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Riassunto di linguistica generale
Tipologia: Appunti
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Linguistica : →studio scientifico del linguaggio umano Linguaggio : sistema di comunicazione tra due individui (emittente/destinatario) dove si trasmettono informazioni Lo studio della lingua si divide in due sottocampi principali:
La distinzione fra lingue e dialetti è basata unicamente su considerazioni sociali e storico-culturali: si apre qui il campo della sociolinguistica , che studia l’interazione fra lingua e società, la variazione dei comportamenti linguistici e come le lingue si articolano in varietà secondo diverse dimensioni di variazione. La nozione di segno può esserci utile per inquadrare il linguaggio verbale umano fra i vari tipi e modi di comunicazione Segno : → qualcosa che sta per qualcos’altro e serve per comunicare questo qualcos’altro (es. luce rossa del semaforo) → unità fondamentale della comunicazione (singola entità che fa da supporto alla comunicazione o al passaggio di informazione) →associazione di un significante e un significato Ogni segno è portatore di un significato Esistono diversi tipi di segni: una possibile tassonomia (classificazione) dei segni si basa sui due criteri fondamentali dell’intenzionalità della motivazione relativa (=grado di rapporto naturale esistente tra le due facce del segno, ossia il “qualcosa” e il “qualcos'altro”) ed è la seguente
Arbitrarietà : descrive il rapporto tra significato e significante: non vi è nessun legame naturalmente motivato, connesso alla natura o all’essenza delle cose, derivabile per osservazione empirica o attraverso un qualsiasi ragionamento logico, che ci permetta di ricostruire un legame tra i due (in breve: nessun nesso logico tra significato e significante) Attenzione: questo non vuol dire che tra il significato ed il significante non vi siano rapporti o legami, bensì che i legami o i rapporti che ci sono non sono dati naturalmente, ma posti per convenzione (arbitrari) Se i segni linguistici non fossero arbitrari, le parole delle diverse lingue dovrebbero essere tutte molto simili (si parlerebbe tutti più o meno la stessa lingua). Il fatto che ovviamente non sia così implica che tra la natura di una cosa e la parola che la designa non c’è alcun rapporto che non sia quello posto dalla convenzione del sistema linguistico esempio: “gatto” è gatto in italiano, kissa in finlandese, mao in cinese, ecc. il fatto che si dica gato in spagnolo non significa ovviamente che i gatti spagnoli siano più simili a quelli italiani, ma dipende dalla parentela genealogica fra le due lingue, entrambe derivate dal latino Allo stesso modo, se i segni linguistici non fossero arbitrari, parole simili nelle diverse lingue dovrebbero designare cose o concetti simili: falso esempio: bello = “bello” in italiano, ma in inglese bell vuol dire “campana”, bellum in latino vuol dire “guerra”, ecc. La questione dell’arbitrarietà è più complessa: si distinguono quattro tipi o livelli diversi di arbitrarietà In realtà nel funzionamento dei segni linguistici, le entità in gioco sono tre: ciò viene rappresentato attraverso il triangolo semiotico Ai vertici del triangolo abbiamo le tre entità in gioco: un significante , attraverso la mediazione di un significato , si riferisce a un referente (=elemento della realtà esterna) La linea di base del triangolo è tratteggiata, al contrario dei due lati, perché il rapporto tra significante e referente non è diretto, ma è mediato dal significato Tenendo presente questo schema, si possono definire i quattro tipi di arbitrarietà della lingua: il rapporto o legame tra segno (significato + significante) e referente è arbitrario: no legame naturale e concreto esempi: oggetto sedia – segno sedia; tra una persona e il suo nome; ecc. il rapporto fra significante e significato è arbitrario esempio: il significante sedia, come sequenza di lettere o suoni, non ha in sé, al di fuori della convenzione posta dalla lingua, nulla a che vedere con il significato “oggetto d’arredamento che serve per sedersi” il rapporto tra forma (=struttura, organizzazione interna) e sostanza (=materia) del significato è arbitrario: ogni lingua ritaglia in un modo che le è proprio un certo spazio di significato esempio: italiano bosco/legno/legna, francese bois “bosco/legno/legna”, tedesco Wald “bosco”/ Holz “legno/legna” = l’italiano qui riconosce e designa diversamente tre entità laddove il francese ne riconosce solo una e il tedesco due il rapporto fra forma e sostanza del significante è arbitrario: ogni lingua organizza secondo propri criteri la scelta dei suoni pertinenti, distinguendo in una certa maniera, le entità rilevanti della materia fonica esempio: l’italiano ha una sola a, senza distinzione di lunghezza, il tedesco o il latino distinguono due suoni diversi con carattere distintivo (ted. Stadt “città” con la a breve e Staat “stato” con la a lunga/ lat. anus “vecchia” con la a breve e anus “anello” con la a lunga, ecc.) Il rapporto arbitrario tra significato e significante (caso b) è chiamato anche arbitrarietà verticale , mentre il rapporto arbitrario tra significati o significante (casi c e d) è chiamato arbitrarietà orizzontale esempio: arbitrarietà orizzontale tra significanti = [‘pino] – [pi:no] (stessa parola: pino); [ ʃ ip] ship – [ʃ i:p] sheep (due parole differenti: nave, pecora) principio di pertinenza: italiano = lunghezza vocali non pertinente
inglese = lunghezza vocali pertinente Vi sono delle eccezioni al principio di arbitrarietà parole parzialmente motivate (es. parole composte: cavolfiore, aeroporto, ecc.) = minore arbitrarietà ma comunque arbitrarie onomatopee : riproducono o richiamano nel loro significante caratteri fisici di ciò che viene designato esempi: tintinnio, sussurrare, rimbombare, ecc. [queste presentano un aspetto nettamente iconico: sono più icone che simboli o segni in senso stretto ma comunque arbitrarie] ideòfoni : espressioni imitative o descrittive che designano fenomeni naturali o azioni frequentemente usate nei fumetti esempi: boom/bum “grande fragore”, zac “taglio netto”, gluglu “trangugiare acqua”, ecc. [ancora più iconici] fonosimbolismo : alcuni suoni sono impiegati per determinare particolari significati = il suono i, per esempio, vocale chiusa e fonicamente “piccola”, sarebbe connesso con “cose piccole” (piccino, minimo, little, ecc.) Quattro tipologie viste come eccezioni: la più valida è quella delle parole motivate Anche nella grammatica delle lingue esistono meccanismi chiaramente iconici, come il principio di iconismo = formazione del plurale attraverso l’aggiunta di materiale linguistico alla forma del singolare [la forma plurale contiene più materiale fonico, linguistico (più parole), che non la forma del singolare] Una caratteristica esclusiva delle lingue storico-naturali è la doppia articolazione (o dualità di strutturazione), scoperta da André Martinet Doppia articolazione: il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli diversi (da non confondere con la biplanarità) primo livello: significante organizzato e scomponibile in unità che sono ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate (prima articolazione) esempio: gatto = scomponibile in gatt- (felino domestico) e –o (uno solo) = le unità minime di prima articolazione, chiamate morfemi, in quanto associazioni di un significante e un significato, sono ancora segni, i segni più piccoli secondo livello: i morfemi sono scomponibili in unità più piccole, non più portatrici di significato autonomo, e che combinandosi insieme in successione danno luogo, infatti, alle entità di prima articolazione = le unità minime di seconda articolazione, chiamate fonemi, non sono più segni in quanto non hanno un significato esempio: cane {can}{-e} 2 morfemi (parentesi graffa identica i morfemi) [k][a][n][e] 4 fonemi dal punto di vista lessicale > i 2 morfemi contengono informazioni, mentre i 4 fonemi ne sono privi La doppia articolazione consente alla lingua un grande economicità di funzionamento : con un numero limitato di unità di seconda articolazione, si può costruire un numero elevato di unità dotate di significato
Non possiamo decodificare il segno, capire completamente il messaggio se non dopo che siano stati attualizzati l’uno dopo l’altro tutti gli elementi che lo costituiscono Segni “globali”: segni che vengono percepiti come un tutto simultaneamente (es. molti segnali stradali; il colore del semaforo; i gesti; ecc.) L’ordine in cui si susseguono le parti del segno è pertinente per il significato del segno medesimo esempio: Gianni chiama Maria / Maria chiama Gianni = due stati di cose diversi Un’altra proprietà dei segni, in particolar modo del significante, è la discretezza Discretezza : la differenza fra le unità della lingua è assoluta [le unità della lingua non costituiscono una materia continua, ma c’è un confine preciso fra un elemento e un altro = limiti ben definiti (es. cane/pane)] In particolare, le classi di suoni sono ben separate le une dalle altre (es. pollo – bollo = due parole distinte che non hanno nulla in comune dal punto di vista del significato) Una conseguenza interessante della discretezza è che nella lingua non possiamo intensificare il significante per intensificare corrispondentemente il significato allo stesso modo in cui lo facciamo per esempio con grida o interiezioni esempio: ahi! (bassa voce) > dolore minore ≠ AHI! (alta voce) > dolore maggiore In altre parole: nella lingua il significato non varia in proporzione al variare del significante, né viceversa Onnipotenza semantica: proprietà generale del linguaggio verbale umano che consiste nel fatto che con la lingua è possibile dare un’espressione a qualsiasi contenuto (con la lingua si può parlare di tutto) Plurifunzionalità: la lingua permette di adempiere a una lista molto ampia di funzioni diverse Le funzioni a cui serve la lingua formano una lista aperta; fra le più evidenti vi sono l’esprimere il pensiero il trasmettere informazioni l’instaurare, mantenere, regolare attività cooperative e rapporti sociali l’esternare i propri sentimenti e stati d’animo il risolvere problemi (es. impiego scientifico della lingua) il creare mondi possibili (es. impiego letterario) Schema di Roman Jakobson = modello di classificazione molto noto Questo schema identifica sei (classi di) funzioni sulla base di un modello generale dell’evento comunicativo: l’instaurarsi della comunicazione implica la presenza di almeno sei fattori e a ciascuno di essi può essere collegata una funzione (o classe di funzioni) Ogni funzione sarebbe incentrata su uno dei sei fattori, che costituisce anche il criterio di riconoscimento della funzione funzione emotiva (o espressiva), quando un messaggio esprime le sensazioni del parlante (es. che bella sorpresa!) funzione metalinguistica, quando un messaggio specifica aspetti del codice (es. gatto è una parola di cinque lettere) funzione referenziale (o denotativa), quando un messaggio fornisce informazioni sulla realtà esterna (es. esistono piante carnivore)
Ogni essere umano impara e conosce almeno una lingua, propria dell’ambiente in cui è cresciuto, e può apprenderne, sempre per trasmissione culturale, anche altre Anche in questo il linguaggio umano è diverso da quello animale, i cui segnali sono per lo più istintivi e trasmessi geneticamente Nel linguaggio verbale umano vi è sia una componente culturale-ambientale = specifica quale lingua impariamo e parliamo una componente innata = fornisce la “facoltà” del linguaggio, cioè la predisposizione a comunicare mediante una lingua L’interazione fra queste due componenti fa sì che abbia un ruolo particolare nel processo di acquisizione/apprendimento della lingua non solo la prima infanzia, ma anche il periodo della cosiddetta prepubertà linguistica: se entro l’età di 11-12 anni un essere umano non è stato esposto a stimoli linguistici provenienti dall’ambiente culturale in cui vive, lo sviluppo della lingua è in pratica bloccato. Vi sono infine due proprietà della lingua meno legate alla natura materiale dei segni: una di queste consiste nel fatto che i messaggi linguistici, a differenza dei messaggi in altri codici naturali, possono presentare un alto grado di elaborazione strutturale La disposizione reciproca in un segno linguistico degli elementi che lo costituiscono non è mai indifferente e i rapporti fra gli elementi o parti del segno danno luogo a una fitta trama, percepibile nella sintassi del messaggio: questa proprietà si può definire complessità sintattica Fra gli aspetti che hanno rilevanza nella trama sintattica vi sono a. l’ ordine degli elementi contigui, le posizioni lineari in cui essi si combinano esempio: Gianni picchia Giorgio = solo l’ordine ci permette di capire chi è che picchia e chi è che viene picchiato b. le relazioni strutturali e le dipendenze che vigono fra elementi non contigui esempio: il libro di Chomsky sulle strutture sintattiche = l’elemento sulle strutture sintattiche non dipende dall’elemento che lo precede immediatamente, Chomsky , ma da il libro (elemento modificato) c. le incassature esempio: il cavallo che corre senza fantino sta vincendo il palio = la parte del messaggio che corre senza fantino è incassata (incastrata) dentro la parte il cavallo sta vincendo il palio d. la ricorsività , che conferisce alle strutture linguistiche un particolare carattere di complessità interna e. la presenza di parti del messaggio che danno informazioni sulla sua strutturazione sintattica esempio: congiunzioni coordinanti (e, ma, ecc.) e subordinanti (che, perché, ecc.) f. la possibilità di discontinuità nella strutturazione sintattica: le costruzioni ammesse dalla lingua possono ammettere, o richiedere, che elementi o parti strettamente unite dal punto di vista semantico e sintattico non siano linearmente adiacenti La lingua è un codice equivoco [la lingua pone corrispondenze plurivoche fra la lista dei significanti e la lista dei significati (a un unico significante possono infatti corrispondere più significati e viceversa) esempio: al significato “parte anteriore della testa” possono essere associati i significanti faccia , viso o volto
L’equivocità, strettamente connessa con l’onnipotenza semantica e la produttività, contribuisce a consentire l’eccezionale flessibilità dello strumento linguistico e la sua adattabilità ad esprimere contenuti ed esperienze nuove La lingua è propria e caratteristica soltanto degli esseri umani? = le opinioni degli studiosi non sono del tutto concordi, ma è largamente prevalente la considerazione che la facoltà verbale sia specie-specifica dell’uomo In particolare, solo l’uomo possiede le precondizioni anatomiche e neurofisiologiche necessarie per l’elaborazione mentale e fisica del linguaggio verbale, vale a dire adeguato volume del cervello conformazione del canale fonatorio cosiddetta “a due canne” La prima condizione rende possibile la memorizzazione e l’elaborazione di un sistema così complesso quale il linguaggio; la seconda, unita alla funzionalità delle corde vocali, consente le sottili distinzioni articolatorie nella produzione fonica necessarie per la comunicazione orale Noam Chomsky, il più noto linguista contemporaneo, sostiene che il linguaggio è una capacità innata ed esclusiva della specie umana Lingua : codice che organizza un sistema di segni dal significante primariamente fonico-acustico, fondamentalmente arbitrari ad ogni loro livello e doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile, posseduti come conoscenza interiorizzata che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi Le dicotomie o distinzioni binarie, che costituiscono una sorta di principi generali per l’analisi della lingua, sono tre
1. la distinzione fra sincronia e diacronia diacronia : la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua lungo lo sviluppo temporale, nella loro evoluzione storica sincronia : la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua facendo un “taglio” sull’asse del tempo, e guardando a come essi si presentano in un determinato momento agli occhi e all’esperienza dell’osservatore, nel loro stato presente e nei rapporti in cui si trovano in quello stato, prescindendo da quella che è stata la loro evoluzione temporale e i mutamenti che in questa si sono avuti esempio: fare l’ etimologia di una parola significa fare un’operazione tipicamente di linguistica diacronica; descrivere il significato che hanno oggi le parole in italiano, o studiare com’è la struttura sintattica delle frasi semplici in una lingua, sono invece operazioni tipicamente di linguistica sincronica riepilogo = linguistica sincronica: spiega com’è fatta e come funziona la lingua linguistica diacronica: spiega perché le forme di una determinata lingua sono fatte così 2. la distinzione fra sistema astratto e realizzazione concreta la distinzione si è ripresentata, nella linguistica moderna, secondo tre terminologie principali a. l’opposizione fra langue e parole , uno dei cardini del pensiero di Ferdinand de Saussure b. l’opposizione fra sistema e uso c. l’opposizione fra competenza ed esecuzione (performance), tipica della linguistica generativa, che fa capo a Noam Chomsky langue ≠ parole langue : insieme di conoscenze mentali, di regole interiorizzate insite nel codice lingua, che costituiscono la nostra capacità di produrre messaggi in una certa lingua e sono possedute come sapere astratto, e in genere inconscio, da tutti i membri di una comunità linguistica idealmente omogenea parole : atto linguistico individuale, vale a dire la realizzazione concreta di un messaggio verbale in una certa lingua
Nella lingua esistono quattro livelli di analisi, stabiliti in base alle due proprietà della biplanarità e della doppia articolazione, che identificano tre strati diversi del segno linguistico: lo strato del significante inteso come significante stesso, lo strato del significante in quanto portatore di significato e lo strato del significato Tre livelli d’analisi sono relativi al piano del significante: uno per la seconda articolazione, che consiste nella fonetica e nella fonologia due per la prima articolazione, che riguardano entrambi l’organizzazione del significante in quanto portatore di significato, e che consistono nella morfologia e nella sintassi Un ulteriore livello è relativo al solo piano del significato e consiste nella semantica Vi sono anche dei sottolivelli secondari di analisi della lingua, come la grafematica (che riguarda i modi in cui la realtà fonica è tradotta nella scrittura) e la pragmatica e testualità (che riguarda l’organizzazione dei testi in situazione) La fonetica/fonologia rappresentano i livelli più esterni, in quanto sono le interfacce del sistema linguistico con la realtà esterna; morfologia e sintassi rappresentano invece i livelli più interni, in cui il sistema si organizza secondo i principi che governano la facoltà di linguaggio in quanto competenza specifica dell’uomo
Fonetica (dal greco phôné “voce, suono”): parte della linguistica che tratta la componente fisica, materiale della comunicazione verbale [come sono fatti fisicamente i suoni] La fonetica si suddivide in tre campi principali, a seconda del punto di vista con cui si guarda ai suoni del linguaggio la ‘fonetica articolatoria’ : studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono articolati, cioè prodotti dall’apparato fonatorio umano la ‘fonetica acustica’ : studia i suoni del linguaggio in base alla loro consistenza fisica e modalità di trasmissione, in quanto onde sonore che si propagano in un mezzo la ‘fonetica uditiva’ : studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono ricevuti, percepiti dall’apparato uditivo umano e decodificati dal cervello Apparato fonatorio : insieme degli organi e delle strutture anatomiche che la specie umana utilizza per parlare I suoni del linguaggio vengono prodotti mediante l’ espirazione , quindi con un flusso d’aria ‘egressivo’ : l’aria muovendo dai polmoni attraverso i bronchi e la trachea raggiunge la laringe (in corrispondenza del cosiddetto ‘pomo d’Adamo’) Suoni ‘avulsivi’: suoni che si realizzano mediante inspirazione (flusso d’aria ‘ingressivo’) o senza la partecipazione dei polmoni = prodotti indipendentemente dalla respirazione Nella laringe , dove ha inizio il ‘tratto vocale, l’aria incontra le corde vocali (o ‘pliche laringee’ ; esse si trovano in una parte della laringe detta ‘glottide’ ) Quest’ultime, che durante la normale respirazione restano separate e rilassate, nella fonazione (=produzione dei suoni del linguaggio) possono contrarsi e tendersi avvicinandosi o accostandosi l’una all’altra, e riducendo o bloccando in tal modo il passaggio dell’aria ‘Vibrazioni’ delle corde vocali : cicli rapidissimi di chiusure e aperture delle corde vocali, provocati dalla pressione dell’aria espirata Il flusso d’aria passa poi nella faringe e, da questa, nella cavità boccale (o orale) Nella parte superiore della faringe, la parte posteriore del palato (o ‘velo’) , da cui pende l’ ugola , può lasciare aperto oppure chiudere, spostandosi all’indietro, il passaggio che mette in comunicazione la faringe con la cavità nasale Nella cavità orale svolgono una funzione importante nella fonazione alcuni organi mobili o fissi
Le vocali sono tutte sonore, le consonanti possono essere sia sonore che sorde Le consonanti sono caratterizzate dal fatto che vi è frapposizione di un ostacolo al passaggio dell’aria; di queste si riconoscono due grandi classi occlusive : l’ostacolo è completo [mediante il contatto di parti di organi questo provoca un’occlusione o blocco momentaneo ma totale al passaggio dell’aria] fricative : l’ostacolo è parziale [questo consiste in un restringimento della cavità in cui passa il flusso d’aria senza vero contatto e senza che si crei un momento di blocco] = queste consonanti sono chiamate così perché l’avvicinamento degli organi articolati provoca un rumore di frizione A un livello maggiore di precisione, occorre distinguere dalle fricative le cosiddette ‘approssimanti’ , in cui l’avvicinamento degli organi articolatori non arriva a provocare una frizione o un fruscio così sensibile come nel caso delle vere fricative: le semiconsonanti e le semivocali sono approssimanti Affricate : consonanti la cui articolazione inizia come un’occlusiva (con una rapidissima occlusione del canale) e termina come una fricativa (l’occlusione appena iniziata si trasforma in un restringimento del canale) = consonanti ‘composte’, costituite da due fasi fuse assieme Nel modo di articolazione pertinente per alcuni tipi di consonanti intervengono altri fattori quali movimenti o atteggiamenti della lingua o la partecipazione anche della cavità nasale alla produzione del suono; abbiamo così consonanti ‘laterali’ : quando l’aria passa solo ai due lati della lingua (o attraverso uno solo di essi) consonanti ‘vibranti’ : quando si hanno rapidi contatti intermittenti tra la lingua e un altro organo articolatorio Questi due tipi di consonanti (laterali + vibranti) possono essere riunite sotto l’etichetta di ‘liquide’ consonanti ‘nasali’ : quando vi è passaggio dell’aria anche attraverso la cavità nasale Le consonanti possono poi essere caratterizzate in base ad altri parametri uno di questi è per esempio l’energia articolatoria (=tensione muscolare) con la quale vengono prodotte, che dà luogo a una scala che va dalle consonanti più ‘forti’ (occlusive sorde) a quelle più ‘leni’ (approssimanti) [le occlusive, in generale, sono più forti delle fricative e le sorde sono più forti delle sonore]; un altro parametro, che può riguardare le occlusive e le affricate davanti a una vocale, è la presenza di ‘aspirazione’ (=intervallo di tempo fra il rilascio dell’occlusione o della tenuta della consonante e l’inizio della
vibrazione delle corde vocali, che produce una specie di soffio laringale) e le consonanti così prodotte vengono dette ‘aspirate’ Le consonanti vengono classificate anche in base al punto dell’apparato fonatorio in cui sono articolate; partendo dal tratto terminale del canale abbiamo le consonanti ‘(bi)labiali’ , prodotte dalle labbra o tra le labbra le consonanti ‘labiodentali’ , prodotte fra l’arcata dentaria superiore e il labbro inferiore le consonanti ‘dentali’ , prodotte a livello dei denti (esse comprendono anche le ‘alveolari’ , prodotte dalla lingua contro o vicino agli alveoli) le consonanti ‘palatali’ , prodotte dalla lingua contro o vicino al palato duro (o nella zona fra gli alveoli e il palato duro: in tal caso si tratta più propriamente di ‘postalveolari’) le consonanti ‘velari’ , prodotte dalla lingua contro o vicino al velo le consonanti ‘uvulari’ , prodotte dalla lingua contro o vicino all’ugola le consonanti ‘faringali’ , prodotte fra la base della radice della lingua e la parte posteriore della lingua le consonanti ‘glottidali’ (o ‘laringali’) , prodotte direttamente nella glottide, a livello delle corde vocali In una classificazione più precisa, si può prendere in considerazione anche la parte della lingua che interviene nell’articolazione; avremmo così le consonanti ‘apico-dentali’ , prodotte dall’apice della lingua contro o vicino ai denti le consonanti ‘apico-alveolari , prodotte dall’apice contro o vicino agli alveoli le consonanti ‘dorso-palatali’ , prodotte dal dorso della lingua contro o vicino al palato duro le consonanti ‘radico-velari ’, prodotte dalla radice della lingua contro o vicino al velo le consonanti ‘retroflesse’ , articolate flettendo all’indietro la punta della lingua, o apice, verso la parte anteriore del palato (es. pronuncia siciliana di dd in beddu ‘bello’) Le vocali sono suoni prodotti senza che si frapponga alcun ostacolo al flusso dell’aria nel canale orale; esse sono caratterizzate dalle diverse conformazioni che la cavità orale assume a seconda delle posizioni che prendono gli organi mobili, in particolare la lingua Per classificare e identificare i suoni vocalici occorre infatti far riferimento in primo luogo alla posizione della lingua, e precisamente al suo grado di a. avanzamento o arretramento b. innalzamento o abbassamento In base al primo parametro, le vocali possono essere ‘anteriori’ o ‘palatali’ (se vengono articolate con la lingua in posizione avanzata), ‘posteriori’ o ‘velari’ (se vengono articolate con la lingua in posizione arretrata) e ‘centrali’
vocali anteriori = non arrotondate vocali posteriori = arrotondate I suoni vocalici possono essere realizzati con o senza passaggio contemporaneo dell’aria nella cavità nasale: nel primo caso le vocali sono dette nasali Approssimanti: suoni con modo di articolazione intermedio fra vocali e consonanti fricative, prodotti con la frapposizione di un ostacolo appena percettibile al flusso dell’aria [prodotti con un semplice inizio di restringimento del canale orale] Fra le approssimanti vi sono suoni assai vicini alle vocali, di cui condividono la localizzazione articolatoria, e che vengono appunto chiamati semivocali (o anche semiconsonanti) [in una classificazione più precisa, semiconsonanti e semivocali andrebbero comunque distinte poiché le prime hanno una componente di fruscio più marcata e che le rende più vicine alle consonanti fricative] Una classificazione delle semivocali può limitarsi a distinguere quelle anteriori (o palatali) da quelle posteriori (o velari) I diversi sistemi di scrittura utilizzati dalle diverse lingue rendono nel mezzo grafico la realtà fonica della produzione verbale; in particolare, nei sistemi alfabetici tipici delle lingue europee, ogni singolo suono viene reso da un particolare simbolo grafico [esistono comunque anche grafie sillabiche, che rendono intere sillabe, e non singoli suoni, con appositi simboli] Le grafie alfabetiche formatesi storicamente per convenzione sono però tutt’altro che univoche e coerenti = no rapporto biunivoco tra suoni e unità grafiche (o grafemi: lettere dell’alfabeto) allo stesso singolo suono possono corrispondere più grafemi differenti esempio: il primo suono della parola cane può essere reso anche dalla lettera q, “qu”, come in quadro uno stesso grafema può rendere suoni diversi esempio: la lettera c può rendere, davanti a vocali posteriori o centrali, il suono iniziale della parola cane e, davanti a vocali anteriori, il suo iniziale della parola cena un singolo suono può essere reso da più grafemi combinati esempio: in italiano è il caso di sci , che solitamente rende il suono iniziale della parola scienza ad uno o più grafemi in una parola può non corrispondere alcun suono esempio: in italiano, è il caso della lettera h , che non corrisponde ad alcuna realtà fonica; una parola come ha consiste di un unico suono che è rappresentato dalla lettera a
Per avere uno strumento di rappresentazione grafica dei suoni del linguaggio, valido per tutte le lingue, che riproduca scientificamente la realtà fonica, i linguisti hanno elaborato sistemi di trascrizione fonetica, in cui c’è corrispondenza biunivoca fra suoni rappresentati e segni grafici che li rappresentano: il più diffuso e importante è l’ Alfabeto Fonetico Internazionale , indicato solitamente con la sigla IPA ( International Phonetic Alphabet ) [una parte dei grafemi IPA corrisponde a quelli dell’alfabeto latino, usati nella grafia normale dell’italiano, ma molti altri grafemi hanno una forma speciale: l’IPA permette di riprodurre qualunque suono di qualunque lingua] La trascrizione fonetica, convenzionalmente, si pone fra parentesi quadre […] L’accento è indicato con un apice (‘) posto prima della sillaba su cui esso cade Due punti indicano l’allungamento della vocale Le consonanti lunghe o ‘doppie’ si possono rendere in grafia IPA in due modi, come nell’esempio: bocca = [‘bokka] oppure [‘bok:a] Grafemi a cui corrispondono suoni diversi (un certo grafema non rappresenta sempre lo stesso suono):