelli
L’autore propone di ripensare lo sviluppo superando il paradigma della crescita economica infinita e includendo nuovi criteri:
Conclusione generale
Il libro si chiude con un messaggio chiaro: lo sviluppo non è un processo unidirezionale e universale, ma deve essere adattato ai contesti specifici, con un’attenzione particolare alla sostenibilità e alla giustizia sociale. La sfida per il futuro sarà quella di trovare un equilibrio tra progresso economico, equità sociale e tutela ambientale.
= padre fondatore dell’economia politica
“Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni” Secondo la sua visione, un’organizzazione efficace del lavoro può aumentare la produttività → La divisione del lavoro (con specializzazione) è l’elemento principale su cui fondare l’analisi delle ricchezze ripartite tra le classi sociali.
Egli è consapevole degli effetti negativi della divisione del lavoro sull’intelletto e la dignità delle masse (soggette a una ripetizione meccanica delle operazioni).
Secondo lui, l’economia politica (Smith) è un’ideologia borghese che occulta lo sfruttamento che caratterizza i rapporti di produzione capitalistici. Il capitalismo produce forme di alienazione e conflitti tra classi e tra le istituzioni su cui regge.
L’obiettivo del capitalismo= accumulazione di profitti derivanti dal plusvalore degli operai. (lavorano piu’ ore rispetto a quello che servirebbe per la produzione)
1900 → studia gli effetti sociali dovuti dalla diffusione del denaro “La filosofia del denaro” Secondo lui, il capitalismo deriva dalla condizione di marginalità di alcuni gruppi sociali (stranieri, ebrei) posti fuori dalle cerchie sociali → i quali hanno sperimentato soluzioni alternative per farsi spazio nella vita pubblica. Con l'accumulo di denaro, nasce la figura dell’imprenditore.
Il denaro non ha valenza solo economica, ma permette di instaurare nuovi legami sociali (anche fuori dalla propria cerchia) e di conseguenza gli individui si sentono più liberi ed autonomi. Contro → corrode le tradizionali forme di solidarietà e si trasforma in qualcosa a fine a se stesso → spersonalizza i rapporti.
Il denaro domina sulla vita sociale, la quantità sulla qualità.
A differenza di Marx, che vede il cambiamento sociale come risultato della lotta tra classi (interessi contrapposti) → Simmel: il mutamento è collegato all’azione di attori esterni alle cerchie sociali, con novità capaci di modificare gli assetti istituzionali esistenti.
Per lui, la società moderna è una società di tipo organico, in cui gli individui hanno dei ruoli distinti (eterogeneità) → interdipendenti e complementari a causa dell’alta specializzazione → non sono più spinti ad aderire meccanicamente a valori e credenze comuni. (individualismo)
Egli è convinto che una società di individui che agiscono solo per se stessi non possa sopravvivere a lungo. Quindi è grazie ai rapporti di mercato basati su obbligazioni reciproche tra x e y che esistono valori interiorizzati e norme condivise necessari allo sviluppo. → al fine di evitare che la divisione del lavoro avvenga su basi anomiche e coercitive.
Fama critica il modello di sviluppo economico contemporaneo, che, a suo avviso, porta alla concentrazione della ricchezza e al rafforzamento delle disuguaglianze. Parla di un “sviluppo diseguale”, che favorisce pochi mentre emargina i più poveri. Esamina la globalizzazione e le sue conseguenze, come l’accrescimento delle disparità tra le nazioni e all’interno delle stesse nazioni. Inoltre, evidenzia come l’ambiente e le risorse naturali siano spesso sacrificati in nome della crescita economica illimitata.
Karl Polanyi critica l’idea di un mercato autoregolato e sostiene che lo sviluppo deve essere regolato da istituzioni sociali per evitare crisi economiche e disuguaglianze.
Vs i dogmi dei Laissez-faire, in quanto l’interesse egoistico non è sempre illuminante e non opera sempre nell’interesse pubblico.
Vs l’economia neoclassica → secondo la quale, il mercato tende a essere spontaneamente in una situa di equilibrio ottimale (ove lasciato agire) Invece, secondo Keynes → l’equilibrio del mercato non dipende solamente dai fattori produttivi (risorse naturali, lavoro, capitale, imprenditorialità e Stato).
I problemi principali:
Secondo Keynes, quando vi è una discrepanza tra domanda e offerte → nuova situazione di equilibrio di sottoccupazione Lo stato deve trasferire il potere d’acquisto anche a chi dispone di minori entrate (maggiore propensione al consumo) + aumentare il livello complessivo di investimenti (deficit spending = una PA decide di aumentare la spesa pubblica tramite l'emissione di titoli di stato e non di procedere con l'applicazione di nuove imposte).
La modernità= valenza normativa basata da una idealizzazione della società nordamericana, che stigmatizza le società non occidentali (carenti di qualità culturali e morali necessarie per il progresso dell’umanitò)
Queste teorie interpretano lo sviluppo come un processo lineare in cui i paesi meno sviluppati devono seguire il modello dei paesi industrializzati.
● Si basano sulla distinzione tra società tradizionali e moderne, sostenendo che il progresso economico avviene attraverso industrializzazione, urbanizzazione e diffusione dell’istruzione.
I teorici convinti che vi è una differenza tra:
Queste teorie, sviluppate in America Latina da economisti come Raúl Prebisch, criticano la visione della modernizzazione, sostenendo che lo sviluppo dei paesi avanzati avviene a scapito dei paesi periferici.
→ I livelli situati al livello inf/sup sono delle zone di opacità , in quanto sono difficili da analizzare:
Ottica della “Longue durée” per compiere un’analisi a livello geografico → Mediterraneo = economia-mondo con aree centrali e periferiche connesse organicamente (matrice del capitalismo)
IMMANUEL WALLERSTEIN
→ attraverso l’analisi dei sistemi sociali storici autonomi e fondati sulla divisione assiale del lavoro. Esempi di sistemi sociali:
Nelle economie-mondo capitalistiche, per avere un’accumulazione è necessario che alcuni prodotti abbiano il monopolio (anche parziale). La produzioni delle merci al riparo dalla concorrenza= prodotti guida, situati nei paesi centrali e hanno una remunerazione migliore rispetto a quelli periferici → scambio ineguale.
Nella 2^ metà del 900: ● Centro: Europa occidentake con gli Usa (potenza egemone → indebolita con aumento concorrenza e la > competizione sul prezzo) ● Periferia: Terzo mondo ● Semiperiferia: Cina, Brasile, Unione Sovietica
“Teoria dei cicli di accumulazione” = processi finanziari e transizioni egemoniche
Secondo Arrighi, ogni ciclo è caratterizzato da 4 fasi :
Prossima per Arrighi: Cina
Egemonia per Gramsci: forza di potere non coercitiva, semplice-pura che dà un ordine al sistema interstatale → capacità di un gruppo sociale di dare una direzione morale-intellettuale Ma a causa dell’emulazione degli altri paesi, i vantaggi scemano e portano al crollo egemonico