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L'ipertensione come un killer invisibile, con il 60% delle persone affette che non ne è consapevole. Viene descritta la correlazione tra ipertensione e malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, nonché le linee guida per il trattamento farmacologico e non farmacologico. Vengono elencati i farmaci utilizzati e le situazioni particolari che favoriscono l'uso di uno rispetto ad un altro. Viene inoltre sottolineata l'importanza della compliance del paziente e delle associazioni di più farmaci.
Tipologia: Sintesi del corso
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L’ipertensione è un killer invisibile: quando dà segno di sé probabilmente è già presente un danno d’organo. Circa il 60% delle persone affette non sa di averla Incidenza 20%della popolazione mondiale Esiste una chiara correlazione tra ipertensione e malattia cardiovascolare e malattia cerebrovascolare Con una riduzione dei valori pressori sistolici di 10 mmHg si ha una riduzione fino al 38% di un evento cardiovascolare o cerebrale; mente per i valori diabolici c’è una riduzione fino al 50%. Circa il 30% delle pt coronariche è correlato allo stato di malattia ipertensiva non trattata correttamente. Il cut off al quale dobbiamo preoccuparci è 140/90 mmHg L’aumento dei valori pressori in maniera continuativa determina una evoluzione verso la disfunzione ventricolare sinistra: l’anticamera dello scompenso cardiaco. L’evoluzione dello scompenso cardiaco è ciò che porta allo stato finale: la morte LINEE GUIDA Il sistema usato è basato su:
Probabilmente l’associazione migliore è quella tra ACE inibitore e calcio antagonista. Non usare farmaci che agiscono sullo stesso sistema come ACE inibitori e inibitori dell’angiotensiona II ( miglioro la pressione, ma peggioro la funzione renale/ evidenza 3). I pz in genere vengono seguiti con 2-3 farmaci in associazione LINEE GUIDA BRITANNICHE Step 1=> Valutiamo se partire con ACE I/ ARB o CCB Step 2=> unione di farmaci ACE inibitori e CCB Step 3=> se troviamo un pz resistente alla terapia, uniamo anche i diuretici Step 4=> aggiungere i beta bloccanti La compliance è inversamente proporzionale al numero di farmaci che prende CONTROINDICAZIONI I farmaci hanno costi diversi e anche se il pz non lo paga perchè ha l’esenzione, tutti noi con le tasse sosteniamo il SSN Ragionare in termini di economia sanitaria: i diuretici costano meno, ma il pz smette di prenderli e quindi ha costi molto più elevati alla fine dei conti.
La loro peculiarità è data dalla capacità di ridurre la frequenza cardiaca e e quindi la mortalità (agiscono meglio nei pz con FC più alte). Negli anni 80 rappresentava una novità assoluta perchè riusciva a ridurre la mortalità fino a 5 anni prevenendo gli eventi aritmici maggiori soprattutto nei pz con ridotta frazione di eiezione. Il profilo GRACE score ci permette di standardizzare il profilo di rischio del nostro pz all’entrata in un’unità coronarica e decidere la terapia=> cut off è 120 (sopra questo parliamo di alto rischio coronarico). Sotto i 120 perdiamo il loro vantaggio terapeutico. _\\ Peggio sta il nostro pz e meglio agiscono i beta bloccanti \_ 2006=> ho ancora la certezza dei beta bloccanti per il miglioramento della vita del pz e dei sintomi legati all’angina e della prognosi 2013=> le certezze diventano dubbi perchè migliora i sintomi, ma non ha effetti sul lungo periodo
Entità fisiopatologica complessa e articolata. Nonostante le differenze eziologiche, porta inevitabilmente a morte. L’incidenza è notevole ed è destinata a crescere (fattori di rischio in aumento: fumo ed età) La gestione della pt necessita di coinvolgimento di più figure professionali. La mortalità ad 1 anno arriva al 15% La mortalità a 5 anni arriva al 45% EZIOPATOGENESI E’ stato provato che un aumento delle catecolamine nel sangue correla con un incremento della mortalità dei pz. Per questo motivo la terapia è stata impostata sulla componente morale del sangue. Lo scompenso cardiaco è una patologia che ha un circolo vizioso Il pz non sta male e non ha la percezione della gravità: sarà necessario uno stretto legamene medico- paziente TERAPIA Molto articolata: serie di farmaci che vengono gradualmente aggiunti o aumentati nel dosaggio al crescere della disfunzione ventricolare. Tra i farmaci annoveriamo: