KENTUM E SATEM
Fin dall’epoca delle prime attestazioni si presentano suddivise in varie famiglie. Uno degli obiettivi
degli indoeuropeisti è sempre stato cercare di raggruppare queste famiglie in unità intermedie fra
l’indoeuropeo ricostruito e le lingue effettivamente attestate. Una delle prime divisioni a essere
individuate è quella fra lingue kentum e lingue satem."
da luraghi:
•le lingue indoeuropee vengono tradizionalmente divise in due gruppi: detti kentum e satem
dalla parola per ‘cento’ in latino e avestico"
•i due gruppi si differenziano in base al trattamento delle velari indoeuropee."
•per l’indoeuropeo abbiamo individuato 3 serie di velari:"
•velari pure /k,g,g(h)/"
•labiovelari /k(w), g(w),g(wh)/"
•velari palatalizzate (k^, g^, g^h)"
•nelle lingue kentum:
•velari pure e velari palatalizzate si uniscono in un’unica serie di velari;"
•le labiovelari hanno esiti diversi: o sono conservate, come in latino, germanico e
anatolico, o diventano occlusive come in greco e celtico."
•nelle lingue satem
•le velari palatalizzate si palatalizzano ulteriormente: la loro articolazione subisce un
processo di avanzamento, che le porta a essere articolate come affricate o fricative
palatali o dentali."
•velari pure si fondano in un’unica serie con le labiovelari e hanno due esiti: davanti a
vocali anteriori (i,e) subiscono anch’esse una palatalizzazione, mentre davanti a
vocali posteriori (o,u) diventano velari."
•Solo armeno e albanese conservano tracce di tre serie distinte di velari. Fra le lingue
indoeuropee note nel XIX secolo, sono kentum le lingue celtiche, germaniche, italiche,
compreso il latino, e il greco, mentre sono satem l’albanese, l’armeno, l’indoiranico, lo slavo e il
baltico, che però presenta casi sporadici di esiti kentum"
•Il trattamento delle velari sembrava tracciasse una distinzione abbastanza netta fra lingue
occidentali e orientali. Ma con la scoperta dell’anatolico e del tocario, lingue orientali che
conservano caratteristiche kentum, ha messo in crisi questo medio di vedere. "
•Il termine isoglossa fu coniato per indicare una linea che su un’area geografica delimita la
comparsa di un certo fenomeno fonologico. I limiti di diffusione di un dato mutamento non sono
netti però"
•Il modello dell’albero genealogico presuppone che le varietà si separino in origine e i
mutamenti interessino in maniera globale un intero ramo: per fare un esempio, ponendo che
la distinzione fra lingue kentum e satem abbia caratterizzato una divisione in due rami, la
palatalizzazione tipica delle lingue satem si dovrebbe verificare in tutte queste lingue senza
differenziazioni. Invece, armeno e albanese presentano discrepanze e il baltico presenta forma
che hanno l’esito kentum, pur essendo una lingua satem."
•fu proposto un modello alternativo a quello dell’albero genealogico, la teoria delle onde. Lo
studioso tedesco Schmidt propose di considerare i mutamenti linguistici come fenomeni che,
partendo da un centro di irradiazione, si diffondono a cerchi concentrici, indebolendosi man
mano che ci si allontana dal centro. Con questo modello si inizia a tener conto dei possibili
effetti della variazione diatopica su quella diacronica. "
da luraghi, problema del vocalismo del sanscrito e apofonia:"
•per il prestigio di cui godeva la cultura dell’antica India, i primi studiosi che scoprirono la
somiglianza del sanscrito con le lingue europee antiche pensarono che il sanscrito fosse la
lingua madre delle lingue indoeuropee."
•questa visione era problematica: otre all’esito satem delle velari, la difficoltà risiede nel
vocalismo del sanscrito. In sanscrito le tre vocali ie. *o,e,a sia lunghe che brevi si sono fuse
in un’unica vocale /a/ lunga o breve. Quindi da una /a/ originaria si sarebbero sviluppate