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La Linguistica: Proprietà e Dicotomie, Appunti di Linguistica Generale

Questo testo introduttivo esplora la lingua come sistema di comunicazione, distingue tra la linguistica generale e storica, e presenta le proprietà fondamentali delle lingue, come biplanarità, arbitrarietà e trasponibilità. Vengono inoltre introdotte le tre dicotomie teorizzate da de saussure: diacronia e sincronia, lingua e parole, e asse paradigmatico e sintagmatico.

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 07/07/2019

Francesca9749
Francesca9749 🇮🇹

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LINGUISTICA GENERALE.
La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua, essa si può dividere in due sottocampi
principali, cui la linguistica generale e la linguistica storica. La linguistica generale si occupa di che cosa
sono, come sono fatte e come funzionano le lingue, mentre la linguistica storica si occupa dell’evoluzione
delle lingue nel tempo.
Oggetto della linguistica sono le cosiddette lingue storico-naturali, cioè le lingue nate spontaneamente
lungo il corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani ora e nel passato. Tutte le lingue storico naturali
sono espressione di quello che viene chiamato linguaggio verbale umano, essa è una facoltà innata
dell’homo sapiens ed è uno degli strumenti che questi abbia a disposizione per comunicare. Da questo punto
di vista non c’è alcuna differenza tra lingue e dialetti, l’unica distinzione è basata unicamente su
considerazioni sociali e storico-culturali. Per inquadrare il linguaggio verbale umano bisogna partire dalla
nozione di segno.
SEGNO: un segno, in maniera molto generica, è un qualcosa che sta per qualcos’altro e serve per
comunicare questo qualcos’altro. Si può avere una concezione molto larga oppure molto stretta di
che cosa voglia dire comunicare/comunicazione. Secondo una concezione molto larga tutto può
comunicare, ogni fatto culturale è suscettibile di essere interpretato da qualcuno e di dare
informazione. In senso lato comunicazione equivale a passaggio di informazione, infatti è più utile
intendere comunicazione in senso più ristretto, basato sull’intenzionalità.
Il segno in senso lato fa da supporto alla comunicazione, ed esistono diversi tipi di segni che sono gli
indici, i segnali, le icone, i simboli e i segni in senso stretto.
Gli indici sono motivati naturalmente e non sono intenzionali, come ad esempio lo starnuto
equivale ad avere il raffreddore;
I segnali sono motivati naturalmente e sono intenzionali, ad esempio lo sbadiglio volontario
equivale all’essere annoiato;
Le icone sono motivate analogicamente e sono intenzionali, come ad esempio le carte
geografiche e le mappe;
I simboli sono motivati culturalmente e sono intenzionali, come a esempio il colore nero o
bianco equivale al lutto;
I segni (in senso stretto) non sono motivati e sono intenzionali, come ad esempio i messaggi
linguistici.
Le proprietà della lingua
BIPLANARITÀ: la biplanarità consiste nel fatto che in un segno vi siano due facce o due piani
compresenti. Assieme alla definizione di biplanarità bisogna introdurre anche la nozione di
significante e significato. Il significante, chiamato anche espressione, è la parte o faccia fisicamente
percepibile del segno, quello che cade sotto i nostri sensi. Invece il significato, chiamato anche
contenuto, è la parte o faccia non materialmente percepibile, l’informazione veicolata dalla faccia
percepibile.
ARBITRARIETÀ: proprietà importante dei segni in senso stretto, essa consiste nel fatto che non
c’è alcun legame motivato, connesso alla natura o derivabile per osservazione empirica fra il
significante e il significato di un segno. Nella natura delle cose non c’è nulla che rimandi al suo
nome o che faccia sì che quella cosa si debba o si possa chiamare così, cioè che i legami e i rapporti
che ci sono non sono dati naturalmente, ma posti per convenzione e quindi arbitrari. Approfondendo
la discussione sviluppa da F. de Saussure, L. Hjemslev ha distinto quattro livelli diversi di
arbitrarietà e la cosa viene spesso rappresentata sotto forma di triangolo semiotico, dove ai vertici ci
sono le tre entità in gioco, il significante, il significato e il referente. La base del triangolo è
tratteggiata poiché il rapporto tra significante e referente non è diretto, ma è mediato dal significato.
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LINGUISTICA GENERALE.

La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua, essa si può dividere in due sottocampi principali, cui la linguistica generale e la linguistica storica. La linguistica generale si occupa di che cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue, mentre la linguistica storica si occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo.

Oggetto della linguistica sono le cosiddette lingue storico-naturali, cioè le lingue nate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani ora e nel passato. Tutte le lingue storico naturali sono espressione di quello che viene chiamato linguaggio verbale umano, essa è una facoltà innata dell’ homo sapiens ed è uno degli strumenti che questi abbia a disposizione per comunicare. Da questo punto di vista non c’è alcuna differenza tra lingue e dialetti, l’unica distinzione è basata unicamente su considerazioni sociali e storico-culturali. Per inquadrare il linguaggio verbale umano bisogna partire dalla nozione di segno.

  • SEGNO: un segno, in maniera molto generica, è un qualcosa che sta per qualcos’altro e serve per comunicare questo qualcos’altro. Si può avere una concezione molto larga oppure molto stretta di che cosa voglia dire comunicare/comunicazione. Secondo una concezione molto larga tutto può comunicare, ogni fatto culturale è suscettibile di essere interpretato da qualcuno e di dare informazione. In senso lato comunicazione equivale a passaggio di informazione, infatti è più utile intendere comunicazione in senso più ristretto, basato sull’intenzionalità.

Il segno in senso lato fa da supporto alla comunicazione, ed esistono diversi tipi di segni che sono gli indici, i segnali, le icone, i simboli e i segni in senso stretto.

  • Gli indici sono motivati naturalmente e non sono intenzionali, come ad esempio lo starnuto equivale ad avere il raffreddore;
  • I segnali sono motivati naturalmente e sono intenzionali, ad esempio lo sbadiglio volontario equivale all’essere annoiato;
  • Le icone sono motivate analogicamente e sono intenzionali, come ad esempio le carte geografiche e le mappe;
  • (^) I simboli sono motivati culturalmente e sono intenzionali, come a esempio il colore nero o bianco equivale al lutto;
  • I segni (in senso stretto) non sono motivati e sono intenzionali, come ad esempio i messaggi linguistici.

Le proprietà della lingua

  • (^) BIPLANARITÀ : la biplanarità consiste nel fatto che in un segno vi siano due facce o due piani compresenti. Assieme alla definizione di biplanarità bisogna introdurre anche la nozione di significante e significato. Il significante, chiamato anche espressione, è la parte o faccia fisicamente percepibile del segno, quello che cade sotto i nostri sensi. Invece il significato, chiamato anche contenuto, è la parte o faccia non materialmente percepibile, l’informazione veicolata dalla faccia percepibile.
  • ARBITRARIETÀ : proprietà importante dei segni in senso stretto, essa consiste nel fatto che non c’è alcun legame motivato, connesso alla natura o derivabile per osservazione empirica fra il significante e il significato di un segno. Nella natura delle cose non c’è nulla che rimandi al suo nome o che faccia sì che quella cosa si debba o si possa chiamare così, cioè che i legami e i rapporti che ci sono non sono dati naturalmente, ma posti per convenzione e quindi arbitrari. Approfondendo la discussione sviluppa da F. de Saussure, L. Hjemslev ha distinto quattro livelli diversi di arbitrarietà e la cosa viene spesso rappresentata sotto forma di triangolo semiotico, dove ai vertici ci sono le tre entità in gioco, il significante, il significato e il referente. La base del triangolo è tratteggiata poiché il rapporto tra significante e referente non è diretto, ma è mediato dal significato.

I quattro livelli di arbitrarietà sono:

  • (^) A un primo livello è arbitrario il rapporto tra segno e referente poiché non vi è alcun legame naturalmente motivato, ma è posto per convenzione.
  • A un secondo livello è arbitrario il rapporto tra significante e significato , perché ad esempio il significante sedia, come sequenza di lettere e suoni, non ha nulla in sé a che vedere con il significato ‘’oggetto d’arredamento che serve per sedersi” a cui è associato alla lingua italiana.
  • A un terzo livello è arbitrario il rapporto tra forma e sostanza del significato , poiché ogni lingua ritaglia in un modo che le è proprio un certo spazio di significato e rendendo pertinenti una o più entità. (es. ita bosco/legno/legna vs francese bois).
  • A un quarto livello è arbitrario il rapporto tra forma e sostanza del significante , poiché ogni lingua organizza secondo propri criteri la scelta dei suoni pertinenti, distinguendo in una certa maniera le entità rilevanti della materia fonica (es. casa A corta vs caasa A lunga).

Al principio dell’arbitrarietà esistono alcune eccezioni, ad esempio le onomatopee e gli ideofoni.

Le onomatopee riproducono nel loro significante caratteri fisici di ciò che viene designato, imitano nella loro sostanza di significante il suono o rumore che designano e presentano quindi un aspetto più o meno nettamente iconico. Più strettamente iconici sono gli ideofoni , cioè espressioni imitative che designano azioni o fenomeni naturali usate spesso nei fumetti.

Sulla presenza di caratteri iconici sono subentrate recenti concezioni che riducono l’importanza dell’arbitrarietà come carattere costitutivo dei segni linguistici. È stato notato ad esempio che la formazione del plurale attraverso l’aggiunta di materiale linguistico alla formazione del singolare sia molto diffuso nelle lingue, questo viene chiamato principio di iconismo, cioè che l’idea di pluralità contenga più materiale fonico e linguistico, che non la forma del singolare.

Un'altra prospettiva che tende a vedere nei segni linguistici più motivazione è il fonosimbolismo , affermando che certi suoni avrebbero per la loro stessa natura associati a sé certi significati. Ad esempio, il suono i è fonicamente piccola e sarebbe connessa con cose piccole ad esempio la parola piccino.

  • DOPPIA ARTICOLAZIONE : consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli diversi. A un primo livello il significante di un segno è organizzato e scomponibile in unità più piccole ancora portatrici di significato autonomo per formare altri segni. (gatto -> gatt- e -o)

Tali pezzi costituiscono le unità minime di prima articolazione e non sono scomponibili in unità più piccole che siano ancora portatrici di significato autonomo. Le unità minime di prima articolazione, dette morfemi, poiché sono associazioni di un significante e un significato, sono ancora segni i segni più piccoli. A un secondo livello invece sono a loro volta ancora scomponibili, ma non recano più un significato autonomo e che combinandosi assieme in successione danno luogo alle entità di prima articolazione. Quando si scompone una parola lettera per lettera, queste vengono chiamate fonemi e costituiscono le unità minime di seconda articolazione. La doppia articolazione dei segni costituisce una vera e propria proprietà cardine del linguaggio verbale umano ed essa consente una grande economicità di funzionamento.

  • TRASPONIBILITÀ DI MEZZO : è un'altra proprietà importante della lingua, cioè che la lingua può essere trasmessa sia oralmente che graficamente. Il parlato però è prioritario antropologicamente allo scritto, poiché tutte le lingue che hanno una forma e un uso scritto, sono o sono state anche parlate, mentre non tutte le lingue parlate hanno anche una forma o un uso scritto. È prioritario ontogeneticamente poiché ogni individuo umano impara prima a parlare e dopo a scrivere. Infine il parlato è prioritario filogeneticamente poiché il parlato è nato prima dello scritto.

creatività regolare , vale a dire una produttività infinita basata su un numero limitato di principi e regole in genere dalla forma semplice applicabili ricorsivamente. Per ricorsività si intende il fatto che uno stesso procedimento è riapplicabile un numero teoricamente illimitato di volte, ad esempio da una parola posso ricavarne un'altra tramite l’aggiunta del suffisso e questa regola di suffissazione è ricorsiva. L’applicazione di essa è in teoria illimitata, il limite sta nell’utente e non nel sistema linguistico.

  • DISTANZIAMENTO : è un'altra proprietà importante della lingua e consiste nella possibilità di parlare di un’esperienza in assenza di tale esperienza. Questo viene a coincidere con la libertà da stimoli, essa consiste nel fatto che i segni linguistici rimandano a una elaborazione concettuale della realtà esterna.
  • (^) COMPLESSITÀ SINTATTICA: la complessità sintattica consiste nel fatto che i messaggi linguistici possono presentare un alto grado di elaborazione strutturale. La disposizione reciproca in un segno linguistico degli elementi che lo costituiscono non è mai indifferente. Fra gli aspetti che hanno rilevanza nella trama sintattica vi sono l’ ordine degli elementi contigui, la posizioni lineare in cui essi si combinano, le realizzazioni strutturali e le dipendenze che vigono fra elementi non contigui, le incassature, la ricorsività combinata con la discontinuità dei rapporti sintattici, la presenza di parti del messaggio che dànno informazioni sulla strutturazione sintattica e la possibilità di discontinuità nella strutturazione sintattica.
  • EQUIVOCITÀ: la lingua è un codice tipicamente equivoco. È equivoco un codice che pone corrispondenze plurivoche fra gli elementi di una lista a quelli della lista a questa associata. Mentre un codice non equivoco pone rapporti biunivoci, cioè rapporti tali che a ogni elemento di un insieme A corrisponde un e un solo elemento dell’insieme B e viceversa. Infatti, a un unico significante possono corrispondere diversi significati, ad esempio il significante carica possono essere associati i significati “mansione”, “quantitativo di energia”, “assalto”. L’equivocità del codice lingua, intimamente connessa con l’onnipotenza semantica e la produttività, contribuisce a consentire la flessibilità dello strumento linguistico e la sua adattabilità ad esprimere contenuti ed esperienze nuove.

DEFINIZIONE DI LINGUA

La lingua è un codice che organizza un sistema di segni dal significante primariamente fonico-acustico, fondamentalmente arbitrari ad ogni loro livello e doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile, posseduti come conoscenza interiorizzata che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi.

LE TRE DICOTOMIE TEORIZZATE DA DE SAUSSURE

Principi generali per l’analisi della lingua

Le tre dicotomie teorizzate da De Saussure sono la distinzione tra diacronia e sincronia, la Langue e Parole e infine la distinzione fra asse paradigmatico e sintagmatico.

  • SINCRONIA E DIACRONIA

Per diacronia si intende la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua lungo lo sviluppo temporale, nella loro evoluzione storica.

Per sincronia si intende la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua facendo un taglio sull’asse del tempo e guardando come essi si presentano in un determinato momento agli occhi dell’osservatore.

Fare ad esempio l’etimologia di una parola, cioè cercare di ricostruire la storia e spiegarne le modifiche eventualmente avvenute nel significante e nel significato, è un’operazione della linguistica diacronica. Invece descrivere il significato che hanno oggi le parole in italiano, o studiare

com’è la struttura sintattica delle frasi semplici in una lingua, sono operazioni della linguistica sincronica.

Detto in modo più semplice la linguistica sincronica spiega com’è fatta e come funziona la lingua, il sistema linguistico, invece la linguistica diacronica spiega perché le forme di una determinata lingua sono fatte così.

  • LANGUE E PAROLE

La seconda distinzione è quella fra sistema astratto e realizzazione concreta, ed essa si è presentata, nella linguistica moderna, secondo tre terminologie principali, la coppia oppositiva langue e parole , l’opposizione fra sistema e uso e infine l’opposizione fra competenza ed esecuzione.

La langue è la lingua della collettività sociale e astratta, la parole è l’esecuzione pratica e concreta dell’individuo.

  • (^) PARADIGMATICO E SINTAGMATICO

La terza distinzione è quella fra asse paradigmatico e asse sintagmatico. L’ asse paradigmatico riguarda le relazioni a livello del sistema, l’ asse sintagmatico riguarda invece le relazioni a livello delle strutture che realizzano le potenzialità del sistema. Dimensione paradigmatica e dimensione sintagmatica costituiscono la duplice prospettiva secondo cui funzionano le strutture, le combinazioni di segni linguistici e secondo cui esse vanno viste. L’organizzazione di queste è molto importante in quanto danno luogo alla diversa distribuzione degli elementi della lingua.

FONETICA

La fonetica tratta la componente fisica della comunicazione verbale, essa si suddistingue in tre campi principali:

  • Fonetica articolatoria, che studia i soni del linguaggio in base al modo in cui vengono articolati;
  • Fonetica acustica , che studia i suoni del linguaggio in base alla loro consistenza fisica e modalità di trasmissione;
  • Fonetica uditiva , che studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono ricevuti o percepiti dall’apparato uditivo umano.

CONSONANTI

Le consonanti sono caratterizzate dal fatto che vi è frapposizione di un ostacolo al passaggio dell’aria, a seconda che questo ostacolo sia completo o parziale si riconoscono due grandi classi di consonanti, le occlusive e le fricative , chiamate così perché l’avvicinamento degli organi articolatori provoca un rumore di frizione. A un livello maggiore dalle fricative si distinguono le approssimanti , in cui l’avvicinamento degli organi articolatori non arriva a provocare una frizione o fruscìo così sensibile come nel caso delle vere fricative. Sono approssimanti le semiconsonanti e le semivocali.

Esistono consonanti che iniziano con un’occlusiva e terminano con una fricativa, dette affricate. Nel modo di articolazione pertinenti per alcuni tipi di consonanti intervengono altri fattori, quali movimenti della lingua o anche la partecipazione della cavità nasale alla produzione del suono.

Abbiamo così consonanti laterali , quando l’aria passa solo ai lati della lingua, vibranti, quando si hanno rapidi contatti intermittenti tra la lingua e un altro organo articolatorio, e si hanno quelle nasali quando vi è il passaggio dell’aria anche attraverso la cavità nasale.

Le consonanti possono essere caratterizzate anche in base all’energia articolatoria con la quale vengono prodotte, che da luogo a una scala che va dalle consonanti più forti,

VOCALI

Le vocai sono suoni prodotti senza che si frapponga alcun ostacolo al flusso dell’aria nel canale orale. Per classificare e identificare i suoni vocalici occorre far riferimento alla posizione della lingua e precisamente al suo grado di avanzamento o arretramento, di innalzamento o abbassamento.

In base al primo parametro le vocali possono essere ANTERIORI, POSTERIORI e CENTRALI, in base al secondo parametro le vocali possono essere ALTE, MEDIE, MEDIO-ALTE, MEDIO-BASSE e BASSE.

Un altro parametro importante nella classificazione dei suoni vocalici è la posizione delle labbra durante l’articolazione. Le vocali prodotte con le labbra protruse si chiamano arrotondate invece le vocali pronunciate senza protrusione si chiamano non arrotondate.

VOCALI APPROSSIMANTI

Vi sono suoni prodotti con un semplice inizio di restringimento del canale orale, sulla base del fatto che avviene un inizio di avvicinamento fra gli organi contrapposti. Fra le approssimanti vi sono suoni di fatto assai vicini alle vocali e che chiamano SEMIVOCALI. Semivocali e semiconsonanti sono distinte dal fatto che le semiconsonanti caratterizzano il suono con la componente di fruscìo è più marcata e quindi le rende più vicine alle fricative. Invece le semivocali non possono costituire apice di sillaba e assieme alla vocale a cui sono sempre contigue della catena fonica costituiscono un dittongo.

VOCALI

SEMICONSONANTE ANTERIORE [j] come in piano [‘pjano]

VOCALE ALTA [i] come in vino [‘vino’]

FRA ALTA E MEDIO-ALTA [I] come in inglese bit [‘bIt]

MEDIO-ALTA [e] come in meno [‘meno]

MEDIO-BASSA [ɛ] come in bene [‘bɛne]

CENTRALE MEDIO-ALTA [ə] come in inglese the [ðə]

CENTRALE BASSA [a] come in mano [‘mano]

SEMICONSONANTE POSTERIORE [w] come in uomo [‘wͻmo]

VOCALE ALTA [u] come in muro [‘muro]

VOCALE FRA ALTA E MEDIO-ALTA [ʊ] come in inglese full [fʊl]

VOCALE MEDIO-ALTA [o] come in bocca [‘bokka]

VOCALE MEDIO-BASSA [ͻ] come in uomo [‘wͻmo]

FONOLOGIA

Fono : è la realizzazione concrea di un qualunque suono del linguaggio, può indicare sia un singolo suono concretamente realizzato in una certa circostanza da un certo parlante, sia la classe di suoni concreti che condividono le stesse caratteristiche articolatorie particolari e sono le unità minime in fonetica.

NON

ARROTONDATE

ARROTONDATE

Fonema : è l’unità minima di seconda articolazione del sistema linguistico, è una classe astratta di foni dotata di valore distintivo e sono le unità minime in fonologia.

Tono: è l’altezza relativa di pronuncia di una sillaba, dipendente fondamentalmente dalla tensione delle corde vocali e della laringe e quindi dalla velocità e frequenza delle vibrazioni delle corde vocali.

Intonazione : riguarda l’altezza musicale con cui le sillabe sono pronunciate e la curva melodica a cui la loro successione dà luogo.

MORFOLOGIA

Morfema : è l’unità minima di prima articolazione, il più piccolo pezzo di significante di una lingua portatore di un significato proprio, di un valore e una funzione precisa. Esistono due punti di vista principali per individuare diversi tipi di morfemi, la rima è una classificazione funzionale, cioè in base alla funzione svolta, e la seconda è una classificazione posizionale, basata sulla posizione che i morfemi assumono all’interno di una parola.

Nella classificazione funzionale vi è la distinzione tra morfemi lessicali e morfemi grammaticali. I morfemi lessicali stanno nel lessico, nel vocabolario di una lingua e costituiscono una classe aperta. I morfemi grammaticali stanno nella grammatica di una lingua e costituiscono una classe chiusa. I morfemi grammaticali di conseguenza si suddividono in morfemi derivazionali, cioè che danno luogo a parole regolandone i processi, e flessionali , che danno luogo a forme di una parola regolandone il modo in cui si attualizzano le frasi.

Dal punto di vista posizionale , i morfemi grammaticali si suddividono in classi diverse a seconda della collocazione che assumono rispetto al morfema lessicale che costituisce la “testa” della parola e fa da perno nella sua costruzione. Un morfema lessicale da solo può costituire una parola piena autonoma, se però non contiene un morfema lessicale non può essere identificata come una parola piena. Le parole funzionali, spesso costituite da un solo morfema, sono le parole vuote, prive di significato lessicale. Da un punto di vista posizionale, i morfemi grammaticali possono essere globalmente chiamati affissi , un affisso è ogni morfema che si combini con una radice.

Esistono diversi tipi di affissi, quelli che stanno prima della radice si chiamano prefissi, quelli che stanno dopo la radice si chiamano suffissi, quelli che sono inseriti dentro la radice sono gli infissi e quando invece sono formati da due parti, una prima e una dopo la radice, sono chiamati circonfissi.

I morfemi derivazionali: mutano il significato della base a cui si applicano aggiungendo nuova informazione rilevane, integrandolo e modificandone la classe di appartenenza della parola e la sua funzione semantica. (esempio: dormire dormitorio)

I morfemi flessionali: invece non modificano il significato della radice lessicale su cui operano, ma attualizzano del contesto di enunciazione, specificandone la concretizzazione in quel particolare contesto. (esempio: l’aggettivo alto si può presentare sotto quattro forme, alta, alte, alti, alto).

TIPOLOGIA MORFOLOGICA

È isolante una lingua in cui la struttura della parola è la più semplice possibile, ogni parola è tendenzialmente costituita da un solo morfema. Esse non presentano tendenzialmente morfologia flessionale e hanno poca o nulla morfologia derivazionale. Indice di sintesi 1:1 (es. vietnamita)

È agglutinante una lingua in cui le parole hanno una struttura complessa, sono formate dalla giustapposizione di più morfemi che danno luogo a una catena di morfemi anche lunga. Nelle lingue agglutinanti i morfemi di solito hanno un valore univoco e una sola funzione. Indice di sintesi attorno o superiore a 3:1 (es. turco)

Sono flessive le lingue che presentano parole internamente abbastanza complesse, costituite da una base lessicale semplice e derivate da una o anche più affissi flessionali che spesso sono morfemi cumulativi. Rispetto alle lingue agglutinanti, le parole hanno una struttura meno complessa e sono composte da una catena meno lunga di morfemi. Indice di sintesi attorno a 2:1 o fra 2:1 e 3:1 (es. latino, italiano, russo).