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Linguistica generale Che cos’è la Linguistica La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano; lo studio della lingua si può dividere in due sottocampi principali:
- la linguistica generale, che si occupa di che cosa sono e come funzionano le lingue;
- la linguistica storica, che si occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra lingua e cultura. Oggetto della Linguistica sono le lingue storico-naturali che sono o sono state parlate (No lingue inventate), tutte esempi di linguaggio verbale umano, nonché il principale mezzo di comunicazione a disposizione dell’uomo Che cos’è la comunicazione? •A. Comunicazione in senso stretto
- emittente intenzionale
- ricevente intenzionale •B. Passaggio di informazione
- emittente non intenzionale
- ricevente (interpretante) intenzionale •C. Formulazione di inferenze
- Nessun emittente
- Interpretante Alla base di tutti i tipi di comunicazione sta il segno Il segno È l’unità fondamentale della comunicazione. Esistono diversi tipi di segni:
- Indici: motivati naturalmente/ non intenzionali (es.nuvole)
- Segnali: motivati naturalmente/ usati intenzionalmente (es. segnali di fumo)
- Icone: motivati analogicamente/ intenzionali (es. cartina geografica)
- Simboli: motivati culturalmente/ intenzionali (es. semaforo)
- Segni: non motivati/intenzionali (es. “occupato” del telefono) Implica l’intenzionalità, si ha comunicazione “quando c’è un comportamento prodotto da un emittente al fine di far passare dell’informazione e che viene percepito dal ricevente come tale; FORTE altrimenti si ha semplice passaggio di informazione Codice DEBOLE
Schema della comunicazione Il codice È l’insieme di corrispondenze, fissarsi per convenzione fra qualcosa che fornisce le regole di interpretazione dei segni. Tutte i sistemi di comunicazione sono dei codici, infatti i segni linguistici costituiscono il codice lingua Le proprietà della lingua
- Biplanarità
- Significante: parte fisicamente percepibile
- Significato: parte non materialmente percepibile veicolata dalla parte percepibile Il significante è ogni modificazione fisica a cui sia associabile un significato, un certo stato concettuale o mentale: quest’ultimo è il contenuto. Un codice si può allora definire come un insieme di corrispondenza fra significati e significanti, e un segno come l’associazione di un significante e un significato
- Arbitrarietà Concetto fondamentale introdotto da Ferdinand de Saussure, che consiste nel fatto che non c’è alcun legame naturalmente motivato fra il significante e il significato di un segno; nella natura di una cosa non c’è nulla che rimandi al suo nome. Questo vuol dire che i legami tra significante e significato sono posti per convenzione, quindi arbitrari Dopo la discussione sviluppata da F. De Saussure che con il suo Corso di linguistica generale apparso nel 1916 è il fondatore della linguistica moderna e dello strutturalismo, L. Hjelmslev, ha distinto 4 tipi di Arbitrarietà:
- Tra segno e referente: è arbitrario il rapporto tra segno nel suo complesso e referente, non c’è alcun legame naturale e concreto fra un elemento della realtà esterna e il segno
- Tra significato e significante: è arbitrario
- Tra forma e sostanza del significato: è arbitrario il rapporto tra forma (=struttura e organizzazione interna del significato) e sostanza (=materia, mero insieme di fatti concettualizzabili) del significato
- Tra forma e sostanza del significante
- La doppia articolazione Il concetto di doppia articolazione del linguaggio è stato sviluppato pienamente da Andrè Martinet e consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli diversi. A un primo
- Onnipotenza semantica L’onnipotenza semantica consisterebbe nel fatto che con la lingua è possibile dare un’espressione a qualsiasi contenuto. Volendo assumere una posizione meno assoluta è forse meglio parlare di “plurifunzionalità” o “pluripotenza” semantica. Lo schema di comunicazione di Jakobson Roman Jakobson crea un modello di classificazione delle funzioni della lingua basata su un modello di evento comunicativo
- Riflessività La lingua si può usare come metalingua; la lingua di cui parla metalingua viene in tal caso chiamata lingua-oggetto. Il codice-lingua è l’unico che riesce a formulare messaggi su se stesso
- Produttività Per produttività si intende la proprietà della lingua grazie alla quale è sempre possibile creare nuovi messaggi su argomenti nuovi; essa è infatti connessa sia con la doppia articolazione che con l’onnipotenza semantica. È possibile quindi combinare in maniera illimitata unità più piccole, formanti un sistema chiuso in unità via via più grandi in numero teoricamente infinito La lingua ha più funzioni: - Esprimere un pensiero - Trasmettere informazioni - Instaurare, mantenere e regolare rapporti sociali - Manifestare sentimenti e stati d’animo - Risolvere problemi (ambito scientifico) - Creare mondi possibili (ambito letterario)
È una produttività infinita basata su un numero limitato di principi e regole applicabili ricorsivamente
- Distanziamento Per Distanziamento si intende la possibilità di poter formulare messaggi relativi a cosa lontane, distanti nel tempo, nello spazio o in entrambi dal momento o dal luogo in cui si svolge l’interazione comunicativa o viene prodotto il messaggio
- Libertà di stimoli Essa è strettamente connessa con la proprietà del Distanziamento e consiste nel fatto che i segni linguistici rimandano a, e presuppongono, una elaborazione concettuale della realtà esterna, e non semplicemente stati dell’emittente
- Trasmissibilità culturale Dal punto di vista antropologico, ogni lingua è trasmessa per tradizione all’interno di una società e cultura. Nel linguaggio verbale vi è infatti sia una componente culturale-ambientale, sia una componente innata che fornisce la predisposizione a comunicare mediante una lingua e le strutture portanti del linguaggio verbale e devono necessariamente interagire entro una certa età (11-12 anni) perché la lingua materna si sviluppi correttamente.
- Complessità sintattica I messaggi linguistici possono presentare un alto grado di elaborazione strutturale, con una gerarchia di rapporti di concatenazione e funzionali fra gli elementi disposti linearmente. Fra gli aspetti che hanno rilevanza nella trama sintattica vi sono:
- L’ordine degli elementi contigui, le posizioni lineari in cui essi si combinano
- Le relazioni strutturali e le dipendenze che vigono fra elementi non contigui
- Le incassature
- La ricorsività combinata con la discontinuità dei rapporti sintattici
- La presenza di pari del messaggio che danno informazioni sulla sua strutturazione sintattica
- La possibilità di discontinuità nella strutturazione sintattica
- Equivocità La lingua è un codice tipicamente equivoco ed esistono corrispondenze non biunivoche tra la lista dei significanti e quella dei significati. A un unico significante possono infatti corrispondere più significati. L’equivocità del codice lingua contribuisce a consentire l’eccezionale flessibilità dello strumento linguistico e la sua adattabilità ad esprimere contenuti ed esperienze nuove. Quest’ultima proprietà è inoltre connessa con l’onnipotenza semantica e la produttività. Che cosa è quindi la lingua? È un codice che organizza un sistema di segni dal significante propriamente fonico-acustico, fondamentalmente arbitrari ad ogni loro livello e doppiamente articolati, posseduti come conoscenza interiorizzata che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi. Nell’analisi linguistica si fa riferimento a 3 fondamentali distinzioni (le dicotomie Saussuriane): Ricorsività: le regole sono riapplicabili al proprio prodotto o risultato; il limite alla ricorsività è dato dall'utente
- Asse paradigmatico vs. asse sintagmatico I livelli di analisi della lingua Esistono 4 livelli stabiliti in base alla biplanarità e alla doppia articolazione:
- Fonetica e fonologia mero significante
- Morfologia significante in quanto portatore di significato
- Sintassi
- Semantica mero significato Fonetica e Fonologia Nella forma scritta, tutte le parole italiane sono formate dalle sole 21 lettere dell’alfabeto. Nella forma orale, i suoni di cui sono formate le parole italiane cono in numero molto piccolo. Il conteggio preciso degli elementi del livello orale presenta una complessità, questa complessità ha portato nell’ambito delle scienze foniche alla nascita di due discipline separate, con principi, modelli e risultati molto diversi, dette rispettivamente fonetica e fonologia. Che cos’è la fonetica? È la scienza che studia i suoni prodotti e percepiti dagli esseri umani per comunicare verbalmente. La fonetica si occupa del significante in quanto tale (senza connessioni con il significato). La fonetica si occupa dunque della descrizione dei suoni delle lingue, che definisce foni; i foni sono fenomeni acustici 1) prodotti dall’apparato fonatorio di un parlante, 2) trasmessi per mezzo di onde sonore attraverso l’aria e infine 3) ricevuti dall’apparato uditivo di un ascoltatore e da questo trasmessi al cervello. . la fonetica si occupa di tutte e tre queste fasi e si distingue in:
- Fonetica articolatoria, che studia la fase della produzione dei foni, descrivendo i movimenti compiuti dai vari organi dell’apparato fonatorio e le posizioni da essi assunte per ottenere il relativo suono (processo di fonazione) e fornisce criteri e termini per la classificazione dei foni: la fonetica articolatoria assume dunque il punto di vista del parlante.
- Fonetica acustica, che studia la fase della trasmissione dei foni, e descrive le caratteristiche fisiche dei foni e la loro propagazione in un mezzo (generalmente l’aria): la fonetica acustica adotta il punto di vista del mezzo di propagazione del suono.
- Fonetica uditiva e percettiva, che studiano la fase della recezione del suono, analizzando la reazione delle strutture anatomiche dell’orecchio ai diversi foni, la trasmissione dall’orecchio al cervello dell’informazione ricevuta e studiai processi di categorizzazione dei suoni percepiti: la fonetica uditiva e quella percettiva si pongono dal punto di vista dell’ascoltatore. Lingua scritta e parlata Scritto e parlato sono differenti sotto vari aspetti; le lettere sono degli elementi discreti giustapposti, mentre il parlato è un continuum in cui è piuttosto difficile individuare i singoli foni. La descrizione delle caratteristiche fonetiche è fondamentale:
- In foniatria, andiologia e logopedia La fonetica chiama foni le unità foniche ricavate in base al principio della diversità. La fonologia chiama fonemi le unità individuate in base alla distintività
- In ambito giudiziario
- Nell’interazione verbale uomo-macchina
- Nella psicologia della percezione uditiva L’apparato fono-articolatorio I suoni del linguaggio vengono normalmente prodotti mediante l’espirazione, quindi con un flusso d’aria ‘egressivo’: l’aria muovendo dai polmoni attraverso i bronchi e la trachea raggiunge la laringe. Nella laringe, dove ha iniziato il ‘tratto vocale’, l’aria incontra le corde (o pliche) vocali, due pieghe della mucosa laringea che durante la normale respirazione silente restano separate e rilassate, mentre nella fonazione possono contrarsi e tendersi avvicinandosi o accostandosi l’una all’altra, e riducendo o bloccando in tal modo il passaggio dell’aria. La parte della laringe che contiene le pliche vocali è detta glottide e lo spazio tra le pliche è detto rima glottidale. La faringe È un organo che appartiene contemporaneamente all’apparato respiratorio e digerente. Il velo palatino Detto anche palato molle, separa la parte superiore della faringe della cavità orale e durante la respirazione pende inerte dal palato; durante la deglutizione si sposta all’indietro per chiudere la comunicazione tra faringe e fosse nasali e nella fonazione può trovarsi nell’una o nell’altra. L’ugola Pende dal margine inferiore del velo palatino ed è visibile in fondo al cavo orale. La cavità orale Va dal velo del palato alle labbra e comprende:
- La lingua: l’organo più mobile tra quelli che partecipano alla fonazione; i movimenti della lingua hanno luogo quando la cavità orale è leggermente aperta grazie all’abbassamento della mandibola
- Il palato duro: è la cupola ossea rivestita di mucosa che separa la cavità orale dalle cavità nasali
- Gli alveoli: sono dei rigonfiamenti posti alla fine del palato anteriore proprio sopra i denti
- I denti: solo gli incisivi sono coinvolti nella produzione di foni
- Le labbra: possono essere aperte o chiuse, distese o arrotondate
- Le cavità nasali
La trascrizione fonetica Lo studio della fonetica e più in generale quello del parlato hanno come oggetto la lingua orale ma, la trasmissione delle conoscenze scientifiche raggiunte dalla fonetica e dalla linguistica del parlato avviene attraverso pubblicazioni scritte. Il problema della rappresentazione grafica dei foni trova la sua soluzione nella trascrizione fonetica. Trascrivere in fonetica significa per l’appunto rappresentare in una forma grafica il suono di un singolo fono, in modo che il lettore possa sapere esattamente di quale o quali suoni si stia parlando. La trascrizione fonetica si avvale di particolari sistemi di simboli – gli alfabeti fonetici – che sono in grado di rendere graficamente ogni differenza di suono che si ritenga necessario segnalare. La forma fonetica trascritta va abitualmente inserita in parentesi quadre ([ ]), che segnalano che si tratta di una forma non ortografica e che si adotta il punto di vista oggettivo e descrittivo tipico della fonetica. L’alfabeto fonetico internazionale Negli alfabeti tradizionali due diversi grafemi possono corrispondere ad un unico fono e viceversa, inoltre in lingue diverse lo stesso fono può essere rappresentato da grafemi differenti; per ovviare a questi problemi, nel 1886 un’associazione francese di insegnanti, l’Association Phonétique des Professeurs d’Anglais, propose un nuovo sistema di trascrizione che, attraverso continue modifiche e ampliamenti che tuttora vengono periodicamente apportati, si è pian piano imposto come alfabeto fonetico universale, e si è ormai diffuso in tutti gli ambiti delle scienze linguistiche. I simboli IPA sono in parte ripresi dall’alfabeto latino, da quello greco o da quello antico-inglese, in parte sono stati creati per le esigenze della trascrizione. Le vocali Per definizione le vocali sono caratterizzate dall’assenza di ostacoli al di là di quello a livello laringeo, pertanto le vocali possono essere classificate solo in base alla posizione relativa agli organi mobili e in particolare della lingua. Per classificare e identificare i suoni vocalici occorre infatti far riferimento in primo luogo alla posizione della lingua, e precisamente al suo grado a) di avanzamento o arretramento b) di innalzamento o abbassamento. In base al primo parametro le vocali possono essere ‘anteriori’ (o ‘palatali’), ‘posteriori’ (o ‘velari’) e ‘centrali’. In base al secondo parametro, le vocali possono essere ‘alte’, ‘semialte’, ‘semibasse’, ‘medie’ e ‘basse’. la posizione in cui vengono articolate le vocali secondo il duplice asse orizzontale e verticale può essere utilmente rappresentata da uno schema, detto per la sua forma ‘trapezio vocalico’. All’interno del trapezio vocalico è possibile immaginare un numero teoricamente infinito di punti, ma, per convenzione, si individuano dodici posizioni, ciascuna delle quali corrisponde a un insieme di articolazioni relativamente simili che vengono identificate con uno stesso simbolo. In base alla posizione delle labbra le vocali si distinguono in arrotondate e non arrotondate. Le vocali anteriori sono non arrotondate mentre quelle posteriori sono arrotondate; esistono tuttavia vocali anteriori e centrali labializzate e vocali posteriori non labializzate. I suoni vocalici inoltre possono essere realizzati con o senza passaggio contemporaneo dell’aria nella cavità nasale: nel primo caso le vocali sono ovviamente dette ‘nasali’.
Dittonghi Si considera dittongo soltanto la successione di due vocali che si trovino all’interno della stessa sillaba. Per dittongo si intende un suono vocalico che nel corso della sua produzione cambia di timbro in modo che la fine è diversa dal principio, questo cambiamento acustico è dovuto agli organi articolatori che “scivolano” in una direzione o nell’altra. Sono costituiti da un elemento vocalico e uno semivocalico:
- La sequenza semiV-V è detta dittongo ascendente
- La sequenza V-SemiV è detta dittongo discendente
- L’incontro di due vocali è invece detto iato Le consonanti Si distinguono dalle vocali perché l’aria non passa liberamente attraverso la cavità orale. La classificazione delle consonanti è basata su tre parametri fondamentali: o Modo di articolazione: indica il restringimento relativo che ad un certo punto si frappone o no al passaggio dell’aria o Luogo di articolazione: in qualunque dei punti compresi tra la glottide e le labbra si può frapporre un ostacolo al flusso d’aria o Presenza/assenza di sonorità: in base alla presenza o assenza del meccanismo laringeo Modo di articolazione Può essere:
- Occlusivo: si ha un blocco totale del passaggio dell’aria (occlusione) seguito da una brusca riapertura (esplosione), in questo modo si producono consonanti momentanee
- Fricativo: si ha l’avvicinamento senza contatto dei due organi articolatori, per cui l’aria può continuare a fuoriuscire sia pure in modo forzato, in questo modo si producono consonanti continue
- Affricato: una fase di occlusione è seguita da una di frizione
- Nasale: si crea un ostacolo nel canale e, contemporaneamente, il velo palatino resta abbassato e si producono consonanti continue
- Laterale: l’ostacolo è costituito da una occlusione centrale del canale provocata dalla lingua che permette il passaggio dell’aria ai due lati, si producono consonanti continue
- Vibrante: si ha una debole occlusione intermittente, se l’occlusione si produce una sola volta si ha una monovibrante, si producono consonanti continue
- Approssimante: sta al confine tra l’articolazione vocalica e quella consonantica, la lingua e il palato sono molto vicini ma non si toccano Luogo di articolazione Può essere
- Bilabiale: si articolano unendo o avvicinando il labbro superiore a quello inferiore
- Labiodentale: si articolano unendo o avvicinando il labbro inferiore agli incisivi superiori
- Dentale: si articolano accostando l’apice della lingua agli incisivi
- Alveolare: si articolano accostando la punta della lingua agli alveoli
- Postalveolare (prepalatale): si articolano accostando l’apice della lingua alla parte anteriore del palato
Fonetica articolatoria soprasegmentale Si definiscono fenomeni soprasegmentali perché sono relativi all’intera sequenza; le caratteristiche soprasegmentali hanno sempre carattere relativo rispetti ai foni circostanti. Comprende fenomeni relativi a:
- Durata: l’articolazione di una vocale può essere mantenuta per un tempo più o meno lungo, alcune lingue considerano la lunghezza delle vocali come un tratto distintivo; in italiano le vocali in sillaba aperta tonica, non finale sono lunghe. Anche le consonanti possono avere durata maggiore o minore, ci sono due possibilità per trascrivere le consonanti lunghe: o Con il simbolo della consonante seguito dal diacritico o Con la ripetizione del simbolo consonantico La durata dipende moto anche dalla velocità di eloquio del parlante, ma varia considerevolmente anche all’interno di un singolo enunciato
- Altezza: il numero dei cicli di apertura e chiusura delle pliche vocaliche nella produzione dei foni sonori/secondo = frequenza fondamentale (F0), l’unità di misura di F0 è lo Hertz e ciascun parlante ha una propria frequenza media di base
- Intensità: quanto più alta è la pressione dell’aria espiratoria contro l’ostacolo o gli ostacoli, tanto maggiore sarà l’intensità del fono. Tuttavia, a parità di pressione dell’aria espiratoria i foni si collocano su una scala di intensità detta anche scala di intensità detta anche scala di sonorità intrinseca o scala di apertura La sillaba La successione dei segmenti consonantici e vocalici nella catena parlata produce un alternarsi tra movimenti di apertura e di chiusura del canale fonatorio. Ogni parola è costituita da un’alternanza tra foni più aperti e foni più chiusi. Questo andamento alternante di aperture e chiusure produce quella che la fonetica definisce struttura sillabica della parola; la fonetica, infatti, riconosce l’esistenza di unità intermedie tra la parola e il fono dette sillabe, definite come unità prosodiche costituite da uno o più foni agglomerati attorno ad un picco di intensità; la sillaba comincia con un minimo di apertura e termina prima del minimo successivo. In italiano e nella grande maggioranza delle lingue una ‘sillaba’ è sempre costruita attorno ad una vocale: una consonante o una approssimante ha sempre bisogno di appoggiarsi a un nucleo fonico, in genere una vocale, che costituisce il picco sonoro detto ‘nucleo’ della sillaba. Ogni sillaba è formata da almeno una, e non più di una, vocale e da un certo numero di consonanti; una vocale può pertanto costituire una sillaba. Con terminologia più tecnica, in una sillaba la parte che eventualmente precede la vocale è detta ‘attacco’, la vocale stessa è il nucleo e la parte che eventualmente segue la vocale è detta ‘coda’. Sillabe con coda si chiamano ‘chiuse’, sillabe senzacoda si chiamano ‘aperte’; nucleo e coda La disposizione dei foni lungo la catena parlata produce un’alternanza tra movimenti di apertura e chiusura del canale fonatorio. In base al grado di apertura dei foni si può stabilire una scala di apertura o scala di sonorità intrinseca
assieme costituiscono quella che viene definita ‘rima’ determina il ‘peso’ di una sillaba è detta ‘pesante’ una sillaba che abbia una coda o che abbia come nucleo una vocale lunga, negli altri casi le sillabe sono dette ‘leggere’. L’accento di parola L’accento è la prominenza di una sillaba sulle altre; significa che in ogni parola formata da due o più sillabe ce n’è una, detta sillaba tonica, che sotto qualche aspetto assume una posizione di maggior rilievo rispetto alle altre sillabe dette sillabe atone. Nel sistema di trascrizione IPA l’accento di parola è segnalato dal simbolo [‘], collocato prima della sillaba prominente. La prominenza di una delle sillabe della parola rispetto alle altre può essere dovuta a 3 parametri:
- Intensità, cioè la forza articolatoria con la quale ogni sillaba è prodotta. L’accento di intensità cade sulla sillaba prodotta con la maggiore forza, questo produce una sensazione di maggiore volume sonoro.
- Altezza, cioè il grado di acutezza della voce. L’accento di altezza sta sulla sillaba prodotta col tono più alto.
- Durata, cioè la lunghezza della vocale che costituisce il nucleo sillabico. L’accento di durata si trova sulla sillaba la cui vocale viene maggiormente prolungata. Molte lingue attivano contemporaneamente i tre parametri. Vi sono infatti lingue ad accento mobile, come ad esempio l’italiano, dove praticamente ogni sillaba della parola può portare l’accento, e vi sono lingue ad accento fisso come il francese che ha l’accento sull’ultima sillaba della parola. Va segnalato infine che nelle parole con quattro o più sillabe può essere presente un accento secondario, cioè un nucleo sillabico meno prominente rispetto a quello che porta l’accento tonico, ma prominente rispetto a quello che porta l’accento tonico, ma prominente rispetto alle rimanenti sillabe della parola; la sillaba che porta l’accento secondario è detta semitonica. L’accento secondario si segnala nel sistema IPA con il simbolo [,], posto a sinistra della sillaba semitonica. L’isocronia Il principio regolativo dei rapporti di durata è definito isocronia. Le due modalità contrapposte del principio di isocronia sono dette rispettivamente isocronia sillabica e isocronia accentuale. La lingua tende ad assegnare uguale durata alle sillabe che hanno lo stesso ruolo (lingue romanze) La lingua tende a mantenere un intervallo temporale costante tra due sillabe toniche consecutive (lingue germaniche)
le opposizioni fonologiche pertinenti; i tratti distintivi non sono però unità linguistiche. Trubetzkoj definisce il fonema come “l’insieme delle proprietà fonologicamente pertinenti di una forma fonica”, “i tratti distintivi si presentano in nodi o fasci, ognuno dei quali viene detto fonema”, un fonema può quindi essere ulteriormente definito come un fascio di tratti fonetici distintivi che si realizzano in simultanea. La teoria dei tratti distintivi Trova la sua prima formulazione organica in Preliminaries to Speech Analysis di Jakobson, Fant e Halle. Si propone di esprimere la somma delle opposizioni fonologiche pertinenti nelle varie lingue tramite un catalogo ristretto di tratti distintivi (dodici); inoltre si fonda sul principio del binarismo. Questa teoria è stata poi rielaborata da Chomsky e Halle nel libro The sound Pattern of English (1968) e i parametri vengono più che raddoppiati. Ricapitolando La fonetica La fonologia
- Studia la realizzazione concreta dei suoni (articolazione, caratteristiche fisiche del segnale)
- Analizza la “sostanza” dei suoni linguistici
- Studia i suoni dal punto di vista della parole
- Adotta una prospettiva “esterna” alla lingua
- Usa concetti e metodi dell’anatomia e della fisica - Studia la funzione dei suoni nella lingua (unità astratte, rappresentazioni mentali - Analizza la “forma” dei suoni linguistici - Studia i suoni dal punto di vista della langue - Adotta una prospettiva “interna” alla lingua - Usa concetti e metodi della linguistica Processi fonologici o Assimilazione Progressiva Regressiva o Dissimilazione Progressiva Regressiva o Lenizione o Fortizione o Prostesi o Anaptissi o Aferesi o Sincope o Apocope o Metatesi o Reduplicazione
L’italiano standard Per italiano standard si intende un livello di lingua fissato in termini normativi che non corrisponde ad alcuna varietà regionale. L’italiano standard ha 30 fonemi e per trascrivere foneticamente occorre basarsi sul modo in cui una parola è pronunciata e non sul mondo in cui essa è scritta: la fonia, e non sulla grafia. Le vocali Vocalismo tonico Per vocalismo tonico si intende l’insieme delle vocali che si possono trovare in sillaba tonica, cioè in sillaba portatrice di prominenza accentuale. Il vocalismo tonico dell’italiano standard include sette delle otto vocali cardinali primarie e si rappresentano in genere con il triangolo vocalico Dal punto di vista quantitativo le vocali toniche nell’italiano standard possono essere lunghe o brevi: la loro quantità è determinata automaticamente da una regola detta di compensazione quantitativa, che stabilisce: o Una sillaba tonica aperta, cioè priva di coda consonantica, ha una vocale lunga; o Una sillaba tonica chiusa, cioè con coda consonantica, ha una vocale breve. Vocalismo atono In italiano standard il sistema del vocalismo atono include solo cinque diversi foni vocalici. Anche in questo caso si rappresentano con il triangolo Le vocali atone sono sempre brevi e il picco sillabico nei dittonghi e nei trittoghi è rappresentato dall’elemento vocalico. Le consonanti Il sistema consonantico dell’italiano standard include tre coppie di occlusive sorde e sonore, due coppie di fricative sorde e sonore più la prepalatale sorda, due coppie di affricate sorde e sonore, una serie di nasali, le due laterali, la vibrante e le due approssimanti. Occlusive Le sei occlusive dell’italiano possono essere brevi o lunghe; le occlusive velari davanti a vocali palatali subiscono un fenomeno di palatalizzazione e dovrebbero essere trascritte rispettivamente come Fricative Tre fricative possono essere brevi o lunghe È sempre breve
Una parola fonetica è una sequenza di sillabe che, indipendentemente da ogni analisi morfologica o semantica, si comporta foneticamente come se fosse un’unica parola. I monosillabi forti non si appoggiano alla parola precedente e costituiscono una parola fonetica autonoma Fenomeni fonosintattici Elisione: caduta della vocale finale quando anche la parola successiva inizia per vocale Raddoppiamento sintattico: alcune parole hanno la proprietà di allungare la consonante iniziale della parola purchè questa parola non inizi con [s, z] più consonante non approssimante. Le parole che causano raddoppiamento sintattico sono:
- Monosillabi forti
- Alcuni monosillabi deboli
- Bisillabi (qualche, dove, sopra)
- Tutte le parole tronche Intonazione In linea generale, le dichiarative hanno un contorno discendente e le interrogative hanno un contorno ascendente. Morfologia La morfologia analizza le unità minime di prima articolazione e il modo in cui queste si combinano per dare luogo ai segni che fungono da entità autonome della lingua, le parole; l’ambito d’azione della morfologia, è quindi la struttura della parola la minima combinazione di elementi minori dotati di significato, i morfemi, costruita spesso attorno una base lessicale che funzioni come entità autonoma della lingua e possa quindi rappresentare da sola un segno linguistico. I morfemi si identificano tramite la prova di commutazione. Ci sono dei criteri che permettono l’individuazione più precisa: a. Il fatto che all’interno della parola, l’ordine dei morfemi che la costituiscono è rigido e fisso b. Il fatto che i confini di parola sono punti di pausa potenziale nel discorso c. Il fatto che la parola è di solito separata/separabile nella scrittura d. Il fatto che foneticamente la pronuncia di parola non è interrotta ed è caratterizzata da un unico accento primario Le parole di una lingua sono tradizionalmente raggruppate in classi o parti del discorso che sono: nome, verbo, aggettivo, pronome, articolo, preposizione, avverbio, congiunzione, interiezione.
- Parti variabili: nome, verbo, aggettivo, pronome, articolo
- Parti invariabili: preposizione, avverbio, congiunzione, interiezione
- Classi aperte: nome, verbo, aggettivo, avverbio
- Classi chiuse: pronome, articolo, preposizione, congiunzione, interiezione La doppia articolazione Il concetto di doppia articolazione del linguaggio è stato sviluppato pienamente da Andrè Martinet. Il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli diversi: o Primo livello: il significante di un segno linguistico può essere ancora scomposto in unità portatrici di significato. I morfemi possono combinarsi in vario modo mantenendo il proprio significato originario o Secondo livello: i morfemi sono scomponibili in unità di seconda articolazione, che non sono più portatrici di significato. Le unità di seconda articolazione sono detti fonemi
Il significato di una parola è dato dalla somma dei significati dei singoli morfemi che la compongono. I morfemi possono essere così piccoli da essere costituiti da un solo fonema. Le realizzazioni concrete dei singoli morfemi sono dette morfi il morfo è un morfema inteso come forma, dal punto di vista del significante, prima e indipendentemente dalla sua analisi funzionale. L’allomorfo è ciascuna delle forme diverse in cui si può presentare uno stesso morfema; il criterio per individuare gli allomorfi è che si trovino nella medesima posizione nella parola e abbiano lo stesso significato. Esistono due tipi di classificazione dei morfemi:
- Classificazione funzionale, in base alla funzione svolta. I morfemi lessicali stanno nel lessico, nel vocabolario, di una lingua e costituiscono una classe aperta, continuamente arricchibile; mentre i morfemi grammaticali stanno nella grammatica e costituiscono una classe chiusa, non suscettibile di accogliere nuove entità. Non sempre la distinzione tra morfemi lessicali e morfemi grammaticali è chiara, in italiano è il caso delle ‘parole funzionali’ (e, anche, ma, gli) che fanno parte di classi grammaticali chiuse, ma non possono essere considerati morfemi grammaticali a pieno titolo. È utile distinguere tra: - morfemi liberi (morfemi lessicali); - morfemi legati (morfemi grammaticali); - morfemi semiliberi (parole funzionali); è una classificazione che varia a livello interlinguistico. I processi morfologici più comuni sono: o La derivazione: il processo che dà luogo alla creazione di nuove parole regalandone i processi o La composizione o La flessione: il processo che dà luogo a forme di una parola regolandone il modo in cui si attualizzano nelle frasi Se compaiono entrambe, la derivazione agisce prima della flessione: prima costruiamo le parole a cui poi si applicano le dovute flessioni. Pertanto, i morfemi flessionali stanno più lontano dalla radice lessicale rispetto ai morfemi derivazionali; la flessione è obbligatorio, la derivazione no.
- Classificazione posizionale, in base alla posizione che i morfemi assumono all’interno della parola. Dal punto di vista della posizione, i morfemi grammaticali si suddividono in classi diverse a seconda della collocazione che assumono rispetto al morfema lessicale (un morfema lessicale da solo può costituire una parola piena autonoma). Le parole funzionali sono invece ‘parole vuote’ prive di significato lessicale. I morfemi grammaticali possono essere chiamati ‘affissi’: un affisso è ogni morfema che si combini con una radice. Esistono diversi tipi di affissi: Prefissi: stanno prima della radice. I prefissi in italiano sono solamente derivazionali Suffissi: stanno dopo la radice. I suffissi con valore flessionale si chiamano ‘desinenze’ Infissi: sono quegli affissi che sono inseriti dentro la radice