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Introduzione alla Linguistica: Fonetica, Morfologia e Sintassi - Prof. Pieroni, Dispense di Linguistica Generale

Appunti delle lezioni della professoressa Silvia Pieroni integrati con entrambi i libri richiesti dalla professoressa. I libri in questione sono: La linguistica, un corso introduttivo - Berruto e Cerruti Sintassi - Graffi.

Tipologia: Dispense

2020/2021

In vendita dal 23/03/2021

Giulia-Caponeri
Giulia-Caponeri 🇮🇹

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CAPITOLO I
IL LINGUAGGIO VERBALE
“In what ways do languages differ and in what ways are all human languages alike?” David Perlmutter
(1938 -).
Quando ci occupiamo di linguistica l’oggetto delle nostre riflessioni è qualcosa che ci si presenta in maniera
universale e particolare la capacità di linguaggio è evidentemente un elemento che accomuna gli esseri
umani come specie.
Siamo di fronte a qualcosa che come umani ci rende tutti uguali, d’altra parte è sotto gli occhi di tutti che il
linguaggio umano varia senza che si possano stabilire dei limiti a questa variazione da una parte abbiamo
qualcosa di uguale, dall’altra parte abbiamo una differenza che ’limita’ l’uomo.
Il grande interesse dello studio della linguistica è in questa domanda in cosa le lingue sono tutte uguali e
fino a che punto possono divergere? Ci sono limiti alla variazione o è indefinita? Ci sono cose che le lingue
possono avere tutte o tutto può essere particolare? La linguistica si muove intorno a questa domanda con
prospettive diverse.
Oggetto della linguistica sono le lingue storico – naturali lingue nate spontaneamente lungo il corso della
civiltà umana.
Ora vediamo come intorno a questa domanda la linguistica come disciplina scientifica è nata.
La LINGUISTICA come osservazione e come scienza osservativa è una scienza descrittiva e non normativa:
noi andiamo alla ricerca di come funzionano le lingue nei loro meccanismi fondamentali. Parleremo di
regole non come leggi del buon costume linguistico ma come meccanismi regolari che si riflettono per
produrre certi effetti.
Quando si mettono a confronto lingue diverse non si tratta di trovare etichette diverse per gli stessi
concetti, si tratta di capire come le lingue diverse fra loro si comportano.
Casa se dovessi tradurre la parola casa in inglese mi troverei davanti a un’opzione non semplice, perché
non devo solo sostituire l’etichetta: mi trovo davanti a due scelte, house (edificio) e home (affetti). Io
parlante italiano ho una distinzione concettuale fra casa inteso edificio in cui vivo e casa dove sono gli
affetti, non devo far questa scelta. Nel momento in cui mi porto nell’altro sistema scientifico mi devo porre
la domanda riguardo su cosa io stia parlando.
La differenza ligustica è qualcosa di più complicato: se io dovessi tradurre la parola neve in eschimese la mia
opzione sarebbe vastissima, mi troverei di fronte alla scelta di 16 termini. Mentre noi possiamo permetterci
di dire semplicemente neve, un eschimese che ha a che fare con la neve di più di noi deve capire di che tipo
di neve si tratta.
Ci sono condizioni storiche, geografiche e culturali che possono aver favorito il fatto che in alcune lingue ci
sia una fioritura di termini in un dominio rispetto ad altri: queste differenze non sono meccanicamente
prodotte da qualcosa ma favorite da certe circostanze storico – culturali. Il sistema ligustico ha un grande
margine di arbitrarietà: è arbitraria la scelta di definire il termine ‘casa’, non c’è spiegazione se in italiano
abbiamo un termine e in inglese due.
Un linguista del periodo degli arbori della linguistica è Wilhelm von Humboldt: egli diceva a questo
proposito che ogni lingua è una visione del mondo, un modo di guardare il mondo, un modo per
concettualizzare le lingue distribuiscono i concetti ciascuna a suo modo, ogni lingua è come un percorso
che facciamo attraverso i concetti.
Non è un termine forte come ‘concezione del mondo’, è un termine leggero.
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CAPITOLO I

IL LINGUAGGIO VERBALE

“In what ways do languages differ and in what ways are all human languages alike?” David Perlmutter (1938 -). Quando ci occupiamo di linguistica l’oggetto delle nostre riflessioni è qualcosa che ci si presenta in maniera universale e particolare  la capacità di linguaggio è evidentemente un elemento che accomuna gli esseri umani come specie. Siamo di fronte a qualcosa che come umani ci rende tutti uguali, d’altra parte è sotto gli occhi di tutti che il linguaggio umano varia senza che si possano stabilire dei limiti a questa variazione  da una parte abbiamo qualcosa di uguale, dall’altra parte abbiamo una differenza che ’limita’ l’uomo. Il grande interesse dello studio della linguistica è in questa domanda  in cosa le lingue sono tutte uguali e fino a che punto possono divergere? Ci sono limiti alla variazione o è indefinita? Ci sono cose che le lingue possono avere tutte o tutto può essere particolare? La linguistica si muove intorno a questa domanda con prospettive diverse. Oggetto della linguistica sono le lingue storico – naturali  lingue nate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana. Ora vediamo come intorno a questa domanda la linguistica come disciplina scientifica è nata. La LINGUISTICA come osservazione e come scienza osservativa è una scienza descrittiva e non normativa: noi andiamo alla ricerca di come funzionano le lingue nei loro meccanismi fondamentali. Parleremo di regole non come leggi del buon costume linguistico ma come meccanismi regolari che si riflettono per produrre certi effetti. Quando si mettono a confronto lingue diverse non si tratta di trovare etichette diverse per gli stessi concetti, si tratta di capire come le lingue diverse fra loro si comportano. Casa  se dovessi tradurre la parola casa in inglese mi troverei davanti a un’opzione non semplice, perché non devo solo sostituire l’etichetta: mi trovo davanti a due scelte, house (edificio) e home (affetti). Io parlante italiano ho una distinzione concettuale fra casa inteso edificio in cui vivo e casa dove sono gli affetti, non devo far questa scelta. Nel momento in cui mi porto nell’altro sistema scientifico mi devo porre la domanda riguardo su cosa io stia parlando. La differenza ligustica è qualcosa di più complicato: se io dovessi tradurre la parola neve in eschimese la mia opzione sarebbe vastissima, mi troverei di fronte alla scelta di 16 termini. Mentre noi possiamo permetterci di dire semplicemente neve, un eschimese che ha a che fare con la neve di più di noi deve capire di che tipo di neve si tratta. Ci sono condizioni storiche, geografiche e culturali che possono aver favorito il fatto che in alcune lingue ci sia una fioritura di termini in un dominio rispetto ad altri: queste differenze non sono meccanicamente prodotte da qualcosa ma favorite da certe circostanze storico – culturali. Il sistema ligustico ha un grande margine di arbitrarietà: è arbitraria la scelta di definire il termine ‘casa’, non c’è spiegazione se in italiano abbiamo un termine e in inglese due. Un linguista del periodo degli arbori della linguistica è Wilhelm von Humboldt : egli diceva a questo proposito che ogni lingua è una visione del mondo , un modo di guardare il mondo , un modo per concettualizzare  le lingue distribuiscono i concetti ciascuna a suo modo, ogni lingua è come un percorso che facciamo attraverso i concetti. Non è un termine forte come ‘concezione del mondo’, è un termine leggero.

In italiano i nomi, gli aggettivi e gli articoli sono sempre definiti da una variazione che noi definiamo di genere. ESEMPIO  differenza tra gatto e gatta: nel gatto è indicato il genere e la categoria numerica (gatto - gatti), nella gatta c’è la funzione di genere, l’opposizione fra la ‘o’ e la ‘a’ indica la differenza di sesso, non c’è da pensare che ci sia una correlazione fra genere e sesso. Ci sono lingue in cui il sistema di genere è organizzato diversamente  in tedesco in genere non è distinto in maschile femminile, ma si aggiunge un’altra categoria ovvero il neutro, così tutto il sistema cambia. ESEMPIO  ‘bambino’ in tedesco è neutro, la ‘mela’ in latino è neutra. Le differenze se confronti l’italiano, il latino e il tedesco ci sono ma sono piccole, posso però trovarne anche enormi e clamorose. Lingua Dyirbal  lingua australiana diventata famosa del secolo scorso (George Lakoff)  lingua parlata da poche persone in un posto di pescatori in Australia. In questa lingua i nomi non sono classificati in maschile e femminile, ma vengono classificati in quattro gruppi: 1- Classe di elementi razionali di sesso maschile  uomini, ragazzi, divinità maschili e alcuni animali capaci di intelligenza sempre appartenenti al mondo maschile; 2- Classe di cose che si possono mangiare  animali o vegetali, l’essenziale è che siano commestibili; 3- Classe di elementi razionali di sesso femminile  donne, ragazze e divinità femminili, insieme ci sono il fuoco, l’acqua e un buon numero di cose pericolose; 4- Classe in cui c’è tutto il resto. Questo libro di George Lakoff si intitola ‘Women, fire and dangerous things’ : voleva far vedere come dietro questa classe sia facile andare a vedere una concettualizzazione particolare della figura femminile. Non è però il punto interessate: possiamo vedere come spostandosi in una cultura diversa la classificazione è un’altra ed è un altro modo di guardare  il bello è che è diverso il modo di guardare. Humboldt  è vissuto tra il 1700 e il 1800 in aera germanica, area e periodo sono quelli in cui si considera che, all’inizio del 1800, la linguistica sia sorta come disciplina scientifica indipendente e autonoma con un paradigma autonomo. Prima dell’800 c‘erano riflessioni linguistiche (c’erano state da parte di grammatici e filosofi), però l’attenzione alla lingua era stata fino a tutto il 1700 compreso un’attenzione in seconda battuta, in quanto la lingua era sempre secondaria rispetto ad insegnare, a parlare o al modo che hanno gli uomini di pensare. All’inizio del 1800 si creano le condizioni, dopo alcune premesse, perché si cominci a guardare alle lingue come meritevoli di un interesse autonomo e proprio: si dice che la linguistica come paradigma scientifico nasce qui, intorno all’inizio del 1800. La cosa da osservare è che, l’osservazione su cui la linguistica si costituisce come scienza, è un’osservazione di somiglianze tra lingue diverse: quello che all’inizio del 1800 gli studiosi osservano è che lingue molto distanti nello spazio e nel tempo mostrano somiglianze sorprendenti. Alcune di queste somiglianze erano state già osservate precedentemente: nel 1500 mercanti e viaggiatori si stupivano di trovare che in india c’erano alcune parole somiglianti ad altre parole europee. ESEMPIO  gli indiani per dire ‘nove’ dicono qualcosa che somiglia moltissimo a questa parola, Filippo Sassetti ha lasciato nei suoi resoconti di viaggio osservazioni di questo tipo. Altre osservazioni sono state fatte nel corso del 1700 da William Jones : egli faceva già osservazioni piuttosto strutturare, non era un linguista o qualcosa del genere, era un diplomatico inglese che fu mandato a lavorare in India e si appassionò alle sue lingue. Egli osservò che ci sono somiglianze notevoli tra la lingua parlata in India e le lingue europee. Tutte queste piccole osservazioni furono fatte oggetto di una riflessione molto sistematica.

per il dottorato scrivendo una tesi sulla sintassi del sanscrito. Si occupa della ricostruzione di questo capostipite a cui si dà il nome di indo europeo. Da un certo punto in poi fece carriera come studioso di linguistica, andò a insegnare linguistica a Parigi per poi tornare a Ginevra e in segnarla li. Negli anni del ‘900 in cui insegna linguistica e inizia a interrogarsi su cosa sono le lingue, qual è l’oggetto della linguistica ecc. viene fuori sempre di più l’esigenza di una consapevolezza su cosa vuol dire fare una ricerca linguistica. Lui tiene tre corsi agli studenti: 1907/1908 – 1909/1910 – 1911/1912. Gli studenti presero appunti e sulla base di queste si tentò di ricostruire il suo pensiero. Da qui nacque il libro ‘ Corso di linguistica generale ’. Egli non ha scritto una parola di questo libro, anche se è il testo considerato base della linguistica generale. Si chiama così perché è una riflessione generale e teorica sul valore delle lingue, egli cercava di fare un passo in avanti rispetto agli studiosi con cui ha lavorato. Se la prendeva con chi non si interrogava abbastanza su cosa fossero realmente le lingue e quanto fossero importanti. Questi appunti vennero messi insieme non dai suoi studenti ma da Bally e Sechehaye , non sono stati direttamente degli allievi: egli hanno ricostruito sulla base del confronto quello che probabilmente lui ha detto a lezione. Edizione 1922  la base di molte edizioni successive, era diciamo quella definitiva e che fa da base alla traduzione italiana negli anni ’60. Godel ed Engler furono due studiosi che problematizzarono la ricostruzione delle lezioni di Saussure: Godel ha trovato appunti anche di altri studenti, mentre Engler ha fatto un’edizione in cui ha presentato gli appunti su uno stesso argomento di singoli studenti a confronto. Queste sue idee di cui lui andava parlando in lezione ma che non ha mai scritto e pubblicato (abbiamo solo poche note) sono ciò che ci interessa di più. Il tentativo che Saussure fa di dare una definizione specifica e precisa di cosa è un segno linguistico: le lingue sono fatte di segni, ma cosa si intende quando parliamo segni linguistici? NATURA DEL SEGNO LINGUISTICO Per inquadrare il linguaggio verbale umano fra i vari tipi e modi di comunicazione potrebbe essere utile partire dalla nozione di segno  un SEGNO è qualcosa che sta per qualcos’altro e serve per comunicare questo qualcos’altro (‘comunicare’ vale come ‘mettere in comune’). È più utile intendere COMUNICAZIONE in un senso più ristretto: tale senso ha come ingrediente fondamentale l’intenzionalitàsi ha comunicazione quando c’è un comportamento prodotto da un emittente al fine di far passare dell’informazione e che viene percepito da un ricevente come tale. Altrimenti, si hanno solo passaggi di informazioni. Si potrebbero distinguere tre categorie all’interno del fenomeno della comunicazione , a seconda del carattere di chi produce il messaggio (l’emittente) e chi lo riceve o lo interpreta (il ricevente o interpretante) e dell’intenzionalità del loro comportamento: a. COMUNICAZIONE IN SENSO STRETTO :

  • Emittente intenzionale;
  • Ricevente intenzionale. b. PASSAGGIO DI INFORMAZIONE :
  • Emittente non intenzionale;
  • Ricevente intenzionale. c. FORMULAZIONE DI INFERENZE :
  • Nessun emittente;
  • Interpretante.

COMUNICAZIONE è quindi da intendere come trasmissione intenzionale di informazione. Lo specifico del segno linguistico è di essere l’associazione di un concetto e di un’immagine acustica. IMMAGINE ACUSTICA  non è il suono materiale (cosa puramente fisica) ma la traccia psichica di questo suono , la rappresentazione che ci viene data dai nostri sensi. L’immagine acustica non è il suo in quanto tale nella sua fisicità ma la rappresentazione che abbiamo in testa di qualcosa che ci viene dalla testimonianza dei sensi. È la rappresentazione mentale dei suoni ma non è direttamente il suono. SEGNI E CODICE La singola entità che fa da supporto alla comunicazione o al passaggio di informazioni è il SEGNOunità fondamentale della comunicazione. Questo studio dei segni intesi come senso lato è oggetto di un’altra disciplina di studio  la SEMIOTICA , è la scienza che studia i vari tipi di segni , intendendo il concetto di segno in senso ampio e generale. Vediamo la classificazione dei diversi tipi di segni molto diffusa di un semiotico e filosofo del linguaggio americano, Pierce. Nella sua classificazione abbiamo tre tipi di segni :

- INDICI (sintomi)  motivati naturalmente e non intenzionalmente. C’è un rapporto naturale tra il segno e ciò a cui rinvia (la sua interpretazione), è un rapporto naturale basato su causa – effetto. ESEMPIO  la nuvola è segno di pioggia, lo starnuto è segno di raffreddamento. Quando usiamo ‘segno’ facciamo riferimento a segni che non dipendono dalla volontà del genere umano. Se dovessi farlo volontariamente non è più un indice perché viene a mancare la naturalezza: sto volontariamente cercando di trasmettere un messaggio; - ICONE  motivati analogicamente, intenzionali. Sono immagini che riproducono proprietà dell’oggetto designato e rinvia per analogia a ciò che vuole significare. ESEMPIO  i cartelli stradali si basano su questo principio di riproduzione analogica, nei cartelli troviamo sia segni di tipo analogico (icone), sia segni di tipo convenzionale (arbitrari). L’allerta in caso di pericolo è indicata da un triangolo con la punta verso l’alto: il triangolo non ha di per sé nessuna analogia specifica con il pericolo e l’attenzione, si tratta di un simbolo divenuto convenzionale; - SIMBOLI  motivati culturalmente, intenzionali. Il rapporto tra il segno e la sua interpretazione si basa su una convenzione e questa è arbitraria , istituita all’interno di una determinata comunità: si sa che una certa cosa è in quel modo. ESEMPIO  al semaforo vediamo il rosso e interpretiamo che dobbiamo fermarci, è un segno di tipo convenzionale che indica lo ‘stop’. Vi sono poi altri tipi di segni: - SEGNALImotivati culturalmente , usati intenzionalmente. ESEMPIO: sbaglio volontario = sono annoiato. - SEGNO LINGUISTICO  non motivati, arbitrari. Associazioni arbitrarie di un concetto e di un’immagine acustica. ESEMPIO: suono al telefono di una linea occupata, segnali stradali. Il simbolo perfetto è quello che non ha nessuna ragione d’essere al di fuori della convenzione arbitraria. SEGNO LINGUISTICOciò di cui è fatta la lingua. La linguistica moderna lo adotta nella formulazione di Saussure  il segno linguistico è l’associazione di un concetto e di un’immagine acustica (un significato e

convenzionale  aia come rappresentazione del dolore, però non ho mai detto aia nel momento in cui ho avuto dolore. IDEOFONIespressioni imitative o interiezioni descrittive che designano fenomeni naturali o azioni (ESEMPIO: boom/bum nei fumetti). PRINCIPIO DI ICONISMO  l’idea di pluralità sarebbe evoca nella lingua dal fatto che la forma plurale contiene più materiale fonico, linguistico che non la forma del singolare: la lingua riprodurrebbe quindi la realtà (ESEMPIO: bambino/bambini , child/children , enfant/enfants ). FONOSIMBOLISMO  afferma che ce rti suoni avrebbero per la loro stessa natura associati a sé certi significati (denotativi o connotativi). ESEMPIO  il suono i , foneticamente piccola , sarebbe connesso con cose piccole: quindi le parole che contengono i designerebbero di preferenza la proprietà di essere piccole o oggetti piccoli.  affermazioni del genere incorrono in controesempi evidenti e numerosi (ESEMPIO  massiccio ).

  1. DOPPIA ARTICOLAZIONE : Consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli nettamente diversi : - Prima articolazione  il significante di un segno linguistico è organizzato e scomponibile in unità portatrici di significato e che vengono riutilizzate per formare altri segni. ESEMPIO  la parola gatto è scomponibile in due pezzi, gatt- e -o, i quali recano ciascuno un proprio significato e che sono suscettibili di comparire col medesimo significato in altre parole  gatt- i, gatt- e, gatt- ino ecc.  Tali pezzi costituiscono le unità minime di prima articolazione e non sono ulteriormente articolati in elementi più piccoli. Queste unità minime si chiamano MORFEMI. - Seconda articolazione  i morfemi sono a loro volta scomponibili in unità più piccole che non sono portartici di significato autonomo e che, combinandosi insieme in successione, danno luogo alle entità di prima articolazione. ESEMPIO  il morfema gatt- è scomponibile nei suoni g – a – t – t  tali elementi prendono il nome di FONEMI  costituiscono le unità minime di seconda articolazione. La doppia articolazione nei segni linguistici consente alla lingua una grande economicità di funzionamento: con un numero limitato di unità di seconda articolazione si può costruire un numero grandissimo di unità dotate di significato. Di conseguenza, è molto importante nella strutturazione della lingua il PRINCIPIO DI COMBINATORIETA’la lingua funziona combinando unità minori , prive di significato proprio, per formare un numero indefinito di unità maggiori (segni). Tale principio permette alla lingua la produttività illimitata. 4. TRASPONIBILITA’ DI MEZZO: Il significante può essere inoltre trasmesso o realizzato sia attraverso il sottoforma di sequenza di suoni e rumori ricevuti attraverso l’apparato uditivo, sia attraverso il canale visivo – grafico sotto forma di segni ricevuti attraverso l’apparato visivo. A tali proprietà si da il nome di trasponibilità di mezzo. canale fonico – acustico Il carattere orale è prioritario rispetto a quello visivo : esso appare primario in quanto si dice che una delle proprietà del linguaggio verbale umano è la fonicità. Il parlato è prioritario antropologicamente rispetto allo scritto  tutte le lingue che hanno una forma e un uso scritti sono anche parlate, mentre non tutte le lingue parlare hanno anche una forma e un uso scritti.

C’è una priorità ontogenetica (ogni individuo impara prima a parlare e dopo a scrivere) e una priorità filogenetica (la scritta si è sviluppata in seguito al parlare). Il canale fonico – acustico e l’uso del parlato della lingua presentano una serie di vantaggi biologici e funzionali rispetto al canale visivo e all’uso scritto:

- Possono essere utilizzati in qualsiasi circostanza ambientale e consentono la trasmissione anche in presenza di ostacoli fra emittente e ricevente a distanza; - Non ostacolano altre attività, possono essere utilizzati in concomitanza con molte altre prestazioni fisiche e intellettive; - Permettono la localizzazione della fonte di emittenza del messaggio; - La ricezione è contemporanea alla produzione del messaggio; - L’esecuzione parlata è più rapida; - Il messaggio può essere trasmesso simultaneamente a un gruppo di destinatari diversi e può essere colto da ogni direzione; - Il messaggio è evanescente, non permane ma lascia libero il passaggio ad altri messaggi, - L’energia specifica richiesta è molto ridotta. Nelle società moderne, però, lo scritto ha una priorità sociale: è lo strumento di fissazione e trasmissione del corpo legale, della tradizione culturale e letteraria del sapere scientifico.

  1. LINEARITA’ E DISCRETEZZA : LINEARITA’  si intende che il significante viene prodotto , si realizza e si sviluppa in successione del tempo e nello spazio. La successione è così lineare che non possiamo decodificare il segno se non dopo che sono stati attualizzati gli elementi che lo costituiscono. DISCRETEZZA  si intende che la differenza fra gli elementi è assoluta : le parole della lingua non costituiscono una materia continua ma c’è un confine preciso fra un elemento e un altro. Una conseguenza della discretezza è che nella lingua non possiamo intensificare il significante per intensificare il significato  il significante non varia in proporzione al variare del significante. 6. ONNIPOTENZA SEMANTICA, PLURIFUNZIONALITA’ E RIFLESSIVITA’: Consiste nel fatto che con la lingua è possibile dare un’espressione a qualsiasi contenuto ma non viceversa. Si dice che con la lingua si può parlare di tutto ma è davvero difficile che con questa si possa veramente dire tutto  parliamo di plurifunzionalità. PLURIFUNZIONALITA’  si intende che la lingua permette di adempire a una lista molto ampia di funzioni diverse. Le funzioni a cui serve una lingua sono: - Esprimere un pensiero; - Trasmettere informazioni; - Instaurare e mantenere attività e rapporti sociali; - Manifestare ed esternare i propri sentimenti e stati d’animo; - Risolvere i problemi; - Creare mondi possibili.

fame ieri, mentre noi con la lingua parliamo di cose non presenti nella situazione e nell’ambiente circostante. LIBERTA’ DA STIMOLI  consiste nel fatto che i segni linguistici rimandano e presuppongono un’elaborazione concettuale della realtà esterna : la lingua è indipendente dalla situazione immediata e dalle sue costrizioni e stimoli. Gli aspetti esterni della situazione e le nostre relazioni non sono causa né necessaria né sufficiente dell’emissione di un determinato messaggio in un dato momento. ESEMPIO  se prendiamo i latrati di allarme dei macachi constatiamo che la presenza di un predatore è causa necessaria dell’emissione di un latrato, mentre nell’emissione di messaggi nel linguaggio verbale umano non c’è alcun aspetto deterministico.

  1. TRASMISSIBILITA’ CULTURALE : Ogni lingua è trasmessa per tradizione all’interno di una società e cultura : le convenzioni che costituiscono il codice di una lingua e il suo patrimonio lessicale passano da una generazione all’altra  noi impariamo la lingua che è propria dell’ambiente in cui cresciamo e non per forza quella dei nostri genitori. Nel linguaggio verbale vi è sia una componente culturale – ambientale sia una componente innata che fornisce la ‘facoltà del linguaggio’. Il linguaggio è in tal senso universale e le lingue storico – naturali sono particolari.
  2. COMPLESSITA’ SINTATTICA : Consiste nel fatto che i messaggi linguistici possono presentare un alto grado di elaborazione strutturale. Fra gli aspetti che hanno rilevanza nella trama sintattica vi sono: - L’ordine degli elementi contigui; - Le relazioni strutturali e le dipendenze che vigono fra elementi non contigui; - Le incassature; - La ricorsività combinata con la discontinuità dei rapporti sintattici; - La presenza di parti del messaggio che danno informazioni sulla sua strutturazione sintattica; - La possibilità di discontinuità nella strutturazione sintattica  le costruzioni ammesse dalla lingua possono ammettere che elementi unite dal punto di vista semantico e sintattico non siano linearmente adiacenti. 11. EQUIVOCITA’: La lingua è un codice tipicamente equivoco : a un unico significante possono corrispondere più significati. ESEMPIO  al significante carica possono essere associati i significati di mansione, funzione, ufficio svolto da una parola , un significato quantitativo di energia , assalto , piena e terza persona del verbo carica. L’equivocità rappresenta però un vantaggio  contribuisce a consentire l’eccezionale flessibilità dello strumento linguistico e la sua adattabilità ad esprimere contenuti ed esperienze nuove. LINGUA SOLO UMANA? Bisogna chiedersi se un sistema di comunicazione organizzato come la nostra lingua sia proprio e caratteristico soltanto degli esseri umani oppure rappresenta la manifestazione presso gli uomini di modalità comunicative diffuse in maniere diverse presso tutti gli esseri animati. Solo l’uomo possiede le **precondizioni anatomiche e neurofisiologiche necessarie per l’elaborazione mentale e fisica del linguaggio verbale:
  • Adeguato volume del cervello**  rende possibile la memorizzazione, l’elaborazione e la processazione di un sistema complesso (il linguaggio);

- Conformazione del canale fonatorio ‘a due canne’  consente le sottili distinzioni articolatorie e sfumature nella produzione fonica necessarie per la comunicazione orale. N. Chomsky  sostiene che il linguaggio è una capacità innata ed esclusiva della specie umana. COMPETENZA ED ESECUZIONE Il linguista americano N. Chomsky introduce un’altra coppia:

  • COMPETENZA  tratta un concetto astratto ma descrive una competenza individuale;
  • ESECUZIONE  singola realizzazione linguistica. L’opposizione tra i due termini si gioca sempre tra un piano astratto (competenza) e uno concreto (esecuzione) come nella coppia langue/parole, ma la competenza differisce dalla langue perché questa è un sapere collettivo, un fatto sociale, mentre la competenza è un sapere individuale di cui dispone il singolo parlante in base alla sua cultura. L’esecuzione rappresenta la concretizzazione di questo sapere individuale. DEFINIZIONE DI LINGUA LINGUA  un codice che organizza un sistema di segni dal significante primariamente fonico – acustico ; segni arbitrari ad ogni loro livello e doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile, posseduti come conoscenza interiorizzata che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi. PRINCIPI GENERALI PER L’ANALISI DELLA LINGUA:
  1. DIACRONIA - SINCRONIA : DIACRONIA  si intende la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua lungo lo sviluppo temporale  esaminare lo sviluppo nel tempo. SINCRONIA  si intende la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua facendo un ‘taglio’ sull’asse del tempo e guardando a come essi si presentano in un determinato momento agli occhi e all’esperienza dell’osservatore  descrivere le cose così come si presentano agli occhi dell’osservatore in un dato momento, prescindendo dall’evoluzione che le ha portate a presentarsi così.
  2. LANGUE - PAROLE : LANGUE  si intende l’insiem e di conoscenze mentali, di regole interiorizzate insite nel codice lingua che costituiscono la nostra capacità di produrre messaggi in una certa lingua. Sono possedute in egual misura come sapere astratto da tutti i membri di una comunità linguistica omogenea. PAROLE  si intende l’atto linguistico individuale , ovvero la realizzazione concreta di un messaggio verbale in una certa lingua. La coppia langue e parole comprende una triplice opposizione fra ‘astratto’ e ‘concreto’. La lingua come sistema si manifesta sotto forma di atti di parole : ciò che interessa al linguista è la langue (il sistema, la competenza) e per studiarla il linguista deve partire dalla paroleporre al centro dell’attenzione del linguista la langue significa porre l’astrazione e l’idealizzazione come momento necessario dell’analisi scientifica.

La FONETICA tratta la componente fisica e materiale della comunicazione verbale e si distingue in tre campi principali:

- FONETICA ARTICOLATORIA  studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono **articolati

  • FONETICA ACUSTICA**  studia i suoni del linguaggio in base alla loro consistenza fisica e modalità **di trasmissione
  • FONETICA UDITIVA**  studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono ricevuti e codificati. Ci occuperemo della fonetica articolatoria e del modo i cui i suoni linguistici sono articolati: il motivo per il quale privilegiamo questo aspetto articolatorio è che tutta la descrizione classica della fonologia ha una terminologia che ha proprio le sue basi. TRASCRIZIONE FONETICA  rappresentazione dei "foni", cioè dei suoni prodotti dall'apparato fonatorio, delle lingue. APPARATO FONATORIO Immagine che mostra la sezione longitudinale di come apparirebbe il volto e il collo di un essere umano con l’indicazione degli organi che interessano per descrivere l’articolazione. Polmoni  la maggior parte dei suoni prodotti nelle lingue di tutto il mondo sfruttano l’aria della espirazione. Per far sì che il flusso d’aria respiratorio produca il suono bisogna che qualcosa avvenga. Dobbiamo capire cosa succede a questo flusso di aria espiatorio: descriviamo gli organi interessati al nostro studio  al livello della trachea ci interessano gli organi facenti parte dell’apparato respiratorio: - Trachea  da qui passa il flusso d’aria espiratoria; - Laringe  corre parallela a un altro tubo, l’esofago, nel quale passa il cibo e rimangono due percorsi distinti (quello del flusso d’aria espiratorio e del cibo); - Corde vocali  sono estroflessioni (pieghe) di tessuto cartilagineo all’interno della laringe che hanno la capacità di contrarsi in maniera ritmica. Nel corso della respirazione le corde vocali sono rilassate, mentre nel corso della fonazione è possibile attivare il meccanismo laringeo (o la contrazione delle corde vocali), meccanismo che consiste in una serie ripetuta di contrazioni che creano degli effetti particolari di suono. Ci sono alcuni suoni che sono prodotti con le corde vocali in riposo (foni sordi), quindi non è detto che tutti i suoni vengono effettuati dall’apparato fonatorio; - Faringe  è un tubo comune da cui passa sia l’aria che il cibo, proseguendo verso l’alto è presente la cavità nasale; - Cavità nasale  importanza a livello della fonazione; - Cavità orale  dove entra/esce sia l’aria che il cibo, composta da diverse zone:  Velo del palato  zona terminale del nostro palato (velo palatino), è la parte più posteriore del palato, chiamato molle, mentre la zona più anteriore del palato di chiama palato duro; questa zona termina con l’ugola;  Lingua  suddivisa in tre zone: apice (punta della lingua), dorso (zona centrale), radice (punto di attacco della lingua).  Denti  importanti per gli effetti della fonazione, distinguiamo tra i denti e quella zona di confine con la gengiva che si chiama alveolo;  Alveoli  suoni alveolari, la loro articolazione coinvolge la zona dell’alveolo dentale;  Labbra.

Non esiste un determinato organo o un determinato apparato riservato esclusivamente alla fonazione: gli organi elencati prima sono coinvolti in qualche altra funzione  la fonazione dal punto di vista biologico ed evolutivo è una capacità secondaria che si è andata a innestare su capacità già esistenti, sfruttando organi che primariamente servono a qualcos’altro  quindi, l’apparato fonatorio è un apparato secondario. Il concetto di suono e quello di lettere sono due cose distinte  LETTERE : sono un modo di rappresentazione di suoni che le singole lingue si sono date , ognuna differente dall’altra, anche se ci possono essere simboli simili o addirittura uguali. La grafia dell’italiano è molto fonologia, in linea di massima cerca di avere una lettera per indicare un suono e più o meno è sempre quella (ci sono lingue dove questo rapporto è più lontano, come l’inglese e il francese, dove infatti devi imparare la pronuncia). Questa differenza di pronuncia fra le varie lingue ha reso nota la necessità di creare un alfabeto nazionale per riprodurre graficamente i suoni, creato all’inizio dell’800 e sistematicamente aggiornato. ALFABETO FONETICO INTERNAZIONALEinsieme di simboli grafici che sono stati pensati per indicare determinati foni in maniera coerente , aveva lo scopo di riprodurre un suono con un modo in cui lo trascrivo che sia stabile senza incoerenze. Le trascrizioni fonetiche o fonologiche sono quelle che troviamo nei vocabolari di qualunque lingua, ci servono per vedere come si pronuncia quella parola specifica. Descrizione pratica dei foni  li stiamo considerando nella loro fisicità considerandoli dal punto di vista articolatorio. VOCALI Le VOCALI sono foni che vengono prodotti quando il flusso d’aria espiratorio non incontra nessun ostacolo e per pronunciarle si deve per forza attivare il meccanismo laringeo. Per classificare i suoni vocalici occorre far riferimento alla posizione della lingua, più precisamente al suo grado di:

- Avanzamento o arretramento  le vocali possono essere anteriori (articolate con la lingua in posizione avanzata), posteriori (articolate con la lingua in posizione arretrata) o centrali; - Innalzamento o abbassamento  le vocali possono essere alte, medie (medio – alte e medio – basse) e basse. Il timbro diverso delle vocali dipende dalla posizione che la lingua assume all’interno del cavo orale: le posizioni possibili sono riassunte nella figura del trapezio. I vertici della base in alto del trapezio non possono toccare il palato perché il suono vocalico può essere riprodotto solo se l’aria non viene ostacolata, mettendo la lingua sul palato il suono vocalico non uscirà.

ESEMPIO  C di ‘cena’ o Z di ‘ozio’.

- Modo nasale  vengono prodotte quando il velo del palato sta con la punta verso il basso e permette che l’aria passi per le vie nasali. Vengono prodotte quando c’è un ostacolo in qualche punto dell’apparato fonatorio e si presenta un’uscita secondaria rappresentata dalla cavità nasale. ESEMPIO  ‘MMM’ di ‘mamma’. - Modo laterale  in un certo luogo dell’apparato fonatorio si crea un ostacolo però l’aria trova dei passaggi alternativi per uscire, in questo caso fuoriesce dai lati della lingua. ESEMPIO  L di ‘latte’. - Modo vibrante  un ostacolo totale (occlusivo) e un immediato rilascio, però questo ostacolo è molto veloce e vi è una ripetizione di occlusive (è come se fosse la ripetizione di tante e veloci occlusive, tra le 2 e le 7 vibrazioni). ESEMPIO  ‘RRR’ di ‘rosa. - Modo approssimante  ‘approssimante’ indica qualcosa che e simile a qualcos’altro: in questo caso la somiglianza è con le vocali, infatti vi somigliano e si possono chiamare anche semi vocali. L’ostacolo è leggerissimo come nel caso della fricativa ma, rispetto a questo, c’è appena la chiusura. Per questo i foni sono considerati consonanti ma dal punto di vista soprattutto percettivo sono simili alle vocali. ESEMPIO  il suono iniziale della parola ‘ieri’ non è uguale al suono iniziale della parola ‘isola’. Luoghi di articolazione Ci interessa individuare il luogo dove si crea l’ostacolo nell’apparato fonatorio: - Consonanti bilabiali  l’ostacolo si produce perché le due labbra si mettono a contatto creando l’impedimento all’aria a procedere (ESEMPIO  P); - Consonanti labio – dentali  l’ostacolo di produce perché il labbro inferiore si poggia sull’arcata dentale superiore (ESEMPIO  F). Da questo momento in poi interviene l’organo della lingua, la quale non era presente nei due esempi precedenti: Zona dell’apice: - Consonanti alveolari  la lingua si poggia agli alveoli dentali (ESEMPIO  ‘SSS’); - Consonanti dentali  la lingua si poggia sui denti (ESEMPIO  ‘T’); - Consonanti post – alveolari  la punta della lingua tocca la parte del palato subito dopo i denti, chiamata anche zona prepalatale (ESEMPIO  ‘SSH’); - Consonanti retroflesse  la lingua di poggia al palato ma la punta fa una specie di ricciolo all’indietro; Zona dorsale: - Consonanti palatali  la parte dorsale della lingua si alza verso il palato duro, il luogo di articolazione è il dorso – palatale (ESEMPIO  ‘GN’); - Consonanti velari  il luogo di articolazione è il velo del palato, l’occlusione è creata dal dorso della lingua che si muove all’indietro verso il palato della lingua, chiamate consonanti dorso – velari (ESEMPIO  C di ‘casa o G di ‘gatto); - Consonanti uvulari  il dorso della lingua fa uno scatto ancora più indietro verso l’ugola;

- Consonanti faringali  il dorso della lingua va ancora più indietro ritraendosi verso la faringe; - Consonanti glottidali  luogo di articolazione piuttosto raro, all’interno della glottide abbiamo un appoggio tra le corde vocali o un loro avvicinamento tale da produrre un suono (movimento e non

vibrazione) (ESEMPIO  H di ‘home).

Sonorità La sonorità riguarda la presenza o assenza di vibrazioni delle corde vocali; non sempre si possono avere suoni sordi o sonori. Esempi di consonanti che si trovano nella lingua italiana e, in alcuni casi, di altre lingue: OCCLUSIVE :

- OCCLUSIVE BILABIALI  sorda [p] ‘pollo’ [‘pollo] - sonora [b] ‘bocca’ [‘bokka]; - OCCLUSIVE ALVEOLARI  sorda [t] ‘topo’ - sonora [d] ‘dito’ [‘dito]; - OCCLUSIVE VELARI  sorda [k] ‘cane’ [‘kane] - sonora [g] ‘gatto’ [‘gatto]; In italiano questi suoni non sono realizzati nello scritto in modo univoco perché sono resi con la lettera C davanti alle vocali A – O – U, sono invece resi con l’ausilio di un digramma davanti alle vocali I – E. ‘CHI’ e ‘CHE’ sono digrammi per scrivere la occlusiva velare, la H sta solo per indicare che è un’occlusiva velare (chi  [k]i – che  [k]e); con parole con I o E la G è seguita dall’H sempre per la stessa ragione precedente (ghiro  [g]iro). La parola ‘quadro’ sta lì per dire che in italiano l’occlusiva velare C in alcune parole, dove è seguita da una U a sua volta seguita da una vocale, può essere scritta con la lettera Q (in ‘quadro’ sì ma in ‘scuola’ no, sono incoerenze della grafia italiana); - Occlusiva uvulare  [q] arabo ‘Iraq’ o [G] somalo ‘Muqdisho’; - Occlusiva retroflessa  [ʈ] o [ɖ], ricciolo finale della punta della lingua;] o [ɖ], ricciolo finale della punta della lingua; - Occlusiva palatale  [c] albanese ‘kuq’ o [ɟ] albanese ‘gjuha’; - Occlusiva glottidale  [ʔ] ‘colpo di glottide’, contrazione improvvisa, completa e momentanea ] ‘colpo di glottide’, contrazione improvvisa, completa e momentanea delle corde vocali che crea un’occlusione in quel punto lì. FRICATIVE : Sono suoni estremamente comuni e possibili in tutti i luoghi di articolazione  sono foni agili dal punto di vista articolatorio perché sono occlusioni parziali: - FRICATIVA LABIODENTALE  sorda [f] ‘filo [‘filo] - sonora [v] ‘vino’ [‘vino]; - FRICATIVA ALVEOLARE  sorda [s] ‘sano’ [‘sano], sonora [z] ‘sbaglio’ [‘zbayyo]; - FRICATIVA POST ALVEOLARE  sorda [ʃ] italiano ‘scialle’ – sonora [ʒ] francese ‘gentil’; - Fricativa palatale  sorda [ç] tedesco ‘ich’; - Fricativa dentale  sorda [θ] inglese ‘bath’ – sonora [ð] inglese ‘that’;] inglese ‘bath’ – sonora [ð] inglese ‘that’; - Fricativa bilabiale  sorda [ɸ] fiorentino ‘pipa’ – sonora [β] spagnolo ‘cabeza’;] spagnolo ‘cabeza’; - Fricativa velare  sorda [x] tedesco ‘buch’ – sonora /ɣ/ spagnolo ‘hago’; - Fricativa uvulare  sonora [ʁ] tedesco ‘rat’; - Fricativa faringale  sonora [ʕ] arabo diciottesima lettera alfabeto; - Fricativa glottale  sorda [h] inglese ‘have’. AFFRICATIVE: Per la loro articolazione non hanno un simbolo unico che possa rappresentarli nella tavola dell’IPA: sono rappresentate dall’insieme di due elementi/simboli, perché si cerca di rappresentare questa natura composta:

- Vocali medio alte - Vocali medio basse - Vocali basse SILLABA SILLABAminime combinazioni di fonemi che funzionano come unità pronunciabili e possono essere utilizzate come ‘mattoni’ per costruire la forma fonica delle parole. La sillaba è formata da tre elementi  testa - nucleo - coda.

  • NUCLEO  picco di massima apertura (intensità sonora), è l'unica parte obbligatoria;
  • TESTA  precede il nucleo;
  • CODA  segue il nucleo, con il quale sono in genere riuniti in un'ulteriore unità detta RIMA, la quale determina il peso della sillaba (una sillaba è pesante quando ha una coda o ha come nucleo una vocale lunga). SILLABA TESTA RIMA NUCLEO CODA SILLABE CHIUSE  sillabe che hanno una coda (ovvero terminano in consonante); SILLABE APERTE  sillabe che non hanno la coda e terminano con il nucleo (ovvero in vocale). La presenza o assenza della coda ha delle conseguenze sul nucleo: per es. ca-ne // can-ne: la [a] di cane è più lunga della [a] di canne chiusa dalla coda -n- ; quindi la differente durata delle vocali dipende dalla presenza/assenza della coda ( cioè dalla chiusura/apertura della sillaba: le vocali che fanno da nucleo della sillaba aperta sono più lunghe delle vocali che fanno da nucleo della sillaba chiusa). La sillaba TONICA è quella su cui cade l’accento. Vediamo ora la differenza tra dittongo e trittongo: DITTONGOunità sillabiche formate da sequenza di vocali in una stessa sillaba ( es.: pau-sa, Eu-ro-pa, ie-ri, uo-mo ). I dittonghi possono essere:
  • ASCENDENTI  perché la semi vocale che la segue è più aperta quando la prima è una approssimante [j] o [w] ‘uomo’, prevocalica.] es.: ie-ri, uo-mo;
  • DISCENDENTI  vocale preceduta da una semi consonante, con i suoni [i] o [u] in seconda posizione (scende l’apertura della vocale) es.: pau-sa, sei, feu-do. Si contrappone al dittongo lo IATOsequenza di due vocali all’interno di una parola dove però le due vocali appartengono a sillabe diverse es.: poeta = po-e-ta. RADDOPPIAMENTO FONOSINTATTICO RADDOPPIAMENTO FONOSINTATTICOfenomeno di allungamento di foni consonantici che avviene in certe condizioni sintattiche. ESEMPIO  nella frase arriverò subito la pronuncia in sequenza comporta che la fricativa alveolare [s] iniziale della parola è come se fosse pronunciata doppia. Questo fenomeno avviene quando, a confine di una parola, quando la prima parola è tronca e la seconda inizia per consonante, a patto che la seconda sia fricativa alveolare [s] ( sarò stanco ).

Oltre a questa regola vi sono anche casi di raddoppiamento che non rientrano nella regola come quelli che avvengono con monosillabo iniziale ( a, da, tra, fra, su, ma, se, vado a casa ) o bisillabo iniziale ( qualche volta ) che trovano spiegazione storica ( a casa dal latino ad casam con assimilazione regressiva). ACCENTO ACCENTO  è la forza o intensità di pronuncia di una sillaba , relativamente ad altre sillabe, che fa sì che (in ogni parola plurisillabica o in ogni gruppo di parole prodotto con un’unica emissione di voce) una sillaba presenti una prominenza fonica rispetto alle altre. L’accento è dinamico o intensivo , dipende dalla forza con la quale sono pronunciate le sillabe. La POSIZIONE dell’accento può essere libera o fissa  in italiano è tipicamente libero e, a seconda della sillaba accentata, le parole prendono un nome specifico:

- Parole tronche (ossitone)  portano l’accento sulla sillaba finale (‘città, perché’); - Parole piane (parossitone)  portano l’accento sulla penultima sillaba (‘cavallo, parlo’); - Parole sdrucciole (proparossitone)  portano l’accento sulla terzultima sillaba (‘angolo, parlano’); - Parole bisdruccioleaccento sulla quartultima sillaba (‘agitano’); - Parole trisdrucciole  aggiunta di elementi nella parola, portano l’accento sulla quintultima sillaba (‘occupatene’). Le tre caratteristiche dell’accento sono durata , altezza e intensità. DURATA  riguarda l’estensione temporale relativa con cui i foni o le sillabe sono prodotti  ogni fono può essere breve o lungo. La quantità delle vocali e delle consonanti può avere valore distintivo. Consonanti sempre brevi [j]  approssimante palatale [w] ‘uomo’, prevocalica.]  approssimante velare [z]  [m ricciolo]  nasale labiodentale [n ricciolo]  Consonanti sempre lunghe  in opposizione intervocalica (o anche nel caso dell’affricata alveolare, tra vocale e approssimante): [y contrario]  laterale palatale [n ricciolo dietro]  nasale palatale [f tonda]  fricativa post alveolare [ts] [dz]  affricate alveolari In italiano sono più lunghe le vocali delle sillabe toniche aperte. RITMO La successione nella catena parlata di sillabe atone e sillabe toniche dà luogo al RITMOogni lingua ha un ritmo particolare , l’italiano è una lingua a isocronismo sillabico , ovvero che in una parola viene assegnata durata analoga alle sillabe atone. Viene riconosciuta come unità ritmica di base il PIEDEassociazione di una sillaba forte (tonica) a una