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Teorie dello Sviluppo Economico: Dall'Approccio Tradizionale al Post-Sviluppo, Sintesi del corso di Sociologia Economica

Le diverse teorie dello sviluppo economico, partendo dal modello tradizionale basato sulla crescita illimitata, passando per le teorie della modernizzazione e della dipendenza, fino ad arrivare al concetto di post-sviluppo. Vengono analizzati i limiti del modello tradizionale, le critiche di schumpeter, polanyi e keynes, e le sfide poste dalla crescente disuguaglianza, dal degrado ambientale e dalle crisi ecologiche globali. Le teorie del sistema-mondo di wallerstein e arrighi, evidenziando i cicli di accumulazione e le dinamiche di potere che caratterizzano l'economia globale. Infine, vengono presentate le prospettive del post-sviluppo e della decrescita, con particolare attenzione ai fattori sociali che influenzano il successo o l'insuccesso di un modello di sviluppo.

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

Caricato il 12/02/2025

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alice-filippini 🇮🇹

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🥴 Classici

Riassunto della Premessa, Introduzione e Conclusioni del libro “Sviluppo. Teorie, problemi, prospettive” di Marco Fama

PREMESSA

Nella premessa, Marco Fama introduce il tema centrale del libro: il concetto di sviluppo, la sua evoluzione teorica e i problemi ad esso connessi. L’autore evidenzia come il termine sviluppo sia stato spesso utilizzato in modo ambiguo, assumendo significati diversi a seconda del contesto storico, economico e politico.

Fama sottolinea che il dibattito sullo sviluppo è stato a lungo dominato da visioni economiche occidentali, le quali hanno promosso un modello basato sulla crescita del PIL e sulla modernizzazione come indicatori di progresso. Tuttavia, questa visione è sempre più messa in discussione a causa delle crescenti disuguaglianze globali, delle crisi ambientali e delle tensioni geopolitiche.

Introduzione

Nell’introduzione, Marco Fama presenta il concetto di sviluppo come un tema cruciale per le scienze sociali e le politiche pubbliche, ma al contempo complesso e controverso. Fama mette in evidenza come il termine sviluppo sia stato utilizzato in molti modi differenti nel corso del tempo e come la sua definizione abbia subito una trasformazione a partire dalla metà del XX secolo.

L’autore espone che, inizialmente, lo sviluppo era associato a concetti strettamente economici, come la crescita del prodotto interno lordo (PIL) e la modernizzazione. Questo approccio, dominante nel contesto delle economie occidentali nel periodo del dopoguerra, si concentrava principalmente su aspetti economici e tecnologici, come la crescita industriale, la diffusione dei consumi e l’adozione di politiche di liberalizzazione dei mercati. Tuttavia, tale visione è diventata sempre più inadeguata e parziale man mano che sono emerse nuove problematiche globali.

Con il passare del tempo, il dibattito sullo sviluppo si è ampliato, includendo tematiche sociali, ambientali e politiche. Si è cominciato a comprendere che lo sviluppo non poteva limitarsi alla crescita economica, ma doveva abbracciare anche la qualità della vita delle persone, l’inclusione sociale e la sostenibilità ambientale. Queste riflessioni sono emerse soprattutto dopo gli anni ‘70, quando la crescente disuguaglianza tra i paesi e all’interno dei paesi, il degrado ambientale e le crisi ecologiche globali hanno reso evidente l’insufficienza del modello tradizionale di sviluppo.

Fama segnala anche che le teorie dello sviluppo sono molteplici e si sono evolute nel tempo. In particolare, l’autore fa riferimento alla visione lineare e deterministica dello sviluppo, che vedeva il progresso come un percorso uniforme e universale verso la modernità. Tuttavia, queste teorie hanno incontrato numerose critiche, soprattutto per quanto riguarda l’imposizione di modelli

L’autore propone di ripensare lo sviluppo superando il paradigma della crescita economica infinita e includendo nuovi criteri:

  • Sostenibilità ambientale → riduzione delle emissioni di CO₂, uso efficiente delle risorse, economia circolare.
  • Giustizia sociale → redistribuzione della ricchezza, lotta alla povertà, accesso equo all’istruzione e alla sanità.
  • Benessere e qualità della vita → superare l’ossessione per il PIL e adottare indicatori alternativi come l’Indice di Sviluppo Umano (ISU) o la Felicità Interna Lorda (FIL).
  1. Le prospettive future
  • L’autore esplora scenari futuri, mettendo in evidenza il ruolo delle tecnologie digitali, delle energie rinnovabili e delle nuove forme di governance globale.
  • Viene sottolineata l’importanza della cooperazione internazionale per affrontare le sfide globali, ma anche il rischio di nuove tensioni geopolitiche legate alla competizione economica tra grandi potenze come Cina, USA e Unione Europea.
  • Infine, Fama evidenzia la necessità di un approccio più umano e partecipativo allo sviluppo, che tenga conto delle diversità culturali e delle specificità locali.

Conclusione generale

Il libro si chiude con un messaggio chiaro: lo sviluppo non è un processo unidirezionale e universale, ma deve essere adattato ai contesti specifici, con un’attenzione particolare alla sostenibilità e alla giustizia sociale. La sfida per il futuro sarà quella di trovare un equilibrio tra progresso economico, equità sociale e tutela ambientale.

ADAM SMITH

= padre fondatore dell’economia politica

“Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni” Secondo la sua visione, un’organizzazione efficace del lavoro può aumentare la produttività → La divisione del lavoro (con specializzazione) è l’elemento principale su cui fondare l’analisi delle ricchezze ripartite tra le classi sociali.

Egli è consapevole degli effetti negativi della divisione del lavoro sull’intelletto e la dignità delle masse (soggette a una ripetizione meccanica delle operazioni).

KARL MARX

Secondo lui, l’economia politica (Smith) è un’ideologia borghese che occulta lo sfruttamento che caratterizza i rapporti di produzione capitalistici. Il capitalismo produce forme di alienazione e conflitti tra classi e tra le istituzioni su cui regge.

L’obiettivo del capitalismo= accumulazione di profitti derivanti dal plusvalore degli operai. (lavorano piu’ ore rispetto a quello che servirebbe per la produzione)

GEORG SIMMEL

1900 → studia gli effetti sociali dovuti dalla diffusione del denaro “La filosofia del denaro” Secondo lui, il capitalismo deriva dalla condizione di marginalità di alcuni gruppi sociali (stranieri, ebrei) posti fuori dalle cerchie sociali → i quali hanno sperimentato soluzioni alternative per farsi spazio nella vita pubblica. Con l'accumulo di denaro, nasce la figura dell’imprenditore.

Il denaro non ha valenza solo economica, ma permette di instaurare nuovi legami sociali (anche fuori dalla propria cerchia) e di conseguenza gli individui si sentono più liberi ed autonomi. Contro → corrode le tradizionali forme di solidarietà e si trasforma in qualcosa a fine a se stesso → spersonalizza i rapporti.

Il denaro domina sulla vita sociale, la quantità sulla qualità.

A differenza di Marx, che vede il cambiamento sociale come risultato della lotta tra classi (interessi contrapposti) → Simmel: il mutamento è collegato all’azione di attori esterni alle cerchie sociali, con novità capaci di modificare gli assetti istituzionali esistenti.

EMILE DURKHEIM

Per lui, la società moderna è una società di tipo organico, in cui gli individui hanno dei ruoli distinti (eterogeneità) → interdipendenti e complementari a causa dell’alta specializzazione → non sono più spinti ad aderire meccanicamente a valori e credenze comuni. (individualismo)

Egli è convinto che una società di individui che agiscono solo per se stessi non possa sopravvivere a lungo. Quindi è grazie ai rapporti di mercato basati su obbligazioni reciproche tra x e y che esistono valori interiorizzati e norme condivise necessari allo sviluppo. → al fine di evitare che la divisione del lavoro avvenga su basi anomiche e coercitive.

  1. Le sfide del modello di sviluppo contemporaneo

Fama critica il modello di sviluppo economico contemporaneo, che, a suo avviso, porta alla concentrazione della ricchezza e al rafforzamento delle disuguaglianze. Parla di un “sviluppo diseguale”, che favorisce pochi mentre emargina i più poveri. Esamina la globalizzazione e le sue conseguenze, come l’accrescimento delle disparità tra le nazioni e all’interno delle stesse nazioni. Inoltre, evidenzia come l’ambiente e le risorse naturali siano spesso sacrificati in nome della crescita economica illimitata.

😗 Schumpeter, Polanyi, Keynes

Karl Polanyi critica l’idea di un mercato autoregolato e sostiene che lo sviluppo deve essere regolato da istituzioni sociali per evitare crisi economiche e disuguaglianze.

JOHN MAINARD KEYNES

Vs i dogmi dei Laissez-faire, in quanto l’interesse egoistico non è sempre illuminante e non opera sempre nell’interesse pubblico.

Vs l’economia neoclassica → secondo la quale, il mercato tende a essere spontaneamente in una situa di equilibrio ottimale (ove lasciato agire) Invece, secondo Keynes → l’equilibrio del mercato non dipende solamente dai fattori produttivi (risorse naturali, lavoro, capitale, imprenditorialità e Stato).

  • La sottoccupazione (quando la forza-lavoro c’è, ma non viene sfruttata a pieno) non dev’essere imputata alla rigidità dei salari (ovvero abbassare le pretese dei lavori, affinché le imprese siano invogliate ad assumerli).

I problemi principali:

  1. l’incapacità del sistema economico di esprimere una domanda adeguata per sostenere i livelli di produzione adeguati.
  2. L’economia è dominata dall’incertezza e dalle decisioni degli attori economici, i quali agiscono con emozioni istintive.
  3. I redditi monetari non sono usati solo per l’acquisto di bene-servizi o per investimenti → ma anche per fini speculativi o moneta tesaurizzata.

Secondo Keynes, quando vi è una discrepanza tra domanda e offerte → nuova situazione di equilibrio di sottoccupazione Lo stato deve trasferire il potere d’acquisto anche a chi dispone di minori entrate (maggiore propensione al consumo) + aumentare il livello complessivo di investimenti (deficit spending = una PA decide di aumentare la spesa pubblica tramite l'emissione di titoli di stato e non di procedere con l'applicazione di nuove imposte).

Eglipropone un modello di sviluppo basato sull’intervento

pubblico per sostenere la domanda e garantire la piena

occupazione.

😛 Le teorie della modernizzazione

La modernità= valenza normativa basata da una idealizzazione della società nordamericana, che stigmatizza le società non occidentali (carenti di qualità culturali e morali necessarie per il progresso dell’umanitò)

Queste teorie interpretano lo sviluppo come un processo lineare in cui i paesi meno sviluppati devono seguire il modello dei paesi industrializzati.

● Si basano sulla distinzione tra società tradizionali e moderne, sostenendo che il progresso economico avviene attraverso industrializzazione, urbanizzazione e diffusione dell’istruzione.

😑 Le teorie della dipendenza

I teorici convinti che vi è una differenza tra:

  • società sottosviluppata= non hanno le caratteristiche necessarie per ribellarsi alle logiche imperialiste/ rivoluzione borghese
  • società tradizionale= verso la modernizzazione

Queste teorie, sviluppate in America Latina da economisti come Raúl Prebisch, criticano la visione della modernizzazione, sostenendo che lo sviluppo dei paesi avanzati avviene a scapito dei paesi periferici.

  • Il sottosviluppo è visto come una condizione strutturale imposta da relazioni economiche internazionali sbilanciate.
  • Il concetto di “centro-periferia” evidenzia il ruolo delle multinazionali e delle istituzioni finanziarie nel mantenere le disparità globali.

🤩 Analisi sistema-mondo

  1. Superiore = capitalismo (tutti i circuiti finanziari a lunga distanza, in cui gli scambi sono meno trasparenti ed uguali → il possessore di denaro incontra il politico, il quale ha più potere rispetto ai produttori e consumatori).

→ I livelli situati al livello inf/sup sono delle zone di opacità , in quanto sono difficili da analizzare:

  • Mancanza di documentazione= inferiore
  • Complessità delle attività= superiore

Ottica della “Longue durée” per compiere un’analisi a livello geografico → Mediterraneo = economia-mondo con aree centrali e periferiche connesse organicamente (matrice del capitalismo)

IMMANUEL WALLERSTEIN

  • Ritiene necessario l’esistenza di una “scienza sociale-storica”, in grado di ricostruire il senso unitario dei grandi mutamenti sociali (con leggi generali)

→ attraverso l’analisi dei sistemi sociali storici autonomi e fondati sulla divisione assiale del lavoro. Esempi di sistemi sociali:

  • Economie di sussistenza (sistema di scambio non monetario, ma uso di risorse naturali)
  • Sistemi-mondo → Imperi-mondo = + stabili con un unico sistema politico (impero romano) / Economie-mondo = + eterogenee, unica divisione del lavoro (Europa dal 17 sec) → organizzata su tre livelli: ● Centro (affluenza della ricchezza) ● Periferia ● Semi-periferia
  • Pro al plusvalore e alla sua appropriazione → creazione di disuguaglianze attraverso i rapporti di forza strutturali → quindi mercato mai libero

Nelle economie-mondo capitalistiche, per avere un’accumulazione è necessario che alcuni prodotti abbiano il monopolio (anche parziale). La produzioni delle merci al riparo dalla concorrenza= prodotti guida, situati nei paesi centrali e hanno una remunerazione migliore rispetto a quelli periferici → scambio ineguale.

Nella 2^ metà del 900: ● Centro: Europa occidentake con gli Usa (potenza egemone → indebolita con aumento concorrenza e la > competizione sul prezzo) ● Periferia: Terzo mondo ● Semiperiferia: Cina, Brasile, Unione Sovietica

GIOVANNI ARRIGHI

“Teoria dei cicli di accumulazione” = processi finanziari e transizioni egemoniche

  • Vs Wallerstein → per Arrighi i mutamenti strutturali non sono causati da cause esterne
  • Capitalismo = modo di accumulazione e dominio (no scambio-produzione) + successione di cicli con una potenza egemone di trainare l’economia mondiale. 4 cicli di accumulazione : ● Ciclo genovese 16 sec → commercio marittimo + operazioni finanziarie ● Ciclo olandese fino alla fine 18 sec → commercio marittimo + colonie ● Ciclo britannico fino alla prima metà 19 sec → rivoluzione industriale + finanza ● Ciclo statunitense dalla 2WW, ora in crisi terminale → produzione ind. + finanza

Secondo Arrighi, ogni ciclo è caratterizzato da 4 fasi :

  1. Accumulazione materiale → attraverso l’espansione di produzione e commercio
  2. Accumulazione finanziaria → attraverso operazioni finanziarie, che aumentano l’instabilità con bolle speculative (destinate ad esplodere bloccando il processo di accumulazione)
  3. Crisi terminale
  4. Caos sistemico → fino all’affermazione di una nuova egemonia

Prossima per Arrighi: Cina

Egemonia per Gramsci: forza di potere non coercitiva, semplice-pura che dà un ordine al sistema interstatale → capacità di un gruppo sociale di dare una direzione morale-intellettuale Ma a causa dell’emulazione degli altri paesi, i vantaggi scemano e portano al crollo egemonico

  1. L’analisi del sistema-mondo
    • Immanuel Wallerstein sviluppa la teoria del sistema-mondo, che descrive l’economia globale come un sistema integrato, diviso in centro (paesi sviluppati), periferia (paesi poveri) e semi-periferia (paesi emergenti).
    • Il sistema capitalistico globale è visto come un meccanismo che perpetua la dipendenza economica e la disuguaglianza tra nazioni.