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Una panoramica della struttura interna di una lingua, partendo dalla fonetica e dalla fonologia, passando per la morfologia, la sintassi e arrivando al lessico. Vengono spiegati concetti come significante, significato, referente, parola, morfema, derivazione, composizione e classe di parola.
Tipologia: Appunti
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La linguistica generale è lo studio scientifico del linguaggio verbale umano. Esistono diversi tipi di linguaggio (degli animali, dei fiori, ecc.). L’obiettivo del corso è l’introduzione ai concetti fondamentali e ai metodi per l’analisi scientifica del linguaggio (applicabili a qualsiasi lingua anche se il ruolo dell’italiano sarà fondamentale. Cos’è una lingua? Esempi:
Saussure: Langue Sistema astratto. Ritiene la lingua, in quanto fatto sociale, appannaggio di tutta la comunità Parole Espressioni concrete Chomski: Competenza Astratta. Saper utilizzare la lingua è appannaggio del singolo parlante. Esecuzione Espressioni concrete Jakobson: Codice Insieme di segni e regole Messaggio Produzioni fatte secondo le regole Quella di Jakobsono è una prospettiva funzionalistica perché serve a comunicare. Hjelmslev, Coseriu Sistema Norma Uso La lingua si evolve anche nel breve termine, ma la lingua codificata non dà spazio ai cambiamenti. Per questo motivo i due linguisti hanno inserito un terzo livello. La norma è l’insieme delle regole comuni ai diversi parlati, è più fluida e si attualizza. Gli errori e le variazioni date dall’uso creano nuove norme che vengono accettate da tutti. I mutamenti possono essere sincronici e diacronici. Tra concreto e astratto la rigidità è apparente. SEGNI E SEGNI LINGUISTICI servono per comunicare. Il segno è l’unità di base di qualsiasi linguaggio, un qualcosa che rimanda a qualcos’altro, percepibile dai sensi (es. dito che indica). Classificazione dei segni di Peirce secondo l’intenzionalità dell’emissione e la motivazione (rapporto tra espressione e contenuto)
I segni linguistici sono sempre fondamentalmente arbitrari, ma a volte ci può essere una arbitrarietà parziale e non necessaria nei seguenti casi:
solo significato e un significato può esprimersi con un solo significante, perché l’esigenza primaria è la precisione. Nella comunicazione spontanea la precisione non è tutto, perché concorrono altri fattori come l’emozione. SINCRONIA E DIACRONIA Sincronia e diacronia sono due prospettive di analisi dei fatti linguistici, sono prospettive complementari fra loro. La lingua in sincronia funziona, ci sono rapporti statici che legano gli elementi in un determinato periodo. La lingua però muta nel tempo (analisi diacronica) e queste due dimensioni fanno parte della natura del linguaggio. RAPPORTI SINTAGMATICI E RAPPORTI PARADIGMATICI Connessione tra elementi del linguaggio. Tutti gli elementi del linguaggio che sono contemporaneamente presenti in un medesimo contesto sono in rapporto sintagmatico. Parliamo di un rapporto lineare (in praesentia). Es. questa osservazione è illogica Elementi delle frase sono in rapporto sintagmatico (dimostrativo prima del nome, ecc., illogica è femminile, perché osservazione è femminile, ecc., rapporto di tipo fonetico “inlogica” che diventa per assimilazione “illogica”). Sono rapporti obbligati. I rapporti sintagmatici sono rappresentati sull’ascisse dell’asse cartesiano. Il rapporto paradigmatico (facoltativo) identifica quei rapporti che ogni singolo elemento intrattiene con tutti quegli elementi che non ci sono ma che sarebbero potuti comparire al suo posto (in absentia). Es. Questa osservazione è illogica “ “ bella Quella “ inutile. Questi rapporti stanno a tutti livelli della lingua e non solo a livello sintattico. ARTICOLAZIONE DELLA LINGUA Struttura interna di una lingua in ordine crescente di complessità Fonetica e Fonologia significante Morfologia (forma e formazione delle parole ( significante ) e Sintassi (forma e formazione delle frasi) ( significato
Lessico e semantica significato (non la forma) Linguaggio studiato a livello interno e non in relazione alla comunicazione. Studi più recenti hanno fatto interagire questo livello interno con ciò che sta fuori, ad esempio la sociolinguistica che mette in relazione la lingua con la società, la pragmatica che studia l’uso del linguaggio nel concreto contesto della comunicazione, la tipologia che classifica le lingue. FONETICA La fonetica studia i suoni che compongono il linguaggio. Fonetica deriva dal greco phone, voce, suono fonetica articolatoria: studio dell’articolazione dei suoni; fonetica acustica: studio della trasmissione del suono attraverso le onde (aria); fonetica percettiva: studio della ricezione del suono linguistico. 26/9/ Assenza di ostacoli silenzio Mancata attivazione delle pliche vocali Presenza di ostacoli consonanti sorde Flusso d’aria dai polmoni Assenza di ostacoli vocali Attivazione delle pliche vocali Presenza di ostacoli consonanti sonore Caratteristiche articolatoria Intensità: forza articolatoria del fono o dell’intera parola. Consiste nella percezione forte o piano dell’emissione sonora. Il parametro è dovuto alla velocità e alla quantità di aria emessa dai polmoni: maggiore è la quantità di aria e più veloce è l’impatto con il timpano che manda vibrazioni al cervello più forte sarà la percezione che si misura in decibel. Altezza: fa riferimento all’opposizione tra suoni più gravi e suoni più acuti in funzione della frequenza delle vibrazioni delle onde sonore (maggiore frequenza delle onde sonore si avranno più acuti, minore frequenza delle onde sonore più gravi). Si misura in hertz. Durata: tempo di articolazione del suono, si misura in millisecondi. Timbro: tipo di suono articolato e percepito (p-f o a-i). Il timbro è la qualità del suono. IPA/AFI – Associazione Fonetica Internazionale
se le labbra si arrotondano e si protendono in avanti le vocali sono arrotondate (procheile o labializzate) come quando si pronuncia “o”. Tutte le vocali anteriori dell’italiano sono non labializzate, tutte le posteriori sono labializzate, le centrali non ci sono. In inglese la parola sun (sole e figlio) ha la vocale medio bassa posteriore non arrotondata. Sistema vocalico molto semplice, sono 7 toniche e sono dette vocali cardinali. Sono più comuni nel mondo le vocali anteriori non arrotondate e le posteriore arrotondate. A una articolazione vocalica posteriore viene associato un arrotondamento della labbra, nella regione palatale l’arrotondamento costituisce un tratto in più, marcato e se è presente un’anteriore arrotondata sarà presente la corrispettiva non arrotondata non è viceversa: se è presente una vocale cardinale non è detto che sia presente una vocale non cardinale. Terminologia: vocale, termine comune; vocoide, termine più restretto, è riferito solo alla loro dimensione fonetica, al timbro. CONSONANTI (se ci riferisce solo aspetto articolatorio, cioè a come sono fatte, sono dette contoidi) Parametri di articolazione Le consonanti sono quei suoni che si formano quando gli organi fonatori frappongono un ostacolo al flusso d’aria. I parametri sono:
La sillaba è una unità prosodica universale, è la combinazione di foni in unità stabili. E’ l’unità minima pronunciabile, di aggregazione dei suoni. La sillaba è percepibile, i suoni sono una astrazione. I suoni sono una realtà, ma distinguerli è un’astrazione. La sillabazione invece è spontanea e universale ed è l’unità naturale percepibile spontaneamente. La sillaba è formata da un nucleo, che è l’unica parte obbligatoria, più rilevante, più percepibile che dà le caratteristiche fondamentali alla sillaba che è preceduta da un attacco o testa e può essere seguita o meno dalla coda. Il nucleo e la coda formano la rima. Il nucleo è la parte principale della sillaba e possono esistere sillabe formate solo dal nucleo es. pa u ra. La distinzione più rilevante fra le sillabe e quella di sillabe aperte e sillabe chiuse. Le sillabe aperte sono quelle che terminano con il nucleo priva di coda. L’attacco è meno importante. 27/9/ Vocali i anteriore alta/chiusa non arrotondata u posteriore alta chiusa arrotondata e anteriore medio alta semichiusa non arr. o posteriore medio-alta semich. arr. ɛ anteriore medio bassa semiaperta non arr. ɔ posteriore medio-bassa semiap. arr. a medio anteriore aperta/non arr. Un altro tratto delle vocali è quello che le vocali possono essere orali, quando nell’articolazione l’aria esce solo dalla bocca e nasali quando l’aria esce dal naso. Tutte le vocali possono essere nasalizzate. Sillaba chiusa in cui la coda è una vocale. Con contoide e vocoide si intende che sono dei suoni che sono realizzati con quelle caratteristiche articolato rie proprie di quella classe: con ostacolo per i contoidi e senza ostacolo per i vocoidi. La vocale è quell’elemento che all’interno della sillaba costituisce il nucleo. Il nucleo della sillaba è la parte più prominente, su cui ricade la maggior percezione della sillaba. La relazione fra vocale e vocoide e consonante e condoide non è automatica, ma tendenziale, cioè con frequenza preponderante i nuclei delle sillabe tendono ad essere occupati da vocali. Quando ci sono due vocoidi nella sillaba prevale quello che ha l’apertura e la sonorità intrinseca maggiore. Es. TRST in sloveno è scritta senza vocoidi. Non ci sono vocoidi, ma non esistono sillabe senza nucleo che in questo caso è occupato dalla vibrante, che diventa contoide vocalico. C’è un aspetto articolatorio per cui i suoni si
articolano in un certo modo e c’è un aspetto prosodico relativamente al ruolo che i suoni giocano nell’articolazione della sillaba. In italiano il nucleo di sillaba è sempre costituito da un vocoide. Non sempre il vocoide però è nucleo: es. i dittonghi. La sillababazione è un fatto naturale, ma ha anche un aspetto normativizzato, cioè ha le sue convenzioni ortografiche che rispettano normalmente la sillabazione fonetica, ma non sono la stessa cosa. La sillabazione ortografica italiana si discosta da quella fonetica in un solo caso: [p j a s.t r e l.’l i s.t a] Grafico che rappresenta la scansione sillabica in base alla sonorità intrinseca della parola piastrellista. Voc. bassa Voc. medio bassa Voc. medio alta Voc. alta Approssimanti Vibranti Laterali Nasali Fricative Affricate Occlusive sorde I suoni del linguaggio si dispongono a partire dalle più alte alle più basse secondo una scala di sonorità intrinseca. Al polo della maggiore sonorità intrinseca troviamo la vocale bassa [a] al polo opposto troviamo i suoni intrinsecamente meno sonori sono le occlusive in particolare le occlusive sorde. La sonorità è data dalla vibrazione delle piche vocali e dal grado di apertura del cavo orale: più il canale fonatorio è aperto più il suono è sonoro. Las sillaba nuova inizia sempre in corrispondenza del minimo di sonorità. In corrispondenza del punto più basso di sonorità inizia una nuova sillaba. Le consonanti doppie/lunghe sono da considerare un unico suono che è articolato per un tempo più lungo (un’unica laterale con un suono più lungo). Pias e lis sono due eccezioni che si discostano dalla sillabazione fonetica: nesso fricativa alveolare/occlusiva. DITTONGHI (dal greco doppio suono)
Anche nel caso dei suoni è irrilevante quanto tempo dura la [a] di [fa.to] rispetto alla [a] di [fat.to] quello che importa che la prima è sufficientemente più lunga dell’altra da risultare lunga, mentre l’altra risulta breve. La quantità di un tratto soprasegmentale quindi è la lunghezza relativa dei suoni. In ogni sistema linguistico si distinguono le due classi dei suoni lunghi e dei suoni brevi. Non importa il quanto, ma il quanto rispetto agli altri suoni, alla media. In alcuna lingue la quantità a valore distintivo: fatto non è fato, palla non è pala. In altre lingue è distintiva anche solo la durata vocale. Es: Ship e Sheep In inglese non è prevista la durata consonantica come tratto distintivo, per cui anche quanto ci sono le doppie le consonanti sono sempre brevi. La quantità nelle lingue è importante, perché può distinguere le parole dalle altre. La durata/quantità come tratto soprasegmentale si applica al singolo fono. Il tono è un tratto soprasegmentale che è connesso al parametro dell’altezza. Il tono non coincide con l’altezza, si applica all’intera sillaba e più precisamente al nucleo vocalico. I toni sono degli schemi di variazione codificati del parametro dell’altezza, non sono valori assoluti. Es: cinese mandarino lingua tipicamente tonale, esistono quattro toni fondamenti che indicano come si modula la voce nel pronunciare una stessa sillaba:
dislocazione degli elementi, con la messa in rilievo di alcuni elementi all’interno della frase. E tipica di tutte le lingue, ovviamente con intonazioni diversi. Nella stragrande maggioranza delle lingue del mondo c’è una correlazione tra l’intonazione discendente e frase indipendente dichiarativa, assertiva; l’intonazione ascendente è tipica delle frasi indipendenti interrogative. Non tutti i tipi di interrogative, ma solo quelle polari es. Vieni a cena da me? , cioè quelle che prevedono una risposta sì – no. Ci sono inoltre le interrogative wh che contengono degli elementi interrogativi es. Chi viene a cena questa sera? Quando si parla di intonazione si fa riferimento alla curva melodica dell’intera frase, ma è il segmento finale che ha più significato. In italiano è l’unico tratto che differenzia una assertiva da una interrogativa polare (in inglese è segnalato da inversione soggetto e verso). L’accento è un tratto soprasegmentale riferito alla sillaba. L’accento può essere visualizzato come un aumento dell’energia articolatoria associato alla sillaba. La sua funzione principale che è la stessa in tutte le lingue del mondo, è quella di rendere una sillaba più prominente, più percepibile, che spicca rispetto alle altre sillabe della parola. Come si realizza? Questo aumento ha tre correlati fonetici:
L'assimilazione a distanza o dilazione è, solitamente, un'assimilazione tra vocali. Con questo fenomeno indichiamo la metafonesi, in cui la vocale post – tonica esercita la sua influenza su quella tonica. Es. neri > niri. Nel caso dell’armonia la vocale tonica influenza la vocale post tonica. Es. ad[a]m.l[a]n - [e]v.l[e]. L’assimilazione è un fenomeno che ha un aspetto sincronico e diacronico. L’assimilazione come mutamento fonetico indica qualcosa di diacronico: es. mundum > monno. C’era in una fase iniziale in cui la sequenza di foni erano una nasale e una occlusiva. Quando parte il mutamento i nessi comincia ad assimilarsi, in una fase successiva molto lunga le pronunce assimilate si sono affiancate a quelle non assimilate. Con il tempo la percentuale di realizzazione innovativa a surclassato quella della realizzazione conservativa. Il mutamento parte dall’uso, poi vengono accettate e passano nella norma e infine nel sistema. L’assimilazione di per se è un fenomeno fonetico, ma a volte può configurarsi come un mutamento fonetico, avviene cioè in diacronia. Per la dimensione sincronica analisi di in possibile > impossibile. [in] prefisso privativo quanto si forma una parola che ha un prefisso privativo, sapendo che la regola fonologica prevede che una nasale alveolare che si trova prima di una consonante occlusiva bilabiale diventa nasale bilabiale e dato che il primo fono della base è occlusivo bilabiale, diventa nasale bilabiale. Questa è una regola sincronica che vale per qualsiasi parola nuova. Le nasali tendono ad assimilarsi alla consonante che segue anche in un tempo non molto lungo. Le assimilazione sono fenomeni condizionati dalla lingua parlate in cui avvengono. Es. mondo, standard toscano e monno, pur avendo lo stesso antecedente il latino parlato non sono evolute nello stesso modo. La dissimilazione (a distanza) è un fenomeno opposto all'assimilazione. Uno dei due tratti si differenzia dall'altro. Es: lat pe[r]eg[r]inus ---> pellegrino. A partire da due foni identici (a distanza) nella stessa catena fonica, uno muta per differenziarsi dall’altro. La vibrante è responsabile del fatto che una delle due si sia differenziata e non del fatto che sia diventata una laterale. È un fenomeno non regolare quanto l'assimilazione. È un fatto psicologico, che può succedere oppure no. Procede spesso per motivi eufonici (difficoltà di pronuncia). Le
dissimilazione sono molto meno regolari, sporadiche, meno diffuse e non a parità di contesto. Le assimilazioni, invece, sono regolari e presentano un fenomeno meccanico dovuto alla coarticolazione (articolare i foni senza soluzione di continuità) tra gli impulsi che arrivano dal cervello alla reazione dell'apparato fonatorio. L’apparato fonatorio può indugiare un troppo nella posizione del fono di partenza e quando arriva il fono successivo una parte degli organi fonatori è ancora nella precedente posizione: si parla di assimilazione progressiva; al contrario se l’apparato fonatorio anticipa la posizione che dovrebbe assumere per articolare il fono successivo, le caratteristiche del secondo fono prevalgono su quelle del primo e si ha allora l’assimilazione regressiva. FONOLOGIA La fonologia è lo studio dei suoni del linguaggio nel loro aspetto funzionale. E’ lo studio degli inventari, cioè dell’insieme dei foni e fonemi delle singole lingue e il rapporto tra i fonemi e suoni. La fonologia è sempre particolare (fonetica universale), cioè sempre riferita a uno o più sistemi linguistici particolari. Si occupa del modo in cui suoni vengono sfruttati da ogni lingua e i valori che i foni possono assumere all'interno del sistema della lingua. La fonetica studia la sostanza dell’espressione, cioè come i foni vengono prodotti, quali tipo ci sono e quali sono le loro caratteristiche, fonologia la forma dell’espressione, come questa materia che sono i suoni in ogni lingua viene formata, plasmata, incasellata. Definizioni di fonema: Il fonema è un'entità puramente astratta, con carattere distintivo; la minima unità distintiva della lingua; foni che, se commutati tra loro in un medesima catena (mantenendo uguale tutto il resto), danno origine ad un significato diverso, sono fonemi. Ciò è verificabile con la prova della commutazione. L'esempio di ciò è la coppia [‘kar.ta] [‘sar.ta], [‘ka:.ʧo] [‘kat.ʧo], [‘bot.te], [‘bɔt.te] che si differenzia, appunto, solo per un unico fonema. Queste coppie vengono chiamate coppie minime. I fonemi sono una entità astratta. Es. dall’arabo in trascrizione grafematica