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lingue e linguaggio (glottologia), Appunti di Glottologia

glottologia, appunti e riassunto libro le lingue e il linguaggio

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 11/09/2018

chiara.cadoni1
chiara.cadoni1 🇮🇹

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Le lingue e il linguaggio
Capitolo 1
La linguistica è una disciplina descrittiva, non indica ciò che si deve o non deve dire
ma spiega ciò che si dice, è definita come lo studio scientifico del linguaggio umano.
Il linguaggio umano è la capacità che gli esseri umani hanno di creare un sistema di
comunicazione dotato di discretezza e ricorsività :
- DISCRETO i suoi elementi si distinguono per l’esistenza di confini ben definiti
-È composto de un insieme infinito di parole, permettendo la creazione di nuove frasi
MECCANISMO DELLA RICORSIVITA’ ovvero l’inserimento all’interno di una frase
data di un’altra frase
-DOPPIA ARTICOLAZIONE formare un numero vastissimo di segni partendo da un
numero limitato di elementi.
I SEGNI sono entità dotate di significante e significato
La LINGUA è invece la forma specifica che il linguaggio assume nelle varie
comunità ( varie lingue hanno degli elementi comuni che si dicono UNIVERSALI
LINGUISTICI)
Domande:
1. Come si può definire la linguistica? La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano.
2. Cosa si intende dicendo che è una disciplina descrittiva e non normativa? È descrittiva e non
normativa poiché non impone ciò che si deve o non deve dire, bensì spiega ciò che si dice, cerca
di spiegare il comportamento linguistico della specie umana.
3. Cosa indica l’asterisco davanti ad una parola o frase? Indica una frase non grammaticamente
corretta ovvero agrammaticale.
4. Quali sono le caratteristiche proprie del linguaggio umano? Discretezza, ovvero i suoi elementi
si distinguono per l’esistenza di confini ben definiti, la ricorsività ovvero la creazione di una
nuova frase partendo da una frase già esistente e inserendola dentro, e la doppia articolazione
ovvero la creazione di un numero vastissimo di segni partendo da un numero limitato di
elementi che non hanno significato ma solo la capacità di distinguere significati.
5. Cosa vuol dire che il linguaggio umano è discreto? He i suoi elementi si distinguono per
‘esistenza di confini ben definiti
6. Cosa è la ricorsività? Creazione di una nuova frase partendo da una frase già fatta e inserendola
al suo interno.
7. Cosa si intende dicendo che il linguaggio umano è dipendente dalla struttura? Il linguaggio
umano ha una struttura altamente specifica dalla quale dipende, struttura unica del linguaggio
umano, non è una successione di parole ma una struttura con regole ben definite.
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Le lingue e il linguaggio

Capitolo 1

La linguistica è una disciplina descrittiva, non indica ciò che si deve o non deve dire ma spiega ciò che si dice, è definita come lo studio scientifico del linguaggio umano. Il linguaggio umano è la capacità che gli esseri umani hanno di creare un sistema di comunicazione dotato di discretezza e ricorsività :

  • DISCRETO i suoi elementi si distinguono per l’esistenza di confini ben definiti -È composto de un insieme infinito di parole, permettendo la creazione di nuove frasi MECCANISMO DELLA RICORSIVITA’ ovvero l’inserimento all’interno di una frase data di un’altra frase
  • DOPPIA ARTICOLAZIONE formare un numero vastissimo di segni partendo da un numero limitato di elementi.

I SEGNI sono entità dotate di significante e significato

La LINGUA è invece la forma specifica che il linguaggio assume nelle varie comunità ( varie lingue hanno degli elementi comuni che si dicono UNIVERSALI LINGUISTICI )

Domande:

  1. (^) Come si può definire la linguistica? La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano.
  2. Cosa si intende dicendo che è una disciplina descrittiva e non normativa? È descrittiva e non normativa poiché non impone ciò che si deve o non deve dire, bensì spiega ciò che si dice, cerca di spiegare il comportamento linguistico della specie umana.
  3. Cosa indica l’asterisco davanti ad una parola o frase? Indica una frase non grammaticamente corretta ovvero agrammaticale.
  4. Quali sono le caratteristiche proprie del linguaggio umano? Discretezza, ovvero i suoi elementi si distinguono per l’esistenza di confini ben definiti, la ricorsività ovvero la creazione di una nuova frase partendo da una frase già esistente e inserendola dentro, e la doppia articolazione ovvero la creazione di un numero vastissimo di segni partendo da un numero limitato di elementi che non hanno significato ma solo la capacità di distinguere significati.
  5. Cosa vuol dire che il linguaggio umano è discreto? He i suoi elementi si distinguono per ‘esistenza di confini ben definiti
  6. Cosa è la ricorsività? Creazione di una nuova frase partendo da una frase già fatta e inserendola al suo interno.
  7. Cosa si intende dicendo che il linguaggio umano è dipendente dalla struttura? Il linguaggio umano ha una struttura altamente specifica dalla quale dipende, struttura unica del linguaggio umano, non è una successione di parole ma una struttura con regole ben definite.
  1. Lingua e linguaggio umano, cosa si intende? Con lingua si intende la forma specifica che i sistemi di comunicazione assumono all’interno delle varie comunità, mentre con linguaggio si intende la capacità dell’essere umano di creare sistemi di comunicazione.
  2. Cosa sono gli universali linguistici? Sono elementi comuni a tutte le lingue.

Capitolo 2

La lingua è la forma specifica che il linguaggio umano assume nelle differenti comunità, essa può esser scritta o parlata, la prima la si definisce “fossilizzata” mentre la lingua parlata offre variazioni e novità. Essa è un sistema articolato su più sistemi è quindi un SISTEMA DI SISTEMI dove vari sono i livelli linguistici:

  1. Fonologico
  2. Morfologico parole
  3. Sintattico frasi
  4. Semantico significato

La lingua si sviluppa poi su due sistemi:

  • Astratto ho un’unica “a” ed un’unica “e”
  • Concreto ho una varietà di “a” e di “e” ( modi di pronuncia)

Un ulteriore distinzione va fatta tra :

  1. Sincronia- Diacronia (inerente lo studio del cambiamento linguistico)
  2. Langue- Parole
  3. Significante-Significato ( inerente la parola) Saussure: la lingua esiste nella collettività ed è necessaria perché gli atti di parole siano intellegibili, vi è una lingua collettiva sociale ed astratta e si chiama LANGUE, l’individuo può realizzare atti di parole diversi ma da solo non può modificare la langue. Gli esseri umani parò comunicano mediante atti di parole, il sistema di riferimento di questi è la langue, la PAROLE allora è attuazione e realizzazione.

La LANGUE lingua della comunità sociale (astratta)

La PAROLE atto individuale, esecuzione linguistica (concreta)

L’individuo può realizzare atti di parole diversi ma non piò modificare la langue che è il sistema di riferimento collettivo Jakobson: fa una distinzione tra : CODICE è un insieme di potenzialità (astratto)

  1. Distintività il segno nette si distingue da segno botte o cotte
  2. Linearità il segno si estende nel tempo e nello spazio
  3. Arbitrarietà il segno è arbitrario poiché non vi è alcuna legge che imponga di associare un significante ad un dato significato

Secondo Jakobson le componenti necessarie per un atto di comunicazione sono sei e ad ognuna di esse corrisponde una funzione linguistica:

  1. Parlante emotiva ( si realizza quando il parlante esprime stati d’animo)
  2. Referente referenziale ( funzione informativa e neutra, ciò a cui l’atto linguistico rimanda)
  3. Messaggio poetica
  4. Canale fàtica (si realizza quando si vuole controllare se il canale è aperto)
  5. Codicemetalinguistica ( quando un codice viene usato per parlare del codice stesso es. grammatica)
  6. Ascoltatore conativa( si realizza sotto forma di comando o esortazione rivolta all’ascoltatore)

Ogni lingua è stratificata socialmente e geograficamente, una prima stratificazione può esser :

  1. Italiano standard
  2. Italiano regionale
  3. Italiano locale

Ampliandola sarà:

  1. Italiano scritto
  2. Italiano parlato formale
  3. Italiano parlato informale
  4. Italiano regionale
  5. Dialetto koiné
  6. Dialetto del capoluogo di provincia
  7. Dialetto locale

Capitolo 3

Le lingue del mondo si possono classificare in base ad alcuni criteri :

  1. Numero dei parlanti (criterio non linguistico)
  2. Criteri geografici (criterio non linguistico)
  3. Geneologia due lingue che derivano della stessa lingua madre
  4. Tipologia due lingue che presentano due o più caratteristiche comuni
  5. Areale lingue che hanno sviluppato caratteristiche strutturali comuni poiché parlate nelle stesse aree, queste lingue formano una leva linguistica

Analizzando i tre criteri linguistici nello specifico:

Tipologica:

  1. Isolante mancanza quasi totale di morfologia, i nomi non si distinguono per caso, numero
  2. Agglutinante ogni parola contiene tanti affissi quante son le relazioni grammaticali che devono essere indicate
  3. Flessivo le relazioni grammaticali sono espresse da un unico suffisso
  4. Polisintettico o Incorporante una parola può esprimere tutte le relazioni che in italiano ad esempio sono espresse da un’intera frase

-Tipologia sintattica esistono correlazioni sistematiche tra l’ordine delle parole nella frase e in altre combinazioni sintattiche, quelle che abbiamo analizzato:

  1. pr preposizioni

  2. po posposizioni

  3. a aggettivo

4)posizione del verbo (V) rispetto al soggetto (S) e all’oggetto (O): SVO-SOV-VSO- VOS-OSV-OVS

  1. ordine del genitivo (G) rispetto al nome (N): GN(giapponese)- NG(italiano)

Per quanto riguarda i sistemi di scrittura possono essere di tre tipi:

  1. Ideografico ad ogni simbolo corrisponde un concetto concreto o astratto
  2. Sillabico determinati segni indicano determinati gruppi di suoni
  3. Alfabetico ad ogni suono corrisponde un segno

Capitolo 4

  • Dentalila lamina(parte anteriore della lingua) tocca la parte interna degli incisivi
  • Alveolarila lamina tocca o si avvicina agli alveoli
  • Postalveolari
  • Retroflesse
  • Palatalila lingua si avvicina al palato
  • Velarila lingua tocca il velo palatino
  • Palato-alveolarila lamina si avvicina agli alveoli e ha il corpo arcuato
  • Uvulari
  • Faringali
  • Glottidali

Le tre maggiori classi di suono sono CONSONANTI ( in rosso e in blu, le prime divise per modi di articolazione e le seconde per punti di articolazione), le VOCALI e le SEMINCONSONANTI.

Le VOCALI sono classificabili in base all’altezza della lingua, avanzamento, arretramento o arrotondamento delle labbra:

  1. Posizione della lingua alta-bassa-avanzata-arretrata
  2. Posizione delle labbraarrotondate e-o possono essere sia semiaperte che semichiuse e si parla di SISTEMA EPTAVOCALICO, in riassunto lo schema delle vocali sarà: alte(chiuse)anteriore(I)- posteriore(U) medio-alte(semichiuse)anteriore(E)- posteriore(O) medio-basse(semiaperte)anteriore(e)- posteriore(o) basse(aperte)centrale(A) Per quanto riguarda le combinazioni di suoni le consonanti possono combinarsi assieme e formare dei Nessi Consonantici, mentre le vocali quando si combinano con delle approssimanti o semiconsonanti (j,w) in una medesima sillaba ci sarà un DITTONGO e potrà essere ASCENDENTE( approssimante(semiconsonante j,w) seguita da vocale accentata) o DISCENDETE( vocale accentata seguita da approssimante(semivocale(i,u) ), mentre la combinazione di due vocali appartenenti a sillabe diverse darà vita ad uno IATO.

Un sistema si dice coerente quando ad un suono corrisponde un solo simbolo. I suoni possono essere semplici o geminati (tt,dd). La lunghezza si indica con due punti (:) [g:-t:][a:-o:]. Per quanto riguarda l’accento nella simbologia IPA si colloca prima della sillaba accentata(casa- ‘kaza) (lampione- lam’pjone). Nel sistema IPA non si trascrivono neanche gli apostrofi quindi l’amico la’miko Nelle trascrizioni è importante indicare i confini, quelli di SILLABA, MORFEMA, PAROLA, il confine di sillaba viene rappresentato con un punto (.)(ie.ri), il confine di morfema con un + (+)(bar+ista) mentre quello di parola da # (#)(#ieri#) e marca l’inizio e la fine della parola. Un suono ha inoltre una sua distribuzione ovvero alcuni tipi di contesti o posizioni in cui può apparire. Tra i suoni che l’apparato fonatorio è in grado di produrre ogni lingua ne sceglie un certo numero che usa nel proprio linguaggio articolato, questi suoni saranno chiamati FONI , questi hanno valore linguistico quando sono distintivi, contribuiscono cioè a differenziare dei significati, ad esempio p e t non sono solo suoni dell’italiano ma contribuiscono anche a formare delle coppie minime ovvero coppie di parole che si differenziano per un solo suono nella stessa posizione : pare- tare#_V, premo-tremo#_r….. due foni che hanno valore distintivo sono detti FONEMI , un fonema non ha un significato in se ma contribuisce a differenziare i significati. Regole di Trubeckojstabilisco se due foni abbiano un valore distintivo e siano quindi due fonemi di una data lingua

  1. Quando due suoni ricorrono nelle medesime posizioni e non possono essere scambiati tra loro senza che cambi il significato della parola, questi suoni sono realizzazioni fonetiche di due diversi fonemi Varo-Faro v-f ricorrono nelle medesime posizioni ma non possono essere scambiati senza che cambi il significato della parola, per questo /v/ e /f/ sono due fonemi dell’italiano.
  2. Quando due suoni della stessa lingua compaiono nelle medesime posizioni e si possono scambiare senza causare delle variazioni di significato della parola, questi due suoni sono VARIANTI FONETICHE FACOLATITVE di un UNICO FONEMArema-Rema la [r] alveolare e la [R] uvulare in italiano sono suoni interscambiabili senza che causino delle variazioni di significato.
  3. Quando due suoni di una lingua, simili dal punto di vista articolatorio non ricorrono mai nelle stesse posizioni essi sono due VARIANTI COMBINATORIE dello stesso fonema naso-ancora dove la n di naso è alveolare e non si trova mai davanti a consonante velare mentre la n di ancora va sempre davanti a consonanti velari. La linguistica statunitense invece ha utilizzato le nozioni di DISTRIBUZIONE CONTRASTIVA E COMPLEMENTARE , quando due foni possono comparire nello stesso contesto ottenendo due parole di senso diverso allora i due foni sono in
  1. [+nasale]suoni prodotti con il velo palatino abbassato
  2. [+stridente] produzione comporta una frizione dovuta all’attrito del flusso dell’aria
  3. [+laterale] il flusso d’aria supera l’ostacolo dai due lati
  4. [+anteriore] suoni prodotti con un’ostruzione situata nella zona alveolare o davanti a essa
  5. [+rilascio ritardato] iniziano con articolazione occlusiva e terminano in fricativa
  6. [+coronale] prodotti con la parte anteriore della lingua sollevata al di sopra della posizione neutra
  7. [+arrotondato] suoni prodotti con arrotondamento delle labbra
  8. [+alto] lingua più alta rispetto alla posizione di riposo
  9. [+basso] lingua più bassa rispetto alla posizione di riposo
  10. [+arretrato] il corpo della lingua arretrato rispetto alla posizione di riposo Per le vocali i tratti distintivi sono sillabico, arrotondato, alto, basso, arretrato. Una REGOLA FONOLOGICA collega una rappresentazione astratta ad una rappresentazione concreta operando una serie di cambiamenti, tali cambiamenti non sono liberi ma son soggetti a restrizioni; in generale le regole fonologiche possono essere:
  11. Cambiare dei tratti
  12. Inserire segmentiregole che inseriscono dei segmenti
  13. Cambiare l’ordine dei segmentimetatesi, in italiano si trovano solo nei lapsus
  14. Cancellare segmenti

Le assimilazioni possono essere TOTALI o PARZIALI, PROGRESSIVE o REGRESSIVE:

  1. Totali il segmento che causa l’assimilazione rende il segmento assimilato totalmente uguale al primo
  2. Parziali il segmento che causa l’assimilazione cambia l’altro segmento solo parzialmente ( vi sono assimilazioni al tratto di sonorità, al punto di articolazione o al modo di articolazione)
  3. Progressive il segmento che causa l’assimilazione è a sinistra del segmento che si assimila ovvero lo precede
  1. Regressiva il segmento che causa l’assimilazione è a destra del segmento che cambia ovvero lo segue
  2. Assimilazione totale regressiva i[n+r]agionevole i[rr]agionevole
  3. Assimilazione parziale regressiva in+probabile improbabile
  4. Assimilazioni di tipo diacronico ( caratterizzano il passaggio dal latino all’italiano) factum-fatto
  5. Assimilazioni a distanza chiamate metafonesi o Umlaut nero-niri
  6. Assimilazione a distanza nota come ARMONIA VOCALICA

Vi è poi la dissimilazione che è il fenomeno contrario ed è quando un segmento cambia tratto per distinguersi dai segmenti del suo contesto, vi sono poi le regole note come SANDHI che di solito si manifestano tra la fine di una parola e l’inizio di quella seguente, una di queste regole è il raddoppiamento fonosintattico.

La sillaba è considerata come un’unità prosodica costituita da uno o più foni agglomerati intorno ad un picco di intensità, in italiano la sillaba minima è costituita da una vocale che rappresenta il NUCLEO SILLABICO, questo può esser preceduto da un attacco o seguito da una coda, nucleo+coda= rima. La sillaba costituita da un attacco sillabico e da un nucleo vocalico (CV) è il tipo di sillaba più diffuso( attacco può esser costituito da una o più consonanti, il nucleo può esser costituito da un dittongo. Una sillaba è APERTA o libera se priva di coda e quindi finisce in vocale, altrimenti è detta CHIUSA o implicata.

Fatti soprasegmentali

  1. Lunghezza relativa alla durata temporale con cui vengono realizzati i suoni, infatti non tutti i suoni hanno la stessa durata, in italiano è distintiva non la lunghezza vocalica ma quella consonantica
  2. Accento è una proprietà delle sillabe e non dei singoli segmenti e può essere primario o secondario
  3. Intonazione chiamata melodia o curva melodica
  4. Tono non concorre a mutare il significato delle parole

Capitolo 5

La morfologia è lo studio delle parole e delle varie forme che possono assumere, varie sono le definizioni di parola, può esser intesa come ciò che è compreso tra due spazi bianchi o come le unità del linguaggio che possono essere usate da sole. La parola è un’unità del linguaggio umano presente nella consapevolezza dei

mente), se l’affisso si aggiunge all’interno della parola allora l’affisso sarà un INFISSO e il processo si chiamerà infissazione.

  1. Composizione forma parole nuove partendo da due parole esistenti (capo, stazione capostazione)
  2. Flessione aggiunge alla parola di base informazioni relative al genere, numero, caso, tempo, modo

Una categoria lessicale come il verbo può nascere come verbo oppure può diventarlo attraverso vari processi, sono varie le modalità che possono portare alla categoria verbo ed è proprio questo quello che viene chiamato l’aspetto dinamico della morfologia.

Vi sono altri processi morfologici:

  1. Conversione cambiamento di categoria senza che sia stato aggiunto alla base un affisso manifesto
  2. Reduplicazione consiste nel raddoppiamento di un segmento e può esser parziale o tatale, la reduplicazione può riguardare sia la flessione, la composizione e la derivazione
  3. Parasintesi sia verbale che aggettivale, una forma è parasintetica quando è formata da una base+ un prefisso ed un suffisso. Si ha SUPPLETTIVISMO quando in una serie morfologicamente omogenea si trovano radicali diversi che intrattengono evidenti rapporti semantici senza evidenti rapporti formali. Un caso emblematico di supplettivismo è quello del verbo andare (vado-andiamo). Il supplettivismo si trova non solo nella flessione ma in tutto il dominio della formazione delle parole, per quanto riguarda la derivazione l’esempio è acqua(N) idrico(A) idrico ha con acqua un evidente rapporto semantico ma nessuna somiglianza formale. Il supplettivismo può essere sia forte che debole, è forte quando vi è un’alternanza dell’intera radice (Chieti- teatino), o debole quando tra i membri della coppia vi è una base comune riconoscibile e la differenza sta nei singoli segmenti fonetici ( Arezzo-aretino). Chiedere allomorfia Si può fare una distinzione tra parole:
  4. Semplici
  5. Complete
  6. Suffissatei suffissi possono essere ragruppati in grandi categorie vi è la classe dei suffissi deverbali che comprende suffissi che formano nomi da verbi, tali suffissi formano nomi d’azione o deverbali astratti e in certi casi possono concretizzarsi e diventare “nomi risultato” ( zione (nomi deverbali astratti

ammirazione, inibizione ) (nomi risultato costruzione). Vi sono suffissi che formano nomi agentivi (aiogiornalaio)

  1. Prefissate La formazione di una parola consta di una parte formale e di una parte semantica (vin-aio/giornal-aio vi è una parte prefissata che indica una persona che vende e una parte variabile che indica il “cosa”, la parte fissa è quella di significato (aio) e di una parte variabile che corrisponde al nome di base( vino-giornali) La COMPOSIZIONE in italiano forma essenzialmente nomi tranne in due casi, ovvero quando il composto è formato da due aggettivi o quando il composto è formato da un aggettivo di colore più un nome( verde bottiglia- giallo oro) La testa dei composti costituente che da la categoria al composto, la si può riconoscere tramite il test del “è un”, questo per quanto riguarda l’italiano, vi sono delle lingue dove però la testa del composto può esser individuata in base alla posizione, ad esempio si dice che in inglese la testa è comunemente “ a destra”. Vi sono poi altri tipi di composti:
  2. Neoclassici due forme legate di origine per lo più greca o latina o da una forma libera+forma legata (dieta+logo=dietologo)
  3. Incorporanti sintagma costituito da un verbo seguito da un SN oggetto
  4. Sintagmatici (si trova in inglese) sembra più di origine sintattica che di origine morfologica
  5. Reduplicati la stessa parola ripetuta
  6. Troncati formati per troncamento o del primo o di entrambi i costituenti (es. in russo)
  7. Endocentrici hanno una testa
  8. Esocentrici privi di testa
  9. Dvandva hanno due teste

Capitolo 6

Lessico mentale sottocomponente della grammatica dove sono immagazzinate tutte le informazioni che i parlanti conoscono riguardo le parole della propria lingua, è una conoscenza relativa al funzionamento delle parole e dei rapporti tra esse.

Dizionario contiene un numero altissimo di parole in larga parte sconosciute ad ognuno di noi. Si pone al livello della langue nel senso che è l’insieme delle parole usate da tutta la comunità linguistica. È costituito da entrate lessicali o lemmi e non

  1. Verbi monovalenti sono ad esempio i tradizionali verbi intransitivi come camminare e parlare
  2. Verbi bivalenti sono i tradizionali verbi transitivi come catturare, compiere
  3. Verbi trivalenti sono i verbi di “dire” e di “dare”

Gli elementi facoltativi all’interno di una frase sono detti CIRCOSTANZIALI e si distinguono dagli argomenti i quali sono invece obbligatori.

La stessa funzione di argomento o di circostanziale può esser svolta da una parola sola o da un gruppo di parole. Ci sono dei criteri che ci permettono di individuare i gruppi di parole all’interno di una frase:

  1. Movimento le parole che fanno parte di uno stesso gruppo si spostano assieme
  2. Enunciabilità in isolamento dato un contesto opportuno le parole che formano un gruppo possono essere pronunciate da sole, ovvero non inserite in una frase completa I gruppi di parole come le parole non sono sempre intercambiabili l’uno con l’altro, qua si tratta del criterio della coordinabilità.
    • Sintagmi preposizionali (SP) la loro testa è una preposizione
    • Sintagmi nominali (SN) la loro testa è un nome
    • Sintagmi verbali (SV) la testa è un verbo
    • Sintagmi aggettivali (SA) la testa è un aggettivo

I sintagmi sono i costituenti della frase, possono essere costituiti da altri sintagmi fino alle singole parole che sono poi i costituenti ultimi della sintassi. In generale si è osservato che quando il verbo è bivalente esso è la testa di un sintagma verbale che contiene almeno un sintagma nominale.

Andando a parlare ora dei tipi di frasi bisogna fare una distinzione tra frase SEMPLICE e frase COMPLESSA, la frase semplice è quella che non contiene altre frasi, mentre la frase complessa o periodo contiene al suo interno altre frasi. Il rapporto tra le frasi semplici che costituiscono un periodo possono essere di coordinazione oppure di subordinazione. Le frasi possono essere quindi :

  1. Semplici non contiene altre frasi
  2. Complesse contiene al suo interno altre frasi e il rapporto tra le frasi sarà di subordinazione o di coordinazione
  3. Principali ha senso compiuto da sola
  4. Dipendenti non ha senso compiuto senza la principale
  1. (modalità) dichiarative- interrogative- imperative- esclamative
  2. (polarità) affermative- negative
  3. (diatesi) attive-passive
  4. (segmentazione) segmentate [dislocate (destra-sinistra)- a tema sospeso- focalizzate- scisse ]- non segmentate Le frasi dipendenti possono essere:
  5. Relative restrittive-appositive
  6. Argomentali rappresentano argomenti del verbo della principale (oggettive- completive nominali-soggettive)
  7. Circostanziali o facoltativi ( temporale-causale-finale-consecutiva- condizionale-concessiva-comparativa)

Il soggetto di una frase indica:

  1. La persona o qualcosa che fa o subisce l’azione( semantico)
  2. La persona o la cosa di cui parla il predicato
  3. Quell’argomento che ha la stessa persona e lo stesso numero del verbo ( sintattico) Parti del discorso:
    1. Variabili categorie flessionali ( genere- numero- caso- tempo- persona- modo [si oppongono alle categorie lessicali o parti del discorso])

Capitolo 8

Le espressioni del nostro linguaggio hanno un significato, dello studio del significato delle espressioni linguistiche se ne occupa la semantica, mentre dello studio dell’uso delle espressioni linguistiche se ne occupa la pragmatica. Significato modo di indicare la realtà mediante le espressioni del linguaggio Riferimento la realtà denotata da queste espressioni Denotazione secondo alcuni studiosi indica il lessema(unità minima che costituisce il lessico di una lingua) in quanto tale, secondo altri è intercambiabile con riferimento Il linguaggio non si riferisce solo al mondo reale e ai suoi oggetti, ma si riferisce ad una pluralità di mondo visibili. I lessemi sono ambigui ovvero possono avere più di un significato:

  • (^) Omonimia non vi è relazione tra i due valori del sintagma
  • Constatazione od opinione atti illocutori tipo particolare è rappresentato dai verbi performanti
  • Tentativo di produrre un certo effetto sull’interlocutore atti perlocutori

Gli atti linguistici indiretti riguardano l’uso non letterale del linguaggio, la comunicazione è possibile anche se i parlanti non usano un senso letterale, si parla di logica della conversazione, secondo Grice la conversazione è regolata da massima : quantità-qualità-relazione-modalità, la violazione di una di queste massime che in alcuni casi sono reali e in alcuni casi apparenti portano al non uso delle espressioni con il loro significato letterale. L’uso del linguaggio può esser: retorico- figurativo

CAPITOLO 9

La stratificazione verticale o diastratica riguarda le variabili legate alla stratificazione sociale, mentre la stratificazione orizzontale riguarda le differenze dialettali, assieme a queste due dimensioni se ne affiancano altre due inerenti il livello di formalità che riguarda il grado di accuratezza e il controllo con cui si parla variazione diafasica, e le variazioni dipendenti dal mezzo usato per comunicare ( scritto, parlato…) variazione diamesica. Vi sono dei domini differenti tra la linguistica teorica e la sociolinguistica, la prima si basa su idealizzazioni ed ha come oggetto principale di studio il linguaggio umano come “capacità” mentre la seconda ha come oggetto di studio l’uso effettivo della lingua. La sociolinguistica parte dall’ipotesi che la variazione libera non esiste. La linguistica teorica si interessa alla distribuzione contrastiva poiché questa permette di identificare i fonemi di una lingua, la sociolinguistica al contrario è basata su un assunto: la variazione libera non è veramente libera poiché tutte le volte che esistono due modi diversi di dire una cosa significa che vi è una scelta e tale scelta può esser collegata a fattori sociali ( e non linguistici). Le lingue esibiscono variazioni continue gran parte finiscono nel nulla, altre no, in questo caso alcune di queste variazioni diventano una variabile. una variabile è quindi una variazione alla quale si può attribuire un significato, per esser definita tale una variabile deve :

  1. Frequente
  2. Strutturale integrata nel sistema
  3. Stratificata

Quando si parla di comunità linguistica si intende l’insieme di tutte le persone che parlano una determinata lingua, dal punto di vista sociolinguistica questa non è vista come omogenea ma bensì come stratificata, questa diversità linguistica è molto importante poiché segnala atteggiamenti dei parlanti e fornisce informazioni sulle identità sociali di essi. Parlando poi di repertorio linguistico si intende l’insieme dei codici e delle verità che un parlante è in grado di padroneggiare all’interno del

repertorio linguistico più ampio della sua comunità. Quando un parlante dispone di più varietà è facile che passi da una all’altra, questi passaggi sono chiamati CODE SWITCHING ( commutazione di codice). La competenza comunicativa riguarda la capacità che i parlanti hanno di utilizzare la lingua nei modi più appropriati alla varie situazioni, questa competenza non è un fatto sociale bensì individuale.

Di fianco alla sociolinguistica vi è la sociologia del linguaggio che si occupa di problemi su più ampia scala e rivolti maggiormente alla società ( pianificazioni linguistiche, strategie di politica linguistica…), questa viene definita come lo studio della società in rapporto con la lingua.

L’etnografia della comunicazione è una sottodisciplina della sociolinguistica nel senso che si occupa di un particolare tipo di relazione tra linguaggio e società, alla base di essa vi è l’ipotesi che l’interazione verbale sia il luogo principale della trasmissione degli schemi culturali e pertanto questa disciplina studia l’uso del linguaggio nelle interazioni verbali della vita quotidiana di date comunità linguistiche.

Una questione importante riguarda la distinzione tra lingue e dialetti, come si fa a stabilire se sono due varietà diverse di una stessa lingua o due lingue diverse? Per distinguere se sono due varietà diverse vi sono alcuni criteri che posson aiutare:

  1. Diacronica se la parlata X deriva dalla stessa lingua da cui deriva Y
  2. Comprensione reciproca
  3. Criterio lessicostatistico se X e Y condividono circa l’80% del lessico allora sono varietà linguistiche di una sola lingua
  4. Presenza o meno di una letteratura Accanto a quelle che sono considerazioni e criteri strettamente linguistici se ne possono aggiungere anche altri di carattere sociolinguistico:
  5. Sovraregionalità
  6. Varietà parlata dai ceti medio-alti
  7. La varietà è scritta e codificata in base ad un corpus riconosciuto di opere di riferimento. La differenza tra lingue e dialetti però non riguarda differenze di sistema, poiché entrambi sono dei sistemi linguistici, ma la differenza consiste nella ricchezza lessicale. Una delle prime classificazioni dei dialetti in Italia la si deve a Dante che nel “ De Vulgari Eloquentia” individuò quattordici dialetti, Dante però divideva l’Italia longitudinalmente mentre ora si parla di divisione geografica tra Nord, Sud e Centro e si parla di dialetti “settentrionali”( gallo-italici-veneti), “toscani” e