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Analisi Morfologica e Semantica delle Parole: Fonetica, Fonologia, Morfologia, Sintassi e , Appunti di Linguistica Generale

Una panoramica della struttura interna di una lingua, partendo dalla fonetica e dalla fonologia, passando per la morfologia, la sintassi e arrivando al lessico. Vengono spiegati concetti come significante, significato, referente, parola, morfema, derivazione, composizione e classe di parola.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 27/10/2020

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vivi-g 🇮🇹

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19/9/2016
La linguistica generale è lo studio scientifico del linguaggio verbale umano. Esistono
diversi tipi di linguaggio (degli animali, dei fiori, ecc.).
L’obiettivo del corso è l’introduzione ai concetti fondamentali e ai metodi per l’analisi
scientifica del linguaggio (applicabili a qualsiasi lingua anche se il ruolo dell’italiano sarà
fondamentale.
Cos’è una lingua?
Esempi:
- a Giovanni piacciono i gialli
- vuolsi così colà dove si puote…
comprendiamo che è la stessa lingua anche se c’è una distanza cronologica tra i due
esempi;
- There was a major problem with the parking
Comprendiamo subito che anche questa è una lingua.
- Bunun fiyai ne kadar?
Questo esempio potrebbe creare dubbi sul fatto che sia una lingua (frase in turco: quanto
costa?)
- Asgtbn kg vtgfbd tgftt
Questo esempio difficilmente potrebbe far pensare ad una lingua, in quanto non esistono
lingue solo vocaliche o solo consonantiche.
LINGUAGGIO E LINGUA TERMINI TECNICI DIVERSI
Il linguaggio verbale umano è la facoltà innata e propria della specie umana, formato da
segni e regole, dotato di specifiche caratteristiche.
La lingua (storico-naturale) è la manifestazione della facoltà di linguaggio, non è innata ma
appresa, è propria di una comunità di parlanti (una lingua parlata da una sola persona è
una lingua morta) e serve a comunicare.
LIVELLO CONCRETO E LIVELLO ASTRATTO DELLE LINGUE
- Il piano del contenuto è astratto,
- il piano dell’espressione è concreto.
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Scarica Analisi Morfologica e Semantica delle Parole: Fonetica, Fonologia, Morfologia, Sintassi e e più Appunti in PDF di Linguistica Generale solo su Docsity!

La linguistica generale è lo studio scientifico del linguaggio verbale umano. Esistono diversi tipi di linguaggio (degli animali, dei fiori, ecc.). L’obiettivo del corso è l’introduzione ai concetti fondamentali e ai metodi per l’analisi scientifica del linguaggio (applicabili a qualsiasi lingua anche se il ruolo dell’italiano sarà fondamentale. Cos’è una lingua? Esempi:

  • a Giovanni piacciono i gialli
  • vuolsi così colà dove si puote… comprendiamo che è la stessa lingua anche se c’è una distanza cronologica tra i due esempi;
  • There was a major problem with the parking Comprendiamo subito che anche questa è una lingua.
  • Bunun fiyai ne kadar? Questo esempio potrebbe creare dubbi sul fatto che sia una lingua (frase in turco: quanto costa?)
  • Asgtbn kg vtgfbd tgftt Questo esempio difficilmente potrebbe far pensare ad una lingua, in quanto non esistono lingue solo vocaliche o solo consonantiche. LINGUAGGIO E LINGUA TERMINI TECNICI DIVERSI Il linguaggio verbale umano è la facoltà innata e propria della specie umana, formato da segni e regole, dotato di specifiche caratteristiche. La lingua (storico-naturale) è la manifestazione della facoltà di linguaggio, non è innata ma appresa, è propria di una comunità di parlanti (una lingua parlata da una sola persona è una lingua morta) e serve a comunicare. LIVELLO CONCRETO E LIVELLO ASTRATTO DELLE LINGUE
  • Il piano del contenuto è astratto,
  • il piano dell’espressione è concreto.

Saussure: Langue Sistema astratto. Ritiene la lingua, in quanto fatto sociale, appannaggio di tutta la comunità Parole Espressioni concrete Chomski: Competenza Astratta. Saper utilizzare la lingua è appannaggio del singolo parlante. Esecuzione Espressioni concrete Jakobson: Codice Insieme di segni e regole Messaggio Produzioni fatte secondo le regole Quella di Jakobsono è una prospettiva funzionalistica perché serve a comunicare. Hjelmslev, Coseriu Sistema Norma Uso La lingua si evolve anche nel breve termine, ma la lingua codificata non dà spazio ai cambiamenti. Per questo motivo i due linguisti hanno inserito un terzo livello. La norma è l’insieme delle regole comuni ai diversi parlati, è più fluida e si attualizza. Gli errori e le variazioni date dall’uso creano nuove norme che vengono accettate da tutti. I mutamenti possono essere sincronici e diacronici. Tra concreto e astratto la rigidità è apparente. SEGNI E SEGNI LINGUISTICI servono per comunicare. Il segno è l’unità di base di qualsiasi linguaggio, un qualcosa che rimanda a qualcos’altro, percepibile dai sensi (es. dito che indica). Classificazione dei segni di Peirce secondo l’intenzionalità dell’emissione e la motivazione (rapporto tra espressione e contenuto)

  1. Indici – motivati naturalmente, non intenzionali (es. il fumo indica l’esistenza di un fuoco)
  2. Segnali – motivati naturalmente, intenzionali (es. sbadiglio quando indica noia)
  • Linearità – i segni linguistici hanno sfumatura composizionale non olistica. Le unità si susseguono lungo una linea temporale che ha un inizio e una fine (es. pane non è enap)
  • Arbitrarietà – non c’è alcun legame naturalmente motivato fra significante e significato, ma vi è un rapporto per convenzione, quindi arbitrario. Vi sono quattro livelli di arbitrarietà: o Rapporto tra significante e significato (nel pronunciare la parola “libro”, non c’è niente che rimandi all’oggetto con le pagine rilegate) o Rapporto tra segno e referente (il segno si rapporta in modo arbitrario al suo referente) o Rapporto tra forma dell’espressione e la sostanza dell’espressione/significante. Per espressione si intende livello concreto della lingua; per forma si intende organizzazione dei suoni secondo un modello e per sostanza l’insieme delle caratteristiche fisiche dei suoni. Nella sostanza si possono analizzare tutti i suoni, ma non vengono utilizzati in egual modo in tutte le lingue o Rapporto tra forma e sostanza del contenuto/significato. La sostanza è tutto ciò che potenzialmente è oggetto di significazione, i concetti, tutto ciò che si può esprimere con una frase. Si tratta di materia concettuale completamente amorfa. Le lingue incasellano questa materia amorfa in griglie arbitrarie. Es.: Italiano: verbo andare – movimento generico da un punto all’altro senza specificare il mezzo di trasporto; in altre lingue comprende il mezzo di trasporto. Tedesco: verbo gehen – andare a piedi verbo fahren – andare con un mezzo di trasporto. In tedesco lo spettro semantico dell’andare da un posto all’altro è obbligatoriamente segmentato (arbitrario). Spazio concettuale dato in italiano da bosco/legno/legna, segmentato da tre significati distintivi; in tedesco wald/holz (distinzione binaria, bosco/legno/legna); in francese bois (una parola per bosco/legno/legna). L’arbitrarietà sottende tutta l’architettura del linguaggio umano, anche a livello grammaticale, per esempio nel genere: in italiano “il sole” e “la luna” in tedesco il genere è scambiato “die sonne” e “der mond”.

I segni linguistici sono sempre fondamentalmente arbitrari, ma a volte ci può essere una arbitrarietà parziale e non necessaria nei seguenti casi:

  • motivazione del rapporto significante/significato: sinestesia (fonosimbolismo). Es: la vocale “i” vocale chiusa, che si articola con la minima apertura della bocca, rimanda all’idea del piccolo (anche se massiccio e small dimostrano il contrario); 2) significato composizionale : in capostazione la parola “capo” è immotivata, ma se aggiungo stazione (pure immotivata) avrò un composto più trasparente, meno immotivato, cioè una motivazione di 2° grado;
  • motivazione del rapporto segno/referente: onomatopee. Espressione in cui i foni imitano una caratteristica del referente (sussurrare, scricchiolare); 2) metasemia : slittamento di significato sulla base delle caratteristiche del referente (bianconeri per indicare la squadra della Juventus). Caratteristiche del linguaggio umano: - doppia articolazione:
  1. livello di prima articolazione, cioè livello di quelle unità che hanno un significato e un significante, ma sono segni scomponibili in unità di strutturazione (senza significato). Es. la parola libro viene scomposta in due morfemi che hanno ancora significato: “libr” (oggetto rilegato, ecc.) “o” maschile singolare
  2. livello di seconda articolazione Es. [l i b r] può essere ulteriormente scomposto in quattro unità che contribuiscono a formare la parola solo se unite tra loro, singolarmente non hanno significato. Sillabe e foni sono unità di 2^ articolazione.
  • composizionalità : sfruttando il principio della doppia articolazione e della combinatorietà si possono comporre significati infiniti, esiste anche se ci sono unità prive di significato;
  • trasponibilità di mezzo : la lingua nasce come fatto orale. L'oralità è una dimensione primaria. La lingua può essere trasposta nello scritto e ciò consente di propagare i messaggi più agevolmente. L'oralità ha una priorità ontogenetica, in quanto l'individuo impara prima a parlare e ciò avviene spontaneamente, ha una priorità filogenetica, a livello di specie umana (tutte le lingue scritte sono state parlate, ma non tutte le lingue parlate sono state scritte);
  • discretezza : gli elementi che lo compongono hanno confini precisi e definiti. Es. pala e palla allungando la consonante di palla non si ottiene nulla; la distinzione è solo tra suono breve e suono lungo e il confine è netto. Gli elementi fonici si

solo significato e un significato può esprimersi con un solo significante, perché l’esigenza primaria è la precisione. Nella comunicazione spontanea la precisione non è tutto, perché concorrono altri fattori come l’emozione. SINCRONIA E DIACRONIA Sincronia e diacronia sono due prospettive di analisi dei fatti linguistici, sono prospettive complementari fra loro. La lingua in sincronia funziona, ci sono rapporti statici che legano gli elementi in un determinato periodo. La lingua però muta nel tempo (analisi diacronica) e queste due dimensioni fanno parte della natura del linguaggio. RAPPORTI SINTAGMATICI E RAPPORTI PARADIGMATICI Connessione tra elementi del linguaggio. Tutti gli elementi del linguaggio che sono contemporaneamente presenti in un medesimo contesto sono in rapporto sintagmatico. Parliamo di un rapporto lineare (in praesentia). Es. questa osservazione è illogica Elementi delle frase sono in rapporto sintagmatico (dimostrativo prima del nome, ecc., illogica è femminile, perché osservazione è femminile, ecc., rapporto di tipo fonetico “inlogica” che diventa per assimilazione “illogica”). Sono rapporti obbligati. I rapporti sintagmatici sono rappresentati sull’ascisse dell’asse cartesiano. Il rapporto paradigmatico (facoltativo) identifica quei rapporti che ogni singolo elemento intrattiene con tutti quegli elementi che non ci sono ma che sarebbero potuti comparire al suo posto (in absentia). Es. Questa osservazione è illogica “ “ bella Quella “ inutile. Questi rapporti stanno a tutti livelli della lingua e non solo a livello sintattico. ARTICOLAZIONE DELLA LINGUA Struttura interna di una lingua in ordine crescente di complessità Fonetica e Fonologia significante Morfologia (forma e formazione delle parole ( significante ) e Sintassi (forma e formazione delle frasi) ( significato

Lessico e semantica significato (non la forma) Linguaggio studiato a livello interno e non in relazione alla comunicazione. Studi più recenti hanno fatto interagire questo livello interno con ciò che sta fuori, ad esempio la sociolinguistica che mette in relazione la lingua con la società, la pragmatica che studia l’uso del linguaggio nel concreto contesto della comunicazione, la tipologia che classifica le lingue. FONETICA La fonetica studia i suoni che compongono il linguaggio. Fonetica deriva dal greco phone, voce, suono  fonetica articolatoria: studio dell’articolazione dei suoni;  fonetica acustica: studio della trasmissione del suono attraverso le onde (aria);  fonetica percettiva: studio della ricezione del suono linguistico. 26/9/ Assenza di ostacoli silenzio Mancata attivazione delle pliche vocali Presenza di ostacoli consonanti sorde Flusso d’aria dai polmoni Assenza di ostacoli vocali Attivazione delle pliche vocali Presenza di ostacoli consonanti sonore Caratteristiche articolatoria Intensità: forza articolatoria del fono o dell’intera parola. Consiste nella percezione forte o piano dell’emissione sonora. Il parametro è dovuto alla velocità e alla quantità di aria emessa dai polmoni: maggiore è la quantità di aria e più veloce è l’impatto con il timpano che manda vibrazioni al cervello più forte sarà la percezione che si misura in decibel. Altezza: fa riferimento all’opposizione tra suoni più gravi e suoni più acuti in funzione della frequenza delle vibrazioni delle onde sonore (maggiore frequenza delle onde sonore si avranno più acuti, minore frequenza delle onde sonore più gravi). Si misura in hertz. Durata: tempo di articolazione del suono, si misura in millisecondi. Timbro: tipo di suono articolato e percepito (p-f o a-i). Il timbro è la qualità del suono. IPA/AFI – Associazione Fonetica Internazionale

se le labbra si arrotondano e si protendono in avanti le vocali sono arrotondate (procheile o labializzate) come quando si pronuncia “o”. Tutte le vocali anteriori dell’italiano sono non labializzate, tutte le posteriori sono labializzate, le centrali non ci sono. In inglese la parola sun (sole e figlio) ha la vocale medio bassa posteriore non arrotondata. Sistema vocalico molto semplice, sono 7 toniche e sono dette vocali cardinali. Sono più comuni nel mondo le vocali anteriori non arrotondate e le posteriore arrotondate. A una articolazione vocalica posteriore viene associato un arrotondamento della labbra, nella regione palatale l’arrotondamento costituisce un tratto in più, marcato e se è presente un’anteriore arrotondata sarà presente la corrispettiva non arrotondata non è viceversa: se è presente una vocale cardinale non è detto che sia presente una vocale non cardinale. Terminologia: vocale, termine comune; vocoide, termine più restretto, è riferito solo alla loro dimensione fonetica, al timbro. CONSONANTI (se ci riferisce solo aspetto articolatorio, cioè a come sono fatte, sono dette contoidi) Parametri di articolazione Le consonanti sono quei suoni che si formano quando gli organi fonatori frappongono un ostacolo al flusso d’aria. I parametri sono:

  • modo di articolazione - tipo di ostacolo che viene frapposto
  • luogo di articolazione - posizionamento dell’ostacolo
  • sonorità - è in funzione dell’attivazione o meno dell’apparato faringeo: le vibrazioni danno suoni sonori o l’assenza sordi. Modi di articolazione:
  • occlusive: suoni prodotti in 2 momenti.
    1. in un primo momento l’aria è completamente bloccata all’interno (occlusione totola degli organi fonatori e
    2. in un secondo momento, detto di rilascio, che è costituito da un’esplosione in cui l’aria viene rilasciata in solo momento
  • fricative: gli organi fonatori si avvicinano molto, ma lasciano una piccola fessura da cui l’aria passa producendo una frizione percepita a livello sonoro
  • affricate: suoni articolati in due momenti distinti:
    1. in un primo momento l’aria è completamente bloccata all’interno (occlusione totola degli organi fonatori e
  1. il rilascio avviene come per le fricative, gli organi fonatori lasciano un canale da cui l’aria passa
  • nasali (occlusive nasali, però è meglio non chiamarle così): la bocca è chiusa e l’aria non può uscire, il velo palatino si abbassa consentendo l’apertura del canale che porta alle fosse nasali in cui l’aria si incanala ed esce
  • laterali: suoni in cui l’aria esce dai lati della lingua
  • vibranti: la lingua si accosta brevemente a uno degli organi fissi e lo colpisce. Nel caso di un colpo solo o pochi si parla di monovribanti (non ci sono in italiano) esiste la monovribante alveolare nello slang americano, in italiano ci sono le polivibranti in cui i colpetti che vengono dati all’organo fonatorio fisso sono tanti e veloci che danno la sensazione di vibrazione
  • approssimanti: classe di confine (tutti gli elementi della nostra lingua si dispongono lungo un continuo senza confine, anche se a un certo punto il nostro orecchio percepisce un confine) sono le consonanti più simili alle vocali es. jeri la lingua è un po’ più vicino al palato rispetto alla “i” Altra classificazione Classe delle momentanee: di cui fanno parte le occlusive; foni che non possono essere protratti nel tempo oltre una certa durata (“k”) Classe delle continue: suoni continui, nasali e vocali (fin che c’è fiato) Le affricate si possono trovare come momentanee e continue perché hanno una parte in comune con le occlusive e una con le fricative (prof. le considera momentanee), perchè il suono prolungato si può snaturare. Sonoranti Un’altra sottoclasse è quella delle sonoranti:
    • nasali
    • laterali
    • vibranti
    • approssimanti sono così definite per l’alto coefficiente di sonorità interna, non hanno cioè la controparte sorda. Le laterali italiane sono approssimanti, più comuni, mentre le laterali fricative in tutte le lingue del mondo attestate sono solo alveolari. Le laterali fricative sono a tutti gli effetti delle fricative: l’aria passa ai lati della lingua, ma il canale che si viene a creare è quello

LA SILLABA

La sillaba è una unità prosodica universale, è la combinazione di foni in unità stabili. E’ l’unità minima pronunciabile, di aggregazione dei suoni. La sillaba è percepibile, i suoni sono una astrazione. I suoni sono una realtà, ma distinguerli è un’astrazione. La sillabazione invece è spontanea e universale ed è l’unità naturale percepibile spontaneamente. La sillaba è formata da un nucleo, che è l’unica parte obbligatoria, più rilevante, più percepibile che dà le caratteristiche fondamentali alla sillaba che è preceduta da un attacco o testa e può essere seguita o meno dalla coda. Il nucleo e la coda formano la rima. Il nucleo è la parte principale della sillaba e possono esistere sillabe formate solo dal nucleo es. pa u ra. La distinzione più rilevante fra le sillabe e quella di sillabe aperte e sillabe chiuse. Le sillabe aperte sono quelle che terminano con il nucleo priva di coda. L’attacco è meno importante. 27/9/ Vocali i anteriore alta/chiusa non arrotondata u posteriore alta chiusa arrotondata e anteriore medio alta semichiusa non arr. o posteriore medio-alta semich. arr. ɛ anteriore medio bassa semiaperta non arr. ɔ posteriore medio-bassa semiap. arr. a medio anteriore aperta/non arr. Un altro tratto delle vocali è quello che le vocali possono essere orali, quando nell’articolazione l’aria esce solo dalla bocca e nasali quando l’aria esce dal naso. Tutte le vocali possono essere nasalizzate. Sillaba chiusa in cui la coda è una vocale. Con contoide e vocoide si intende che sono dei suoni che sono realizzati con quelle caratteristiche articolato rie proprie di quella classe: con ostacolo per i contoidi e senza ostacolo per i vocoidi. La vocale è quell’elemento che all’interno della sillaba costituisce il nucleo. Il nucleo della sillaba è la parte più prominente, su cui ricade la maggior percezione della sillaba. La relazione fra vocale e vocoide e consonante e condoide non è automatica, ma tendenziale, cioè con frequenza preponderante i nuclei delle sillabe tendono ad essere occupati da vocali. Quando ci sono due vocoidi nella sillaba prevale quello che ha l’apertura e la sonorità intrinseca maggiore. Es. TRST in sloveno è scritta senza vocoidi. Non ci sono vocoidi, ma non esistono sillabe senza nucleo che in questo caso è occupato dalla vibrante, che diventa contoide vocalico. C’è un aspetto articolatorio per cui i suoni si

articolano in un certo modo e c’è un aspetto prosodico relativamente al ruolo che i suoni giocano nell’articolazione della sillaba. In italiano il nucleo di sillaba è sempre costituito da un vocoide. Non sempre il vocoide però è nucleo: es. i dittonghi. La sillababazione è un fatto naturale, ma ha anche un aspetto normativizzato, cioè ha le sue convenzioni ortografiche che rispettano normalmente la sillabazione fonetica, ma non sono la stessa cosa. La sillabazione ortografica italiana si discosta da quella fonetica in un solo caso: [p j a s.t r e l.’l i s.t a] Grafico che rappresenta la scansione sillabica in base alla sonorità intrinseca della parola piastrellista. Voc. bassa Voc. medio bassa Voc. medio alta Voc. alta Approssimanti Vibranti Laterali Nasali Fricative Affricate Occlusive sorde I suoni del linguaggio si dispongono a partire dalle più alte alle più basse secondo una scala di sonorità intrinseca. Al polo della maggiore sonorità intrinseca troviamo la vocale bassa [a] al polo opposto troviamo i suoni intrinsecamente meno sonori sono le occlusive in particolare le occlusive sorde. La sonorità è data dalla vibrazione delle piche vocali e dal grado di apertura del cavo orale: più il canale fonatorio è aperto più il suono è sonoro. Las sillaba nuova inizia sempre in corrispondenza del minimo di sonorità. In corrispondenza del punto più basso di sonorità inizia una nuova sillaba. Le consonanti doppie/lunghe sono da considerare un unico suono che è articolato per un tempo più lungo (un’unica laterale con un suono più lungo). Pias e lis sono due eccezioni che si discostano dalla sillabazione fonetica: nesso fricativa alveolare/occlusiva. DITTONGHI (dal greco doppio suono)

Anche nel caso dei suoni è irrilevante quanto tempo dura la [a] di [fa.to] rispetto alla [a] di [fat.to] quello che importa che la prima è sufficientemente più lunga dell’altra da risultare lunga, mentre l’altra risulta breve. La quantità di un tratto soprasegmentale quindi è la lunghezza relativa dei suoni. In ogni sistema linguistico si distinguono le due classi dei suoni lunghi e dei suoni brevi. Non importa il quanto, ma il quanto rispetto agli altri suoni, alla media. In alcuna lingue la quantità a valore distintivo: fatto non è fato, palla non è pala. In altre lingue è distintiva anche solo la durata vocale. Es: Ship e Sheep In inglese non è prevista la durata consonantica come tratto distintivo, per cui anche quanto ci sono le doppie le consonanti sono sempre brevi. La quantità nelle lingue è importante, perché può distinguere le parole dalle altre. La durata/quantità come tratto soprasegmentale si applica al singolo fono. Il tono è un tratto soprasegmentale che è connesso al parametro dell’altezza. Il tono non coincide con l’altezza, si applica all’intera sillaba e più precisamente al nucleo vocalico. I toni sono degli schemi di variazione codificati del parametro dell’altezza, non sono valori assoluti. Es: cinese mandarino lingua tipicamente tonale, esistono quattro toni fondamenti che indicano come si modula la voce nel pronunciare una stessa sillaba:

  • mā alto costante = mamma
    • má ascendente = lino
    • mǎ discendente-acendente = cavallo
    • mà discendente = ingiuria Esiste anche il tono neutro. Sono schemi codificati di altezza, di modulazione della voce e non casuali. Si dicono lingue tonali, (anche in italiano presenta delle variazioni tonali, ma sono poco percepibili), in cui spesso, ma non sempre, a parità di segmento, variazioni tonali corrispondono a variazioni di significato. Il tono è applicato alla sillaba. L’intonazione è uno schema di variazione dell’altezza, però su un segmento più lungo. L’intonazione è una curva melodica associata a una frase. L’intonazione come tratto fonetico è correlata a fattori pragmatici, cioè riguarda il tipo di strutturazione della frase, soprattutto dell’enunciato (marcature tema, rema): dipende dalla dislocazione dalla

dislocazione degli elementi, con la messa in rilievo di alcuni elementi all’interno della frase. E tipica di tutte le lingue, ovviamente con intonazioni diversi. Nella stragrande maggioranza delle lingue del mondo c’è una correlazione tra l’intonazione discendente e frase indipendente dichiarativa, assertiva; l’intonazione ascendente è tipica delle frasi indipendenti interrogative. Non tutti i tipi di interrogative, ma solo quelle polari es. Vieni a cena da me? , cioè quelle che prevedono una risposta sì – no. Ci sono inoltre le interrogative wh che contengono degli elementi interrogativi es. Chi viene a cena questa sera? Quando si parla di intonazione si fa riferimento alla curva melodica dell’intera frase, ma è il segmento finale che ha più significato. In italiano è l’unico tratto che differenzia una assertiva da una interrogativa polare (in inglese è segnalato da inversione soggetto e verso). L’accento è un tratto soprasegmentale riferito alla sillaba. L’accento può essere visualizzato come un aumento dell’energia articolatoria associato alla sillaba. La sua funzione principale che è la stessa in tutte le lingue del mondo, è quella di rendere una sillaba più prominente, più percepibile, che spicca rispetto alle altre sillabe della parola. Come si realizza? Questo aumento ha tre correlati fonetici:

  • aumento di intensità
  • aumento di altezza
  • aumento di durata Le sillabe accentate (il loro nucleo) sono quindi più lunghe, più forti (intense), più acute. I tre tratti si presentano tutti e tre insieme, ma, per il principio di economia, in tutte le lingue del mondo a livello percettivo sono attestate tre tipologie di accento:
  • lingue ad accendo dinamico o intensivo (o espiratorio): percezione delle sillabe accentata come più forte (Italiano)
  • lingue ad accento melodico o musicale: percezione della variazione di altezza, le sillabe accentate sono più acute (Giapponese)
  • lingue ad accento di durata: percezione della sillaba tonica perché il nucleo è più lungo (Georgiano). L’accento tende ad allungare un po’ la vocale, però sono variazioni molto piccole per essere significative, ma è significativo in italiano che le vocali accentate in sillabe aperte non finali si allungano in modo molto pronunciato. Trascrizione fonetica: Procedimento: 4 passaggi:

L'assimilazione a distanza o dilazione è, solitamente, un'assimilazione tra vocali. Con questo fenomeno indichiamo la metafonesi, in cui la vocale post – tonica esercita la sua influenza su quella tonica. Es. neri > niri. Nel caso dell’armonia la vocale tonica influenza la vocale post tonica. Es. ad[a]m.l[a]n - [e]v.l[e]. L’assimilazione è un fenomeno che ha un aspetto sincronico e diacronico. L’assimilazione come mutamento fonetico indica qualcosa di diacronico: es. mundum > monno. C’era in una fase iniziale in cui la sequenza di foni erano una nasale e una occlusiva. Quando parte il mutamento i nessi comincia ad assimilarsi, in una fase successiva molto lunga le pronunce assimilate si sono affiancate a quelle non assimilate. Con il tempo la percentuale di realizzazione innovativa a surclassato quella della realizzazione conservativa. Il mutamento parte dall’uso, poi vengono accettate e passano nella norma e infine nel sistema. L’assimilazione di per se è un fenomeno fonetico, ma a volte può configurarsi come un mutamento fonetico, avviene cioè in diacronia. Per la dimensione sincronica analisi di in possibile > impossibile. [in] prefisso privativo quanto si forma una parola che ha un prefisso privativo, sapendo che la regola fonologica prevede che una nasale alveolare che si trova prima di una consonante occlusiva bilabiale diventa nasale bilabiale e dato che il primo fono della base è occlusivo bilabiale, diventa nasale bilabiale. Questa è una regola sincronica che vale per qualsiasi parola nuova. Le nasali tendono ad assimilarsi alla consonante che segue anche in un tempo non molto lungo. Le assimilazione sono fenomeni condizionati dalla lingua parlate in cui avvengono. Es. mondo, standard toscano e monno, pur avendo lo stesso antecedente il latino parlato non sono evolute nello stesso modo. La dissimilazione (a distanza) è un fenomeno opposto all'assimilazione. Uno dei due tratti si differenzia dall'altro. Es: lat pe[r]eg[r]inus ---> pellegrino. A partire da due foni identici (a distanza) nella stessa catena fonica, uno muta per differenziarsi dall’altro. La vibrante è responsabile del fatto che una delle due si sia differenziata e non del fatto che sia diventata una laterale. È un fenomeno non regolare quanto l'assimilazione. È un fatto psicologico, che può succedere oppure no. Procede spesso per motivi eufonici (difficoltà di pronuncia). Le

dissimilazione sono molto meno regolari, sporadiche, meno diffuse e non a parità di contesto. Le assimilazioni, invece, sono regolari e presentano un fenomeno meccanico dovuto alla coarticolazione (articolare i foni senza soluzione di continuità) tra gli impulsi che arrivano dal cervello alla reazione dell'apparato fonatorio. L’apparato fonatorio può indugiare un troppo nella posizione del fono di partenza e quando arriva il fono successivo una parte degli organi fonatori è ancora nella precedente posizione: si parla di assimilazione progressiva; al contrario se l’apparato fonatorio anticipa la posizione che dovrebbe assumere per articolare il fono successivo, le caratteristiche del secondo fono prevalgono su quelle del primo e si ha allora l’assimilazione regressiva. FONOLOGIA La fonologia è lo studio dei suoni del linguaggio nel loro aspetto funzionale. E’ lo studio degli inventari, cioè dell’insieme dei foni e fonemi delle singole lingue e il rapporto tra i fonemi e suoni. La fonologia è sempre particolare (fonetica universale), cioè sempre riferita a uno o più sistemi linguistici particolari. Si occupa del modo in cui suoni vengono sfruttati da ogni lingua e i valori che i foni possono assumere all'interno del sistema della lingua. La fonetica studia la sostanza dell’espressione, cioè come i foni vengono prodotti, quali tipo ci sono e quali sono le loro caratteristiche, fonologia la forma dell’espressione, come questa materia che sono i suoni in ogni lingua viene formata, plasmata, incasellata. Definizioni di fonema:  Il fonema è un'entità puramente astratta, con carattere distintivo;  la minima unità distintiva della lingua;  foni che, se commutati tra loro in un medesima catena (mantenendo uguale tutto il resto), danno origine ad un significato diverso, sono fonemi. Ciò è verificabile con la prova della commutazione. L'esempio di ciò è la coppia [‘kar.ta] [‘sar.ta], [‘ka:.ʧo] [‘kat.ʧo], [‘bot.te], [‘bɔt.te] che si differenzia, appunto, solo per un unico fonema. Queste coppie vengono chiamate coppie minime. I fonemi sono una entità astratta. Es. dall’arabo in trascrizione grafematica = re [‘m a l i k], [‘m ɛ l i k], [‘m ɛ l e k], [‘m a l e k] Nell’arabo classico il sistema vocalico è trivocalico. Vocale alta anteriore Vocale alta, non anteriore