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Fonologia e Sintassi: Analisi Linguistica Dettagliata, Appunti di Linguistica

Concetti fondamentali della linguistica, concentrandosi sulla fonologia e sulla sintassi. Analizza l'articolazione dei suoni, le varianti fonetiche in italiano e in altre lingue, e la struttura dei sintagmi attraverso la teoria della x-barra. Vengono esaminati i composti lessicali, stretti e larghi, e la struttura dei sintagmi preposizionali. Una panoramica dettagliata delle regole che definiscono la struttura dei sintagmi, con esempi specifici in italiano e inglese, rendendolo utile per studenti di linguistica e appassionati della materia. Approfondisce anche il movimento v-a-t in italiano e le frasi interrogative indirette, fornendo una solida base per l'analisi linguistica.

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 10/07/2025

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LINGUISTICA APPLICATA
La linguistica è lo studio scientifico delle lingue naturali. È uno studio scientifico perché riduce un numero
infinito di fenomeni a pochi principi generali; principi che riguardano le lingue naturali ossia le lingue
umane apprese in contesto spontaneo (che differiscono dalle lingue artificiali come quella informatica o
l’esperanto). La linguistica si focalizza sulla lingua orale perché si apprende in modo spontaneo, mentre la
lingua scritta ci viene insegnata, infatti la scrittura è una convenzione.
PROPRIETÀ DELLE LINGUE UMANE
Tutte le lingue umane hanno delle proprietà in comune:
-discretezza = gli elementi che compongono li linguaggio umano hanno dei limiti precisi, sono nettamente
separabili. Es. mano-meno il cervello percepisce la A o la E a seconda del grado di apertura della bocca che
usiamo per emettere il suono, invece i linguaggio animale è continuo, cioè ha più gradazioni Es. il gatto può
alzare il pelo di più o di meno per esprimere la paura.
-doppia articolazione = si possono creare un numero infinito di parole con un numero limitato di suoni dal
valore distintivo (cioè suoni che, se sostituiti, modificano il significato della parola es. mAno-mEno – in
italiano sono 30 fonemi).
-ricorsività = la possibilità di creare un oggetto linguistico che ne contenga un altro; è un processo
teoricamente replicabile all’infinito es. da una frase breve “Gianni mangia la mela” al più ampio “Maria ha
detto che Gianni mangia la mela”.
-dipendenza dalla struttura = le frasi seguono sempre una struttura gerarchica astratta che ci permette di
interpretare la frase nel modo giusto e condiviso e che prescinde dall’ordine lineare; è una struttura innata
e inconsapevole. Es. il segretario del re si pettina – capiamo che è il segretario e non il re, che si pettina.
Il LINGUAGGIO è la capacità comune a tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione
dotato di queste caratteristiche che lo distinguono da altri sistemi di comunicazione; mentre le LINGUE
sono le forme specifiche che il linguaggio assume nelle varie comunità. Per questo le lingue hanno molti
elementi in comune tra di loro perché sono realizzazioni diverse dello stesso linguaggio.
Competenza ed esecuzione (le capacità mentale e fisica del linguaggio)
De Saussure è il primo a distinguere tra competenza ed esecuzione (langue et parole)
Competenza = la capacità tipica del parlante nativo di dare giudizi di grammaticalità (e non di valore), cioè
quello che sappiamo della lingua sul piano astratto. Es. io si pettino è una frase che ogni parlante nativo
italiano considera scorretta; mentre a me mi piace il gelato è una frase accettata, in uso, anche se non fa
parte dell’italiano standard, cioè della grammatica insegnata a scuola. La competenza non considera la
grammatica normativa, ma quella descrittiva, cioè la grammatica che descrive ciò che comunemente viene
usato nella lingua. Il senso intuitivo di grammaticalità rappresenta una caratteristica essenziale della
competenza del parlante nativo di una determinata lingua.
Esecuzione = mettere in pratica la lingua, quello che facciamo con la lingua sul piano concreto. Ogni
esecuzione è diversa dalle altre, influenzabile da diversi fattori e può contenere errori.
L’ACQUISIZIONE DI L1
Un bambino comincia ad acquisire la sua lingua madre attraverso diversi stadi (S0, S1, S2…Ss-stadio stabile).
Lo stadio stabile si raggiunge per la lingua madre a cui si è esposti sin dalla nascita, difficilmente si apprende
in una lingua che si studia in seguito anche se si può ottenere un livello avanzato.
Dai genitori biologici si eredita la capacità di parlare (salvo patologie), ma non si eredita la lingua. Es. nel
caso di adozioni il bambino molto piccolo impara la lingua che sente intorno a lui quindi quella dei genitori
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LINGUISTICA APPLICATA

La linguistica è lo studio scientifico delle lingue naturali. È uno studio scientifico perché riduce un numero infinito di fenomeni a pochi principi generali; principi che riguardano le lingue naturali ossia le lingue umane apprese in contesto spontaneo (che differiscono dalle lingue artificiali come quella informatica o l’esperanto). La linguistica si focalizza sulla lingua orale perché si apprende in modo spontaneo, mentre la lingua scritta ci viene insegnata, infatti la scrittura è una convenzione. PROPRIETÀ DELLE LINGUE UMANE Tutte le lingue umane hanno delle proprietà in comune:

  • discretezza = gli elementi che compongono li linguaggio umano hanno dei limiti precisi, sono nettamente separabili. Es. mano-meno il cervello percepisce la A o la E a seconda del grado di apertura della bocca che usiamo per emettere il suono, invece i linguaggio animale è continuo, cioè ha più gradazioni Es. il gatto può alzare il pelo di più o di meno per esprimere la paura.
  • doppia articolazione = si possono creare un numero infinito di parole con un numero limitato di suoni dal valore distintivo (cioè suoni che, se sostituiti, modificano il significato della parola es. mAno-mEno – in italiano sono 30 fonemi).
  • ricorsività = la possibilità di creare un oggetto linguistico che ne contenga un altro; è un processo teoricamente replicabile all’infinito es. da una frase breve “Gianni mangia la mela” al più ampio “Maria ha detto che Gianni mangia la mela”.
  • dipendenza dalla struttura = le frasi seguono sempre una struttura gerarchica astratta che ci permette di interpretare la frase nel modo giusto e condiviso e che prescinde dall’ordine lineare; è una struttura innata e inconsapevole. Es. il segretario del re si pettina – capiamo che è il segretario e non il re, che si pettina. Il LINGUAGGIO è la capacità comune a tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione dotato di queste caratteristiche che lo distinguono da altri sistemi di comunicazione; mentre le LINGUE sono le forme specifiche che il linguaggio assume nelle varie comunità. Per questo le lingue hanno molti elementi in comune tra di loro perché sono realizzazioni diverse dello stesso linguaggio. Competenza ed esecuzione (le capacità mentale e fisica del linguaggio) De Saussure è il primo a distinguere tra competenza ed esecuzione (langue et parole) Competenza = la capacità tipica del parlante nativo di dare giudizi di grammaticalità (e non di valore), cioè quello che sappiamo della lingua sul piano astratto. Es. io si pettino è una frase che ogni parlante nativo italiano considera scorretta; mentre a me mi piace il gelato è una frase accettata, in uso, anche se non fa parte dell’italiano standard, cioè della grammatica insegnata a scuola. La competenza non considera la grammatica normativa, ma quella descrittiva, cioè la grammatica che descrive ciò che comunemente viene usato nella lingua. Il senso intuitivo di grammaticalità rappresenta una caratteristica essenziale della competenza del parlante nativo di una determinata lingua. Esecuzione = mettere in pratica la lingua, quello che facciamo con la lingua sul piano concreto. Ogni esecuzione è diversa dalle altre, influenzabile da diversi fattori e può contenere errori. L’ACQUISIZIONE DI L Un bambino comincia ad acquisire la sua lingua madre attraverso diversi stadi (S0, S1, S2…Ss-stadio stabile). Lo stadio stabile si raggiunge per la lingua madre a cui si è esposti sin dalla nascita, difficilmente si apprende in una lingua che si studia in seguito anche se si può ottenere un livello avanzato. Dai genitori biologici si eredita la capacità di parlare (salvo patologie), ma non si eredita la lingua. Es. nel caso di adozioni il bambino molto piccolo impara la lingua che sente intorno a lui quindi quella dei genitori

adottivi. Se un bambino non sente nessuna lingua intorno a lui, non impara nessuna lingua come nel caso dei sordi e degli “enfants sauvages” (bambini isolati dall’ambiente dei parlanti). Per quanto riguarda l’acquisizione di L1 non esistono differenze individuali, inoltre è un processo spontaneo, rapido e senza sforzo; non servono particolari competenze perché è un processo che inizia dalla nascita e un bambino può apprendere allo stesso modo qualsiasi lingua a cui viene esposto, anche due contemporaneamente. Si può parlare di bilinguismo bilanciato quando le due lingue vengono acquisiste contemporaneamente, quindi si è esposti sin dalla nascita; oppure di bilinguismo sbilanciato quando una lingua viene imparata poco dopo, quindi una prevale sull’altra. Diversamente dalla maggior parte delle discipline, l’acquisizione della lingua risulta più facile ai bambini molto piccoli rispetto a un adulto che conosce bene le regole della propria lingua. Anche le lingue dei segni possono essere apprese allo stesso modo da un bambino sordo perché sono lingue naturali; spesso i genitori sono udenti, quindi i bambini devono essere esposti a un ambiente in cui si parla la lingua dei segni per ottenere l’input gestuale. (LIS lingua dei segni italiana-langue des signes française-British sign language-American sign language). Durante il 900 sono emerse varie teorie dell’acquisizione di L1. Le più importanti sono: ● comportamentismo (Bloomfield 1933 – Skinner 1955) -importanza dell’input: ognuno ha la predisposizione ad acquisire qualsiasi lingua, la differenza è data dal fatto di sentire o meno l’input o stimolo e da quale sentiamo. -stimolo-risposta-rinforzo: per i comportamentisti, il linguaggio viene acquisito in base a questo schema. Es. allo stimolo della fame, il bambino risponde dicendo “pappa” e la mamma gli porta da mangiare; quindi ottiene un rinforzo positivo cioè soddisfa il suo stimolo e questo permetterà al bambino di memorizzare la risposta giusta. -Si creerà, quindi, un accumulo di abitudini che porterà alla formazione del linguaggio. In conclusione per i comportamentisti, il linguaggio si forma come qualsiasi altro apprendimento. ● cognitivismo (innatismo o mentalismo) (Chomsky 1957) Nasce come critica al comportamentismo, in quanto troppo semplicistico, incompatibile con la complessità del linguaggio umano e con l’esclusione della creatività del bambino. -importanza dell’input: il cognitivismo riconosce il fatto che l’input sia alla base dell’acquisizione di L -povertà dello stimolo: l’input è necessario ma non sufficiente. Infatti, lo stimolo è povero in quantità e qualità, cioè è finito e contiene errori. Questo significa che un bambino sente un numero finito di frasi da chi parla intorno a lui, ma riesce comunque a produrre un numero infinito di frasi; il bambino ha capacità generativa infinita, quindi si smentisce la teoria comportamentista secondo la quale il bambino ripete quello che sente in base allo stimolo senza rielaborarlo. Inoltre lo stimolo è povero in qualità perché l’input è costituito da una somma di esecuzioni da parte di chi sta intorno al bambino quindi può contenere errori, nonostante questo il bambino acquisirà una competenza perfetta essendo un parlante nativo. Il bambino, infatti, è in grado di fare: -generalizzazioni (es. cos’è? – una giraffa – dove sono le giraffe? Il bambino ha formato il plurale di una parola anche se non lo conosceva) -regolarizzazioni: da uomo il bambino dice “uomi” o “romputo” o “breaked” per gli inglesi. Questo significa che il bambino segue un paradigma, una regola generale, infatti non è possibile che abbia sentito da qualcuno dire queste parole perché sono sbagliate -omissioni: “mamma bella” invece di “la mamma è bella”. Parole come LA ed E’ sono facili da pronunciare e sicuramente il bambino le avrà sentite dire, quindi non è vero che ripete semplicemente quello che sente, ma lo rielabora.

-Parametri (i parametri possono essere sia innati che da acquisire; sono innati quelli che comportano una scelta binaria es. è innato il fatto che la lingua a cui siamo esposti e che acquisiamo sia a soggetto nullo o pieno). FASI DELL’ACQUISIZIONE DI L Tutte le lingue sono ugualmente facili da acquisire, senza considerare la scrittura che è una convenzione. Fase pre-linguistica Si può dividere in due momenti: 0-6 mesi balbettio - è una prova dello strumento vocale, il bambino produce suoni inarticolati ed è un momento presente anche nei bambini sordi perché è scollegato da ciò che il bambino sente. 7-8 mesi lallazione - il bambino produce collane di sillabe dalla struttura consonante-vocale-consonante- vocale…, il bambino non produce ancora parole di significato e utilizza i suoni più semplici da articolare e presenti in tutte le lingue A M N B P T D L. Fase olofrastica (della singola parola) 12-18 mesi il bambino intende una frase con una sola parola es. pappa = voglio mangiare Inizialmente usa parole formate da due sillabe uguali che contengono i suoni semplici pronunciati nella fase precedente (mamma, pappa, nanna, pipì, tata, dada), poi introduce variazioni di consonanti e vocali (palla, babbo). Il bambino utilizza per lo più nomi concreti, poi anche verbi, aggettivi e avverbi come “no” e “più”, cioè parole lessicali (associabili a un significato), mentre evita le parole funzionali come articoli, preposizioni, ausiliari e congiunzioni. Per quanto riguarda la semantica il bambino produce iperestensioni e ipoestensioni del significato. Es. un bambino che chiama tutti “mamma” perché ha imparato questa parola sta facendo un’iperestensione; le ipoestensioni sono meno frequenti es. un bambino che chiama “bubu” solo il suo cane, quindi usa il nome comune come nome proprio. Fase sintattica o delle due parole o telegrafica Il bambino comincia a unire le parole fino a formare delle frasi. Inizialmente unisce due parole in rapporto di soggetto-predicato (es. “mamma bella” o “mamma dorme”). Infatti si parla di linguaggio telegrafico, cioè concentra il messaggio in un numero più basso di parole, eliminando quelle con meno significato (ancora utilizza solo parole lessicali). Il bambino usa solo nomi al singolare perché ancora non codifica il concetto di numero e usa verbi al presente alla 3 persona o all’imperativo, all’infinito e al participio passato. Per quanto riguarda i verbi, il bambino ancora non conosce il concetto di tempo verbale, ma esprime l’aspetto dell’azione. Si parla di aspetto imperfettivo quando l’azione non è conclusa; espresso in questo caso da infinito, presente e imperativo, e di aspetto perfettivo quando l’azione si è conclusa, espresso dal participio passato. Il bambino usa maggiormente verbi all’aspetto imperfettivo e per l’aspetto perfettivo usa verbi risultativi, cioè i verbi che esprimono azioni avvenute nel passato ma che hanno un risultato visibile nel presente. Es. “tazza rotta” esprime il fatto che adesso sia rotta, ma un bambino non direbbe “mamma dormito” quando si sveglia. Il participio passato viene usato come forma aggettivale del verbo, esprime comunque qualcosa nel presente. La 3 persona viene usata dal bambino perché esprime l’imperativo, è la persona più usata/ è la forma di default, meno caratterizzata (anche per cose, animali, per i verbi impersonali), inoltre il bambino non usa pronomi e chiama tutti in 3 persona (anche se stesso). Quando il bambino comincia a mettere insieme delle parole, il parametro dell’ordine delle parole è già acquisito (es. in italiano dirà “palla verde” perché l’aggettivo si mette dopo o “mamma dorme” perché prima si dice il soggetto).

Invece, il parametro del soggetto nullo si acquisisce più tardi: inizialmente tutti i bambini usano il soggetto nullo, se la lingua è a soggetto pieno, il bambino risetterà e fisserà il parametro del soggetto nullo (es. want milk→ I want milk) FONETICA E FONOLOGIA La linguistica è una disciplina modulare, cioè comprende diversi aspetti a sé stanti come la fonetica e la fonologia. Fonetica e fonologia riguardano lo studio dei suoni linguistici, cioè quelli che contribuiscono a formare una parola. L’unità di base della fonetica è il fono , cioè l’aspetto fisico del suono, la sua esecuzione. Il fono si scrive tra parentesi quadra. Non tutte le lingue hanno gli stessi foni. Ad es. le lingue click parlate in alcune zone del sud africa comprendono dei suoni ingressivi, cioè prodotti mentre l’aria entra, che per noi sono solo rumori perché la maggior parte delle lingue utilizza suoni egressivi, cioè prodotti mentre l’aria esce. La fonetica articolatoria si occupa proprio di studiare come viene articolato il suono, come si dispongono gli organi dell’apparato fonatorio per produrlo. L’unità di base della fonologia è il fonema , cioè l’aspetto mentale del suono, riguarda la competenza quindi è il concetto astratto. Il fonema è un suono linguistico con capacità distintiva, cioè è la più piccola quantità di suono che è in grado di distinguere parole dal significato diverso. A livello di esecuzione, quindi dei foni, esistono delle minime differenze che non compromettono la comprensione del suono. Es. il fonema /r/ esiste sia nella lingua italiana che nella lingua francese, ma viene pronunciato in due modi diversi quindi ne esistono due foni, questo però non compromette la comprensione tra i due parlanti. Invece, se consideriamo la lingua cinese, il fonema /r/ non esiste ed è sostituito dal fonema /l/. Questo fonema esiste anche in italiano quindi si creano incomprensioni rana→ lana. La capacità distintiva è dimostrata dalle coppie minime cioè due parole che hanno tutti i suoni uguali nella stessa posizione tranne uno: la coppia rana (italiano)-Rana (francese) non è una coppia minima anche se l’orecchio percepisce un suono diverso→ è una variante libera che non comporta differenze di significato; la coppia rana-lana è una coppia minima perché il significato cambia quindi /r/ e /l/ sono due fonemi diversi. SUONI VOCALICI E CONSONANTICI Un principio universale di tutte le lingue è quello di possedere dei suoni vocalici e consonantici. Dal punto di vista della fonetica i suoni vocalici sono quelli che permettono il libero passaggio dell’aria, quindi le vocali sono sempre continue cioè prolungabili, sono sempre sonore perché le corde vocali vibrano sempre pronunciandole e hanno sempre valore sillabico , cioè costituiscono sempre il nucleo della sillaba. Le consonanti, invece, frappongono un ostacolo al passaggio dell’aria, possono essere continue o momentanee e possono essere sorde o sonore. Le vocali hanno valore sillabico in tutte le lingue, mentre alcune consonanti (m, n, l, r) possono averlo in alcune lingue; ad es. in inglese le sillabe atone possono avere il nucleo costituito da una consonante (garden→ ga: - dn, bottle→ bo - tl) oppure in serbocroato trst (= Trieste) è un monosillabo in cui R ha valore sillabico. Il sistema vocalico dell’italiano L’italiano ha un sistema eptavocalico, esistono 7 fonemi vocalici (anche se molti dialetti del sud hanno un sistema pentavocalico). Le vocali si distinguono in base a:

-nelle fricative l’ostacolo non è totale quindi sono continue -nelle labio-dentali il labbro inferiore si avvicina ai denti ma non completamente -/s/ indica la s sorda es. sole; /z/ indica la s sonora es. caso→ in italiano non ci sono coppie minime per questi due suoni quindi la sonora è un fono considerato una variante del fonema /s/. In inglese, as es. hanno capacità distintiva (sip-zip; ice-eyes). -/∫/ (es. pesce) /ʒ/ (es. garage) in italiano /ʒ/ è una variante infatti garage è un prestito dal francese oppure rientra in alcuni dialetti -/ts/ (es. pazzo - sorda) /dz/ (es. zanzara - sonora) -/t∫/ (es. cina) /dʒ/ (es. giorno) “c e g dolci” -le consonanti occlusive, fricative e affricate sono ostruenti; le consonanti nasali, liquide e semivocali sono sonoranti e sono tutte sonore e prolungabili

  • /ɲ/ (es. gnomo) -/ʎ/ (es. figlia) -/j/ (es. piede) i molto chiusa -/w/ (es. nuovo) u molto chiusa -le semivocali hanno un tempo di articolazione più breve rispetto alle vocali -in inglese esistono suoni fricativi interdentali es. thank this anche in spagnolo es. cena -in spagnolo esistono varianti fricative bilabiali il suono a metà tra b e v es. cabo -Altri luoghi di articolazioni non presenti in italiano: Uvulari R francese liquida vibrante uvulare; la lingua tocca l’ugola Fricativa glottidale sorda h inglese es. horse Uvulare fricativa sorda j spagnola REGOLE FONOLOGICHE I suoni allofoni sono varianti combinatorie/contestuali di un fonema; mentre le varianti libere corrispondono allo stesso fonema come la r italiana e francese. Le regole fonologiche spiegano la distribuzione degli allofoni che si trovano in specifici contesti, quindi sono prevedibili. ●la /n/ dentale può diventare:
  • ɱ (labiodentale) davanti a f e v es. inverno, inferno
  • ŋ (velare) davanti a /k/ e /g/ es. fungo, anche
  • m (bilabiale) davanti a p, b, m es. impossibile, non posso che si pronuncia “nomposso” La /n/ cambia in base al luogo di articolazione delle consonanti seguenti. ●s + consonante all’inizio di parola Spazio-stadio-scacco-sfatto s sorda davanti a consonanti sorde [s] Sbaglio-sdentato-sgraziato-srotolare s sonora davanti a consonanti sonore [z] In inglese, invece, la s + consonante iniziale è sempre sorda (es. snow), mentre la s finale è sonora se il suono precedente è sonoro (es. roofs), è sorda se il suono precedente è sordo (es. goes) FATTORI SOPRASEGMENTALI 1-Accento 2-Intonazione (curva melodica che accompagna la frase) 3-Tono 4-Lunghezza Sono elementi che possono avere valore fonologico = possono distinguere significati diversi

1-l’accento può essere mobile o fisso: l’italiano è una lingua ad accento mobile perché può cadere su sillabe diverse, mentre ad es. il francese è una lingua ad accento fisso perché l’accento cade sempre sull’ultima sillaba pronunciata. L’accento in italiano ha valore fonologico ad esempio nelle coppie minime àncora-ancòra, papa-papà… Nella trascrizione fonetica l’accento si mette prima della sillaba tonica. es. “àncora” [ ‘ a ŋ k o r a ] “ancòra” [ a ŋ ‘ k o r a ] “papa” [‘p a p a ] “papà” [ p a ‘ p a ] 2-anche l’intonazione ha valore fonologico in italiano ad es. per distinguere una frase affermativa da una interrogativa o da un’esclamazione. 3-tono = altezza musicale delle vocali; in italiano non esiste, mentre ha valore fonologico in cinese. 4-lunghezza = durata nel tempo di un fonema In italiano solo la lunghezza consonantica ha valore fonologico es. pala-palla, esiste anche la lunghezza vocalica ma non ha valore fonologico e non si specifica in trascrizione fonetica. (la prima a di pala è più lunga della prima a di palla, infatti quando la consonante è lunga la vocale precedente è breve e viceversa). [ ‘p a l a ] [ ‘p a l: a ] In inglese solo la lunghezza vocalica ha valore fonologico es. sin-seen, ship-sheep, bin-been Casi particolari In spagnolo né lunghezza vocalica né consonantica hanno valore fonologico In finlandese sono fonologiche entrambe. LA SILLABA Il concetto di sillaba (σ) è un principio della grammatica universale. La prima sillaba che il bambino è del tipo consonante-vocale e in italiano il 60% delle sillabe sono di questo tipo. La sillaba è costituita da tre elementi: attacco, nucleo e coda. Nel nucleo si concentra il picco di intensità e in italiano è sempre una vocale; ogni sillaba ha una sola vocale che costituisce il nucleo e può avere consonanti in attacco e coda. In italiano esistono sillabe del tipo: Attacco Nucleo Coda Esempio V A-la C V TA-VO-LO V C AN-che C V C PAR-co CC V PRA-to CC V C TROM-ba In attacco ci possono essere più consonanti (2 o meno frequentemente 3), in coda può esserci solo una consonante che può essere solo sonorante o il primo membro di una geminata (la doppia) es. par-co la r è sonorante, ma pa-dre la d non è sonorante quindi va nell’attacco della sillaba seguente; pap-pa anche se la p non è sonorante il primo membro della geminata va in coda. In attacco posso avere qualsiasi consonante; l’unica eccezione è la s sonora all’inizio di parola es. so-le la s è sorda perché è la prima sillaba della parola, ro-sa la s è sonora ed è la seconda sillaba della parola. Se in attacco ci sono 2 consonanti esiste una restrizione universale detta “ scala di sonorità ”: l’ordine deve essere ostruente-sonorante-vocale. Es. “tra-ve” t(ostruente) r(sonorante) a(vocale), invece in “a-or-ta” o “ar-pa” sonorante-ostruente sono in due sillabe diverse. La scala di sonorità vale anche nella coda della sillaba per le lingue che ammettono più consonanti nella coda come l’inglese es. drink (ostruente-sonorante-vocale-sonorante-ostruente).

MORFOLOGIA La morfologia è lo studio della formazione della parola. L’unità di base è il morfema = il più piccolo insieme di suoni dotato di significato. Spesso due parole costituiscono una sola parola fonologica perché vengono pronunciate con un’unica emissione di voce (senza pause), mentre una parola morfologica è indivisibile. Le parole possono essere:

  • semplici : tra cui parole monomorfemiche e parole composte da radice + desinenza (o flessione: la parte che dà informazioni grammaticali). Es. un, lo, io, città, analisi, domani… sono tutte parole monomorfemiche, dette anche morfemi liberi perché si usano da soli Es. ragazzo = ragazz + o Sono 2 morfemi legati (non possono essere usati separatamente) in cui “ragazz” è la radice, “o” è la desinenza che dà l’informazione di maschile, singolare. Nei verbi ad esempio, amo = am+o la radice am esprime il significato di voler bene, la desinenza o esprime l’informazione di 1 persona singolare presente indicativo. Amavo si può dividere in ama+av+o, am+av+o, am+a+v+o è preferibile la prima possibilità perché “ama” esprime il significato “volere bene” ( la vocale tematica a indica la prima coniugazione), “v” esprime il tempo imperfetto, “o” esprime 1 persona singolare. Amavo come parola formata da 3 morfemi di cui 2 flessioni.
  • complesse : tra cui i derivati e i composti ●I derivati sono formati da 3 o più morfemi (radice-desinenza-affisso). Gli affissi danno informazioni di tipo semantico e si dividono in prefissi, infissi e suffissi. I prefissi si inseriscono prima della radice, i suffissi dopo la radice e gli infissi si inseriscono in mezzo al tema cioè tra la radice e la vocale tematica che indica la coniugazione. Es. ri-fare, ragazz-at-a, salt-ell-a-re Es. nazion+e→ nazion+al+e→ nazion+al+izza+re→ inter+nazion+al+izza+re→ inter+nazion+al+izza+zion+e = = Tanti derivati costituiti da più morfemi in cui la radice è nazion. La TESTA di un derivato è la parte più importante dal punto di vista sintattico, cioè la parte che determina la categoria e la distribuzione del derivato. La distribuzione si riferisce al posto che la parola occupa nella frase che dipende a sua volta dalla categoria (nome, avverbio, verbo…). Es. il fatto che nazione sia un nome dipende dalla radice nazion; il fatto cha nazionale sia un aggettivo dipende dal morfema al, quindi la testa di nazionale è “al”; nazionalizzare diventa verbo grazie a “izza”; la testa di internazionalizzazione è zion che lo rende un nome. Es. da giorn+o→ giorn+al+e→ giorn+al+ai+o la testa di giorn è giorn; la testa di giornale è al; la testa di giornalaio è ai. In questo caso non cambia la categoria perché sono tutti nomi, ma cambia la distribuzione nella frase. Tavol+o→ tavol+in+o la testa è tavol in entrambi i casi perché non cambiano né categoria né distribuzione (ho comprato, ho comprato un tavolino). Vuot+o – vuot(a)+re la testa è sempre vuot perché sono entrambe parole semplici. La derivazione è una strategia per formare parole nuove, di solito in base alla somiglianza con parole già esistenti es. canile/gattile, testata/manata/pedata. ●I composti sono costituiti da due parole (cioè costituite da radice e desinenza) es. cassaforte I composti possono essere costituiti da parole appartenenti a diverse categorie→ nome+nome, nome+aggettivo, aggettivo+aggettivo… ma la maggior parte delle volte danno origine a nomi. La testa di un composto è la parola più importante di quelle che lo formano. I composti si dividono in base a grado di unione e posizione della testa:

.in base al grado di unione si distinguono -lessicalizzati = sono parole talmente usate che non vengono quasi riconosciute come composti, si comportano come se fossero una parola sola es. pomodoro, ferrovia -stretti = sono i più intuitivi es. asciugamano, pescecane -larghi = sono quelli di più nuova formazione e spesso vengono come due parole indipendenti es. divano letto, pesce martello (in realtà non sono due parole semplici perché non sono divisibili). .posizione della testa (per individuare la testa bisogna porsi la domanda “è un?”) -endocentrici (a testa interna) = possono avere la testa a destra o a sinistra; in italiano la maggior parte dei composti ha la testa a sinistra per questo si creano problemi nella formazione del plurale. Es. ferrovia (è una via, testa a destra); pescecane (è un cane, testa a sinistra) -esocentrici (a testa esterna) = es. asciugamano (è un oggetto che asciuga le mani), portapacchi, pianoforte, portachiavi… -dvandva (a due teste) = es. grigioverde, cassapanca, divano letto. Per formare il plurale di un composto si devono prendere in considerazione sia il grado di unione che la posizione della testa: -composti lessicalizzati: pomodoro→ pomodori perché non lo percepiamo come un composto altrimenti sarebbe stato pomidoro che è stato interpretato come il singolare maschile perché finisce in o ed è stato inventato il plurale pomidori che infatti rimangono in alcune varianti dialettali. Ferrovia→ ferrovie essendo endocentrico, basta pluralizzare la testa che è a destra (in inglese la testa è sempre a destra, basta aggiungere sempre la s). -composti larghi: la maggior parte delle volte basta pluralizzare la testa, se endocentrici es. pesce martello→ pesci martello, conferenza stampa→ conferenze stampa -composti stretti: pescecani→ pescicani, pescicane, pescecani in base a come viene percepito (se stretto, largo o lessicalizzato) -composti esocentrici: es. il cavatappi→ i cavatappi, il portapacchi→ i portapacchi sono già plurali in sé perché sono oggetti che possono togliere più tappi, portare più pacchi… quindi rimangono invariati. Es. l’asciugamano→ gli asciugamani (il composto nasce come l’asciugamani perché è un oggetto che asciuga più mani, ma è stato percepito come il plurale e da lì è stato formato il singolare l’asciugamano, stesso esempio con il portafogli→ il portafoglio). -dvandva: se sono stretti si pluralizzano entrambe le parole es. cassapanca→ cassepanche; se sono larghi si pluralizza la prima parola es. divano letto→ divani letto. Esistono anche dei composti di semiparole che ormai sono lessicalizzati, quindi si possono anche derivare, e sono formati da affissoidi (due elementi con carica semantica forte) es. filo+logia, geo+grafia, logo+pedia. Infine, esistono composti costituiti da una semiparola+parola es. tele+visione. SINTASSI La sintassi studia la formazione delle frasi e la sua unità di base è il sintagma (phrase), cioè un costituente formato da 1 o più parole che svolge un ruolo sintattico e ha un certo grado di autonomia. Es. Gianni incontrò suo padre per la strada → 4 sintagmi La testa del sintagma è la parola più importante del sintagma. Test di costituenza per determinate quali parole adiacenti formano un sintagma: -spostamento (fronting): spostare un intero sintagma all’inizio della frase es. suo padre Gianni incontrò per la strada, ma non potrei spostare padre Gianni incontrò suo per la strada. -frase scissa: spostamento dell’intero costituente usando la formula è…che es. è suo padre che Gianni incontrò per la strada

A volte l’argomento che dà inizio all’azione può essere CAUSA→ es. il vento ha chiuso la porta il vento dà inizio all’azione, ma è un soggetto inanimato, quindi non volontariamente. Punto di partenza dell’azione Punto di arrivo dell’azione AGENTE PAZIENTE ESPERIENTE TEMA CAUSA *Il ruolo di BENEFICIARIO/RICEVENTE è costituito dal terzo argomento dei verbi ditransitivi es. Gianni ha dato un libro a Maria *Infine un argomento può essere anche LOCATIVO es. Maria mette il libro nella borsa Anche gli aggiunti hanno un ruolo tematico: aggiunti temporali, locativi, strumentali, d’agente. La cosa più importante è stabilire se un argomento sia l’ORIGINE dell’azione o la FINE. Nei verbi intransitivi l’unico argomento che hanno finirà per essere il soggetto perché tutte le frasi hanno un soggetto, ma soggetto e agente NON sono la stessa cosa! Soggetto = ciò di cui si predica qualcosa. Agente = colui che compie l’azione volontariamente. I ruoli tematici che danno inizio all’azione sono detti ARGOMENTI ESTERNI (agente, esperiente, causa), quelli che rappresentano il punto di arrivo dell’azione sono detti ARGOMENTI INTERNI (paziente, tema). Anche le altre categorie di parole possono avere struttura argomentale e tematica e possono essere transitivi o intransitivi. La distruzione di Cartagine / i Romani distrussero Cartagine→ il rapporto semantico è lo stesso tra “distrussero” e “Cartagine” e tra “distruzione” e “Cartagine”. Dire solo “ho studiato la distruzione” non avrebbe senso, il nome distruzione ha bisogno di altro elemento obbligatorio, quindi un argomento. La mia analisi dei dati / ho analizzato i dati→ analisi è un nome transitivo che necessita di un argomento (i dati) così come analizzare è un verbo transitivo. Il libro di storia → la storia è l’oggetto del libro, quindi può essere un nome transitivo Gianni è invidioso di Piero / Gianni invidia Piero→ Gianni è esperiente e Piero si qualifica come tema in entrambi i casi, quindi invidioso è un aggettivo transitivo. Maria è cosciente/ Maria è cosciente dei suoi problemi→ l’aggettivo cosciente cambia significato a seconda che sia utilizzato come transitivo o intransitivo. Maria è cosciente significa che non ha perso i sensi; è cosciente dei suoi problemi significa che conosce i suoi problemi, quindi problemi è il tema. Le preposizioni sono quasi tutte transitive: necessitano di un sintagma nominale che le segua es. sul tavolo, per la strada. In inglese le preposizioni si possono usare anche intransitivamente anche se cambiano di significato es. the light is on non significa sopra, ma accesa. The movie is over significa che è finito. STRUTTURA DEL SINTAGMA VERBALE Se il sintagma verbale è transitivo, quindi ha due argomenti, il sintagma nominale che viene unito per primo è il paziente, l’argomento interno. Due dati lo confermano: -Acquisizione di L1→ i bambini inglesi uniscono spontaneamente “want milk”, un bambino potrebbe dire con la stessa probabilità 50-50 “I want” o “want milk”, invece nella quasi totalità dei casi sceglie la seconda possibilità. Le produzioni iniziali dei bambini sono a soggetto nullo anche nelle lingue che non lo ammettono, quindi il verbo si unisce sempre prima con l’argomento interno. -Frasi idiomatiche→ “Gianni ha tirato un sasso” tirare è transitivo e necessita di due argomenti agente e paziente, Gianni è agente e il sasso è paziente. Se dico “Gianni ha tirato le cuoia” (=Gianni è morto) Gianni diventa paziente perché subisce l’azione e cambia la sua essenza. Questo significa che il ruolo tematico dell’argomento esterno non è dato solo dal verbo, ma da verbo+oggetto (argomento interno). “Le cuoia”

viene incorporato al verbo, infatti si può dire “un sasso è stato tirato da Gianni” ma non posso dire “le cuoia sono state tirate da Gianni”. Quindi anche questo dimostra che il verbo si unisce prima all’oggetto che può modificare il ruolo tematico del soggetto. Il verbo transitivo ha un rapporto più stretto con l’oggetto di frase rispetto al soggetto. Struttura di un verbo transitivo “Gianni mangia la mela” La struttura è formata da ramificazioni binarie, quindi il primo elemento che uniamo è l’argomento interno (paziente, tema) V’ V° NP mangia la mela Otteniamo un costituente intermedio di livello 1 V’’/VP NP V’ Gianni V° NP mangia la mela Questo è il sintagma verbale completo Livello V° = TESTA→ proiezione minima (es. mangia) Livello V’ = TESTA + ARGOMENTO INTERNO→ proiezione intermedia (es. mangia la mela) Livello V’’ o VP = PROIEZIONE INTERMEDIA + ARGOMENTO ESTERNO→ proiezione massima (es. Gianni mangia la mela) Il sintagma ha una struttura asimmetrica i due argomenti non stanno sullo stesso piano e si uniscono uno alla volta. Ogni sintagma ha sempre tre livelli e aggiungendo gli argomenti si sale di livello. Struttura di un verbo intransitivo “Gianni dorme sul divano” “Gianni muore/ingrassa” V’’ V’’

NP V’ ø V’

Gianni V’ PP V NP sul divano muore Gianni (Gianni è paziente, quindi è un

V ø ingrassa argomento interno, anche se è sogg.)

dorme

NP

Ø N’

N PP

libri di storia leggo libri di storia STRUTTURA DEL SINTAGMA AGGETTIVALE “Gianni invidia Piero” esprime lo stesso rapporto semantico di “Gianni è invidioso di Piero”, cioè l’azione parte da Gianni, l’esperiente e arriva a Piero, il tema. VP A’’/AP A’’ NP V’ Gianni A’ Gianni A’ Gianni

V NP A PP A ø

invidia Piero invidioso di Piero bello “Gianni è bello” L’aggettivo ha 2 funzioni: -predicativa (rappresentano il predicato della frase) es. il ragazzo è bello -attributiva es.il ragazzo bello (è arrivato) “il ragazzo bello (è arrivato)” N’’ DP N’ il N’ AP Bello (sintagma aggettivale come aggiunto del nome)

N ø

ragazzo A° + complemento (eventuale arg interno)→ A’ Specificatore (eventuale arg esterno quando aggettivo ha funzione predicativa) + A’→ A’’ Aggiunto + A’→ A’ A’+ aggiunto→ A’

STRUTTURA DEL SINTAGMA PREPOSIZIONALE

“Il libro è sul tavolo” P’’ NP P’ il libro P NP su DP N’ → argomento interno Il N ø tavolo In italiano le preposizioni sono quasi transitive, mentre in inglese esistono preposizioni usate intransitivamente es. the light is off → funzione predicativa di “the light” predico che è “off” PP NP P’ the light P ø off TEORIA X-BARRA Per ogni sintagma (che abbia come testa una parola di qualsiasi categoria X) esistono 3 regole che permettono di definirne la struttura: XP/X’’ specificatore X’ X complemento 1 →TESTA X + COMPLEMENTO (eventuale argomento interno) = X’ 2 →SPECIFICATORE (eventuale argomento esterno) + X’ = X’’ 3 →Aggiunto + X’ o X’ + aggiunto = X’ La teoria X-barra è la teoria universale di struttura sintagmatica, è un principio della grammatica universale. Sentence XP →

NP VP ≠ specificatore X’

soggetto predicato X complemento Frase Sintagma Anche una frase è un sintagma perché risponde positivamente ai test di costituenza: una frase può essere pronunciata in isolamento come risposta a una domanda, può essere spostata all’interno di un costituente più ampio e può essere coordinata con un costituente dello stesso tipo. Es. cosa succede? Gianni mangia la mela, tutti pensano che Gianni mangi la mela, Gianni mangia la mela e Maria mangia la pera.

“Gianni ha incontrato suo padre per la strada” Frasi con predicato non verbale es.“Maria è bella” TP TP NP T’ NP T’ Gianni Maria T VP PP T AP ha è NP V’ P’ NP A’ Gianni Maria V’ PP P NP A per la strada per bella V NP DP N’ incontrato suo padre la N strada In italiano si ha il movimento V-a-T, cioè il verbo V diventa la testa T della frase; mentre in inglese il verbo rimane in V e la testa rimane vuota a meno che non ci sia un ausiliare. Se modifichiamo la frase precedente in “Gianni incontrò suo padre per la strada” incontrò diventa la testa della frase e il sintagma nominale più vicino diventa soggetto di frase. TP NP T’ Gianni T VP incontrò NP V’ Gianni V’ PP per la strada V NP incontrò suo padre I verbi transitivi hanno tutti l’ausiliare avere, mentre quelli intransitivi possono avere sia l’ausiliare che l’ausiliare essere. Nei verbi con ausiliare avere il participio non accorda, nei verbi con ausiliare essere il participio accorda sempre con l’argomento interno. “Gianni ha cenato” “Gianni è morto” TP TP NP T’ NP T’ Gianni Gianni T VP T VP ha è NP V’ ø V’ Gianni V ø V NP cenato morto Gianni

EPP extended projection principle: Ogni frase deve avere un sintagma nominale o determinante in posizione di soggetto, in italiano la posizione di soggetto può essere occupata da “pro” cioè il pronome che esprime il soggetto sottinteso perché è una lingua a soggetto nullo, in lingue come l’inglese la posizione di soggetto viene riempita da pronomi come “it” o “there” che sono i pronomi meno marcati e svolgono la funzione di soggetto ma non sono argomenti. Es. “sono ingrassata” “piove” “It rains” TP TP TP NP T’ NP T’ NP T’ pro pro it T VP T VP VP sono piove V’ V’ V’ V NP V V ingrassato pro piove rains “Gianni ha detto che Maria ha incontrato Piero” La frase subordinata risponde ai test di costituenza, quindi è un sintagma e occupa la posizione di oggetto della frase principale, è l’argomento interno. Che è la testa della frase subordinata e prende la posizione di C (complementatore, ciò che trasforma una frase nel complemento di un’altra). La struttura si costruisce partendo dal predicato della frase subordinata. TP NP T’ Gianni T VP ha NP V’ Gianni V CP detto spec C’ C TP che NP T’ Maria T VP ha NP V’ Maria V NP incontrato Piero